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Il Calcio Racconta

IL SANNIO NELLA COPPA ITALO-INGLESE DAL PROFUMO D’EUROPA – Prima Parte: IL BENEVENTO E I MITICI MATCH DEL 1976 CON WIMBLEDON E NUNEATON BOROUGH

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – La Coppa di lega italo inglese nacque nel 1969 da un’idea del dirigente sportivo Gigi Peronace ex portiere della Reggina trasferitosi in Inghilterra ed esperto di calcio d’oltre manica. L’episodio che diede l’input fu la vittoria dello Swindon Town in coppa di lega che all’epoca militava in Third Division sull’Arsenal per 3-1 e la qualificazione alla Coppa delle Fiere. Lo Swindon per regolamento non potè parteciparvi e grazie a questa sconfitta nacque il torneo. Le partite si giocarono per venticinque anni dal 1970 al 1995-96. Nel corso degli anni l’evento cambiò parecchie volte nome: da Torneo Anglo-Italiano a Coppa Anglo-Italiana, Alitalia Challange Club, Talbot Challange Club, Memorial Gigi Peronace ed infine Coppa Anglo Italiana. Nelle prime 5 stagioni vi giocavano le squadre delle massime categorie e il primo vincitore in assoluto fu lo Swindon Town che il 28 Maggio 1970 si impose per 3-0 contro il Napoli di Altafini e Montefusco e si consolò per la non qualificazione alla Coppa delle Fiere.

Nel 1976 vi fu un cambiamento: cominciarono a giocare le squadre semiprofessioniste di entrambi i campionati, le compagini che sognavano l’Europa ora potevano giocare tra di loro per una coppa.

Benevento programma Benevento programma 2

(Programma Ufficiale del Torneo Anglo Italiano del 1976)

Il semiprofessionismo durò per undici anni poi il torneo si fermò nel 1986 per riprendere nel 1992 fino al 1996 con squadre professionistiche.

In ventuno edizioni l’Italia si aggiudicò sedici tornei mentre l’Inghilterra cinque. L’ultimo vincitore fu il Genoa nel 1995-96 che si impose per 5-2 sul Port Vale a Wembley, il Modena 1981 e 1982 (vittorie su Poole Town e Sutton United e quindi può vantare due tornei). Altre squadre italiane che si aggiudicarono il Torneo furono: Cosenza, Francavilla, Pontedera, Monza, Lecco, Triestina, Brescia, Cremonese, Roma, Udinese e Piacenza.

Dopo il 1995-96 il Torneo non si disputò più lasciando un vuoto tra gli appassionati del calcio d’oltre manica che vedevano i loro beniamini italiani giocare con le squadre della “Terra d’Albione”.

Nel Torneo 1976 per l’Italia vi parteciparono le squadre della Serie C di tutti i gironi: il Monza (poi vincitore) e  l’Udinese (girone A), Teramo e Pistoiese (girone B), Benevento e Siracusa (girone C). Per l’Inghilterra parteciparono Wimbledon, Strafford Renger, Scarborough, Enfield, Wycombe Wanders e Nuneaton Borough provenienti dalle categorie minori inglesi (North Premier League, Isthmian League, Southern League).

La formula era: due gare (andata e ritorno), due in Inghilterra e due in Italia con due squadre inglesi prese dal girone. Si qualifica la prima dei due gironi, quella che otteneva più punti nella classifica delle squadre della stessa nazionalità.

Nel maggio 1976 anche il Sannio sportivo rappresentato dal Benevento si preparava a fare il suo esordio in Europa: i giallorossi  militavano  nel girone C della terza serie, nel campionato precedente si erano classificati quarti e il presidente era Italo Antonio Bocchini e in panchina sedeva l’allenatore istriano Piero Santin. Giocavano allo stadio “Gennaro Meomartini”, e tra i giocatori vi erano Enrico Cannata, Roberto Ranzani e a centrocampo Carlo Domenico Sartori giocatore originario di Caderzone Terme (Tn) cresciuto nelle giovanili del Manchester United.

Tre giorni dopo aver pareggiato a reti bianche il derby con la Casertana (a Caserta), partita valevole per la 33a giornata di campionato, il Benevento già partito  alla volta dell’Inghilterra si preparava al match contro il Wimbledon che, insieme al Nuneaton Borough, fu avversaria dei sanniti nel Torneo Anglo Italiano 1976.

Il Wimbledon stava diventando la famosa squadra che tutti gli appassionati di calcio inglese conoscono, quella soprannominata “Crazy Gang”, vincitrice della finale di FA Cup (Coppa d’Inghilterra) nel 1988 contro il Liverpool.

Sedici anni interrotti in Premier Leauge e giocatori simbolo come il gallese Vinnie Jones poi attore, l’irlandese Lawrie Sanchez o il portiere David Beasant detto Lurch per la somiglianza con il maggiordomo della famiglia Adams (entrato nella storia per aver parato il rigore che valse la Coppa all’attaccante dei Reds Aldrigge).

Allo stadio Plough Lane a Londra il 4 Maggio 1976 per il match valevole per la prima giornata si impose il Wimbledon sul Benevento per 4-0: il primo tempo finì a reti bianche ma poi i padroni di casa si scatenarono passando in vantaggio al 54’ con un rigore trasformato da Roger Connel, cinque minuti dopo Billy Holmes segnò la seconda rete e al 67’ Keiorn Sommers mise la firma alla terza rete. Chiuse la partita al 74’ John Leslie.

Wimbledon foto

Wimbledon

Queste le formazioni scese in campo:

Wimbledon: Guy, Tilley, Bryant, Donadlson, Edwards, Basset, Rice, Cooke, Connel, Holmes, Leslie (46°Sommers).

All: Batsford

Benevento: Orazi, Casani, Fracassi, Bovari, Fontana, Cannata, Iancarelli, Sartori, Fichera, Magina, Binetti.

All: Santin

Arbitro: Guider

Marcatori: 54’ Connel (R), 59’ Holmes, 67’ Sommers, 74’ Leslie.

I Sanniti tornarono in Italia per disputare  due gare valevoli per la 34a e 35a giornata di campionato: il 9 e il 16 maggio entrambe in casa e finite in pareggio contro Acireale e Messina 1-1 (56° Penzo, 57° Tancredi A) la prima  e 0- 0 la seconda. Ripartirono alla volta dell’Inghilterra  non più con destinazione Londra capitale ma nella contea del Warwickshire nella città di Nuneaton (a 14 km da Coventry con una popolazione di  81.000 abitanti). La squadra locale militava in Southern League il 19 maggio al Manor Park si imposero i bianco blu locali grazie ad una rete di S.Bennet al 58’.

Nuontoun Borough

Nuneaton Borough

Queste le formazioni scese in campo:

Nuneaton Borough: Knight, Stephens, Lewis, Oakes, Bennett, Flett, Goodwin, Peake, Turpie, Vincent,Hawkins.

Benevento: Orazi, Cazzani, Fracassi, Bovari, Fontana, Caruso, Iancarelli, Magnina, Fichera, Cannata, Binetti.

Arbitro: Jackson

Marcatore: 58’ Bennett

Dopo le due sconfitte in Terra d’Albione il Benevento tornò in Italia per finire il campionato che si stava giocando testa a testa contro il Lecce: perse due partite di fila contro il Bari 3-0 (50’  Sciannimanico, 57’ Florio, 80’ Sigarin), contro il Cosenza 2-0 (27’ Bompani, 64’ Villa) e vinse l’ultima partita in casa contro il Barletta 1-0 (giocata a Cava de’ Tirreni, rete al 61’ di Penzo). Quest’ultima vittoria non bastò, e i giallorossi si classificarono secondi a 53 punti e il campionato fu vinto dal Lecce con 55 punti. Così sfumò il sogno promozione in serie B.

Ad una settimana dalla fine del campionato il 13 giugno 1976 fu la volta delle squadre inglesi in Campania.

I primi ad essere affrontati furono i “Crazy Gang” di Wimbledon nella gara valevole per la terza giornata che si presentavano allo stadio Gennaro Meomartini: i gialloblu passarono in vantaggio al 57’ con Roger Connel, ma a dieci minuti dalla fine della gara Giuseppe Fichera segnò la rete del pareggio per la gioia dei tifosi.

 

Procolo

Procolo Iancarelli Pozzuoli 19-5-1949 nella stagione 1975-76 al Benevento 18 presenze 6 reti

 

Le squadre in campo:

Benevento: Orazi, Cornaro, Fracassi (61’Caruso), Bovari, Zana, Ranzani, Iancarelli, Magnina, Franceschelli, Cannata, Fichera.

Wimbledon: Guy, Tilley, Bryant, Donaldson, Edwards, Bassett, Leslie(36 Rice), Cooke, Connel, Sorners,Holmes.

Arbitro: Gussani

Marcatori: 12 Connel, 33 Fichera

Tre giorni dopo  per l’ultima gara, quella della quarta giornata gli steregoni si vendicarono delle sconfitta in Inghilterra contro il Nuneaton Borough vincendo addirittura 5-1. Fichera che dopo il goal col Wimbledon aveva preso gusto a segnare, aprì le marcature al 4’. Come all’andata Bennett pareggiò sei minuti dopo. Si andò a riposo con il punteggio di 1-1 ma Fichera scatenato nella ripresa segnò tre reti al 51’ al 61’ e al 78’ al 54’ segnò anche Iancarelli.

 

 

Bruno Orazi

Orazi Bruno Ascoli 6-3-1951 al Benevento nella stagione 75-76

Queste le formazioni:

 

Benevento: Orazi (77 Melillo), Cazzani, De Falco, Bovari, Fontana, Cannata, Iancarelli, Magnina, Binetti, Caruso (70 Moscatiello), Fichera.

Nuneaton Borough: Knight,Sthepens, Briscoe, Baxster, Peake, Bennett, Taylor Cooper (70 Evans),Warom, Pheleps, Smithers (63 Thomas).

Arbitro: Colasanti

Marcatori: 4’ Fichera, 11’ Bennet, 51 Fichera, 54’ Iancarelli, 61’ Fichera, 78’ Fichera.

Fichera 2

Fichera Giuseppe 
14-2-1950 Catania 20 presenze nel Benevento 1975-76

Finì così il cammino europeo del Benevento al Torneo Anglo Italiano: la squadra di Santin si classificò quinta con quattro punti a pari merito col Siracusa, mentre gli avversari di Wimbledon e Nuneaton Borough si classificarono primi nel loro girone a 7 punti. Passarono i gialloblu che persero la finalissima contro il Monza per 1-0 il 19 giugno 1976 grazie a una rete di Casagrande (al 72’).

 

Il personaggio da ricordare

Carlo Domenico Sartori, detto Charly, nato a Caderzone Terme (TN) il 10 febbraio 1948. Trasferitosi in Inghilterra da bambino crebbe calcisticamente nelle giovanili del Manchester United di ruolo centrocampista. Esordì con i Red Devils nel campionato 1968-69. Fu compagno di squadra di giocatori del calibro di Bobby Charlton campione del mondo con l’Inghilterra nel 1966 e pallone d’oro. Sempre nello stesso anno giocò con lo scozzese Denis Law, scoperto da Peronace, che disputò anche un campionato in serie A con il Torino nel 1961-62, diventato poi bomber dello United con 171 reti in undici stagioni e con George Best il campione Nord Irlandese che non ha bisogno di presentazioni genio e sregolatezza: 11 stagioni al Manchester United vincitore della Coppa dei Campioni 1967-68 contro il Benfica di Eusebio.

 

Sartori

Sartori con la maglia dei Red Devils

 

Sartori esordì in First Division il 9 ottobre 1968 a White Heart Lane nella gara tra United e Thottenham finita 2-2. Agli ordini dell’allenatore sir Matt Busby, rimase  sino alla stagione 1972-73, collezionò 39 presenze e 6 reti, la prima segnata contro l’Anderlecht il 27 novembre 1968 in Coppa dei Campioni. In campionato segnò contro l’Arsenal all’Old Trafford il 10 gennaio1970 nella gara che vide la vittoria 2-1 dei Red Devils sui Gunners. Nella stessa stagione segnò una rete contro il Middlesbrough in una partita valida per il sesto turno di FA Cup  e una contro lo Stoke City sempre in campionato. Nella stagione seguente segnò due reti: contro il Nottigham Forest il 14 novena re 1970 nella partita vinta al City Ground, l’altra il 19 dicembre 1970 nel match perso in casa 3-1 contro l’Arsenal.

