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Il Calcio Racconta

3 marzo 1968 – Derby del Tronto e l’infortunio di Mazzone che ne decreta la fine della carriera (VIDEO IN ESCLUSIVA che documenta la sua uscita dal campo infortunato)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Il Derby, ovunque si giochi, non è mai una partita qualunque. Questa regola è valevole nei cinque continenti e nulla muta se il palcoscenico è uno stadio da 100.000 posti o un campo di periferia. Anzi, spesso, è proprio nelle categorie meno titolate che la rivalità è più accesa. Non cambia l’ansia, l’aspettativa, la paura. Spesso l’attesa consuma e sfinisce i protagonisti, ma anche i tifosi intenti a preparare le coreografie più importanti. E nulla cambia se si tratta di Derby regionali, provinciali o stracittadine. In gioco c’è sempre un predominio che si vuole avere a tutti i costi. Il Derby che volevamo raccontare non è uno di quelli dal nome blasonato e protagonista delle Pay-Tv come “El Clasico” spagnolo o il “Superclasico” argentino. Non è nemmeno l’“Old Firm” scozzese o il “North-West Derby” inglese. È un Derby nostrano, è il Derby del Tronto (o Piceno). Si tratta di una partita dal grande fascino che contrappone l’Ascoli alla Sambenedettese, dove la cultura dell’entroterra si scontra con la cultura del mare, il capoluogo contro chi rivendica una propria autonomia. Una sfida che manca ormai da troppi anni; risale infatti al 1986, in Coppa Italia, l’ultimo incontro… oltre trent’anni fa. In particolare vogliamo raccontare e mostrare delle immagini in esclusiva mai viste prima relative all’incontro tra il Del Duca Ascoli e la Sambenedettese, terminato 1-0 con rete di Gasparini al 39’, di domenica 3 marzo 1968, esattamente cinquanta anni fa. Un Derby in cui il Capitano dei bianconeri Carlo Mazzone s’infortuna gravemente. Un infortunio che per lui significa di fatto la fine della carriera. Tenta di rientrare in campo nella stagione successiva ma è costretto ad abbandonare definitivamente il calcio giocato già nelle prime giornate.

3 marzo 68 glieroidelcalcio.comMa questo 3 marzo del 1968, l’accesissimo Derby con la Sambenedettese, rimane purtroppo indelebile nella mente di Mazzone e nei tanti che ancora portano “Sor Carletto” nel cuore: “Era il 3 marzo 1968 e al Del Duca si giocava Ascoli-Samb. Feci un cosiddetto fallo tattico su Urbana ma a farmi male fu io. Mi ruppi la tibia e capì purtroppo che la mia carriera era finita. Avevo 31 anni, ero sposato con un’ascolana della quale avevo avuto due bambini. Ma ero disoccupato con una famiglia da campare. Fu Costantino Rozzi, al quale devo riconoscenza eterna, a salvarmi” (Cit. Corriere Adriatico, 15 marzo 2017).

Una partita dalle tante curiosità, a partire dai due allenatori: per l’Ascoli Dino da Costa e per la Sambenedettese Alberto Eliani. Il campione italo brasiliano chiuse ad Ascoli la sua carriera di giocatore iniziando quella di allenatore, dopo la sua splendida e nota carriera. Eliani invece aveva giocato in A con la Fiorentina e la Roma e vantava anche due presenze in Nazionale. Il suo esordio Azzurro è datato 4 aprile 1948 a Parigi in una amichevole con la Francia vinta per 3-1, e in quella partita Eliani era uno dei tre calciatori che non facevano parte del blocco del Grande Torino. Un paio d’anni dopo sarebbe diventato l’allenatore della Del Duca, ma quando Rozzi decise di sostituirlo lo fece proprio con Mazzone.

Nelle file dell’Ascoli c’è, tra gli altri, Giorgio Mariani, il quale vinse l’anno successivo, anche se con una sola presenza, lo storico scudetto con la Fiorentina. Successivamente giocò in serie A con Verona, Napoli, Inter e Cesena e in B con Palermo e Varese.

