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La Penna degli Altri

28 ottobre 1932 – Fuffo Bernardini è il primo giallorosso a essere Capitano della Nazionale

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – “Larga partecipazione nostri atleti alla squadra azzurra, impegna particolarmente riputazione sportiva nostra cara Associazione, che sempre fiduciosa in loro, saluta bene augurando” (Cit. Il Littoriale, 28 ottobre 1932).

foto 1 telegrammaCon questo telegramma l’Associazione Sportiva Roma saluta i giallorossi in Nazionale, arrivati a Praga per affrontare la Cecoslovacchia. Una giornata particolare per i cechi, una giornata di Festa Nazionale per celebrare l’indipendenza dall’Impero Austro-Ungarico del 1918.

In Italia è invece il decennale della Marcia su Roma: la propaganda si aspetta sempre molto da questi eventi calcistici in concomitanza con queste ricorrenze. Una partita importante per l’Italia che necessita dell’intera posta in palio per arrivare alla Coppa Internazionale. La contesa termina invece 2-1 per i padroni di casa, dopo una partita non bella ma vigorosa. I giallorossi in campo sono Ferraris IV, Dugoni, Costantino e Fulvio Bernardini che per l’occasione è “Capitano”: è la prima volta che accade a un giocatore della compagine giallorossa. Per “FuffoBernardini sarà anche la sua ultima partita in nazionale. Troppi i dissidi con il tecnico Pozzo, dissidi mascherati pubblicamente da problematiche tattiche.

 

cosmos rivistaLa partita combattuta il 28 ottobre 1932 contro la Cecoslovacchia, può e deve dunque rappresentare la parola “fine” per la carriera internazionale di Bernardini e di Ferraris?”, si chiede la rivista Cosmos del giugno 1933, “Ai posteri l’ardua sentenza!”…purtroppo per Bernardini sarà così. E così sarà per molti calciatori della compagine giallorossa. In particolare lo stato di “Giocatore della Roma e Capitano in Azzurro” sarà merce assai rara. Dopo “Fulvio nostro”, sarà la volta di Luigi Allemandi a ricevere “i gradi” nel 1935 per otto incontri. Bisognerà attendere poi i Mondiali del 1954 per vedere questo ruolo ricoperto da Pandolfini. Da qui un salto sino al 13 maggio 1962 allo Stadio Heysel di Bruxelles, nella partita Belgio-Italia del 13 maggio 1962 dove è Giacomo Losi, “Er Core de Roma”, il Capitano. Purtroppo solo per una partita, come del resto Panucci nel 2003 e Perrotta nel 2007. Poi lui, Daniele “nostro”: 116 presenze in Nazionale, 21 gol e sei fasce da Capitano. La prima il 30 marzo 2005 a Padova, nel secondo tempo della partita amichevole Italia-Islanda (0-0). Un viaggio da Bernardini a Daniele De Rossi…“Figli di Roma, capitani e bandiere…”.

bernardini de rossi

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31 Maggio 1964: uno storico 4-4 tra Roma e Catania

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(TUTTOCALCIOCATANIA.IT – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Tuttocalciocatania ricorda il 31 Maggio del 1964, il giorno in cui il Catania fu protagonista di una partita memorabile contro la Roma di De Sisti.

[…] 31 maggio 1964. Uno dei periodi più floridi nella storia del Calcio Catania, che archiviò la stagione con un eccellente ottavo posto finale in Serie A. Ciliegina sulla torta, il figurone fatto allo stadio Olimpico.

[…] Gara divertente per i 20mila presenti. Al 34′ furono di padroni di casa a sbloccare il risultato con Giancarlo De Sisti, ma prima dell’intervallo ci pensò Giovanni Fanello a pareggiare i conti. 

[…] Pedro Manfredini e Lamberto Leonardi consentono alla Roma di portarsi sul 3-1, successivamente un autogol di Mario Ardizzon riapre i giochi.

[…] Sale in cattedra il grande Cinesinho che fa impazzire la difesa romanista e, tra il 70′ ed il 73′, ha il merito di effettuare addirittura il sorpasso. I rossazzurri pregustano una vittoria di prestigio ma, al minuto 82′, Angelo Sormani […] sigla il definitivo 4-4.

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Ci lascia Beppe Barletti, voce storica di 90° Minuto

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(TORINOTODAY.IT di Claudio Martinelli – Foto LASTAMPA)

Torinotoday ricorda Beppe Barletti, volto storico di 90° Minuto, scomparso all’età di 91 anni.

[…] Per chi ha più di 35 anni ed ha vissuto il calcio italiano fino a metà anni ’90, le domeniche erano scandite da appuntamenti fissi: lo stadio o la radiolina accesa alle 14.30 in punto (l’orario classico invernale, che nelle ultime sfide stagionali virava fino alle 16.30), la fine delle partite, l’attesa di vedere le gare su Rai1, grazie a “90° Minuto”.

[…] Per chi tifa Toro o Juve, i racconti di quelle partite in televisione erano affidate a giornalisti del calibro […] di Giuseppe Barletti.

[…] Beppe, come era conosciuto da tutti, è morto nella serata di ieri a 91 anni, nella sua abitazione di Torino. Nei primi anni, Barletti era stata l’unica voce delle gare al Comunale di granata e bianconeri. Anni in cui le due squadre lottavano entrambe per lo scudetto.

[…] “Addio alla voce signorile che ci parlava della Juventus e del Torino dallo schermo Tv” (Riccardo Cucchi)

 

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Mazzola: “Non capivamo se Meazza fosse destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”

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(LIBERO di Tommaso Lorenzin – Foto WIKIPEDIA)

In una intervista esclusiva concessa al quotidiano Libero, Sandro Mazzola ricorda il suo esordio in Serie A. Quel giorno, rimasto nella storia, l’Inter Primavera giocò contro la Juventus di Boniperti e Sivori.

[…] Le ricorda qualcosa il fatto di voler mandare la Primavera in campo per giocare la Coppa Italia?

[…] “Eh si, giocavo in Primavera e il mio debutto tra i grandi dell’Inter avvenne in circostanze simili. E pensare che dicevano che la società avesse preso il figlio del capitano del Grande Torino solo perchè ero un raccomandato”.

[…] Allora chi prese la decisione?

[…] “Sicuramente ci fu l’input decisivo di Herrera, che quando aveva queste idee diventava inarrestabile, poi Moratti lo appoggiò”.

[…] Come fu quel giorno per lei?

[…] “Era un sabato ed ero pure andato a scuola. All’ultima ora avevo matematica, con il professore che mi chiedeva di fare la schedina perchè aveva quattro figli ed era sempre in bolletta”.

[…] Quella fu l’ultima partita di Boniperti.

[…] “Venne da me e mi disse: Ho giocato contro tuo padre, era un grande. Io andavo di nascosto a vedere i suoi allenamenti al Filadelfia, era il più forte di tutti. Ma non dirlo a nessuno che te l’ho detto, eh!”.

[…] Sulla vostra panchina c’era Meazza.

[…] Andavamo all’allenamento in anticipo perchè lui, prima di venire da noi, si metteva a palleggiare e a tirare contro il muro, e noi non riuscivamo mai a capire se era destro o mancino, talmente aveva i piedi buoni”.

 

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