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Gli Eroi del Collezionismo

I Mondiali raccontati attraverso i biglietti delle finali: tra storia e grafica

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – In attesa della sfida tra Francia e Croazia, che decreterà chi salirà sul tetto del mondo aggiudicandosi “Russia 2018”, ripercorriamo brevemente la storia delle finali attraverso i biglietti. Un viaggio attraverso il design dei tagliandi di ingresso a quelle sfide indimenticabili che hanno scritto la storia e che ci hanno consegnato ricordi ed emozioni uniche… a volte di felicità altre volte di grande amarezza.   

Uruguay 1930

Nel 1930 il presidente della FIFA Jules Rimet organizza la prima Coppa del Mondo per rappresentative nazionali in Uruguay. Una sede scomoda per le nazionali europee costrette ad affrontare un viaggio lungo, costoso e rischioso. Nessuna rappresentativa del vecchio continente sembra quindi voler accettare l’invito. Solo un paio di mesi prima dell’inizio della competizione Jules Rimet riesce a convincere quattro federazioni europee a partecipare alla prima rassegna Mondiale: Belgio, Francia, Romania e Jugoslavia. Tredici squadre si presentano quindi ai nastri di partenza suddivise in un girone da quattro squadre e tre gironi da tre. Il primo incontro Mondiale si gioca il 13 luglio 1930 e vede di fronte la Francia contro il Messico con vittoria dei francesi per 4-1. La prima finale di un Mondiale si tiene all’Estadio del Centenario, uno degli impianti sportivi più capienti del mondo all’epoca, tra Uruguay e Argentina. I padroni di casa rimontano l’1-2 del primo tempo e si aggiudicano il primo Mondiale della storia per 4-2.

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dal Web

I collezionisti, con tutti i dubbi del caso visto che ci riferiamo a quasi novant’anni fa, considerano il biglietto relativo alla finale del 1930 quello contraddistinto dalla Serie 8. Il tagliando d’ingresso per lo Stadio del Centenario per la partita tra Uruguay e Argentina del 3° luglio 1930, non ha una grafica elaborata, anzi piuttosto semplice, ma è molto “autocelebrativo”. In primis notiamo il riferimento al Centenario della promulgazione della prima Costituzione della Repubblica avvenuta nel 1830, evidente con la scritta “1830 Montevideo 1930”. Al centro notiamo la mappa dello stadio con una freccia che indica il settore a cui si riferisce il biglietto stesso. I settori sono quattro e ognuno dedicato alle imprese compiute dalla nazionale uruguaiana sino a quel momento:

  • la Tribuna principale, denominata Olimpica, per ricordare che nel 1930 l’Uruguay era Campione Olimpico di calcio in carica;
  • la curva a destra della Tribuna Olimpica denominata Colombes, nome dello Stade Olympique Yves du Manoir di Colombes, dove nel 1924 l’Uruguay sconfisse per 3-0 la Svizzera conquistando l’Oro ai Giochi della VIII Olimpiade
  • la curva a sinistra della Tribuna Olimpica denominata Amsterdam, città dove il 13 giugno 1928 l’Uruguay sconfisse l’Argentina per 2-1, conquistando il suo secondo Oro ai Giochi della IX Olimpiade
  • L’altra Tribuna è chiamata América, perché nel 1930 l’Uruguay era la squadra più blasonata del continente sudamericano.

Più autocelebrativo di così …

Italia 1934

L’Italia ha l’onere/onore di organizzare e ospitare la manifestazione del 1934. L’Uruguay Campione del Mondo snobba la manifestazione in risposta all’assenza di gran parte delle squadre europee nell’edizione del 1930. L’Egitto è la prima nazionale africana ad affacciarsi ad un Mondiale. L’Italia di Pozzo diviene Campione del Mondo battendo, nella finale di Roma, la Cecoslovacchia per 2-1 ai tempi supplementari.

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Collezione Matteo Melodia

Il biglietto, come tutti quelli di quel periodo e per tanti anni a seguire, è stampato dalla Tipografia Bertello di Borgo San Dalmazzo: mostra un calciatore con il pallone ai piedi nell’atto di effettuare il “saluto romano”; la scritta “Roma”, con effetto 3D potremmo dire oggi, a sottolineare la grandezza della città e dell’Italia. Da notare i tanti “font” tipografici: standard, corsivo, grassetto e calligrafia.

Francia 1938

Nel 1938 la competizione Mondiale si tiene in Francia, sollevando le proteste di alcune nazionali sudamericane. Infatti Argentina e Uruguay, quest’ultima per la seconda volta consecutiva, decidono di boicottare la manifestazione. Curiosità: Italia e Francia sono ammesse di diritto perché rispettivamente detentrice e ospitante, l’Austria pur qualificandosi, non può partecipare a causa dell’annessione alla Germania e l’Inghilterra invece declina “gentilmente” l’invito. Quindici squadre quindi si affrontano al Mondiale transalpino. L’Italia, ancora guidata da Pozzo, conquista di nuovo il titolo battendo per 4-2 l’Ungheria in finale. Diviene quindi la prima nazionale a conquistare il trofeo in due edizioni consecutive e la prima a vincere al di fuori del proprio paese.

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Collezione Matteo Melodia

Il biglietto si presenta molto sobrio, quasi elegante: sembra una banconota. Da considerare, visti i tempi, un omaggio a tutti i partecipanti l’inserimento dei due emisferi del mondo con la scritta “FINALE Coupe du Monde 1938” effettuata con stili diversi. Da notare, oltre il nome dello stadio, anche data e ora della finale.

Negli anni successivi di “Mondiale” troviamo solo la Guerra purtroppo con la conseguenza che le due edizioni del 1942 e del 1946 non si disputeranno.

Brasile 1950

La prima novità di Brasile ’50 è la presenza dell’Inghilterra che nel 1920 si era ritirata dalla Fifa chiudendosi nel suo “tipico” isolamento. I motivi alla base sono di natura politica anche se, fondamentalmente, hanno sempre creduto di essere superiori al resto del mondo in uno sport da loro inventato e regolamentato. Anche l’Uruguay partecipa al torneo dopo aver disertato le precedenti edizioni. Non partecipano invece l’Ungheria, l’Unione Sovietica e la Cecoslovacchia per motivi politici. L’Italia risponde “presente” nonostante la tragedia di Superga, avvenuta l’anno precedente, abbia di fatto decimato la squadra composta principalmente da giocatori del Grande Torino. Inoltre la tragedia ha spaventato sia i calciatori sia la stessa Federazione che decide di raggiungere il Brasile in nave. Tale decisione consegna una squadra praticamente “cotta” al torneo. La manifestazione non prevede una finale “secca”, ma due fasi a gironi. Di fatto poi l’ultima partita della seconda fase a gironi diventa comunque una vera e propria finale: si scontrano infatti le prime due in testa alla classifica e il risultato della contesa finisce per assegnare il titolo a una delle due. Questa sfida vede quindi il Brasile e l’Uruguay una di fronte all’altra e si conclude con la vittoria a sorpresa di quest’ultima che si laurea per la seconda volta Campione del Mondo su due edizioni alle quali ha partecipato. La partita passa alla storia con il nome di Maracanazo: il gol di Ghiggia al ’79 regala il paradiso alla Celeste e la “tragedia” ai carioca.

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dal Web

Il biglietto è una sorta di ritorno al passato, più simile ad uno del 1930 che a uno del mondiale precedente. Sulla sinistra il disegno della Coppa Rimet e nessuna indicazione della gara, solo un “Jogo Final” inteso come ultima partita e non come “Finale”. Il timbro delle due squadre è apposto successivamente: del resto è un metodo che sino alla fine degli anni ’80 è stato in voga anche dalle nostre parti.

Svizzera 1954

La Svizzera ospita la manifestazione del 1954, prima edizione trasmessa in TV. La Germania Ovest si aggiudica la finale battendo i pur quotati ungheresi con il risultato di 3-2 dopo essere passati in svantaggio per 2-0. La partita si consegna alla storia come “Il Miracolo di Berna”.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto non è uno sforzo di fantasia, tutt’altro, molto simile ad un vecchio biglietto del bus. L’evento a cui si riferisce, la finale di un Mondiale, passa in secondo piano rispetto ai numeri che indicano dove sedersi che, al contrario, risultano essere enormi. Un biglietto pragmatico, dove i disegni colorati geometrici che lo attraversano sembrano un tentativo di renderlo attraente. Conserva comunque un grande fascino.

Svezia 1958

In Svezia i brasiliani conquistano il primo dei cinque titoli mondiali dopo la delusione del Maracanazo del 1950. Per la prima volta una nazionale vince in un continente non di appartenenza. Curiosità: partecipano le quattro nazionali britanniche per la prima volta, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Pelé esordisce ad un Mondiale e segna due gol in finale ai padroni di casa nella vittoria per 5-2.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il tagliando d’ingresso di questa manifestazione risulta essere, come il precedente, molto “serio”, pur essendo colorato a seconda dei settori. Un design pulito e nitido con le informazioni minime necessarie.

Cile 1962

Il Brasile si conferma “Campione del Mondo” nel mondiale cileno. Nella partita decisiva i brasiliani incontrano la Cecoslovacchia, in finale per la seconda volta come nel ’34, e la battono per 3-1.

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Il biglietto 1962 è molto particolare e suggestivo, la scritta “COPA JULES RIMET CHILE” appare quando i tre tagliandi che compongono il biglietto sono ancora uniti: è davvero molto raro trovarne qualcuno in queste condizioni. Sul biglietto ci sono un pallone e lo Stadio Nacional sovrapposti, il prezzo, il settore e la data dell’incontro. Il tutto in una cornice bianca che insieme ai caratteri scelti per le scritte ne fanno un biglietto “serioso” e importante, molto simile ad un certificato bancario.

Inghilterra 1966

Nel torneo del 1966 fanno la loro comparsa per la prima volta una mascotte e un logo ufficiale. Il trofeo viene rubato prima dei mondiali durante un’esposizione al pubblico ma ritrovato dopo circa una settimana. Il Sud Africa è escluso a causa dell’apartheid mentre altre squadre africane si ritirano perché è stato loro riservato un solo posto per tutto il continente. L’Italia viene eliminata nella tristemente nota partita contro la Corea del Nord. L’Inghilterra, capitanata dal giovane Bobby Moore, alza al cielo il suo unico trofeo mondiale battendo in finale la Germania Ovest per 4-2.

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Collezione Gabriele Pescatore

Nel biglietto, un po’ meno serioso dei mondiali cileni, troviamo tutti i dati necessari per l’evento, ma anche dove è il posto in cui ci si deve sedere. Al centro, sotto la scritta “FINAL TIE” si può notare un pallone stilizzato, sembrerebbe proprio il “Challenge 4-Stars” della Slazenger utilizzato in questo mondiale, oltre lo stemma della Federazione calcistica dell’Inghilterra sovrastata dalla Coppa Rimet.

Messico 1970

Messico ’70, il Mondiale del “Secolo”, la prima competizione dell’era moderna, con riprese televisive a colori e trasmissioni via satellite. Durante le qualificazioni si acuiscono le grandi rivalità tra Honduras e El Salvador che sfociano in quella che viene ricordata come “La guerra del calcio“ e dove purtroppo ci sono anche delle vittime. La Corea del Nord si rifiuta di incontrare l’Israele e viene squalificata. Da ricordare la “Parata del Secolo”, quella del portiere inglese Gordon Banks su un ravvicinato colpo di testa di Pelé, e la “Partita del Secolo”, Italia vs Germania 4-3 in semifinale. In finale l’Italia perde con un grande Brasile per 4-1 e i carioca entrano quindi in possesso definitivamente della Coppa Rimet.

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Nel biglietto troviamo il primo logo di un Mondiale e il pallone ufficiale, il Telstar, con i suoi caratteristici pannelli sopra la scritta “MEXICO 70”. Non manca la Coppa Rimet e l’orario è indicato con un orologio analogico dalle forme stilizzate. Il tutto con una scelta cromatica dal forte impatto.

Germania Ovest 1974

Il Brasile, dopo la vittoria di Messico ‘70, si era aggiudicato definitivamente la Coppa Rimet e la FIFA ora ha la necessità di creare un altro trofeo. Nasce il Trofeo Coppa del Mondo FIFA, assegnato dal 1974 sino ad oggi: ideato e disegnato dall’orafo e scultore italiano Silvio Gazzaniga e prodotto dalla Bertoni Srl di Novate in provincia di Milano, l’attuale GDE Bertoni. L’Unione Sovietica viene squalificata perché si è rifiutata di recarsi in Cile, motivi politici, per l’incontro di ritorno con “la Roja”; Haiti, Australia, Zaire e Germania Est fanno il loro esordio ai mondiali. Proprio la Germania occidentale si laurea Campione del Mondo, inserendo quindi per prima il proprio nome sotto la base del nuovo trofeo, battendo l’Olanda di Johan Cruijff e del suo nuovo calcio totale, per 2-1 in finale. Noi italiani ricordiamo questo mondiale per l’eliminazione precoce e il gestaccio di Chinaglia a Valcareggi.

