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La Penna degli Altri

8 maggio 1983 – 35 anni fa a Genova la Roma conquista il Tricolore

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LAROMA24.IT ( Federico Baranello) – Raccontare Genoa-Roma è impossibile, è come raccontare del bene che si vuole ai genitori, ai fratelli, ad un figlio. Non è necessario specificare il giorno, il mese o l’anno; Genoa-Roma è quella “der go’ de Pruzzo de testa”, “quella de lo Scudetto”. Di GenoaRoma ce ne è una sola. Questa! Questa che ci ha dato la possibilità “di allontanare un incubo e di uscire dalla prigionia del sogno”. La partita che ci ha permesso di arrivare “in porto con il vessillo”. Un viaggio durato quarantuno anni. Tanti ne sono trascorsi da quel Giugno del 1942, come testimonia Guido Masetti portiere di quella Roma e presente a Genova come anello di congiunzione tra due squadre tricolori.

Una partita che non poteva avere un risultato diverso dal pareggio, necessario come il pane alle due squadre, per non retrocedere ad una e per elevarsi sul gradino più alto del podio all’altra. Dalle prime ore del mattino Genova e il Marassi vengono presi d’assalto dai tifosi giallorossi che arrivano nel capoluogo ligure con ogni mezzo e finiscono anche per mescolarsi con i tifosi di casa in nome di un gemellaggio da onorare e rispettare. Infatti prima della gara si rinnova l’amicizia tra le due tifoserie, che in questa giornata vedono entrambe la possibilità di coronare i loro sogni. Sogni così diversi e così uguali. Le speranze giallorosse, quelle di un sogno lungo quarantuno anni, raggiungono l’apice al 20’ del primo tempo quando Conti batte un calcio d’angolo, Martina respinge e Di Bartolomeis’impossessa della sfera. Controllo e pallone al centro per “Bomber” Pruzzo che si eleva dove solo lui può arrivare, e di testa colpisce la palla. All’impatto segue poi il disegno di una traiettoria unica, inimitabile. Perfetta. Palla in rete e apoteosi diventano un solo momento. La gioia giallorossa si contrappone alla paura rossoblù. Una paura che viene meno al 42’ quando Fiorini ristabilisce la parità e dona ossigeno al Grifone. Era scritto. Poteva finire solo così. Manca qualche minuto al triplice fischio finale, chi occupava gli spalti è ora dentro il campo, sulle linee di fondo, sulle linee laterali… “E’ un momento eccezionale, gentili ascoltatori…” commenta Enrico Ameri in diretta per Tutto il calcio minuto per minuto, la Radio-trasmissione più importante per tanti appassionati del gioco più bello del mondo, che non abbiamo mai descritto nel corso di nessuna partita, di nessuna conclusione di nessun campionato di Serie A che abbiamo descritto in circa ventitré anni di attività in questa trasmissione… E’ la fine! La Roma è Campione d’Italia! Sono le 17.45…”. Liedholm viene portato in trionfo mentre i calciatori vengono denudati da coloro che vogliono un “trofeo”. Negli spogliatoi tutti cantano e bevono Champagne mentre Nela fuma. Viola ci dona una frase storica, tra le tante, tra incubi e libertà dalle prigionie dei sogni. Falcao ha un pensiero per tutti coloro che hanno contribuito a far diventare la Roma quello che è attualmente e invita tutti a ricordarsi di Turone, Scarnecchia, Santarini e tutti coloro che nei due anni precedenti hanno combattuto per questa maglia.Poi c’è colui che ha condotto tutti in porto con il vessillo”, Capitan Di Bartolomei. È seduto e indossa l’accappatoio, sembra calmo, quasi a godersi il momento, La Roma in tre campionati è la squadra che è stata più in testa di tutti quanti, la squadra che in tre campionati ha espresso il miglior gioco, ha colto lo Scudetto forse nel sua anno migliore… E’ anche giusto!”. Si è giusto Capitano!. La sintesi di Ago e il suo sorriso… immagine migliore per descrivere Genoa-Roma non può esserci.
La Roma è Campione d’Italia.

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14 novembre 1934, la battaglia di Highbury

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Si gioca a Londra l’amichevole di calcio Italia-Inghilterra, passata alla storia come la “battaglia di Highbury”.

I Maestri inglesi contro i Campioni del Mondo. Pozzo fiuta l’inganno e vorrebbe declinare un invito stuzzicante perchél’intenzione dell’Inghilterra è quella di sconfiggere gli azzurri per privarli idealmente del titolo di Campioni del Mondo. Ma la sfida solletica molto l’ambiente politico. Mussolini in persona si dichiara favorevole alla sfida: bisogna andare a Londra. Batterli o comunque non perdere, e Pozzo non può dire di no.

Le premesse della sfida anticipano l’acre battaglia che si svilupperà sul campo. Gli inglesi preparano tutto per benino e annunciano a sorpresa che l’incontro verrà disputato non a Wembley, stadio maestoso e imperiale, certamente sede degnissima per accogliere l’Italia Campione del Mondo, ma in quella autentica trappola di fango che è il campo dell’Arsenal. E ovviamente viene scelto il mese di novembre, nelle peggiori condizioni atmosferiche possibili, per mettere gli azzurri in difficoltà estreme.

L’Italia scende in campo senza troppi tremorisebbene dopo pochi minuti accada l’imponderabile: il maestoso centromediano Luisito Monti, che detta i tempi della difesa, s’infortuna e i padroni di casa vanno in rete tre volte, al 3′ e al 10′ con Brook, al 12′ con Drake.

Tuttavia nella ripresa l’Italia si trasforma: Meazza segna una doppietta sfiorando ripetutamente, con Guaita e Ferrari, il gol del clamoroso pareggio. Gli oltre 61 mila spettatori di Highbury applaudono i 22 eroi in campo, senza distinzioni di maglia. L’Italia del calcio ha guadagnato il rispetto di tutto il pubblico britannico. I leoni di Highbury escono dalla cronaca di una partita infernale e entrano direttamente nella leggenda del calcio mondiale. Gli inglesi vincono la sfida, ma l’Italia si dimostra una squadra vera.

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Antonio Marcolini, bomber nella storia del Savona ma non solo

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SAVONANEWS.IT (Roberto Vassallo) – L’ex attaccante scomparso nella notte verrà ricordato come uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria degli appassionati: la Serie B con il Bari e i successi con gli Striscioni e la Cairese le pagine più belle di una lunga carriera.

Un triste risveglio ha scosso stamane il mondo del calcio savonese. La notizia della scomparsa di Antonio Marcolini si è infatti rapidamente diffusa in tutta la nostra provincia, lasciando esterrefatti appassionati e addetti ai lavori del “pallone” locale. Il perché è facilmente comprensibile: l’ex attaccante del Savona è uno di quei giocatori che hanno lasciato un segno indelebile nella storia degli Striscioni, ma non solo.

Nato a Verona il 24 ottobre del 1950, Marcolini ha esordito nel calcio dei grandi con la maglia biancoblu collezionando qualche presenza in prima squadra tra il 1967 e il 1969. Dopo una stagione al Rapallo, l’affermazione all’ombra della Torretta (in Serie C) che gli vale la chiamata del Bari in Serie B: due stagioni nella serie cadetta con i pugliesi, dopodiché ancora tanta terza serie con un lungo peregrinare fra Grosseto, Alessandria, Pro Vasto e Triestina prima del ritorno al “Bacigalupo” nella stagione 1978-’79, la prima della Serie C2.

Un’annata particolare per gli striscioni, iniziata in piena crisi societaria e raddrizzata con l’avvento di Michele Viano alla presidenza e di Valentino Persenda in panchina: punti fermi di quella rifondazione biancoblu furono l’ex milanista Pierino Prati e proprio Marcolini, capaci di condurre la squadra ad una salvezza da brividi ottenuta solamente all’ultima giornata con il 2-0 rifilato in trasferta al Derthona.

Un’altra salvezza (questa volta più comoda) in Serie C2 nella stagione successiva è invece il preludio al passaggio tra i dilettanti, alla Cairese. Tre stagioni in gialloblu ricche di soddisfazioni: la vittoria del campionato di Prima Categoria ’80-’81 (con l’invidiabile score di 29 presenze e 34 reti) e della Promozione ’81-’82, a cui si aggiunge una stagione di alto livello in Serie D.

Infine Albenga, Varazze (in versione allenatore giocatore) e Carcarese seguite dall’esperienza come tecnico alla guida del Quiliano. Poi spazio al figlio Michele, ex calciatore professionista (in serie A con Bari, Atalanta e Chievo Verona) e oggi allenatore (l’ultima esperienza nella passata stagione alla guida dell’Alessandria con cui ha vinto la Coppa Italia di Serie C).

Questa notte il tragico epilogo di una vita vissuta sui campi di calcio, laddove ha saputo lasciare un ricordo che sempre vivrà nella memoria dei tanti che hanno corso al suo fianco o che semplicemente lo hanno visto giocare.

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Correva l’anno 1930: Stabile arrivava al Genoa

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GENOACFC.IT – Lo chiamavano ‘El Filtrador’ per l’abilità a incunearsi tra i difensori. Usava la fantasia come ago per pungere gli avversari. Le cronache raccontano che quando Guillermo Stabile sbarcò a Ponte dei Mille ci fossero migliaia di tifosi genoani in festa ad attendere il centravanti della nazionale argentina. Il primo capo-cannoniere nella storia dei Campionati del Mondo (8 gol in 4 partite in Uruguay). Era il 14 novembre del 1930. Il presidente di allora, Guido Sanguineti, lo aveva raggiunto a Barcellona, durante il viaggio di nozze, per scortarlo sino a Genova via nave. Due giorni dopo al Ferraris si giocava una partita con il Bologna. ‘El Filtrador’ si presentò con una tripletta. Così. Tanto per gradire. Il primo passo verso l’ingresso nella Hall of Fame del club di calcio più antico in Italia.

Finte e proprietà di palleggio, dribbling e numeri d’autore. Una visione di gioco sopraffina che gli permetteva di vedere oltre i confini altrui. Solo i ripetuti infortuni, tra gambe spezzate e lesioni al ginocchio, frenarono parzialmente la parabola di Guillermo con i colori rossoblù. Una storia che esce dagli anni Trenta perpetuandosi sino ai nostri giorni. I capelli impomatati, lo sguardo fiero. Una famiglia di dieci fratelli di origine italiana. Era nato a Buenos Aires. La città della “Boca” e delle casette che ricordavano la Liguria. Al Genoa iniziò la carriera di allenatore come vice durante il mandato di un altro fuori-concorso come Luigin Burlando. Ancora oggi è l’allenatore che ha vinto il maggior numero di volte (6) la Coppa America. Vanta una serie di conquiste. E oltre un centinaio di panchine con la nazionale argentina.

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