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La Penna degli Altri

Accadde oggi: 120 anni fa il primo campionato di calcio in Italia, vinse il Genoa

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WWW.SPORT.SKY.IT (Domenico Motisi) – Non si chiamava ancora Serie A, era il “Campionato Nazionale di Football” e la sua prima edizione risale esattamente all’8 maggio 1898. Sono passati 120 anni da quel torneo che si giocò a Torino in una sola giornata e vide la partecipazione di sole quattro squadre. Tra queste anche il Genoa che si aggiudicò il titolo di campione d’Italia.

La Serie A 120 anni fa

La prima edizione del nostro campionato di calcio si svolse al Velodromo Umberto 1 di Torino, una sede non casuale poiché in quella occasione ci fu anche l’Esposizione internazionale allestita per celebrare i cinquant’anni dello Statuto Albertino. L’organizzazione del torneo fu ad opera della Fif, Federazione Italiana di Football e le partecipanti furono quattro delle sette squadre che ne facevano parte. Il Genoa era l’unica non torinese che prese parte alla competizione: con i liguri, infatti, c’erano l’Fc Torinese, l’Internazionale Torino e la Ginnastica Torino. La formula prevedeva un quadrangolare con semifinali e finali. A differenza della coppa che solleverà Gigi Buffon in questo 2018, nel lontano 1898 fu il duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, a mettere in palio un trofeo per il club vincitore, ma non solo: se nell’era moderna i calciatori ricevono una medaglia, 120 anni fa era prevista la consegna di una targa per ogni rappresentante della squadra campione.

Genoa campione d’Italia

La prima fase del campionato si svolse al mattino con le due semifinali: una si giocò alle 9.00 tra l’Internazionale Torino e l’Fc Torinese con i primi che s’imposero per 1-0, l’altra, iniziata alle 11.00, fu quella tra Genoa e Ginnastica Torino e terminò per 2-1 in favore dei liguri. Per conoscere i primi campioni d’Italia, i circa cento spettatori dovettero aspettare fino alle 15.00 quando scesero in campo i genovesi e l’Fc Internazionale Torino. A trionfare con il risultato di 2-1 fu proprio il Genoa grazie ai gol degli inglesi James Spensley e Norman Victor Leaver che ai supplementari segnò la prima rete scudetto della storia. Una finale molto combattuta in cui il Genoa fu costretto a sostituire il portiere titolare, William Baird, con il connazionale Spensley, autore del primo gol. Oltre ai tre inglesi, facevano parte di quel Genoa anche Ernesto De Galleani, Enrico Pasteur, Wallys Ghiglione, Fausto Ghigliotti, John Quertier Le Pelley, Silvio Piero Bertollo, Giovanni Bocciardo e lo svizzero Henri Dapples.

L’arbitro dell’incontro

Inutile dire che nel 1898 non esisteva la Var, ma appare comunque incredibile pensare a come sia cambiato il calcio e la concezione dell’arbitro in questi 120 anni. A dirigere tutte e quattro le gare di quel torneo fu Adolf Jourdan, un ragazzo britannico che si trasferì da giovane proprio a Torino. Nulla di strano se non fosse che Adolf Jourdan oltre ad essere l’arbitro della finale era anche un dirigente, in particolare il segretario di una delle due contendenti: l’Internazionale Torino, quella che perse. Proprio lui, sul risultato di 1-1, decise di proseguire il match con i tempi supplementari al termine dei quali vinse il Genoa. Non c’era la Var, non c’erano moviole e la stampa non dedicò molto spazio a quel torneo. Si sa però che l’incasso totale della giornata fu di circa 200 lire. Altri tempi, erano gli albori di quello che diventerà poi lo sport più amato da un popolo intero.

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2 Giugno 1962: la “battaglia” di Santiago

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(ONEFOOTBALL.COM di Mario De Zanet – Foto ILPOST)

Riprendiamo un bell’articolo del sito Onefootball.com che ripercorre la battaglia di Santiago tra Italia e Cile nel Mondiale del 1962.

[…] Il 2 giugno 1962 si disputò la Battaglia di Santiago. Una sfida stupida, spaventosa, sgradevole e vergognosa. 

[…] L’Italia è inserita nel girone dei padroni di casa: li affrontiamo alla seconda giornata e scivoliamo dentro un ambiente a dir poco ostile.

[…] Sarà Ken Aston ad estrarre due cartellini rossi agli azzurri, sarà Ken Aston a chiudere ben due occhi ai tre (almeno) pugni volati sul rettangolo di gioco. […] Siamo intorno al 40esimo. Sánchez scende sulla sinistra e incontra l’arcigno David. Il difensore entra duro su Sánchez. Scalcia il pallone, difeso con tenacia dal cileno, seduto dall’intervento di David. Un primo calcio alla sfera. E poi, ancora, un secondo: scomposto, violento. Sanchez si sfoga. E sgancia il secondo pugno, dritto alla spalla di David.

[…] È rosso, diretto.

 

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Napoli – Lazio del ’73 e le scaramucce tra Chinaglia e Vavassori

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(STORIEDICALCIO.ALTERVISTA.ORG – Foto CALCIOWEB)

Il sito Storiedicalcio racconta la partita tesa tra Napoli e Lazio nell’ultima giornata del campionato 1972/73. Ecco un estratto dell’articolo.

[…] Campionato ‘72-73, ultima giornata. 

[…] Ma perché a Napoli la squadra di Chiappella giocò (giustamente) alla morte contro la Lazio, battendola 1-0 con gol di Damiani? 

[…] La folla del San Paolo, in visibilio per la (platonica) eccezionale esibizione dei propri beniamini, ne pretese a fine partita un giro d’onore del campo.

[…] La partita era stata preceduta da incidenti di qualche peso.

[…] In particolare, il centravanti Giorgio Chinaglia, esasperato da ingiurie e offese di ogni genere, si era scagliato contro un presunto aggressore rivelatosi poi l’innocente figlio del viceallenatore delle giovanili del Napoli, […] Il presidente della Lazio, Umberto Lenzini, circondato da un gruppo di falsi cacciatori di autografi, era stato stordito da acclamazioni e applausi eccessivi.

[…] Napoli giocò alla grande, con lo stopper e futuro allenatore Vavassori nei panni del migliore in campo in assoluto. Tanto da essere lui, a un minuto dalla fine, a propiziare il gol del successo, con una incursione furibonda fino al limite dell’area avversaria

[…] cosa era accaduto all’andata per suscitare un simile incendio di cuori e garretti?

Il 21 gennaio 1973 all’Olimpico la Lazio (neopromossa) aveva giocato una partita semplicemente superba, castigando i partenopei con un perentorio 3-0. Tra i grandi protagonisti, Chinaglia, propiziatore del secondo e autore del terzo gol, sceso in campo animato da una rabbia particolare.

[…] Otto giorni prima lo stesso Chinaglia aveva giocato su quel terreno una poco felice partita in Nazionale.

[…] Così contro il Napoli Chinaglia si era sfogato e molti avevano notato le scaramucce con gli avversari.

[…] In sala stampa, messo alle strette, si sfogò: «Non so cosa sia passato per la testa a Vavassori; appena ho segnato il gol, Vavassori […] mi si è avvicinato e mi ha sputato in faccia; poi ha aggiunto: quando torni a Napoli, ti spezzo una gamba. Sarà stato nervoso, gli sarà seccato il fatto che avevo segnato, non lo so. Comunque ci sono rimasto molto male. Nel sottopassaggio, poi, si è ripetuto e questa volta è stato spalleggiato anche da Rimbano. […] Stimavo molto Vavassori, ma questi non sono atteggiamenti da professionista».

 

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Il passaggio di Maiellaro al Bari e la sofferta salvezza del Taranto

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(COSMOPOLISMEDIA.IT di Dario Gallitelli – Foto WIKIPEDIA)

Il sito Cosmopolismedia.it racconta il passaggio di Maiellaro dal Taranto al Bari e la successiva sofferta salvezza degli ionici in Serie B. Ecco un estratto.

[…] Pietro Maiellaro, […] lo Zar di Lucera che sino a quel giorno, correva il ventiquattro Luglio millenovecentottantasette, ha incantato la città dei due mari con la spada e col fioretto saluta tutti e se ne va.

[…] La Roma lo vuole e a Maiellaro l’idea di avere come compagni Giannini, Nela, Voeller e Bruno Conti mica dispiace. […] La chiamata arriva da un numero che di prefisso fa 080, dall’altro capo del telefono c’è Matarrese: “due miliardi più Gridelli e Roselli?”. Affare fatto.

[…] Tutto vero, il poeta va dai cugini, cambia colori e palcoscenico e lo fa nel peggiore dei modi, sposando la causa dei rivali e scegliendo come teatro quel “Della Vittoria” che imparerà ad amarlo proprio come ha fatto quella massa furibonda di tifosi che adesso, sotto la sede del Taranto Calcio chiede a gran voce spiegazioni.

[…] Ecco questo l’incipit di una stagione partita evidentemente col piede sbagliato. […] Fasano, il presidente, anzi l’ingegnere conferma grosso modo tutta la rosa dell’anno precedente, c’è Biondo, sono rimasti anche Beppe Donatelli e Silvio Picci ed ovviamente non si è mosso il “gemello orfano” Totò De Vitis.

[…] Come tradizione toccherà soffrire sino all’ ultimo o quasi. Stavolta sarà sufficiente tenere duro fino al dodici giugno, Taranto – Padova uno ad uno, penultima stagionale, salvezza centrata tra i fischi dello Iacovone, che esigente non può più accontentarsi di una Serie B “a salvarsi”.

 

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