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Il Calcio Racconta

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Seconda parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello – Dario Canali – Mattia Zucchiatti) – La Società Ginnastica e Scherma Fortitudo fu una gloriosa polisportiva romana legata agli ambienti del clero capitolino con la sede a Piazza Adriana, alle spalle di Castel Sant’Angelo in un’area donata da Papa Pio X. Dal 1908 il settore giovanile della sezione calcio della società di Rione Borgo ha dato lustro al football capitolino sfornando decine di talenti capaci in futuro di imporsi a livello nazionale. A vestire la maglia rossa bordata di blu in omaggio alla Roma papalina furono tra i tanti Attilio Ferraris IV, Mario De Micheli e Mario Forlivesi che iniziò a calcare il Campo Madonna del Riposo sin da giovanissimo all’età di 16 anni quando la Roma decise di prelevarlo per impiegarlo nella squadra ‘ragazzi’ del club giallorosso. Sotto la guida di Guido Masetti, nell’inedita veste di portiere della prima squadra e allenatore delle giovanili, il 16enne romano muoverà i primi passi nel panorama calcistico iniziando a farsi apprezzare dagli addetti ai lavori.

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L’esordio del giovane Forlivesi sulle colonne di un importante quotidiano sportivo come il Corriere dello Sport risale alla prima partita giocata il 6 dicembre del 1943 con la squadra ragazzi. Un netto 6-0 ai danni della ‘Giovanissima’ ha permesso ai giallorossi di balzare subito in testa nella classifica del rispettivo girone del campionato di categoria e a Mario, autore di una doppietta, di comparire per la prima volta nel tabellino dei marcatori. “Al 6’ è Forlivesi – si legge sul Corriere dello Sport – che con magnifica azione personale si porta il pallone in area e batte il portiere della Giovanissima”. Ma il giovane bomber non è sazio: “Al 24’ è ancora Forlivesi che segna. Difficile dare un giudizio ai giocatori della Roma, ma di questi si può dire che Forlivesi ha dimostrato un’ottima impostazione di gioco ed uno spunto personale in grado di essere alquanto redditizio in partite più impegnative”. Bisogna aspettare solo sette giorni per assistere al bis di Forlivesi che apre le danze contro il ‘Vincere’, club dall’interessante settore giovanile guidato da Nieddu. “I giallorossi rompono il ghiaccio al 21’ del primo tempo con Forlivesi – si legge sul ‘ Corriere dello Sport’ – che non aveva difficoltà a calciare in rete un bel tiro del compagno Romani”. Ma non è finita qui: “L’attacco faceva brillare di giusta luce le buone doti di Romani e Forlivesi, un ragazzo questo che mette nel suo gioco una passione senza fine e degna di particolare considerazione”.

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“Mariuccio”, come spesso veniva chiamato

 

Una passione, quella sottolineata dalla penna dei cronisti romani, che darà i suoi frutti anche una settimana dopo in occasione della terza giornata del girone A. La Roma ragazzi di Masetti chiamata all’impegno contro il Rapid, si sbarazza degli avversari con protagonista, neanche a dirlo, ancora Forlivesi autore di una tripletta in un netto successo per 5-0. Giunta a punteggio pieno e a reti inviolate, la quarta giornata presenta la prima insidia per i ragazzi di Masetti che però riescono a tenere testa alla Lazio, capolista dell’altro girone, continuando una striscia di successi che non fa che confermare il monopolio di giallorossi e biancocelesti nel calcio romano. Di 3-0 il parziale con cui Forlivesi e compagni riescono ad avere la meglio dei bianco verdi dell’Alba grazie ai gol di Cianti (doppietta) e proprio Mario che mantiene saldamente la testa della classifica marcatori per poi mantenerla anche nella giornata successiva, che sarà l’ultima della sua carriera nel settore giovanile. La prima squadra, complice la squalifica di Amedeo Amadei, reo secondo l’accusa di aver dato un calcio al guardialinee, è in procinto di chiamare in pianta stabile il giovane che prima però ha il compito di aiutare i suoi compagni a superare l’ostacolo Montedoro. La Roma ragazzi vince per 3-0 e Mario realizza il gol del congedo: “Al 2’ Forlivesi ricevuto un bel passaggio da Romani, sgusciava tra i terzini, resisteva alla carica e batteva il portiere con un tiro diagonale”.

