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Gli Eroi del Collezionismo

I palloni dei Mondiali: Tiziano Lanza e le sue “Anime d’aria”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “Possiamo giocare a calcio delimitando le porte con delle borse o dei giubbotti, senza pali e traverse. Possiamo giocare senza arbitro e senza le linee che delimitano il campo e le aree di rigore … ma non possiamo giocare a calcio senza il pallone. È lui il protagonista dei sogni da bambino…”.

Esordisce così il nostro amico Tiziano Lanza da noi raggiunto per farci raccontare la sua passione. Un sentimento, il suo, verso i palloni in generale e, in particolare, verso quelli dedicati alla massima competizione calcistica per nazionali: una collezione “Mondiale”. Chi è Tiziano Lanza …”Ho cinquantasette anni, abito a Bovolone in provincia di Verona, ho tre figli e tifo Hellas Verona. Sono un tifoso atipico perché sono contento anche per il Chievo, basta che contro di noi…”.

Tiziano si dimostra cortese, gentile e ironico, sembra apprezzare il nostro interessamento nei suoi confronti: “Sono un Tecnologo alimentare, collaudatore specialista di prodotti da forno industriali. Svolgo quest’attività come “Consulente” e, insieme alla grande passione per questo mestiere, “giro” il mondo. Dai 17 sino ai 34 anni sono stato arbitro a livello regionale, dopo aver capito che il calcio giocato non era il mio forte. Da qui inizia anche la mia passione per i palloni da calcio. Una passione per un calcio in “bianco e nero”.

libri lanzaC’è anche una produzione letteraria da parte di Tiziano, tre libri: “Tecnologia e pratica per la produzione dei biscotti”, “Alla riconquista della nostra indipendenza” e, ovviamente, un libro dedicato ai palloni, “Anime d’aria”.

Sono tante le storie che Tiziano ci racconta, di come sia entrato in possesso di alcuni palloni a partire dal primo, il Tango, comprato in un negozio dell’Adidas nel ’78. Alcuni invece trovati su Ebay o scambiati con altri collezionisti. C’è posto anche per la casualità come il “Telstar Durlast” del ’74 scovato in una birreria tedesca e portato a casa dopo lunga trattativa con il proprietario. Oppure l’incontro con l’ex Arbitro Internazionale Diego De Leo che gli dona un Tango utilizzato ai mondiali del ’78.

Cominciamo quindi la carrellata dei palloni Mondiali di Tiziano.

Uruguay 1930

Nel primo Mondiale in Uruguay si svolse la finale tra i padroni di casa e l’Argentina, l’unica finale, sino a oggi, senza una nazionale europea. La leggenda narra che per un’incomprensione nata proprio su chi dovesse portare i palloni, si giunse a un compromesso: primo tempo con un pallone portato dagli argentini, il “Players”, e il secondo tempo con uno portato dai padroni di casa, il “Model T”. I palloni, all’epoca così diversi tra di loro, costituivano un elemento fondamentale per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Infatti, a sottolineare l’abitudine a giocare con un certo pallone o meno, il primo tempo terminò con l’Argentina in vantaggio per 2-1. Nella ripresa l’Uruguay, che a questo punto scelse il pallone da utilizzare, riuscì a ribaltare il risultato in proprio favore per 4-2. 1930 (ball 2)Con il prestigioso “Players” iniziò quindi la prima Finale mondiale della storia del calcio: un modello a 12 pannelli, dagli argentini chiamato Tiento; i pannelli erano tagliati in forme molto arrotondate.

(In foto un pallone “Players” come quelli utilizzati dall’Argentina al Mondiale 1930 – Collezione Lanza)

Il T-model era invece un brevetto del 1921 di una ditta scozzese molto prestigiosa: la THOMLINSON’S di Glasgow. Era composto di soli 11 pannelli di cuoio, tagliati a forma di T e incastrati fra loro in un elegante design. Era considerato un pallone di qualità e con una buona sfericità.

1930 (ball 1)

(In foto un pallone T-model inglese, nel 1930 chiamato “Wembley”, identico a quelli utilizzati nel primo Mondiale della Storia – Collezione Lanza)

Anche un altro modello fu messo a disposizione del Mondiale 1930, il 12 pannelli Globe della Cliff’s, di fabbricazione inglese ma fu usato pochissimo.

