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Gli Eroi del Collezionismo

La splendida collezione di maglie, e non solo, di Francesco De Santis: DNA GialloRosso

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – C’è un uomo che per seguire la sua passione è costretto a fare la spola tra Viterbo e Roma, tra la Città dei Papi e la città dove risiede da sempre il Papa, tra la Tuscia e la Città Eterna.

C’è un uomo che insegue giornalmente, da anni ormai, questo fuoco che arde dentro di lui alla ricerca del “pezzo” unico, alla ricerca della reliquia da campo. Francesco De Santis, questo il nome, brucia sotto il fuoco “sacro” della passione per la maglia della Roma.

Chi è quindi “costui” che vive a Viterbo con il morbo giallorosso? “Ho quasi quarant’anni”, ci dice Francesco, “sposato con Laura da pochi mesi e padre di Niccolò. Mi sono laureato in Economia e Commercio e dopo la discussione della tesi ho aiutato i miei nell’attività di famiglia in ambito Ortopedia e Sanitaria. Pensavo fosse una situazione momentanea, invece mi sono appassionato e sono diventato Tecnico Ortopedico, davvero orgoglioso ora di farne parte. Siamo alla quarta generazione in ottant’anni di storia della nostra azienda”. La voce di Francesco è un misto di fierezza e passione mentre ci racconta dell’azienda familiare.

BannerEroi2@4xCome può un bambino diventare della Roma in una terra colma di laziali e juventini? “Sono sempre stato una mosca bianca da queste parti…” continua Francesco, “…a mio padre non interessava e non interessa il calcio, mentre mio nonno era calciatore e per giunta tifosissimo della Roma, ma venne a mancare quando io avevo solo quattro anni. Talmente romanista, mi hanno raccontato, che quando passava davanti all’unica gelateria che c’era in centro a Viterbo tirava dritto perché il titolare era juventino. Ecco sono diventato romanista perché probabilmente era scritto nel mio DNA. Mio nonno, Santini Remo, era appunto un calciatore che giocò nella Viterbese con un discreto bottino di presenze e gol come documentato nel libro “Viterbese!” di M. Mascolo.

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Mio padre mi portava a vedere la “Formula 1”, ma a me dava fastidio anche solo l’odore della benzina che si sentiva nell’aria. Poi, sotto mia insistenza e insieme con altri amici, mi portò a vedere quella che per me è stata la mia prima partita, Roma – Verona: vincemmo 1-0 con gol di Carnevale, era il 26 gennaio 1992. Ovviamente ho il biglietto di quella partita. foto 5

Poter vedere Voeller dal vivo fu un’emozione grandissima per me che lo avevo immaginato, sino a quel momento, solo ascoltando la radio. Erano le domeniche che trascorrevo a casa di mia nonna: profumi domenicali di pietanze al forno, camino rigorosamente acceso. Al centro della sala un grande tavolo dove io e mia nonna giocavamo a carte …la radio di nonno Remo che trasmetteva le partite …”… qui arriva la commozione…

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La radio di nonno Remo

“Ho giocato un po’ a calcio dai pulcini agli esordienti”, continua Francesco, “ero bravino ma con un carattere poco espansivo che non mi agevolava. Ho fatto anche Basket ma il calcio è sempre rimasto nel mio cuore, così come la Roma. C’è stata una partita che ha contrassegnato il mio essere romanista, l’essenza del romanismo oserei dire: Roma – Brescia 2-3 del Novembre 1992, una partita assurda. Cominciai poi a frequentare lo stadio entrando qualche volta anche con l’abbonamento di un altro amico, all’epoca si poteva fare. Poi cominciai a frequentare in maniera più assidua la curva. In quel periodo “raccoglievo” magliette di tutte le squadre, dovunque andavo cercavo di procurarmi una maglia della squadra di quella città, ma non sapevo nemmeno cosa fosse il collezionismo, ma la maglia mi piaceva. Mi sono chiesto spesso perché sono diventato collezionista, e perché proprio le maglie abbiano sempre attirato un fascino su di me. Ho sempre pensato che quella foto di mio nonno con la maglia della Viterbese, vista e rivista tutti i giorni, mi abbia inconsciamente condizionato.

