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La Penna degli Altri

22 aprile 1973 – 45 anni fa l’esordio di Capitan Di Bartolomei

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LAROMA24.IT (Federico Baranello) – Ci sono nomi che da soli raccontano “la storia”, che identificano e caratterizzano un’epoca. Ci sono nomi che indicano un modo di essere o di interpretare un ruolo. Ci sono nomi che assurgono a icona. Agostino Di Bartolomei è uno di questi. E’ talmente vero che se qualcuno pronuncia il nome “Agostino” il pensiero va a lui, anche se stai parlando di qualcun altro. Se poi si aggiunge “Di Bartolomei” allora ti si apre un mondo. Un mondo che ti parla di un uomo caratterialmente predestinato a portare la fascia sul Cuore prima ancora che sul braccio. Un uomo con in dote l’umiltà, la lealtà, la sportività, la riservatezza, la cultura e il rispetto. Mai banale. Mai!

Quel mondo ti parlerà anche di un calciatore dotato di una tecnica superiore alla media, di una visione di gioco fuori dal comune, di un lancio con il “contagiri” e di un tiro di rara precisione e forza. Una forza che nei calci di punizione e nei rigori trova la sua massima espressione. E sempre quel mondo ti parlerà di come, proprio in occasione dei calci piazzati, la folla intorno a lui accompagna l’esecuzione cantando “Oooh Agostino! Ago-Ago-Ago-Agostino gol!”, in attesa di vedere la rete gonfiarsi. Quel mondo e quella folla potrebbero raccontare di come si deve leggere il gioco in anticipo quando si è un po’ più lenti. Di come il calcio sia un gioco semplice e un gioco di squadra: una giocata non può e non deve essere appariscente a scapito di un passaggio semplice. Una giocata deve essere a favore del compagno meglio piazzato. La cosa migliore da fare è pensare sempre quale sarebbe il bene della squadra. Esiste un “Noi” nel calcio e non un “Io”. Questa è l’essenza del pensiero di “Dibba”.

Sempre quel mondo potrebbe raccontare di come questo ragazzino sia nato, praticamente con il pallone tra i piedi, l’8 aprile del 1955. È il papà Franco a trasmettergli la passione per questo gioco. Dall’oratorio del San Filippo Neri alla Garbatella alle giovanili della Roma il passo è relativamente breve. Fa in tempo anche a rifiutare una proposta del Milan che, alla tenera età di tredici anni, vuole portarlo sotto “la Madunina”. Dalla prima pagina del Corriere dello Sport del 30 Luglio 1969, quando Agostino ha 14 anni: “Potenziato il vivaio giallorosso – Tra questi nomi il futuro Landini (…) nella lunga fila degli acquisti alcuni meritano senza dubbio una citazione. Primo fra tutti Agostino Di Bartolomei (1955), mediano proveniente dal n.a.g.c. omi. Un ragazzo che è già più di una promessa. Mediano moderno, tecnicamente perfetto, è dotato di una grande intelligenza. Di lui, ha detto Herrera si sentirà ben presto parlare”. Il tutto con una foto in primo piano del predestinato Agostino.

Con la Primavera è Campione d’Italia per ben due volte nel 1972/73 e 1973/74, e lui ne è il Capitano; in squadra giocatori del calibro di Bruno Conti, Rocca, Sandreani, Peccenini e Stefano Pellegrini.

Il 22 Aprile del 1973, finalmente, l’esordio in Serie A. Gioca al posto di “Ciccio” Cordova in Inter -Roma (0-0): “Fra i romani, buon esordio di Di Bartolomei” si legge nel sottotitolo dell’articolo dedicato alla partita su “La Stampa” del 24 Aprile 1973, e prosegue “…Il romano diciottenne Di Bartolomei (una scoperta del segretario giallorosso Anastasi) ha fatto un positivo esordio in serie A al posto di Cordova”. Inizia da qui la storia di uno dei Capitani più amati ancora oggi. 

Dopo 11 anni con la maglia capitolina colleziona 308 presenze e 67 gol nelle varie competizioni disputate e vincendo uno storico scudetto oltre a tre coppe Italia contribuendo in maniera determinante a trasformare per sempre la “Rometta” in “Maggica”.

Oggi ci godiamo l’esordio, solo l’esordio e niente altro. 

“Agostino”…basta il nome.

La Penna degli Altri

14 novembre 1934, la battaglia di Highbury

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Si gioca a Londra l’amichevole di calcio Italia-Inghilterra, passata alla storia come la “battaglia di Highbury”.

I Maestri inglesi contro i Campioni del Mondo. Pozzo fiuta l’inganno e vorrebbe declinare un invito stuzzicante perchél’intenzione dell’Inghilterra è quella di sconfiggere gli azzurri per privarli idealmente del titolo di Campioni del Mondo. Ma la sfida solletica molto l’ambiente politico. Mussolini in persona si dichiara favorevole alla sfida: bisogna andare a Londra. Batterli o comunque non perdere, e Pozzo non può dire di no.

Le premesse della sfida anticipano l’acre battaglia che si svilupperà sul campo. Gli inglesi preparano tutto per benino e annunciano a sorpresa che l’incontro verrà disputato non a Wembley, stadio maestoso e imperiale, certamente sede degnissima per accogliere l’Italia Campione del Mondo, ma in quella autentica trappola di fango che è il campo dell’Arsenal. E ovviamente viene scelto il mese di novembre, nelle peggiori condizioni atmosferiche possibili, per mettere gli azzurri in difficoltà estreme.

L’Italia scende in campo senza troppi tremorisebbene dopo pochi minuti accada l’imponderabile: il maestoso centromediano Luisito Monti, che detta i tempi della difesa, s’infortuna e i padroni di casa vanno in rete tre volte, al 3′ e al 10′ con Brook, al 12′ con Drake.

Tuttavia nella ripresa l’Italia si trasforma: Meazza segna una doppietta sfiorando ripetutamente, con Guaita e Ferrari, il gol del clamoroso pareggio. Gli oltre 61 mila spettatori di Highbury applaudono i 22 eroi in campo, senza distinzioni di maglia. L’Italia del calcio ha guadagnato il rispetto di tutto il pubblico britannico. I leoni di Highbury escono dalla cronaca di una partita infernale e entrano direttamente nella leggenda del calcio mondiale. Gli inglesi vincono la sfida, ma l’Italia si dimostra una squadra vera.

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Antonio Marcolini, bomber nella storia del Savona ma non solo

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SAVONANEWS.IT (Roberto Vassallo) – L’ex attaccante scomparso nella notte verrà ricordato come uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria degli appassionati: la Serie B con il Bari e i successi con gli Striscioni e la Cairese le pagine più belle di una lunga carriera.

Un triste risveglio ha scosso stamane il mondo del calcio savonese. La notizia della scomparsa di Antonio Marcolini si è infatti rapidamente diffusa in tutta la nostra provincia, lasciando esterrefatti appassionati e addetti ai lavori del “pallone” locale. Il perché è facilmente comprensibile: l’ex attaccante del Savona è uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia degli Striscioni, ma non solo.

Nato a Verona il 24 ottobre del 1950, Marcolini ha esordito nel calcio dei grandi con la maglia biancoblu collezionando qualche presenza in prima squadra tra il 1967 e il 1969. Dopo una stagione al Rapallo, l’affermazione all’ombra della Torretta (in Serie C) che gli vale la chiamata del Bari in Serie B: due stagioni nella serie cadetta con i pugliesi, dopodiché ancora tanta terza serie con un lungo peregrinare fra Grosseto, Alessandria, Pro Vasto e Triestina prima del ritorno al “Bacigalupo” nella stagione 1978-’79, la prima della Serie C2.

Un’annata particolare per gli striscioni, iniziata in piena crisi societaria e raddrizzata con l’avvento di Michele Viano alla presidenza e di Valentino Persenda in panchina: punti fermi di quella rifondazione biancoblu furono l’ex milanista Pierino Prati e proprio Marcolini, capaci di condurre la squadra ad una salvezza da brividi ottenuta solamente all’ultima giornata con il 2-0 rifilato in trasferta al Derthona.

Un’altra salvezza (questa volta più comoda) in Serie C2 nella stagione successiva è invece il preludio al passaggio tra i dilettanti, alla Cairese. Tre stagioni in gialloblu ricche di soddisfazioni: la vittoria del campionato di Prima Categoria ’80-’81 (con l’invidiabile score di 29 presenze e 34 reti) e della Promozione ’81-’82, a cui si aggiunge una stagione di alto livello in Serie D.

Infine Albenga, Varazze (in versione allenatore giocatore) e Carcarese seguite dall’esperienza come tecnico alla guida del Quiliano. Poi spazio al figlio Michele, ex calciatore professionista (in serie A con Bari, Atalanta e Chievo Verona) e oggi allenatore (l’ultima esperienza nella passata stagione alla guida dell’Alessandria con cui ha vinto la Coppa Italia di Serie C).

Questa notte il tragico epilogo di una vita vissuta sui campi di calcio, laddove ha saputo lasciare un ricordo che sempre vivrà nella memoria dei tanti che hanno corso al suo fianco o che semplicemente lo hanno visto giocare.

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Correva l’anno 1930: Stabile arrivava al Genoa

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GENOACFC.IT – Lo chiamavano ‘El Filtrador’ per l’abilità a incunearsi tra i difensori. Usava la fantasia come ago per pungere gli avversari. Le cronache raccontano che quando Guillermo Stabile sbarcò a Ponte dei Mille ci fossero migliaia di tifosi genoani in festa ad attendere il centravanti della nazionale argentina. Il primo capo-cannoniere nella storia dei Campionati del Mondo (8 gol in 4 partite in Uruguay). Era il 14 novembre del 1930. Il presidente di allora, Guido Sanguineti, lo aveva raggiunto a Barcellona, durante il viaggio di nozze, per scortarlo sino a Genova via nave. Due giorni dopo al Ferraris si giocava una partita con il Bologna. ‘El Filtrador’ si presentò con una tripletta. Così. Tanto per gradire. Il primo passo verso l’ingresso nella Hall of Fame del club di calcio più antico in Italia.

Finte e proprietà di palleggio, dribbling e numeri d’autore. Una visione di gioco sopraffina che gli permetteva di vedere oltre i confini altrui. Solo i ripetuti infortuni, tra gambe spezzate e lesioni al ginocchio, frenarono parzialmente la parabola di Guillermo con i colori rossoblù. Una storia che esce dagli anni Trenta perpetuandosi sino ai nostri giorni. I capelli impomatati, lo sguardo fiero. Una famiglia di dieci fratelli di origine italiana. Era nato a Buenos Aires. La città della “Boca” e delle casette che ricordavano la Liguria. Al Genoa iniziò la carriera di allenatore come vice durante il mandato di un altro fuori-concorso come Luigin Burlando. Ancora oggi è l’allenatore che ha vinto il maggior numero di volte (6) la Coppa America. Vanta una serie di conquiste. E oltre un centinaio di panchine con la nazionale argentina.

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