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Il Calcio Racconta

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Seconda parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello – Dario Canali – Mattia Zucchiatti) – La Società Ginnastica e Scherma Fortitudo fu una gloriosa polisportiva romana legata agli ambienti del clero capitolino con la sede a Piazza Adriana, alle spalle di Castel Sant’Angelo in un’area donata da Papa Pio X. Dal 1908 il settore giovanile della sezione calcio della società di Rione Borgo ha dato lustro al football capitolino sfornando decine di talenti capaci in futuro di imporsi a livello nazionale. A vestire la maglia rossa bordata di blu in omaggio alla Roma papalina furono tra i tanti Attilio Ferraris IV, Mario De Micheli e Mario Forlivesi che iniziò a calcare il Campo Madonna del Riposo sin da giovanissimo all’età di 16 anni quando la Roma decise di prelevarlo per impiegarlo nella squadra ‘ragazzi’ del club giallorosso. Sotto la guida di Guido Masetti, nell’inedita veste di portiere della prima squadra e allenatore delle giovanili, il 16enne romano muoverà i primi passi nel panorama calcistico iniziando a farsi apprezzare dagli addetti ai lavori.

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L’esordio del giovane Forlivesi sulle colonne di un importante quotidiano sportivo come il Corriere dello Sport risale alla prima partita giocata il 6 dicembre del 1943 con la squadra ragazzi. Un netto 6-0 ai danni della ‘Giovanissima’ ha permesso ai giallorossi di balzare subito in testa nella classifica del rispettivo girone del campionato di categoria e a Mario, autore di una doppietta, di comparire per la prima volta nel tabellino dei marcatori. “Al 6’ è Forlivesi – si legge sul Corriere dello Sport – che con magnifica azione personale si porta il pallone in area e batte il portiere della Giovanissima”. Ma il giovane bomber non è sazio: “Al 24’ è ancora Forlivesi che segna. Difficile dare un giudizio ai giocatori della Roma, ma di questi si può dire che Forlivesi ha dimostrato un’ottima impostazione di gioco ed uno spunto personale in grado di essere alquanto redditizio in partite più impegnative”. Bisogna aspettare solo sette giorni per assistere al bis di Forlivesi che apre le danze contro il ‘Vincere’, club dall’interessante settore giovanile guidato da Nieddu. “I giallorossi rompono il ghiaccio al 21’ del primo tempo con Forlivesi – si legge sul ‘ Corriere dello Sport’ – che non aveva difficoltà a calciare in rete un bel tiro del compagno Romani”. Ma non è finita qui: “L’attacco faceva brillare di giusta luce le buone doti di Romani e Forlivesi, un ragazzo questo che mette nel suo gioco una passione senza fine e degna di particolare considerazione”.

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“Mariuccio”, come spesso veniva chiamato

 

Una passione, quella sottolineata dalla penna dei cronisti romani, che darà i suoi frutti anche una settimana dopo in occasione della terza giornata del girone A. La Roma ragazzi di Masetti chiamata all’impegno contro il Rapid, si sbarazza degli avversari con protagonista, neanche a dirlo, ancora Forlivesi autore di una tripletta in un netto successo per 5-0. Giunta a punteggio pieno e a reti inviolate, la quarta giornata presenta la prima insidia per i ragazzi di Masetti che però riescono a tenere testa alla Lazio, capolista dell’altro girone, continuando una striscia di successi che non fa che confermare il monopolio di giallorossi e biancocelesti nel calcio romano. Di 3-0 il parziale con cui Forlivesi e compagni riescono ad avere la meglio dei bianco verdi dell’Alba grazie ai gol di Cianti (doppietta) e proprio Mario che mantiene saldamente la testa della classifica marcatori per poi mantenerla anche nella giornata successiva, che sarà l’ultima della sua carriera nel settore giovanile. La prima squadra, complice la squalifica di Amedeo Amadei, reo secondo l’accusa di aver dato un calcio al guardialinee, è in procinto di chiamare in pianta stabile il giovane che prima però ha il compito di aiutare i suoi compagni a superare l’ostacolo Montedoro. La Roma ragazzi vince per 3-0 e Mario realizza il gol del congedo: “Al 2’ Forlivesi ricevuto un bel passaggio da Romani, sgusciava tra i terzini, resisteva alla carica e batteva il portiere con un tiro diagonale”.

Lucchese, Juventus e Foggia. Furono queste le tre squadre scelte da tre grandi bandiere della Roma come Amedeo Amadei, Bruno Conti e Francesco Totti per firmare il primo gol con la maglia della Roma. La prima vittima del nostro protagonista invece fu l’Avia nel corso di una partita del 15 gennaio 1944 vissuta sotto un clima di pessimismo dalla tifoseria giallorossa a causa della conferma del ritiro della tessera ad Amedeo Amadei, squalificato a vita. “Oggi e domani, seri ostacoli sul cammino delle due capolista del campionato romano di calcio: la Lazio per la forza dell’avversario, la Roma perché menomata”, si legge sul Corriere dello Sport che presenta la partita tra Avia e Roma sottolineando la “differenza netta di classe” tra le due compagini e l’interesse dell’incontro accentuato dalle “novità nelle file delle due squadre”. E’ l’esordio dei giovani, la grande occasione per i protagonisti della squadra ‘Ragazzi’ di imporsi in prima squadra e questa chance sarà sfruttata proprio da Forlivesi, autore del primo gol (la partita finì 2-0) che ne assicurerà un posto in prima squadra e un interesse sempre più insistente della stampa romana. La Roma inizia il nuovo corso legittimando il primato in classifica e si appresta ad iniziare la fuga ai danni della Lazio fermata sul pareggio dal Tirrenia. “Gli uomini di Degni – scrive il ‘Corriere’ – hanno la prerogativa della giovinezza che se ha come svantaggio l’inesperienza, ha d’altra parte quei vantaggi che nei giovani sono doti comuni e che sono rappresentati da un’unica assommante qualifica: foga”. E la foga certo non mancava a Mario che dieci giorni dopo sarà capace di attrarre su di sé gli occhi e le aspettative della tifoseria nella sfida casalinga contro l’Alba. Aspettative per nulla disattese con una doppietta nel successo per 5-2. “Non conoscevo Forlivesi – esordisce Ennio Mantella sulle colonne del ‘Corriere dello Sport’ – il giovanissimo nuovo centravanti della Roma, se non perché ogni tanto me ne parlava un mio assiduo spettatore di partite ragazzi.

– Un futuro “asso”

– Lo credo

– Anzi è già un “asso”

– Bè adesso esageri

Non conoscevo Forlivesi: lo avevo visto una volta, quanto a me, su in tribuna che assisteva ad una partita di calcio.  

-Il futuro “asso”?

S’era messo a ridere col riso schietto del ragazzo diciassettenne, fresco e colorito. Ma l’ho visto giocare ieri allo stadio nella partita contro l’Alba. Durante la partita gli ho dato un consiglio: ‘Non perdere tempo a rigirarti col pallone ai piedi: appena in area di rigore, tira subito’. Ha detto sì e poi ha sorriso”.

Timidezza e spontaneità fanno da cornice ad un talento fuori dal comune che si ripeterà il 13 febbraio dello stesso anno.

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Roma – Vigili del Fuoco 2-0: Forlivesi alle “prese” con il portiere avversario Francalancia

La Roma batte per 2-0 la Vigili del Fuoco: Borsetti apre le marcature e Forlivesi le chiude con un facile appoggio della sfera nella porta sguarnita. “Il campionato romano ha lanciato diversi giovani che si stanno comportando in modo egregio – si legge sempre sulle colonne del quotidiano romano – Sono giovani che altrimenti avrebbero tardato molto prima di farsi luce e che invece oggi possono competere con i più esperti. Il più giovane di tutti lo ha messo in linea la Roma: si tratta di Forlivesi, centravanti che ha sostituito Amadei e che è passato di colpo dai ragazzi in prima squadra. Alto, snello, agile e oggi tra i migliori”. Ma non c’è vita facile per Mario alle prese con l’esperienza e la durezza degli anziani difensori romani. “Forlivesi ha avuto un collaudo severo contro un sestetto massiccio. Ne è uscito bene come gioco anche se fisicamente è terminato malconcio”, scrive Giorgio Cesaroni confermando il nonnismo delle retroguardie difensive nei confronti dei giovanissimo attaccanti per poi sottolineare “il bel gol e le belle azioni personali che hanno dimostrato una grinta che forse non si credeva nel suo repertorio”.

Dopo tre vittorie consecutive, arriva un inaspettato stop per la Roma che viene fermata sull’1-1 dalla Juventus, squadra in bianco nero e ispirata all’omonima di Torino. Nella partita che segna il ritorno tra i pali di Guido Masetti, non basta il gol del veterano Krieziu ai giallorossi per avere la meglio degli avversari. Forlivesi, sotto tono e schierato fuori ruolo, non riesce ad imporsi e come si legge sul Corriere dello Sport “è finito anche lui per ricadere nella mediocrità dei compagni di squadra”. L’occasione per riacciuffare la testa del girone la Roma la sfrutta il 19 marzo del 1944 quando per ovviare ad una inagibilità dello Stadio Nazionale, i giallorossi sono costretti a giocare la gara di campionato contro il Tirrenia tra le mura biancocelesti della Rondinella. In campo “nemico” gli uomini di Masetti battono gli avversari con il risultato di 4-2 grazie alle reti di Jacobini, Borsetti e Cozzolini (doppietta). Con la Lazio impegnata con la Vigili del Fuoco, la Roma si presenta alla Rondinella il 26 marzo 1944 per giocare contro il Trastevere senza molti titolari e con circa metà della squadra prelevata dalla squadra ragazzi. Oltre ai giovanissimi Fusco, Ferioli, Matteini, Cozzolini c’è il nostro Forlivesi che contribuirà al risultato finale di 7-1 con una tripletta che gli vale gli elogi sui giornali che sottolineeranno l’immutato stile che caratterizza la squadra di Masetti nonostante l’assenza dei veterani. “Questa Roma con una tradizione sulle spalle, con quel suo gioco che non fa grinze, che ti manda in solluchero i sostenitori proprio nei momenti che ci si sta per mettere le mani nei capelli, che innesta giocatori, li cambia, li rimette, li sostituisce senza alterare lo stile che rimane limpido. Mancano gli assi titolari? E come niente fosse dalla sua squadra ragazzi prende Forlivesi, giovinetto studentello diciassettenne, occhi vivaci, colorito biancorosso come mela novembrina, sorriso aperto e schietto come se avesse commesso qualche monelleria e lo innesta in prima squadra.

Sei emozionato?

Ci guardò come se avessimo detto un’eresia. E fu franco nella risposta:

E perché? Non ce ne dovrebbe essere ragione.

Gli si notarono pregi e difetti: un bel palleggio, un bel tiro, un bel gioco di testa. Forlivesi, si scrisse allora, può anche essere il nostro futuro asso. Purché, aggiunsero i soliti pantofolai, non si monti la testa. Balle: cosa volete che si monti la testa. E noi lo esaltammo, sino al punto da farci chiedere a noi stessi se non stessimo esagerando”.

Ma il dibattito sulla convenienza per il calcio italiano di utilizzare o meno i prodotti del calcio giovanile non è figlio solo del nuovo secolo. All’indomani della travolgente vittoria della Roma ai danni dei trasteverini, il Littoriale pone l’accento sull’esempio della Roma e su come “lo squadrone giallorosso che in partenza ha in programma il successo finale, che ha una folla enorme di sostenitori dalle pretese piene, che deve tenere intatta la tradizione della Roma che tutti conoscono e ammirano” sia riuscita nell’impresa di integrare numerosissimi ragazzi del settore giovanile combinando esperienza e gioventù riuscendo a “lasciare intatto il rendimento”. E l’esempio lampante è Mario Forlivesi: “Però, amici, domenica la folla già lo chiamava per nome: “Mario, Mario”. Buon segno. Confidenza derivata dalla considerazione che il ragazzo giocava sul serio bene. E quando si gioca a quel modo, il calcio romano è sicuro di avere un nuovo asso. Purché, si capisce, non si creda già d’esserlo e perché lo si alleni bene. Forlivesi ha la classe dell’autentico centravanti che gioca per la squadra. Gioca per tutti i compagni di linea con una chiarissima visione del momento. Tratta la palla alla brava senza perdersi in inutili funambolismi. Non perde un attimo di tempo: e se gli conviene fa da sé quello che altri non potrebbero, in quel momento, fare. E’ centravanti pratico, spiccio, sicuro: ha eleganza nei movimenti, ha palleggio fitto, ha elasticità, è sicuro. I suoi diciassette anni forse qualche volta gli consiglierebbero di prendere la via del ghiribizzo: ma si vede che sa dominarsi, e rifiuta i gingilli e le merlettature. Di modo che il suo gioco appare solido, sodo, deciso e realistico”. Poi la conclusione: “Perciò s’è detto che il calcio romano avrà domani un nuovo asso visto che di robustezza fisica, grazie a Dio, può anche far sfoggio”.

Con i ritmi del calcio moderno è impensabile che un calciatore possa giocare due partite in due giorni, non era lo stesso negli anni ’40 quando molti calciatori delle squadre ragazzi erano impegnati nel settore giovanile e in prima squadra. Tra questi Forlivesi che tra il 1 e il 2 aprile 1944 fu costretto ad un autentico tour de force al servizio dei colori giallorossi. Il 1 aprile un suo magnifico gol al termine di una travolgente azione personale apre le marcature nella partita delle finali ragazzi tra Roma e Alba poi terminata 3-0, il giorno dopo salta la partita della prima squadra contro l’Elettronica (5-0 il risultato finale in sua assenza) per partire dall’inizio contro la Lazio nella partitissima delle finali ragazzi. Qui le due stelle delle due compagini romane, Rega e Forlivesi, danno vita ad un duello personale tra amici e avversari che vedrà il primo, a scapito di tutti i pronostici, emergere aiutando i biancocelesti alla vittoria finale per 1-0 con un gol di Rosi che condanna la Roma. Decisivo secondo il Littoriale aver fermato Forlivesi: “E’ il pericolo più grande per la Lazio. Fermato lui era logico che il quintetto romanista perdesse in pericolosità”. Ma come sono riusciti i biancocelesti a fermare il promettente attaccante in rampa di lancio? “Si noti come i laziali – si legge sul Littoriale – hanno bloccato il centravanti giallorosso, che ha avuto per l’intero corso dell’incontro, tre avversari alle costole”.

Una triplice marcatura ad uomo che non si ripeterà il 23 aprile quando la Roma viene bloccata sull’1-1 dalla Mater con Forlivesi, reintegrato in prima squadra, autore dell’unico gol dei giallorossi. Complice il ritorno in pianta stabile di Amadei avvenuto grazie al comunicato numero 12 del Comitato provinciale del Coni (F. Grassetti, M. Izzi, G. Pescatore, AS Roma, la grande storia, Newton Editori, 2014) e successiva amnistia. Così non c’è traccia di Mario nelle ultime partite giocate contro Lazio (0-0), Avia (6-1), Alba (6-2) e Vigili del fuoco (4-2) e il giovane attaccante non prenderà nemmeno parte al torneo a quattro che vide la Roma trionfare in finale sul Tirrenia. Con la fine della stagione, i giornali sportivi della Capitale tracciano un bilancio della stagione e dei protagonisti: Mario Forlivesi è inevitabilmente al centro dell’attenzione della stampa. Forse troppo, al punto da spingere un lettore a chiedere minor risonanza mediatica per il giovane attaccante: “Siamo stanchi di leggere i soliti nomi: Forlivesi, Rega II, Romani, Cerroni…Possibile che non ci siano altri giovani meritevoli di citazione”. Non si è fatta attendere la replica del quotidiano: “Ma sì ce ne sono meritevoli di citazione, ma questi sono stati nettamente superati dai soliti ed è giusto che noi parliamo dei migliori”.

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Amichevole Roma – Napoli (2-2) 7 ottobre 1944: L’On. Baldassarre, Commissario della Roma, offre al Commissario del Napoli una Coppa. Riconoscibili i giocatori Krieziu, Forlivesi e Jacobini

Così il 15 agosto c’è spazio per un articolo dal titolo ‘Forlivesi il più bravo dei centravanti’: “Il centravanti è senza dubbio il ruolo su cui si appuntano curiosi e appassionati gli occhi dei tifosi di una squadra. In lui scorgono, chissà perché, il deus ex machina della compagine, lo sfondatore e il realizzatore […] Forse per questo tutti a Roma identificano le due squadre ragazzi di Lazio e Roma in Rega II e Forlivesi che conducono i rispettivi quintetti d’attacco. Sono senza dubbio i migliori di tutti anche se non in senso assoluto, come molti critici vorrebbero, anche perché alle loro spalle c’è un’evidente povertà tecnica che più volte ha raggiunto un grigiore completo. Fra i due, il romanista è nettamente superiore. Egli, che ha goduto anche di una breve ondata di popolarità nella divisione nazionale approfittando della squalifica di Amadei, ha notevoli doti per poter in futuro emergere forse anche in campo nazionale. Giocatore dal fisico poderoso e dall’ottimo scatto, dal bel gioco di testa, da un accorto gioco di distribuzione, dal tiro preciso e potente, ha però due difetti basilari. Primo, mania di strafare, il che molte volte lo porta a giocarsi la palla da solo, invece che passarla al compagno più piazzato, in una inutile corsa alla rete; secondo, la sua innata pesantezza di movimenti che in ultimo stava toccando la goffaggine. Se aggiungiamo a questi difetti una certa elementarità nell’impostazione dei temi d’attacco e una certa tendenza ad aggiustarsi troppo il pallone sotto la rete avversaria ci accorgiamo di trovarsi di fronte ad un giocatore promettente sì ma non davvero di fronte ad un giovanissimo astro. (…) Perciò che Forlivesi curi, in questa momento di impostazione e di sviluppo, sopra ogni cosa la preparazione atletica. Si rechi nei periodi di riposo in qualche pista romana e cominci a saltare e a praticare quella che in gergo sportivo si chiama atletica leggera per attenuare quella certa pesantezza che minaccia di aumentare sempre di più”.

 Il 3 settembre la stagione della Roma riparte con l’amichevole contro la Juventus Roma (4-1 per i giallorossi) e Forlivesi viene provato nell’attacco titolare: “La linea di punta ha bisogno di affiatamento per essere all’altezza del trio di punta che dovrebbe essere composto, stando alle prestazioni di domenica, da Krieziu, Forlivesi e Schiavetti”. Un test più probante per la preparazione della Roma ha luogo il 14 settembre 1944 con l’amichevole contro il Napoli al Vomero vinta dai giallorossi per 2-1 con le reti di Forlivesi e Krieziu. “Forlivesi, non ha ancora diciotto anni, ma è il nuovo asso della Roma: è abile ed esperto”, si legge sul Corriere dello Sport in merito alla gara. Tuttavia, nonostante le ottime premesse nel precampionato Mario non troverà spazio in prima squadra nelle prime gare ufficiali del 1945. Dopo alcune parentesi tra i ‘ragazzi’ però, con la complicità dell’infortunio muscolare di Amadei, Mario riuscirà a giocare la sua ultima partita ufficiale con la Roma l’11 marzo 1945 con tanto di gol: “Il primo gol si aveva al 12’ quando su tiro teso di Urilli, la palla sbatteva contro il palo e rotolava lungo la linea della porta sin che Forlivesi irrompendo di slancio le dava il colpo di grazia”. Il Trastevere è stata l’ultima vittima di Forlivesi: “Il gioco fresco e rapido di Forlivesi riuscirà a fare da toccasana ai mali che affliggono l’attacco della Roma?”, si legge sul Corriere dello Sport alla vigilia del match. E ancora: “Forlivesi si è rimesso ultimamente da una bronchite che l’ha tenuto a letto per parecchi giorni. Ma il ragazzo è bene allenato e gode la piena fiducia dei dirigenti della Roma che vedono così risolto il problema che più li angustiava, data la forzata assenza di Amadei”.

Si ringraziano le famiglie Forlivesi/Iovine/Odorisio per la collaborazione e per le foto messe a nostra disposizione.

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Prima parte

“Hai visto Forlivesi?”, storia di un figlio di Roma – Terza ed ultima parte

Il 29 Marzo p.v. la terza e ultima puntata, ma prima un documento unico…grazie all’Avv. Gabriele Pescatore

Collezione Gabriele pescatore 1Collezione Gabriele pescatore 2

quotidiano 3

quotidiano 7

Tanta è la stima in Mario che la stampa si chiede: “Amadei o Forlivesi?”

 

quotidiano 6

Maggio ’44: Mariuccio infortunato è una notizia

 

quotidiano 5quotidiano 4quotidiano 1

 

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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12 febbraio 1997 – Addio a Federico Pisani e Alessandra Midali

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Emozioni e ricordi più che mai vivi perché Chicco e Ale sono sempre qui, in mezzo a noi. Sono trascorsi ventidue anni dalla loro tragica scomparsa. Difficile, impossibile dimenticare. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta ricordano con immutato affetto Federico Pisani e Alessandra Midali. Chicco e Ale saranno per sempre nei nostri cuori…”

Questo il comunicato odierno dell’Atalanta che ricorda Federico e Alessandra prematuramente scomparsi il 12 febbraio 1997.

Chicco, così soprannominato, nasce il 25 luglio 1974 a Castelnuovo Garfagnana e comincia la sua carriera di calciatore con il Margine Coperta, una società satellite dell’Atalanta in provincia di Pistoia. La Dea lo porta a Zingonia per aggregarlo nel settore giovanile e a 17 anni esordisce nella massima serie. Attaccante velocissimo e sfuggente risulta spesso e volentieri decisivo a partita in corso. Nel 1993 vince il torneo di Viareggio con Prandelli e il Campionato Primavera, poi va in prestito al Monza prima di far ritorno di nuovo a Bergamo.

“Uno Speedy Gonzales che saltava gli avversari come uno sciatore supera i pali di uno slalom…” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

Con l’Atalanta conta 64 presenze e 6 gol prima di quella tragica serata e quel triste incidente del 12 febbraio 1997 dove insieme alla fidanzata Alessandra Midali morirà in un incidente stradale sulla sua BMW mentre percorreva l’autostrada Milano-Laghi. Con loro c’erano anche due amici rimasti fortunatamente illesi: si sposeranno e chiameranno i due figli Federico e Alessandra. La domenica successiva all’incidente si gioca Atalanta-Vicenza. La partita termina 4-0, i gol si mescolano alle lacrime dei suoi compagni e di tutti i tifosi presenti. L’Atalanta ha ritirato la sua maglia, la numero 14 e intitolato a lui il campo principale del Centro Sportivo Bortolotti a Zingonia e la curva Nord. Solo un tragico destino ha fermato la sua “serpentina” nei campi di calcio, quella corsa e quel talento promettente.

“Un giocatore veloce come “Pisu” – raccontava spesso Mondonico – serve sempre. Grazie a lui siamo tornati in serie A e ci siamo restati” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

“Abbracciati alla vostra stella… Regalateci la gioia più bella”…

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