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La Penna degli Altri

‘Il gesto di Pedro’, Manfridi racconta Petrini al Teatro dell’Angelo

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Più volte da queste pagine abbiamo ribadito come la storia della A.S. Roma non è certo una storia costellata di trionfi e di coppe alzate al cielo. Piuttosto è un susseguirsi e un continuo intrecciarsi di vicende sportive e umane, talvolta davvero memorabili, altre struggenti e drammatiche. Quella di Carlo Petrini, detto Pedro, è addirittura d’ispirazione per una rappresentazione teatrale. Il tutto partendo da un “gesto”.

È il 14 dicembre 1975 e all’Olimpico va in scena Roma-Sampdoria, una partita importante per la zona bassa della classifica, in un periodo “dai colori netti, identitari… quando il rosso delle bandiere era il rosso schietto, non testato, del sugo fatto in casa, e il giallo era quello chiaro dei girasoli”. Durante la partita Petrini ha più volte la palla buona per portare la compagine giallorossa in vantaggio. Ma nulla, oggi sembra proprio non riuscirci. Sembra afflitto da una sorta di allergia al gol. Dagli spalti qualche mormorio di disappunto comincia ad alzarsi. Cordova gli serve una gran bella palla, sembra davvero la volta buona per il centravanti giallorosso. Pedro si libera di Zecchini e invece di cercare una giocata semplice spara forte. Spara alto. Troppo. “All’urlo di rabbia della folla, Petrini ha replicato chiedendo scusa con ampi gesti delle braccia e anche inchinandosi come un bambino cattivo che accetta i giusti rimproveri promettendo di non farlo più. I 40 mila dell’Olimpico hanno afferrato al volo il piccolo dramma che stava vivendo il sostituto di Prati. Dalla curva nord alla Sud, dalla tribuna Tevere alla Monte Mario si è levato un coro assordante in cui veniva scandito il nome del giocatore. Era il calore di una solidarietà nata spontaneamente, che ha avuto l’effetto di una scintilla nell’animo dell’attaccante” (Cit. Stampa Sera, 15 dicembre 1975).

Partendo da questo gesto l’attore e drammaturgo Giuseppe Manfridi, romano “ma romanista de più”, dedica all’odissea umana del calciatore Carlo Petrini un monologo magistralmente interpretato. È il sesto atto di un progetto, Dieci Partite, nato da un’idea di Daniele Lo Monaco e in cartellone sino al 5 Febbraio al Teatro dell’Angelo.

In questo atto Manfridi è contestualmente il narratore e l’attore. È la voce di Pedro. È Pedro. Studiato nei minimi particolari, nelle movenze, nella voce. “Ho indagato e studiato anche il suo modo di fumare. Poi mi sono soffermato a capire la modalità del suo respiro”, ci rivela Manfridi la sera della Prima, “un percorso per arrivare alla caratterizzazione del personaggio. Un viaggio iniziato dallo studio dove solitamente scrivo e dove le idee prendono forma. Un viaggio che arriva sino al palco del Teatro”.

In questo caso specifico è il viaggio di un uomo diventato calciatore. Un calciatore ricco e piacente che ha creduto di poter sfidare tutto e tutti, attraverso gli eccessi di una vita fatta di soldi, donne, auto di lusso, farmaci, calcioscommesse, procure, magistrati e usurai. Poi la fuga all’estero per paura di essere ucciso da quello stesso mondo che aveva contribuito ad alimentare. Una fuga dai familiari. La vigliacca assenza nel momento della morte del figlio Diego che pure lo implorava di poterlo rivedere almeno una volta prima di morire: “Quel figlio che oggi è rimasto dentro di me come un coltello piantato” (Cit. Nel fango del dio pallone, Carlo Petrini). Sino alla redenzione e conversione addirittura morale e letteraria.

“Crollo e rinascita fanno parte della vita di ognuno di noi…”, ci racconta Manfridi nel suo camerino, “…in modo diverso certo, in modo più o meno eclatante. Si tenta di correre dietro alla prima parte della vita che vorremmo cambiare, modificare. Ciò non è possibile, chiaramente, e questo crea sofferenza. Disperazione vera e propria”. Questa è la sofferenza di Pedro.

Tutto ciò viene condensato in 75 minuti di monologo intensi, a ritmi sostenuti. L’angoscia di Pedro arriva, arriva sulle poltroncine e ti avvolge. Ti cattura. Un’angoscia intensa, profonda. Uno spettacolo importante, di denuncia, proprio come lo vorrebbe Pedro, che forse il 14 dicembre 1975 stava già chiedendo scusa per tutto ciò che sarebbe stato successivamente.

