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Il Calcio Racconta

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Seconda parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello – Dario Canali – Mattia Zucchiatti) – La Società Ginnastica e Scherma Fortitudo fu una gloriosa polisportiva romana legata agli ambienti del clero capitolino con la sede a Piazza Adriana, alle spalle di Castel Sant’Angelo in un’area donata da Papa Pio X. Dal 1908 il settore giovanile della sezione calcio della società di Rione Borgo ha dato lustro al football capitolino sfornando decine di talenti capaci in futuro di imporsi a livello nazionale. A vestire la maglia rossa bordata di blu in omaggio alla Roma papalina furono tra i tanti Attilio Ferraris IV, Mario De Micheli e Mario Forlivesi che iniziò a calcare il Campo Madonna del Riposo sin da giovanissimo all’età di 16 anni quando la Roma decise di prelevarlo per impiegarlo nella squadra ‘ragazzi’ del club giallorosso. Sotto la guida di Guido Masetti, nell’inedita veste di portiere della prima squadra e allenatore delle giovanili, il 16enne romano muoverà i primi passi nel panorama calcistico iniziando a farsi apprezzare dagli addetti ai lavori.

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L’esordio del giovane Forlivesi sulle colonne di un importante quotidiano sportivo come il Corriere dello Sport risale alla prima partita giocata il 6 dicembre del 1943 con la squadra ragazzi. Un netto 6-0 ai danni della ‘Giovanissima’ ha permesso ai giallorossi di balzare subito in testa nella classifica del rispettivo girone del campionato di categoria e a Mario, autore di una doppietta, di comparire per la prima volta nel tabellino dei marcatori. “Al 6’ è Forlivesi – si legge sul Corriere dello Sport – che con magnifica azione personale si porta il pallone in area e batte il portiere della Giovanissima”. Ma il giovane bomber non è sazio: “Al 24’ è ancora Forlivesi che segna. Difficile dare un giudizio ai giocatori della Roma, ma di questi si può dire che Forlivesi ha dimostrato un’ottima impostazione di gioco ed uno spunto personale in grado di essere alquanto redditizio in partite più impegnative”. Bisogna aspettare solo sette giorni per assistere al bis di Forlivesi che apre le danze contro il ‘Vincere’, club dall’interessante settore giovanile guidato da Nieddu. “I giallorossi rompono il ghiaccio al 21’ del primo tempo con Forlivesi – si legge sul ‘ Corriere dello Sport’ – che non aveva difficoltà a calciare in rete un bel tiro del compagno Romani”. Ma non è finita qui: “L’attacco faceva brillare di giusta luce le buone doti di Romani e Forlivesi, un ragazzo questo che mette nel suo gioco una passione senza fine e degna di particolare considerazione”.

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“Mariuccio”, come spesso veniva chiamato

 

Una passione, quella sottolineata dalla penna dei cronisti romani, che darà i suoi frutti anche una settimana dopo in occasione della terza giornata del girone A. La Roma ragazzi di Masetti chiamata all’impegno contro il Rapid, si sbarazza degli avversari con protagonista, neanche a dirlo, ancora Forlivesi autore di una tripletta in un netto successo per 5-0. Giunta a punteggio pieno e a reti inviolate, la quarta giornata presenta la prima insidia per i ragazzi di Masetti che però riescono a tenere testa alla Lazio, capolista dell’altro girone, continuando una striscia di successi che non fa che confermare il monopolio di giallorossi e biancocelesti nel calcio romano. Di 3-0 il parziale con cui Forlivesi e compagni riescono ad avere la meglio dei bianco verdi dell’Alba grazie ai gol di Cianti (doppietta) e proprio Mario che mantiene saldamente la testa della classifica marcatori per poi mantenerla anche nella giornata successiva, che sarà l’ultima della sua carriera nel settore giovanile. La prima squadra, complice la squalifica di Amedeo Amadei, reo secondo l’accusa di aver dato un calcio al guardialinee, è in procinto di chiamare in pianta stabile il giovane che prima però ha il compito di aiutare i suoi compagni a superare l’ostacolo Montedoro. La Roma ragazzi vince per 3-0 e Mario realizza il gol del congedo: “Al 2’ Forlivesi ricevuto un bel passaggio da Romani, sgusciava tra i terzini, resisteva alla carica e batteva il portiere con un tiro diagonale”.

