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La Penna degli Altri

25 gennaio 2003 – 15 anni fa Como-Roma e l’esordio di Daniele De Rossi in campionato

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Il 25 gennaio 2003, sul “neutro” del Garilli di Piacenza, va in scena Como-Roma. La compagine giallorossa risulta però essere “brutta” e senza cattiveria alcuna. Una stagione, sino a questo momento, caratterizzata dalla mancanza di continuità di risultati e prestazioni. In tale gara sono fatali poco più di dieci minuti, minuti in cui la contesa si chiude: al ’35 espulsione di Dellas, al ’37 il vantaggio dei Lariani con Music e al ’46 Carbone castiga la retroguardia giallorossa in contropiede.

Il ritorno negli spogliatoi a fine gara da parte dei giocatori della Roma sembra una camminata verso il patibolo… “…L’unico meno tirato in volto è Daniele De Rossi, centrocampista, classe ’83, all’esordio in campionato. Esce accanto all’amico Ferronetti, al termine di una prova che premia il suo giovane talento” (Cit. la Repubblica, 26 gennaio 2003).

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Mister Capello aveva cominciato a mettere gli occhi su di lui facendogli “assaggiare” la panchina a Firenze nell’Aprile del 2001, sua prima convocazione con i “grandi”. Nel Giugno successivo la Roma si laurea Campione d’Italia e Daniele gioisce e festeggia insieme a tutto il popolo giallorosso. Inizia il ritiro, il ritiro dei Campioni d’Italia. Per lui, romano e romanista che ha festeggiato al Circo Massimo, Kapfenberg è un sogno che si realizza, il sogno di ogni ragazzo. Si mette in mostra con grande impegno e colleziona qualche apparizione nelle amichevoli estive. Deve attendere ancora per poter giocare una partita ufficiale. Arriva il 30 ottobre 2001 e la Roma, già matematicamente qualificata al turno successivo di Champions, affronta all’Olimpico l’Anderlecht. Al 26’ del secondo tempo, in sostituzione di Tomic, entra lui: “Il pubblico vorrebbe vedere in azione l’oggetto misterioso Cufrè, difensore argentino, ma Capello continua a non dargli spazio, concedendo invece questa soddisfazione al ragazzino De Rossi, che trova il modo di toccare un paio di palloni nonostante l’emozione” (Cit. l’Unità, 31 ottobre 2001). Il predestinato De Rossi, figlio d’arte, a differenza degli altri esordisce in Campionato dopo aver già esordito in Champions. Il destino sceglie Como-Roma come partita d’esordio, proprio come il Divino Falcao. Del resto è nato nell’anno di grazia 1983, anno, che insieme al 1942 e al 2001, risulta tra gli anni più belli per i colori di Roma. Tutto il resto è già storia: 432 partite in campionato, 88 nelle coppe europee, 58 partite nelle coppe nazionali, per un totale di 578 presenze in maglia giallorossa e 59 reti all’attivo. A questo si aggiungono 117 partite e 21 reti in nazionale risultando il giocatore della Roma con più presenze e maggior numero di reti in azzurro. Campione del Mondo nel 2006, una Supercoppa Italiana e per due volte vincitore della Coppa Italia sino all’immagine dell’altra sera a Milano, insieme al “Capitano”, ad urlare a squarciagola al gol di El Shaarawy: Figli di Roma, capitani e bandiere….

Il suo grande cruccio? “…quello di poter donare alla Roma una sola carriera”.

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14 novembre 1934, la battaglia di Highbury

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Si gioca a Londra l’amichevole di calcio Italia-Inghilterra, passata alla storia come la “battaglia di Highbury”.

I Maestri inglesi contro i Campioni del Mondo. Pozzo fiuta l’inganno e vorrebbe declinare un invito stuzzicante perchél’intenzione dell’Inghilterra è quella di sconfiggere gli azzurri per privarli idealmente del titolo di Campioni del Mondo. Ma la sfida solletica molto l’ambiente politico. Mussolini in persona si dichiara favorevole alla sfida: bisogna andare a Londra. Batterli o comunque non perdere, e Pozzo non può dire di no.

Le premesse della sfida anticipano l’acre battaglia che si svilupperà sul campo. Gli inglesi preparano tutto per benino e annunciano a sorpresa che l’incontro verrà disputato non a Wembley, stadio maestoso e imperiale, certamente sede degnissima per accogliere l’Italia Campione del Mondo, ma in quella autentica trappola di fango che è il campo dell’Arsenal. E ovviamente viene scelto il mese di novembre, nelle peggiori condizioni atmosferiche possibili, per mettere gli azzurri in difficoltà estreme.

L’Italia scende in campo senza troppi tremorisebbene dopo pochi minuti accada l’imponderabile: il maestoso centromediano Luisito Monti, che detta i tempi della difesa, s’infortuna e i padroni di casa vanno in rete tre volte, al 3′ e al 10′ con Brook, al 12′ con Drake.

Tuttavia nella ripresa l’Italia si trasforma: Meazza segna una doppietta sfiorando ripetutamente, con Guaita e Ferrari, il gol del clamoroso pareggio. Gli oltre 61 mila spettatori di Highbury applaudono i 22 eroi in campo, senza distinzioni di maglia. L’Italia del calcio ha guadagnato il rispetto di tutto il pubblico britannico. I leoni di Highbury escono dalla cronaca di una partita infernale e entrano direttamente nella leggenda del calcio mondiale. Gli inglesi vincono la sfida, ma l’Italia si dimostra una squadra vera.

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Antonio Marcolini, bomber nella storia del Savona ma non solo

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SAVONANEWS.IT (Roberto Vassallo) – L’ex attaccante scomparso nella notte verrà ricordato come uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria degli appassionati: la Serie B con il Bari e i successi con gli Striscioni e la Cairese le pagine più belle di una lunga carriera.

Un triste risveglio ha scosso stamane il mondo del calcio savonese. La notizia della scomparsa di Antonio Marcolini si è infatti rapidamente diffusa in tutta la nostra provincia, lasciando esterrefatti appassionati e addetti ai lavori del “pallone” locale. Il perché è facilmente comprensibile: l’ex attaccante del Savona è uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia degli Striscioni, ma non solo.

Nato a Verona il 24 ottobre del 1950, Marcolini ha esordito nel calcio dei grandi con la maglia biancoblu collezionando qualche presenza in prima squadra tra il 1967 e il 1969. Dopo una stagione al Rapallo, l’affermazione all’ombra della Torretta (in Serie C) che gli vale la chiamata del Bari in Serie B: due stagioni nella serie cadetta con i pugliesi, dopodiché ancora tanta terza serie con un lungo peregrinare fra Grosseto, Alessandria, Pro Vasto e Triestina prima del ritorno al “Bacigalupo” nella stagione 1978-’79, la prima della Serie C2.

Un’annata particolare per gli striscioni, iniziata in piena crisi societaria e raddrizzata con l’avvento di Michele Viano alla presidenza e di Valentino Persenda in panchina: punti fermi di quella rifondazione biancoblu furono l’ex milanista Pierino Prati e proprio Marcolini, capaci di condurre la squadra ad una salvezza da brividi ottenuta solamente all’ultima giornata con il 2-0 rifilato in trasferta al Derthona.

Un’altra salvezza (questa volta più comoda) in Serie C2 nella stagione successiva è invece il preludio al passaggio tra i dilettanti, alla Cairese. Tre stagioni in gialloblu ricche di soddisfazioni: la vittoria del campionato di Prima Categoria ’80-’81 (con l’invidiabile score di 29 presenze e 34 reti) e della Promozione ’81-’82, a cui si aggiunge una stagione di alto livello in Serie D.

Infine Albenga, Varazze (in versione allenatore giocatore) e Carcarese seguite dall’esperienza come tecnico alla guida del Quiliano. Poi spazio al figlio Michele, ex calciatore professionista (in serie A con Bari, Atalanta e Chievo Verona) e oggi allenatore (l’ultima esperienza nella passata stagione alla guida dell’Alessandria con cui ha vinto la Coppa Italia di Serie C).

Questa notte il tragico epilogo di una vita vissuta sui campi di calcio, laddove ha saputo lasciare un ricordo che sempre vivrà nella memoria dei tanti che hanno corso al suo fianco o che semplicemente lo hanno visto giocare.

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Correva l’anno 1930: Stabile arrivava al Genoa

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GENOACFC.IT – Lo chiamavano ‘El Filtrador’ per l’abilità a incunearsi tra i difensori. Usava la fantasia come ago per pungere gli avversari. Le cronache raccontano che quando Guillermo Stabile sbarcò a Ponte dei Mille ci fossero migliaia di tifosi genoani in festa ad attendere il centravanti della nazionale argentina. Il primo capo-cannoniere nella storia dei Campionati del Mondo (8 gol in 4 partite in Uruguay). Era il 14 novembre del 1930. Il presidente di allora, Guido Sanguineti, lo aveva raggiunto a Barcellona, durante il viaggio di nozze, per scortarlo sino a Genova via nave. Due giorni dopo al Ferraris si giocava una partita con il Bologna. ‘El Filtrador’ si presentò con una tripletta. Così. Tanto per gradire. Il primo passo verso l’ingresso nella Hall of Fame del club di calcio più antico in Italia.

Finte e proprietà di palleggio, dribbling e numeri d’autore. Una visione di gioco sopraffina che gli permetteva di vedere oltre i confini altrui. Solo i ripetuti infortuni, tra gambe spezzate e lesioni al ginocchio, frenarono parzialmente la parabola di Guillermo con i colori rossoblù. Una storia che esce dagli anni Trenta perpetuandosi sino ai nostri giorni. I capelli impomatati, lo sguardo fiero. Una famiglia di dieci fratelli di origine italiana. Era nato a Buenos Aires. La città della “Boca” e delle casette che ricordavano la Liguria. Al Genoa iniziò la carriera di allenatore come vice durante il mandato di un altro fuori-concorso come Luigin Burlando. Ancora oggi è l’allenatore che ha vinto il maggior numero di volte (6) la Coppa America. Vanta una serie di conquiste. E oltre un centinaio di panchine con la nazionale argentina.

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