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Gli Eroi del Collezionismo

Road to Russia 2018 – I Gagliardetti delle 32 partecipanti al Mondiale – Prima puntata (VIDEO)

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Road to Russia 2018: iniziamo la marcia di avvicinamento al Mondiale di Russia insieme a Marco Cianfanelli e alla sua splendida collezione di Gagliardetti. Insieme a Marco abbiamo scelto una location di assoluto prestigio per “girare” il servizio: il Castello di Santa Severa in provincia di Roma.

Scopriremo insieme tanti aneddoti e curiosità.

Buona visione

V I D E O 

Federico Baranello

V I D E O 

Road to Russia 2018 – I Gagliardetti delle 32 partecipanti al Mondiale – Seconda parte (VIDEO)

Road to Russia 2018 – I Gagliardetti delle 32 partecipanti al Mondiale – Terza parte (VIDEO)

Road to Russia 2018 – I Gagliardetti delle 32 partecipanti al Mondiale – Quarta e ultima parte (VIDEO)

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

Il Museo del Bari al San Nicola. Tra speranza e realtà

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Museo del Bari, ci siamo? Forse è la volta buona. La commissione nominata per l’affidamento in concessione dello Stadio San Nicola ha terminato i lavori e ha valutato positivamente la proposta pervenuta dal patron biancorosso De Laurentis articolata su due macroaree: l’utilizzo dell’impianto per le gare casalinghe del Bari e l’identificazione dello Stadio come un luogo di aggregazione e di interesse culturale e sportivo. Una gestione quinquennale quindi dell’impianto di proprietà comunale. Al via quindi iniziative quali la diffusione della cultura dello sport, attraverso percorsi di formazione all’etica, incontri con professionisti quali medici dello sport, nutrizionisti, preparatori atletici, arbitri di calcio, organi federali e psicologi oltre ad attività culturali, anche a scopo benefico, come concerti convegni e mostre.

A ciò si aggiunge … “oltre all’allestimento, in uno dei locali dello Stadio San Nicola, di uno spazio che ospiterà il Museo storico fotografico dello Stadio San Nicola e i cimeli delle squadre del Bari”, come testualmente riportato dal comunicato stampa del comune.

Noi de glieroidelcalcio, ci siamo messi subito in contatto con un esponente dell’Associazione “Museo del Bari”, Egidio Franco che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Abbiamo parlato con il Presidente, e siamo in attesa di incontrarlo di nuovo alla luce dell’ufficialità della concessione comunale”. Il nostro interlocutore ci illustra la realtà e il patrimonio in possesso dell’Associazione …” Passione ed amicizia sono gli elementi principali che hanno dato vita al Museo del Bari. Io, Francesco Girone e Roberto Vaira siamo i promotori di questa iniziativa che nasce con un solo ed unico scopo e cioè quello di rendere fruibile alla città, ai tifosi e a tutti gli sportivi quanto siamo riusciti a raccogliere. Un patrimonio di oltre 750 maglie, cimeli, foto, palloni della Bari calcistica. Una memoria storica fino ad ora bistrattata, svenduta, disonorata che, grazie alla pazienza e alla continua ricerca fatta anche di tanti sacrifici personali ed economici, è stata quasi totalmente recuperata e che ora si spera con l’aiuto della Ssc Bari e del Comune possa essere messa a disposizione di tutti.

Un gradevole ed emozionante percorso che parte dalla maglia in lanetta di Magnanini del 1950, in assoluto la maglia più datata, sino ad arrivare alle attuali maglie slim di Simmeri & company. Il tutto passando da Igor Protti e Sandro Tovalieri, tra i più amati di sempre, le cui maglie non potevano mancare. Si passa poi ai nazionali Zambrotta, Bonucci e al tanto discusso Antonio Cassano… ma anche Ingesson, Franco Mancini, Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio… 110 anni di storia raccontata da maglie che solo a guardarle dispensano emozioni.”

In bocca al lupo al Museo del Bari. Noi tifiamo per voi.

Vai al comunicato stampa del Comune di Bari

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Gli Eroi del Collezionismo

Nuovi ingressi “centenari” nella collezione di gagliardetti di Marco Cianfanelli

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Il recente ritrovamento, e aggiunta nella sua splendida e unica collezione, da parte di Marco Cianfanelli di tre labari storici, ci offre la possibilità di addentrarci nel calcio “pioneristico” dei primi anni ’10 e, in anteprima assoluta, di poter ammirare questi tre capolavori.

Un calcio pittoresco ed anche un po’ naif dove i calciatori indossavano uniformi da gioco anche diverse da loro, pur conservandone i colori sociali, con i portieri bardati da divise che promettevano una “singolar tenzone” contro agguerritissimi avversari.

Marco, grazie per donarci questa splendida opportunità di poter vedere in anteprima questi fantastici gagliardetti. Quali spunti sono sottesi da queste tre meraviglie? “La prima testimonianza è quella che in quel periodo le Società già realizzavano gagliardetti da donare alla squadra avversaria. Nella carenza di testimonianze documentali (foto, articoli dell’epoca etc.) questi labari provano che sin dai primi campionati disputati (erano quelli di Prima Divisione in attesa della Divisione Nazionale che subentrò a partire dalla stagione 1926-1927) venivano donati oggetti finemente decorati alla squadra avversaria. Quanto precede offre lo spunto anche per un’ulteriore considerazione che conferisce rarità ed elevato interesse collezionistico a questo materiale. Al di là di documentazione cartacea od altro materiale realizzato all’epoca come ad esempio i distintivi sociali, questi labari, in effetti, non solo tramandano una storia ultracentenaria ma sono anche tra le pochissime e certe testimonianze di memorabilia associata ad un determinato evento. Ciò è deducibile dalle date recate sui gagliardetti ciascuna corrispondente a gare disputate, rispettivamente, da Milan e Inter nei gironi regionali del campionato di Prima Divisione”.

“Altro aspetto affascinante, ancora sotto approfondimento”, continua Marco, “riguarda le iscrizioni e taluni particolari dei gagliardetti. All’epoca evidentemente erano concesse anche divagazioni in merito alla denominazione sociale. Cito questo riferendomi ai gagliardetti del Milan che riportano l’acronimo MFC – Milan Football Club sebbene all’epoca la denominazione sociale dei rossoneri era Milan Foot-Ball & Cricket Club ovvero MFBCC. Allora perché questa divagazione? Probabilmente per un semplice tentativo di abbreviarne la denominazione come, peraltro, era stile dei giornali di quel periodo che citando i rossoneri utilizzavano semplicemente la dicitura Milan Club. In aggiunta, in entrambe i gagliardetti milanisti il logo è privo dell’anno di fondazione nonché dell’acronimo della denominazione sociale nella parte superiore dell’ovale. In entrambe i citati casi si tralasciano dettagli che invece appartengono allo stemma societario dell’epoca, senza però snaturare la straordinaria bellezza e la meravigliosa ed unica testimonianza storica di questi oggetti”.

Marco, oltre a questi due un altro interessante spunto riguarda il labaro interista del 1919 che molto assomiglia ad un analogo del 1911, che già abbiamo visto nella tua collezione in passato… “Si, vero ne avevo già uno simile. Diciamo che qui oltre allo stemma centrale, splendidamente realizzato con piccole sfere dorate riunite a formare l’acronimo IFCM – Inter Football Club Milano, vi è una davvero inusuale presenza di due coccarde. Mi è difficile spiegarne l’esatto significato ed una possibile giustificazione potrebbe ricondurre a vittorie nerazzurre in competizioni di particolare rilievo. Avrebbe, pertanto, senso l’unica coccarda di cui si fregia il labaro del 1911 (l’Inter aveva infatti vinto il campionato nella stagione precedente), mentre le due apposte sul gagliardetto del 1919 non sono riconducibili ad alcuna rilevante ulteriore vittoria (solo al termine della stagione 1919-1920 l’Inter conquistò il suo secondo titolo). Oltre a questo, occorrerebbe una divagazione sul significato delle coccarde riportanti il tricolore che nel periodo del Risorgimento venivano utilizzate per adornare abiti e cappelli di patrioti a richiamare l’attaccamento alla Patria. Potrebbe, pertanto, essere plausibile che le coccarde anziché rappresentative di vittorie siano un segno tangibile della tradizione della squadra riportandone i colori sociali, almeno nella loro colorazione originaria”.

A latere di disquisizioni puramente estetiche, vi è da dire che il fascino reale di questi labari è connesso con i protagonisti all’epoca delle due compagini milanesi…

“Verissimo. I gagliardetti del Milan, infatti, fanno venire in mente le gesta di grandissimi giocatori come Louis Van Hege che vanta, nella militanza al Milan, una prolificità incredibile superiore al gol a partita (97 gol a fronte di 88 partite disputate). Il belga militò con i rossoneri per cinque stagioni (dal 1910 al 1915) prima di rientrare in Belgio in corrispondenza dello scoppio del primo conflitto mondiale ove si distinse per particolari meriti. Il labaro del 1911 si riferisce all’incontro disputato presso l’Arena Civica contro il Genoa e che vide protagonista proprio il forte attaccante con una doppietta”.

“L’ulteriore labaro del Milan riguarda sempre una partita disputata contro il Genova, anche questa terminata con una vittoria rossonera per 4-0. Le cronache dell’epoca parlano di una clamorosa ed inaspettata vittoria del Milan contro i rossoblù reduci da una serie di risultati positivi ed indubbiamente la squadra più forte in quel periodo. Di quel Milan, oltre al bomber Van Hege, faceva parte un altro grande calciatore, il difensore Renzo De Vecchi che militò nel Milan dal 1909 al 1913, anno in cui si trasferì proprio al Genoa alla giovane età di 19 anni. Il figlio di Dio, come veniva soprannominato dai tifosi rossoneri per il suo gioco entusiasmante, ebbe anche una lunga militanza in maglia azzurra (43 partite dal 1910 al 1925) vestendone anche, in diverse occasioni, la fascia di capitano”.

