Connect with us

Gli Eroi del Collezionismo

I palloni dei Mondiali: Tiziano Lanza e le sue “Anime d’aria”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “Possiamo giocare a calcio delimitando le porte con delle borse o dei giubbotti, senza pali e traverse. Possiamo giocare senza arbitro e senza le linee che delimitano il campo e le aree di rigore … ma non possiamo giocare a calcio senza il pallone. È lui il protagonista dei sogni da bambino…”.

Esordisce così il nostro amico Tiziano Lanza da noi raggiunto per farci raccontare la sua passione. Un sentimento, il suo, verso i palloni in generale e, in particolare, verso quelli dedicati alla massima competizione calcistica per nazionali: una collezione “Mondiale”. Chi è Tiziano Lanza …”Ho cinquantasette anni, abito a Bovolone in provincia di Verona, ho tre figli e tifo Hellas Verona. Sono un tifoso atipico perché sono contento anche per il Chievo, basta che contro di noi…”.

Tiziano si dimostra cortese, gentile e ironico, sembra apprezzare il nostro interessamento nei suoi confronti: “Sono un Tecnologo alimentare, collaudatore specialista di prodotti da forno industriali. Svolgo quest’attività come “Consulente” e, insieme alla grande passione per questo mestiere, “giro” il mondo. Dai 17 sino ai 34 anni sono stato arbitro a livello regionale, dopo aver capito che il calcio giocato non era il mio forte. Da qui inizia anche la mia passione per i palloni da calcio. Una passione per un calcio in “bianco e nero”.

libri lanzaC’è anche una produzione letteraria da parte di Tiziano, tre libri: “Tecnologia e pratica per la produzione dei biscotti”, “Alla riconquista della nostra indipendenza” e, ovviamente, un libro dedicato ai palloni, “Anime d’aria”.

Sono tante le storie che Tiziano ci racconta, di come sia entrato in possesso di alcuni palloni a partire dal primo, il Tango, comprato in un negozio dell’Adidas nel ’78. Alcuni invece trovati su Ebay o scambiati con altri collezionisti. C’è posto anche per la casualità come il “Telstar Durlast” del ’74 scovato in una birreria tedesca e portato a casa dopo lunga trattativa con il proprietario. Oppure l’incontro con l’ex Arbitro Internazionale Diego De Leo che gli dona un Tango utilizzato ai mondiali del ’78.

Cominciamo quindi la carrellata dei palloni Mondiali di Tiziano.

Uruguay 1930

Nel primo Mondiale in Uruguay si svolse la finale tra i padroni di casa e l’Argentina, l’unica finale, sino a oggi, senza una nazionale europea. La leggenda narra che per un’incomprensione nata proprio su chi dovesse portare i palloni, si giunse a un compromesso: primo tempo con un pallone portato dagli argentini, il “Players”, e il secondo tempo con uno portato dai padroni di casa, il “Model T”. I palloni, all’epoca così diversi tra di loro, costituivano un elemento fondamentale per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Infatti, a sottolineare l’abitudine a giocare con un certo pallone o meno, il primo tempo terminò con l’Argentina in vantaggio per 2-1. Nella ripresa l’Uruguay, che a questo punto scelse il pallone da utilizzare, riuscì a ribaltare il risultato in proprio favore per 4-2. 1930 (ball 2)Con il prestigioso “Players” iniziò quindi la prima Finale mondiale della storia del calcio: un modello a 12 pannelli, dagli argentini chiamato Tiento; i pannelli erano tagliati in forme molto arrotondate.

(In foto un pallone “Players” come quelli utilizzati dall’Argentina al Mondiale 1930 – Collezione Lanza)

Il T-model era invece un brevetto del 1921 di una ditta scozzese molto prestigiosa: la THOMLINSON’S di Glasgow. Era composto di soli 11 pannelli di cuoio, tagliati a forma di T e incastrati fra loro in un elegante design. Era considerato un pallone di qualità e con una buona sfericità.

1930 (ball 1)

(In foto un pallone T-model inglese, nel 1930 chiamato “Wembley”, identico a quelli utilizzati nel primo Mondiale della Storia – Collezione Lanza)

Anche un altro modello fu messo a disposizione del Mondiale 1930, il 12 pannelli Globe della Cliff’s, di fabbricazione inglese ma fu usato pochissimo.