Nella Sambenedettese troviamo l’attaccante Giovanni Urban, con cui si scontrò Mazzone nell’infortunio, proveniente dalla Juventus dove però non fece nessuna presenza durante il campionato dello Scudetto. Successivamente giocò in B col Perugia e in A con Cesena e Genoa. Sempre tra i Rossoblù troviamo l’altro attaccante, Nicola Traini, giocatore che ancora oggi detiene il record di marcature in Serie A con la maglia della Ternana (6), oltre a presenze in B con Perugia, Como, Avellino e la stessa Samb. Tra i pali della “Samba” fa “bella mostra” il portiere Roberto Tancredi che passò la stagione successiva alla Juventus che lo aveva lanciato nelle giovanili, e dove fu schierato nei successivi due campionati come titolare battendo la concorrenza di portieri quali Anzolin e Sarti. Insomma un grande partita e grandi protagonisti del calcio italiano di quegli anni.

Queste le formazioni in campo agli ordini dell’Arbitro Pontini di Ferrara

Del Duca Ascoli: Maestri, Guzzo, Capelli, Mazzone, Pierbattista, Scichilone, Gasparini, Beccaccioli, Palma, Mariani, De Mecenas.

All.: Da Costa.

Sambenedettese: Tancredi, Frigeri, Marchini, Romani, Beni, Bonfada, Traini, Peronace, Olivieri, Capacchi, Urban.

All.: Eliani.

Il filmato che vi proponiamo in esclusiva è un documento unico, girato in “Super 8”. Un video che porta con se la semplicità e l’amore con cui è stato girato. È carico di passione verso un calcio che non c’è più. Una banda che effettua il giro di campo, composta da persone in abiti civili ma con sulle spalle un mantello bianconero. Le squadre che salgono le scale che dagli spogliatoi portano all’erba del campo. I capitani, Mazzone per l’Ascoli e Beni per la Samb, a guidare le due compagini verso il centro del campo. Dietro i giocatori che si scaldano saltando e correndo. Poi lo stadio pieno in una panoramica frenetica e i palloncini che volano verso il cielo, verso la libertà ho sempre creduto io da bambino. Poi tutti schierati, arbitri compresi, e il calcio d’inizio alla contesa sul campo. Da questo momento non si parla più di niente. Si soffre e si tifa. Tante azioni e gol mancati, immagini piene di poesia. Persino un’azione impostata da Mazzone stesso al limite della sua area e palla verso il centrocampo ad un compagno. Poi l’infortunio di Mazzone e le immagini di quando esce dal campo, sofferente, sorretto dai massaggiatori che lo portano fuori dal rettangolo verde. Immagini forti, dure: un calciatore che a trentuno anni capisce che ha finito con il calcio. Il video prosegue, con fascino immutato, sino all’esultanza dei giocatori bianconeri che esultano e festeggiano con il loro allenatore Dino Da Costa.

Mazzone non venne accolto benissimo al suo arrivo ad Ascoli e, come da sua ammissione, era convinto di andar via alla fine della sua prima stagione. Ad Ascoli è rimasto a viverci per sempre, e con il capitano di quella partita della Samb ancora oggi di tanto in tanto s’incontrano ricordando le vecchie battaglie.

Il calcio è un gioco solo per chi non lo conosce bene. Per gli altri è una vita piena di poesia.

Si ringraziano:

–          Vincenzo Castelli, proprietario del video, per averlo voluto condividere con tutti i lettori de GliEroidelCalcio.com

–          Andrea Ferretti, Direttore Responsabile di Cronachepicene.it, per la preziosa collaborazione

–          Mario Allevi, senza di lui e la sua “Super 8” oggi non avremmo nulla di ciò che invece abbiamo visto. Grazie Mario, ovunque tu sia.

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Fiorentina – Milan, storie di ex … in pillole