Ora un passo indietro. Tre minuti dopo quel gesto che ha ispirato la rappresentazione teatrale, Cordova confeziona un preciso cross per Pedro che, una volta sulla traiettoria della palla, scarica un violento destro in rete. La Roma guadagna quindi i due punti in palio. A fine anno si salverà proprio per due punti. Che siano proprio questi i due punti salvezza? “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”.

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31 Maggio 1964: uno storico 4-4 tra Roma e Catania

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(TUTTOCALCIOCATANIA.IT – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Tuttocalciocatania ricorda il 31 Maggio del 1964, il giorno in cui il Catania fu protagonista di una partita memorabile contro la Roma di De Sisti.

[…] 31 maggio 1964. Uno dei periodi più floridi nella storia del Calcio Catania, che archiviò la stagione con un eccellente ottavo posto finale in Serie A. Ciliegina sulla torta, il figurone fatto allo stadio Olimpico.

[…] Gara divertente per i 20mila presenti. Al 34′ furono di padroni di casa a sbloccare il risultato con Giancarlo De Sisti, ma prima dell’intervallo ci pensò Giovanni Fanello a pareggiare i conti. 

[…] Pedro Manfredini e Lamberto Leonardi consentono alla Roma di portarsi sul 3-1, successivamente un autogol di Mario Ardizzon riapre i giochi.

[…] Sale in cattedra il grande Cinesinho che fa impazzire la difesa romanista e, tra il 70′ ed il 73′, ha il merito di effettuare addirittura il sorpasso. I rossazzurri pregustano una vittoria di prestigio ma, al minuto 82′, Angelo Sormani […] sigla il definitivo 4-4.

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Ci lascia Beppe Barletti, voce storica di 90° Minuto

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(TORINOTODAY.IT di Claudio Martinelli – Foto LASTAMPA)

Torinotoday ricorda Beppe Barletti, volto storico di 90° Minuto, scomparso all’età di 91 anni.

[…] Per chi ha più di 35 anni ed ha vissuto il calcio italiano fino a metà anni ’90, le domeniche erano scandite da appuntamenti fissi: lo stadio o la radiolina accesa alle 14.30 in punto (l’orario classico invernale, che nelle ultime sfide stagionali virava fino alle 16.30), la fine delle partite, l’attesa di vedere le gare su Rai1, grazie a “90° Minuto”.

[…] Per chi tifa Toro o Juve, i racconti di quelle partite in televisione erano affidate a giornalisti del calibro […] di Giuseppe Barletti.

[…] Beppe, come era conosciuto da tutti, è morto nella serata di ieri a 91 anni, nella sua abitazione di Torino. Nei primi anni, Barletti era stata l’unica voce delle gare al Comunale di granata e bianconeri. Anni in cui le due squadre lottavano entrambe per lo scudetto.

[…] “Addio alla voce signorile che ci parlava della Juventus e del Torino dallo schermo Tv” (Riccardo Cucchi)

 

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Mazzola: “Non capivamo se Meazza fosse destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”

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(LIBERO di Tommaso Lorenzin – Foto WIKIPEDIA)

In una intervista esclusiva concessa al quotidiano Libero, Sandro Mazzola ricorda il suo esordio in Serie A. Quel giorno, rimasto nella storia, l’Inter Primavera giocò contro la Juventus di Boniperti e Sivori.

[…] Le ricorda qualcosa il fatto di voler mandare la Primavera in campo per giocare la Coppa Italia?

[…] “Eh si, giocavo in Primavera e il mio debutto tra i grandi dell’Inter avvenne in circostanze simili. E pensare che dicevano che la società avesse preso il figlio del capitano del Grande Torino solo perchè ero un raccomandato”.

[…] Allora chi prese la decisione?

[…] “Sicuramente ci fu l’input decisivo di Herrera, che quando aveva queste idee diventava inarrestabile, poi Moratti lo appoggiò”.

[…] Come fu quel giorno per lei?

[…] “Era un sabato ed ero pure andato a scuola. All’ultima ora avevo matematica, con il professore che mi chiedeva di fare la schedina perchè aveva quattro figli ed era sempre in bolletta”.

[…] Quella fu l’ultima partita di Boniperti.

[…] “Venne da me e mi disse: Ho giocato contro tuo padre, era un grande. Io andavo di nascosto a vedere i suoi allenamenti al Filadelfia, era il più forte di tutti. Ma non dirlo a nessuno che te l’ho detto, eh!”.

[…] Sulla vostra panchina c’era Meazza.

[…] Andavamo all’allenamento in anticipo perchè lui, prima di venire da noi, si metteva a palleggiare e a tirare contro il muro, e noi non riuscivamo mai a capire se era destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”.

 

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