Dopo l’Inghilterra tornò in Italia dove fu prima giocatore del Bologna con il quale esordì in serie A il 7 ottobre 1973 a Roma. Con i rossoblu fece due presenze in campionato e quattro in Coppa Italia, edizione vinta dalla squadra all’epoca guidata da Pesaola.

Dopo l’anno con i Felsinei si trasferì alla Spal dove rimase solo una stagione in serie B, collezionando 21 presenze e una rete. Nel campionato 1975-76 si trasferì all’ambizioso Benevento che puntava alla promozione in serie B collezionando 27 presenze e 3 reti segnate contro Crotone, Lecce e Potenza. Al Torneo Anglo Italiano tornò a giocare in due campi inglesi dopo la sua esperienza nello United.

Dopo la stagione in serie C coi Sanniti si trasferì in serie B nelle fila del neopromosso Lecce dove rimase tre stagioni segnando sedici reti. Dopo il Salento si trasferì a Rimini: con i biancorossi rimase tre stagioni una in C1 e due in B. Finita questa esperienza si trasferì a Trento dove la squadra militava in C1: vi rimase due stagioni per poi appendere gli scarpini al chiodo nella stagione 1983-84 a 34 anni.

Sartori Iancarelli

Iancarelli e Sartori

Curiosità: nel 1983 George Best collezionò tre presenze nel Nuneaton Borough, segnando una rete.

Best con Maglia Neuntaon

Best nel 1983 Al Nuneaton

 

IL SANNIO NELLA COPPA ITALO-INGLESE DAL PROFUMO D’EUROPA – Seconda Parte: IL CAMPOBASSO NELLA TERRA D’ALBIONE NEL 1980

Fonti consultate: Archivo Lancellotti, Fabrizio Schmid, Nicola Salerno, Paolo Bartolomei, numero unico torneo Anglo Italiano 1976, Corriere dello Sport, siti internet Nuneaton Borugh : NuneatonMemoiries.co.uk  Wimbledon :www.historicaldons.com

Classe ’82, tifoso del Vicenza, appassionato di statistica calcistica e collaboratore di vari programmi radiofonici e televisivi oltre a quotidiani. Laureato in Storia e laureando in Demo Etno Antropologia. Nutre amore particolare per gli inni musicali delle squadre di calcio di cui colleziona i vinili. Cultore dei marchi e delle sponsorizzazioni nel mondo del calcio. Vanta citazioni in numerosi libri sulla storia del calcio. Insomma un “folle” appassionato del gioco più bello del mondo.

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Michel Platini ospite a “Che tempo che fa”: “Venivo da un paese in cui non si viveva il calcio come in Italia”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Fabio Fazio riceve “Le Roi” Michel Platini a “Che tempo che fa” per la presentazione del suo libro “Il Re a nudo”. Scorrono le immagini dei successi dell’ex bianconero che si lascia sopraffare dall’emozione mentre il conduttore gli fa presente come lui sia “come una canzone, un sottofondo della nostra vita, fa parte di tutti”.

“Giocavo con quelli più grandi di me, è così che ho imparato a dribblare”, inizia l’ex Re a raccontarsi, “Venivo da un paese in cui non si viveva il calcio come lo vivete voi, per me è stato un trauma. All’epoca il tifoso in Francia non esisteva, esisteva lo spettatore che andava a vedere la partita, il tifoso che sprona la squadra non esisteva. Un altro mondo per me”.

Dopo aver snocciolato i nomi dei suoi compagni in quel periodo bianconero ha ricordato una frase di Agnelli su di lui, “Abbiamo preso Platini in un paese che non capisce niente di calcio e ci ha insegnato a giocare”. Si è poi tornati al gol annullato nel 1985 durante la finale della Coppa Intercontinentale: “Era validissimo” … e ricorda anche di aver incontrato il guardalinee che aveva fatto annullare la rete qualche tempo dopo a Singapore… “Quasi quasi lo ammazzavo” dice ironicamente.

