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Il Calcio Racconta

La società giallorossa di Francavilla: gli anni d’oro del Trofeo Anglo-Italiano e la sfida all’Inter in Coppa Italia.

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – In Abruzzo tra Pescara e Chieti nella città di Francavilla al Mare c’è una squadra, il Francavilla, nata nel 1927 dai colori sociali giallorossi che nel suo palmares può vantare la vittoria del Torneo Anglo Italiano nel 1984, la partecipazione per quindici anni consecutivi a campionati professionistici, una semifinale di Coppa Italia di serie C e un traguardo: essere riuscita a giocare contro l’Inter allo Stadio “Giuseppe Meazza” nella stagione 1984-85, una stagione magica per i tifosi abruzzesi guidati dal presidente Emidio Luciani.

Il primo campionato tra i professionisti fu nel 1978-79 in serie C2, dove si piazzò quinta, e nella stagione seguente i calciatori del Francavilla, guidati da mister Nicola Tribuiani, si classificarono secondi e furono promossi in C1 insieme agli altri giallorossi abruzzesi del Giulianova.

francavilla 81

Francavilla 1981

La prima stagione in serie C1 fu ricca di soddisfazioni con una “tranquilla salvezza”: nel mese di marzo 1981 gli abruzzesi insieme a Modena, Civitanovese e Sanremese si apprestavano a partecipare alla decima edizione del torneo Anglo Italiano chiamato in quella stagione, per motivi di sponsorizzazione, Talbot Challenge Cup. La prima partita fu giocata a Hungerford paese di seimila abitanti nella contea del Berkshire il 18 marzo 1981 contro l’Hungerford Town squadra che all’epoca militava in Alliance Premier League. Il match terminò 1-1: al rigore di Farr rispose, sempre su rigore, Giorgio Gambin.

 

Hungerford town

Queste le formazioni:

Hungerford Town: Greenwood, Bailey, Reilly, Turner, Young, McMahon, Farr, Ingram, Farmiole, Scott, Angell.

Francavilla: Di Lello, Di Battista (46 Pezzuli), Spaziani, Arietti, Argenti, Iaconi, Gambini, Viviani (83 Lotorio), Gabriele, Budelacci, Ferrara.

Arbitro: Hedges.

Tre giorni dopo, per la gara valevole per la seconda giornata del torneo, i giallorossi si spostarono alla volta del Galles nella città di Bridgen, dove giocarono contro la squadra del Bridgen Town. Quel 21 marzo arrivò la prima sconfitta allo stadio Brewery Field per 2-1: aprì le danze al 16’ minuto Ferrara ma poi, prima col rigore di Hooper al 40’ e poi l’italo inglese Vassallo, chiusero la partita in favore dei padroni di casa.

 

Queste le formazioni:

Bridgen Town: Wager, Miller, Gillard, Humphries, Evans, Hooper, McInch, Vassalo, Williams, Colwill, J.Davies (75 Derrett). 

Francavilla: Di Lello, Di Battista, Spaziani (59 Pesce), Arienti, Catto, Iaconi, Gambin, Ziviani, Donatelli (53 Pezzuoli), Budelacci, Ferrara.

Arbitro: Bates

Finite le partite in Gran Bretagna i giallorossi furono impegnati in campionato: il 28 marzo 1981 persero per 2-0 contro la Nocerina, mentre il 4 aprile pareggiarono 1-1 contro il Livorno con rete di Manzin al 52’ su rigore. Gare valevoli per la 26° e 27° giornata. Dopo nove giorni, il 15 Aprile, fu la volta delle squadre inglesi. La prima a presentarsi allo stadio Valle Anzuca per la terza giornata fu la squadra dell’Oxford City che rimediò una sonante sconfitta per 5-1: aprì le marcature Franceschelli al 27’, poi Ivo Iaconi al 32’ portò la squadra sul 2-0. Sei minuti dopo Lee per l’Oxford City accorcia le distanze e quattro minuti dopo ancora Piemontese su rigore porta la squadra sul 3-1. Nel secondo tempo prima Miotti e poi Lotorio chiudono la partita sul 5-1.

 

Oxford city

Oxford City

 

Queste le formazioni:

Francavilla: Di Lello, Catto, Marchini, Argetti, Iaconi, Matricciani (60 Miotti), Lotorio, Donatelli (60 Arienti), Franceschelli, Gabriele, Piemontese.

Oxford City: Le Blancq, Stead, Fraser, Adams, Bordell, Allen, Berwick (75 Benjafield), Lee, Haigh, McGrath, Burton.

Arbitro: Mattei

Tre giorni dopo, il 18 Aprile 1981, per la 4° e l’ultima giornata va di scena la sfida tra Francavilla e Pool Town: la gara terminò 1-0 grazie alla rete di Paolo Franceschelli al 62’ minuto.

 

Pool-Town

Pool Town

 

Queste le formazioni:

Francavilla: Di Lello, Catto, Marchini, Arienti (85 Scioletti), Argetti, Lotorio, Donateli (58 Miocchi), Franceschelli, Gabriele, Piemontese.

Poole Town: Jones, Marsh, Yeats, Slater, Watson, Moore, Breaney, Baxter, Thompson, Barber (67 Evanson) Mattews.

Arbitro: Michelotti

Il Francavilla si classificò secondo a 7 punti nel girone Italiano davanti a Sanremese e Civitanovese. Primo si classificò il Modena a 12 punti vincendo tutte le partite. I canarini si aggiudicarono anche il Torneo battendo in finale il 20 maggio 1981 per 4-1 il Poole Town con reti di Vernacchia, Corallo e doppietta di Poli e per gli inglesi autorete di Mazzeni.

Il Francavilla si salvò alla fine della stagione ma poi nella stagione 1981-82 retrocesse. Nella stagione successiva vinse il campionato di serie C2. Il campionato 1983-84 fu un campionato da incorniciare nel vero senso della parola, il migliore campionato della squadra che si classificò terza ad un solo punto dal Taranto, che insieme al Bari conquistò la serie B, e qualificandosi per la Coppa Italia maggiore. Dopo tre anni parteciparono di nuovo al Torneo Anglo Italiano: la forma del torneo era cambiata, si giocavano solo semifinale e finale e le gare si disputavano dal 21 al 23 aprile. Per l’Italia erano stati scelti Teramo e Francavilla per l’Inghilterra il Fisher Athletic e il King’s Lynn. Il 21 aprile 1984 a Francavilla in una combattutissima partita si imposero i giallorossi per 3-2. Gli abruzzesi passarono in vantaggio per due volte con Borsellino e Magistrelli, poi gli inglesi pareggiarono in due minuti, prima con Bayran al 65’ e al 67’ con P. Shinners. A tre minuti dalla fine Salvo Fulvio D’Adderio fa scoppiare lo stadio di Valle Anzuca con un suo gol che vale la qualificazione.

Queste le formazioni:

Francavilla: Spina, Marchini, Schiraraldi, Miranda, Pierleoni (46 D’Adderio), Calcagni, Mastini, Brosellino, Rossi (46 Susi), Budelacci, Magistrelli.

Fisher Athletic: Salin, Sault, Collins, Sharp, R.Shinners, Hodges, Chambers Brown, P. Shinners, Murrock (55 Bayran), Hall (70 Jacobs).

Arbitro: Laricchia

Tre giorni dopo, sempre allo Stadio di Francavilla, si gioca la finale, un vero e proprio derby contro i cugini del Teramo militanti in serie C2. I biancorossi avevano eliminato per 2-1 la squadra del King’s Lynn: la differenza di categoria si fa sentire e con un goal per tempo il Francavilla liquida la pratica grazie alle reti di De Amicis e al rigore di Nobili e si aggiudica la 9° edizione del Torneo Anglo Italiano scrivendo una pagina di storia per l’Abruzzo sportivo.

 

Francavilla 1982.png

Francavilla 1983/84

 

Queste le formazioni:

Finale, Francavilla al Mare, 23 aprile 1984

Francavilla-Teramo 2-0

Francavilla: Lattuada, Peveri, Miranda, Giampietro (71 Gentile), Schiraldi, Calcagni, Mastini, E. De Amicis, Delli Rocili (71 Tonti), Nobili, Susi. All: Leonardi

Teramo: Mancini, Salvatori, Manunza, Monaco, G.De Amicis, Cerri, Del Pelo, Bucciarelli, Tomba (48 Torretta), Bonfante (37 Agosti), Canzanese. All: Rumignani

Arbitro: Bruschini

Finito il campionato, e come sopra citato si è sfiorata la promozione in serie B, il Francavilla grazie al terzo posto raggiunto, conquista il diritto di partecipare alla Coppa Italia edizione 1984-85 e viene inserita nel girone 2 con squadre Blasonate come Spal, Bologna, Avellino, Pisa e Internazionale.

L’esordio il 22 agosto 1982 è in casa contro il Pisa di Gigi Simoni e del Presidente Romeo Anconetani, che vinse il campionato di B, fermato sullo 0-0. Tre giorni dopo sempre in Abruzzo fu la volta dell’Avellino, militante in seria A, che s’impose per 2-1 grazie alle marcature di Spina (autogoal) e Geronimo Barbadillo e per i padroni di casa segnò Nobili.

Inter FrancavillaFu poi la volta della partita ricordata da tutti i tifosi del Francavilla e da tutti gli appassionati di calcio: la Coppa Italia allo stadio Giuseppe Meazza Di Milano contro l’Internazionale il 29 agosto 1984. Una notte di fine estate in cui va in scena la partita valida per la terza giornata del girone 2. Dopo quattro minuti l’inter è già in vantaggio con Spillo Altobelli che al 21’ sigla la seconda rete. Giancarlo Pasinato segna poi la rete del 3-0, ma il Francavilla cerca il goal della bandiera e Alessandro Susi al 76’ lo realizza.

FaceSwapI giallorossi perdono ma tornano a casa consapevoli di aver scritto una pagina di storia del calcio.

Questo il Tabellino:

Inter: Zenga, Bergomi, Baresi, Mandorlini, Collovati, Ferri, Causio (61’ Pasinato), Marini, Altobelli, Brady, Rummenigge (46’ Muraro).  Allenatore: Castagner

Francavilla: Lattuada, Pierleoni (46’ Peveri), Marchini, Bianchi, Mosconi, Borsellino, D’Adderio, Magnini, Rossi (13’ Budelacci), Nobili (64’ Calcagni), Susi.  Allenatore: Leonardi

Arbitro: Baldi di Roma

 

francavilla a San Siro

Il Francavilla al Sa Siro-Meazza

Tre giorni dopo i giallorossi sono in trasferta allo stadio Paolo Mazza e guadagneranno un punto pareggiando con i pari categoria della Spal: aprì le marcature Magnini per gli Estensi e pareggiò Bresciani al 24’. L’ultima giornata, il 9 settembre 1984 il Francavilla perde per 3-2 in casa contro il Bologna neopromosso in serie B: aprì le danze Marrocchino al 2’ per il Bologna, undici minuti dopo raddoppio di Frutti poi Nobili riaprì la partita. Ancora Frutti portò la gara sul 3-1 e al 65’ Magnini portò la partita sul definitivo 2-3.

 

Il Francavilla continuerà a militare in serie C per tutti gli anni ottanta, poi negli anni novanta la retrocessione in serie D, il fallimento e la retrocessione nel Campionato Nazionale Dilettanti. Una squadra che ha scritto belle pagine di storia del calcio Italiano, una bella realtà che merita senza dubbio palcoscenici migliori.

Fonti: Archivio Lancellotti, Corriere dello Sport, Guerin Sportivo, Album Panini varie edizioni. Per le squadre inglesi: http://www.non-leagueclubdirectory.co.uk/, Fabrizio Schmid, Francesco Brasco, Alfredo Corinti, Massimo Penza, Elso Simone Serpentini Storia del calcio Teramano secondo volume (1983-2008)

Classe ’82, tifoso del Vicenza, appassionato di statistica calcistica e collaboratore di vari programmi radiofonici e televisivi oltre a quotidiani. Laureato in Storia e laureando in Demo Etno Antropologia. Nutre amore particolare per gli inni musicali delle squadre di calcio di cui colleziona i vinili. Cultore dei marchi e delle sponsorizzazioni nel mondo del calcio. Vanta citazioni in numerosi libri sulla storia del calcio. Insomma un “folle” appassionato del gioco più bello del mondo.

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24 maggio 1989 Milan – Steaua Bucarest 4-0, la partita perfetta. Il Milan è Campione d’Europa

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Nel 1989 avevo 9 anni ma ricordo perfettamente il racconto entusiasta del papà del mio amico Flavio che fu uno dei fortunati 90.000 presenti al Camp Nou nella sera della prima Coppa dei Campioni del Milan di Berlusconi.

È un Milan che sta raccogliendo quanto seminato da questa nuova proprietà, che a partire dal 1986, era stata capace di rilanciare il club ai vertici del calcio mondiale, con grandi investimenti sulla squadra guidata da Arrigo Sacchi.

Venti anni dopo la vittoria della sua seconda Coppa dei Campioni, il Milan torna a giocare una finale del trofeo più prestigioso d’Europa, con una squadra ricca di campioni tra cui i magnifici tre olandesi Rijkaard, Gullit e Van Basten, oltre che Ancelotti – voluto fortemente dal mister Sacchi – e Donadoni, Baresi e molti altri.

I diavoli rossi giunsero a Barcellona dopo aver affrontato e superato le difficili Real Madrid e Stella Rossa, al cospetto di quasi centomila tifosi provenienti da tutto il mondo, tranne che dalla Romania. Infatti, in quel periodo, la Romania era sotto la dittatura di Ceausescu, il quale impedì la trasferta ai tifosi dello Steaua.

Il Milan si trovò in campo con un impaurito Steaua e subito al 3′ dava la misura della decisione (vana) del giocatori della Steaua. Bumbescu al 6′ entra duro su Van Basten in area ma l’arbitro tedesco Tritschler non concede il rigore. Un minuto, e Stoica stende Donadoni, chiaro segnale di affanno dei rumeni. Al 10′ il primo pericolo per il portiere Lung per colpa di una lunga azione in linea rossonera da sinistra a destra, palla larga a Tassotti e cross, colpo di testa di Van Basten fuori di poco. Tre minuti dopo il guardalinee ferma Gullit in un fuorigioco e Van Basten segna un gol inutile, ma la rete era solo rimandata. Gullit al 16′ salta la difesa e trova Lung in controtempo mandandola palla a rimbalzare contro la traversa con un tocco preciso rifacendosi un minuto dopo quando un assist di Colombo da distanza ravvicinata sfugge a Lung, viene controllata da Van Basten e toccata dentro di piatto destro da Gullit. L’inizio della fine per la Steaua.

Al 27′ Van Basten sigla il 2-0 su azione di Donadoni e affondo di Tassotti, schiacciando la palla nell’angolo basso. Ma ancora più bella, al 38′, la terza rete di Gullit, un tiro potente dopo stop volante su lancio di Donadoni realizzato con una facilità estrema, come si fosse trattato di un allenamento. Pallone sotto la traversa e Lung ko per la terza volta. Il quarto gol rossonero al 1′ della ripresa chiudeva definitivamente il match, Rijkaard va via dalla trequarti campo fra tre avversari, tocco per Van Basten e gol.

Questo gol, il nono in quell’edizione ’88/89 di Coppa Campioni, lo rese capo cannoniere della manifestazione e, nonostante fosse stato inutile ai fini del risultato, vista la tripletta del primo tempo, è tuttora considerato “un gol da mostrare alla scuola calcio”. Van Basten dedicò i suoi gol ai tifosi del Milan e al Presidente Berlusconi, lui adorava loro e loro adoravano lui, nonostante la corte serratissima del suo mentore Cruijff, allora mister del Barcellona.

A conferma di quanto giocarono in maniera perfetta tutti gli undici in campo, arrivarono anche le pagelle da fantascienza sulla Gazzetta: 9 a Van Basten e Gullit; 8,5 a Donadoni; 8 a Tassotti, Maldini, Baresi, Rijkaard, Ancelotti; 7,5 a Colombo e Costacurta.

Carlo Ancelotti, che con il Milan ne vincerà due di Coppe Campioni, dichiarò alla Gazzetta dello Sport che quella finale, anche dopo molti anni, è uno dei ricordi più belli e limpidi della sua carriera: «Ricordo benissimo quel gol di Van Basten, che in avvio di ripresa ci portò sul quattro a zero contro la Steaua, aprendoci di fatto le porte del successo finale». In una cornice di pubblico, fra l’altro, straordinaria: «Fu qualcosa di incredibile – prosegue -, visto che sugli spalti c’erano quasi centomila tifosi, in un’autentica festa collettiva. Uno spettacolo grandioso, ma soprattutto un grandissimo Milan. Van Basten, in quell’azione, fu davvero molto bravo, ma a ben vedere proprio la rete finale fu la conferma evidente della validità e della forza anche sul piano mentale del nostro collettivo»

Una finale perfetta, la partita perfetta.

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18 maggio 1994 – Il Milan sale sul tetto d’Europa

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GLIEROIDELCALCIO.COM – 1994, una stagione trionfale per la compagine rossonera di Fabio Capello. Il Milan, infatti, dopo aver messo in cassaforte lo scudetto, il terzo consecutivo, e aver strapazzato il Monaco in Semifinale si prepara per la finalissima di Atene contro il Barcellona: in palio la Coppa dalle grandi orecchie.

Baresi e Costacurta sono squalificati e Mister Capello è costretto a ridisegnare la difesa; questo fa pendere, almeno sulla carta, l’ago della bilancia verso i catalani, gli spagnoli sono convinti infatti di fare una “passeggiata”. La leggenda narra addirittura che il tecnico Johann Cruijff si sia fatto immortalare mentre bacia la Coppa. Sicuramente le dichiarazioni del tecnico blaugrana nei giorni precedenti la gara non lasciano spazio alle interpretazioni: il Barcellona vincerà l’incontro, il Milan è inferiore. Un errore fatale per chi crede alla scaramanzia.

Il 10 maggio, otto giorni prima della finale i rossoneri raggiungono Firenze per affrontare la Fiorentina appena promossa in serie A dopo un anno di cadetteria; una bella occasione per fare delle prove proprio in difesa. Forse la vittoria viene costruita qui, da dove Capello esce con una convinzione, dopo aver fatto alcune prove: in Grecia ci saranno Galli e Maldini centrali, con Tassotti a destra e Panucci a sinistra.

Il Barcellona è una squadra fortissima, è il “Dream Team” di Stoichkov e Romario, di Zubizarreta, Guardiola e Koeman, che ha vinto la Liga e anche la sua prima Coppa dei Campioni due anni prima contro la Sampdoria a Wembley.

La squadra meneghina e il suo condottiero Don Fabio Capello si presentano concentratissimi e pronti per la grande notte di Atene e sfoderano la partita perfetta: pressing, aggressività, corsa, ripartenze. Il tutto in un meccanismo che si muove alla perfezione.

Per chi ha seguito la partita in Tv ricorderà la splendida telecronaca di Bruno Pizzul che accompagna il Milan verso la vittoria finale. Due gol di Daniele Massaro, nel primo tempo, piegano la vanità degli avversari. Il primo gol parte da Savicevic che si allunga la palla, poi la alza con una classica palombella sulla quale si avventa Massaro e la infila in rete. Il raddoppio è da applausi: circa una quindicina di passaggi con i catalani fermi a guardare, poi un assist di Donadoni e Massaro che spara in fondo al sacco. Finisce la prima frazione di gioco e Capello fa il pompiere invitando tutti alla calma.

A inizio ripresa gli orchestrali continuano a suonare la stessa musica: Dejan Savicevic ruba palla a Nadal e con un incredibile pallonetto di sinistro, da posizione defilata, sorprende Zubizarreta e spegne sul nascere ogni speranza del Barcellona e dei suoi tifosi al seguito. C’è ancora tempo per regalare a Marcel Desailly la possibilità di fissare il risultato sul 4-0 e festeggiare così il suo successo personale di vincere la seconda Coppa dei Campioni consecutiva con due maglie diverse. Il “Dream Team” è scomparso e il Milan è Campione d’Europa. In assenza di Baresi è Tassotti ad alzare al cielo la quinta Coppa dei Campioni della storia rossonera.

Una serata da incorniciare per chi, come noi, ha il calcio nel cuore.

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17 maggio 1989 – Quando il Napoli vinse sotto il cielo di Stoccarda

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Francesco Giovannone) – La bacheca del Napoli, ahimè per i tifosi azzurri, non è molto nutrita, anzi. Tralasciando qualche titolo minore conquistato nel passato, ci troviamo due scudetti, cinque Coppe Italia, due Supercoppe italiane ed unico trofeo internazionale, una Coppa UEFA vinta nella stagione 1988/89.

A trenta anni esatti da quel 17 maggio 1989, ci appare doveroso regalare un tributo ad una grande club che, proprio quel giorno, vince l’unico, ma prestigiosissimo, trofeo internazionale della sua storia.

La Coppa UEFA, quella che pensiamo, impropriamente, essere l’antenata dell’attuale Europa League è una competizione molto importante in quegli anni, molto di più di quella che oggi, almeno in linea di principio, la rimpiazza.