Lucchese, Juventus e Foggia. Furono queste le tre squadre scelte da tre grandi bandiere della Roma come Amedeo Amadei, Bruno Conti e Francesco Totti per firmare il primo gol con la maglia della Roma. La prima vittima del nostro protagonista invece fu l’Avia nel corso di una partita del 15 gennaio 1944 vissuta sotto un clima di pessimismo dalla tifoseria giallorossa a causa della conferma del ritiro della tessera ad Amedeo Amadei, squalificato a vita. “Oggi e domani, seri ostacoli sul cammino delle due capolista del campionato romano di calcio: la Lazio per la forza dell’avversario, la Roma perché menomata”, si legge sul Corriere dello Sport che presenta la partita tra Avia e Roma sottolineando la “differenza netta di classe” tra le due compagini e l’interesse dell’incontro accentuato dalle “novità nelle file delle due squadre”. E’ l’esordio dei giovani, la grande occasione per i protagonisti della squadra ‘Ragazzi’ di imporsi in prima squadra e questa chance sarà sfruttata proprio da Forlivesi, autore del primo gol (la partita finì 2-0) che ne assicurerà un posto in prima squadra e un interesse sempre più insistente della stampa romana. La Roma inizia il nuovo corso legittimando il primato in classifica e si appresta ad iniziare la fuga ai danni della Lazio fermata sul pareggio dal Tirrenia. “Gli uomini di Degni – scrive il ‘Corriere’ – hanno la prerogativa della giovinezza che se ha come svantaggio l’inesperienza, ha d’altra parte quei vantaggi che nei giovani sono doti comuni e che sono rappresentati da un’unica assommante qualifica: foga”. E la foga certo non mancava a Mario che dieci giorni dopo sarà capace di attrarre su di sé gli occhi e le aspettative della tifoseria nella sfida casalinga contro l’Alba. Aspettative per nulla disattese con una doppietta nel successo per 5-2. “Non conoscevo Forlivesi – esordisce Ennio Mantella sulle colonne del ‘Corriere dello Sport’ – il giovanissimo nuovo centravanti della Roma, se non perché ogni tanto me ne parlava un mio assiduo spettatore di partite ragazzi.

– Un futuro “asso”

– Lo credo

– Anzi è già un “asso”

– Bè adesso esageri

Non conoscevo Forlivesi: lo avevo visto una volta, quanto a me, su in tribuna che assisteva ad una partita di calcio.  

-Il futuro “asso”?

S’era messo a ridere col riso schietto del ragazzo diciassettenne, fresco e colorito. Ma l’ho visto giocare ieri allo stadio nella partita contro l’Alba. Durante la partita gli ho dato un consiglio: ‘Non perdere tempo a rigirarti col pallone ai piedi: appena in area di rigore, tira subito’. Ha detto sì e poi ha sorriso”.

Timidezza e spontaneità fanno da cornice ad un talento fuori dal comune che si ripeterà il 13 febbraio dello stesso anno.

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Roma – Vigili del Fuoco 2-0: Forlivesi alle “prese” con il portiere avversario Francalancia

La Roma batte per 2-0 la Vigili del Fuoco: Borsetti apre le marcature e Forlivesi le chiude con un facile appoggio della sfera nella porta sguarnita. “Il campionato romano ha lanciato diversi giovani che si stanno comportando in modo egregio – si legge sempre sulle colonne del quotidiano romano – Sono giovani che altrimenti avrebbero tardato molto prima di farsi luce e che invece oggi possono competere con i più esperti. Il più giovane di tutti lo ha messo in linea la Roma: si tratta di Forlivesi, centravanti che ha sostituito Amadei e che è passato di colpo dai ragazzi in prima squadra. Alto, snello, agile e oggi tra i migliori”. Ma non c’è vita facile per Mario alle prese con l’esperienza e la durezza degli anziani difensori romani. “Forlivesi ha avuto un collaudo severo contro un sestetto massiccio. Ne è uscito bene come gioco anche se fisicamente è terminato malconcio”, scrive Giorgio Cesaroni confermando il nonnismo delle retroguardie difensive nei confronti dei giovanissimo attaccanti per poi sottolineare “il bel gol e le belle azioni personali che hanno dimostrato una grinta che forse non si credeva nel suo repertorio”.

Dopo tre vittorie consecutive, arriva un inaspettato stop per la Roma che viene fermata sull’1-1 dalla Juventus, squadra in bianco nero e ispirata all’omonima di Torino. Nella partita che segna il ritorno tra i pali di Guido Masetti, non basta il gol del veterano Krieziu ai giallorossi per avere la meglio degli avversari. Forlivesi, sotto tono e schierato fuori ruolo, non riesce ad imporsi e come si legge sul Corriere dello Sport “è finito anche lui per ricadere nella mediocrità dei compagni di squadra”. L’occasione per riacciuffare la testa del girone la Roma la sfrutta il 19 marzo del 1944 quando per ovviare ad una inagibilità dello Stadio Nazionale, i giallorossi sono costretti a giocare la gara di campionato contro il Tirrenia tra le mura biancocelesti della Rondinella. In campo “nemico” gli uomini di Masetti battono gli avversari con il risultato di 4-2 grazie alle reti di Jacobini, Borsetti e Cozzolini (doppietta). Con la Lazio impegnata con la Vigili del Fuoco, la Roma si presenta alla Rondinella il 26 marzo 1944 per giocare contro il Trastevere senza molti titolari e con circa metà della squadra prelevata dalla squadra ragazzi. Oltre ai giovanissimi Fusco, Ferioli, Matteini, Cozzolini c’è il nostro Forlivesi che contribuirà al risultato finale di 7-1 con una tripletta che gli vale gli elogi sui giornali che sottolineeranno l’immutato stile che caratterizza la squadra di Masetti nonostante l’assenza dei veterani. “Questa Roma con una tradizione sulle spalle, con quel suo gioco che non fa grinze, che ti manda in solluchero i sostenitori proprio nei momenti che ci si sta per mettere le mani nei capelli, che innesta giocatori, li cambia, li rimette, li sostituisce senza alterare lo stile che rimane limpido. Mancano gli assi titolari? E come niente fosse dalla sua squadra ragazzi prende Forlivesi, giovinetto studentello diciassettenne, occhi vivaci, colorito biancorosso come mela novembrina, sorriso aperto e schietto come se avesse commesso qualche monelleria e lo innesta in prima squadra.

Sei emozionato?

Ci guardò come se avessimo detto un’eresia. E fu franco nella risposta:

E perché? Non ce ne dovrebbe essere ragione.

Gli si notarono pregi e difetti: un bel palleggio, un bel tiro, un bel gioco di testa. Forlivesi, si scrisse allora, può anche essere il nostro futuro asso. Purché, aggiunsero i soliti pantofolai, non si monti la testa. Balle: cosa volete che si monti la testa. E noi lo esaltammo, sino al punto da farci chiedere a noi stessi se non stessimo esagerando”.

Ma il dibattito sulla convenienza per il calcio italiano di utilizzare o meno i prodotti del calcio giovanile non è figlio solo del nuovo secolo. All’indomani della travolgente vittoria della Roma ai danni dei trasteverini, il Littoriale pone l’accento sull’esempio della Roma e su come “lo squadrone giallorosso che in partenza ha in programma il successo finale, che ha una folla enorme di sostenitori dalle pretese piene, che deve tenere intatta la tradizione della Roma che tutti conoscono e ammirano” sia riuscita nell’impresa di integrare numerosissimi ragazzi del settore giovanile combinando esperienza e gioventù riuscendo a “lasciare intatto il rendimento”. E l’esempio lampante è Mario Forlivesi: “Però, amici, domenica la folla già lo chiamava per nome: “Mario, Mario”. Buon segno. Confidenza derivata dalla considerazione che il ragazzo giocava sul serio bene. E quando si gioca a quel modo, il calcio romano è sicuro di avere un nuovo asso. Purché, si capisce, non si creda già d’esserlo e perché lo si alleni bene. Forlivesi ha la classe dell’autentico centravanti che gioca per la squadra. Gioca per tutti i compagni di linea con una chiarissima visione del momento. Tratta la palla alla brava senza perdersi in inutili funambolismi. Non perde un attimo di tempo: e se gli conviene fa da sé quello che altri non potrebbero, in quel momento, fare. E’ centravanti pratico, spiccio, sicuro: ha eleganza nei movimenti, ha palleggio fitto, ha elasticità, è sicuro. I suoi diciassette anni forse qualche volta gli consiglierebbero di prendere la via del ghiribizzo: ma si vede che sa dominarsi, e rifiuta i gingilli e le merlettature. Di modo che il suo gioco appare solido, sodo, deciso e realistico”. Poi la conclusione: “Perciò s’è detto che il calcio romano avrà domani un nuovo asso visto che di robustezza fisica, grazie a Dio, può anche far sfoggio”.

Con i ritmi del calcio moderno è impensabile che un calciatore possa giocare due partite in due giorni, non era lo stesso negli anni ’40 quando molti calciatori delle squadre ragazzi erano impegnati nel settore giovanile e in prima squadra. Tra questi Forlivesi che tra il 1 e il 2 aprile 1944 fu costretto ad un autentico tour de force al servizio dei colori giallorossi. Il 1 aprile un suo magnifico gol al termine di una travolgente azione personale apre le marcature nella partita delle finali ragazzi tra Roma e Alba poi terminata 3-0, il giorno dopo salta la partita della prima squadra contro l’Elettronica (5-0 il risultato finale in sua assenza) per partire dall’inizio contro la Lazio nella partitissima delle finali ragazzi. Qui le due stelle delle due compagini romane, Rega e Forlivesi, danno vita ad un duello personale tra amici e avversari che vedrà il primo, a scapito di tutti i pronostici, emergere aiutando i biancocelesti alla vittoria finale per 1-0 con un gol di Rosi che condanna la Roma. Decisivo secondo il Littoriale aver fermato Forlivesi: “E’ il pericolo più grande per la Lazio. Fermato lui era logico che il quintetto romanista perdesse in pericolosità”. Ma come sono riusciti i biancocelesti a fermare il promettente attaccante in rampa di lancio? “Si noti come i laziali – si legge sul Littoriale – hanno bloccato il centravanti giallorosso, che ha avuto per l’intero corso dell’incontro, tre avversari alle costole”.

Una triplice marcatura ad uomo che non si ripeterà il 23 aprile quando la Roma viene bloccata sull’1-1 dalla Mater con Forlivesi, reintegrato in prima squadra, autore dell’unico gol dei giallorossi. Complice il ritorno in pianta stabile di Amadei avvenuto grazie al comunicato numero 12 del Comitato provinciale del Coni (F. Grassetti, M. Izzi, G. Pescatore, AS Roma, la grande storia, Newton Editori, 2014) e successiva amnistia. Così non c’è traccia di Mario nelle ultime partite giocate contro Lazio (0-0), Avia (6-1), Alba (6-2) e Vigili del fuoco (4-2) e il giovane attaccante non prenderà nemmeno parte al torneo a quattro che vide la Roma trionfare in finale sul Tirrenia. Con la fine della stagione, i giornali sportivi della Capitale tracciano un bilancio della stagione e dei protagonisti: Mario Forlivesi è inevitabilmente al centro dell’attenzione della stampa. Forse troppo, al punto da spingere un lettore a chiedere minor risonanza mediatica per il giovane attaccante: “Siamo stanchi di leggere i soliti nomi: Forlivesi, Rega II, Romani, Cerroni…Possibile che non ci siano altri giovani meritevoli di citazione”. Non si è fatta attendere la replica del quotidiano: “Ma sì ce ne sono meritevoli di citazione, ma questi sono stati nettamente superati dai soliti ed è giusto che noi parliamo dei migliori”.

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Amichevole Roma – Napoli (2-2) 7 ottobre 1944: L’On. Baldassarre, Commissario della Roma, offre al Commissario del Napoli una Coppa. Riconoscibili i giocatori Krieziu, Forlivesi e Jacobini

Così il 15 agosto c’è spazio per un articolo dal titolo ‘Forlivesi il più bravo dei centravanti’: “Il centravanti è senza dubbio il ruolo su cui si appuntano curiosi e appassionati gli occhi dei tifosi di una squadra. In lui scorgono, chissà perché, il deus ex machina della compagine, lo sfondatore e il realizzatore […] Forse per questo tutti a Roma identificano le due squadre ragazzi di Lazio e Roma in Rega II e Forlivesi che conducono i rispettivi quintetti d’attacco. Sono senza dubbio i migliori di tutti anche se non in senso assoluto, come molti critici vorrebbero, anche perché alle loro spalle c’è un’evidente povertà tecnica che più volte ha raggiunto un grigiore completo. Fra i due, il romanista è nettamente superiore. Egli, che ha goduto anche di una breve ondata di popolarità nella divisione nazionale approfittando della squalifica di Amadei, ha notevoli doti per poter in futuro emergere forse anche in campo nazionale. Giocatore dal fisico poderoso e dall’ottimo scatto, dal bel gioco di testa, da un accorto gioco di distribuzione, dal tiro preciso e potente, ha però due difetti basilari. Primo, mania di strafare, il che molte volte lo porta a giocarsi la palla da solo, invece che passarla al compagno più piazzato, in una inutile corsa alla rete; secondo, la sua innata pesantezza di movimenti che in ultimo stava toccando la goffaggine. Se aggiungiamo a questi difetti una certa elementarità nell’impostazione dei temi d’attacco e una certa tendenza ad aggiustarsi troppo il pallone sotto la rete avversaria ci accorgiamo di trovarsi di fronte ad un giocatore promettente sì ma non davvero di fronte ad un giovanissimo astro. (…) Perciò che Forlivesi curi, in questa momento di impostazione e di sviluppo, sopra ogni cosa la preparazione atletica. Si rechi nei periodi di riposo in qualche pista romana e cominci a saltare e a praticare quella che in gergo sportivo si chiama atletica leggera per attenuare quella certa pesantezza che minaccia di aumentare sempre di più”.

 Il 3 settembre la stagione della Roma riparte con l’amichevole contro la Juventus Roma (4-1 per i giallorossi) e Forlivesi viene provato nell’attacco titolare: “La linea di punta ha bisogno di affiatamento per essere all’altezza del trio di punta che dovrebbe essere composto, stando alle prestazioni di domenica, da Krieziu, Forlivesi e Schiavetti”. Un test più probante per la preparazione della Roma ha luogo il 14 settembre 1944 con l’amichevole contro il Napoli al Vomero vinta dai giallorossi per 2-1 con le reti di Forlivesi e Krieziu. “Forlivesi, non ha ancora diciotto anni, ma è il nuovo asso della Roma: è abile ed esperto”, si legge sul Corriere dello Sport in merito alla gara. Tuttavia, nonostante le ottime premesse nel precampionato Mario non troverà spazio in prima squadra nelle prime gare ufficiali del 1945. Dopo alcune parentesi tra i ‘ragazzi’ però, con la complicità dell’infortunio muscolare di Amadei, Mario riuscirà a giocare la sua ultima partita ufficiale con la Roma l’11 marzo 1945 con tanto di gol: “Il primo gol si aveva al 12’ quando su tiro teso di Urilli, la palla sbatteva contro il palo e rotolava lungo la linea della porta sin che Forlivesi irrompendo di slancio le dava il colpo di grazia”. Il Trastevere è stata l’ultima vittima di Forlivesi: “Il gioco fresco e rapido di Forlivesi riuscirà a fare da toccasana ai mali che affliggono l’attacco della Roma?”, si legge sul Corriere dello Sport alla vigilia del match. E ancora: “Forlivesi si è rimesso ultimamente da una bronchite che l’ha tenuto a letto per parecchi giorni. Ma il ragazzo è bene allenato e gode la piena fiducia dei dirigenti della Roma che vedono così risolto il problema che più li angustiava, data la forzata assenza di Amadei”.

Si ringraziano le famiglie Forlivesi/Iovine/Odorisio per la collaborazione e per le foto messe a nostra disposizione.

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Prima parte

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Terza ed ultima parte

Il 29 Marzo p.v. la terza e ultima puntata, ma prima un documento unico…grazie all’Avv. Gabriele Pescatore

Collezione Gabriele pescatore 1Collezione Gabriele pescatore 2

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Tanta è la stima in Mario che la stampa si chiede: “Amadei o Forlivesi?”

 

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Maggio ’44: Mariuccio infortunato è una notizia

 

quotidiano 5quotidiano 4quotidiano 1

 

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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19 giugno 1919, nasce la Salernitana

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GLIEROIDELCALCIO.COM – 19 giugno 1919, in Corso Umberto I n. 67 Matteo Schiavone, ex calciatore e dirigente del Foot-Ball Club Campania, insieme ad altri soci, costituisce l’Unione Sportiva Salernitana, società polisportiva. Primo presidente è Adalgiso Onesti e la prima divisa della squadra di calcio è una maglia a strisce verticali bianche e celesti. Il primo logo della società fu una corona con l’acronimo societario “U.S.S.”. Tra le attività del club la corsa, il nuoto, il ciclismo l’atletica, il canottaggio, il pugilato la lotta e poi il calcio. Quest’ultimo veniva praticato inizialmente in campi non regolamentari come quello in Piazza dei Martiri e quello di Piazza del Vecchio Mercato in attesa delle necessarie migliorie al campo di Piazza d’Armi.

Nel 1920 partecipò al suo primo campionato nel torneo di Promozione del Comitato Regionale Campano. Inserita nel girone B esordì nel match in trasferta contro lo Stabia, vinto per 1-0 con gol di Aliberti al 75′. La Salernitana vinse 6 gare su 6, concludendo al primo posto del girone e venne ammessa nel campionato di Prima Categoria della Campania.

Tante le iniziative per ricordare la fatidica data, quella dove tutto ebbe inizio…un programma ricco, che coinvolgerà decine e decine di personaggi che hanno fatto la storia del cavalluccio marino.

Il programma:

Mercoledì 19 giugno, ore 18.00, Cattedrale di Salerno: Messa di commemorazione per calciatori e tifosi scomparsi
Mercoledì 19 giugno, ore 19.19, Partenza dallo Stadio Vestuti: Corteo
Mercoledì 19 giugno, ore 20.45, Piazza della Concordia: Festa del Centenario
Giovedì 20 giugno, ore 18.00, Spiaggia di Santa Teresa: Torneo vecchie glorie

13-23 giugno, Parco dell’Irno – Fornace Ex Salid: Mostra Ufficiale Salernitana 100.

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“Il numero 1” – Giovanni De Prà

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Pubblichiamo, come preannunciato (vedi intervista con l’autore qui), il secondo estratto del libro “Il numero 1 – Storia e aneddoti dei grandi portieri del XX secolo” di Leonardo Colapietro, edito da “Porto Seguro”. In questa occasione, di concerto con l’autore, abbiamo scelto per voi la storia di Giovanni De Prà, una esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio.

Ringraziamo ancora l’autore e la casa editrice per averci dato questa possibilità.

Buona lettura.

Il Team de Gli Eroi del Calcio.com

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GIOVANNI DE PRA’

«Sportivo di schietta tempra ligure tenne sempre vivi l’onesto agonismo e l’alto valore morale dello sport, esaltandoli, nel gioco del calcio, in vittorie prestigiose, affermazione ed esempio, non solo in Italia, di una nobile passione sportiva vissuta in purezza e con sacrificio» (premio ‘La fronda d’oro 1972). Italia-Spagna a Milano, è il 1924. Al ventesimo del primo tempo il portiere della nazionale italiana si frattura un braccio in uno scontro di gioco. Ancora non esistevano le sostituzioni. Il portiere decide eroicamente di proseguire la partita col braccio fasciato fino al novantesimo, parando il parabile e anche qualcosa in più. Finì 0-0. Questo per spiegare quale tipo di portiere fosse Giovanni De Prà come atleta e come uomo. Calcio d’altri tempi, uomini d’altri tempi. Mischie furibonde, parate a mani nude. Per fare il portiere serviva, oltre alle doti tecniche, tanto coraggio e un pizzico di follia. Per quel gesto gli fu consegnata, in seguito a una sottoscrizione del Guerin Sportivo, una medaglia d’oro, a memoria perenne. Nato a Genova, vestì nella sua carriera solo la maglia della squadra della sua città rifiutando le offerte principesche della Juventus che lo voleva acquistare in tutti i modi e scegliendo così di rimanere dilettante a vita. Si presentò nella sede della squadra torinese, ringraziando e spiegando che era genoano e non avrebbe militato in altre squadre che non fosse quella. Nel 1926 il fascismo aveva approvato la Carta di Viareggio che divideva i calciatori in dilettanti e non dilettanti. I primi non potevano essere trasferiti. De Prà non vuole lasciare Genova per nessun motivo e sceglie di rimanere dilettante. Giovanni inizia a tuffarsi da piccolo nel giardino di casa parando palloni di stracci. Lo aspetta, appena ne avesse avuto l’età, il lavoro in cantiere col padre, veneziano fuggito dal Regno Austro-ungarico e dal colera due anni prima della sua nascita, l’anno del primo campionato di calcio italiano vinto proprio dal Genoa nel 1898. La sua carriera inizia nelle file della Spes, nel ’17. In una amichevole con la nazionale italiana para tutto e di più. In tribuna c’è l’allenatore William Garbutt, uno degli storici mister del Genoa C.F.C. che viene letteralmente folgorato dal talento di quel giovane portiere e lo fa acquistare immediatamente. Nel 1922-23 e 1923-24 De Prà vinse due scudetti. Il primo dei due titoli giunse al termine di una serie di trentatré partite consecutive senza sconfitte, un record che rimase tale per lunghissimo tempo. Con la maglia azzurra, vestita per diciannove volte, conquistò la medaglia di bronzo alle olimpiadi di Amsterdam del 1928. Celebre la sua rivalità con l’altro portiere fenomeno del suo tempo, Giampiero Combi. Nel 1929 viene premiato come miglior portiere internazionale assieme allo spagnolo Zamora, componendo una delle più forti difese dell’ante guerra: De Prà-Bellini-De Vecchi. Raccontava come avesse imparato l’arte del piazzamento sui calci piazzati dal mitico portiere del Liverpool, Scott: «Un giorno, arrivò a Marassi con alcuni chilometri di nastri e in una ventina di minuti li sistema nell’area di rigore, stendendoli dalla porta in diverse direzioni e fissandoli a terra con picchetti. Pareva d’essere a carnevale e invece si trattava di una lezione elementare e universitaria a un tempo. Quel giorno compresi tante cose, e soprattutto l’arte del piazzamento». In tutta la sua carriera mai una ammonizione o una espulsione. Dopo aver attaccato le scarpe al chiodo fece il dirigente della sua squadra per molti anni e fino alla sua scomparsa, anche per il Panathlon Club (ex Azzurri d’Italia). Nel 1979, pochi mesi dopo la sua morte, su sua disposizione, la medaglia di bronzo conquistata alle Olimpiadi di Amsterdam fu interrata sotto la sua porta, allo stadio Marassi. «Avevo una presa d’acciaio dovuta alla ginnastica», raccontava fiero il portiere azzurro che osò sfidare il Duce. Di ritorno da vero eroe nazionale dalle Olimpiadi di Amsterdam del 1928, De Prà non solo fu l’unico degli azzurri che non mostrò il braccio destro teso al passaggio di Benito Mussolini, ma rifiutò anche di indossare l’alta uniforme. Una “prodezza” che il Duce non gli perdonò. Niente bronzo per De Prà. Una punizione alla quale, molti anni dopo, pose fine Artemio Franchi con una medaglia personalizzata. De Prà accettò, ma a una condizione, che dopo la sua morte voglio venisse sotterrata, sotto la Nord di Marassi. Con i lavori di Italia ’90 il campo venne stravolto e la medaglia sparita forse per sempre. A gran voce i suoi concittadini vollero che gli fosse intitolata la strada che corre tra il torrente e lo stadio di Genova. Per ricordare le sue gesta gli è stata dedicata una biografia, C’è anche una società di calcio giovanile, la ASD Valerio Bacigalupo, fondata nel 1950 in suo ricordo, fallita nel 1999 e risorta poco dopo”.