“Ho fatto l’allenatore della nazionale francese per cinque anni, poi ho smesso, non mi piaceva la vita da C.T.”, prosegue il francese, “Poi mi sono messo al servizio del mio paese per l’organizzazione della Coppa Del Mondo del 1998 che abbiamo vinto (ride)… e poi l’avventura nella Fifa… dove un calciatore finalmente ha la possibilità di difendere il calcio in un mondo di dirigenti. Sono stato l’unico calciatore in quel mondo” …

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14 novembre 1934 – La battaglia di Highbury

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Pensando al 1934 ed alla Nazionale italiana la prima cosa che salta in mente è la vittoria nella coppa del mondo che Pozzo e i suoi conquistano a Roma il 10 Giugno. Nel 1934, come conseguenza di quel mondiale vinto, c’è un’altra partita forse ricordata ancor più della vittoria ai mondiali: la “Battaglia” di Highbury che vide gli azzurri sconfitti per 3 a 2 dai “Maestri” inglesi.

È difficile pensare che una nazionale di blasone come quella Italiana possa avere una sconfitta tra le sue imprese; probabilmente una nazionale come quella Maltese potrebbe ricordare come “imprese” le sconfitte di misura contro nazionali molto più attrezzate, ma perché questo accada ad una nazionale fresca campione del mondo devono entrare in gioco diversi fattori.

In primis deve accadere che il calcio internazionale si trovi nella sua epoca pionieristica o ne sia appena uscito e che gli interessi “paralleli” al calcio più che economici siano legati alla propaganda politica ed ai sentimenti nazionalistici, così accade che i “Maestri” inglesi, come inventori del calcio decidano che per loro sia inutile partecipare ai Mondiali organizzati dalla FIFA, la loro superiorità è tale che non hanno bisogno di confrontarsi con le altre nazioni in un torneo: fintanto che non comporta mancati guadagni che vanno quasi ad inficiare il PIL di una nazione, la rinuncia ai Mondiali di Calcio è una strada percorribile.

Deve anche accadere che i “Maestri” decidano di organizzare una sfida contro i campioni del Mondo in carica quasi ad onorarli della loro attenzione. L’Amichevole (che tanto amichevole non è) deve essere anche organizzata a novembre, uno dei periodi più piovosi in quella che è forse la nazione più piovosa del continente. Deve anche accadere che oltre alla pioggia novembre regali la nebbia nascondendo molte cose all’arbitro svedese Otto Ohlsson, è così che il “centro attacco” inglese Ted Drake dopo due minuti con un intervento deciso rompe il piede all’azzurro Monti che non può essere sostituito perché le sostituzioni non sono previste. Tutto ciò un minuto dopo il rigore calciato dall’inglese Ted Drake e parato da Ceresoli. Gli inglesi comunque dopo aver sbagliato il rigore ed aver azzoppato Monti, rifilano agli Azzurri 3 gol in 9 minuti, trovandosi sul 3 a 0 al 12° minuto. Pozzo corre ai ripari spostando l’ormai immobile Monti prima sulla mediana, poi come ala (per poi toglierlo dal campo).

Nell’elenco degli accadimenti che portano alla “vittoria morale” italiana anche c’è sicuramente il fatto che la Nazionale Italiana può aver messo in preventivo di perdere ma non di essere umiliata, così non si sa quanto con le buone o quanto con le cattive (come ipotizza Gianni Brera), l’undici o meglio il dieci italiano inizia una strenua resistenza riuscendo a chiudere il primo tempo senza subire altre reti.

Nel secondo tempo sulla falsariga di quanto fatto dagli inglesi nel primo tempo l’Italia si porta sul 3 a 2 nel giro di pochi minuti, è Meazza a finalizzare due azioni al 58° ed al 62° ma la rimonta italiana si ferma qui, sarà la traversa ad impedire la rimonta nel finale di partita.

La narrazione tipica del periodo fascista farà il resto, abbondano i racconti dell’epica impresa degli azzurri e dei tifosi italiani al seguito che festeggeranno la “vittoria”. La stampa inglese criticherà invece i suoi per non aver voluto infierire su un avversario ormai domato.

È così che è nato il mito di quella partita e dei Leoni di Highbury rinforzato negli anni da una specie di maledizione che porterà gli italiani a dover attendere 39 anni esatti per consumare la rivincita, gli azzurri dovranno quindi aspettare un’altra epoca ed un’altra storia che vi abbiamo raccontato esattamente un anno fa in questo articolo.

