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La Penna degli Altri

7 GIUGNO 1942 – Dino Viola in bici a Livorno per un pezzo di scudetto

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Sfogliare un quotidiano del giugno del 1942 significa trovare, purtroppo, termini quali nemico, assalto, bombardamenti, prigionieri, mutilati, catture, combattenti, cadaveri, morte. È un mondo in preda ad un conflitto bellico sempre più “allargato”. Nonostante le notizie provenienti dai vari fronti dove dilaga la guerra, sfogliando Il Messaggero dell’8 giugno del 1942, è possibile leggere in terza pagina un gran bel titolo: “La Roma è salda al comando”. Un titolo che racconta una quotidianità molto diversa da quella rilevata dalla “Carta Annonaria” che consente l’accesso ai beni razionati. Un titolo che si distacca per un momento dal pensiero e la preoccupazione dei propri cari al fronte. Nonostante tutto c’è quindi spazio per il sogno.

Il sogno racconta che la Roma si presenta allo Stadio “Edda Ciano Mussolini” per affrontare il Livorno. La compagine giallorossa ha, a due giornate dalla fine del campionato, 38 punti: uno più del Torino e due più del Venezia. Quello che è certo è che non sarà una passeggiata giacché i labronici sono impelagati nella zona retrocessione e questo rende la visita in terra toscana alquanto insidiosa.

La squadra non è sola, come non lo è mai stata e mai lo sarà, c’è anche un treno speciale con trecento tifosi. Non solo, in questo periodo è di stanza a Pontedera, come ufficiale dell’Aeronautica, l’Ing. Dino Viola. Insieme alla moglie Flora decidono di andare a vedere la partita percorrendo in bicicletta i 35 km di distanza. Lui, che aveva seguito la squadra in trasferta anche a Venezia il 26 aprile precedente, sfruttando la divisa riesce anche a entrare nello spogliatoio e portare l’incitamento ai colori giallorossi. Amore vero.

I giallorossi hanno un approccio molto saggio verso la gara: “Sicura della sua forza la Roma ha apparentemente lasciato al Livorno l’iniziativa pur di non seguirlo su un terreno che poteva arroventarsi nonostante la ferma e sicura guida di Galeati, pur di non rinunciare al suo gioco di controllo calmo ed inesorabile d’ogni mossa avversaria” (Il Messaggero, 8 giugno 1942). Al 24’ del primo tempo arriva il primo gol giallorosso: doppia triangolazione Cappellini-Borsetti e cross di quest’ultimo, “sulla palla corrono il portiere livornese che manca in pieno (e il sole l’aveva alle spalle) la presa e Pantò che colpisce preciso e devia in rete” (Il Messaggero, 8 giugno 1942). Nel secondo tempo la Roma amministra la gara rendendo ancora di più marcata la differenza tra le due squadre. All’81’ la rete che chiude la partita: sugli sviluppi di un calcio di punizione respinto corto dalla barriera il pallone arriva “sul piede di Amadei che da fermo sferra un tiro imparabile mirando all’angolo opposto” (Il Messaggero, 8 giugno 1942). È lo 0-2 finale.

L’amore verso i trecento e verso Dino Viola e consorte è ripagato. Così com’è ripagato l’amore di tutti coloro che dal fronte inviano costantemente lettere e pensieri alla società giallorossa. Un mare di lettere proveniente da tutti i luoghi della guerra. Soldati che stanno servendo la patria, lontano dalle famiglie. Soldati impauriti e malnutriti che vedono orrori di tutti i tipi, sangue e morte. Nel loro cuore c’è ancora spazio per la Roma prima in classifica, che regala loro un sogno. E allora scrivono per complimentarsi con i giocatori e chiedono di poter avere delle spillette, una fotografia autografata e la Roma risponde a tutti dopo aver mandato foto, distintivi e maglie: “Ed il soldato tifoso cammina ora con dentro lo zaino la fotografia di Masetti e di Pantò, e negli orecchi l’urlo degli stadi lontani un passo dietro l’altro: la strada è lunga, ma la vittoria è vicina” (Il Littoriale, 7 febbraio 1942).

Lo scudetto ha preso la strada per Roma. La speranza di un popolo in guerra ha due colori: il giallo e il rosso.

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31 Maggio 1964: uno storico 4-4 tra Roma e Catania

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(TUTTOCALCIOCATANIA.IT – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Tuttocalciocatania ricorda il 31 Maggio del 1964, il giorno in cui il Catania fu protagonista di una partita memorabile contro la Roma di De Sisti.

[…] 31 maggio 1964. Uno dei periodi più floridi nella storia del Calcio Catania, che archiviò la stagione con un eccellente ottavo posto finale in Serie A. Ciliegina sulla torta, il figurone fatto allo stadio Olimpico.

[…] Gara divertente per i 20mila presenti. Al 34′ furono di padroni di casa a sbloccare il risultato con Giancarlo De Sisti, ma prima dell’intervallo ci pensò Giovanni Fanello a pareggiare i conti. 

[…] Pedro Manfredini e Lamberto Leonardi consentono alla Roma di portarsi sul 3-1, successivamente un autogol di Mario Ardizzon riapre i giochi.

[…] Sale in cattedra il grande Cinesinho che fa impazzire la difesa romanista e, tra il 70′ ed il 73′, ha il merito di effettuare addirittura il sorpasso. I rossazzurri pregustano una vittoria di prestigio ma, al minuto 82′, Angelo Sormani […] sigla il definitivo 4-4.

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Ci lascia Beppe Barletti, voce storica di 90° Minuto

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(TORINOTODAY.IT di Claudio Martinelli – Foto LASTAMPA)

Torinotoday ricorda Beppe Barletti, volto storico di 90° Minuto, scomparso all’età di 91 anni.

[…] Per chi ha più di 35 anni ed ha vissuto il calcio italiano fino a metà anni ’90, le domeniche erano scandite da appuntamenti fissi: lo stadio o la radiolina accesa alle 14.30 in punto (l’orario classico invernale, che nelle ultime sfide stagionali virava fino alle 16.30), la fine delle partite, l’attesa di vedere le gare su Rai1, grazie a “90° Minuto”.

[…] Per chi tifa Toro o Juve, i racconti di quelle partite in televisione erano affidate a giornalisti del calibro […] di Giuseppe Barletti.

[…] Beppe, come era conosciuto da tutti, è morto nella serata di ieri a 91 anni, nella sua abitazione di Torino. Nei primi anni, Barletti era stata l’unica voce delle gare al Comunale di granata e bianconeri. Anni in cui le due squadre lottavano entrambe per lo scudetto.

[…] “Addio alla voce signorile che ci parlava della Juventus e del Torino dallo schermo Tv” (Riccardo Cucchi)

 

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Mazzola: “Non capivamo se Meazza fosse destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”

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(LIBERO di Tommaso Lorenzin – Foto WIKIPEDIA)

In una intervista esclusiva concessa al quotidiano Libero, Sandro Mazzola ricorda il suo esordio in Serie A. Quel giorno, rimasto nella storia, l’Inter Primavera giocò contro la Juventus di Boniperti e Sivori.

[…] Le ricorda qualcosa il fatto di voler mandare la Primavera in campo per giocare la Coppa Italia?

[…] “Eh si, giocavo in Primavera e il mio debutto tra i grandi dell’Inter avvenne in circostanze simili. E pensare che dicevano che la società avesse preso il figlio del capitano del Grande Torino solo perchè ero un raccomandato”.

[…] Allora chi prese la decisione?

[…] “Sicuramente ci fu l’input decisivo di Herrera, che quando aveva queste idee diventava inarrestabile, poi Moratti lo appoggiò”.

[…] Come fu quel giorno per lei?

[…] “Era un sabato ed ero pure andato a scuola. All’ultima ora avevo matematica, con il professore che mi chiedeva di fare la schedina perchè aveva quattro figli ed era sempre in bolletta”.

[…] Quella fu l’ultima partita di Boniperti.

[…] “Venne da me e mi disse: Ho giocato contro tuo padre, era un grande. Io andavo di nascosto a vedere i suoi allenamenti al Filadelfia, era il più forte di tutti. Ma non dirlo a nessuno che te l’ho detto, eh!”.

[…] Sulla vostra panchina c’era Meazza.

[…] Andavamo all’allenamento in anticipo perchè lui, prima di venire da noi, si metteva a palleggiare e a tirare contro il muro, e noi non riuscivamo mai a capire se era destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”.

 

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