Italia 1934 

Per il Mondiale tra le nostre mura domestiche fu presentato come unico pallone ufficiale il “Federale 102” a marchio ECAS, Ente Centrale Approvvigionamenti Sportivi. In realtà altri due modelli furono imposti dalla FIFA, entrambi di fabbricazione inglese, e con uno di questi si giocò la Finale di Roma, una finale che vide il primo trionfo “Azzurro” contro la Cecoslovacchia.

federale 102Il Federale 102 era costituito da 13 pannelli tagliati in forma poligonale e incastrati tra loro con una cucitura a mano. In uno dei pannelli era tagliata la fessura per la camera d’aria, con sei fori sui lati per il passaggio della stringa in tessuto. Alcuni giocatori si proteggevano la fronte con una fasciatura per colpire il pallone di testa senza ferirsi. Sembrerebbe che nessun Federale 102 originale sia “sopravvissuto” sino ai giorni nostri.

(In foto una immagine di un Federale 102, ricavata dalla pubblicità su una rivista settimanale del 1934 – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Dicevamo che altri due palloni furono utilizzati dalla Fifa, il Globe della Cliff’s e il Zig-Zag della Sykes-Tuphine utilizzato poi per la finale del 1934.

(In foto a sinistra un pallone originale Globe a 12 pannelli, probabilmente il meno usato al Mondiale 1934 – Collezione Lanza. A Sinistra una pubblicità del pallone Zig Zag su una rivista dell’epoca – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Francia 1938

 

 (In foto un pallone Allen come quelli usati ai mondiali di Francia – Collezione Lanza. A destra Meazza e Sarosi prima della finale e il cartello pubblicitario con l’Allen)

Per i Mondiali del ’38 i francesi misero a disposizione un pallone di una nota azienda parigina, la Allen, denominato “Coupe du Monde”. Per l’occasione ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria, infatti, prima di ogni partita, il pallone ufficiale era accompagnato da un cartello con scritto “Coupe du Monde 1938”, che dava anche il nome al pallone. Il pallone era composto di 13 pannelli dai contorni tondeggianti, cuoio marrone cucito a mano e una stringa che con cinque passaggi chiudeva la fessura della camera d’aria; la stringa di cotone bianca conferiva grande eleganza ma durava davvero poco il suo colore candido. Per la prima volta la FIFA acconsentì l’utilizzo del logo sul pallone. Anche questa volta è l’Italia a salire sul gradino più alto del mondo battendo in finale l’Ungheria con un sonoro 4-2.

Brasile 1950

1950Dopo la sosta forzata per il conflitto mondiale, la Coppa del Mondo si torna a disputare in Brasile. Un Mondiale ricordato per il “Maracanazo”, ossia per la sconfitta inaspettata dei padroni di casa nella sfida con l’Uruguay che spedì proprio la “Celeste” sul gradino più alto del mondo. Per questa competizione il pallone ufficiale fu il “Duplo T” prodotto dall’Industria Brasileira. Un pallone davvero innovativo: la sfera era completamente chiusa, senza stringa e gonfiabile tramite un foro e una valvola. Il pallone aveva il marchio “Superball”. (In foto un modello Duplo T in cuoio scuro – Collezione Lanza)

Svizzera 1954 

1954Il pallone ufficiale dei Mondiali in Svizzera era un modello composto di 18 pannelli dai bordi a zig-zag e perfettamente incastrati, cuciti a mano e denominato “Swiss World Champion” ed era prodotto dalla ditta Sport Kost di Basilea. Ebbe molto successo anche per la grande azione di marketing che lo sostenne, tanto da essere utilizzato come icona del calcio per molti anni.

La Germania Ovest si aggiudicò la competizione contro ogni pronostico battendo in finale l’Ungheria per 3-2, dopo essere stata in svantaggio 0-2, nel match passato alla storia come il “Miracolo di Berna”(In foto un modello Swiss World Champion – Collezione Lanza)

Svezia 1958 

1958

Per l’occasione la Fifa indisse una sorta di concorso per selezionare il pallone ufficiale dei Mondiali del ’58 in Svezia. Al comitato organizzatore arrivarono 102 palloni da aziende di tutto il mondo. Fu scelto un modello composto di 24 pannelli rettangolari cuciti a mano, si chiamava “Top Star” ed era prodotto dalla svedese Sydsvenska Laderoch Remfabriken di Angelholm.

