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Il Calcio Racconta

4 luglio 1983 – 35 anni fa … “Zico o Austria”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – «Galinho! Lascia stare dobbiamo andare, è tardi, c’è la partita». Lui, tranquillo: «Voi pensate che io potrei essere Zico se mi rifiutassi di firmare gli autografi?».

Così inizia una delle trattative più incredibili che porterà uno dei giocatori più forti al mondo all’Udinese. Da Catania a Udine, nella primavera/estate 1983. Una storia fatta di aneddoti, di poteri forti, di politica, di conti all’estero e di tanto, tanto romanticismo.

Cosa ha che fare un fenomeno nato e cresciuto a Rio de Janeiro con l’operosa provincia friulana? Il destino forse, oppure il genio e le capacità di tre signori che, insieme, misero in piedi quello che nei numeri, nei modi e contratti alla mano, è stato uno dei colpi di mercato più incredibili della storia del calcio italiano.

Tre uomini e un campione. Lamberto Giuliodori, un ristoratore friulano che sarà il collegamento tra Udine e il Brasile, Franco Dal Cin, un direttore generale tra i più geniali che la nostra serie A abbia mai avuto e Lamberto Mazza, Presidente dell’Udinese e della Zanussi, colosso degli elettrodomestici in piena crisi, con il pericolo della cassaintegrazione per 4.500 dei 30mila dipendenti e l’obbligo a mantenere un equilibrio tra il far tornare i conti dell’azienda e la sua volontà di continuare a sognare con una società di calcio che, dopo il devastante terremoto del ’76, rappresentava per un’intera regione un sogno, un punto di partenza.

Nella primavera del 1983 Arthur Antunes Coimbra detto Zico ha ormai trent’anni, è una leggenda del Flamengo, ha score impressionanti con il club e con la Nazionale e un Mondiale 1978 da astro nascente. L’Udinese invece è una squadra “provinciale” ma nonostante questo interessante, non solo per Edinho, ma anche Causio, Massimo Mauro e Pietro Paolo Virdis. Per convincere il Flamengo a togliere il suo fenomeno ai tifosi, servono però non meno di sei miliardi di lire e le casse dell’Udinese non ne contengono più di quattro, riservati alle evenienze straordinarie.

Da qui il genio, da veri pionieri. Primo passo è fondare la Grouping Limited, una società nata ad hoc con poche sterline di capitale sociale e una sede centrale a Londra, alla quale spetta il pagamento del 40% dei sei miliardi richiesti dal Flamengo. Soldi destinati a rientrare grazie alle sponsorizzazioni di aziende internazionali come AgfaColor, Adidas, Coca-Cola e Diadora per apporre il proprio marchio su foto e vestiti del Galinho.

Un altro mezzo miliardo rientrerà grazie ad alcuni spazi pubblicitari venduti alla Fininvest, così il denaro che deve essere versato direttamente da Mazza ammonta a 3,6 miliardi di lire: cifra che verrà pagata in dollari con cambio bloccato al 1° luglio 1983, risparmiando qualche altro spicciolo effettuando in nero il secondo cambio, da dollari americani a cruzeiros brasiliani.

A Roma però non sono così convinti che una società tanto piccola come l’Udinese possa comprare uno tanto grande come Zico, con soldi che non si sa se ci sono e che magari provengono da “sponsor stranieri”. Si diceva che doveva essere un trasferimento e divenne un affare di stato, tutti contro tutti, la Figc contro l’Udinese e contro “gli stranieri” nel nostro calcio. Il “caso Zico” divenne una crociata per il calcio-spettacolo.

Così l’Udinese trova alleanza con la Roma che aveva in ballo l’affare Cerezo ma, visto che entrambi i club presentarono i contratti in ritardo, questi vennero bocciati dalla Figc e dal presidente Sordillo.

img_5427Il resto è davvero storia. Intervennero ministri, segretari di partito, sindacati e portaborse. A Udine in quei giorni ci fu quasi una rivoluzione, la gente scese in piazza più volte e chi lo ha vissuto non può dimenticare i famosi cartelli “Zico o Austria” di quel pomeriggio del 4 luglio in piazza XX Settembre piena come non mai. Allora non interessava più l’incubo della cassaintegrazione, non interessava come fosse stato acquistato, ma il sogno doveva continuare, perché il calcio è così, illude e fa pensare che non importa, finché c’è una squadra che comunque porta alto e difende il tuo nome.

Persino Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica, chiederà clemenza sull’affare Zico, comprendendo la portata emotiva della situazione.

L’estate del 1983 fu un’estate calda non solo per il clima, ma anche per quello che circondava la nostra nazione, un paese che stava cercando di uscire dal buio degli anni di piombo. Un’estate ancora più calda a Udine e a Roma, specie per i tifosi dei due club, perché i due colpi di mercato che avrebbero cambiato il corso degli eventi, erano realmente obiettivo del Presidente Mazza e del Presidente Viola.