Lucchese, Juventus e Foggia. Furono queste le tre squadre scelte da tre grandi bandiere della Roma come Amedeo Amadei, Bruno Conti e Francesco Totti per firmare il primo gol con la maglia della Roma. La prima vittima del nostro protagonista invece fu l’Avia nel corso di una partita del 15 gennaio 1944 vissuta sotto un clima di pessimismo dalla tifoseria giallorossa a causa della conferma del ritiro della tessera ad Amedeo Amadei, squalificato a vita. “Oggi e domani, seri ostacoli sul cammino delle due capolista del campionato romano di calcio: la Lazio per la forza dell’avversario, la Roma perché menomata”, si legge sul Corriere dello Sport che presenta la partita tra Avia e Roma sottolineando la “differenza netta di classe” tra le due compagini e l’interesse dell’incontro accentuato dalle “novità nelle file delle due squadre”. E’ l’esordio dei giovani, la grande occasione per i protagonisti della squadra ‘Ragazzi’ di imporsi in prima squadra e questa chance sarà sfruttata proprio da Forlivesi, autore del primo gol (la partita finì 2-0) che ne assicurerà un posto in prima squadra e un interesse sempre più insistente della stampa romana. La Roma inizia il nuovo corso legittimando il primato in classifica e si appresta ad iniziare la fuga ai danni della Lazio fermata sul pareggio dal Tirrenia. “Gli uomini di Degni – scrive il ‘Corriere’ – hanno la prerogativa della giovinezza che se ha come svantaggio l’inesperienza, ha d’altra parte quei vantaggi che nei giovani sono doti comuni e che sono rappresentati da un’unica assommante qualifica: foga”. E la foga certo non mancava a Mario che dieci giorni dopo sarà capace di attrarre su di sé gli occhi e le aspettative della tifoseria nella sfida casalinga contro l’Alba. Aspettative per nulla disattese con una doppietta nel successo per 5-2. “Non conoscevo Forlivesi – esordisce Ennio Mantella sulle colonne del ‘Corriere dello Sport’ – il giovanissimo nuovo centravanti della Roma, se non perché ogni tanto me ne parlava un mio assiduo spettatore di partite ragazzi.

– Un futuro “asso”

– Lo credo

– Anzi è già un “asso”

– Bè adesso esageri

Non conoscevo Forlivesi: lo avevo visto una volta, quanto a me, su in tribuna che assisteva ad una partita di calcio.  

-Il futuro “asso”?

S’era messo a ridere col riso schietto del ragazzo diciassettenne, fresco e colorito. Ma l’ho visto giocare ieri allo stadio nella partita contro l’Alba. Durante la partita gli ho dato un consiglio: ‘Non perdere tempo a rigirarti col pallone ai piedi: appena in area di rigore, tira subito’. Ha detto sì e poi ha sorriso”.

Timidezza e spontaneità fanno da cornice ad un talento fuori dal comune che si ripeterà il 13 febbraio dello stesso anno.

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Roma – Vigili del Fuoco 2-0: Forlivesi alle “prese” con il portiere avversario Francalancia

La Roma batte per 2-0 la Vigili del Fuoco: Borsetti apre le marcature e Forlivesi le chiude con un facile appoggio della sfera nella porta sguarnita. “Il campionato romano ha lanciato diversi giovani che si stanno comportando in modo egregio – si legge sempre sulle colonne del quotidiano romano – Sono giovani che altrimenti avrebbero tardato molto prima di farsi luce e che invece oggi possono competere con i più esperti. Il più giovane di tutti lo ha messo in linea la Roma: si tratta di Forlivesi, centravanti che ha sostituito Amadei e che è passato di colpo dai ragazzi in prima squadra. Alto, snello, agile e oggi tra i migliori”. Ma non c’è vita facile per Mario alle prese con l’esperienza e la durezza degli anziani difensori romani. “Forlivesi ha avuto un collaudo severo contro un sestetto massiccio. Ne è uscito bene come gioco anche se fisicamente è terminato malconcio”, scrive Giorgio Cesaroni confermando il nonnismo delle retroguardie difensive nei confronti dei giovanissimo attaccanti per poi sottolineare “il bel gol e le belle azioni personali che hanno dimostrato una grinta che forse non si credeva nel suo repertorio”.

