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La Penna degli Altri

7 FEBBRAIO 1982 – 35 anni fa l’esordio di Ubaldo Righetti: “La Roma una famiglia, la Curva Sud il nostro cuore”

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Il 7 febbraio 1982, allo stadio Sant’Elia, va in scena Cagliari-Roma. La Roma torna a casa con un ricco bottino: 4-2 con doppietta di Pruzzo, uno su rigore, e doppietta di Falcao. Tutto il movimento del calcio italiano è attraversato, in questo periodo, da un forte vento di innovazione e ha grande appeal anche oltre gli italici confini. C’è stato, è vero, lo scandalo delle scommesse ma sono tornati di nuovo tesserabili gli “stranieri”. Gli sponsor fanno bella vista sulle maglie e donano “somme” da poter investire in questo business. Poco dopo l’Italia sarà Campione del Mondo. In tutto questo, a Roma, ci si sente più del solito al centro di questa rivoluzione. È qui l’ombelico del mondo. Per due volte la Roma alza al cielo la Coppa Italia, la Barilla è lo sponsor per antonomasia, Falcao è Divino e la Roma non è più “Rometta” ma è diventata “Maggica”.

Al minuto ’87 di quel Cagliari–Roma Liedholm manda in campo, al posto di Spinosi, un esordiente: Ubaldo Righetti. È l’inizio di una splendida storia d’amore dalle forti tinte giallorosse. Siamo nel periodo forse più bello della storia giallorossa.
Ma come si è arrivati a questo esordio? Il giovane Ubaldo comincia a correre dietro ad un pallone nel paese natio, Sermoneta in provincia di Latina. I suoi eroi sono i giocatori della Nazionale: Facchetti e Mazzola su tutti. Approda nelle giovanili della Fulgorcavi di Latina, una società molto organizzata per l’epoca, proprio mentre la prima squadra è nelle mani di Eugenio Fascetti. Poi il passaggio al Latina voluto da Sergio Guenza. In seguito effettua alcuni provini sia con i giallorossi che con i biancazzurri, ma è solo grazie alla tempestività di Giorgio Perinetti che “la promessa” approda alla Roma.

Liedholm, nella consueta partita del giovedì della prima squadra, è solito chiamare anche qualche ragazzo della “Primavera”. Ubaldo ha quindi la possibilità di mettersi in mostra. Arrivano i primi “Bravoo..molto bravo” (da leggersi lentamente) da parte del “Barone”. Arrivano anche le prime convocazioni. È lo stesso Ubaldo Righetti, raggiunto per l’occasione, a raccontarci quei giorni: ”La sera prima della trasferta a Cagliari mi si avvicinò Falcao e mi disse – Può darsi che domani giochi…!!! – e se lo diceva lui che aveva un rapporto strettissimo con l’allenatore era certamente vero. Mi prese ovviamente una grandissima agitazione, era quello che volevo certo, ma l’agitazione era enorme”. In effetti Liedholm è stato in dubbio sino a poche ore dall’inizio dell’incontro come lui stesso confesserà a fine partita: “A Righetti ho pensato fino all’ultimo: con il rientro di Di Bartolomei che tornava in campo dopo una lunga assenza, avevo bisogno alle sue spalle di un difensore molto veloce e Righetti sarebbe stato l’ideale. Ma poteva essere un rischio affidarsi ad un esordiente” (Cit. Corriere dello Sport, 8 febbraio 1982).
Quindi Righetti si accomoda in panchina e “con il passare dei minuti mi chiedevo, quando toccherà a me?” ci riferisce, “Vedrai ora mi chiama…No non sarà per questa volta forse. Dicono a me? Si mi hanno chiamato. Devo scaldarmi… A quel punto cominci ad elaborare, hai tempo per pensare. Il tempo passa. E la convinzione che sia davvero la volta buona comincia a scemare. Poi ti arriva l’input in cui ti si chiede di velocizzare e allora capisci che è il tuo momento. Tre minuti, un momento indimenticabile, ma sono stati i tre minuti più lunghi della mia vita, perché per me sono iniziati con il riscaldamento”.

Il 21 marzo successivo fa il suo esordio come titolare a Bologna, dove la compagine giallorossa soccombe per 2-0. Righetti però è il migliore dei giallorossi: “…un semi-esordiente che si rilevava addirittura il più disinvolto dei giallorossi” (Cit. Corriere dello Sport, 22 marzo 1982”), e si guadagna il voto più alto in pagella, 6.5.
A fine stagione si contano 9 presenze e un futuro importante agli orizzonti per un giocatore dalle tante doti e qualità, come di seguito riassunte: “Quello che più ci è piaciuto del baby giallorosso è proprio l’adattabilità a tre ruoli ben differenti l’uno dall’altro, e soprattutto la superlativa interpretazione che ha mostrato nel ruolo di libero…In più è piaciuta la sicurezza mostrata in campo, la freddezza, la saggezza, la visione di gioco, e la semplicità nel disimpegnarsi al di fuori dell’area di rigore. E non è poco” (Cit. Giallorossi, Giugno 1982).

