Connect with us

Gli Eroi del Collezionismo

I palloni dei Mondiali: Tiziano Lanza e le sue “Anime d’aria”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “Possiamo giocare a calcio delimitando le porte con delle borse o dei giubbotti, senza pali e traverse. Possiamo giocare senza arbitro e senza le linee che delimitano il campo e le aree di rigore … ma non possiamo giocare a calcio senza il pallone. È lui il protagonista dei sogni da bambino…”.

Esordisce così il nostro amico Tiziano Lanza da noi raggiunto per farci raccontare la sua passione. Un sentimento, il suo, verso i palloni in generale e, in particolare, verso quelli dedicati alla massima competizione calcistica per nazionali: una collezione “Mondiale”. Chi è Tiziano Lanza …”Ho cinquantasette anni, abito a Bovolone in provincia di Verona, ho tre figli e tifo Hellas Verona. Sono un tifoso atipico perché sono contento anche per il Chievo, basta che contro di noi…”.

Tiziano si dimostra cortese, gentile e ironico, sembra apprezzare il nostro interessamento nei suoi confronti: “Sono un Tecnologo alimentare, collaudatore specialista di prodotti da forno industriali. Svolgo quest’attività come “Consulente” e, insieme alla grande passione per questo mestiere, “giro” il mondo. Dai 17 sino ai 34 anni sono stato arbitro a livello regionale, dopo aver capito che il calcio giocato non era il mio forte. Da qui inizia anche la mia passione per i palloni da calcio. Una passione per un calcio in “bianco e nero”.

libri lanzaC’è anche una produzione letteraria da parte di Tiziano, tre libri: “Tecnologia e pratica per la produzione dei biscotti”, “Alla riconquista della nostra indipendenza” e, ovviamente, un libro dedicato ai palloni, “Anime d’aria”.

Sono tante le storie che Tiziano ci racconta, di come sia entrato in possesso di alcuni palloni a partire dal primo, il Tango, comprato in un negozio dell’Adidas nel ’78. Alcuni invece trovati su Ebay o scambiati con altri collezionisti. C’è posto anche per la casualità come il “Telstar Durlast” del ’74 scovato in una birreria tedesca e portato a casa dopo lunga trattativa con il proprietario. Oppure l’incontro con l’ex Arbitro Internazionale Diego De Leo che gli dona un Tango utilizzato ai mondiali del ’78.

Cominciamo quindi la carrellata dei palloni Mondiali di Tiziano.

Uruguay 1930

Nel primo Mondiale in Uruguay si svolse la finale tra i padroni di casa e l’Argentina, l’unica finale, sino a oggi, senza una nazionale europea. La leggenda narra che per un’incomprensione nata proprio su chi dovesse portare i palloni, si giunse a un compromesso: primo tempo con un pallone portato dagli argentini, il “Players”, e il secondo tempo con uno portato dai padroni di casa, il “Model T”. I palloni, all’epoca così diversi tra di loro, costituivano un elemento fondamentale per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Infatti, a sottolineare l’abitudine a giocare con un certo pallone o meno, il primo tempo terminò con l’Argentina in vantaggio per 2-1. Nella ripresa l’Uruguay, che a questo punto scelse il pallone da utilizzare, riuscì a ribaltare il risultato in proprio favore per 4-2. 1930 (ball 2)Con il prestigioso “Players” iniziò quindi la prima Finale mondiale della storia del calcio: un modello a 12 pannelli, dagli argentini chiamato Tiento; i pannelli erano tagliati in forme molto arrotondate.

(In foto un pallone “Players” come quelli utilizzati dall’Argentina al Mondiale 1930 – Collezione Lanza)

Il T-model era invece un brevetto del 1921 di una ditta scozzese molto prestigiosa: la THOMLINSON’S di Glasgow. Era composto di soli 11 pannelli di cuoio, tagliati a forma di T e incastrati fra loro in un elegante design. Era considerato un pallone di qualità e con una buona sfericità.

1930 (ball 1)

(In foto un pallone T-model inglese, nel 1930 chiamato “Wembley”, identico a quelli utilizzati nel primo Mondiale della Storia – Collezione Lanza)

Anche un altro modello fu messo a disposizione del Mondiale 1930, il 12 pannelli Globe della Cliff’s, di fabbricazione inglese ma fu usato pochissimo.

Italia 1934 

Per il Mondiale tra le nostre mura domestiche fu presentato come unico pallone ufficiale il “Federale 102” a marchio ECAS, Ente Centrale Approvvigionamenti Sportivi. In realtà altri due modelli furono imposti dalla FIFA, entrambi di fabbricazione inglese, e con uno di questi si giocò la Finale di Roma, una finale che vide il primo trionfo “Azzurro” contro la Cecoslovacchia.

federale 102Il Federale 102 era costituito da 13 pannelli tagliati in forma poligonale e incastrati tra loro con una cucitura a mano. In uno dei pannelli era tagliata la fessura per la camera d’aria, con sei fori sui lati per il passaggio della stringa in tessuto. Alcuni giocatori si proteggevano la fronte con una fasciatura per colpire il pallone di testa senza ferirsi. Sembrerebbe che nessun Federale 102 originale sia “sopravvissuto” sino ai giorni nostri.

(In foto una immagine di un Federale 102, ricavata dalla pubblicità su una rivista settimanale del 1934 – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Dicevamo che altri due palloni furono utilizzati dalla Fifa, il Globe della Cliff’s e il Zig-Zag della Sykes-Tuphine utilizzato poi per la finale del 1934.

(In foto a sinistra un pallone originale Globe a 12 pannelli, probabilmente il meno usato al Mondiale 1934 – Collezione Lanza. A Sinistra una pubblicità del pallone Zig Zag su una rivista dell’epoca – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Francia 1938

 

 (In foto un pallone Allen come quelli usati ai mondiali di Francia – Collezione Lanza. A destra Meazza e Sarosi prima della finale e il cartello pubblicitario con l’Allen)

Per i Mondiali del ’38 i francesi misero a disposizione un pallone di una nota azienda parigina, la Allen, denominato “Coupe du Monde”. Per l’occasione ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria, infatti, prima di ogni partita, il pallone ufficiale era accompagnato da un cartello con scritto “Coupe du Monde 1938”, che dava anche il nome al pallone. Il pallone era composto di 13 pannelli dai contorni tondeggianti, cuoio marrone cucito a mano e una stringa che con cinque passaggi chiudeva la fessura della camera d’aria; la stringa di cotone bianca conferiva grande eleganza ma durava davvero poco il suo colore candido. Per la prima volta la FIFA acconsentì l’utilizzo del logo sul pallone. Anche questa volta è l’Italia a salire sul gradino più alto del mondo battendo in finale l’Ungheria con un sonoro 4-2.

Brasile 1950

1950Dopo la sosta forzata per il conflitto mondiale, la Coppa del Mondo si torna a disputare in Brasile. Un Mondiale ricordato per il “Maracanazo”, ossia per la sconfitta inaspettata dei padroni di casa nella sfida con l’Uruguay che spedì proprio la “Celeste” sul gradino più alto del mondo. Per questa competizione il pallone ufficiale fu il “Duplo T” prodotto dall’Industria Brasileira. Un pallone davvero innovativo: la sfera era completamente chiusa, senza stringa e gonfiabile tramite un foro e una valvola. Il pallone aveva il marchio “Superball”. (In foto un modello Duplo T in cuoio scuro – Collezione Lanza)

Svizzera 1954 

1954Il pallone ufficiale dei Mondiali in Svizzera era un modello composto di 18 pannelli dai bordi a zig-zag e perfettamente incastrati, cuciti a mano e denominato “Swiss World Champion” ed era prodotto dalla ditta Sport Kost di Basilea. Ebbe molto successo anche per la grande azione di marketing che lo sostenne, tanto da essere utilizzato come icona del calcio per molti anni.

La Germania Ovest si aggiudicò la competizione contro ogni pronostico battendo in finale l’Ungheria per 3-2, dopo essere stata in svantaggio 0-2, nel match passato alla storia come il “Miracolo di Berna”(In foto un modello Swiss World Champion – Collezione Lanza)

Svezia 1958 

1958

Per l’occasione la Fifa indisse una sorta di concorso per selezionare il pallone ufficiale dei Mondiali del ’58 in Svezia. Al comitato organizzatore arrivarono 102 palloni da aziende di tutto il mondo. Fu scelto un modello composto di 24 pannelli rettangolari cuciti a mano, si chiamava “Top Star” ed era prodotto dalla svedese Sydsvenska Laderoch Remfabriken di Angelholm.

Solo il giorno della finale, il 29 giugno 1958, la ditta svedese poté annunciare di essere il fornitore ufficiale del pallone, onde evitare di contravvenire alla regola dell’anonimato durante la competizione. Una finale in cui il Brasile, e il suo giovane Pelè, vinse il suo primo titolo Mondiale ai danni dei padroni di casa con un sonoro 5-2. Il pallone utilizzato per tutto il mondiale era giallo tranne che per le semifinali e la finale, dove si optò per il colore bianco. (In foto un modello originale utilizzato al mondiale – Collezione Lanza)

Cile 1962

1962.JPG“Crack” è il pallone ufficiale del Mondiale 1962, prodotto dalla ditta Custodio Zamora – Industria Cilena di San Miguel. Fu il primo pallone “Mondiale” a utilizzare una valvola di gonfiatura in lattice. Colpisce il suo design, composto di 18 pannelli poligonali irregolari di tre forme diverse: esagonale, rettangolare ed esagonale ricurvo, uniti tra loro da cuciture a mano. Nel Mondiale del Cile furono usati palloni “Crack” giallo-arancioni, e tutti erano completi di logo e scritte. Un pallone anche un po’ contestato: se pioveva sembra si riempisse d’acqua con conseguenze sul peso, mentre sotto il sole la vernice si screpolava. La competizione fu vinta ancora dal Brasile che s’impose in finale sulla formazione della Cecoslovacchia per 3-1. (In foto un pallone “Crack” usato per gli allenamenti al mondiale 1962 – Collezione Lanza)

Inghilterra 1966

1966

Al Mondiale d’Inghilterra del 1966 il pallone utilizzato si chiamava “Challenge 4-Stars” ed era prodotto dalla Slazenger, azienda inglese. Il cuoio utilizzato era di elevata qualità, interamente cucito a mano e composto di 25 pannelli rettangolari. All’inizio di ogni partita veniva fornito l’intero set di palloni nei suoi differenti modelli: bianco, giallo, e rosso-arancione; i capitani ne sceglievano uno di comune accordo. La scelta cadeva di solito sul pallone bianco. I padroni di casa si aggiudicarono la competizione battendo la Germania dell’Ovest per 4-2. (In foto un pallone uguale a quello utilizzato ai Mondiali ’66 e proveniente dalla Serie A – Collezione Lanza)

Messico 1970

(In foto il classico Telstar a sinistra e il modello Chile in arancione – Collezione Lanza) Messico ’70, la prima competizione dell’era moderna: riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. La FIFA commissiona, per la prima volta, il pallone ufficiale a un produttore non residente nel paese organizzatore: la tedesca Adidas. Il nome Adidas deriva dalla fusione del soprannome del fondatore Adolf, detto Adi, e le prime tre lettere del cognome Dassler. L’azienda tedesca presentò tre palloni: uno bianco e nero, uno tutto bianco e uno arancione. Il modello bianco e nero, chiamato “Telstar”, sarebbe stato il pallone ufficiale del Mondiale 1970. “Telstar” perché originato dall’unione di due nomi: television e star, letteralmente “stella della televisione”; “Telstar” era anche il nome di un satellite per le trasmissioni televisive, forse l’ispirazione nasce anche da questo.

Il nuovo pallone Adidas rappresentò una vera rivoluzione: composto di ben 32 pannelli di cuoio cuciti a mano, di cui 20 bianchi di forma esagonale regolare e 12 neri di forma pentagonale. Dotato di una camera d’aria di ultima generazione senza cucitura, aveva, sulla superficie esterna, una speciale lamina in plastica trasparente, il Durlast, che rendeva il pallone impermeabile e manteneva il cuoio più protetto. Il “Telstar 1970” era quindi un pallone di elevata qualità, fabbricato con moderna tecnologia e garantiva la miglior sfericità mai raggiunta in precedenza in un pallone da calcio. Il pallone bianco e nero a 32 pannelli divenne l’icona stessa del calcio, anche se ne furono presentati anche uno completamente bianco e un altro completamente arancione chiamati entrambi “Chile”.

In questo mondiale non possiamo non citare la “Partita del secolo”, la famosa Italia – Germania 4 a 3. Da registrare altresì la sconfitta dell’Italia in finale contro il Brasile.

Germania Ovest 1974

1974Adidas presenta in Germania il collaudato pallone a 32 pannelli bianchi e neri. Rimane il nome “Telstar” unito al marchio “Durlast”, per cui il pallone prese il nome di “Telstar Durlast” per distinguerlo dal modello precedente. Il logo Adidas e le scritte “OFFICIAL WORLD CUP 1974” erano marcate in nero. Il pallone, prodotto in Francia, era interamente cucito a mano e utilizzava un cuoio di altissima qualità che racchiudeva una camera d’aria di ultima generazione con valvola in gomma di lattice. La sfericità era ottima come nel precedente Telstar, e anche in questo modello fu applicata la lamina protettiva Durlast, pur se con un maggior spessore rendendo i palloni molto lucidi e brillanti. Da questo Mondiale in poi i palloni sarebbero stati completi di scritte e logo ben visibili.  I padroni di casa si imposero in finale contro gli olandesi per 2-1. (In foto il “Telstar Durlast” – Collezione Lanza)

Argentina 1978

1978Nel “Mundial” argentino l’Adidas continua a essere il fornitore ufficiale e presenta un pallone chiamandolo con il nome del famoso ballo argentino: il “Tango”. Composto da 32 pannelli cuciti a mano si differenzia da quello del Mondiale precedente per il design: una serie di triangoli stilizzati stampati su ciascuno dei 20 esagoni disposti in modo da formare un cerchio nero intorno a ciascun pannello pentagonale di colore bianco. Ciò procura, durante la roteazione, un particolare effetto visivo. L’Argentina diventa Campione del Mondo battendo in finale l’Olanda in una drammatica e affascinante finale ai tempi supplementari e il “Tango” entra nel Cuore di tanti tifosi e appassionati decretandone un successo planetario. Un successo vivo ancora oggi. (In foto il “Tango”, mito mai tramontato – Collezione Lanza)

Spagna 1982

1982Per la prima volta partecipano 24 squadre in un Mondiale e l’Adidas presenta il “Tango España”, a conferma del successo del precedente modello. Immutato il design, sotto il logo “Tango” il nome “España” sostituiva il precedente “River Plate”,  compare la scritta “Official World Cup Ball 1982”. Pur senza la copertura Durlast il pallone era comunque garantito come impermeabile, in virtù delle cuciture sigillate. Di nuovo quindi la sensazione positiva della pelle anche se risultò essere un pallone piuttosto delicato e non ebbe il successo del precedente. Indimenticabile la finale vinta dagli Azzurri di Bearzot per 3-1 con la Germania. Indimenticabili anche le immagini di Sandro Pertini, un Presidente della Repubblica per una sera capo tifoso. (In foto il “Tango España”, il pallone del Mondiale di Bearzot e Pertini – Collezione Lanza)

Messico 1986

1986In Messico l’Adidas presenta per la prima volta in un Mondiale un pallone completamente prodotto in materiale sintetico. Un modello a 20 pannelli esagonali e 12 pentagonali cuciti a mano con filo in nylon. Il design, che s’ispirava ai precedenti Tango, vede dei triangoli neri con motivi decorativi dedicati all’arte degli Aztechi, da qui il nome: “Azteca México”.  Le scritte recitano “Official World Cup Ball 1986 – Ballon Officiel Coupe du Monde 1986”. L’Argentina è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia. (In foto l’Azteca México – Collezione Lanza)

Italia 1990

1990“Etrusco Unico” è il pallone ufficiale di Italia ’90. La creatura dell’Adidas incorporava le nuove modalità di produzione dei palloni da calcio. Possedeva, infatti, un substrato esterno in schiuma poliuretanica nera, che lo rendeva completamente impermeabile, più leggero al tatto, e più veloce al tiro. Composto di 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, aveva un foro della valvola appena visibile. Il design era ancora ispirato al Tango, con i temi decorativi ricavati sui triangoli neri. Le decorazioni facevano riferimento all’arte degli antichi abitanti della Toscana: tre teste bianche di leone etrusco campeggiavano al centro di ciascun triangolo nero contornate da sottili decorazioni a spirale. Il nome del pallone era scritto con lettere in stile greco antico, mentre il termine “Unico” era in caratteri latino-moderni. La scritta “OFFICIAL BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1990” è in bella evidenza. La Germania riesce ad avere la meglio in finale, di misura, sull’Argentina. (In foto l’ “Etrusco Unico” – Collezione Lanza)

Stati Uniti 1994

1994Il pallone del Mondiale 1994, il “Questra”, s’ispirava alla tecnologia aerospaziale. Il vecchio e amato “Tango” fu ancora d’ispirazione e le decorazioni ritraevano scenari spaziali, con stelle, pianeti e galassie. Ancora un pallone con i classici 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre assemblati mediante cucitura manuale. Anche su questo pallone il foro della valvola di gonfiatura era quasi invisibile. Logo Adidas e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1994” completano il pallone. In questo modello la schiuma sintetica era in polietilene bianco, e fu perciò usata anche per il rivestimento esterno; ciò rendeva più morbido il pallone al tatto, più controllabile, e inoltre acquistava maggior velocità. L’Italia di Sacchi viene beffata in finale dal Brasile ai calci di rigore. (In foto il “Questra” – Collezione Lanza)

Francia 1998

1998Per il ritorno del Mondiale in Francia dopo sessant’anni l’Adidas presentò il “Tricolore”, in omaggio alla bandiera del paese ospitante. Ancora una volta il classico 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre ispirato al “Tango” con motivi decorativi formati da galletti stilizzati in omaggio agli antichi abitanti della Francia. Il pallone era per la prima volta decorato con più colori. Sul “Tricolore” 1998 apparve anche il nuovo simbolo Adidas: un triangolo rettangolo composto dalle classiche tre strisce e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1998” in blu. Realizzato in “schiuma sintattica”, cioè composta di tre strati di microsfere sigillate e riempite di gas altamente comprimibili, che manteneva elevata la precisione del tiro perché nell’impatto la sfericità veniva modificata di pochissimo. Insomma un pallone davvero ben riuscito. La Francia si laureò Campione battendo il Brasile in finale per 3-0.  (In foto il “Tricolore” – Collezione Lanza)

Korea del Sud-Giappone 2002

2002Nel 2002 il Mondiale si sposta per la prima volta in Asia, e sono due i paesi a organizzarlo, la Corea e il Giappone. Per l’occasione il pallone dell’Adidas, il “Fevernova”, abbandona il design del “Tango” dopo 24 anni e 6 “mondiali” di calcio. Presenti ancora i 32 pannelli, esagonali e pentagonali, e 4 grosse triadi colorate su sfondo bianco, con motivi colorati in verde, rosso e oro, dentro un grosso contorno verde. Il risultato è un grande impatto visivo. Fabbricato con la schiuma sintattica in poliuretano, anche lo strato esterno era composto di una combinazione di poliuretano e gomma naturale, assicurava durante l’impatto uniformità nella distribuzione della forza sul pallone. In questo Mondiale il Brasile diventa “PentaCampeon”, battendo in finale la Germania con un secco 2-0. (In foto il “Fevernova” – Collezione Lanza)

Germania 2006

2006In Germania l’Adidas presenta il “+Teamgeist”, nome derivante dall’unione della parola inglese team = squadra e della tedesca geist = spirito. Il Teamgeist abbandona i classici 32 pannelli e se ne avvale di soli 14 uniti da una saldatura termica che conferiva un design mai visto prima. Il pallone fu poi personalizzato per ogni partita, vi venivano impressi infatti i nomi delle squadre, lo stadio, la città, la data e l’orario del calcio d’inizio. E dalle fasi eliminatorie in poi, anche il livello della partita (quarti, semifinale, etc.). Una versione dorata è stata utilizzata invece per la finale che ha visto l’Italia salire sul tetto del mondo. (In foto il “Teamgeist” – Collezione Lanza)

Sud Africa 2010

Nel 2010 il teatro del Mondiale è l’Africa e il pallone ufficiale fu chiamato “JABULANI”, una parola che in lingua isiZulu significa “celebrazione” o “festa”. Era composto di 8 pannelli termosaldati, 4 triangolari minori e 4 triangolari maggiori, che conferivano al pallone una sfericità mai raggiunta prima con apposite scanalature che assicuravano una grande aerodinamicità. Undici i colori adottati per le decorazioni per ricordare che era l’undicesimo pallone Adidas a un mondiale, come undici sono anche le lingue ufficiali del Sud Africa, e undici le differenti comunità che lo abitano. In bella vista anche il Soccer City Stadium di Johannesburg. Il pallone aveva internamente due strati in poliesteri e cotone, mentre la superficie era in Impranil già utilizzato per il Fevernova 2002 e il Teamgeist 2006. Anche in Sudafrica 2010 i palloni erano personalizzati, cioè recanti i dati di ogni singola partita. Un solo pallone per ogni partita, tuttavia, recava un ulteriore contrassegno, appena sotto il colorato logo di Sudafrica 2010: KICK-OFF e era destinato al calcio d’inizio della partita di riferimento. Il pallone però fu “ricoperto” di critiche da parte dei calciatori e in particolare i portieri. La Spagna si aggiudica il suo primo Trofeo Mondiale ai danni dell’Olanda per 1-0 dopo i supplementari.

 (In foto a sinistra il pallone Kick Off di Slovenia – Usa e a destra un modello della Finale -Collezione Lanza)

La collezione di Lanza si ferma al 2010, non troviamo quindi il Brazuca del 2014 e il Telstar 18 degli attuali Mondiali in Russia…”Non sono più amante di questo calcio, e anche nel collezionismo troppa esasperazione, le persone sono ormai molto votate al commercio e poco al sentimento” ci dice. “Sono innamorato di un altro calcio, dei vari Di Stefano, Mazzola, Piola, Pelè, Puskas…”.

Il suo libro “Anime d’aria” è costato al nostro amico oltre quattro anni di ricerche ed è ricco di aneddoti e storie particolari, di foto di pezzi unici e rari appartenenti a Tiziano ma anche a molti collezionisti che hanno supportato la sua ricerca.

Un libro secondo noi meraviglioso, una vera perla, che meriterebbe di trovare i fondi per essere pubblicato per il valore storico e altamente educativo… “Qualche contatto in passato c’è stato con qualche sponsor ma poi nulla di concreto” ci riferisce Tiziano. Speriamo che anche questo nostro piccolo lavoro possa contribuire a far si che qualcuno s’interessi alla pubblicazione di questo grande capolavoro: ANIME D’ARIA!

Grazie Tiziano.

Bibliografia: “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza – Inedito

Tutte le foto dei palloni sono della Collezione di Tiziano Lanza 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli Eroi del Collezionismo

Museo di Coverciano: due nuovi cimeli da ammirare

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Due pezzi unici, due pezzi pregni di storia sono entrati a far parte dell’esposizione del Museo del Calcio: il pallone utilizzato nel secondo tempo di Italia-Inghilterra dell’11 maggio 1948 e una parte della strumentazione di bordo del trimotore FIAT G.212, l’aereo tristemente noto perché è quello che il 4 maggio del 1949 si schiantò sulla basilica di Superga dove persero la vita tutti i giocatori e lo staff del Grande Torino, oltre ai giornalisti al seguito e l’equipaggio.

Il pallone è quello utilizzato nella partita contro i ‘Maestri inglesi’ per festeggiare i 50 anni di fondazione della Figc. Evidente la scritta “Italia Inghilterra 2° tempo”, infatti per motivi pubblicitari dell’epoca era previsto un pallone per il primo tempo ed uno per il secondo. Allo stadio Comunale di Torino, davanti a circa 50.000 persone, gli inglesi si imposero per 4-0. Il primo gol lo fece Mortensen, un tiro cross dalla fascia che, con la sua traiettoria ad effetto, ingannò il portiere dell’Italia Bacigalupo e che diede poi a questa peculiare modalità appunto l’appellativo di “gol alla Mortensen”. Ben sette giocatori di quella nostra nazionale facevano parte del Grande Torino. E, come già detto, proprio alla squadra granata si riferisce il secondo cimelio acquisito dal Museo: il connettore della strumentazione di volo del FIAT G.212 schiantatosi contro il terrapieno posteriore della basilica di Superga.

I due preziosissimi cimeli sono stati donati al Museo da Piero Cirri.

Un motivo in più per andare al Museo del Calcio

 

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Il Museo del Bari al San Nicola. Tra speranza e realtà

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Museo del Bari, ci siamo? Forse è la volta buona. La commissione nominata per l’affidamento in concessione dello Stadio San Nicola ha terminato i lavori e ha valutato positivamente la proposta pervenuta dal patron biancorosso De Laurentis articolata su due macroaree: l’utilizzo dell’impianto per le gare casalinghe del Bari e l’identificazione dello Stadio come un luogo di aggregazione e di interesse culturale e sportivo. Una gestione quinquennale quindi dell’impianto di proprietà comunale. Al via quindi iniziative quali la diffusione della cultura dello sport, attraverso percorsi di formazione all’etica, incontri con professionisti quali medici dello sport, nutrizionisti, preparatori atletici, arbitri di calcio, organi federali e psicologi oltre ad attività culturali, anche a scopo benefico, come concerti convegni e mostre.

A ciò si aggiunge … “oltre all’allestimento, in uno dei locali dello Stadio San Nicola, di uno spazio che ospiterà il Museo storico fotografico dello Stadio San Nicola e i cimeli delle squadre del Bari”, come testualmente riportato dal comunicato stampa del comune.

Noi de glieroidelcalcio, ci siamo messi subito in contatto con un esponente dell’Associazione “Museo del Bari”, Egidio Franco che ci ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Abbiamo parlato con il Presidente, e siamo in attesa di incontrarlo di nuovo alla luce dell’ufficialità della concessione comunale”. Il nostro interlocutore ci illustra la realtà e il patrimonio in possesso dell’Associazione …” Passione ed amicizia sono gli elementi principali che hanno dato vita al Museo del Bari. Io, Francesco Girone e Roberto Vaira siamo i promotori di questa iniziativa che nasce con un solo ed unico scopo e cioè quello di rendere fruibile alla città, ai tifosi e a tutti gli sportivi quanto siamo riusciti a raccogliere. Un patrimonio di oltre 750 maglie, cimeli, foto, palloni della Bari calcistica. Una memoria storica fino ad ora bistrattata, svenduta, disonorata che, grazie alla pazienza e alla continua ricerca fatta anche di tanti sacrifici personali ed economici, è stata quasi totalmente recuperata e che ora si spera con l’aiuto della Ssc Bari e del Comune possa essere messa a disposizione di tutti.

Un gradevole ed emozionante percorso che parte dalla maglia in lanetta di Magnanini del 1950, in assoluto la maglia più datata, sino ad arrivare alle attuali maglie slim di Simmeri & company. Il tutto passando da Igor Protti e Sandro Tovalieri, tra i più amati di sempre, le cui maglie non potevano mancare. Si passa poi ai nazionali Zambrotta, Bonucci e al tanto discusso Antonio Cassano… ma anche Ingesson, Franco Mancini, Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio… 110 anni di storia raccontata da maglie che solo a guardarle dispensano emozioni.”

In bocca al lupo al Museo del Bari. Noi tifiamo per voi.

Vai al comunicato stampa del Comune di Bari

Continue Reading

Gli Eroi del Collezionismo

Nuovi ingressi “centenari” nella collezione di gagliardetti di Marco Cianfanelli

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Il recente ritrovamento, e aggiunta nella sua splendida e unica collezione, da parte di Marco Cianfanelli di tre labari storici, ci offre la possibilità di addentrarci nel calcio “pioneristico” dei primi anni ’10 e, in anteprima assoluta, di poter ammirare questi tre capolavori.

Un calcio pittoresco ed anche un po’ naif dove i calciatori indossavano uniformi da gioco anche diverse da loro, pur conservandone i colori sociali, con i portieri bardati da divise che promettevano una “singolar tenzone” contro agguerritissimi avversari.

Marco, grazie per donarci questa splendida opportunità di poter vedere in anteprima questi fantastici gagliardetti. Quali spunti sono sottesi da queste tre meraviglie? “La prima testimonianza è quella che in quel periodo le Società già realizzavano gagliardetti da donare alla squadra avversaria. Nella carenza di testimonianze documentali (foto, articoli dell’epoca etc.) questi labari provano che sin dai primi campionati disputati (erano quelli di Prima Divisione in attesa della Divisione Nazionale che subentrò a partire dalla stagione 1926-1927) venivano donati oggetti finemente decorati alla squadra avversaria. Quanto precede offre lo spunto anche per un’ulteriore considerazione che conferisce rarità ed elevato interesse collezionistico a questo materiale. Al di là di documentazione cartacea od altro materiale realizzato all’epoca come ad esempio i distintivi sociali, questi labari, in effetti, non solo tramandano una storia ultracentenaria ma sono anche tra le pochissime e certe testimonianze di memorabilia associata ad un determinato evento. Ciò è deducibile dalle date recate sui gagliardetti ciascuna corrispondente a gare disputate, rispettivamente, da Milan e Inter nei gironi regionali del campionato di Prima Divisione”.

“Altro aspetto affascinante, ancora sotto approfondimento”, continua Marco, “riguarda le iscrizioni e taluni particolari dei gagliardetti. All’epoca evidentemente erano concesse anche divagazioni in merito alla denominazione sociale. Cito questo riferendomi ai gagliardetti del Milan che riportano l’acronimo MFC – Milan Football Club sebbene all’epoca la denominazione sociale dei rossoneri era Milan Foot-Ball & Cricket Club ovvero MFBCC. Allora perché questa divagazione? Probabilmente per un semplice tentativo di abbreviarne la denominazione come, peraltro, era stile dei giornali di quel periodo che citando i rossoneri utilizzavano semplicemente la dicitura Milan Club. In aggiunta, in entrambe i gagliardetti milanisti il logo è privo dell’anno di fondazione nonché dell’acronimo della denominazione sociale nella parte superiore dell’ovale. In entrambe i citati casi si tralasciano dettagli che invece appartengono allo stemma societario dell’epoca, senza però snaturare la straordinaria bellezza e la meravigliosa ed unica testimonianza storica di questi oggetti”.

Marco, oltre a questi due un altro interessante spunto riguarda il labaro interista del 1919 che molto assomiglia ad un analogo del 1911, che già abbiamo visto nella tua collezione in passato… “Si, vero ne avevo già uno simile. Diciamo che qui oltre allo stemma centrale, splendidamente realizzato con piccole sfere dorate riunite a formare l’acronimo IFCM – Inter Football Club Milano, vi è una davvero inusuale presenza di due coccarde. Mi è difficile spiegarne l’esatto significato ed una possibile giustificazione potrebbe ricondurre a vittorie nerazzurre in competizioni di particolare rilievo. Avrebbe, pertanto, senso l’unica coccarda di cui si fregia il labaro del 1911 (l’Inter aveva infatti vinto il campionato nella stagione precedente), mentre le due apposte sul gagliardetto del 1919 non sono riconducibili ad alcuna rilevante ulteriore vittoria (solo al termine della stagione 1919-1920 l’Inter conquistò il suo secondo titolo). Oltre a questo, occorrerebbe una divagazione sul significato delle coccarde riportanti il tricolore che nel periodo del Risorgimento venivano utilizzate per adornare abiti e cappelli di patrioti a richiamare l’attaccamento alla Patria. Potrebbe, pertanto, essere plausibile che le coccarde anziché rappresentative di vittorie siano un segno tangibile della tradizione della squadra riportandone i colori sociali, almeno nella loro colorazione originaria”.

A latere di disquisizioni puramente estetiche, vi è da dire che il fascino reale di questi labari è connesso con i protagonisti all’epoca delle due compagini milanesi…

“Verissimo. I gagliardetti del Milan, infatti, fanno venire in mente le gesta di grandissimi giocatori come Louis Van Hege che vanta, nella militanza al Milan, una prolificità incredibile superiore al gol a partita (97 gol a fronte di 88 partite disputate). Il belga militò con i rossoneri per cinque stagioni (dal 1910 al 1915) prima di rientrare in Belgio in corrispondenza dello scoppio del primo conflitto mondiale ove si distinse per particolari meriti. Il labaro del 1911 si riferisce all’incontro disputato presso l’Arena Civica contro il Genoa e che vide protagonista proprio il forte attaccante con una doppietta”.

“L’ulteriore labaro del Milan riguarda sempre una partita disputata contro il Genova, anche questa terminata con una vittoria rossonera per 4-0. Le cronache dell’epoca parlano di una clamorosa ed inaspettata vittoria del Milan contro i rossoblù reduci da una serie di risultati positivi ed indubbiamente la squadra più forte in quel periodo. Di quel Milan, oltre al bomber Van Hege, faceva parte un altro grande calciatore, il difensore Renzo De Vecchi che militò nel Milan dal 1909 al 1913, anno in cui si trasferì proprio al Genoa alla giovane età di 19 anni. Il figlio di Dio, come veniva soprannominato dai tifosi rossoneri per il suo gioco entusiasmante, ebbe anche una lunga militanza in maglia azzurra (43 partite dal 1910 al 1925) vestendone anche, in diverse occasioni, la fascia di capitano”.

“Il gagliardetto dell’Inter, ultimo dei tre nuovi arrivi, si riferisce alla partita di Prima Divisione – fase regionale disputata il 19 ottobre contro il Brescia. Si trattava del campionato della ripresa dopo il termine del primo conflitto mondiale e la stagione culminò con il secondo titolo conquistato dall’Inter che prevalse nella finale di Bologna contro un coriaceo Livorno. Tra i veterani della squadra, oltre allo svizzero naturalizzato italiano Aebi e Campelli, spiccano i cinque fratelli Cevenini tra cui Luigi, soprannominato “Zizi” per la sua proverbiale loquacità, fu indubbiamente il più famoso, riuscendo a disputare 29 partite in nazionale con un bottino di 11 reti. I fratelli Cevenini stabilirono, nel 1920, un record mai eguagliato. Il 26 dicembre 1920 scesero, infatti, tutti in campo nella sfida stracittadina contro l’Us Milanese.”

Formazione Inter 1919/20

Tante storie di un calcio di altri tempi riportato ad oggi attraverso la passione di tanti “folli” collezionisti che preservano, come spesso amiamo dire, da un oblio altrimenti certo la memoria del calcio dei pionieri.  Grazie a te Marco e alla tua splendida follia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Continue Reading

Newsletter

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: