14 giugno 1985 – L’ultima del ‘Divino’ in giallorosso

LAROMA24.IT – (Federico Baranello) – Il 14 giugno 1985 la Roma si congeda dal suo pubblico con un’amichevole di lusso: all’Olimpico la formazione giallorossa affronta l’Ajax campione d’Olanda. La stagione appena trascorsa è stata deludente per i capitolini: eliminati in Coppa Italia ai quarti dal Parma, eliminati dal Bayern in Coppa delle Coppe e in campionato il piazzamento al settimo posto non permette nemmeno di arrivare in zona Uefa.

L’unico elemento di interesse per questa partita è il ritorno in campo del “Divino” Paulo Roberto Falcao dopo sei mesi dall’infortunio, e conseguente operazione, al ginocchio sinistro. Questo ritorno in campo dovrebbe, almeno nei cuori dei tifosi, riconsegnare un giocatore guarito dal punto di vista medico e sulla via del recupero della condizione atletica. In realtà si ricorderà questo giorno e questa partita come l’ultima in cui l’ “Ottavo Re di Roma” indossò la maglia giallorossa.

Quali sono i motivi che portarono ad una insanabile rottura? Qualche segnale, e non solo qualche, lo si ha proprio mentre il popolo giallorosso è intento ad adornare a festa balconi, scalinate, fontane e fontanelle in occasione dei festeggiamenti del secondo scudetto della sua storia. Infatti a giugno 1983 scade il contratto che lega Falcao alla Roma e, tramite il suo procuratore, minaccia di raggiungere la corte dell’Inter con cui è in parola. I quotidiani dell’epoca riportano di un interessamento piuttosto “forte” da parte di Giulio Andreotti per convincere Falcao e il suo entourage a rimanere a Roma. Falcao rinnova il 30 giugno 1983: prolungamento di un anno a un miliardo e 200 milioni di lire. Quanto basta per una ‘festa nella festa’.

Arriviamo alla serata più triste per ogni tifoso giallorosso. “Quel Roma – Liverpool di un mercoledì da cani”, il 30 maggio 1984. Qualche giorno prima Falcao rinnova per altre due stagioni, a oltre tre miliardi annui. Poi il rifiuto di calciare quel rigore che in qualche modo, a torto o ragione, segna una frattura con l’ambiente giallorosso. Per anni si è parlato di una lite tra lui e Di Bartolomei nel dopo-gara, episodio poi sconfessato da Tancredi nel docu-film “11 metri “.

La stagione successiva mette a dura prova le gambe di Falcao: un fallo di Fanna con il Verona in casa e uno scontro con Manfredonia nel derby minano la sua stagione. Il 2 dicembre 1984 gioca la sua ultima partita ufficiale all’Olimpico, contro l’Udinese. Il 16 dicembre la Roma va a Napoli e Falcao, dopo aver esultato per il gol corre, salta nella sua classica esultanza e proprio mentre “tocca” il terreno avverte un forte dolore al ginocchio. In un attimo l’esultanza diventa disperazione. Il 21 dicembre successivo si opera al ginocchio. Da qui inizia “la fine” del suo rapporto con la Roma. Il conflitto Viola-Falcao arriva al suo epilogo: il contratto è oneroso, il giocatore non disponibile e nessuna certezza del suo totale recupero. Nel frattempo la Roma mette sotto contratto Boniek e deve cedere in qualche modo il fuoriclasse brasiliano. Iniziano le carte bollate, il 2 luglio 1985 Viola chiede alla Lega la risoluzione del contratto per gravi inadempienze. Il 1° agosto il verdetto inappellabile: “Il Consiglio di Disciplina e di Conciliazione della Lega dichiara risoluto, con decorrenza dalla domanda, il contratto stipulato con il calciatore Paulo Roberto Falcao, per grave e constatata inadempienza di quest’ultimo.”

Nelle motivazioni, comunicate nei giorni successivi, si legge: “Il rifiuto di Falcao a sottoporsi alla visita medica disposta dalla società, nell’esercizio di un suo diritto, costituisce sicuramente inadempienza contrattuale. Ed è davvero inconcepibile che un prestatore di lavoro subordinato, che percepisce dal suo datore di lavoro una retribuzione annua di migliaia di milioni, possa tentare di procrastinare o di eludere un suo preciso dovere contrattuale, in costanza di rapporto con la società giallorossa.” Ci si riferisce ad una visita medica fissata dalla Roma il precedente 25 maggio. Secondo la tesi presentata dalla difesa, il giocatore era già stato sottoposto a una visita da un medico di comune fiducia il 17 maggio. In tale data, sempre secondo la tesi difensiva, il medico ha attestato la sua completa guarigione. Ma la sentenza è inappellabile.

Finisce così il “matrimonio” tra la Roma squadra, la Roma città e i suoi tifosi e “l’Ottavo Re di Roma”, dopo una storia d’amore infinita. Un amore ancora oggi vivo per tutti coloro che hanno vissuto quel periodo. Ma anche per quelli che lo hanno vissuto nei racconti di chi c’era. Torna sotto la  per l’addio al calcio di Bruno Conti nel maggio 1991. Il 14 giugno 1995 Paulo Roberto Falcao è a Roma per l’iniziativa benefica “Insieme per la vita”. In questa occasione scrive una lettera aperta ai suoi tifosi giallorossi «Miei cari amici romani, torno tra voi con tanta felicità nel cuore, perché gli anni vissuti a Roma ed alla Roma hanno lasciato nella mia vita di uomo e di calciatore un segno meraviglioso ed indimenticabile. Vivendo tra voi, avevo finito col pensare che era proprio un segno del destino che la parola Roma letta al contrario suonasse Amor … ». Il 10 febbraio 2002, in un Olimpico stracolmo per Roma-Juventus, in ottantamila urlano il loro amore per lui “ Falcao Falcao Falcao…..” e, inquadrato dal maxischermo, mima il gesto di gettare il cuore ai suoi tifosi. Diciassette anni dopo è ancora Amore. Nel 2012, infine, l’ingresso nella Hall of Fame giallorossa.

Durante queste situazioni appare chiaro cosa significa per i tifosi Falcao. Un grande, grandissimo calciatore, elegante e sempre a testa alta. Sembrava accarezzasse il pallone. Intelligenza tattica superiore, in grado di salvare gol, di impostare e attaccare senza sembrare mai in affanno. Aristocratico. Mai una giocata spettacolare, se non in funzione dell’azione stessa. Da ricordare il colpo di tacco in acrobazia volante per la testa di Pruzzo in Roma-Fiorentina dell’ottobre 1981. Il gol al Carl Zeiss Jena oppure a Sofia, contro il Cska. E ancora, il gol all’ultimo minuto con il Colonia. La finta nell’azione che portò al gol Cerezo contro il Goteborg, la punizione-scudetto con l’Avellino e il gol a Pisa. Con 152 presenze totali e 27 gol segna un’epoca forse irripetibile.

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