La stagione successiva la Roma arriva in porto con il “vessillo”, la città è in festa. Una festa attesa quarantuno lunghissimi anni. Roma è tappezzata di giallorosso: strade, balconi, interi palazzi, fontane e scalinate. Righetti ha solo vent’anni: “Uno scudetto vinto, ancor prima che sul campo, grazie ad una grandissima preparazione mentale. La convinzione di Falcao trascinava tutto e tutti. Questa convinzione mista agli allenamenti di Liedholm diventavano “concetti straordinari”. Ci sono state ovviamente delle difficoltà, ma trovavamo sempre le risorse giuste per superarle. Osservavo i più maturi e cercavo di adattarmi. Poi certo anche un pizzico d’incoscienza, di sana incoscienza. E l’entusiasmo di essere accettato dal gruppo”.
Arriva anche l’esordio nella Nazionale maggiore, grazie a Enzo Bearzot, con la quale disputa 8 partite. Ci dice di Scirea: “Figura straordinaria”.
Poi quella fantastica cavalcata in Europa e quella maledetta partita con il Liverpool. I rigori. Il suo rigore: ”Ero rigorista, quindi sapevo che sarebbe toccato anche a me nel caso, e così è stato. Eravamo sul 2-1 per loro, e Conti aveva sbagliato. Toccava a me. Sono pochi secondi dal centrocampo al dischetto. Tutti gli occhi sono su di te, li senti. Non puoi contare sulla squadra, su un compagno. Su nessuno. Ci sei solo tu. Avevo solo un pensiero, confermare il tiro che avevo in mente. Non cambiarlo all’ultimo istante. Mi ripetevo: lo faccio così! Li ho trovato Grobbelaar che cercava di distrarci. Ma io ho fatto quello che avevo in mente di fare. Palla a destra e rete. Il gol l’ho vissuto come una liberazione”. Purtroppo non è bastato per poter ricordare quella serata come una buona serata. Stessa cosa 10 anni dopo, nel 1994, quando il Capitano di quella squadra, nella stessa giornata, decide che è arrivato il momento di dire basta. Davvero una data infausta. Al termine di questa stagione riceve il Trofeo Bravo, un premio assegnato annualmente dal Guerin Sportivo al miglior calciatore partecipante alle coppe europee con meno di 23 anni, come da regolamento dell’epoca. Premio vinto in passato da giocatori del calibro di Wark, Butragueno, Van Basten, Baggio, Maldini, Guardiola, Del Piero e Giggs, solo per citarne alcuni e per sottolinearne il prestigio. Il Palmares si arricchisce anche di due Coppe Italia, nel 83/84 e 85/86. C’è ancora spazio anche per un’ulteriore delusione, quella con il Lecce in casa.

Nel 1987 lascia la capitale, dopo 171 presenze totali in maglia giallorossa, “Con Eriksson giocai anche quando non ero in condizione fisiche ottimali, questo ebbe ripercussioni inevitabili nel mio rendimento in campo. Forse il mio tempo nella Roma era effettivamente scaduto, era necessario cambiare. Optai quindi per un percorso di serenità, che mi permettesse di confrontarmi con altre realtà. Ho continuato a giocare, Udinese Lecce e Pescara. Ho esplorato quindi nuovi mondi per raggiungere un successo personale. Sono soddisfattissimo dei miei anni giallorossi, un legame straordinario tra squadra, città e tifosi. Sono stati anni fantastici, vissuti con grande gioia e condivisione da parte tutti i componenti della società. Una famiglia. Arrivavamo due ore prima agli allenamenti, tanta era la voglia di stare tutti insieme, era puro divertimento. Come dimenticare poi il calore del pubblico. Prima di ogni partita si entrava in campo per ricevere quel calore, per fare un carico di energia. Tutto lo stadio era una curva, e in Sud c’era il Cuore”.
Siamo tutti in attesa che quel Cuore, che mai ha smesso di battere, possa di nuovo tornare nella sua vecchia “casa”.