Dopo tre vittorie consecutive, arriva un inaspettato stop per la Roma che viene fermata sull’1-1 dalla Juventus, squadra in bianco nero e ispirata all’omonima di Torino. Nella partita che segna il ritorno tra i pali di Guido Masetti, non basta il gol del veterano Krieziu ai giallorossi per avere la meglio degli avversari. Forlivesi, sotto tono e schierato fuori ruolo, non riesce ad imporsi e come si legge sul Corriere dello Sport “è finito anche lui per ricadere nella mediocrità dei compagni di squadra”. L’occasione per riacciuffare la testa del girone la Roma la sfrutta il 19 marzo del 1944 quando per ovviare ad una inagibilità dello Stadio Nazionale, i giallorossi sono costretti a giocare la gara di campionato contro il Tirrenia tra le mura biancocelesti della Rondinella. In campo “nemico” gli uomini di Masetti battono gli avversari con il risultato di 4-2 grazie alle reti di Jacobini, Borsetti e Cozzolini (doppietta). Con la Lazio impegnata con la Vigili del Fuoco, la Roma si presenta alla Rondinella il 26 marzo 1944 per giocare contro il Trastevere senza molti titolari e con circa metà della squadra prelevata dalla squadra ragazzi. Oltre ai giovanissimi Fusco, Ferioli, Matteini, Cozzolini c’è il nostro Forlivesi che contribuirà al risultato finale di 7-1 con una tripletta che gli vale gli elogi sui giornali che sottolineeranno l’immutato stile che caratterizza la squadra di Masetti nonostante l’assenza dei veterani. “Questa Roma con una tradizione sulle spalle, con quel suo gioco che non fa grinze, che ti manda in solluchero i sostenitori proprio nei momenti che ci si sta per mettere le mani nei capelli, che innesta giocatori, li cambia, li rimette, li sostituisce senza alterare lo stile che rimane limpido. Mancano gli assi titolari? E come niente fosse dalla sua squadra ragazzi prende Forlivesi, giovinetto studentello diciassettenne, occhi vivaci, colorito biancorosso come mela novembrina, sorriso aperto e schietto come se avesse commesso qualche monelleria e lo innesta in prima squadra.

Sei emozionato?

Ci guardò come se avessimo detto un’eresia. E fu franco nella risposta:

E perché? Non ce ne dovrebbe essere ragione.

Gli si notarono pregi e difetti: un bel palleggio, un bel tiro, un bel gioco di testa. Forlivesi, si scrisse allora, può anche essere il nostro futuro asso. Purché, aggiunsero i soliti pantofolai, non si monti la testa. Balle: cosa volete che si monti la testa. E noi lo esaltammo, sino al punto da farci chiedere a noi stessi se non stessimo esagerando”.

Ma il dibattito sulla convenienza per il calcio italiano di utilizzare o meno i prodotti del calcio giovanile non è figlio solo del nuovo secolo. All’indomani della travolgente vittoria della Roma ai danni dei trasteverini, il Littoriale pone l’accento sull’esempio della Roma e su come “lo squadrone giallorosso che in partenza ha in programma il successo finale, che ha una folla enorme di sostenitori dalle pretese piene, che deve tenere intatta la tradizione della Roma che tutti conoscono e ammirano” sia riuscita nell’impresa di integrare numerosissimi ragazzi del settore giovanile combinando esperienza e gioventù riuscendo a “lasciare intatto il rendimento”. E l’esempio lampante è Mario Forlivesi: “Però, amici, domenica la folla già lo chiamava per nome: “Mario, Mario”. Buon segno. Confidenza derivata dalla considerazione che il ragazzo giocava sul serio bene. E quando si gioca a quel modo, il calcio romano è sicuro di avere un nuovo asso. Purché, si capisce, non si creda già d’esserlo e perché lo si alleni bene. Forlivesi ha la classe dell’autentico centravanti che gioca per la squadra. Gioca per tutti i compagni di linea con una chiarissima visione del momento. Tratta la palla alla brava senza perdersi in inutili funambolismi. Non perde un attimo di tempo: e se gli conviene fa da sé quello che altri non potrebbero, in quel momento, fare. E’ centravanti pratico, spiccio, sicuro: ha eleganza nei movimenti, ha palleggio fitto, ha elasticità, è sicuro. I suoi diciassette anni forse qualche volta gli consiglierebbero di prendere la via del ghiribizzo: ma si vede che sa dominarsi, e rifiuta i gingilli e le merlettature. Di modo che il suo gioco appare solido, sodo, deciso e realistico”. Poi la conclusione: “Perciò s’è detto che il calcio romano avrà domani un nuovo asso visto che di robustezza fisica, grazie a Dio, può anche far sfoggio”.

Con i ritmi del calcio moderno è impensabile che un calciatore possa giocare due partite in due giorni, non era lo stesso negli anni ’40 quando molti calciatori delle squadre ragazzi erano impegnati nel settore giovanile e in prima squadra. Tra questi Forlivesi che tra il 1 e il 2 aprile 1944 fu costretto ad un autentico tour de force al servizio dei colori giallorossi. Il 1 aprile un suo magnifico gol al termine di una travolgente azione personale apre le marcature nella partita delle finali ragazzi tra Roma e Alba poi terminata 3-0, il giorno dopo salta la partita della prima squadra contro l’Elettronica (5-0 il risultato finale in sua assenza) per partire dall’inizio contro la Lazio nella partitissima delle finali ragazzi. Qui le due stelle delle due compagini romane, Rega e Forlivesi, danno vita ad un duello personale tra amici e avversari che vedrà il primo, a scapito di tutti i pronostici, emergere aiutando i biancocelesti alla vittoria finale per 1-0 con un gol di Rosi che condanna la Roma. Decisivo secondo il Littoriale aver fermato Forlivesi: “E’ il pericolo più grande per la Lazio. Fermato lui era logico che il quintetto romanista perdesse in pericolosità”. Ma come sono riusciti i biancocelesti a fermare il promettente attaccante in rampa di lancio? “Si noti come i laziali – si legge sul Littoriale – hanno bloccato il centravanti giallorosso, che ha avuto per l’intero corso dell’incontro, tre avversari alle costole”.

Una triplice marcatura ad uomo che non si ripeterà il 23 aprile quando la Roma viene bloccata sull’1-1 dalla Mater con Forlivesi, reintegrato in prima squadra, autore dell’unico gol dei giallorossi. Complice il ritorno in pianta stabile di Amadei avvenuto grazie al comunicato numero 12 del Comitato provinciale del Coni (F. Grassetti, M. Izzi, G. Pescatore, AS Roma, la grande storia, Newton Editori, 2014) e successiva amnistia. Così non c’è traccia di Mario nelle ultime partite giocate contro Lazio (0-0), Avia (6-1), Alba (6-2) e Vigili del fuoco (4-2) e il giovane attaccante non prenderà nemmeno parte al torneo a quattro che vide la Roma trionfare in finale sul Tirrenia. Con la fine della stagione, i giornali sportivi della Capitale tracciano un bilancio della stagione e dei protagonisti: Mario Forlivesi è inevitabilmente al centro dell’attenzione della stampa. Forse troppo, al punto da spingere un lettore a chiedere minor risonanza mediatica per il giovane attaccante: “Siamo stanchi di leggere i soliti nomi: Forlivesi, Rega II, Romani, Cerroni…Possibile che non ci siano altri giovani meritevoli di citazione”. Non si è fatta attendere la replica del quotidiano: “Ma sì ce ne sono meritevoli di citazione, ma questi sono stati nettamente superati dai soliti ed è giusto che noi parliamo dei migliori”.

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Amichevole Roma – Napoli (2-2) 7 ottobre 1944: L’On. Baldassarre, Commissario della Roma, offre al Commissario del Napoli una Coppa. Riconoscibili i giocatori Krieziu, Forlivesi e Jacobini