Italia 1934 

Per il Mondiale tra le nostre mura domestiche fu presentato come unico pallone ufficiale il “Federale 102” a marchio ECAS, Ente Centrale Approvvigionamenti Sportivi. In realtà altri due modelli furono imposti dalla FIFA, entrambi di fabbricazione inglese, e con uno di questi si giocò la Finale di Roma, una finale che vide il primo trionfo “Azzurro” contro la Cecoslovacchia.

federale 102Il Federale 102 era costituito da 13 pannelli tagliati in forma poligonale e incastrati tra loro con una cucitura a mano. In uno dei pannelli era tagliata la fessura per la camera d’aria, con sei fori sui lati per il passaggio della stringa in tessuto. Alcuni giocatori si proteggevano la fronte con una fasciatura per colpire il pallone di testa senza ferirsi. Sembrerebbe che nessun Federale 102 originale sia “sopravvissuto” sino ai giorni nostri.

(In foto una immagine di un Federale 102, ricavata dalla pubblicità su una rivista settimanale del 1934 – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Dicevamo che altri due palloni furono utilizzati dalla Fifa, il Globe della Cliff’s e il Zig-Zag della Sykes-Tuphine utilizzato poi per la finale del 1934.

(In foto a sinistra un pallone originale Globe a 12 pannelli, probabilmente il meno usato al Mondiale 1934 – Collezione Lanza. A Sinistra una pubblicità del pallone Zig Zag su una rivista dell’epoca – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Francia 1938

 

 (In foto un pallone Allen come quelli usati ai mondiali di Francia – Collezione Lanza. A destra Meazza e Sarosi prima della finale e il cartello pubblicitario con l’Allen)

Per i Mondiali del ’38 i francesi misero a disposizione un pallone di una nota azienda parigina, la Allen, denominato “Coupe du Monde”. Per l’occasione ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria, infatti, prima di ogni partita, il pallone ufficiale era accompagnato da un cartello con scritto “Coupe du Monde 1938”, che dava anche il nome al pallone. Il pallone era composto di 13 pannelli dai contorni tondeggianti, cuoio marrone cucito a mano e una stringa che con cinque passaggi chiudeva la fessura della camera d’aria; la stringa di cotone bianca conferiva grande eleganza ma durava davvero poco il suo colore candido. Per la prima volta la FIFA acconsentì l’utilizzo del logo sul pallone. Anche questa volta è l’Italia a salire sul gradino più alto del mondo battendo in finale l’Ungheria con un sonoro 4-2.

Brasile 1950

1950Dopo la sosta forzata per il conflitto mondiale, la Coppa del Mondo si torna a disputare in Brasile. Un Mondiale ricordato per il “Maracanazo”, ossia per la sconfitta inaspettata dei padroni di casa nella sfida con l’Uruguay che spedì proprio la “Celeste” sul gradino più alto del mondo. Per questa competizione il pallone ufficiale fu il “Duplo T” prodotto dall’Industria Brasileira. Un pallone davvero innovativo: la sfera era completamente chiusa, senza stringa e gonfiabile tramite un foro e una valvola. Il pallone aveva il marchio “Superball”. (In foto un modello Duplo T in cuoio scuro – Collezione Lanza)

Svizzera 1954 

1954Il pallone ufficiale dei Mondiali in Svizzera era un modello composto di 18 pannelli dai bordi a zig-zag e perfettamente incastrati, cuciti a mano e denominato “Swiss World Champion” ed era prodotto dalla ditta Sport Kost di Basilea. Ebbe molto successo anche per la grande azione di marketing che lo sostenne, tanto da essere utilizzato come icona del calcio per molti anni.

La Germania Ovest si aggiudicò la competizione contro ogni pronostico battendo in finale l’Ungheria per 3-2, dopo essere stata in svantaggio 0-2, nel match passato alla storia come il “Miracolo di Berna”(In foto un modello Swiss World Champion – Collezione Lanza)

Svezia 1958 

1958

Per l’occasione la Fifa indisse una sorta di concorso per selezionare il pallone ufficiale dei Mondiali del ’58 in Svezia. Al comitato organizzatore arrivarono 102 palloni da aziende di tutto il mondo. Fu scelto un modello composto di 24 pannelli rettangolari cuciti a mano, si chiamava “Top Star” ed era prodotto dalla svedese Sydsvenska Laderoch Remfabriken di Angelholm.

Solo il giorno della finale, il 29 giugno 1958, la ditta svedese poté annunciare di essere il fornitore ufficiale del pallone, onde evitare di contravvenire alla regola dell’anonimato durante la competizione. Una finale in cui il Brasile, e il suo giovane Pelè, vinse il suo primo titolo Mondiale ai danni dei padroni di casa con un sonoro 5-2. Il pallone utilizzato per tutto il mondiale era giallo tranne che per le semifinali e la finale, dove si optò per il colore bianco. (In foto un modello originale utilizzato al mondiale – Collezione Lanza)

Cile 1962

1962.JPG“Crack” è il pallone ufficiale del Mondiale 1962, prodotto dalla ditta Custodio Zamora – Industria Cilena di San Miguel. Fu il primo pallone “Mondiale” a utilizzare una valvola di gonfiatura in lattice. Colpisce il suo design, composto di 18 pannelli poligonali irregolari di tre forme diverse: esagonale, rettangolare ed esagonale ricurvo, uniti tra loro da cuciture a mano. Nel Mondiale del Cile furono usati palloni “Crack” giallo-arancioni, e tutti erano completi di logo e scritte. Un pallone anche un po’ contestato: se pioveva sembra si riempisse d’acqua con conseguenze sul peso, mentre sotto il sole la vernice si screpolava. La competizione fu vinta ancora dal Brasile che s’impose in finale sulla formazione della Cecoslovacchia per 3-1. (In foto un pallone “Crack” usato per gli allenamenti al mondiale 1962 – Collezione Lanza)

Inghilterra 1966

1966

Al Mondiale d’Inghilterra del 1966 il pallone utilizzato si chiamava “Challenge 4-Stars” ed era prodotto dalla Slazenger, azienda inglese. Il cuoio utilizzato era di elevata qualità, interamente cucito a mano e composto di 25 pannelli rettangolari. All’inizio di ogni partita veniva fornito l’intero set di palloni nei suoi differenti modelli: bianco, giallo, e rosso-arancione; i capitani ne sceglievano uno di comune accordo. La scelta cadeva di solito sul pallone bianco. I padroni di casa si aggiudicarono la competizione battendo la Germania dell’Ovest per 4-2. (In foto un pallone uguale a quello utilizzato ai Mondiali ’66 e proveniente dalla Serie A – Collezione Lanza)

Messico 1970

(In foto il classico Telstar a sinistra e il modello Chile in arancione – Collezione Lanza) Messico ’70, la prima competizione dell’era moderna: riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. La FIFA commissiona, per la prima volta, il pallone ufficiale a un produttore non residente nel paese organizzatore: la tedesca Adidas. Il nome Adidas deriva dalla fusione del soprannome del fondatore Adolf, detto Adi, e le prime tre lettere del cognome Dassler. L’azienda tedesca presentò tre palloni: uno bianco e nero, uno tutto bianco e uno arancione. Il modello bianco e nero, chiamato “Telstar”, sarebbe stato il pallone ufficiale del Mondiale 1970. “Telstar” perché originato dall’unione di due nomi: television e star, letteralmente “stella della televisione”; “Telstar” era anche il nome di un satellite per le trasmissioni televisive, forse l’ispirazione nasce anche da questo.

Il nuovo pallone Adidas rappresentò una vera rivoluzione: composto di ben 32 pannelli di cuoio cuciti a mano, di cui 20 bianchi di forma esagonale regolare e 12 neri di forma pentagonale. Dotato di una camera d’aria di ultima generazione senza cucitura, aveva, sulla superficie esterna, una speciale lamina in plastica trasparente, il Durlast, che rendeva il pallone impermeabile e manteneva il cuoio più protetto. Il “Telstar 1970” era quindi un pallone di elevata qualità, fabbricato con moderna tecnologia e garantiva la miglior sfericità mai raggiunta in precedenza in un pallone da calcio. Il pallone bianco e nero a 32 pannelli divenne l’icona stessa del calcio, anche se ne furono presentati anche uno completamente bianco e un altro completamente arancione chiamati entrambi “Chile”.

In questo mondiale non possiamo non citare la “Partita del secolo”, la famosa Italia – Germania 4 a 3. Da registrare altresì la sconfitta dell’Italia in finale contro il Brasile.