“Il gagliardetto dell’Inter, ultimo dei tre nuovi arrivi, si riferisce alla partita di Prima Divisione – fase regionale disputata il 19 ottobre contro il Brescia. Si trattava del campionato della ripresa dopo il termine del primo conflitto mondiale e la stagione culminò con il secondo titolo conquistato dall’Inter che prevalse nella finale di Bologna contro un coriaceo Livorno. Tra i veterani della squadra, oltre allo svizzero naturalizzato italiano Aebi e Campelli, spiccano i cinque fratelli Cevenini tra cui Luigi, soprannominato “Zizi” per la sua proverbiale loquacità, fu indubbiamente il più famoso, riuscendo a disputare 29 partite in nazionale con un bottino di 11 reti. I fratelli Cevenini stabilirono, nel 1920, un record mai eguagliato. Il 26 dicembre 1920 scesero, infatti, tutti in campo nella sfida stracittadina contro l’Us Milanese.”

Formazione Inter 1919/20

Tante storie di un calcio di altri tempi riportato ad oggi attraverso la passione di tanti “folli” collezionisti che preservano, come spesso amiamo dire, da un oblio altrimenti certo la memoria del calcio dei pionieri.  Grazie a te Marco e alla tua splendida follia.

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Simone Gallus, il Cagliari e il suo “Museo Rossoblù”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (dal nostro corrispondente Riccardo Balloi) – Quartu Sant’Elena è la terza città della Sardegna per numero di abitanti. È una continuità urbanistica della città di Cagliari, di cui, assieme ad altre cittadine, forma l’area metropolitana. Per arrivare al Museo Rossoblù di Simone Gallus quindi, partendo dal centro città, ho impiegato mezz’ora di automobile. Il posto si trova in mezzo alle palazzine, in una zona poco trafficata, come uno di quei negozi che ancora resistono lontano dai punti turistici o dai centri commerciali.

Ma è tutt’altro che un negozio. Mentre attraversavo la strada per guadagnare l’ingresso, ho provato a mettere da parte il sentimentalismo del tifoso cagliaritano e la pazzia del collezionista di palloni quale sono ma, una volta entrato, nel vedere quel locale così ordinato a formare un percorso culturale, il sorriso di Simone, la sua passione e la sua voglia di raccontare tutto sui suoi pezzi, l’istinto ha prevalso, e chi se ne frega delle velleità da giornalista dilettante quale sono. Il calcio è cultura del popolo, storia di una città, dei suoi usi e costumi, un museo come questo è un libro di storia, e voglio pensare non sia un caso che sia situato in periferia, ma magari sbaglio, sono un tifoso romantico. Potrei elucubrare sulle centinaia di maglie che Simone custodisce, e di cui ricorda alla perfezione come ne è venuto in possesso e quando furono usate, inquadrandole nella loro epoca sportiva. Potrei parlare della maglia con lo stemma in onore della Chapecoense, di quella per Davide Astori, di quella di Dario Silva col nome sopra il numero e sotto il soprannome “sa pibinca” (la scimmia), che la tifoseria affettuosamente diede al beniamino uruguaiano, le maglie antiche con lo sponsor attaccato sopra quello precedente. Ed ancora della maglia di Gigi Riva, le lanette pesanti dei portieri, i palloni, le scarpe con i tacchetti inchiodati a mano, la giacca di Zeman, nella cui tasca interna ha rinvenuto la lista ufficiale di gara con la formazione del Napoli, del grosso librone con le firme dei visitatori, quelli illustri o i semplici tifosi come noi. Potrei, ed infatti un poco lo ho fatto. Mentre mi trovavo lì, con lui che parlava, mostrava, saltava da una corsia all’altra per mostrarmi questo o quello, ho rivisto nei ricordi quella partita in cui vincemmo con la Fiorentina, e il Cobra Tovalieri fu chiamato sotto la Curva Nord per un applauso, nonostante a Cagliari i nomi dei calciatori non vengano mai fatti nei cori. Ho ricordato la scritta “Cobra” che doveva essere nascosta per regolamentazioni della Lega, e rivista lì, da Simone, al Museo Rossoblù. “Il Museo Rossoblù, ma che diavolo di museo è, un museo di cimeli sportivi? A Cagliari i musei archeologici o d’arte la domenica sono tutti chiusi ma è aperto quello di una squadra di calcio?”. Qualcuno penserà questo, ma io no. Io penso che la passione di una persona che per il solo bene della memoria storica della sua squadra e di un’isola intera ha messo in piedi tutto questo solamente con il suo sforzo, sia essa stessa cultura, una cavalcata lunga (quasi) un secolo attraverso il vissuto di milioni di tifosi, e di qualche migliaio di calciatori. Ed ora che mi sono messo in ridicolo come solo i tifosi, collezionisti, nostalgici, giornalisti inesperti e dilettanti possono fare, posso lasciare la scena alla galleria fotografica.

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