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GLIEROIELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Anche Fiorentina-Milan è un viaggio nel tempo che tocca ogni settore del campo. Enrico Albertosi e Giovanni Galli rimettono in gioco per Sergio Battistini e Saul Malatrasi. Dopo quattro stagioni rossonere, il ‘Professore’ svedese Gunnar Gren indossò la casacca gigliata per due campionati. Quattro annate con la maglia viola e una con quella del Diavolo per Romeo Menti: a Campo di Marte fu compagno di squadra anche di Carlo Piccardi, il quale vestì per la prima volta i colori milanisti proprio in una partita a Firenze. In rossonero venne allenato da Giuseppe Bigogno, ex giocatore ed ex tecnico della Viola. A Milanello Malatrasi ritrovò Kurt Hamrin, due stagioni e tre trofei con il Diavolo. Quando nel 1969 il Milan festeggiava la Coppa Campioni, la Fiorentina celebrava lo scudetto: tra i protagonisti di quel tricolore gli ex rossoneri Amarildo e Mario Maraschi. Senza dimenticare Luciano Chiarugi, il quale vestirà la casacca rossonera per quattro stagioni. Centrocampista in viola (anche) Daniele Massaro si trasferiva a Milanello nel 1986 e nel Diavolo diventò centravanti. Ha chiuso la carriera con la Fiorentina Aldo Maldera, il quale realizzò nove reti nel campionato del decimo scudetto rossonero. Roberto Baggio ha vinto uno scudetto con il Milan e sfiorato una Coppa Uefa in maglia viola (nell’ultima stagione a Campo di Marte). Nereo Rocco ha allenato la Viola per un campionato, uno in meno di Nils Liedholm. Da giocatore Giovanni Trapattoni è ricordato come un pilastro del Milan e proprio con il Diavolo ha iniziato la carriera da allenatore; il tecnico dell’ultima Fiorentina sul podio (terza nella stagione 1998-’99). Ha guidato il Diavolo e la Viola anche Gigi Radice, ex calciatore rossonero. Dopo aver conquistato il terzo trofeo (la Coppa Italia) con la maglia gigliata, nel 2001 Manuel Rui Costa si trasferiva al Milan.

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“Per sempre nei nostri cuori”… il Milan ricorda Nereo Rocco

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Il 20 febbraio 1979, dopo una breve malattia, si spegne Nereo Rocco.

Il suo nome è legato in maniera particolare alle sue vittorie e al Milan. Esponente di successo di quel calcio che va a privilegiare la fase difensiva, detto Catenaccio.  Nereo Rocco vince in rossonero due scudetti, tre Coppe Italia, due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Intercontinentale… numeri da capogiro.

E’ il primo allenatore a vincere la Coppa dei Campioni con una squadra italiana nella famosa finale di Wembley contro il Benfica di Eusebio.

Attraverso il suo account Twitter, il Milan ha voluto ricordare il Paron nella ricorrenza  della sua scomparsa: “Sotto la sua guida abbiamo fatto risplendere i colori rossoneri in Europa e nel Mondo: Nereo Rocco per sempre nei nostri cuori “.

 

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Mondiali Uruguay 1930: l’ottimismo degli organizzatori, date, indennizzi e spese

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ci si prepara ai mondiali del 1930 in Uruguay, i primi mondiali della storia, gli unici senza qualificazioni: tutti i paesi affiliati FIFA ricevono l’invito. Altissimo il livello di interesse da parte dei paesi americani, mentre gli europei disertarono la competizione per motivi inerenti distanza e costi della traversata oltreoceano.  A tal proposito risulta quindi coerente, e certamente interessante, questo trafiletto comparso sulla Gazzetta dello Sport del 28 Febbraio 1930, qualche mese prima dell’inizio della competizione mondiale, con la quale si riportano le comunicazioni dell’associazione uruguaiana che cerca di sottolineare lo sforzo del paese organizzatore e al tempo stesso sollecitare le singole federazioni… leggiamolo insieme:   “Montevideo 18 notte – Il Comitato Esecutivo per il Campionato mondiale di Calcio ritiene che le informazioni le quali lasciano credere che un buon numero di federazioni europee non parteciperà al Campionato, siano per lo meno premature. Il Campionato si effettuerà dal 13 al 27 luglio.La finale d’Europa si disputerà il 20 luglio. (Qui si ritiene ci sia un errore sulla finale che deve essere mondiale e non europea e la data che deve essere 30 e non 20)L’Associazione uruguaiana farà pervenire alle Federazioni partecipanti, oltre ai biglietti ferroviari dal luogo di riunione dei giuocatori fino al porto di imbarco, i biglietti di prima classe per i vapori che saranno scelti tra quelli di lusso. Per sopperire alle spese di soggiorno in Montevideo, l’Associazione Uruguaiana consegnerà ad ogni federazione un indennizzo giornaliero di 75 dollari mentre durante il viaggio ad ogni giocatore sarà corrisposto un indennizzo di mezzo dollaro al giorno per le piccole spese. L’Associazione assume a suo carico tutte le spese di trasporto delle équipes dagli alberghi al campo di giuoco. L’Associazione si assume pure le spese di rimpatrio delle federazioni”. Nonostante ciò le nazionali europee che si presentano alla competizione saranno solo quattro, Belgio, Jugoslavia, Francia e Romania. Il 30 luglio l’Uruguay ha la meglio sull’Argentina per 4-2 e si laurea Campione del Mondo.

Gazzetta dello Sport del 28 Febbraio 1930

 

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