Alla Coppa UEFA accedono tutte le migliori squadre dei campionati nazionali europei, fatta eccezione per la vincitrice del torneo nazionale, che approda alla gloriosa Coppa dei Campioni. La disputano, quindi, le squadre che si piazzano nei primissimi posti nella stagione precedente e che, magari nella stagione in corso, dominano, addirittura, il torneo nazionale di appartenenza.

In virtù di quanto appena detto, Il cammino del Napoli nella competizione è, come da aspettative, molto impegnativo, al pari di quello che avrebbe condotto ad una finale della Coppa dei Campioni, anzi, quello che porta alla finale di UEFA è anche più estenuante.

Il Napoli quell’anno è una squadra fortissima, che può contare sull’apporto di giocatori come Ferrara, Alemao, De Napoli, Careca, Carnevale e soprattutto sull’apporto del Dio del pallone, sua maestà Diego Armando Maradona. Al timone c’è il burbero, ma preparato allenatore di origini bresciane Ottavio Bianchi, destinato, nonostante la sua figura non esattamente spendibile a livello mediatico, a rimanere per questa, ed atre imprese, nei cuori della gente napoletana.

Al primo turno l’avversario è il modesto, seppur combattivo Paok di Salonicco, al secondo la compagine (all’epoca Germania Est) della Lokomotiv Lipsia. Il Napoli, dopo avere spazzato via greci e tedeschi, trova qualche difficoltà, invece, agli ottavi di finale, contro i francesi del Bordeaux. I partenopei espugnano di misura, all’andata, il campo dei girondini mentre, si accontentano del minimo sforzo in casa: con un pareggio a reti inviolate approdano ai quarti di finale.

Come detto, la Coppa UEFA del tempo assomiglia molto ad una Coppa dei Campioni e non è per niente difficile trovarsi di fronte, come succede al Napoli, una super corazzata come la Juventus. Si incontrano due giganti in un derby italiano molto sentito, per via dell’importanza della posta in palio, e per la storica rivalità tra i due club.

L’andata si gioca al comunale di Torino e per il Napoli finisce male, un brutta, bruttissima sconfitta per due a zero, che nelle competizioni europee, spesso, seppur avendo il retour match da giocare in casa, sa tanto di eliminazione dal torneo. Al ritorno, seppure ci siano poche possibilità nel compimento dell’impresa, il San Paolo ci crede e si veste a festa, il pubblico delle grandissime occasioni lo popola in ogni ordine di posto, per spingere la propria squadra verso le semifinali della Coppa UEFA. Il match inizia alla grande per i padroni di casa, ed al decimo minuto Maradona trasforma un calcio di rigore che spalanca le porte verso la remuntada che si completa al minuto quarantacinque, quando Andrea Carnevale sigla il due a zero, che è anche il risultato con cui terminano i novanta minuti regolamentari.

Tra il Napoli e il raggiungimento delle semifinali si frappongono, quindi, ancora i tempi supplementari, che risultano essere molto equilibrati, e che sembrano destinati a concludersi con lo stesso risultato del match di Torino. Proprio nel momento in cui già si pensa alla lotteria dei rigori, e cresce la paura di vedere sfumare un sogno oramai a portata di mano, irrompe in scena l’eroe inaspettato (oddio lui il vizietto del goal lo ha sempre avuto, però), il precursore di Fabio Grosso, che al minuto ‘119 spezza gli equilibri a favore dei partenopei: Alessandro Renica, di ruolo libero (molti giovani probabilmente chiederanno “ma il libero che razza di ruolo è?” e noi sorrideremo, con retrogusto amaro però). Il celeberrimo “Manca un minuto e siamo sopra” riecheggia, questa volta al San Paolo, con qualche lustro di anticipo rispetto all’originale.

La partita termina così e il Napoli vola in semifinale, dove l’ostacolo da superare per i ragazzi di mister Bianchi è forse ancora più alto del precedente: c’è da duellare col titolatissimo Bayern Monaco, una delle squadre di club più forti e titolate al mondo. L’andata si gioca a Napoli, ed ancora una volta il pubblico del San Paolo fa valere il fattore campo, la partita finisce 2-0, e permette agli azzurri di acquisire una bella dote in vista del ritorno all’Olimpiastadiom di Monaco (anche qui qualche millennial controbatterà: “guarda che lo stadio del Bayern è bellissimo, l’ho visto, e si chiama Allianz Arena”, e noi, anche qui, faremo buon viso a cattivo gioco, e capiremo). Siamo nella tana dei tedeschi che partono subito aggressivi (del resto non hanno molte alternative), si gioca soltanto nella metà campo del Napoli, che viene schiacciato sempre di più, sembra profilarsi una giornata molto complicata per i ragazzi di Ottavio Bianchi ma alla fine non è così, anzi, per ben due volte la corazzata capitanata dal forte difensore Klaus Augenthaler è costretta a rimontare lo svantaggio, propiziato da Maradona e realizzato dal brasiliano Careca, che fa doppietta.

Si schiudono le porte del paradiso, il Napoli è in finale e trova lo Stoccarda, paradossalmente il meno quotato degli avversari fino a quel momento incontrati. È una finale tra matricole, infatti per i tedeschi, così come per il Napoli, si tratta della prima finale in una competizione europea. Una curiosità: tra le file della squadra tedesca, si destreggia un certo Maurizio Gaudino, papà del casertano e mamma del napoletano, tutti trapiantati in Germania. Al suo fianco, in attacco, giostra l’agguerritissimo Jurgen Kllinsmann destinato a diventare in seguito uno dei più forti centroavanti del mondo.

Il cammino dei ragazzi di mister Haan nella competizione è più agevole di quello affrontato dai napoletani, infatti, le prove più ardue sono quella con gli spagnoli della Real Sociedad, e il derby contro i cugini dell’est della Dinamo Dresda (squadra in cui milita un giovane Matthias Sammer, futuro pallone d’oro).

Il prezioso tagliando di ingresso della partita di andata a Napoli

Nel 1989, a differenza di oggi, anche la finale si gioca sulla base del doppio confronto. La partita di andata si disputa e Napoli, e come si può facilmente immaginare lo stadio straborda di tifo, quasi 80.000 persone che sognano il primo trofeo europeo.

Seppure col favore del pronostico il Napoli non parte benissimo, lo Stoccarda si dimostra da subito un osso duro e, a sorpresa, è proprio il “compaesano” Gaudino che apre le marcature al 17′ con un gran tiro da fuori, complice, però, una papera del compianto e grandissimo Giuliano Giuliani. Lo Stoccarda una volta in vantaggio si rintana in difesa e arretra il suo baricentro. Il Napoli cresce e attacca con più convinzione fino al raggiungimento del meritato pareggio di Diego Maradona che arriva su calcio di rigore, ma solo nel secondo tempo (al minuto ’60). Il punteggio di parità va, comunque, benissimo ai tedeschi che cercano di resistere fino alla fine della partita. Quando ormai il punteggio di parità appare acquisito è Antonio Careca, imbeccato da Diego, a fare centro; siamo al minuto ’87 e il Napoli ribalta la partita, è 2-1, e con questo punteggio la squadra di mister Bianchi si presenta al Neckarstadion, la roccaforte dello Stoccarda. I tedeschi hanno tutte le possibilità di poter rimediare alla sconfitta di misura dell’andata, e ci credono anche i quasi 70.000 sugli spalti (ci sono anche un numero imprecisato, ma enorme, di tifosi azzurri). Le speranze di Aughentaler & Co. vengono ridimensionate quando un altro campionissimo azzurro sale in cattedra, Ricardo Rogério de Brito, al secolo Alemao (“il tedesco”, in portoghese, per via dei suoi colori chiari), che realizza il goal del vantaggio al diciottesimo. A rimettere in corsa lo Stoccarda ci pensa, però, il cecchino Klinsmann al minuto ventisette. Servono però appena altri dieci minuti al Napoli, per ipotecare la coppa: ancora un eroe inaspettato fa saltare il banco, parliamo di un giovane Ciro Ferrara che riporta i suoi in vantaggio, la sua gioia ed esultanza passano agli annali. A chiudere il discorso nel secondo tempo (’62) è il solito Careca imbeccato indovinate da chi? Beh si, è chiaro, sempre dal piccoletto con il dieci sulle spalle. Il trofeo è nelle mani degli azzurri, rimane solo il tempo allo Stoccarda di segnare due goal che portano ad un pareggio finale, più importante per l’orgoglio degli uomini di Haan, che per la sostanza.

Si ringrazia Giuseppe Montanino, Presidente dell’Associazione Momenti Azzurri – Museo del Calcio Napoli, per il materiale gentilmente messo a disposizione dei nostri lettori

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