Così il 15 agosto c’è spazio per un articolo dal titolo ‘Forlivesi il più bravo dei centravanti’: “Il centravanti è senza dubbio il ruolo su cui si appuntano curiosi e appassionati gli occhi dei tifosi di una squadra. In lui scorgono, chissà perché, il deus ex machina della compagine, lo sfondatore e il realizzatore […] Forse per questo tutti a Roma identificano le due squadre ragazzi di Lazio e Roma in Rega II e Forlivesi che conducono i rispettivi quintetti d’attacco. Sono senza dubbio i migliori di tutti anche se non in senso assoluto, come molti critici vorrebbero, anche perché alle loro spalle c’è un’evidente povertà tecnica che più volte ha raggiunto un grigiore completo. Fra i due, il romanista è nettamente superiore. Egli, che ha goduto anche di una breve ondata di popolarità nella divisione nazionale approfittando della squalifica di Amadei, ha notevoli doti per poter in futuro emergere forse anche in campo nazionale. Giocatore dal fisico poderoso e dall’ottimo scatto, dal bel gioco di testa, da un accorto gioco di distribuzione, dal tiro preciso e potente, ha però due difetti basilari. Primo, mania di strafare, il che molte volte lo porta a giocarsi la palla da solo, invece che passarla al compagno più piazzato, in una inutile corsa alla rete; secondo, la sua innata pesantezza di movimenti che in ultimo stava toccando la goffaggine. Se aggiungiamo a questi difetti una certa elementarità nell’impostazione dei temi d’attacco e una certa tendenza ad aggiustarsi troppo il pallone sotto la rete avversaria ci accorgiamo di trovarsi di fronte ad un giocatore promettente sì ma non davvero di fronte ad un giovanissimo astro. (…) Perciò che Forlivesi curi, in questa momento di impostazione e di sviluppo, sopra ogni cosa la preparazione atletica. Si rechi nei periodi di riposo in qualche pista romana e cominci a saltare e a praticare quella che in gergo sportivo si chiama atletica leggera per attenuare quella certa pesantezza che minaccia di aumentare sempre di più”.

 Il 3 settembre la stagione della Roma riparte con l’amichevole contro la Juventus Roma (4-1 per i giallorossi) e Forlivesi viene provato nell’attacco titolare: “La linea di punta ha bisogno di affiatamento per essere all’altezza del trio di punta che dovrebbe essere composto, stando alle prestazioni di domenica, da Krieziu, Forlivesi e Schiavetti”. Un test più probante per la preparazione della Roma ha luogo il 14 settembre 1944 con l’amichevole contro il Napoli al Vomero vinta dai giallorossi per 2-1 con le reti di Forlivesi e Krieziu. “Forlivesi, non ha ancora diciotto anni, ma è il nuovo asso della Roma: è abile ed esperto”, si legge sul Corriere dello Sport in merito alla gara. Tuttavia, nonostante le ottime premesse nel precampionato Mario non troverà spazio in prima squadra nelle prime gare ufficiali del 1945. Dopo alcune parentesi tra i ‘ragazzi’ però, con la complicità dell’infortunio muscolare di Amadei, Mario riuscirà a giocare la sua ultima partita ufficiale con la Roma l’11 marzo 1945 con tanto di gol: “Il primo gol si aveva al 12’ quando su tiro teso di Urilli, la palla sbatteva contro il palo e rotolava lungo la linea della porta sin che Forlivesi irrompendo di slancio le dava il colpo di grazia”. Il Trastevere è stata l’ultima vittima di Forlivesi: “Il gioco fresco e rapido di Forlivesi riuscirà a fare da toccasana ai mali che affliggono l’attacco della Roma?”, si legge sul Corriere dello Sport alla vigilia del match. E ancora: “Forlivesi si è rimesso ultimamente da una bronchite che l’ha tenuto a letto per parecchi giorni. Ma il ragazzo è bene allenato e gode la piena fiducia dei dirigenti della Roma che vedono così risolto il problema che più li angustiava, data la forzata assenza di Amadei”.

Si ringraziano le famiglie Forlivesi/Iovine/Odorisio per la collaborazione e per le foto messe a nostra disposizione.

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Prima parte

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Terza ed ultima parte

Il 29 Marzo p.v. la terza e ultima puntata, ma prima un documento unico…grazie all’Avv. Gabriele Pescatore

Collezione Gabriele pescatore 1Collezione Gabriele pescatore 2

quotidiano 3

quotidiano 7

Tanta è la stima in Mario che la stampa si chiede: “Amadei o Forlivesi?”

 

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Maggio ’44: Mariuccio infortunato è una notizia

 

quotidiano 5quotidiano 4quotidiano 1

 

quotidiano 2

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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28 marzo 1965 – L’Inter travolge il Milan (5-2) e si porta ad un punto dai rossoneri

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Luca Negro) – Una bella giornata di sole, quasi calda, quella domenica 28 marzo del 1965. Giornata speciale per Milano. Atmosfera densa di emozioni, come quelle che tradizionalmente accompagnano i derby della Madunina. Il derby ufficiale numero 92, per la precisione. Derby arbitrato dal signor Sbardella di Roma. Il Milan, allenato da Nils Liedholm e con Viani a capo della direzione tecnica, era in testa alla classifica di serie A con tre punti di vantaggio sui nerazzurri campioni d’Europa in carica e con tutta probabilità, in quel preciso momento storico, la squadra più forte del mondo. Era la grande Inter di Helenio Herrera, il “Mago”, che 10 mesi prima, al Prater di Vienna, aveva schiantato il Real Madrid e alzato la sua prima Coppa dei Campioni, dopo un cammino trionfale che l’aveva vista prevalere su ottime squadre come Everton, Monaco, Partizan e Borussia Dortmund. La formazione nerazzurra dopo la clamorosa e inaspettata sconfitta di Foggia del 31 gennaio 1965 per 3-2, non si era più fermata. Aveva iniziato un ciclo di vittorie, spinta dalla rabbia di chi si sentiva ferito nell’orgoglio e doveva dimostrare al mondo intero tutto ciò di cui era capace. Quell’Inter non era un fuoco di paglia ma un vero e proprio incendio che sarebbe divampato in lungo e in largo per il mondo. E quella domenica 28 marzo 1965, il Milan primo in classifica, era l’avversario da battere, perfetto per imporre una supremazia di gioco, cittadina e nazionale, in una corsa inarrestabile verso il nono scudetto. Che l’Inter sembrasse in migliori condizioni atletiche era piuttosto evidente. Più che il calo del Milan, che aveva avuto 7 punti di vantaggio ad un certo punto del campionato, era la crescita costante dei nerazzurri che, in quella vigilia, faceva pendere il pronostico a favore della “Beneamata”. Inoltre, l’asso del Milan, Josè Altafini, era reduce da un lungo e stancante viaggio di ritorno dal Brasile. C’era la sensazione tangibile, nell’aria, che il campionato si sarebbe aperto e che sarebbe stato un testa a testa all’ultimo punto fino alla fine. E fu così che andò. In uno stadio gremito in ogni ordine di posto, davanti al pubblico delle migliori occasioni che ha reso celebre San Siro, la “Scala del calcio”, il Milan nervoso e imballato fu trafitto già dopo cinque minuti da Jair al volo sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La reazione rossonera fu più di pancia, dettata da cattiveria agonistica, scaturita in falli violenti e spesso gratuiti. Le cronache di quei giorni raccontano di un Milan addirittura in confusione e mai apparso tanto nervoso. Dinanzi ai rossoneri si distingueva la calma dell’internazionale, squadra che aveva raggiunto consapevolezza e piena maturazione. Altafini tentò invano di entrare in partita, ma si distinse solo per un brutto intervento da dietro su Suarez, dopo una rincorsa di venti metri. Lo stesso Suarez aveva già subito un paio di entrate dal peruviano Benitez, già richiamato dall’arbitro Sbardella.  Al 17° minuto il furore agonistico del Milan diede i suoi frutti. Cesare Maldini lanciò in fascia Pelagalli, dimenticato dalla retroguardia nerazzurra.  L’assist del terzino rossonero venne raccolto e concretizzato in rete da Amarildo per il momentaneo pari. Al 36° minuto l’episodio che cambiò il match, quando successivamente all’ennesimo scontro di gioco fra Benitez e Suarez, con gioco interrotto dall’arbitro, i due giocatori si affrontarono. Suarez cadde a terra e Sbardella si diresse in direzione del suo assistente di linea che segnalò il calcio di Benitez nei confronti dello spagnolo.  Sbardella decise di cacciare negli spogliatoi anzitempo il peruviano. Milan in inferiorità numerica e in grave affanno a centrocampo ma che riuscì a chiudere il primo tempo sul punteggio di parità. Nella ripresa, Liedholm tentò, arretrando di trenta metri il raggio di azione di Rivera, di arginare le avanzate nerazzurre, ma inutilmente. In meno di dieci minuti, l’Inter sfiorò il gol addirittura sette volte, coi vari Jair, Corso, Mazzola, Domenghini e Suarez, non trovandolo un po’ per imprecisione e un po’ per bravura del portiere Barluzzi, il quale divenne titolare alla sesta giornata a Messina e non lasciò più il suo posto tra i pali al “Kamikaze” Ghezzi.  Per fronteggiare quell’imbarazzante assedio e salvare il salvabile, cioè un punto prezioso che avrebbe permesso di mantenere a debita distanza di classifica i nerazzurri, Liedholm arretrò in mediana anche Altafini lasciando il solo Amarildo avanti. La porta del Milan sembrò di colpo stregata e proprio i rossoneri rischiarono di passare in vantaggio al 60° minuto, quando una splendida punizione di Rivera fu girata in rete da Amarildo costringendo al miracolo Sarti. E poi ancora Amarildo si vide annullare un gol per fuorigioco. Il gol annullato fu una mazzata per il diavolo.

Altafini in affanno e in chiaro debito di ossigeno ne era l’emblema. Il brasiliano fu costretto a rincorrere da marcatore puro, Mario Corso per tutto il campo. Un inedito deciso dall’emergenza.  Il Milan sembrò avere esaurito la buona sorte oltre al fiato e al 68° minuto la supremazia territoriale nerazzurra fu concretizzata da Domenghini con un tagliatissimo diagonale volante, sul filo del fuorigioco, su sponda aerea su cross di Suarez, proprio di Mario Corso, sfuggito ad Altafini. L’Inter in vantaggio dilagò trovando il terzo gol con un Mario Corso inarrestabile ottimamente servito da Bedin al 73°. L’orgoglio milanista dopo due minuti si materializzò in una splendida azione di Mora che trovò pronto Amarildo con un guizzo vincente per il 2-3. Herrera spronò i suoi a non fermarsi, a non perdere la concentrazione. La distrazione lo fece andare su tutte le furie. L’Inter riprese in mano saldamente le redini dell’incontro e lo chiuse definitivamente a dieci minuti dalla fine con un capolavoro di Sandro Mazzola. Servito da Mario Corso, autentico uomo partita, Mazzola puntò la porta, mise a sedere con una finta il capitano rossonero Cesare Maldini, puntò Barluzzi in uscita disperata e lo trafisse per il 4-2. Milan a terra, annichilito, in attesa solo del fischio finale. Un fischio a sancire la fine dell’incubo. Un incubo, forse il peggiore quei dieci minuti finali per i rossoneri. Il diavolo è frastornato dal biscione. All’84° Pelagalli deviò involontariamente con un braccio a fondo campo una conclusione di Domenghini. I nerazzurri reclamarono il rigore ma l’arbitro Sbardella concesse solo calcio d’angolo e proprio sugli sviluppi del calcio piazzato Mazzola trovò la deviazione vincente per il 5-2. Clamoroso. Impronosticabile alla vigilia. Ma i guai per i rossoneri non finirono. Nella peggiore delle domeniche e dinanzi ad una disfatta terribile dal punto di vista psicologico, gli dei del calcio continuarono a mostrarsi ostili ai rossoneri. Così a un paio di minuti dalla fine, Gianni Rivera fu costretto ad abbandonare il campo per uno stiramento, lui che fu costretto dalle dinamiche dell’incontro, a sacrificarsi per la squadra. Milan in nove uomini, in attesa del novantesimo minuto, sottoposto agli “olè” di scherno del pubblico nerazzurro che accompagnava i passaggi dei giocatori dell’Inter nella melina finale. Una melina attesa da tre anni, come sottolineò il capitano Armando Picchi a fine partita. Tre anni, infatti, erano trascorsi dall’ultima vittoria della “Beneamata” nel derby della Madunina. Vi era la consapevolezza della forza di un gruppo che aveva vinto molto più di una stracittadina. Un team che nei sei mesi successivi, avrebbe riempito pagine di storia e sarebbe entrato nella leggenda del calcio mondiale.

Milano 28 Marzo 1965

Inter-Milan 5-2
Inter: Sarti; Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso;

Milan: Barluzzi; Noletti, Pelagalli; Benitez, Maldini, Trapattoni; Mora, Lodetti, Altafini, Rivera, Amarildo;

Arbitro: Sig. Sbardella di Roma
Reti: p.t. Jair 5′ Amarildo 17′  Domenghini 68′ Corso 73′ Amarildo 75′ Mazzola 81′ e 85′

Espulso: Benitez 36’

Ammoniti : Burgnich e Altafini

Spettatori Paganti : 62855 per un incasso di 100.255.000 lire

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25 marzo 1990 – L’ultimo gol di Bruno Conti

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Annata 1989-’90. Quella che vide Roma e Lazio disputare le proprie gare interne allo stadio Flaminio per la ristrutturazione dell’Olimpico. Il 25 marzo si disputava la trentesima giornata e i giallorossi ospitavano il pericolante Verona. La squadra capitolina vinse 5-2 con doppiette di Rudi Voeller e Stefano Desideri. A pochi minuti dal termine a Franco Tancredi subentrò il giovane Ferro Tontini, all’unica presenza nella massima serie: l’unico portiere imbattuto nella storia romanista. Ma quel match verrà ricordato soprattutto per l’ultimo gol di Bruno Conti, il quale aveva aperto le marcature al min.16. In quel campionato ‘Marazico’ toccò il campo ventuno volte. <<Gli devo delle scuse -disse il tecnico della Roma a metà girone di andata- per averlo trascurato nelle prime partite, invece è ancora un campione e merita spazio>>. Era l’unica stagione a Trigoria di Gigi Radice, ricordato con affetto dai tifosi giallorossi per una squadra che nell’impianto di viale Tiziano poteva sentire il calore della sua gente. Una formazione tosta, coriacea che riuscì ad ottenere la qualificazione alla Coppa Uefa. Una Roma che giocava “cor core”.

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25 marzo 1995 – L’esordio in Nazionale di Alex “Pinturicchio” Del Piero

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – A scoprire Alessandro Del Piero è stato Boniperti che, per 2 miliardi e mezzo, lo portò alla Juventus nell’estate 1993, prelevandolo dal Padova insieme a Di Livio. Lanciato in serie A da Trapattoni, si afferma sotto la guida tecnica di Lippi, prima in alternanza a Roberto Baggio e poi, dal 1995, come titolare fisso.

Era il 25 marzo 1995 infatti, quando esordì allo stadio Arechi di Salerno per Italia – Estonia, partita valida per le qualificazioni europee.

È così che inizia l’avventura nella nazionale maggiore per Alex Del Piero, tappa importantissima della sua carriera e della sua vita.

Come per qualsiasi giovane calciatore, vestire la maglia azzurra è il sogno di una vita e in fondo per Del Piero fino a quel momento, anche il maggior traguardo raggiunto. Era un ventenne che non aveva ancora vinto nulla nonostante la Juve in testa alla classifica, ma non ancora favorita per lo scudetto.

Fu Sacchi che decise di rivoluzionare la nazionale facendo debuttare tre giocatori bianconeri: Peruzzi, Ravanelli e Del Piero. Il mister fu molto in portante per la sua formazione anche se, con gli azzurri, il trionfo sarebbe arrivato molto più avanti e sotto la guida di Lippi

Del Piero era ormai abbastanza maturo per giocare una partita così importante ai fini della qualificazione, anche se non facile viste le emozioni e le aspettative.

Completamente dominata dall’Italia, finì 4-1 con marcatori Zola (45’ e 65’), Albertini (58’) e Ravanelli (82’). Con la Nazionale maggiore Del Piero vanta 91 presenze e 27 reti, consacrandolo quarto marcatore di sempre, a pari merito con Roberto Baggio, anche se il primo goal, arriverà il 24 Gennaio 1996, nella partita Italia-Galles (3-0) disputata a Terni.

Del Piero ha disputato tre Mondiali (1998, 2002, 2006) nei quali ha realizzato due reti, e quattro Europei (1996, 2000, 2004, 2008) nei quali ha realizzato una rete.

Secondo la critica sportiva, le sue prestazioni a Francia ’98 e ad Euro 2000 sono considerate deludenti. In quest’ultima competizione infatti, nella partita conclusiva del girone eliminatorio contro la Svezia, realizzò all’88º il gol del definitivo 2-1 e nella finale persa contro la Francia sbagliò due comode occasioni da gol per portare l’Italia sul 2-0.

Fu protagonista di staffette famose con Roberto Baggio e Francesco Totti ai mondiali francesi e in Corea e Giappone. Nel 2006 diventa campione del Mondo e viene convocato per il suo terzo Mondiale. Entrerà a partita in corso nelle prime due partite contro Ghana e Stati Uniti giocando da titolare solo contro l’Australia. Ha poi giocato la parte finale della semifinale contro la Germania, segnando la rete del 2-0 allo scadere del secondo tempo supplementare. Il 12 Luglio 2006, dopo essere entrato a pochi minuti dalla fine nella finale contro la Francia, ha segnato il quarto rigore della serie che hanno fatto vincere all’Italia il quarto mondiale.

Ha disputato il suo ultimo incontro con la maglia azzurra il 10 Settembre 2008, nella gara contro la Georgia valida per le qualificazioni al Mondiale 2010.

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