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Remo Santini

Poi c’è stata una sorta di evoluzione, qualcosa che è scattato in me. Lo scudetto della Roma è stato in qualche modo lo spartiacque per la mia modalità di collezionare. Iniziai con un’asta di beneficenza di una maglia indossata da Samuel, un salto di qualità da Store a Match Worn. Era una maglia della stagione 2001/02, quella con lo scudetto sul petto. Cominciai quindi anche a rendermi conto delle differenze tra maglie da campo e da negozio: in questo caso quelle da campo avevano lo scudetto cucito all’interno della maglia invece in quelle da negozio era solo “appiccicato” sopra. Nel 2005 la svolta: le maglie in lanetta. Entrai in possesso della maglia di “MaraZico” Bruno Conti utilizzata in Genoa-Roma: fu il mio ingresso nel vero mondo del Collezionismo, con la “C” maiuscola. Decisi poi di collezionare solo le maglie senza sponsor, quindi sino alla stagione 80/81. Ora ho circa settanta maglie di quel periodo, oltre a felpe, tute e divise ufficiali di rappresentanza. 

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Ho anche maglie storiche e speciali di annate successive come la numero 7 di Conti utilizzata in Roma-Liverpool o la numero 2 indossata da Nappi in Ipswich-Roma  in cui si giocò senza sponsor. Io credo che lo sponsor rovini la maglia, gli toglie poesia. Salverei solo lo sponsor storico Barilla”.

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Tra le tante vicende, e le tante maglie, ci s’imbatte anche nella storia di un’azienda brasiliana produttrice di maglie, l’Athleta: “Una storia molto particolare quella dell’azienda brasiliana e di Giuseppe Carlo Bulgarelli, proprietario tra gli anni ’60 e ’70. L’azienda in quegli anni forniva le maglie sia alla Seleçao sia alla gran parte delle squadre brasiliane. Il proprietario chiedeva ai giocatori di scambiare le maglie con i giocatori di altre squadre, e quindi prodotte da altre aziende, in modo particolare fuori dal Brasile. Questo gli consentiva di raffrontare le diverse lavorazioni con le proprie e poter apportare eventuali modifiche e comunque verificarne i materiali per trovare nuovi spunti e idee. In seguito l’enorme collezione accumulatasi negli anni fu ceduta a un grande collezionista brasiliano. Tra le tante maglie c’erano quella indossata da Renato Cappellini in Roma-Corinthians del 21 maggio 1972 e quella molto probabilmente utilizzata da Antonio Valentin Angelillo in Roma-Santos del 15 giugno 1963. Si proprio l’argentino che qualche giorno fa ci ha lasciato…! Un grandissimo calciatore. Queste due maglie, grazie all’intermediazione di un altro grande collezionista, sono ora nella mia collezione.

Per un’altra maglia, quella di Zigoni indossata il 24 giugno 1972 nella finale vincente del Torneo Anglo Italiano, ho fatto per oltre dieci anni “la corte” a un altro grande collezionista, Gabriele Pescatore (vedi qui la sua intervista).Tante offerte che lui ha sempre rimandato al mittente. Poi un giorno misi sul piatto una serie di “pezzi” e alla fine la spuntai. Una trattativa davvero lunga ma divertente con un amico, perché Gabriele è un collezionista e un amico.

Sono in possesso anche degli scarpini e i parastinchi di Eraldo Monzeglio, grandissimo calciatore degli anni ’30 Campione del Mondo nel ’34 e nel ’38. La famiglia li ritrovò nella vecchia casa del calciatore a Roma, risalgono probabilmente proprio al periodo trascorso nella Capitale dove chiuse la carriera militando nella compagine giallorossa dal ’35 al ’39. Mi piace pensare che quella terra ancora attaccata agli scarpini provenga da Campo Testaccio.

Tramite poi l’ex giallorosso Armando Colafrancesco, che ringrazio, sono entrato in possesso di alcuni oggetti che si riferiscono alla partita con il Gornik Zabre, semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe, giocata il 15 aprile 1970 a Katowice. Chi ha vissuto quella partita ha ancora in mente quel maledetto rigore regalato ai polacchi, e quel bolide di Scaratti che gonfia la rete quando tutto sembrava ormai compromesso. Poi tutto finì a Strasburgo con quella monetina…Comunque della partita del 15 Aprile a Katowice sono entrato in possesso del pallone di rappresentanza scambiato a inizio gara tra le due squadre con tutti gli autografi dei giocatori polacchi. Il pallone era contenuto in una retina e portato dai giocatori durante l’ingresso in campo. Ho anche il gagliardetto del Gornik Zabre donato a tutti i giocatori della rosa e il programma della partita.  