 

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1979…Sangue, spaghetti, cipolle. Questo il calcio in Italia

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Gioca in Italia e poi muori” è il titolo di uno dei due articoli che il settimanale di informazione tedesco “Der Spiegel” dedica al calcio nel nostro Paese, definito “la più scaltra nazione calcistica del mondo”, perché in essa vige “la legge delle canaglie e dei ciarlatani”. L’altro articolo del settimanale amburghese ha per titolo “Roma olocausto”, per la minaccia di strage che i tifosi della Lazio […] esprimerebbero nei confronti dei rivali locali della Roma, ostentando il braccio levato nel saluto fascista”.

Queste le prime righe dell’articolo apparso su La Stampa del 13 novembre 1979. Un articolo duro, pesante, in cui si fa il punto delle accuse da parte dei quotidiani tedeschi nei confronti dell’Italia e del calcio della penisola. È bene ricordare che siamo a pochi giorni di distanza dall’omicidio, purtroppo, di Vincenzo Paparelli.

Anche lo Spiegel non risparmia critiche e accuse all’Italia del pallone … “Un tifoso, nostalgico delle vittorie azzurre ai mondiali del ’34 e del ’38, avrebbe addirittura implorato “ritorna, o Duce, o liberatore, o dittatore”. Un settimanale importante oggi come allora quando vantava una tiratura di circa un milione di copie, considerato “il verbo”. Un quotidiano temuto e per questo preso sul serio. Ed è per questo che il suo giudizio sul calcio italiano ha fatto discutere. Pistole & Spaghetti … questa è l’immagine che raccontano del nostro paese i quotidiani tedeschi.

Poi si portano una serie di esempi in cui le affermazioni avrebbero trovato conferme negli atteggiamenti: il giocatore Hannes, del Borussia, avrebbe detto che andava ad affrontare l’Inter in quella che sarebbe stata “una lotta con i mangiatori di spaghetti”. Nulla rispetto a quanto invece affermava il presidente dello Stoccarda, che reduce dalla partita di Torino avrebbe detto …”Siamo in guerra. Dobbiamo seriamente riflettere se si debba ancora giocare con certe squadre italiane”. Allo stadio comunale di Torino, i tifosi granata avrebbero apostrofato la squadra ospite come “SS” e “nazisti”. “Guerra, morte, sangue e politica sono il «leitmotiv» dei due articoli”.

Si fa anche riferimento al fatto che esiste un nesso tra il nome dei “granata” torinesi e le bombe a mano; si racconta anche che un giocatore del Napoli avrebbe minacciato un avversario dello Standard Liegi dicendogli: “Conosci Napoli? Laggiù è già pronta la tua tomba”. Inoltre il Torino sarebbe una squadra di karatè dove ci si ispira alla regola “spranga di ferro e frattura delle ossa”. Ma ci si riferisce anche al caso dì Luis Suarez, il quale alcuni anni prima avrebbe colpito al basso ventre Kurrat, giocatore del Borussia Dortmund, e avergli confidato poi a fine partita “Scusa, ma lo vogliono i tifosi, altrimenti mi insultano come un vigliacco”.

Ma addirittura si fa riferimento a quelle che vengono definite “rivelazioni”:

“I campi delle squadre italiane non vengono squalificati (a differenza di altri, come di recente quelli di Atene, San Sebastian e Valencia, -dove i tumulti furono assai più innocui- di quelli di Torino con lo Stoccarda) perché la commissione disciplinare dell’Uefa è presieduta dall’avvocato Alberto Barbe, che dà soltanto multe alle squadre italiane.”

Insomma, “Tutto è lecito sui campi di gioco italiani: se Dante vivesse oggi, avrebbe ambientato il suo “Inferno” in una partita di Coppa con attori italiani. Loro come protagonisti, gli altri sempre come vittime. Nel nostro Paese esiste “un diretto legame tra stadio, ospedale e Vaticano. Nello stadio si scatena il demonio, all’ospedale interviene la Madonna e in Vaticano il Santo Padre impartisce l’assoluzione ai bruti pentiti”.

Poi si arriva alla “perla”: “l’ex attaccante italo-brasiliano Angelo Sormani, stando allo Spiegel, aveva un metodo delicato per mettere fuori combattimento l’avversario: portava nel taschino posteriore dei calzoncini una manciata di cipolle tritate. Quando un avversario era caduto, atterrato da un’accurata puntata alla caviglia, Sormani insaporiva il palmo della mano nella pastetta di cipolle e poi passava amorevolmente il condimento sugli occhi dell’uomo a terra”.

 

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