Germania Ovest 1974

1974Adidas presenta in Germania il collaudato pallone a 32 pannelli bianchi e neri. Rimane il nome “Telstar” unito al marchio “Durlast”, per cui il pallone prese il nome di “Telstar Durlast” per distinguerlo dal modello precedente. Il logo Adidas e le scritte “OFFICIAL WORLD CUP 1974” erano marcate in nero. Il pallone, prodotto in Francia, era interamente cucito a mano e utilizzava un cuoio di altissima qualità che racchiudeva una camera d’aria di ultima generazione con valvola in gomma di lattice. La sfericità era ottima come nel precedente Telstar, e anche in questo modello fu applicata la lamina protettiva Durlast, pur se con un maggior spessore rendendo i palloni molto lucidi e brillanti. Da questo Mondiale in poi i palloni sarebbero stati completi di scritte e logo ben visibili.  I padroni di casa si imposero in finale contro gli olandesi per 2-1. (In foto il “Telstar Durlast” – Collezione Lanza)

Argentina 1978

1978Nel “Mundial” argentino l’Adidas continua a essere il fornitore ufficiale e presenta un pallone chiamandolo con il nome del famoso ballo argentino: il “Tango”. Composto da 32 pannelli cuciti a mano si differenzia da quello del Mondiale precedente per il design: una serie di triangoli stilizzati stampati su ciascuno dei 20 esagoni disposti in modo da formare un cerchio nero intorno a ciascun pannello pentagonale di colore bianco. Ciò procura, durante la roteazione, un particolare effetto visivo. L’Argentina diventa Campione del Mondo battendo in finale l’Olanda in una drammatica e affascinante finale ai tempi supplementari e il “Tango” entra nel Cuore di tanti tifosi e appassionati decretandone un successo planetario. Un successo vivo ancora oggi. (In foto il “Tango”, mito mai tramontato – Collezione Lanza)

Spagna 1982

1982Per la prima volta partecipano 24 squadre in un Mondiale e l’Adidas presenta il “Tango España”, a conferma del successo del precedente modello. Immutato il design, sotto il logo “Tango” il nome “España” sostituiva il precedente “River Plate”,  compare la scritta “Official World Cup Ball 1982”. Pur senza la copertura Durlast il pallone era comunque garantito come impermeabile, in virtù delle cuciture sigillate. Di nuovo quindi la sensazione positiva della pelle anche se risultò essere un pallone piuttosto delicato e non ebbe il successo del precedente. Indimenticabile la finale vinta dagli Azzurri di Bearzot per 3-1 con la Germania. Indimenticabili anche le immagini di Sandro Pertini, un Presidente della Repubblica per una sera capo tifoso. (In foto il “Tango España”, il pallone del Mondiale di Bearzot e Pertini – Collezione Lanza)

Messico 1986

1986In Messico l’Adidas presenta per la prima volta in un Mondiale un pallone completamente prodotto in materiale sintetico. Un modello a 20 pannelli esagonali e 12 pentagonali cuciti a mano con filo in nylon. Il design, che s’ispirava ai precedenti Tango, vede dei triangoli neri con motivi decorativi dedicati all’arte degli Aztechi, da qui il nome: “Azteca México”.  Le scritte recitano “Official World Cup Ball 1986 – Ballon Officiel Coupe du Monde 1986”. L’Argentina è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia. (In foto l’Azteca México – Collezione Lanza)

Italia 1990

1990“Etrusco Unico” è il pallone ufficiale di Italia ’90. La creatura dell’Adidas incorporava le nuove modalità di produzione dei palloni da calcio. Possedeva, infatti, un substrato esterno in schiuma poliuretanica nera, che lo rendeva completamente impermeabile, più leggero al tatto, e più veloce al tiro. Composto di 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, aveva un foro della valvola appena visibile. Il design era ancora ispirato al Tango, con i temi decorativi ricavati sui triangoli neri. Le decorazioni facevano riferimento all’arte degli antichi abitanti della Toscana: tre teste bianche di leone etrusco campeggiavano al centro di ciascun triangolo nero contornate da sottili decorazioni a spirale. Il nome del pallone era scritto con lettere in stile greco antico, mentre il termine “Unico” era in caratteri latino-moderni. La scritta “OFFICIAL BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1990” è in bella evidenza. La Germania riesce ad avere la meglio in finale, di misura, sull’Argentina. (In foto l’ “Etrusco Unico” – Collezione Lanza)

Stati Uniti 1994

1994Il pallone del Mondiale 1994, il “Questra”, s’ispirava alla tecnologia aerospaziale. Il vecchio e amato “Tango” fu ancora d’ispirazione e le decorazioni ritraevano scenari spaziali, con stelle, pianeti e galassie. Ancora un pallone con i classici 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre assemblati mediante cucitura manuale. Anche su questo pallone il foro della valvola di gonfiatura era quasi invisibile. Logo Adidas e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1994” completano il pallone. In questo modello la schiuma sintetica era in polietilene bianco, e fu perciò usata anche per il rivestimento esterno; ciò rendeva più morbido il pallone al tatto, più controllabile, e inoltre acquistava maggior velocità. L’Italia di Sacchi viene beffata in finale dal Brasile ai calci di rigore. (In foto il “Questra” – Collezione Lanza)