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Altra bella storia di collezionismo e amicizia è quella con Antonio Sellitri, calciatore della Roma Primavera anni ’70, mi ha aiutato a ricostruire storie, vicende e aneddoti di quegli anni. Ha giocato con calciatori quali Ranieri, Sandreani, Conti e Di Bartolomei, solo per citarne qualcuno. Ho avuto l’immenso piacere di averlo anche ospite a casa mia.

Ringrazio mia moglie per la pazienza che dimostra e che ha dimostrato nei miei confronti verso questa mia grande passione. Certo prima di sposarmi avevo un armadio a cinque ante solo per la mia collezione…ora un po’ di meno…”.

Passano gli anni, cambiano le situazioni, si crea una famiglia, nascono i figli…ma la passione, quella, non cambia mai.

Grazie Francesco

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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  1. Marcello

    24 Gennaio 2018 at 18:52

    SPETTACOLO ALLO STATO PURO

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Natalino Lanzini e l’Atalanta: una collezione da urlo

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Siamo a Bergamo nel 1907, due sono le squadre di calcio: il Bergamo Football Club e la Giovane Orobia. Proprio da una scissione di quest’ultima che gli studenti liceali Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti fondano il 17 ottobre la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta.

Atalanta è una figura della mitologia greca, una eroina nota per le sue doti agonistiche: la leggenda narra di come si volle concedere in sposa solamente a chi sarebbe riuscito a batterla in una gara di corsa, dove i perdenti sarebbero stati uccisi. I fondatori del club si affidano dunque alla mitologia per dare forma alla loro passione. La stessa passione che prova anche Natalino Lanzini, il nostro amico collezionista di cimeli della Dea. Natalino ha 52 anni, originario della provincia di Bergamo, trasferitosi per lavoro da oltre 30 anni a Sacile in provincia di Pordenone.

Natalino Lanzini

“Sono un Maresciallo dei Carabinieri” ci dice, “sono un chimico e lavoro alle dipendenze della Sezione Chimica. Sono padre di due figli maschi di 16 e 12 anni. Da buon bergamasco l’amore per la Dea è affare di famiglia. Un amore e una passione che mi è stata trasmessa dagli zii e dai miei cugini, mentre a mio padre il calcio non interessava”.

“Per me l’ATALANTA è tutto, dopo la mia famiglia, ovviamente”, continua Natalino, “ed entra quotidianamente in maniera massiccia nella mia vita, a partire dagli aggiornamenti sulle vicende della squadra tramite giornali e internet, sia per i contatti con i miei amici con i quali condividiamo la stessa passione sia per interagire con altri collezionisti con i quali ci teniamo in contatto in modo particolare con i social”.

Come nasce un collezionista… “Sono diventato un collezionista iniziando a conservare i biglietti delle partite a cui assistevo, anche se in verità “nasco” prima come collezionista di cartoline stadi di calcio, italiani ed esteri. Ovviamente, come succede più o meno a tutti, mi sono poi “allargato” acquistando il materiale da commercianti o scambiandolo con altri collezionisti. Attualmente colleziono praticamente tutto ciò che è inerente l’Atalanta ma ho anche sviluppato, nel tempo, interesse per altre tematiche”. Quest’ultima specifica è particolarmente piena di orgoglio e allora Natalino snocciola una lista… “cartoline e documenti del mio paese originario, Palosco, in provincia di Bergamo, alcuni biglietti di partite che mi hanno colpito per i motivi più vari come ad esempio quello di Italia – Corea dei mondiali del 1966, materiale dell’Udinese calcio, cartoline degli stadi di Bergamo, Brescia, Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone. Ma anche biglietti di Olimpiadi, Mondiali e Europei di calcio”.

Insomma cercare di seguire Natalino in questa lista è davvero complicato per noi, e mentre snocciola la lista noi ci ritroviamo con la stessa espressione che ha reso celebre “L’urlo” di Munch.

“I pezzi che considero migliori sono sicuramente la prima cartolina conosciuta dell’Atalanta, 1913, con i colori sociali bianconeri… quella che appare su wikipedia per intenderci”, la sua voce diventa sempre più orgogliosa, “poi la cartolina della squadra schierata a Brescia nel 1919, prima di disputare lo spareggio per un posto in serie A contro l’altra squadra di Bergamo, la Bergamasca appunto, che poi verrà inglobata nel nome completo attuale: Atalanta e Bergamasca Calcio; l’abbonamento “omaggio” rilasciato al costruttore dello stadio Brumana nel 1928, Ing DE BENI; la cartolina del 59/60 costruita in studio con la foto del campione europeo di pugilato dei pesi leggeri, Livio Minelli, bergamasco e atalantino, contornata dalle foto piccole della rosa atalantina di quell’anno, ovviamente autografata da tutti… Inutile dire che sono legato a tutti i pezzi in maniera morbosa e non saprei sceglierne uno in particolare. Paradossalmente i pezzi più costosi non sono nemmeno i più rari o importanti: tra questi, ci sono 3 foto-cartoline del 1928, scattate durante l’inaugurazione dello stadio “Brumana” di Bergamo e prese in blocco per poter avere la squadra dell’Atalanta schierata in campo nella circostanza”. Roba da urlare veramente questa volta…

 

Ma cosa cerca ancora un collezionista come Natalino… “Sto cercando la “Giostra dei footballers” dell’Atalanta, in metallo, e il biglietto di Coppa delle Coppe del 1987/88 Ofi Creta vs Atalanta giocata in Grecia: è l’unico delle coppe atalantine che mi manca”.

“Collezionare mi ha permesso di visitare moltissimi posti stupendi” ci dice, “ma, soprattutto, ho avuto la possibilità di conoscere persone meravigliose con cui sono diventato AMICO nel vero senso della parola. Ho conosciuto anche qualche testa di legno, ma questo capita nella vita. In famiglia tutti mi hanno sempre sostenuto nella mia passione e nella ricerca di nuovi “pezzi”, accompagnandomi spesso a mostre e mercatini. Lo stesso dicasi per i miei amici, che immancabilmente arrivano dai loro viaggi con cartoline stadi o biglietti di partite a cui hanno assistito”.

I cartoni animati

Ci salutiamo con Natalino e come al solito chiediamo qualche consiglio per chi volesse cominciare a collezionare… “Consigli non mi sento di darne, anche perché vedo che dietro di noi latitano le nuove leve… Ovviamente spero che uno dei miei figli segua le mie orme, anche se dubito che lo faccia il mio primogenito, che crede che Stromberg e Papu Gomez siano i nomi di cartoni animati stranieri”.

 

 

 

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Teramo, presentato il progetto per il Museo. Ai nostri microfoni il Presidente del “Club Biancorosso”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Sabato scorso, il 10 aprile, presso la sala polifunzionale della Provincia di Teramo, è stato presentato il progetto per la creazione del Museo del Teramo Calcio. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, il gestore dello stadio Sabatino Cantagalli, l’autore della “Storia del calcio teramano” Elso Simone Serpentini, l’architetto che curerà la realizzazione dello spazio Stefano Corona, Gianni Gebbia dell’Associazione amici del calcio teramano e il Presidente del Club Biancorosso Giuseppe Bracalenti.

Noi de Gli Eroi del Calcio abbiamo raggiunto Bracalenti per farci raccontare lo stato dell’arte di questo che, sino a poco tempo fa, sembrava un qualcosa destinato a rimanere tra i sogni… “Si, un sogno che diventa (quasi) realtà”, ci dice il Presidente del Club Biancorosso, “dobbiamo lavorarci ancora molto, ma la strada ora è quella giusta. Lo merita la nostra storia, centosei anni di calcio… possiamo affermare che a Teramo si fa calcio da sempre. Una storia che ha toccato il suo apice nel 2015 con la conquista della serie B. Purtroppo, per i noti fatti (ndr ci si riferisce alla retrocessione in Lega Pro e penalizzazione di 6 punti per responsabilità diretta del presidente Campitelli reo di aver concordato con il Savona la vittoria), ci è stata preclusa questa possibilità. Fu un momento bellissimo per la città tutta, siamo rimasti tutta la notte in piazza a festeggiare. Un sogno… e poi ci siamo svegliati bruscamente. Ma da quel momento, vissuto in quel modo così intenso, è nata l’idea del Museo che abbiamo portato avanti in maniera determinata. Possiamo contare su tanta passione: quella di questa piazza che ama la propria squadra. Sappiamo che tanti collezionisti conservano cimeli, documenti, foto e filmati che raccontano la storia di questa città e della sua squadra di calcio. Il gestore dello stadio, Sabatino Cantagalli, ci ha concesso in comodato d’uso gratuito uno spazio all’interno dello stadio stesso che diventerà quindi un’esposizione permanente. Avremo anche una sala convegni e auspichiamo davvero che possa essere la sede di importanti presentazioni di libri e momenti di discussione interdisciplinari. L’idea è quella di creare un percorso multimediale e raccontare il binomio calcio/città con un approccio socio-cultural-economico; un percorso che definisco didattico. Questi aspetti sono quelli che ho veramente a cuore…” … Giuseppe, a questo punto mi permetto di dargli del tu, fa una pausa, segno davvero che questi temi lo coinvolgono molto. Respira… e riparte…” Teramo città e la squadra di calcio hanno quasi sempre vissuto in una relazione inversamente proporzionale. Quando la città ha attraversato periodi floridi e di fermento economico, la squadra non è mai andata particolarmente bene. Al contrario, quando la città ha attraversato momenti di difficoltà, la squadra ha conseguito buoni risultati, come se fungesse da traino alla ripresa. Comunque questa è una piazza ad alta vocazione sportiva: oltre al calcio, che vede anche altre società più piccole in città, sono ampiamente e ben rappresentati il Basket e la Pallamano”.

Poi, con una certa soddisfazione ci dice: “Abbiamo ricevuto anche il patrocinio del Comune, della Provincia e speriamo ora in quello della Regione Abbruzzo, sarebbe davvero importante. Abbiamo anche coinvolto l’Università di Teramo, un ateneo davvero importante per il Centro Sud e non solo. In particolare abbiamo un ottimo rapporto con la Facoltà di Scienze della Comunicazione: sarà importante nel percorso di ricostruzione dell’aspetto storico sportivo. Al nostro fianco abbiamo fortemente voluto l’Associazione Amici del Calcio Teramano, che già nel 2013 hanno curato l’esposizione del centenario. Un’esperienza che abbiamo a bordo”.

Tempi? Risorse economiche? … “Il progetto è già operativo praticamente. Costituiremo un comitato che si occuperà delle varie operazioni di realizzazione e ci divideremo in gruppi di lavoro con compiti specifici. E’ un progetto complesso e dobbiamo considerarlo necessariamente a medio-lungo termine, sarebbe impossibile pensare di fare tutto in poco tempo. Se proprio mi devo sbilanciare su una data direi non prima di un anno, forse qualcosa in più. Sappiamo dove trovare il materiale, ma bisogna contattare i singoli collezionisti, siglare accordi, inventariare il materiale. CI saranno tante persone che lavoreranno a questo nostro sogno e ognuno apporterà la sua forza lavorativa e organizzativa, mosso solo dalla passione per questi colori e questa città. Dal punto di vista economico ci saranno alcuni sponsor, ci sarà una raccolta fondi anche tramite il lancio di una campagna di Crowdfunding. Io ci credo”.  

Auguriamo il massimo a questo progetto, sperando che anche la società, oggi assente, faccia suo il progetto.

“Si parlava di passione”, prosegue Bracalenti, “è per questo che il coinvolgimento delle scuole è importante: chi conosce la storia, la sua storia, ama ancora di più la sua città e la squadra di calcio che la rappresenta. Sogno bambini che “girano” in città con la maglia del Teramo e non con le maglie delle squadre più blasonate. Il senso di appartenenza è importante e faccio mio il motto “Tifa la squadra della tua città”.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
(Gianni Rodari)

 

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Una collezione, una ragione di vita: Fabio Celani e la maglia dell’Ascoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ascoli, una città le cui origini sono circondate dal mistero; di certo si è registrata la presenza umana durante quella che viene comunemente definita l’età della pietra, abitata certamente nell’epoca neolitica. Una storia tra misteri e leggende come quella che narra che venne fondata da un gruppo di Sabini instradati da un “picchio”, uccello sacro a Marte. Dall’unione dei Sabini con le altre popolazioni autoctone nacquero i Piceni.