Solo il giorno della finale, il 29 giugno 1958, la ditta svedese poté annunciare di essere il fornitore ufficiale del pallone, onde evitare di contravvenire alla regola dell’anonimato durante la competizione. Una finale in cui il Brasile, e il suo giovane Pelè, vinse il suo primo titolo Mondiale ai danni dei padroni di casa con un sonoro 5-2. Il pallone utilizzato per tutto il mondiale era giallo tranne che per le semifinali e la finale, dove si optò per il colore bianco. (In foto un modello originale utilizzato al mondiale – Collezione Lanza)

Cile 1962

1962.JPG“Crack” è il pallone ufficiale del Mondiale 1962, prodotto dalla ditta Custodio Zamora – Industria Cilena di San Miguel. Fu il primo pallone “Mondiale” a utilizzare una valvola di gonfiatura in lattice. Colpisce il suo design, composto di 18 pannelli poligonali irregolari di tre forme diverse: esagonale, rettangolare ed esagonale ricurvo, uniti tra loro da cuciture a mano. Nel Mondiale del Cile furono usati palloni “Crack” giallo-arancioni, e tutti erano completi di logo e scritte. Un pallone anche un po’ contestato: se pioveva sembra si riempisse d’acqua con conseguenze sul peso, mentre sotto il sole la vernice si screpolava. La competizione fu vinta ancora dal Brasile che s’impose in finale sulla formazione della Cecoslovacchia per 3-1. (In foto un pallone “Crack” usato per gli allenamenti al mondiale 1962 – Collezione Lanza)

Inghilterra 1966

1966

Al Mondiale d’Inghilterra del 1966 il pallone utilizzato si chiamava “Challenge 4-Stars” ed era prodotto dalla Slazenger, azienda inglese. Il cuoio utilizzato era di elevata qualità, interamente cucito a mano e composto di 25 pannelli rettangolari. All’inizio di ogni partita veniva fornito l’intero set di palloni nei suoi differenti modelli: bianco, giallo, e rosso-arancione; i capitani ne sceglievano uno di comune accordo. La scelta cadeva di solito sul pallone bianco. I padroni di casa si aggiudicarono la competizione battendo la Germania dell’Ovest per 4-2. (In foto un pallone uguale a quello utilizzato ai Mondiali ’66 e proveniente dalla Serie A – Collezione Lanza)

Messico 1970

(In foto il classico Telstar a sinistra e il modello Chile in arancione – Collezione Lanza) Messico ’70, la prima competizione dell’era moderna: riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. La FIFA commissiona, per la prima volta, il pallone ufficiale a un produttore non residente nel paese organizzatore: la tedesca Adidas. Il nome Adidas deriva dalla fusione del soprannome del fondatore Adolf, detto Adi, e le prime tre lettere del cognome Dassler. L’azienda tedesca presentò tre palloni: uno bianco e nero, uno tutto bianco e uno arancione. Il modello bianco e nero, chiamato “Telstar”, sarebbe stato il pallone ufficiale del Mondiale 1970. “Telstar” perché originato dall’unione di due nomi: television e star, letteralmente “stella della televisione”; “Telstar” era anche il nome di un satellite per le trasmissioni televisive, forse l’ispirazione nasce anche da questo.

Il nuovo pallone Adidas rappresentò una vera rivoluzione: composto di ben 32 pannelli di cuoio cuciti a mano, di cui 20 bianchi di forma esagonale regolare e 12 neri di forma pentagonale. Dotato di una camera d’aria di ultima generazione senza cucitura, aveva, sulla superficie esterna, una speciale lamina in plastica trasparente, il Durlast, che rendeva il pallone impermeabile e manteneva il cuoio più protetto. Il “Telstar 1970” era quindi un pallone di elevata qualità, fabbricato con moderna tecnologia e garantiva la miglior sfericità mai raggiunta in precedenza in un pallone da calcio. Il pallone bianco e nero a 32 pannelli divenne l’icona stessa del calcio, anche se ne furono presentati anche uno completamente bianco e un altro completamente arancione chiamati entrambi “Chile”.

In questo mondiale non possiamo non citare la “Partita del secolo”, la famosa Italia – Germania 4 a 3. Da registrare altresì la sconfitta dell’Italia in finale contro il Brasile.

Germania Ovest 1974

1974Adidas presenta in Germania il collaudato pallone a 32 pannelli bianchi e neri. Rimane il nome “Telstar” unito al marchio “Durlast”, per cui il pallone prese il nome di “Telstar Durlast” per distinguerlo dal modello precedente. Il logo Adidas e le scritte “OFFICIAL WORLD CUP 1974” erano marcate in nero. Il pallone, prodotto in Francia, era interamente cucito a mano e utilizzava un cuoio di altissima qualità che racchiudeva una camera d’aria di ultima generazione con valvola in gomma di lattice. La sfericità era ottima come nel precedente Telstar, e anche in questo modello fu applicata la lamina protettiva Durlast, pur se con un maggior spessore rendendo i palloni molto lucidi e brillanti. Da questo Mondiale in poi i palloni sarebbero stati completi di scritte e logo ben visibili.  I padroni di casa si imposero in finale contro gli olandesi per 2-1. (In foto il “Telstar Durlast” – Collezione Lanza)

Argentina 1978

1978Nel “Mundial” argentino l’Adidas continua a essere il fornitore ufficiale e presenta un pallone chiamandolo con il nome del famoso ballo argentino: il “Tango”. Composto da 32 pannelli cuciti a mano si differenzia da quello del Mondiale precedente per il design: una serie di triangoli stilizzati stampati su ciascuno dei 20 esagoni disposti in modo da formare un cerchio nero intorno a ciascun pannello pentagonale di colore bianco. Ciò procura, durante la roteazione, un particolare effetto visivo. L’Argentina diventa Campione del Mondo battendo in finale l’Olanda in una drammatica e affascinante finale ai tempi supplementari e il “Tango” entra nel Cuore di tanti tifosi e appassionati decretandone un successo planetario. Un successo vivo ancora oggi. (In foto il “Tango”, mito mai tramontato – Collezione Lanza)

Spagna 1982

1982Per la prima volta partecipano 24 squadre in un Mondiale e l’Adidas presenta il “Tango España”, a conferma del successo del precedente modello. Immutato il design, sotto il logo “Tango” il nome “España” sostituiva il precedente “River Plate”,  compare la scritta “Official World Cup Ball 1982”. Pur senza la copertura Durlast il pallone era comunque garantito come impermeabile, in virtù delle cuciture sigillate. Di nuovo quindi la sensazione positiva della pelle anche se risultò essere un pallone piuttosto delicato e non ebbe il successo del precedente. Indimenticabile la finale vinta dagli Azzurri di Bearzot per 3-1 con la Germania. Indimenticabili anche le immagini di Sandro Pertini, un Presidente della Repubblica per una sera capo tifoso. (In foto il “Tango España”, il pallone del Mondiale di Bearzot e Pertini – Collezione Lanza)

Messico 1986

1986In Messico l’Adidas presenta per la prima volta in un Mondiale un pallone completamente prodotto in materiale sintetico. Un modello a 20 pannelli esagonali e 12 pentagonali cuciti a mano con filo in nylon. Il design, che s’ispirava ai precedenti Tango, vede dei triangoli neri con motivi decorativi dedicati all’arte degli Aztechi, da qui il nome: “Azteca México”.  Le scritte recitano “Official World Cup Ball 1986 – Ballon Officiel Coupe du Monde 1986”. L’Argentina è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia. (In foto l’Azteca México – Collezione Lanza)

Italia 1990

1990“Etrusco Unico” è il pallone ufficiale di Italia ’90. La creatura dell’Adidas incorporava le nuove modalità di produzione dei palloni da calcio. Possedeva, infatti, un substrato esterno in schiuma poliuretanica nera, che lo rendeva completamente impermeabile, più leggero al tatto, e più veloce al tiro. Composto di 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, aveva un foro della valvola appena visibile. Il design era ancora ispirato al Tango, con i temi decorativi ricavati sui triangoli neri. Le decorazioni facevano riferimento all’arte degli antichi abitanti della Toscana: tre teste bianche di leone etrusco campeggiavano al centro di ciascun triangolo nero contornate da sottili decorazioni a spirale. Il nome del pallone era scritto con lettere in stile greco antico, mentre il termine “Unico” era in caratteri latino-moderni. La scritta “OFFICIAL BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1990” è in bella evidenza. La Germania riesce ad avere la meglio in finale, di misura, sull’Argentina. (In foto l’ “Etrusco Unico” – Collezione Lanza)

Stati Uniti 1994

1994Il pallone del Mondiale 1994, il “Questra”, s’ispirava alla tecnologia aerospaziale. Il vecchio e amato “Tango” fu ancora d’ispirazione e le decorazioni ritraevano scenari spaziali, con stelle, pianeti e galassie. Ancora un pallone con i classici 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre assemblati mediante cucitura manuale. Anche su questo pallone il foro della valvola di gonfiatura era quasi invisibile. Logo Adidas e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1994” completano il pallone. In questo modello la schiuma sintetica era in polietilene bianco, e fu perciò usata anche per il rivestimento esterno; ciò rendeva più morbido il pallone al tatto, più controllabile, e inoltre acquistava maggior velocità. L’Italia di Sacchi viene beffata in finale dal Brasile ai calci di rigore. (In foto il “Questra” – Collezione Lanza)

Francia 1998

1998Per il ritorno del Mondiale in Francia dopo sessant’anni l’Adidas presentò il “Tricolore”, in omaggio alla bandiera del paese ospitante. Ancora una volta il classico 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre ispirato al “Tango” con motivi decorativi formati da galletti stilizzati in omaggio agli antichi abitanti della Francia. Il pallone era per la prima volta decorato con più colori. Sul “Tricolore” 1998 apparve anche il nuovo simbolo Adidas: un triangolo rettangolo composto dalle classiche tre strisce e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1998” in blu. Realizzato in “schiuma sintattica”, cioè composta di tre strati di microsfere sigillate e riempite di gas altamente comprimibili, che manteneva elevata la precisione del tiro perché nell’impatto la sfericità veniva modificata di pochissimo. Insomma un pallone davvero ben riuscito. La Francia si laureò Campione battendo il Brasile in finale per 3-0.  (In foto il “Tricolore” – Collezione Lanza)

Korea del Sud-Giappone 2002

2002Nel 2002 il Mondiale si sposta per la prima volta in Asia, e sono due i paesi a organizzarlo, la Corea e il Giappone. Per l’occasione il pallone dell’Adidas, il “Fevernova”, abbandona il design del “Tango” dopo 24 anni e 6 “mondiali” di calcio. Presenti ancora i 32 pannelli, esagonali e pentagonali, e 4 grosse triadi colorate su sfondo bianco, con motivi colorati in verde, rosso e oro, dentro un grosso contorno verde. Il risultato è un grande impatto visivo. Fabbricato con la schiuma sintattica in poliuretano, anche lo strato esterno era composto di una combinazione di poliuretano e gomma naturale, assicurava durante l’impatto uniformità nella distribuzione della forza sul pallone. In questo Mondiale il Brasile diventa “PentaCampeon”, battendo in finale la Germania con un secco 2-0. (In foto il “Fevernova” – Collezione Lanza)

Germania 2006

2006In Germania l’Adidas presenta il “+Teamgeist”, nome derivante dall’unione della parola inglese team = squadra e della tedesca geist = spirito. Il Teamgeist abbandona i classici 32 pannelli e se ne avvale di soli 14 uniti da una saldatura termica che conferiva un design mai visto prima. Il pallone fu poi personalizzato per ogni partita, vi venivano impressi infatti i nomi delle squadre, lo stadio, la città, la data e l’orario del calcio d’inizio. E dalle fasi eliminatorie in poi, anche il livello della partita (quarti, semifinale, etc.). Una versione dorata è stata utilizzata invece per la finale che ha visto l’Italia salire sul tetto del mondo. (In foto il “Teamgeist” – Collezione Lanza)

Sud Africa 2010

Nel 2010 il teatro del Mondiale è l’Africa e il pallone ufficiale fu chiamato “JABULANI”, una parola che in lingua isiZulu significa “celebrazione” o “festa”. Era composto di 8 pannelli termosaldati, 4 triangolari minori e 4 triangolari maggiori, che conferivano al pallone una sfericità mai raggiunta prima con apposite scanalature che assicuravano una grande aerodinamicità. Undici i colori adottati per le decorazioni per ricordare che era l’undicesimo pallone Adidas a un mondiale, come undici sono anche le lingue ufficiali del Sud Africa, e undici le differenti comunità che lo abitano. In bella vista anche il Soccer City Stadium di Johannesburg. Il pallone aveva internamente due strati in poliesteri e cotone, mentre la superficie era in Impranil già utilizzato per il Fevernova 2002 e il Teamgeist 2006. Anche in Sudafrica 2010 i palloni erano personalizzati, cioè recanti i dati di ogni singola partita. Un solo pallone per ogni partita, tuttavia, recava un ulteriore contrassegno, appena sotto il colorato logo di Sudafrica 2010: KICK-OFF e era destinato al calcio d’inizio della partita di riferimento. Il pallone però fu “ricoperto” di critiche da parte dei calciatori e in particolare i portieri. La Spagna si aggiudica il suo primo Trofeo Mondiale ai danni dell’Olanda per 1-0 dopo i supplementari.

 (In foto a sinistra il pallone Kick Off di Slovenia – Usa e a destra un modello della Finale -Collezione Lanza)

La collezione di Lanza si ferma al 2010, non troviamo quindi il Brazuca del 2014 e il Telstar 18 degli attuali Mondiali in Russia…”Non sono più amante di questo calcio, e anche nel collezionismo troppa esasperazione, le persone sono ormai molto votate al commercio e poco al sentimento” ci dice. “Sono innamorato di un altro calcio, dei vari Di Stefano, Mazzola, Piola, Pelè, Puskas…”.

Il suo libro “Anime d’aria” è costato al nostro amico oltre quattro anni di ricerche ed è ricco di aneddoti e storie particolari, di foto di pezzi unici e rari appartenenti a Tiziano ma anche a molti collezionisti che hanno supportato la sua ricerca.

Un libro secondo noi meraviglioso, una vera perla, che meriterebbe di trovare i fondi per essere pubblicato per il valore storico e altamente educativo… “Qualche contatto in passato c’è stato con qualche sponsor ma poi nulla di concreto” ci riferisce Tiziano. Speriamo che anche questo nostro piccolo lavoro possa contribuire a far si che qualcuno s’interessi alla pubblicazione di questo grande capolavoro: ANIME D’ARIA!

Grazie Tiziano.

Bibliografia: “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza – Inedito

Tutte le foto dei palloni sono della Collezione di Tiziano Lanza 

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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FIGURINE FOREVER la 2^ edizione a Bologna

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Domani 12 gennaio a Bologna torna “Figurine Forever”, la manifestazione giunta alla sua seconda edizione. L’appuntamento per gli appassionati delle figurine è presso il grande spazio dell’Estragon Club, al Parco Nord. Lo scorso anno l’edizione fu caratterizzata, e non poteva essere diversamente, dai mondiali di calcio, mentre quest’anno il calcio sudamericano e la Panini d’oltreoceano sono i protagonisti.

Abbiamo raggiunto Gianni Bellini, il più grande collezionista al mondo di figurine dedicate al calcio e ideatore, insieme a Emiliano Nanni, di Figurine Forever:

“In primis è un’occasione per incontrarsi”, esordisce ai nostri microfoni Gianni Bellini, “…incontrarsi mentre intorno c’è una mostra, un mercatino, un luogo per scambiare i doppioni ma anche la possibilità di giocare a Subbuteo. La mostra riguarda gli album Panini dedicati alla Copa America, ma si potranno ammirare anche album dei vari campionati dei paesi latinoamericani come Brasile, Argentina, Cile, Messico, Uruguay, Perù, ecc., tutti provenienti dalla mia collezione. Ci sarà anche una parte dedicata al calcio femminile e in particolare alle Azzurre, qualificate ai mondiali di Francia 2019. Sarà poi presente un’Area espositori composta dai migliori professionisti del settore oltre ad una parte dedicata al libero scambio tra collezionisti di figurine e cards nuovi o del passato, non solo calcistici. Inoltre, la grande novità di questa edizione di Figurine Forever, ci sarà l’area dimostrativa Subbuteo che, grazie alla collaborazione con Bologna Tigers, permetterà di apprezzare durante tutta la giornata la magia di questo gioco con partite ed esibizioni del club felsineo. Alle ore 11:30 avrà inizio un talk show condotto da Giorgio Comaschi, che vede tra i partecipanti gli ex calciatori Eraldo Pecci e Franco Colomba, l’attore Andrea Santonastaso e Carlo Alberto Cenacchi autore del libro ENEAS. Insomma un fitto programma per una giornata speriamo indimenticabile”.

Gianni è davvero emozionato e preso dall’evento e ci tiene a farci una precisazione: “Questa manifestazione è nata intorno ad un tavolo di un Bar e piano piano sta diventando importante. Come importante è la collaborazione con l’Istituto Ramazzini, infatti l’intero ricavato della giornata sarà devoluto alla ricerca e alla prevenzione del cancro. Venite, divertiamoci e facciamo anche un’opera buona. Mi sembra giusto”.

Allora se domani siete a Bologna…

Grazie Gianni

 

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A Ostia arriva il “Viaggio con la storia del calcio”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Dal 12 di Gennaio a Ostia, presso il Litus Roma Hostel, avrà luogo la mostra itinerante denominata “Viaggio con la storia del calcio”. Il percorso, giunto alla tredicesima tappa, è un’esposizione di cimeli della storia dei Mondiali dal 1930 ad oggi, dove è possibile “incontrare” le maglie dei campioni del passato che consentiranno di ripercorrere oltre novant’anni di storia del calcio nazionale e internazionale. Tra gli oggetti esposti, oltre duemila reliquie, è possibile ammirare il pallone usato in Scozia-Inghilterra del 1872, prima partita internazionale giocata, i palloni e gli scarpini utilizzati nel primo Mondiale di calcio del 1930 oltre le maglie autentiche di “Campioni senza tempo” quali Cruijff, Maradona, Pelé e Falcao. Tutto il materiale esposto racconterà, come già accaduto nelle altre sedi dove la mostra ha fatto tappa, la storia del calcio ma anche quella del “Bel Paese”. La mostra sarà inaugurata il 12 gennaio alle ore 11,00 alla presenza del Presidente Nazionale Aics Bruno Molea, del Presidente del X Municipio Giuliana Di Pillo e dall’Assessore allo Sport e cultura Silvana Denicolò e resterà aperta sino a domenica 27 gennaio. Inoltre per l’occasione la mostra vedrà ulteriori due sezioni dedicate alla Lazio e alla Roma grazie alla collaborazione di Lazio 100 e all’Unione Tifosi Romanisti che esporranno ulteriori cimeli delle due compagini romane.

 

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“Football Memorabilia”: Internet Live il 13 Dicembre. Giulio Filippo Bolaffi, A.D. dell’omonima casa d’aste, racconta la terza vendita all’incanto in questo settore

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Anche quest’anno, il terzo di seguito, i collezionisti, gli appassionati di calcio e della sua storia, i tifosi ma anche “semplici” investitori, avranno la loro asta dedicata ai cimeli del calcio sul sito Astebolaffi.it. Infatti, la famosa e prestigiosa casa d’aste decide di investire ancora, e in maniera più convinta e decisa, nella memorabilia del gioco più bello del mondo. Il calcio, che muove interessi e sentimenti, si conferma ancora una strada che la casa d’aste ha intenzione di continuare a percorrere e esplorare. Un viaggio che cerchiamo di capire e scoprire con l’Amministratore Delegato, nonché Presidente, della stessa casa organizzatrice della vendita all’incanto, Giulio Filippo Bolaffi.

“Questa terza asta è un logico proseguimento del cammino intrapreso tre anni or sono” ci dice Bolaffi, “Nella prima ci ritrovammo a sfruttare alcune circostanze contingenti che ci avevano portato, ai margini di una trattativa molto diversa, allo Statuto di fondazione del Milan del 1900. Riuscimmo a predisporre la prima vendita all’incanto del genere in Italia ma con pochi “pezzi” tra cui, oltre al già citato Statuto, la maglia di Gigi Riva dello storico scudetto sardo, la maglia di Zoff della stagione 1977/78. L’asta, che comunque fu un gran successo, conteneva una ventina di lotti circa: andarono tutti venduti. A quel punto ci abbiamo creduto e abbiamo pensato di continuare con la seconda asta lo scorso anno: 83 lotti, tra cui una collezione di gagliardetti appartenuti all’arbitro Daniele Tombolini, la maglia di Saadi Gheddafi, figlio del dittatore libico, alcune maglie appartenute ad Andrea Agostinelli, ex giocatore della Lazio e non solo, tra cui una maglia di Maradona. Inoltre anche la maglia di Riva dei “Mondiali” del 1974 e i guanti di Dino Zoff utilizzati durante il Mundial vincente di Spagna ’82, oltre alla splendida maglia del Brasile di Pelè indossata nel 1971. Insomma fu qualcosa di più strutturato rispetto alla prima. L’asta attuale, come poc’anzi detto, è l’asta del consolidamento, delle certezze ma anche delle speranze. Un campo in cui abbiamo investito creando un apposito dipartimento strutturato e con un responsabile. Insomma una sola asta annuale, al momento, ma scadenzata e nota al mercato e per la quale si lavora costantemente. Pian piano ci stiamo creando la nostra autorevolezza in questo settore e le persone ci contattano sempre più per affidarci le loro collezioni. Abbiamo infatti valutato nel corso di quest’ultimo anno molti più oggetti. Ovviamente, come anche negli altri settori, abbiamo svolto una cernita importante scartando oggetti non degni o di dubbia provenienza, oppure perché abbiamo ritenuto che non avessero “dignità collezionistica” o semplicemente erano rovinati o danneggiati. Insomma noi eseguiamo costantemente delle valutazioni in ambito qualità e autenticità. Poi capita anche che gli oggetti rispettino tutti gli standard da noi ritenuti imprescindibili ma semplicemente poi non si trovano gli accordi con i relativi proprietari. In questa asta proponiamo oltre 200 lotti composti da una grande varietà di oggetti”. Qui la voce di Filippo Bolaffi assume un tono pregno di soddisfazione…Abbiamo tra i nostri lotti il contratto, il primo da professionista, di un giovanissimo Boniperti, ceduto alla società F.C. Juventus dal club dilettantistico A.C. Momo, con le firme autografe del giocatore, dei rappresentanti dei due club e della F.I.G.C. Il contratto presenta due curiosi errori di battitura, uno sul nome di battesimo, Gianpiero anziché Giampiero, e l’altro sulla data di nascita, 14 luglio, anziché 4 luglio. Un documento che definirei romantico, di un calcio ormai purtroppo troppo lontano. Inoltre è presente anche una pittura ad olio di Gigi Meroni, grande genio calcistico del Torino. Il calciatore era famoso per la sua eccentricità fuori dal campo espressa anche con la pittura. Il quadro viene venduto accompagnato da numerose fotografie di Meroni nella sua vita privata e non, tra cui una con la sua famosa “gallina da passeggio”. Inoltre abbiamo importanti “pezzi” della Juventus anni ‘80 come la maglia di Michael Laudrup nella rara versione gialloblu, la maglia indossata da Gaetano Scirea nella stagione 1985/86 e la maglia di Platini della stagione 1984-85. Siamo poi entrati in possesso di una selezione di maglie del giocatore degli anni ‘60 Mario Trebbi, come quella del Benfica indossata dal difensore Raul Machado durante la finale della Coppa dei Campioni 1962-63 contro il Milan e scambiata proprio con Trebbi a fine gara. Un pezzo da Museo. Stessa provenienza per la maglia Crylor della Società Sportiva Monza 1912, rossa con banda bianca verticale e stemma del club, indossata da Mario Trebbi durante le stagioni 1969-73. Inoltre anche la seconda maglia del Napoli indossata da Maradona, nell’unica volta della sua carriera in cui giocò con il numero 9, avendo in quell’occasione ceduto la sua 10 all’erede designato, un giovanissimo Gianfranco Zola. Presenti anche altri cimeli quali fotografie autografate, programmi ufficiali e svariate maglie delle nazionali, tra cui alcune dell’Italia come quella di Albertosi”.

Insomma pezzi importanti, esclusivi che donano prestigio alla casa Bolaffi. Un’asta che ancora non muove i volumi di quelle in altri settori, ma …” l’asta fa parlare molto di se”, continua l’A.D., “anche se non è la più importante al momento in termini economici. È proprio questa la differenza con altre aste più consolidate, il calcio ha una cassa di risonanza enorme, riesce a far parlare di se in modo importante. Anche in azienda si respira un’aria diversa perché si entra in contatto con degli oggetti, come le maglie ad esempio, che suscitano a tutti delle emozioni, anche se non sei un collezionista. Inoltre anche in azienda capita di incontrare persone più o meno note nell’ambito del mondo del calcio e questo rende il settore e questa asta più “sexy” di altre. Non a caso anche le richieste di interviste si moltiplicano in questo periodo”. Poi una precisazione: “Il calcio si conferma come un mercato in cui vogliamo dire la nostra. Un mercato ancora poco conosciuto ma che crediamo possa crescere. E la crescita passa anche attraverso una “educazione all’asta”, perché si tratta di una modalità molto diversa dalle altre”.  

Ora non ci resta che attendere il 13 Dicembre. Manca poco.

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Qui puoi trovare il catalogo completo dell’asta

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