Francia 1998

1998Per il ritorno del Mondiale in Francia dopo sessant’anni l’Adidas presentò il “Tricolore”, in omaggio alla bandiera del paese ospitante. Ancora una volta il classico 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre ispirato al “Tango” con motivi decorativi formati da galletti stilizzati in omaggio agli antichi abitanti della Francia. Il pallone era per la prima volta decorato con più colori. Sul “Tricolore” 1998 apparve anche il nuovo simbolo Adidas: un triangolo rettangolo composto dalle classiche tre strisce e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1998” in blu. Realizzato in “schiuma sintattica”, cioè composta di tre strati di microsfere sigillate e riempite di gas altamente comprimibili, che manteneva elevata la precisione del tiro perché nell’impatto la sfericità veniva modificata di pochissimo. Insomma un pallone davvero ben riuscito. La Francia si laureò Campione battendo il Brasile in finale per 3-0.  (In foto il “Tricolore” – Collezione Lanza)

Korea del Sud-Giappone 2002

2002Nel 2002 il Mondiale si sposta per la prima volta in Asia, e sono due i paesi a organizzarlo, la Corea e il Giappone. Per l’occasione il pallone dell’Adidas, il “Fevernova”, abbandona il design del “Tango” dopo 24 anni e 6 “mondiali” di calcio. Presenti ancora i 32 pannelli, esagonali e pentagonali, e 4 grosse triadi colorate su sfondo bianco, con motivi colorati in verde, rosso e oro, dentro un grosso contorno verde. Il risultato è un grande impatto visivo. Fabbricato con la schiuma sintattica in poliuretano, anche lo strato esterno era composto di una combinazione di poliuretano e gomma naturale, assicurava durante l’impatto uniformità nella distribuzione della forza sul pallone. In questo Mondiale il Brasile diventa “PentaCampeon”, battendo in finale la Germania con un secco 2-0. (In foto il “Fevernova” – Collezione Lanza)

Germania 2006

2006In Germania l’Adidas presenta il “+Teamgeist”, nome derivante dall’unione della parola inglese team = squadra e della tedesca geist = spirito. Il Teamgeist abbandona i classici 32 pannelli e se ne avvale di soli 14 uniti da una saldatura termica che conferiva un design mai visto prima. Il pallone fu poi personalizzato per ogni partita, vi venivano impressi infatti i nomi delle squadre, lo stadio, la città, la data e l’orario del calcio d’inizio. E dalle fasi eliminatorie in poi, anche il livello della partita (quarti, semifinale, etc.). Una versione dorata è stata utilizzata invece per la finale che ha visto l’Italia salire sul tetto del mondo. (In foto il “Teamgeist” – Collezione Lanza)

Sud Africa 2010

Nel 2010 il teatro del Mondiale è l’Africa e il pallone ufficiale fu chiamato “JABULANI”, una parola che in lingua isiZulu significa “celebrazione” o “festa”. Era composto di 8 pannelli termosaldati, 4 triangolari minori e 4 triangolari maggiori, che conferivano al pallone una sfericità mai raggiunta prima con apposite scanalature che assicuravano una grande aerodinamicità. Undici i colori adottati per le decorazioni per ricordare che era l’undicesimo pallone Adidas a un mondiale, come undici sono anche le lingue ufficiali del Sud Africa, e undici le differenti comunità che lo abitano. In bella vista anche il Soccer City Stadium di Johannesburg. Il pallone aveva internamente due strati in poliesteri e cotone, mentre la superficie era in Impranil già utilizzato per il Fevernova 2002 e il Teamgeist 2006. Anche in Sudafrica 2010 i palloni erano personalizzati, cioè recanti i dati di ogni singola partita. Un solo pallone per ogni partita, tuttavia, recava un ulteriore contrassegno, appena sotto il colorato logo di Sudafrica 2010: KICK-OFF e era destinato al calcio d’inizio della partita di riferimento. Il pallone però fu “ricoperto” di critiche da parte dei calciatori e in particolare i portieri. La Spagna si aggiudica il suo primo Trofeo Mondiale ai danni dell’Olanda per 1-0 dopo i supplementari.

 (In foto a sinistra il pallone Kick Off di Slovenia – Usa e a destra un modello della Finale -Collezione Lanza)

La collezione di Lanza si ferma al 2010, non troviamo quindi il Brazuca del 2014 e il Telstar 18 degli attuali Mondiali in Russia…”Non sono più amante di questo calcio, e anche nel collezionismo troppa esasperazione, le persone sono ormai molto votate al commercio e poco al sentimento” ci dice. “Sono innamorato di un altro calcio, dei vari Di Stefano, Mazzola, Piola, Pelè, Puskas…”.

Il suo libro “Anime d’aria” è costato al nostro amico oltre quattro anni di ricerche ed è ricco di aneddoti e storie particolari, di foto di pezzi unici e rari appartenenti a Tiziano ma anche a molti collezionisti che hanno supportato la sua ricerca.

Un libro secondo noi meraviglioso, una vera perla, che meriterebbe di trovare i fondi per essere pubblicato per il valore storico e altamente educativo… “Qualche contatto in passato c’è stato con qualche sponsor ma poi nulla di concreto” ci riferisce Tiziano. Speriamo che anche questo nostro piccolo lavoro possa contribuire a far si che qualcuno s’interessi alla pubblicazione di questo grande capolavoro: ANIME D’ARIA!

Grazie Tiziano.

Bibliografia: “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza – Inedito

Tutte le foto dei palloni sono della Collezione di Tiziano Lanza 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

“Un Secolo d’Azzurro”: a Vercelli la prima tappa

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – E’ iniziata ieri, accompagnata dal pubblico delle grandi occasioni, la prima tappa della Mostra “Un secolo d’Azzurro” a Vercelli, Città Europea dello Sport per il 2019.

Una location di prestigio, l’ex chiesa di Santa Chiara in corso Libertà, per la mostra antologica curata da Mauro Grimaldi e promossa dall’Associazione Sant’Anna e con il patrocinio della FIGC. La mostra ripercorre la storia e le gesta della Nazionale italiana di calcio e ne celebra i successi relativamente ai suoi primi cento anni con oltre 200 cimeli originali e alcune riproduzioni fedeli come ad esempio la Coppa Rimet andata purtroppo persa negli anni ‘80 in Brasile.

“Un secolo d’Azzurro” ha scelto Vercelli per questa sua prima “uscita” e sarà possibile farvi visita sino a domenica 17 marzo. La mostra itinerante avrà successivamente altri appuntamenti: arriverà a Taranto, Bari, Cava de’ Tirreni, Rimini per l’evento Assoallenatori e Udine per la finale degli Europei Under 21.

All’inaugurazione hanno presenziato il Sindaco Maura Forte e l’assessore Andrea Coppo, ai quali il Presidente dell’Associazione Sant’Anna Aldo Rossi Merighi, che ha promosso la mostra, ha fatto loro da “guida”, così come per le scolaresche presenti e ai visitatori in generale.

Maglie, tute, palloni, scarpini, quotidiani, tessere, biglietti, poster, locandine e documenti dell’epoca come quello del 1854 sulla nascita del calcio, impreziosiscono una mostra dal forte ed unico sapore di storia e leggenda.

In bacheca anche le riproduzioni delle due Coppe Rimet del 1934 e del 1938 e quelle del Mondo conquistate dagli Azzurri nel 1982 e nel 2006. Si può ammirare anche la maglia numero 18 indossata da Roberto Baggio nel match contro la Francia ai Mondiali del 1998, e la 20 del celebre “cucchiaio” di Francesco Totti a Van der Sar nella semifinale di Euro 2000 contro l’Olanda. Ma anche le maglie di Paolo Rossi, di Paolo Maldini, di Luciano Spinosi, di Stefano Tacconi.

Nella città dove si è scritta la storia del calcio italiano non potevano mancare delle sezioni dedicate proprio alla Pro Vercelli e al leggendario Silvio Piola. Come non poteva mancare, e non manca infatti, una sezione che ricorda il Grande Torino, l’invincibile squadra scomparsa purtroppo nella tragedia di Superga, dove militava il vercellese Eusebio Castigliano.

“Il calcio è una chiave di lettura della nostra storia”, ci dice Mauro Grimaldi curatore della mostra da noi raggiunto per l’occasione, “… i suoi oggetti, i suoi personaggi, le sue leggende hanno attraversato le vite di milioni di persone in questo ultimo secolo e ognuno di noi ha un ricordo legato ad un pallone che rotola. Ed è su questi ricordi che si basa il nostro percorso antologico ed il pallone diventa uno strumento didattico per raccontare questa grande storia soprattutto alle giovani generazioni. Una mostra unica, avvolgente, che consiglio a tutti di vedere”.