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La storia dello Stadio “Castellani” – Seconda Parte

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Alla fine del 1954 il Comune di Empoli pensò di costruire una Palestra vicina allo Stadio. Il CONI, che fu interpellato per un parere, consigliò al Comune di scartare l’idea perché una Palestra in quella zona si sarebbe rivelata insufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione e suggerì di provvedere anzi alla costruzione di altri impianti sportivi, ciò anche per l’importanza che la città di Empoli veniva ad assumere. E non aveva torto il CONI perché Empoli conosceva in quegli anni una spinta economica importante, specie grazie ai settori del vetro e delle confezioni, accompagnata pure da un forte incremento demografico: dai 29.368 abitanti del 1951 si era arrivati, alla fine del 1954, a 31.179 che diventeranno 33.037 alla fine del 1957 e addirittura 40.344 alla fine del 1964, un anno prima che la nuova Zona Sportiva fosse inaugurata.

[…] Negli ultimi mesi del 1954 fu perciò incaricato l’Arch. Mario Gambassi, tecnico specializzato in impianti sportivi, di proporre una zona a ciò idonea e di redigere i progetti degli impianti stessi.

L’Arch. Gambassi presentò tre soluzioni:

1) zona attorno allo Stadio esistente in via Puccini, zona però ormai compromessa dallo sviluppo edilizio e da Viale Petrarca;

2) zona a nord del torrente Orme, dove fa un’ansa avvicinandosi al centro urbano;

3) zona a sud ovest della città, oltre il Rio di Bonistallo, a nord della Ferrovia Firenze-Pisa.

La Giunta (delibera n.84 del 20.01.1955) e poi il Consiglio Comunale (delibera n.4 del 18.02.1955) scelsero la seconda soluzione. […]

Ma che cosa prevedeva la proposta dell’arch. Gambassi in materia di impiantistica sportiva? Si può leggere la risposta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citata e che riportiamo di seguito.

  • Una palestra, comprendente anche la casa per il custode.
  • Campi da tennis e di pallavolo.
  • Una piscina scoperta, e servizi annessi.
  • Costruzione di un campo di calcio e della pista di atletica.
  • Costruzione di un campo di allenamento da affiancare a quello delle gare tanto che l’Architetto scrive…“per mantenere un campo in efficienza occorre lasciarlo riposare per intere giornate dopo l’uso, in quanto il continuo calpestio impedisce la crescita del prato provocando un alternarsi di radure e ciuffi d’erba che rendono il campo pericoloso e inadatto al gioco”. Sarà quello che si chiamerà “Sussidiario” e che ancora oggi porta quel nome.
  • Costruzione delle tribune est ed ovest.
  • Costruzione degli spogliatoi.
  • Costruzione di un campo di allenamento, muri di cinta e sistemazione con rete metallica.
  • Recinzione esterna palestra e piscina.

La spesa prevista era enorme per quell’epoca: 238.456.000 milioni di lire

 […] Il progetto per la costruzione di una nuova Zona Sportiva sarà approvato nel 1957 dal Ministero dei Lavori Pubblici e da quel momento l’Amministrazione Comunale inizierà le trattative per l’acquisizione (in via amichevole e con espropri) dei terreni necessari.

La realizzazione  delle opere previste ha conosciuto negli anni seguenti varie fasi, vari interventi e modifiche, anche per la lievitazione dei costi delle opere che si andavano facendo. […]

Quello che si può dire è che abbiamo trovato documenti che lasciano supporre l’inizio dei lavori  già nel luglio del 1959 e che già nel 1960 fosse iniziato lo smantellamento del vecchio “Castellani”.

In primo luogo si dovette provvedere alla costruzione del ponte sull’Orme, necessario ad accedere all’area interessata dai lavori. […]

Intanto si lavorava anche alla costruzione della Palestra (oggi “PalAramini”) ed ai relativi servizi e locali annessi: opera che fu completata e resa disponibile nel giugno 1964.

Contemporaneamente si provvide alla costruzione del “Sussidiario”. Il campo fu dotato di una palazzina per gli spogliatoi (ancora in piedi) e che svolgerà questa funzione per oltre 30 anni, fino all’inizio della  Stagione, 1997/98, quando l’Empoli tornò in Serie A per la seconda volta nella sua storia e spostò gli spogliatoi nel sotto Tribuna Coperta.

Lungo il lato del terreno di gioco, dalla parte opposta degli spogliatoi, era stata costruita una gradinata in cemento che è rimasta in piedi, purtroppo molto fatiscente negli ultimi anni, fino al luglio 2016.

Dopo il “trasferimento” della prima squadra al “Castellani” il Sussidiario ha ospitato molte gare del Settore Giovanile dell’Empoli, soprattutto della “Primavera”, fino al 2006, quando verrà aperto il Centro Sportivo di Monteboro.

L’anno successivo fu costruita anche una tribuna in tubi innocenti che rimase per un po’ anche dopo il trasferimento della prima squadra al “Castellani”.

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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