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Gli Eroi del Collezionismo

I palloni dei Mondiali: Tiziano Lanza e le sue “Anime d’aria”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “Possiamo giocare a calcio delimitando le porte con delle borse o dei giubbotti, senza pali e traverse. Possiamo giocare senza arbitro e senza le linee che delimitano il campo e le aree di rigore … ma non possiamo giocare a calcio senza il pallone. È lui il protagonista dei sogni da bambino…”.

Esordisce così il nostro amico Tiziano Lanza da noi raggiunto per farci raccontare la sua passione. Un sentimento, il suo, verso i palloni in generale e, in particolare, verso quelli dedicati alla massima competizione calcistica per nazionali: una collezione “Mondiale”. Chi è Tiziano Lanza …”Ho cinquantasette anni, abito a Bovolone in provincia di Verona, ho tre figli e tifo Hellas Verona. Sono un tifoso atipico perché sono contento anche per il Chievo, basta che contro di noi…”.

Tiziano si dimostra cortese, gentile e ironico, sembra apprezzare il nostro interessamento nei suoi confronti: “Sono un Tecnologo alimentare, collaudatore specialista di prodotti da forno industriali. Svolgo quest’attività come “Consulente” e, insieme alla grande passione per questo mestiere, “giro” il mondo. Dai 17 sino ai 34 anni sono stato arbitro a livello regionale, dopo aver capito che il calcio giocato non era il mio forte. Da qui inizia anche la mia passione per i palloni da calcio. Una passione per un calcio in “bianco e nero”.

libri lanzaC’è anche una produzione letteraria da parte di Tiziano, tre libri: “Tecnologia e pratica per la produzione dei biscotti”, “Alla riconquista della nostra indipendenza” e, ovviamente, un libro dedicato ai palloni, “Anime d’aria”.

Sono tante le storie che Tiziano ci racconta, di come sia entrato in possesso di alcuni palloni a partire dal primo, il Tango, comprato in un negozio dell’Adidas nel ’78. Alcuni invece trovati su Ebay o scambiati con altri collezionisti. C’è posto anche per la casualità come il “Telstar Durlast” del ’74 scovato in una birreria tedesca e portato a casa dopo lunga trattativa con il proprietario. Oppure l’incontro con l’ex Arbitro Internazionale Diego De Leo che gli dona un Tango utilizzato ai mondiali del ’78.

Cominciamo quindi la carrellata dei palloni Mondiali di Tiziano.

Uruguay 1930

Nel primo Mondiale in Uruguay si svolse la finale tra i padroni di casa e l’Argentina, l’unica finale, sino a oggi, senza una nazionale europea. La leggenda narra che per un’incomprensione nata proprio su chi dovesse portare i palloni, si giunse a un compromesso: primo tempo con un pallone portato dagli argentini, il “Players”, e il secondo tempo con uno portato dai padroni di casa, il “Model T”. I palloni, all’epoca così diversi tra di loro, costituivano un elemento fondamentale per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Infatti, a sottolineare l’abitudine a giocare con un certo pallone o meno, il primo tempo terminò con l’Argentina in vantaggio per 2-1. Nella ripresa l’Uruguay, che a questo punto scelse il pallone da utilizzare, riuscì a ribaltare il risultato in proprio favore per 4-2. 1930 (ball 2)Con il prestigioso “Players” iniziò quindi la prima Finale mondiale della storia del calcio: un modello a 12 pannelli, dagli argentini chiamato Tiento; i pannelli erano tagliati in forme molto arrotondate.

(In foto un pallone “Players” come quelli utilizzati dall’Argentina al Mondiale 1930 – Collezione Lanza)

Il T-model era invece un brevetto del 1921 di una ditta scozzese molto prestigiosa: la THOMLINSON’S di Glasgow. Era composto di soli 11 pannelli di cuoio, tagliati a forma di T e incastrati fra loro in un elegante design. Era considerato un pallone di qualità e con una buona sfericità.

1930 (ball 1)

(In foto un pallone T-model inglese, nel 1930 chiamato “Wembley”, identico a quelli utilizzati nel primo Mondiale della Storia – Collezione Lanza)

Anche un altro modello fu messo a disposizione del Mondiale 1930, il 12 pannelli Globe della Cliff’s, di fabbricazione inglese ma fu usato pochissimo.

Italia 1934 

Per il Mondiale tra le nostre mura domestiche fu presentato come unico pallone ufficiale il “Federale 102” a marchio ECAS, Ente Centrale Approvvigionamenti Sportivi. In realtà altri due modelli furono imposti dalla FIFA, entrambi di fabbricazione inglese, e con uno di questi si giocò la Finale di Roma, una finale che vide il primo trionfo “Azzurro” contro la Cecoslovacchia.

federale 102Il Federale 102 era costituito da 13 pannelli tagliati in forma poligonale e incastrati tra loro con una cucitura a mano. In uno dei pannelli era tagliata la fessura per la camera d’aria, con sei fori sui lati per il passaggio della stringa in tessuto. Alcuni giocatori si proteggevano la fronte con una fasciatura per colpire il pallone di testa senza ferirsi. Sembrerebbe che nessun Federale 102 originale sia “sopravvissuto” sino ai giorni nostri.

(In foto una immagine di un Federale 102, ricavata dalla pubblicità su una rivista settimanale del 1934 – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Dicevamo che altri due palloni furono utilizzati dalla Fifa, il Globe della Cliff’s e il Zig-Zag della Sykes-Tuphine utilizzato poi per la finale del 1934.

(In foto a sinistra un pallone originale Globe a 12 pannelli, probabilmente il meno usato al Mondiale 1934 – Collezione Lanza. A Sinistra una pubblicità del pallone Zig Zag su una rivista dell’epoca – Fonte “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza, Inedito)

Francia 1938

 

 (In foto un pallone Allen come quelli usati ai mondiali di Francia – Collezione Lanza. A destra Meazza e Sarosi prima della finale e il cartello pubblicitario con l’Allen)

Per i Mondiali del ’38 i francesi misero a disposizione un pallone di una nota azienda parigina, la Allen, denominato “Coupe du Monde”. Per l’occasione ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria, infatti, prima di ogni partita, il pallone ufficiale era accompagnato da un cartello con scritto “Coupe du Monde 1938”, che dava anche il nome al pallone. Il pallone era composto di 13 pannelli dai contorni tondeggianti, cuoio marrone cucito a mano e una stringa che con cinque passaggi chiudeva la fessura della camera d’aria; la stringa di cotone bianca conferiva grande eleganza ma durava davvero poco il suo colore candido. Per la prima volta la FIFA acconsentì l’utilizzo del logo sul pallone. Anche questa volta è l’Italia a salire sul gradino più alto del mondo battendo in finale l’Ungheria con un sonoro 4-2.

Brasile 1950

1950Dopo la sosta forzata per il conflitto mondiale, la Coppa del Mondo si torna a disputare in Brasile. Un Mondiale ricordato per il “Maracanazo”, ossia per la sconfitta inaspettata dei padroni di casa nella sfida con l’Uruguay che spedì proprio la “Celeste” sul gradino più alto del mondo. Per questa competizione il pallone ufficiale fu il “Duplo T” prodotto dall’Industria Brasileira. Un pallone davvero innovativo: la sfera era completamente chiusa, senza stringa e gonfiabile tramite un foro e una valvola. Il pallone aveva il marchio “Superball”. (In foto un modello Duplo T in cuoio scuro – Collezione Lanza)

Svizzera 1954 

1954Il pallone ufficiale dei Mondiali in Svizzera era un modello composto di 18 pannelli dai bordi a zig-zag e perfettamente incastrati, cuciti a mano e denominato “Swiss World Champion” ed era prodotto dalla ditta Sport Kost di Basilea. Ebbe molto successo anche per la grande azione di marketing che lo sostenne, tanto da essere utilizzato come icona del calcio per molti anni.

La Germania Ovest si aggiudicò la competizione contro ogni pronostico battendo in finale l’Ungheria per 3-2, dopo essere stata in svantaggio 0-2, nel match passato alla storia come il “Miracolo di Berna”(In foto un modello Swiss World Champion – Collezione Lanza)

Svezia 1958 

1958

Per l’occasione la Fifa indisse una sorta di concorso per selezionare il pallone ufficiale dei Mondiali del ’58 in Svezia. Al comitato organizzatore arrivarono 102 palloni da aziende di tutto il mondo. Fu scelto un modello composto di 24 pannelli rettangolari cuciti a mano, si chiamava “Top Star” ed era prodotto dalla svedese Sydsvenska Laderoch Remfabriken di Angelholm.

Solo il giorno della finale, il 29 giugno 1958, la ditta svedese poté annunciare di essere il fornitore ufficiale del pallone, onde evitare di contravvenire alla regola dell’anonimato durante la competizione. Una finale in cui il Brasile, e il suo giovane Pelè, vinse il suo primo titolo Mondiale ai danni dei padroni di casa con un sonoro 5-2. Il pallone utilizzato per tutto il mondiale era giallo tranne che per le semifinali e la finale, dove si optò per il colore bianco. (In foto un modello originale utilizzato al mondiale – Collezione Lanza)

Cile 1962

1962.JPG“Crack” è il pallone ufficiale del Mondiale 1962, prodotto dalla ditta Custodio Zamora – Industria Cilena di San Miguel. Fu il primo pallone “Mondiale” a utilizzare una valvola di gonfiatura in lattice. Colpisce il suo design, composto di 18 pannelli poligonali irregolari di tre forme diverse: esagonale, rettangolare ed esagonale ricurvo, uniti tra loro da cuciture a mano. Nel Mondiale del Cile furono usati palloni “Crack” giallo-arancioni, e tutti erano completi di logo e scritte. Un pallone anche un po’ contestato: se pioveva sembra si riempisse d’acqua con conseguenze sul peso, mentre sotto il sole la vernice si screpolava. La competizione fu vinta ancora dal Brasile che s’impose in finale sulla formazione della Cecoslovacchia per 3-1. (In foto un pallone “Crack” usato per gli allenamenti al mondiale 1962 – Collezione Lanza)

Inghilterra 1966

1966

Al Mondiale d’Inghilterra del 1966 il pallone utilizzato si chiamava “Challenge 4-Stars” ed era prodotto dalla Slazenger, azienda inglese. Il cuoio utilizzato era di elevata qualità, interamente cucito a mano e composto di 25 pannelli rettangolari. All’inizio di ogni partita veniva fornito l’intero set di palloni nei suoi differenti modelli: bianco, giallo, e rosso-arancione; i capitani ne sceglievano uno di comune accordo. La scelta cadeva di solito sul pallone bianco. I padroni di casa si aggiudicarono la competizione battendo la Germania dell’Ovest per 4-2. (In foto un pallone uguale a quello utilizzato ai Mondiali ’66 e proveniente dalla Serie A – Collezione Lanza)

Messico 1970

(In foto il classico Telstar a sinistra e il modello Chile in arancione – Collezione Lanza) Messico ’70, la prima competizione dell’era moderna: riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. La FIFA commissiona, per la prima volta, il pallone ufficiale a un produttore non residente nel paese organizzatore: la tedesca Adidas. Il nome Adidas deriva dalla fusione del soprannome del fondatore Adolf, detto Adi, e le prime tre lettere del cognome Dassler. L’azienda tedesca presentò tre palloni: uno bianco e nero, uno tutto bianco e uno arancione. Il modello bianco e nero, chiamato “Telstar”, sarebbe stato il pallone ufficiale del Mondiale 1970. “Telstar” perché originato dall’unione di due nomi: television e star, letteralmente “stella della televisione”; “Telstar” era anche il nome di un satellite per le trasmissioni televisive, forse l’ispirazione nasce anche da questo.

Il nuovo pallone Adidas rappresentò una vera rivoluzione: composto di ben 32 pannelli di cuoio cuciti a mano, di cui 20 bianchi di forma esagonale regolare e 12 neri di forma pentagonale. Dotato di una camera d’aria di ultima generazione senza cucitura, aveva, sulla superficie esterna, una speciale lamina in plastica trasparente, il Durlast, che rendeva il pallone impermeabile e manteneva il cuoio più protetto. Il “Telstar 1970” era quindi un pallone di elevata qualità, fabbricato con moderna tecnologia e garantiva la miglior sfericità mai raggiunta in precedenza in un pallone da calcio. Il pallone bianco e nero a 32 pannelli divenne l’icona stessa del calcio, anche se ne furono presentati anche uno completamente bianco e un altro completamente arancione chiamati entrambi “Chile”.

In questo mondiale non possiamo non citare la “Partita del secolo”, la famosa Italia – Germania 4 a 3. Da registrare altresì la sconfitta dell’Italia in finale contro il Brasile.

Germania Ovest 1974

1974Adidas presenta in Germania il collaudato pallone a 32 pannelli bianchi e neri. Rimane il nome “Telstar” unito al marchio “Durlast”, per cui il pallone prese il nome di “Telstar Durlast” per distinguerlo dal modello precedente. Il logo Adidas e le scritte “OFFICIAL WORLD CUP 1974” erano marcate in nero. Il pallone, prodotto in Francia, era interamente cucito a mano e utilizzava un cuoio di altissima qualità che racchiudeva una camera d’aria di ultima generazione con valvola in gomma di lattice. La sfericità era ottima come nel precedente Telstar, e anche in questo modello fu applicata la lamina protettiva Durlast, pur se con un maggior spessore rendendo i palloni molto lucidi e brillanti. Da questo Mondiale in poi i palloni sarebbero stati completi di scritte e logo ben visibili.  I padroni di casa si imposero in finale contro gli olandesi per 2-1. (In foto il “Telstar Durlast” – Collezione Lanza)

Argentina 1978

1978Nel “Mundial” argentino l’Adidas continua a essere il fornitore ufficiale e presenta un pallone chiamandolo con il nome del famoso ballo argentino: il “Tango”. Composto da 32 pannelli cuciti a mano si differenzia da quello del Mondiale precedente per il design: una serie di triangoli stilizzati stampati su ciascuno dei 20 esagoni disposti in modo da formare un cerchio nero intorno a ciascun pannello pentagonale di colore bianco. Ciò procura, durante la roteazione, un particolare effetto visivo. L’Argentina diventa Campione del Mondo battendo in finale l’Olanda in una drammatica e affascinante finale ai tempi supplementari e il “Tango” entra nel Cuore di tanti tifosi e appassionati decretandone un successo planetario. Un successo vivo ancora oggi. (In foto il “Tango”, mito mai tramontato – Collezione Lanza)

Spagna 1982

1982Per la prima volta partecipano 24 squadre in un Mondiale e l’Adidas presenta il “Tango España”, a conferma del successo del precedente modello. Immutato il design, sotto il logo “Tango” il nome “España” sostituiva il precedente “River Plate”,  compare la scritta “Official World Cup Ball 1982”. Pur senza la copertura Durlast il pallone era comunque garantito come impermeabile, in virtù delle cuciture sigillate. Di nuovo quindi la sensazione positiva della pelle anche se risultò essere un pallone piuttosto delicato e non ebbe il successo del precedente. Indimenticabile la finale vinta dagli Azzurri di Bearzot per 3-1 con la Germania. Indimenticabili anche le immagini di Sandro Pertini, un Presidente della Repubblica per una sera capo tifoso. (In foto il “Tango España”, il pallone del Mondiale di Bearzot e Pertini – Collezione Lanza)

Messico 1986

1986In Messico l’Adidas presenta per la prima volta in un Mondiale un pallone completamente prodotto in materiale sintetico. Un modello a 20 pannelli esagonali e 12 pentagonali cuciti a mano con filo in nylon. Il design, che s’ispirava ai precedenti Tango, vede dei triangoli neri con motivi decorativi dedicati all’arte degli Aztechi, da qui il nome: “Azteca México”.  Le scritte recitano “Official World Cup Ball 1986 – Ballon Officiel Coupe du Monde 1986”. L’Argentina è Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia. (In foto l’Azteca México – Collezione Lanza)

Italia 1990

1990“Etrusco Unico” è il pallone ufficiale di Italia ’90. La creatura dell’Adidas incorporava le nuove modalità di produzione dei palloni da calcio. Possedeva, infatti, un substrato esterno in schiuma poliuretanica nera, che lo rendeva completamente impermeabile, più leggero al tatto, e più veloce al tiro. Composto di 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, aveva un foro della valvola appena visibile. Il design era ancora ispirato al Tango, con i temi decorativi ricavati sui triangoli neri. Le decorazioni facevano riferimento all’arte degli antichi abitanti della Toscana: tre teste bianche di leone etrusco campeggiavano al centro di ciascun triangolo nero contornate da sottili decorazioni a spirale. Il nome del pallone era scritto con lettere in stile greco antico, mentre il termine “Unico” era in caratteri latino-moderni. La scritta “OFFICIAL BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1990” è in bella evidenza. La Germania riesce ad avere la meglio in finale, di misura, sull’Argentina. (In foto l’ “Etrusco Unico” – Collezione Lanza)

Stati Uniti 1994

1994Il pallone del Mondiale 1994, il “Questra”, s’ispirava alla tecnologia aerospaziale. Il vecchio e amato “Tango” fu ancora d’ispirazione e le decorazioni ritraevano scenari spaziali, con stelle, pianeti e galassie. Ancora un pallone con i classici 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre assemblati mediante cucitura manuale. Anche su questo pallone il foro della valvola di gonfiatura era quasi invisibile. Logo Adidas e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1994” completano il pallone. In questo modello la schiuma sintetica era in polietilene bianco, e fu perciò usata anche per il rivestimento esterno; ciò rendeva più morbido il pallone al tatto, più controllabile, e inoltre acquistava maggior velocità. L’Italia di Sacchi viene beffata in finale dal Brasile ai calci di rigore. (In foto il “Questra” – Collezione Lanza)

Francia 1998

1998Per il ritorno del Mondiale in Francia dopo sessant’anni l’Adidas presentò il “Tricolore”, in omaggio alla bandiera del paese ospitante. Ancora una volta il classico 32 pannelli, 20 esagonali e 12 pentagonali, sempre ispirato al “Tango” con motivi decorativi formati da galletti stilizzati in omaggio agli antichi abitanti della Francia. Il pallone era per la prima volta decorato con più colori. Sul “Tricolore” 1998 apparve anche il nuovo simbolo Adidas: un triangolo rettangolo composto dalle classiche tre strisce e la scritta “OFFICIAL MATCH BALL OF THE FIFA WORLD CUP 1998” in blu. Realizzato in “schiuma sintattica”, cioè composta di tre strati di microsfere sigillate e riempite di gas altamente comprimibili, che manteneva elevata la precisione del tiro perché nell’impatto la sfericità veniva modificata di pochissimo. Insomma un pallone davvero ben riuscito. La Francia si laureò Campione battendo il Brasile in finale per 3-0.  (In foto il “Tricolore” – Collezione Lanza)

Korea del Sud-Giappone 2002

2002Nel 2002 il Mondiale si sposta per la prima volta in Asia, e sono due i paesi a organizzarlo, la Corea e il Giappone. Per l’occasione il pallone dell’Adidas, il “Fevernova”, abbandona il design del “Tango” dopo 24 anni e 6 “mondiali” di calcio. Presenti ancora i 32 pannelli, esagonali e pentagonali, e 4 grosse triadi colorate su sfondo bianco, con motivi colorati in verde, rosso e oro, dentro un grosso contorno verde. Il risultato è un grande impatto visivo. Fabbricato con la schiuma sintattica in poliuretano, anche lo strato esterno era composto di una combinazione di poliuretano e gomma naturale, assicurava durante l’impatto uniformità nella distribuzione della forza sul pallone. In questo Mondiale il Brasile diventa “PentaCampeon”, battendo in finale la Germania con un secco 2-0. (In foto il “Fevernova” – Collezione Lanza)