Facciamo nostre le parole di Grimaldi e invitiamo tutti ad andare alla mostra a Vercelli o nelle prossime tappe “in giro” per l’italico stivale.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Daniele Diminich e la collezione dedicata alla maglia alabardata

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “La maglia alabardata. Indossarla, anche se sgualcita, toglieva il fiato. E poi c’era quello stemma, sul petto, che la qualificava, e qualificava il giocatore, anche giovanissimo, che l’indossava. Era uno della Triestina anche lui” (Cit. Undici ragazzi, Dante di Ragogna, 1985).

La maglia alabardata ha un fascino che prende al cuore chi non è tifoso dell’Unione, figuriamoci a chi ha il cuore pregno di questi colori. Un cuore pregno lo ha certamente Daniele Diminich, che ha fatto della passione per questa maglia una sorta di missione di vita. Triestino, classe 1982, Daniele è sposato con Cristina, ha una bimba di pochi mesi, Gioia. È impiegato presso il Comune di Trieste e si occupa di Programmazione Operativa e Controllo.

Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare la sua passione.

“I miei primi ricordi legati al calcio”, esordisce Daniele, “sono legati alle domeniche mattina con mio nonno nel campo a 7 di Giarizzole, appena ristrutturato dopo anni di abbandono, sopra lo stadio Rocco a guardare il calcio amatoriale. Relativamente invece al calcio professionistico il primo ricordo è la vittoria della Juventus sul “mio” Milan nella finale di Coppa Italia nel 1990. Avevo otto anni ma ricordo nitidamente la delusione in TV nel vedere l’allenatore Dino Zoff alzare il trofeo. Per quanto riguarda la Triestina, l’amore aumentò pian pianino a fine anni ‘90, quando stavo smettendo di giocare a calcio e avevo più tempo per andare allo stadio”.

Daniele e la famiglia… “Oltre a mia moglie e mia figlia, direi che la Triestina è “la terza di famiglia”. Ogni notizia sulla squadra o su di una maglia che è possibile recuperare per implementare la collezione diviene in primis un confronto a casa, per ora soltanto con la moglie, per coinvolgere la bimba aspetto ancora un attimo…!”

Esatto, la collezione … “Divento “collezionista seriale” nel 2012, quando a seguito della rottura del tendine d’Achille mi ritrovo per parecchi mesi a casa e pian pianino inizio a sistemare la cinquantina di maglie che avevo all’epoca. Nel farlo mi resi conto che c’erano dei “buchi” e cercai quindi di “riempirli” cercando di trovare almeno una maglia suddivisa per colore e annata. Ora ho in collezione oltre 200 maglie, tra cui due pezzi di assoluto valore: le maglie di Giuseppe Fontana. Quella del 1974/75 con lo scudetto bianco nella stagione dello storico derby con il Ponziana con oltre 20.000 spettatori, e quella del 1978/79 disegnata dallo sponsor tecnico inglese Admiral, uno dei brand con più alta cura dei particolari e dai tessuti ricercati”.

Ma ce n’è una a cui è più legato…”Sono legatissimo alla maglia avuta dal simbolo alabardato, Franco De Falco, la maglia gialla del ritorno in serie B nel 1983/84, caratterizzata dal nuovo sponsor Fissan cucito sopra quello precedente Sanson. Si, perché quelle ufficiali, che si sarebbero dovute utilizzare in quel campionato, erano quelle dello sponsor tecnico Bettina, ma si scolorirono al primo lavaggio. Si optò quindi per “riesumare” quelle della stagione precedente a cui venne attaccato il nuovo sponsor oltre ad una pecetta a coprire la vecchia scritta NR”.

Scopriamo che c’è anche un pezzo molto costoso… ”Si, è l’ultima maglia entrata in collezione, la n. 3 Sanson del 1982/83, anno della promozione, indossata solitamente da Angelo Trevisan o Manlio Zanini… bella eh …”… qui il nostro amico si lascia prendere un po’ da un sano autocompiacimento.