Il Pelé Bianco firma il contratto di Dal Cin l’8 giugno in Brasile e sbarca all’aeroporto di Ronchi dei Legionari una settimana dopo. In pochi giorni l’Udinese stacca 26.661 abbonamenti e nella stagione 83/84 lo stadio Friuli sarà sempre tutto esaurito.

In quella stagione in Italia giocano contemporaneamente Zico, Falcao e Platini. Una parata di stelle che rese il nostro campionato ed ogni partita una “Hollywood” e un “Premio Nobel” del calcio, tutto insieme e tutto in una notte.

Quella del 1983/1984 fu decisamente un’estate e una stagione magnifica.

 

Romana e romanista di nascita, trasferita in Friuli Venezia Giulia per sbaglio. Una laurea in scienze della comunicazione, un lavoro come responsabile marketing e un figlio portiere mi riempiono la vita. La mia grande passione è il calcio, la sua storia e tutto quello che ne fa parte.

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Legnano dice addio a Franco Pian

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – E’ morto a 96 anni Franco Pian, ex terzino sinistro, compagno di squadra di Bearzot, tra il 1947 e il 1950…”, così oggi riporta la Gazzetta dello Sport.

Chi era Franco Pian? Nasce a Gradisca d’Isonzo nel 1922 ed era cresciuto nel Venezia. Passa poi al Pieris, nel campionato 1940-41 in serie C, e poi alla Salernitana nella stagione successiva. Poi al Pro Gorizia prima di passare nel 1947 all’Inter dove esordisce il 05 ottobre 1947 a Genova, in Sampdoria-Inter (1-4). A Milano disputa tre stagioni.

Nel ’50 viene ceduto al Legnano ed è qui che diventa una bandiera vestendo la maglia dei lilla per sei stagioni: due in Serie A e quattro in Serie B, collezionando un totale di 183 presenze. Nel 1950/51 contribuisce alla promozione nella massima serie, giocando 30 incontri. Nella stagione successiva gioca 32 partite in A che vede però una retrocessione per il Legnano. Nella stagione successiva, 1952/53, una nuova promozione in A e Pian la vive da grande protagonista collezionando 32 presenze.

Nella stagione successiva in serie A Pian fu schierato dal Mister Galluzzi in 28 incontri. Retrocesso quindi nuovamente in Serie B, Pian assicura le proprie prestazioni per altre due stagioni consecutive: nel 1954/55 e 1956/57.

Lo storico lilla Igino Monti lo ricorda così dalle pagine del sito sportlegnano.it: “Terzino sinistro, Pian arrivò dall’Inter: era un giocatore molto tecnico, poco falloso, un bravo terzino. Ha giocato le promozioni dei Lilla. E’ stato un punto di riferimento della difesa. Quasi sempre presente, un punto fisso, lo ricordo come un giocatore corretto ed elegante. Faceva coppia con Asti, decisamente più grintoso, più mastino nei contrasti in quello che allora era come modulo il Sistema“.

Chiude la sua carriera con la Biellese e si dedica, a Milano, al suo negozio di strumenti musicali.

La foto ritrae Pian con la formazione che ottenne la promozione in Serie A nel 1952/53 (Pian è il terzo da destra fra i giocatori in piedi- www.museolilla.statistichelilla.it – Collezione Eugenio Raimondi).

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“Buon Volo Amico Mio” – Nella ricorrenza della scomparsa Luigi Martini ricorda l’amico Re Cecconi

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Oggi tutto il mondo del calcio ha rivolto il suo pensiero ad un artista del pallone, mancato proprio il 18 gennaio di 42 anni fa. Infatti quella sera Luciano Re Cecconi insieme a Pietro Ghedin, suo compagno nella Lazio entrarono nella gioielleria dove si consumò il tragico evento. Un evento forse dettato dallo scherzo di Re Cecconi, forse no… qualche mistero ancora oggi rimane. I fatti dicono che il gioielliere mise fine alla vita del calciatore con un colpo di pistola. Luigi Martini, grande amico di Luciano, ne soffrì molto. Qualche minuto fa ha voluto ricordare Luciano con un post su facebook:

:< Cinque minuti al lancio>così urlava il direttore di lancio della brigata paracadutisti folgore di Pisa. Sul c119 erano seduti su due file di venti i paracadutisti che di lì a poco si sarebbero lanciati nel vuoto da trecento metri. Tra tutti spiccava una chioma color del sole, era lui Luciano seduto al mio fianco. Era cominciato tutto tre mesi prima quando gli dissi che io mi sarei iscritto al corso paracadutisti. :< ma tu sei proprio un pirla> Mi disse in dialetto milanese la tua fortuna sono la gambe e te le vuoi giocare così, io non ti seguo. Lo guardai e gli dissi:< Io comincio domani> Il giorno dopo finito l’allenamento lo trovai nella mia macchina, mi guardò e mi disse:< vengo anch’io >:<Tre minuti al lancio , in piedi, agganciare > comanda il maresciallo che dirigeva il lancio. In quel momento gli anziani intonano una canzone che inizia con <a noi la morte non ci fa paura…>Luciano mi guarda scuotendo la testa allora vedo le sue labbra muoversi ma non capisco per il frastuono:<pronti al lancio >urla ancora il maresciallo e poi tutti fuori , in volo. Sai Luciano io lo so perché sei venuto in volo con me, sei venuto per guardarmi le spalle, come facevi in campo quando io partivo per incrociare il campo e lasciavo la marcatura di avversari come Mazzola, Causio, Bruno Conti, Claudio Sala e tu scalavi in copertura per proteggermi perché allora con la marcatura ad uomo io sarei stato il responsabile.Sai Luciano dopo che quel maledetto proiettile ti ha strappato la vita io ho perso di più di un amico ho perso l’amico che mi guardava le spalle. Io l’ho capito subito che senza te tutto sarebbe cambiato e che non aveva più senso continuare con il calcio. E poi chissà cosa mi ha detto prima del lancio… ma si io lo so :< Pirla vai>mi hai gridato. È stato un bellissimo volo Luciano e noi piloti diciamo che un pilota non muore mai, vola solo un po’ più in alto. Buon volo Amico mio

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Si è spento oggi Masinga. Protagonista del calcio inglese e italiano degli anni ’90

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – Negli anni ’90 a Salerno, proveniente dalla squadra Svizzera del San Gallo, arrivò l’attaccante sudafricano Philemon Raul Masinga, noto come “Phil Mazinga”, nato a Klerksdorp (28 giugno 1969) nei pressi di Johannesburg.
Masinga crebbe calcisticamente nel Kaizer Chiefs, per poi giocare in patria con lo Jomo Cosmos e il Mamelodi Sundowns. In quest’ultima squadra di Pretoria segnò 98 reti in 108 presenze.
Nel 1994 fu acquistato dal Leeds United e si trasferì in Inghilterra dove trovò il suo connazionale e coetaneo Lucas Radebe suo compagno di squadra anche in nazionale.
Con la squadra dello Yorkshire, segnò 5 reti in 2 anni: il primo goal lo mise a segno il 27 agosto 1994 contro il Chelsea nella gara persa per 3-2 dai Leeds.
Segnò poi due doppiette contro Arsenal e Queens Park Ranger. Nella stagione 1996-97 si trasferì in Svizzera nelle fila dei biancoverdi del San Gallo dove in dieci presenze non segnò alcuna rete.
Durante il mercato di gennaio del 1997 venne acquistato dalla Salernitana del presidente Aniello Aliberti che militava in serie B e si classificò 15a in quel campionato cadetto. Masinga siglò 4 reti: la prima il 23 marzo del 1997 a Cesena; poi una doppietta contro il Brescia il 23 marzo 1997 nella gara vinta per 4-1 e infine una sua rete decise la gara contro il Castel di Sangro il 25 maggio 1997.
Dopo questa stagione fu acquisito dal Bari di Eugenio Fascetti e del presidente Vincenzo Matarrese, esordendo così in massima serie, e trovando in attacco un giovane Nicola Ventola. La prima rete con i galletti pugliesi arrivò il 2 novembre 1997 nella partita vinta per 3-2 al Castellani di Empoli. In Puglia rimase dal 1997 al 2001 collezionando 75 presenze e 24 reti. Nel campionato 1998-99 fu anche il miglior cannoniere della squadra e la sua presenza in campo infiammava le domeniche allo Stadio San Nicola di Bari. Solo in quella stagione mise a segno 11 reti.
Da ricordare quella sua doppietta che regalò la vittoria del Bari a San Siro contro l’Inter il 1 novembre 1998.
Dopo l’esaltante esperienza nei campionati italiani Masinga si trasferì negli Emirati Arabi Uniti dove concluse la carriera con l’Al-Wahda.
In Nazionale esordì in competizioni ufficiali nel 1996 in Coppa D’Africa, proprio in Sud Africa dove i “Bafana Bafana” vinsero la loro prima competizione battendo in finale la Tunisia. Nel 1998 partecipò sia alla Coppa d’Africa sia al Mondiale di Francia. Nella coppa continentale il Sudafrica arrivò secondo perdendo per 2-0 la finale contro l’Egitto a Ouagadougou in Burkina Faso. Mentre a Francia ’98 inserita nel gruppo C con Francia, Danimarca e Arabia Saudita, la nazionale di Città del Capo collezionò una sconfitta e due pareggi venendo eliminata al primo turno.
Philemon Raul Masinga si è spento oggi 13 gennaio 2019 a 49 anni dopo una lunga malattia.

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