Germania 2006

2006In Germania l’Adidas presenta il “+Teamgeist”, nome derivante dall’unione della parola inglese team = squadra e della tedesca geist = spirito. Il Teamgeist abbandona i classici 32 pannelli e se ne avvale di soli 14 uniti da una saldatura termica che conferiva un design mai visto prima. Il pallone fu poi personalizzato per ogni partita, vi venivano impressi infatti i nomi delle squadre, lo stadio, la città, la data e l’orario del calcio d’inizio. E dalle fasi eliminatorie in poi, anche il livello della partita (quarti, semifinale, etc.). Una versione dorata è stata utilizzata invece per la finale che ha visto l’Italia salire sul tetto del mondo. (In foto il “Teamgeist” – Collezione Lanza)

Sud Africa 2010

Nel 2010 il teatro del Mondiale è l’Africa e il pallone ufficiale fu chiamato “JABULANI”, una parola che in lingua isiZulu significa “celebrazione” o “festa”. Era composto di 8 pannelli termosaldati, 4 triangolari minori e 4 triangolari maggiori, che conferivano al pallone una sfericità mai raggiunta prima con apposite scanalature che assicuravano una grande aerodinamicità. Undici i colori adottati per le decorazioni per ricordare che era l’undicesimo pallone Adidas a un mondiale, come undici sono anche le lingue ufficiali del Sud Africa, e undici le differenti comunità che lo abitano. In bella vista anche il Soccer City Stadium di Johannesburg. Il pallone aveva internamente due strati in poliesteri e cotone, mentre la superficie era in Impranil già utilizzato per il Fevernova 2002 e il Teamgeist 2006. Anche in Sudafrica 2010 i palloni erano personalizzati, cioè recanti i dati di ogni singola partita. Un solo pallone per ogni partita, tuttavia, recava un ulteriore contrassegno, appena sotto il colorato logo di Sudafrica 2010: KICK-OFF e era destinato al calcio d’inizio della partita di riferimento. Il pallone però fu “ricoperto” di critiche da parte dei calciatori e in particolare i portieri. La Spagna si aggiudica il suo primo Trofeo Mondiale ai danni dell’Olanda per 1-0 dopo i supplementari.

 (In foto a sinistra il pallone Kick Off di Slovenia – Usa e a destra un modello della Finale -Collezione Lanza)

La collezione di Lanza si ferma al 2010, non troviamo quindi il Brazuca del 2014 e il Telstar 18 degli attuali Mondiali in Russia…”Non sono più amante di questo calcio, e anche nel collezionismo troppa esasperazione, le persone sono ormai molto votate al commercio e poco al sentimento” ci dice. “Sono innamorato di un altro calcio, dei vari Di Stefano, Mazzola, Piola, Pelè, Puskas…”.

Il suo libro “Anime d’aria” è costato al nostro amico oltre quattro anni di ricerche ed è ricco di aneddoti e storie particolari, di foto di pezzi unici e rari appartenenti a Tiziano ma anche a molti collezionisti che hanno supportato la sua ricerca.

Un libro secondo noi meraviglioso, una vera perla, che meriterebbe di trovare i fondi per essere pubblicato per il valore storico e altamente educativo… “Qualche contatto in passato c’è stato con qualche sponsor ma poi nulla di concreto” ci riferisce Tiziano. Speriamo che anche questo nostro piccolo lavoro possa contribuire a far si che qualcuno s’interessi alla pubblicazione di questo grande capolavoro: ANIME D’ARIA!

Grazie Tiziano.

Bibliografia: “Anime d’aria”, di Tiziano Lanza – Inedito

Tutte le foto dei palloni sono della Collezione di Tiziano Lanza 

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Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Natalino Lanzini e l’Atalanta: una collezione da urlo

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Siamo a Bergamo nel 1907, due sono le squadre di calcio: il Bergamo Football Club e la Giovane Orobia. Proprio da una scissione di quest’ultima che gli studenti liceali Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti fondano il 17 ottobre la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta.

Atalanta è una figura della mitologia greca, una eroina nota per le sue doti agonistiche: la leggenda narra di come si volle concedere in sposa solamente a chi sarebbe riuscito a batterla in una gara di corsa, dove i perdenti sarebbero stati uccisi. I fondatori del club si affidano dunque alla mitologia per dare forma alla loro passione. La stessa passione che prova anche Natalino Lanzini, il nostro amico collezionista di cimeli della Dea. Natalino ha 52 anni, originario della provincia di Bergamo, trasferitosi per lavoro da oltre 30 anni a Sacile in provincia di Pordenone.

Natalino Lanzini

“Sono un Maresciallo dei Carabinieri” ci dice, “sono un chimico e lavoro alle dipendenze della Sezione Chimica. Sono padre di due figli maschi di 16 e 12 anni. Da buon bergamasco l’amore per la Dea è affare di famiglia. Un amore e una passione che mi è stata trasmessa dagli zii e dai miei cugini, mentre a mio padre il calcio non interessava”.

“Per me l’ATALANTA è tutto, dopo la mia famiglia, ovviamente”, continua Natalino, “ed entra quotidianamente in maniera massiccia nella mia vita, a partire dagli aggiornamenti sulle vicende della squadra tramite giornali e internet, sia per i contatti con i miei amici con i quali condividiamo la stessa passione sia per interagire con altri collezionisti con i quali ci teniamo in contatto in modo particolare con i social”.

Come nasce un collezionista… “Sono diventato un collezionista iniziando a conservare i biglietti delle partite a cui assistevo, anche se in verità “nasco” prima come collezionista di cartoline stadi di calcio, italiani ed esteri. Ovviamente, come succede più o meno a tutti, mi sono poi “allargato” acquistando il materiale da commercianti o scambiandolo con altri collezionisti. Attualmente colleziono praticamente tutto ciò che è inerente l’Atalanta ma ho anche sviluppato, nel tempo, interesse per altre tematiche”. Quest’ultima specifica è particolarmente piena di orgoglio e allora Natalino snocciola una lista… “cartoline e documenti del mio paese originario, Palosco, in provincia di Bergamo, alcuni biglietti di partite che mi hanno colpito per i motivi più vari come ad esempio quello di Italia – Corea dei mondiali del 1966, materiale dell’Udinese calcio, cartoline degli stadi di Bergamo, Brescia, Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone. Ma anche biglietti di Olimpiadi, Mondiali e Europei di calcio”.

Insomma cercare di seguire Natalino in questa lista è davvero complicato per noi, e mentre snocciola la lista noi ci ritroviamo con la stessa espressione che ha reso celebre “L’urlo” di Munch.

“I pezzi che considero migliori sono sicuramente la prima cartolina conosciuta dell’Atalanta, 1913, con i colori sociali bianconeri… quella che appare su wikipedia per intenderci”, la sua voce diventa sempre più orgogliosa, “poi la cartolina della squadra schierata a Brescia nel 1919, prima di disputare lo spareggio per un posto in serie A contro l’altra squadra di Bergamo, la Bergamasca appunto, che poi verrà inglobata nel nome completo attuale: Atalanta e Bergamasca Calcio; l’abbonamento “omaggio” rilasciato al costruttore dello stadio Brumana nel 1928, Ing DE BENI; la cartolina del 59/60 costruita in studio con la foto del campione europeo di pugilato dei pesi leggeri, Livio Minelli, bergamasco e atalantino, contornata dalle foto piccole della rosa atalantina di quell’anno, ovviamente autografata da tutti… Inutile dire che sono legato a tutti i pezzi in maniera morbosa e non saprei sceglierne uno in particolare. Paradossalmente i pezzi più costosi non sono nemmeno i più rari o importanti: tra questi, ci sono 3 foto-cartoline del 1928, scattate durante l’inaugurazione dello stadio “Brumana” di Bergamo e prese in blocco per poter avere la squadra dell’Atalanta schierata in campo nella circostanza”. Roba da urlare veramente questa volta…

 

Ma cosa cerca ancora un collezionista come Natalino… “Sto cercando la “Giostra dei footballers” dell’Atalanta, in metallo, e il biglietto di Coppa delle Coppe del 1987/88 Ofi Creta vs Atalanta giocata in Grecia: è l’unico delle coppe atalantine che mi manca”.

“Collezionare mi ha permesso di visitare moltissimi posti stupendi” ci dice, “ma, soprattutto, ho avuto la possibilità di conoscere persone meravigliose con cui sono diventato AMICO nel vero senso della parola. Ho conosciuto anche qualche testa di legno, ma questo capita nella vita. In famiglia tutti mi hanno sempre sostenuto nella mia passione e nella ricerca di nuovi “pezzi”, accompagnandomi spesso a mostre e mercatini. Lo stesso dicasi per i miei amici, che immancabilmente arrivano dai loro viaggi con cartoline stadi o biglietti di partite a cui hanno assistito”.

I cartoni animati

Ci salutiamo con Natalino e come al solito chiediamo qualche consiglio per chi volesse cominciare a collezionare… “Consigli non mi sento di darne, anche perché vedo che dietro di noi latitano le nuove leve… Ovviamente spero che uno dei miei figli segua le mie orme, anche se dubito che lo faccia il mio primogenito, che crede che Stromberg e Papu Gomez siano i nomi di cartoni animati stranieri”.

 

 

 

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Gli Eroi del Collezionismo

Teramo, presentato il progetto per il Museo. Ai nostri microfoni il Presidente del “Club Biancorosso”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Sabato scorso, il 10 aprile, presso la sala polifunzionale della Provincia di Teramo, è stato presentato il progetto per la creazione del Museo del Teramo Calcio. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, il gestore dello stadio Sabatino Cantagalli, l’autore della “Storia del calcio teramano” Elso Simone Serpentini, l’architetto che curerà la realizzazione dello spazio Stefano Corona, Gianni Gebbia dell’Associazione amici del calcio teramano e il Presidente del Club Biancorosso Giuseppe Bracalenti.

Noi de Gli Eroi del Calcio abbiamo raggiunto Bracalenti per farci raccontare lo stato dell’arte di questo che, sino a poco tempo fa, sembrava un qualcosa destinato a rimanere tra i sogni… “Si, un sogno che diventa (quasi) realtà”, ci dice il Presidente del Club Biancorosso, “dobbiamo lavorarci ancora molto, ma la strada ora è quella giusta. Lo merita la nostra storia, centosei anni di calcio… possiamo affermare che a Teramo si fa calcio da sempre. Una storia che ha toccato il suo apice nel 2015 con la conquista della serie B. Purtroppo, per i noti fatti (ndr ci si riferisce alla retrocessione in Lega Pro e penalizzazione di 6 punti per responsabilità diretta del presidente Campitelli reo di aver concordato con il Savona la vittoria), ci è stata preclusa questa possibilità. Fu un momento bellissimo per la città tutta, siamo rimasti tutta la notte in piazza a festeggiare. Un sogno… e poi ci siamo svegliati bruscamente. Ma da quel momento, vissuto in quel modo così intenso, è nata l’idea del Museo che abbiamo portato avanti in maniera determinata. Possiamo contare su tanta passione: quella di questa piazza che ama la propria squadra. Sappiamo che tanti collezionisti conservano cimeli, documenti, foto e filmati che raccontano la storia di questa città e della sua squadra di calcio. Il gestore dello stadio, Sabatino Cantagalli, ci ha concesso in comodato d’uso gratuito uno spazio all’interno dello stadio stesso che diventerà quindi un’esposizione permanente. Avremo anche una sala convegni e auspichiamo davvero che possa essere la sede di importanti presentazioni di libri e momenti di discussione interdisciplinari. L’idea è quella di creare un percorso multimediale e raccontare il binomio calcio/città con un approccio socio-cultural-economico; un percorso che definisco didattico. Questi aspetti sono quelli che ho veramente a cuore…” … Giuseppe, a questo punto mi permetto di dargli del tu, fa una pausa, segno davvero che questi temi lo coinvolgono molto. Respira… e riparte…” Teramo città e la squadra di calcio hanno quasi sempre vissuto in una relazione inversamente proporzionale. Quando la città ha attraversato periodi floridi e di fermento economico, la squadra non è mai andata particolarmente bene. Al contrario, quando la città ha attraversato momenti di difficoltà, la squadra ha conseguito buoni risultati, come se fungesse da traino alla ripresa. Comunque questa è una piazza ad alta vocazione sportiva: oltre al calcio, che vede anche altre società più piccole in città, sono ampiamente e ben rappresentati il Basket e la Pallamano”.

Poi, con una certa soddisfazione ci dice: “Abbiamo ricevuto anche il patrocinio del Comune, della Provincia e speriamo ora in quello della Regione Abbruzzo, sarebbe davvero importante. Abbiamo anche coinvolto l’Università di Teramo, un ateneo davvero importante per il Centro Sud e non solo. In particolare abbiamo un ottimo rapporto con la Facoltà di Scienze della Comunicazione: sarà importante nel percorso di ricostruzione dell’aspetto storico sportivo. Al nostro fianco abbiamo fortemente voluto l’Associazione Amici del Calcio Teramano, che già nel 2013 hanno curato l’esposizione del centenario. Un’esperienza che abbiamo a bordo”.

Tempi? Risorse economiche? … “Il progetto è già operativo praticamente. Costituiremo un comitato che si occuperà delle varie operazioni di realizzazione e ci divideremo in gruppi di lavoro con compiti specifici. E’ un progetto complesso e dobbiamo considerarlo necessariamente a medio-lungo termine, sarebbe impossibile pensare di fare tutto in poco tempo. Se proprio mi devo sbilanciare su una data direi non prima di un anno, forse qualcosa in più. Sappiamo dove trovare il materiale, ma bisogna contattare i singoli collezionisti, siglare accordi, inventariare il materiale. CI saranno tante persone che lavoreranno a questo nostro sogno e ognuno apporterà la sua forza lavorativa e organizzativa, mosso solo dalla passione per questi colori e questa città. Dal punto di vista economico ci saranno alcuni sponsor, ci sarà una raccolta fondi anche tramite il lancio di una campagna di Crowdfunding. Io ci credo”.  

Auguriamo il massimo a questo progetto, sperando che anche la società, oggi assente, faccia suo il progetto.

“Si parlava di passione”, prosegue Bracalenti, “è per questo che il coinvolgimento delle scuole è importante: chi conosce la storia, la sua storia, ama ancora di più la sua città e la squadra di calcio che la rappresenta. Sogno bambini che “girano” in città con la maglia del Teramo e non con le maglie delle squadre più blasonate. Il senso di appartenenza è importante e faccio mio il motto “Tifa la squadra della tua città”.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
(Gianni Rodari)

 

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Gli Eroi del Collezionismo

Una collezione, una ragione di vita: Fabio Celani e la maglia dell’Ascoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ascoli, una città le cui origini sono circondate dal mistero; di certo si è registrata la presenza umana durante quella che viene comunemente definita l’età della pietra, abitata certamente nell’epoca neolitica. Una storia tra misteri e leggende come quella che narra che venne fondata da un gruppo di Sabini instradati da un “picchio”, uccello sacro a Marte. Dall’unione dei Sabini con le altre popolazioni autoctone nacquero i Piceni.

Ascoli, i Piceni e il Picchio… tutti elementi racchiusi nei simboli che raccontano la storia anche dell’Ascoli Calcio e di quel grande attaccamento alla maglia che Costantino Rozzi andava professando e ricercando tra le varie doti di chi era chiamato a dare il suo contributo alla causa bianconera.

“Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli” amava ripetere il Presidentissimo, e deve averlo preso davvero alla lettera il nostro amico Fabio Celani, che dell’Ascoli ha fatto la sua vera passione creando una collezione di assoluto valore storico dedicato alla maglia “Bianconera”.

Fabio ha trentatré anni, convive con Sara, e svolge la sua attività professionale nella “Carbon valley” di Ascoli. Un passato di calciatore in Prima Categoria con squadre locali, segue il suo Ascoli spessissimo anche in trasferta, mentre in casa non manca davvero mai.

“La mia passione per l’Ascoli nasce all’età di 3 anni”, ci racconta Fabio “ … quando mio padre mi portava allo stadio. Da lì è nato un amore folle per questi colori, un amore folle per questa maglia. Ricordo perfettamente gli anni della Serie C a metà anni ’90, anni bui. Anni che comunque hanno fortificato la mia fede per questi colori. Per me l’Ascoli oggi rappresenta un pezzo della mia vita che con il tempo cresce sempre di più”… Amen.

Nella poesia l’amore occupa certamente un posto privilegiato e si manifesta in molti modi… “Divento collezionista già in tenera età, da piccolissimo. Ho sempre avuto un amore per le maglie, addirittura da piccolo compravo quelle da bancarella, alle fiere o ai mercati, che costavano 10 mila lire. Con il tempo poi, in coincidenza con i primi lavori e i primi soldi guadagnati, ho iniziato a comprare maglie “buone”. In realtà all’inizio collezionavo tutte le maglie, poi con il tempo mi sono specializzato solo su quelle dell’Ascoli. Ora ne ho oltre 200, qualcuna appesa nell’armadio, alcune in un baule, altre in delle scatole”.

“Non penso ci sia qualche maglia che reputo migliore di altre”, prosegue Fabio “per me tutti i pezzi sono unici, anche una semplice maglia di stagioni recenti. Chiaramente le maglie in lanetta anni 60/70/80 hanno un fascino diverso, ma per me sono tutte importanti”… sostanzialmente è come se avessimo chiesto ad un papà a quale figlio vuole più bene… ma c’è un però … ”I pezzi cui sono più legato sono quelli che riesco a prendere personalmente in trasferta, le conservo ancora sporche. La maglia più costosa credo sia una della “Del Duca Ascoli”, mentre quella più particolare per la modalità con cui ne sono entrato in possesso è una Adidas con sponsor “Olio San Giorgio”, appartenuta a Dirceu. È una maglia molto rara, davvero difficile da trovare e l’ho trovata su eBay. Ero al matrimonio di un mio caro amico e vidi quest’annuncio con un prezzo veramente ridicolo. Ho pensato fosse falsa ma ho rischiato, mi tremavano le mani nel fare il classico “compralo subito”.

Fabio non è appagato da quanto ha in collezione: “Cerco ovviamente tutte le maglie Ascoli che mancano alla collezione, in modo particolare una “Pop 84” con sponsor giallo. Sono molto rare, mi piacerebbe averla”.  

Fabio ha anche parole carine per la sua compagna: ”Sara s’interessa della mia collezione e anche lei mi aiuta, come i miei amici del resto, a trovarne qualcuna. Anzi, dopo un po’ che eravamo fidanzati andammo a casa sua e mi disse di aprire un baule dove sicuramente c’erano delle maglie dell’Ascoli…trovai quattro maglie anni ’70 e ’80, dei modelli rari indossate con la Roma e con l’Inter, Cocif ed Ennerre. Spettacolo vero!”

(Le quattro maglie che Sara ha regalato a Fabio)

“Collezionare mi trasmette una sensazione unica” ci confessa Fabio, “avere certi pezzi storici in casa che ti fanno compagnia tutte le sere, è veramente bello. Le guardo, le ammiro, mi fermo in contemplazione”.

Fabio prima di salutare ci lascia un consiglio: Chi si vuole avvicinare al collezionismo non si deve far prendere dalla smania di avere le maglie e spendere tanti soldi senza senso. Le maglie arrivano quando meno te lo aspetti e anche a prezzi bassi…”

Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli. Grazie Fabio.

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