1982/83 NR sponsor Sanson n. 3

Non sempre è facile “mettere le mani” su di una maglia…”Ci tengo a raccontare l’aneddoto della maglia n.10 del drammatico playoff perso contro la Pro Dronero in Eccellenza nel giugno 2013. Al termine della sfida, pareggiata 3-3 e che non ci permise di salire in serie D, i giocatori lanciarono comunque le maglie in curva. Molte di queste vennero ributtate in campo in segno di delusione e rammarico. Io presi la n.10 di Dino Sangiovanni e da collezionista come sono non avevo davvero nessuna intenzione di ritirarla ai giocatori. Risalendo i gradoni, triste per il risultato ma fiero per la “conquista” incrociai un signore anziano che insultava me e i giocatori. Mi si fece vicino e con fare minaccioso mi strappò via una maglia rossa che avevo arrotolato in vita: faceva caldo e io ero a petto nudo. Presa questa mia maglia la ributtò in campo, non accorgendosi che era una normalissima t-shirt, mentre in mano avevo la maglia appena guadagnata, sudata, che dovetti indossare per tornare a casa!”.

2012/13 n. 10 Dino Sangiovanni

Daniele non si ferma mai … “Cerco tutti i modelli indossati dall’Unione dal 1980 ad oggi, me ne mancano 18. Sicuramente i cimeli che vorrei avere sono le prime maglie con sponsor commerciale, le Sanson, quella rossa del 1981/82 e la bianca e gialla della stagione successiva. Per quanto riguarda gli anni precedenti all’avvento degli sponsor tecnici e commerciali è difficile fare una pianificazione precisa, quello che arriva si mette in collezione”.

Proviamo poi a fare una domanda difficile, invasiva… ma Daniele ne esce bene, benissimo…“Mia moglie? Fortunatamente ha sempre seguito il calcio per cui mi segue in questa passione, mi chiede soltanto di lavare le maglie perché non capisce il lato romantico del sudore dei calciatori e del fango dei campi! Anzi colgo l’occasione per ringraziarla, mi ritengo davvero molto fortunato… Molti miei amici poi costituiscono una fonte per poter aggiungere nuove maglie alla mia collezione, vengono infatti periodicamente “sollecitati” dal sottoscritto a donare le loro maglie per il mio progetto “Dona La Maglia” visibile sul mio sito www.lamagliatriestina.it: per ogni cimelio regalato effettuo una donazione ad una associazione di beneficenza scelta da me o comunicatami dal donatore. Tengo molto a questo aspetto, far correre di pari passo collezionismo e solidarietà”.

Salutiamo e ringraziamo Daniele che ci congeda con una frase che proviene dal cuore … “Ogni volta che riesco a mettere le mani su una maglia nuova mi scorre un brivido, sia che riesca a scovare qualche cimelio degli anni passati, sia che ricevo direttamente la divisa a fine partita, è un’emozione da bambino, che non cambia mai!”.

“La maglia alabardata. Indossarla, anche se sgualcita, toglieva il fiato…”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

NB: tutta la collezione di Daniele è su lamagliatriestina.it

 

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Ternana, parte il progetto per il “Museo Rossoverde”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Il nuovo Presidente della Ternana Stefano Bandecchi ha incontrato questa mattina, tra gli altri, i tifosi appartenenti ai vari gruppi in un confronto dedicato a spiegare le linee guida della società .

Dopo l’incontro il gruppo Rocca Rossoverde ha diffuso il seguente comunicato così come riportato dal portale calciofere.it: “Il nostro club insieme a Marco Barcarotti, memoria storica delle Fere – ha illustrato al patron il progetto di creare un museo rossoverde mettendo a disposizione tutto il materiale in possesso di Marco. Con l’impegno del club di collaborare alla sua realizzazione, abbiamo trovato un entusiastico accoglimento della proposta”.

Si tratta per la maggior parte di materiale inedito che consente di ripercorrere la storia rossoverde, che al momento è raccontata, fino ad una certa data, unicamente dal volume “Tra storia e leggenda” di Giorgio e Christian Armadori.

Al progetto, sempre come riportato da calciofere.it, prenderà parte anche il Centro di coordinamento Club ed è stata istituita una commissione a tal fine così composta: Riccardo Zampagna presidente, Marco Barcarotti, Fabio Cresta, Fabio Biscetti, Marcello Viali e Antonio Laudi consiglieri.

In serata poi ci sono state alcune “precisazioni” da parte del gruppo Rocca Rossoverde e il Centro di coordinamento Club, in una sorta di “botta e risposta”, ma quello che riteniamo sia importante, per noi che amiamo la storia del calcio, è che sembra ci sia l’intenzione anche da parte della società di intraprendere il cammino che porta all’apertura di un “Museo Rossoverde”.

Incrociamo le dita.

Gli Eroi del Calcio.com

n.b: la foto del gagliardetto è tratta dal sito Pennantsmuseum.com

Continue Reading

Newsletter

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: