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Gli Eroi del Collezionismo

I Mondiali raccontati attraverso i biglietti delle finali: tra storia e grafica

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – In attesa della sfida tra Francia e Croazia, che decreterà chi salirà sul tetto del mondo aggiudicandosi “Russia 2018”, ripercorriamo brevemente la storia delle finali attraverso i biglietti. Un viaggio attraverso il design dei tagliandi di ingresso a quelle sfide indimenticabili che hanno scritto la storia e che ci hanno consegnato ricordi ed emozioni uniche… a volte di felicità altre volte di grande amarezza.   

Uruguay 1930

Nel 1930 il presidente della FIFA Jules Rimet organizza la prima Coppa del Mondo per rappresentative nazionali in Uruguay. Una sede scomoda per le nazionali europee costrette ad affrontare un viaggio lungo, costoso e rischioso. Nessuna rappresentativa del vecchio continente sembra quindi voler accettare l’invito. Solo un paio di mesi prima dell’inizio della competizione Jules Rimet riesce a convincere quattro federazioni europee a partecipare alla prima rassegna Mondiale: Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia. Tredici squadre si presentano quindi ai nastri di partenza suddivise in un girone da quattro squadre e tre gironi da tre. Il primo incontro Mondiale si gioca il 13 luglio 1930 e vede di fronte la Francia contro il Messico con vittoria dei francesi per 4-1. La prima finale di un Mondiale si tiene all’Estadio del Centenario, uno degli impianti sportivi più capienti del mondo all’epoca, tra Uruguay e Argentina. I padroni di casa rimontano l’1-2 del primo tempo e si aggiudicano il primo Mondiale della storia per 4-2.

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dal Web

I collezionisti, con tutti i dubbi del caso visto che ci riferiamo a quasi novant’anni fa, considerano il biglietto relativo alla finale del 1930 quello contraddistinto dalla Serie 8. Il tagliando d’ingresso per lo Stadio del Centenario per la partita tra Uruguay e Argentina del 3° luglio 1930, non ha una grafica elaborata, anzi piuttosto semplice, ma è molto “autocelebrativo”. In primis notiamo il riferimento al Centenario della promulgazione della prima Costituzione della Repubblica avvenuta nel 1830, evidente con la scritta “1830 Montevideo 1930”. Al centro notiamo la mappa dello stadio con una freccia che indica il settore a cui si riferisce il biglietto stesso. I settori sono quattro e ognuno dedicato alle imprese compiute dalla nazionale uruguaiana sino a quel momento:

  • la Tribuna principale, denominata Olimpica, per ricordare che nel 1930 l’Uruguay era Campione Olimpico di calcio in carica;
  • la curva a destra della Tribuna Olimpica denominata Colombes, nome dello Stade Olympique Yves du Manoir di Colombes, dove nel 1924 l’Uruguay sconfisse per 3-0 la Svizzera conquistando l’Oro ai Giochi della VIII Olimpiade
  • la curva a sinistra della Tribuna Olimpica denominata Amsterdam, città dove il 13 giugno 1928 l’Uruguay sconfisse l’Argentina per 2-1, conquistando il suo secondo Oro ai Giochi della IX Olimpiade
  • L’altra Tribuna è chiamata América, perché nel 1930 l’Uruguay era la squadra più blasonata del continente sudamericano.

Più autocelebrativo di così …

Italia 1934

L’Italia ha l’onere/onore di organizzare e ospitare la manifestazione del 1934. L’Uruguay Campione del Mondo snobba la manifestazione in risposta all’assenza di gran parte delle squadre europee nell’edizione del 1930. L’Egitto è la prima nazionale africana ad affacciarsi ad un Mondiale. L’Italia di Pozzo diviene Campione del Mondo battendo, nella finale di Roma, la Cecoslovacchia per 2-1 ai tempi supplementari.

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Collezione Matteo Melodia

Il biglietto, come tutti quelli di quel periodo e per tanti anni a seguire, è stampato dalla Tipografia Bertello di Borgo San Dalmazzo: mostra un calciatore con il pallone ai piedi nell’atto di effettuare il “saluto romano”; la scritta “Roma”, con effetto 3D potremmo dire oggi, a sottolineare la grandezza della città e dell’Italia. Da notare i tanti “font” tipografici: standard, corsivo, grassetto e calligrafia.

Francia 1938

Nel 1938 la competizione Mondiale si tiene in Francia, sollevando le proteste di alcune nazionali sudamericane. Infatti Argentina e Uruguay, quest’ultima per la seconda volta consecutiva, decidono di boicottare la manifestazione. Curiosità: Italia e Francia sono ammesse di diritto perché rispettivamente detentrice e ospitante, l’Austria pur qualificandosi, non può partecipare a causa dell’annessione alla Germania e l’Inghilterra invece declina “gentilmente” l’invito. Quindici squadre quindi si affrontano al Mondiale transalpino. L’Italia, ancora guidata da Pozzo, conquista di nuovo il titolo battendo per 4-2 l’Ungheria in finale. Diviene quindi la prima nazionale a conquistare il trofeo in due edizioni consecutive e la prima a vincere al di fuori del proprio paese.

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Collezione Matteo Melodia

Il biglietto si presenta molto sobrio, quasi elegante: sembra una banconota. Da considerare, visti i tempi, un omaggio a tutti i partecipanti l’inserimento dei due emisferi del mondo con la scritta “FINALE Coupe du Monde 1938” effettuata con stili diversi. Da notare, oltre il nome dello stadio, anche data e ora della finale.

Negli anni successivi di “Mondiale” troviamo solo la Guerra purtroppo con la conseguenza che le due edizioni del 1942 e del 1946 non si disputeranno.

Brasile 1950

La prima novità di Brasile ’50 è la presenza dell’Inghilterra che nel 1920 si era ritirata dalla Fifa chiudendosi nel suo “tipico” isolamento. I motivi alla base sono di natura politica anche se, fondamentalmente, hanno sempre creduto di essere superiori al resto del mondo in uno sport da loro inventato e regolamentato. Anche l’Uruguay partecipa al torneo dopo aver disertato le precedenti edizioni. Non partecipano invece l’Ungheria, l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia per motivi politici. L’Italia risponde “presente” nonostante la tragedia di Superga, avvenuta l’anno precedente, abbia di fatto decimato la squadra composta principalmente da giocatori del Grande Torino. Inoltre la tragedia ha spaventato sia i calciatori sia la stessa Federazione che decide di raggiungere il Brasile in nave. Tale decisione consegna una squadra praticamente “cotta” al torneo. La manifestazione non prevede una finale “secca”, ma due fasi a gironi. Di fatto poi l’ultima partita della seconda fase a gironi diventa comunque una vera e propria finale: si scontrano infatti le prime due in testa alla classifica e il risultato della contesa finisce per assegnare il titolo a una delle due. Questa sfida vede quindi il Brasile e l’Uruguay una di fronte all’altra e si conclude con la vittoria a sorpresa di quest’ultima che si laurea per la seconda volta Campione del Mondo su due edizioni alle quali ha partecipato. La partita passa alla storia con il nome di Maracanazo: il gol di Ghiggia al ’79 regala il paradiso alla Celeste e la “tragedia” ai carioca.

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dal Web

Il biglietto è una sorta di ritorno al passato, più simile ad uno del 1930 che a uno del mondiale precedente. Sulla sinistra il disegno della Coppa Rimet e nessuna indicazione della gara, solo un “Jogo Final” inteso come ultima partita e non come “Finale”. Il timbro delle due squadre è apposto successivamente: del resto è un metodo che sino alla fine degli anni ’80 è stato in voga anche dalle nostre parti.

Svizzera 1954

La Svizzera ospita la manifestazione del 1954, prima edizione trasmessa in TV. La Germania Ovest si aggiudica la finale battendo i pur quotati ungheresi con il risultato di 3-2 dopo essere passati in svantaggio per 2-0. La partita si consegna alla storia come “Il Miracolo di Berna”.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto non è uno sforzo di fantasia, tutt’altro, molto simile ad un vecchio biglietto del bus. L’evento a cui si riferisce, la finale di un Mondiale, passa in secondo piano rispetto ai numeri che indicano dove sedersi che, al contrario, risultano essere enormi. Un biglietto pragmatico, dove i disegni colorati geometrici che lo attraversano sembrano un tentativo di renderlo attraente. Conserva comunque un grande fascino.

Svezia 1958

In Svezia i brasiliani conquistano il primo dei cinque titoli mondiali dopo la delusione del Maracanazo del 1950. Per la prima volta una nazionale vince in un continente non di appartenenza. Curiosità: partecipano le quattro nazionali britanniche per la prima volta, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Pelé esordisce ad un Mondiale e segna due gol in finale ai padroni di casa nella vittoria per 5-2.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il tagliando d’ingresso di questa manifestazione risulta essere, come il precedente, molto “serio”, pur essendo colorato a seconda dei settori. Un design pulito e nitido con le informazioni minime necessarie.

Cile 1962

Il Brasile si conferma “Campione del Mondo” nel mondiale cileno. Nella partita decisiva i brasiliani incontrano la Cecoslovacchia, in finale per la seconda volta come nel ’34, e la battono per 3-1.

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Il biglietto 1962 è molto particolare e suggestivo, la scritta “COPA JULES RIMET CHILE” appare quando i tre tagliandi che compongono il biglietto sono ancora uniti: è davvero molto raro trovarne qualcuno in queste condizioni. Sul biglietto ci sono un pallone e lo Stadio Nacional sovrapposti, il prezzo, il settore e la data dell’incontro. Il tutto in una cornice bianca che insieme ai caratteri scelti per le scritte ne fanno un biglietto “serioso” e importante, molto simile ad un certificato bancario.

Inghilterra 1966

Nel torneo del 1966 fanno la loro comparsa per la prima volta una mascotte e un logo ufficiale. Il trofeo viene rubato prima dei mondiali durante un’esposizione al pubblico ma ritrovato dopo circa una settimana. Il Sud Africa è escluso a causa dell’apartheid mentre altre squadre africane si ritirano perché è stato loro riservato un solo posto per tutto il continente. L’Italia viene eliminata nella tristemente nota partita contro la Corea del Nord. L’Inghilterra, capitanata dal giovane Bobby Moore, alza al cielo il suo unico trofeo mondiale battendo in finale la Germania Ovest per 4-2.

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Collezione Gabriele Pescatore

Nel biglietto, un po’ meno serioso dei mondiali cileni, troviamo tutti i dati necessari per l’evento, ma anche dove è il posto in cui ci si deve sedere. Al centro, sotto la scritta “FINAL TIE” si può notare un pallone stilizzato, sembrerebbe proprio il “Challenge 4-Stars” della Slazenger utilizzato in questo mondiale, oltre lo stemma della Federazione calcistica dell’Inghilterra sovrastata dalla Coppa Rimet.

Messico 1970

Messico ’70, il Mondiale del “Secolo”, la prima competizione dell’era moderna, con riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. Durante le qualificazioni si acuiscono le grandi rivalità tra Honduras e El Salvador che sfociano in quella che viene ricordata come “La guerra del calcio“ e dove purtroppo ci sono anche delle vittime. La Corea del Nord si rifiuta di incontrare l’Israele e viene squalificata. Da ricordare la “Parata del Secolo”, quella del portiere inglese Gordon Banks su un ravvicinato colpo di testa di Pelé, e la “Partita del Secolo”, Italia vs Germania 4-3 in semifinale. In finale l’Italia perde con un grande Brasile per 4-1 e i carioca entrano quindi in possesso definitivamente della Coppa Rimet.

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Nel biglietto troviamo il primo logo di un Mondiale e il pallone ufficiale, il Telstar, con i suoi caratteristici pannelli sopra la scritta “MEXICO 70”. Non manca la Coppa Rimet e l’orario è indicato con un orologio analogico dalle forme stilizzate. Il tutto con una scelta cromatica dal forte impatto.

Germania Ovest 1974

Il Brasile, dopo la vittoria di Messico ‘70, si era aggiudicato definitivamente la Coppa Rimet e la FIFA ora ha la necessità di creare un altro trofeo. Nasce il Trofeo Coppa del Mondo FIFA, assegnato dal 1974 sino ad oggi: ideato e disegnato dall’orafo e scultore italiano Silvio Gazzaniga e prodotto dalla Bertoni Srl di Novate in provincia di Milano, l’attuale GDE Bertoni. L’Unione Sovietica viene squalificata perché si è rifiutata di recarsi in Cile, motivi politici, per l’incontro di ritorno con “la Roja”; Haiti, Australia, Zaire e Germania Est fanno il loro esordio ai mondiali. Proprio la Germania occidentale si laurea Campione del Mondo, inserendo quindi per prima il proprio nome sotto la base del nuovo trofeo, battendo l’Olanda di Johan Cruijff e del suo nuovo calcio totale, per 2-1 in finale. Noi italiani ricordiamo questo mondiale per l’eliminazione precoce e il gestaccio di Chinaglia a Valcareggi.

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Il biglietto della finale 1974 include il logo, il luogo, la data e l’orario dell’incontro, anche con l’utilizzo di un orologio analogico. Inoltre troviamo un’immagine dello stadio e i settori a cui si riferisce il biglietto in bella evidenza, così come il posto assegnato. Un biglietto senza fronzoli, curato, essenziale, in poche parole molto tedesco.

Argentina 1978

Nonostante il Colpo di Stato di due anni prima il Mondiale del’78 si gioca comunque in Argentina, non senza polemiche per la verità. Cruijff si rifiuta di partecipare anche per questo motivo, ma non solo. Un Mondiale quindi giocato in un’atmosfera tesa per le vicende politiche e militari. L’Argentina è accusata di aver fatto pressioni sulla squadra del Perù la quale, sconfitta per 6-0, di fatto permise ai padroni di casa di raggiungere la finale a discapito dei brasiliani. La partita passò poi alla storia come la “mermelada peruana”. In finale gli argentini si impongono per 3-1 sull’Olanda dopo i supplementari e grazie ad una doppietta di Kempes. Ancora un secondo posto per gli olandesi.

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Il biglietto del Mundial argentino è tutto basato sull’indicazione del posto. Al centro la mappa dello stadio con evidenziato il settore, poi in alto i riferimenti. A destra un disegno per indicare se trattasi di posti in piedi o seduti e poi l’orario ancora con un orologio analogico in bella evidenza. Solo a sinistra in basso il logo del Mundial.

Spagna 1982

Spagna 1982, per noi italiani l’apoteosi. Per la prima volta 24 squadre ai nastri di partenza. Algeria, Camerun, Honduras, Nuova Zelanda e Kuwait le nazionali esordienti. Brasile e Argentina sono due squadre fortissime e favoritissime. Dopo una fase a gironi non esaltante, l’Italia viene inserita in un ulteriore girone proprio con le due sudamericane e sembra quindi spacciata. L’Italia sale in cattedra e insegna calcio al mondo. Batte Argentina e Brasile e approda in semifinale dove archivia la “pratica” Polonia con un secco 2-0. Poi la Germania in finale viene battuta per 3-1. Scolpiti nella mente e nel cuore quei giorni, per chi ha avuto la fortuna di viverli. Personaggi come Bearzot, Zoff, Pablito, Conti e Sandro Pertini rimarranno per sempre nei nostri cuori. Era un mondo diverso, una società diversa.

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Collezione Gabriele Pescatore

In questo caso il biglietto è stato realizzato prendendo i colori della bandiera spagnola come riferimento principe. Infatti, a mo’ di stella cometa, un pallone lascia una scia giallorossa nella parte alta del biglietto. Da notare il primo utilizzo di un orologio digitale e un richiamo al biglietto del 1938 con i due emisferi.

Messico 1986

Prima nazione ad ospitare il mondiale per due volte, il Messico prepara la manifestazione del 1986. Le nazionali del Canada, della Danimarca e dell’Iraq partecipano per la prima volta alla fase finale. Dopo la “Parata del Secolo” e la “Partita del Secolo” in Messico ’70, anche questa edizione messicana riesce a fregiarsi del “Gol del secolo”, quello di Maradona contro l’Inghilterra che partendo da centrocampo dribbla cinque giocatori di Sua Maestà oltre il portiere per poi depositare la palla in rete. Sempre nella stessa partita il numero 10 argentino aveva già segnato un gol con la mano, la mano di Dio, come lui stesso definì quel colpo. In finale gli argentini battono poi la Germania con il risultato di 3-2.

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Il biglietto del 1986 è molto simile a quello del mondiale messicano del ’70: scritte molto simili e colori molto accesi. Ancora i due emisferi insieme ad un pallone mentre al centro compaiono data e ora in digitale. Sempre al centro la pubblicità di una nota banca locale, primo caso di pubblicità sui biglietti dei mondiali.

Italia 1990

Sono “Notti Magiche” quelle dell’estate 1990 nel bel paese che ospita la rassegna Mondiale.  Per la prima volta una nazionale africana, il Camerun, raggiunge i quarti di finale. Per questioni legate alla falsificazione dell’età di un calciatore di una rappresentativa giovanile, il Messico viene interdetto dal partecipare, così come il Cile per aver provato a manipolare in maniera grottesca la partita di qualificazione con il Brasile. L’Italia dagli occhi spiritati di Schillaci ottiene un buon terzo posto mentre la finalissima è ancora questione tra Germania e Argentina. Questa volta i tedeschi riescono a portare la coppa a casa dopo la terza finale consecutiva grazie ad un rigore trasformato da Brehme.

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Collezione Gabriele Pescatore

I tagliandi d’ingresso vengono stampati con dei colori spenti, che dovrebbero formare un tricolore. La scritta “ITALIA ‘90” riporta al 1934 con l’utilizzo di un testo in 3D. La stampa delle informazioni relative alla partita, luogo e orari sono stampati successivamente alla stampa del modello, tipico delle stampanti a modulo continuo. L’italica fantasia avrebbe potuto, e dovuto, fare di meglio. Modulo ministeriale.

Stati Uniti 1994

Bisogna arrivare negli Stati Uniti per vedere assegnare la Coppa del Mondo ai calci di rigore. Esclusa la Jugoslavia per la guerra in Bosnia e con la Russia al posto dell’URSS, esordiscono Grecia, Nigeria e Arabia Saudita. Squalificato durante il torneo Maradona per doping, mentre il difensore della Colombia Andres Escobar viene assassinato dieci giorni dopo aver segnato un autogol costato l’eliminazione per la sua squadra. Un avvenimento assurdo. In finale, come detto ai rigori, il Brasile ha la meglio sugli Azzurri di Sacchi con un errore decisivo del nostro amato Codin Baggio.

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I biglietti del 1994 sono un’esplosione di colori… non solo il rosso, bianco e blu della bandiera Stars and Stripes. Due formati, uno in verticale l’altro orizzontale. Il logo “World Cup USA ’94” è sempre ben evidente e sono usati diversi tipi di carattere. Compare per la prima volta l’ologramma anticontraffazione. Un biglietto di tipica concezione americana, dove si ha la netta sensazione di assistere ad un grande spettacolo già solo avendo il biglietto. Hollywoodiano.

(Collezione Marco Screti)

 

Francia 1998

Nuova formula a 32 squadre per l’edizione francese del 1998. Quattro squadre al debutto: Croazia, Giamaica, Giappone e Sudafrica. I francesi si aggiudicano il torneo battendo in finale il Brasile per 3-0. Cosa successe a Ronaldo prima della gara ancora è un mistero.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto del mondiale transalpino è fondamentalmente un cielo con stelle, pianeti e palloni simili a quello ufficiale chiamato “Tricolore”. Colpisce il colore arancione nella parte centrale, molto vistoso.

Corea del Sud e Giappone 2002

Nuova modalità organizzativa per l’edizione del 2002, la prima in Asia, che prevede una manifestazione ospitata in due paesi, Corea del Sud e Giappone. I Campioni in carica, i francesi, vengono eliminati subito mentre la Corea del Sud chiude quarta dopo aver fatto fuori, non senza strascichi polemici relativi ad arbitraggi compiacenti, Italia e Spagna. In finale il Brasile batte la Germania per 2-0 con doppietta di Ronaldo: il Brasile è ora Pentacampeòn.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto 2002 ha come caratteristica il logo del Mondiale, infatti il disegno è il vero protagonista, tanto dominante da prendere l’intera scena su uno sfondo prettamente blu. L’ologramma è inserito tra il biglietto e il tagliando, metodo molto efficace per smascherare tanti biglietti falsi. Compare il codice a barre.

Germania 2006

In Germania ancora un Mondiale nel segno dell’Italia, il quarto dopo il ’34, il ’38 e l’82. E’ la prima edizione dove il detentore non ha il posto garantito. In semifinale i padroni di casa vengono eliminati proprio dall’Italia ai tempi supplementari dopo un combattutissimo 0-0 nei 90 minuti. A pochi minuti dai calci di rigore gli Azzurri, prima con Grosso e poi con Del Piero, guadagnano l’accesso alla finale di Berlino. Nella gara finale gli azzurri passano in svantaggio dopo la trasformazione di un calcio di rigore da parte di Zidane per poi pareggiare con Materazzi. A dieci minuti dalla fine dei supplementari proprio i due sono ancora protagonisti: il francese colpisce con una testata Materazzi… è l’inizio della fine per i transalpini. Alla fine dei calci di rigore l’Italia si ritrova sul tetto del mondo.

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Collezione Federico Baranello

La progettazione del biglietto del 2006 viene fatta su un fondo di varie tonalità di verde, forse a ricordare i campi di calcio o il verde che spesso viene utilizzato dalla federazione tedesca, per esempio sui gagliardetti. Torna il campo stilizzato con l’indicazione dei settori.

Sudafrica 2010

L’edizione del 2010 si svolge per la prima volta in Africa, in Sudafrica in particolare. Da segnalare il debutto la Slovacchia e il ritorno della Corea del Nord assente dal 1966. L’Italia, detentrice del torneo, esce invece al primo turno. La Spagna vince il suo primo titolo mondiale battendo in finale l’Olanda per 1-0 dopo i tempi supplementari, con un gol di Iniesta. È la prima volta che una squadra europea vince fuori dal proprio continente.

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Collezione Marco Screti

Il biglietto è concepito in verticale, con un grande codice a barre in alto. Il colore giallo oro, il logo, i caratteri utilizzati richiamano il continente africano. Ancora un piccolo schema dello stadio con i settori di colore diverso.

 

Brasile 2014

Per la seconda volta nella storia un mondiale si svolge in Brasile. Alcune novità riguardano la goal-line technology, il time-out per il caldo torrido e gli spray in dotazione agli arbitri per segnare i punti di battuta e il posizionamento delle barriere. La Germania si rende protagonista di un roboante 7-1 ai danni dei padroni di casa. Una tale débâcle è stata denominata Mineirazo, termine coniato e posizionato vicino al più celebre Maracanazo del 1950. Per la terza volta la finale vede di fronte Argentina e Germania, risultando quindi la finale più giocata. I tedeschi, grazie al gol di Gotze ai supplementari, si aggiudicano il loro quarto titolo mondiale, diventando anche la prima nazionale europea a vincere il torneo in Sudamerica.

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Collezione Marco Screti

Il biglietto della finale risulta molto colorato: un cielo azzurro sopra un paesaggio verde e giallo oro, sembra davvero il Brasile.

La storia del Mondiale di “Russia 2018” è cronaca, e in attesa della finale godiamoci il biglietto…

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Collezione Marco Screti

Si ringraziano Matteo Melodia (Qui puoi saperne di più su di lui), Gabriele Pescatore (Qui puoi saperne di più su di lui) e Marco Screti per la consulenza e per aver messo a disposizione parte delle loro collezioni. 

 

 

 

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

Mezzo Secolo d’Azzurro – La mostra itinerante di Mauro Grimaldi (VIDEO)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello – Paolo Laurenza) – Siamo andati a trovare Mauro Grimaldi, vice presidente della Lega Pro, di fatto ormai il Presidente, presso lo spazio eventi del Carré Français a Roma dove è stata allestita la mostra Mezzo Secolo d’Azzurro, curata da Grimaldi stesso. L’occasione di incontrarlo deriva anche dalla presentazione della sua ultima fatica letteraria, il libro storico La Nazionale del Duce, uno spaccato sul calcio, sulla propaganda e sullo sport del Ventennio.

Alla mostra si può ammirare il pallone con il quale l’Italia vinse in Francia nel 1938 il Campionato mondiale di calcio e ci sono i giornali originali dei primi anni del ‘900 che raccontano le imprese dei calciatori azzurri. Si respira aria di leggenda in questa sala dove il calcio non è visto solo come sport ma descrive un popolo, una nazione, una storia, tra palloni, foto, tessere e biglietti.

La mostra, promossa dall’Associazione Sant’Anna di Aldo Rossi Merighi e con il patrocinio ANCI Liguria e Piemonte, Lega Pro e Lega Dilettanti, sarà a Roma sino al 21 ottobre per poi divenire itinerante in numerose città italiane.

Mauro Grimaldi ci ha lasciato alcune dichiarazioni sugli obiettivi che la mostra si propone e ci anticipa alcune delle piazze che verranno “toccate” dalla manifestazione. Non perdetevi il video…

Gli Eroi del Calcio

Federico Baranello – Paolo Laurenza

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Gli Eroi del Collezionismo

Passione e nostalgia…la collezione dedicata all’Udinese di Antonello Schiavello

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “La passione per il collezionismo la coltivo sin da piccolo quando, con mio padre, andavo a vedere le partite casalinghe dell’Udinese, la squadra della mia città d’origine. Erano gli anni ‘70 e ricordo con nostalgica memoria, che conservavo gelosamente tutti i biglietti e i programmi delle partite cui assistevo”.

Inizia così il nostro incontro con Antonello Schiavello, tifosissimo e collezionista di cimeli dei bianconeri friulani.

Antonello è un cinquantaduenne di Udine, trasferitosi a Levane in provincia di Arezzo nel 1995 per “inseguire i suoi sogni”: l’amore per Lucia, sua moglie. Ora è perfettamente integrato in questa sua “seconda” terra, che l’ha accolto e alla quale è grato, pur mantenendo una sana nostalgia verso la terra d’origine. E proprio la nostalgia ricorre nelle parole e nel tono di quest’uomo, una voce pacata, ma ferma e decisa: “Sono cresciuto dando calci ad un pallone, com’era normale all’epoca per dei bambini. Collezionavo le figurine e ascoltavo “Tutto il calcio minuto per minuto”. Giocavamo a pallone in cortile sotto casa nella piazzetta antistante dove c’era un negozio di abbigliamento, la cui vetrina, protetta dalla saracinesca, era la nostra porta. Di tanto in tanto facevamo suonare l’allarme a forza di pallonate. Non è necessario raccontare i danni fatti e i rimproveri presi nel corso del tempo. Ovviamente quello era uno dei tanti luoghi dove passavamo il tempo con il nostro miglior amico: il pallone. Si giocava ovunque ci fossero due metri di terra o di prato. Ci si andava a dormire con il pallone. Quando poi ero più grandicello, ci si affrontava tra squadre di quartiere dando vita così a dei tornei bellissimi. Poi andai a giocare con il “San Gottardo di Udine”, ero un’ala sinistra, ero bravo eh…”. Vista la serietà che riconosciamo al nostro interlocutore, c’è da credergli.

“Purtroppo non andavo bene a scuola”, continua Antonello, “e la mia famiglia mi fece lasciare il calcio, a me che avevo in testa solo quello. Con mio padre andavamo al vecchio Stadio Moretti a vedere l’Udinese, anche se io all’epoca avevo una grandissima passione per il Milan, ammiravo Gianni Rivera. In quel periodo, un giorno, senza sapere come, sono riuscito a entrare dentro lo spogliatoio del Milan. Certo non c’erano gli sbarramenti che ci sono ora, quindi immagino sia stato più facile. Mi riportarono fuori Albertosi e Rivera: incredibile. In quegli anni l’Udinese era in serie C ed io andavo a vedere alcune amichevoli di prestigio. Poi la promozione in B del 1977/78 e quella in A del 1978/79. Poi arrivò Zico, e il mondo non fu più come prima… cominciai a frequentare la curva e seguire il movimento Ultrà, pur rimanendone sempre un po’ defilato. In maniera inconsapevole cominciai a raccogliere da terra anche i tagliandi usati da altri spettatori, oltre a conservare i miei. Non sapevo ancora che proprio grazie a quei primi biglietti sarebbe iniziato il mio fantastico viaggio all’interno di un mondo affascinante, pregno di passione autentica: il mondo del collezionismo. Un viaggio che ancora sto facendo. All’epoca non esisteva il collezionismo o comunque non era diffuso, oggi invece è diventato un business e qualcuno cerca di approfittarsi della nostra passione provando a ingannare i veri collezionisti”. C’è sincero rammarico per questo da parte di Antonello.

“Mi sono reso conto di essere un collezionista nei primi anni ’90, quando ho cominciato a guardare le cose che avevo accumulato. Non l’ho deciso di collezionare, mi ci sono ritrovato piano piano. Da quel momento, cioè da quando ho realizzato di esserlo, ho iniziato ad avere un approccio metodico”. Una metodologia che ha portato Antonello ad avere oltre 300 maglie da gioco indossate, 200 distintivi, 150 gagliardetti, palloni, scarpe, statue, sciarpe, libri, giornali e riviste, 1500 tra cartoline e fotografie, monete e medaglie e materiale della Curva Nord.

Nella collezione sono presenti anche le Tessere degli anni ’20 e biglietti oltre a tute, figurine e abbonamenti.

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“Tra le maglie che valgono di più, c’è sicuramente quella di Zico utilizzata a Torino contro la Juventus nell’83/84, quella blu, bellissima. Ho ricevuto tante richieste e offerte per quella maglia, ma per me conta il valore affettivo non quello economico. Altro pezzo cui sono molto legato è il contratto di un giocatore che qualcuno ha anche definito “bidone” e/o “meteora, ha avuto invece una media partita ottima: Herbert Neumann. Sono riuscito a recuperare il suo contratto relativo alla stagione 1980/81, con l’importo ben visibile, 100 milioni del vecchio conio, e le firme oltre che del giocatore anche dell’Amministratore Delegato dell’Udinese che all’epoca era Franco Dal Cin. Un “pezzo” a cui sono legato molto più che a una maglia, davvero importante per me”. Qui Antonello fa una pausa, evidentemente si gode ancora questa reliquia dopo averne parlato. A domanda precisa poi risponde: “Il mio sogno? Una maglia anni 40 … questo è il mio desiderio da collezionista dell’Udinese. Colgo anche l’occasione per ringraziare mia moglie Lucia, davvero una pazienza infinita. E’ lei che durante le mostre mi aiuta, mi supporta e mi sopporta. Certo, quando vede che ancora arriva della corrispondenza con delle “cose” si domanda “Ma dove le mettiamo? … prima o poi dovremmo uscire noi da casa”.

 

Antonello ha una collezione spaventosa, ed è anche molto scrupoloso come lui stesso ammette: “Sono molto pignolo, per esempio le figurine devono essere tutte originali con la velina, nessuna da recupero entra nella mia collezione. Discorso diverso ovviamente per quelle che si attaccavano con la colla”.

Il nostro amico poi si sofferma su una “sezione” molto particolare della sua collezione…”Si tratta di qualcosa di unico nel suo genere, firmata subbuteo. Dal 1896, anno di nascita dell’Udinese, e sino ad oggi, ho conferito incarico a un maestro di Firenze di ricreare, fedelmente in ogni particolare, un giocatore del Subbuteo per ogni stagione sportiva con la maglia della società friulana. Inoltre, ho fatto creare altre “pedine” con le seconde, terze e maglie speciali, nonché i palloni particolari e storici utilizzati dalla squadra. Ora possiedo una preziosissima e unica “storia della maglia” dell’Udinese in versione subbuteo. Credo davvero di essere l’unico collezionista in Italia a possedere una simile raccolta. Chiaramente nei prossimi anni la collezione sarà aggiornata con la creazione di nuovi “calciatori” che vestiranno le nuove maglie”. 

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Nel 2016 il nostro amico ha anche organizzato una mostra: “A Montevarchi, provincia di Arezzo, ho voluto rendere omaggio al club in occasione dei suoi 120 anni di storia. Una mostra importante per me in un contesto che non era nella regione di appartenenza della squadra, credo caso più unico che raro, sicuramente insolito. Per me è stato importante far conoscere una realtà diversa dalla Fiorentina ai ragazzi, infatti, sono venute molte scuole calcio locali, oltre a ex calciatori come Calori e “Ciccio” Graziani. Insomma mi sono ritrovato in molti servizi media-giornalistici della regione, un grande successo e una soddisfazione enorme. Per l’occasione mi sono premurato di offrire alcuni prodotti tipici friulani. Insomma per alcuni giorni il Friuli è stato in Toscana”.

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Quello che per noi è assolutamente chiaro è che quel bambino che raccoglieva da terra i biglietti delle partite esiste ancora. È nascosto dietro le sembianze di un uomo, ma è ancora lì. Quel bambino non perde occasione per incrementare la sua raccolta e accorciare in qualche modo la distanza con la sua terra d’origine. Un rapporto con la sua collezione, e gli oggetti a essa riferiti, che vanno oltre il semplice possesso, un legame che allevia la nostalgia.

“Grazie a questa mia passione ho avuto la possibilità di conoscere tantissima gente appassionata con la quale condividere idee e realizzare progetti più o meno importanti. Ho conosciuto tanti ex calciatori e dirigenti dell’Udinese tramite i quali sono riuscito ad avere alcuni oggetti o maglie. E poi la mia costante e mirata ricerca in ogni “dove”.

“Udinese nella pelle, per la vita e, domani lassù… nel paradiso fra le stelle…” (Antonello Schiavello)

Nello SlideShow ancora tanti oggetti della collezione di Antonello, e parliamo di una piccolissima parte…

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Gli Eroi del Collezionismo

I palloni dei Mondiali: Tiziano Lanza e le sue “Anime d’aria”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – “Possiamo giocare a calcio delimitando le porte con delle borse o dei giubbotti, senza pali e traverse. Possiamo giocare senza arbitro e senza le linee che delimitano il campo e le aree di rigore … ma non possiamo giocare a calcio senza il pallone. È lui il protagonista dei sogni da bambino…”.

Esordisce così il nostro amico Tiziano Lanza da noi raggiunto per farci raccontare la sua passione. Un sentimento, il suo, verso i palloni in generale e, in particolare, verso quelli dedicati alla massima competizione calcistica per nazionali: una collezione “Mondiale”. Chi è Tiziano Lanza …”Ho cinquantasette anni, abito a Bovolone in provincia di Verona, ho tre figli e tifo Hellas Verona. Sono un tifoso atipico perché sono contento anche per il Chievo, basta che contro di noi…”. (altro…)

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