28 dicembre 2015 – 110 anni fa nasceva il mitico Fuffo Bernardini

LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Se c’è un uomo che nel mondo del calcio merita la definizione di eclettico, questi non può che essere Fulvio Bernardini. Nel corso della sua carriera ricopre tutti i ruoli nel rettangolo verde: portiere, attaccante e grande ed illuminato centrocampista. E’ stato anche allenatore, C.T. della Nazionale, dirigente e giornalista sportivo. La sua cultura, diplomato Ragioniere poi laureato in Scienze Economiche, gli vale l’appellativo di “Dottore” nel mondo del pallone.

Monumento del calcio romano è assoluto protagonista dell’Italia calciofila per oltre sessant’anni. Nasce a Roma il 28 dicembre del 1905 e il suo primo ruolo lo vede portiere nella squadra nata al “Pippanera”. Successivamente si sposta in attacco e poi la “conversione” a centromediano. Nel 1926 il viaggio a Milano per approdare all’Inter: due stagioni e venticinque gol. Durante questo periodo nota un ragazzo della primavera e lo segnala ai dirigenti: si tratta di Giuseppe Meazza.

Nella stagione 1928/29 il ritorno a Roma verso la sponda giusta: la neonata AS Roma che Renato Sacerdoti vuole trasformare in qualcosa di concreto per combattere il potere del “Nord”.

La piazza è entusiasta e alla prima partita, in amichevole con il Genoa, veste i gradi di Capitano. Iniziano undici stagioni splendide in cui, “Furvio nostro”, dimostra la sua forza fisica, la sua intelligenza tattica. È il perno e l’ispiratore della manovra. Un carisma e una sicurezza tali per i compagni che Giorgio Carpi amava sottolineare così: “Quando eri in difficoltà che cosa è che facevi? A chi passavi il cerino? Palla a Fulvio Bernardini, poi se la vedeva lui”.

Lui è il centromediano di una Roma finalmente in grado di lottare per lo scudetto contro i terribili squadroni del nord in cui Attilio Ferraris IV rappresenta la grinta, il cuore oltre l’ostacolo, mentre “Fuffo” ha in dote talento e classe. Una Roma fatta di “Petti d’acciaio, astuzia e Core” dove c’è il “Gran Furvio Bernardini, che da scòla all’argentini”.

Con due reti mette la firma anche in quella che è diventata una delle partite più famose della squadra capitolina: il 5-0 del Marzo 1931 alla Juventus dei cinque scudetti. La partita diventata un film.

Guida anche la sorprendente quanto entusiasmante Roma della stagione 1935/36 decimata dalla fuga degli argentini. In qualche modo segna anche la fine di un’epopea, quella di Testaccio. Un anno dopo aver lasciato la Roma, nel 1939, anche Campo Testaccio chiude i battenti.

Successivamente gioca tra le file della M.A.T.E.R. portandola dalla C alla B, ricoprendo il ruolo di giocatore-allenatore, chiudendo così la carriera di calciatore e iniziando quella di tecnico.
In nazionale esordisce il 22 marzo del 1925 a Torino contro la Francia (7-0). Gioca però solo ventisei partite perché Vittorio Pozzo prediligeva maggiormente i combattenti come Ferraris IV che i giocatori dai piedi buoni. Nonostante ciò il suo rapporto con Ferraris IV è di sincera amicizia e rispetto. Durante la vigilia di Italia – Ungheria, nel 1931, l’allora CT Pozzo gli dice: “Vede Bernardini, lei gioca attualmente in modo superiore; in modo, direi, perfetto, dal punto di vista della prestazione individuale. Questa sua particolare situazione porta la squadra, dove lei opera, all’assurdo di non avere facili collegamenti, perché gli altri non possono arrivare alla concezione che lei ha del gioco e finiscono per trovarsi in soggezione. Dovrei quasi chiederle di giocare meno bene. Sacrificare lei, o sacrificare tutti gli altri? È un problema difficile, come mai ne ho avuti da risolvere. Mi dica lei: come si regolerebbe al mio posto?» (Cit. Storia Illustrata della Roma – Olimpia Ed. – 1953).

E’ l’allenatore della sfortunata Roma della stagione 1949/50, esonerato a poche giornate dalla fine. Vince due storici scudetti con la Fiorentina nel 1956 e con il Bologna nel 1964. Dopo i fallimentari Mondiali di Germania ‘74 guida la Nazionale gettando le basi per il gruppo che raggiungerà i massimi successi con Bearzot.

Undici stagioni con la Roma, di cui nove da capitano. Trecentotre presenze nelle varie competizioni e quarantasette gol. Il popolo giallorosso non ha dimenticato il suo “Pioniere” inserendolo nell’11 titolare della Hall of Fame ufficiale dell’AS Roma nel 2012. Gli dedica un posto d’onore inserendolo nella coreografia del derby dell’11 gennaio scorso: “Figli di Roma, capitani e bandiere, questo è il mio vanto che non potrai mai avere”.

Nell’anno della sua scomparsa, il 1984, Dino Viola gli intitola il Centro Sportivo di Trigoria, creando un legame indissolubile tra la città e la squadra rendendo così il suo ricordo eterno.

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