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15 giugno 1974 – L’Italia, l’Haiti e Chinaglia

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Quarantacinque anni fa, il 15 giugno 1974, iniziava per l’Italia il mondiale tedesco. Il girone, oltre all’Italia, si compone di Polonia, Argentina e Haiti. Ed è proprio contro la compagine caraibica, alla sua prima partecipazione alla fase finale di un mondiale, che inizia l’avventura, un match che non sembra possa regalare particolari sorprese.

“… l’Italia era un complesso standardizzato, stanco nelle idee, senza iniziativa, a pezzi, con uomini abituati a giocare lentamente e con sistemi superati: del calcio totale, del collettivo, del gioco olandese, nessuno aveva un’idea chiara” (Cit. La Nazionale Italiana, m’litograph edizioni Firenze – 1978). Questo lo si scriverà dopo…in realtà l’Italia di Valcareggi è composta da alcuni che avevano vinto l’Europeo del ’68, arrivati in finale del mondiale messicano del ’70, e poi c’era stata la vittoria a Wembley firmata Fabio Capello di qualche mese prima. Insomma in realtà si spera di fare davvero una bella figura.

Rivera e Mazzola non “staffettano” più, ora coesistono, e in attacco c’è Giorgio Chinaglia, fresco campione d’Italia con la Lazio. Una difesa di ferro composta da giocatori del calibro di Burgnich, Facchetti, Benetti e un Dino Zoff imbattuto da 12 partite. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per far bene.

All’Olympiastadion di Monaco di Baviera quindi, agli ordini del venezuelano Llobregat, inizia la gara con l’Haiti. Il primo tempo vede i caraibici eregere un muro; 0-0 e tutti negli spogliatoi. Certo, qualcuno avrà rivisto l’ombra della Corea…

Nella ripresa il fattaccio, l’Haiti passa in vantaggio: Vorbe la passa in profondità a Sanon che s’incunea nella difesa azzurra e da posizione defilata infila Zoff e la sua imbattibilità. Quella che era l’ombra della Corea ora è qualcosa di più…

L’Italia esce dal torpore e, per fortuna, Rivera riesce a pareggiare al 53′. Poi sarà un autogol su conclusione di Benetti a regalarci il vantaggio al 66′.

Valcareggi vuole qualcosa di diverso e Chinaglia, dopo una gara non buona e qualche errore di troppo, viene richiamato per far posto a Anastasi. Giorgione non la prende benissimo, tutt’altro. Rientra direttamente verso gli spogliatoi e, in diretta Mondovisione, manda “affanc…” Valcareggi. Un gesto eloquente, ripetuto con la mano ad accompagnare il labiale per ben tre volte.

Anastasi entra e segna un gran gol per il 3-1 definitivo. Gli azzurri escono vittoriosi, ma mettono in mostra una grande debolezza sia tecnica, sia atletica.

“Chinaglia ha fatto in pieno il suo dovere. Non ha affatto fallito la prova. È stato sostituito perché Anastasi ha altre caratteristiche e in quel momento c’era bisogno di un giocatore guizzante come lo juventino in quella difesa stretta”, dirà a fine partita Valcareggi.

Il dopo partita è pesante per parecchie ore. Poi sembra che la pace venga fatta, ma è solo una smorfia da fare in pubblico. La frattura rimane.

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