Ascoli, i Piceni e il Picchio… tutti elementi racchiusi nei simboli che raccontano la storia anche dell’Ascoli Calcio e di quel grande attaccamento alla maglia che Costantino Rozzi andava professando e ricercando tra le varie doti di chi era chiamato a dare il suo contributo alla causa bianconera.

“Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli” amava ripetere il Presidentissimo, e deve averlo preso davvero alla lettera il nostro amico Fabio Celani, che dell’Ascoli ha fatto la sua vera passione creando una collezione di assoluto valore storico dedicato alla maglia “Bianconera”.

Fabio ha trentatré anni, convive con Sara, e svolge la sua attività professionale nella “Carbon valley” di Ascoli. Un passato di calciatore in Prima Categoria con squadre locali, segue il suo Ascoli spessissimo anche in trasferta, mentre in casa non manca davvero mai.

“La mia passione per l’Ascoli nasce all’età di 3 anni”, ci racconta Fabio “ … quando mio padre mi portava allo stadio. Da lì è nato un amore folle per questi colori, un amore folle per questa maglia. Ricordo perfettamente gli anni della Serie C a metà anni ’90, anni bui. Anni che comunque hanno fortificato la mia fede per questi colori. Per me l’Ascoli oggi rappresenta un pezzo della mia vita che con il tempo cresce sempre di più”… Amen.

Nella poesia l’amore occupa certamente un posto privilegiato e si manifesta in molti modi… “Divento collezionista già in tenera età, da piccolissimo. Ho sempre avuto un amore per le maglie, addirittura da piccolo compravo quelle da bancarella, alle fiere o ai mercati, che costavano 10 mila lire. Con il tempo poi, in coincidenza con i primi lavori e i primi soldi guadagnati, ho iniziato a comprare maglie “buone”. In realtà all’inizio collezionavo tutte le maglie, poi con il tempo mi sono specializzato solo su quelle dell’Ascoli. Ora ne ho oltre 200, qualcuna appesa nell’armadio, alcune in un baule, altre in delle scatole”.

“Non penso ci sia qualche maglia che reputo migliore di altre”, prosegue Fabio “per me tutti i pezzi sono unici, anche una semplice maglia di stagioni recenti. Chiaramente le maglie in lanetta anni 60/70/80 hanno un fascino diverso, ma per me sono tutte importanti”… sostanzialmente è come se avessimo chiesto ad un papà a quale figlio vuole più bene… ma c’è un però … ”I pezzi cui sono più legato sono quelli che riesco a prendere personalmente in trasferta, le conservo ancora sporche. La maglia più costosa credo sia una della “Del Duca Ascoli”, mentre quella più particolare per la modalità con cui ne sono entrato in possesso è una Adidas con sponsor “Olio San Giorgio”, appartenuta a Dirceu. È una maglia molto rara, davvero difficile da trovare e l’ho trovata su eBay. Ero al matrimonio di un mio caro amico e vidi quest’annuncio con un prezzo veramente ridicolo. Ho pensato fosse falsa ma ho rischiato, mi tremavano le mani nel fare il classico “compralo subito”.

Fabio non è appagato da quanto ha in collezione: “Cerco ovviamente tutte le maglie Ascoli che mancano alla collezione, in modo particolare una “Pop 84” con sponsor giallo. Sono molto rare, mi piacerebbe averla”.  

Fabio ha anche parole carine per la sua compagna: ”Sara s’interessa della mia collezione e anche lei mi aiuta, come i miei amici del resto, a trovarne qualcuna. Anzi, dopo un po’ che eravamo fidanzati andammo a casa sua e mi disse di aprire un baule dove sicuramente c’erano delle maglie dell’Ascoli…trovai quattro maglie anni ’70 e ’80, dei modelli rari indossate con la Roma e con l’Inter, Cocif ed Ennerre. Spettacolo vero!”

(Le quattro maglie che Sara ha regalato a Fabio)

“Collezionare mi trasmette una sensazione unica” ci confessa Fabio, “avere certi pezzi storici in casa che ti fanno compagnia tutte le sere, è veramente bello. Le guardo, le ammiro, mi fermo in contemplazione”.

Fabio prima di salutare ci lascia un consiglio: Chi si vuole avvicinare al collezionismo non si deve far prendere dalla smania di avere le maglie e spendere tanti soldi senza senso. Le maglie arrivano quando meno te lo aspetti e anche a prezzi bassi…”

Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli. Grazie Fabio.

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