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dal Web

Il biglietto della finale 1974 include il logo, il luogo, la data e l’orario dell’incontro, anche con l’utilizzo di un orologio analogico. Inoltre troviamo un’immagine dello stadio e i settori a cui si riferisce il biglietto in bella evidenza, così come il posto assegnato. Un biglietto senza fronzoli, curato, essenziale, in poche parole molto tedesco.

Argentina 1978

Nonostante il Colpo di Stato di due anni prima il Mondiale del’78 si gioca comunque in Argentina, non senza polemiche per la verità. Cruijff si rifiuta di partecipare anche per questo motivo, ma non solo. Un Mondiale quindi giocato in un’atmosfera tesa per le vicende politiche e militari. L’Argentina è accusata di aver fatto pressioni sulla squadra del Perù la quale, sconfitta per 6-0, di fatto permise ai padroni di casa di raggiungere la finale a discapito dei brasiliani. La partita passò poi alla storia come la “mermelada peruana”. In finale gli argentini si impongono per 3-1 sull’Olanda dopo i supplementari e grazie ad una doppietta di Kempes. Ancora un secondo posto per gli olandesi.

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dal Web

Il biglietto del Mundial argentino è tutto basato sull’indicazione del posto. Al centro la mappa dello stadio con evidenziato il settore, poi in alto i riferimenti. A destra un disegno per indicare se trattasi di posti in piedi o seduti e poi l’orario ancora con un orologio analogico in bella evidenza. Solo a sinistra in basso il logo del Mundial.

Spagna 1982

Spagna 1982, per noi italiani l’apoteosi. Per la prima volta 24 squadre ai nastri di partenza. Algeria, Camerun, Honduras, Nuova Zelanda e Kuwait le nazionali esordienti. Brasile e Argentina sono due squadre fortissime e favoritissime. Dopo una fase a gironi non esaltante, l’Italia viene inserita in un ulteriore girone proprio con le due sudamericane e sembra quindi spacciata. L’Italia sale in cattedra e insegna calcio al mondo. Batte Argentina e Brasile e approda in semifinale dove archivia la “pratica” Polonia con un secco 2-0. Poi la Germania in finale viene battuta per 3-1. Scolpiti nella mente e nel cuore quei giorni, per chi ha avuto la fortuna di viverli. Personaggi come Bearzot, Zoff, Pablito, Conti e Sandro Pertini rimarranno per sempre nei nostri cuori. Era un mondo diverso, una società diversa.

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Collezione Gabriele Pescatore

In questo caso il biglietto è stato realizzato prendendo i colori della bandiera spagnola come riferimento principe. Infatti, a mo’ di stella cometa, un pallone lascia una scia giallorossa nella parte alta del biglietto. Da notare il primo utilizzo di un orologio digitale e un richiamo al biglietto del 1938 con i due emisferi.

Messico 1986

Prima nazione ad ospitare il mondiale per due volte, il Messico prepara la manifestazione del 1986. Le nazionali del Canada, della Danimarca e dell’Iraq partecipano per la prima volta alla fase finale. Dopo la “Parata del Secolo” e la “Partita del Secolo” in Messico ’70, anche questa edizione messicana riesce a fregiarsi del “Gol del secolo”, quello di Maradona contro l’Inghilterra che partendo da centrocampo dribbla cinque giocatori di Sua Maestà oltre il portiere per poi depositare la palla in rete. Sempre nella stessa partita il numero 10 argentino aveva già segnato un gol con la mano, la mano di Dio, come lui stesso definì quel colpo. In finale gli argentini battono poi la Germania con il risultato di 3-2.

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Il biglietto del 1986 è molto simile a quello del mondiale messicano del ’70: scritte molto simili e colori molto accesi. Ancora i due emisferi insieme ad un pallone mentre al centro compaiono data e ora in digitale. Sempre al centro la pubblicità di una nota banca locale, primo caso di pubblicità sui biglietti dei mondiali.

Italia 1990

Sono “Notti Magiche” quelle dell’estate 1990 nel bel paese che ospita la rassegna Mondiale.  Per la prima volta una nazionale africana, il Camerun, raggiunge i quarti di finale. Per questioni legate alla falsificazione dell’età di un calciatore di una rappresentativa giovanile, il Messico viene interdetto dal partecipare, così come il Cile per aver provato a manipolare in maniera grottesca la partita di qualificazione con il Brasile. L’Italia dagli occhi spiritati di Schillaci ottiene un buon terzo posto mentre la finalissima è ancora questione tra Germania e Argentina. Questa volta i tedeschi riescono a portare la coppa a casa dopo la terza finale consecutiva grazie ad un rigore trasformato da Brehme.

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Collezione Gabriele Pescatore

I tagliandi d’ingresso vengono stampati con dei colori spenti, che dovrebbero formare un tricolore. La scritta “ITALIA ‘90” riporta al 1934 con l’utilizzo di un testo in 3D. La stampa delle informazioni relative alla partita, luogo e orari sono stampati successivamente alla stampa del modello, tipico delle stampanti a modulo continuo. L’italica fantasia avrebbe potuto, e dovuto, fare di meglio. Modulo ministeriale.

Stati Uniti 1994

Bisogna arrivare negli Stati Uniti per vedere assegnare la Coppa del Mondo ai calci di rigore. Esclusa la Jugoslavia per la guerra in Bosnia e con la Russia al posto dell’URSS, esordiscono Grecia, Nigeria e Arabia Saudita. Squalificato durante il torneo Maradona per doping, mentre il difensore della Colombia Andres Escobar viene assassinato dieci giorni dopo aver segnato un autogol costato l’eliminazione per la sua squadra. Un avvenimento assurdo. In finale, come detto ai rigori, il Brasile ha la meglio sugli Azzurri di Sacchi con un errore decisivo del nostro amato Codin Baggio.

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I biglietti del 1994 sono un’esplosione di colori… non solo il rosso, bianco e blu della bandiera Stars and Stripes. Due formati, uno in verticale l’altro orizzontale. Il logo “World Cup USA ’94” è sempre ben evidente e sono usati diversi tipi di carattere. Compare per la prima volta l’ologramma anticontraffazione. Un biglietto di tipica concezione americana, dove si ha la netta sensazione di assistere ad un grande spettacolo già solo avendo il biglietto. Hollywoodiano.

(Collezione Marco Screti)

 

Francia 1998

Nuova formula a 32 squadre per l’edizione francese del 1998. Quattro squadre al debutto: Croazia, Giamaica, Giappone e Sudafrica. I francesi si aggiudicano il torneo battendo in finale il Brasile per 3-0. Cosa successe a Ronaldo prima della gara ancora è un mistero.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto del mondiale transalpino è fondamentalmente un cielo con stelle, pianeti e palloni simili a quello ufficiale chiamato “Tricolore”. Colpisce il colore arancione nella parte centrale, molto vistoso.

Corea del Sud e Giappone 2002

Nuova modalità organizzativa per l’edizione del 2002, la prima in Asia, che prevede una manifestazione ospitata in due paesi, Corea del Sud e Giappone. I Campioni in carica, i francesi, vengono eliminati subito mentre la Corea del Sud chiude quarta dopo aver fatto fuori, non senza strascichi polemici relativi ad arbitraggi compiacenti, Italia e Spagna. In finale il Brasile batte la Germania per 2-0 con doppietta di Ronaldo: il Brasile è ora Pentacampeòn.

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Collezione Gabriele Pescatore

Il biglietto 2002 ha come caratteristica il logo del Mondiale, infatti il disegno è il vero protagonista, tanto dominante da prendere l’intera scena su uno sfondo prettamente blu. L’ologramma è inserito tra il biglietto e il tagliando, metodo molto efficace per smascherare tanti biglietti falsi. Compare il codice a barre.

Germania 2006

In Germania ancora un Mondiale nel segno dell’Italia, il quarto dopo il ’34, il ’38 e l’82. E’ la prima edizione dove il detentore non ha il posto garantito. In semifinale i padroni di casa vengono eliminati proprio dall’Italia ai tempi supplementari dopo un combattutissimo 0-0 nei 90 minuti. A pochi minuti dai calci di rigore gli Azzurri, prima con Grosso e poi con Del Piero, guadagnano l’accesso alla finale di Berlino. Nella gara finale gli azzurri passano in svantaggio dopo la trasformazione di un calcio di rigore da parte di Zidane per poi pareggiare con Materazzi. A dieci minuti dalla fine dei supplementari proprio i due sono ancora protagonisti: il francese colpisce con una testata Materazzi… è l’inizio della fine per i transalpini. Alla fine dei calci di rigore l’Italia si ritrova sul tetto del mondo.

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Collezione Federico Baranello

La progettazione del biglietto del 2006 viene fatta su un fondo di varie tonalità di verde, forse a ricordare i campi di calcio o il verde che spesso viene utilizzato dalla federazione tedesca, per esempio sui gagliardetti. Torna il campo stilizzato con l’indicazione dei settori.

Sudafrica 2010

L’edizione del 2010 si svolge per la prima volta in Africa, in Sudafrica in particolare. Da segnalare il debutto la Slovacchia e il ritorno della Corea del Nord assente dal 1966. L’Italia, detentrice del torneo, esce invece al primo turno. La Spagna vince il suo primo titolo mondiale battendo in finale l’Olanda per 1-0 dopo i tempi supplementari, con un gol di Iniesta. È la prima volta che una squadra europea vince fuori dal proprio continente.

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Collezione Marco Screti

Il biglietto è concepito in verticale, con un grande codice a barre in alto. Il colore giallo oro, il logo, i caratteri utilizzati richiamano il continente africano. Ancora un piccolo schema dello stadio con i settori di colore diverso.

 

Brasile 2014

Per la seconda volta nella storia un mondiale si svolge in Brasile. Alcune novità riguardano la goal-line technology, il time-out per il caldo torrido e gli spray in dotazione agli arbitri per segnare i punti di battuta e il posizionamento delle barriere. La Germania si rende protagonista di un roboante 7-1 ai danni dei padroni di casa. Una tale débâcle è stata denominata Mineirazo, termine coniato e posizionato vicino al più celebre Maracanazo del 1950. Per la terza volta la finale vede di fronte Argentina e Germania, risultando quindi la finale più giocata. I tedeschi, grazie al gol di Gotze ai supplementari, si aggiudicano il loro quarto titolo mondiale, diventando anche la prima nazionale europea a vincere il torneo in Sudamerica.

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Collezione Marco Screti

Il biglietto della finale risulta molto colorato: un cielo azzurro sopra un paesaggio verde e giallo oro, sembra davvero il Brasile.

La storia del Mondiale di “Russia 2018” è cronaca, e in attesa della finale godiamoci il biglietto…

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Collezione Marco Screti

Si ringraziano Matteo Melodia (Qui puoi saperne di più su di lui), Gabriele Pescatore (Qui puoi saperne di più su di lui) e Marco Screti per la consulenza e per aver messo a disposizione parte delle loro collezioni. 

 

 

 

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Gli Eroi del Collezionismo

Teramo, presentato il progetto per il Museo. Ai nostri microfoni il Presidente del “Club Biancorosso”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Sabato scorso, il 10 aprile, presso la sala polifunzionale della Provincia di Teramo, è stato presentato il progetto per la creazione del Museo del Teramo Calcio. Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, il gestore dello stadio Sabatino Cantagalli, l’autore della “Storia del calcio teramano” Elso Simone Serpentini, l’architetto che curerà la realizzazione dello spazio Stefano Corona, Gianni Gebbia dell’Associazione amici del calcio teramano e il Presidente del Club Biancorosso Giuseppe Bracalenti.

Noi de Gli Eroi del Calcio abbiamo raggiunto Bracalenti per farci raccontare lo stato dell’arte di questo che, sino a poco tempo fa, sembrava un qualcosa destinato a rimanere tra i sogni… “Si, un sogno che diventa (quasi) realtà”, ci dice il Presidente del Club Biancorosso, “dobbiamo lavorarci ancora molto, ma la strada ora è quella giusta. Lo merita la nostra storia, centosei anni di calcio… possiamo affermare che a Teramo si fa calcio da sempre. Una storia che ha toccato il suo apice nel 2015 con la conquista della serie B. Purtroppo, per i noti fatti (ndr ci si riferisce alla retrocessione in Lega Pro e penalizzazione di 6 punti per responsabilità diretta del presidente Campitelli reo di aver concordato con il Savona la vittoria), ci è stata preclusa questa possibilità. Fu un momento bellissimo per la città tutta, siamo rimasti tutta la notte in piazza a festeggiare. Un sogno… e poi ci siamo svegliati bruscamente. Ma da quel momento, vissuto in quel modo così intenso, è nata l’idea del Museo che abbiamo portato avanti in maniera determinata. Possiamo contare su tanta passione: quella di questa piazza che ama la propria squadra. Sappiamo che tanti collezionisti conservano cimeli, documenti, foto e filmati che raccontano la storia di questa città e della sua squadra di calcio. Il gestore dello stadio, Sabatino Cantagalli, ci ha concesso in comodato d’uso gratuito uno spazio all’interno dello stadio stesso che diventerà quindi un’esposizione permanente. Avremo anche una sala convegni e auspichiamo davvero che possa essere la sede di importanti presentazioni di libri e momenti di discussione interdisciplinari. L’idea è quella di creare un percorso multimediale e raccontare il binomio calcio/città con un approccio socio-cultural-economico; un percorso che definisco didattico. Questi aspetti sono quelli che ho veramente a cuore…” … Giuseppe, a questo punto mi permetto di dargli del tu, fa una pausa, segno davvero che questi temi lo coinvolgono molto. Respira… e riparte…” Teramo città e la squadra di calcio hanno quasi sempre vissuto in una relazione inversamente proporzionale. Quando la città ha attraversato periodi floridi e di fermento economico, la squadra non è mai andata particolarmente bene. Al contrario, quando la città ha attraversato momenti di difficoltà, la squadra ha conseguito buoni risultati, come se fungesse da traino alla ripresa. Comunque questa è una piazza ad alta vocazione sportiva: oltre al calcio, che vede anche altre società più piccole in città, sono ampiamente e ben rappresentati il Basket e la Pallamano”.

Poi, con una certa soddisfazione ci dice: “Abbiamo ricevuto anche il patrocinio del Comune, della Provincia e speriamo ora in quello della Regione Abbruzzo, sarebbe davvero importante. Abbiamo anche coinvolto l’Università di Teramo, un ateneo davvero importante per il Centro Sud e non solo. In particolare abbiamo un ottimo rapporto con la Facoltà di Scienze della Comunicazione: sarà importante nel percorso di ricostruzione dell’aspetto storico sportivo. Al nostro fianco abbiamo fortemente voluto l’Associazione Amici del Calcio Teramano, che già nel 2013 hanno curato l’esposizione del centenario. Un’esperienza che abbiamo a bordo”.

Tempi? Risorse economiche? … “Il progetto è già operativo praticamente. Costituiremo un comitato che si occuperà delle varie operazioni di realizzazione e ci divideremo in gruppi di lavoro con compiti specifici. E’ un progetto complesso e dobbiamo considerarlo necessariamente a medio-lungo termine, sarebbe impossibile pensare di fare tutto in poco tempo. Se proprio mi devo sbilanciare su una data direi non prima di un anno, forse qualcosa in più. Sappiamo dove trovare il materiale, ma bisogna contattare i singoli collezionisti, siglare accordi, inventariare il materiale. CI saranno tante persone che lavoreranno a questo nostro sogno e ognuno apporterà la sua forza lavorativa e organizzativa, mosso solo dalla passione per questi colori e questa città. Dal punto di vista economico ci saranno alcuni sponsor, ci sarà una raccolta fondi anche tramite il lancio di una campagna di Crowdfunding. Io ci credo”.  

Auguriamo il massimo a questo progetto, sperando che anche la società, oggi assente, faccia suo il progetto.

“Si parlava di passione”, prosegue Bracalenti, “è per questo che il coinvolgimento delle scuole è importante: chi conosce la storia, la sua storia, ama ancora di più la sua città e la squadra di calcio che la rappresenta. Sogno bambini che “girano” in città con la maglia del Teramo e non con le maglie delle squadre più blasonate. Il senso di appartenenza è importante e faccio mio il motto “Tifa la squadra della tua città”.

Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
(Gianni Rodari)

 

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Gli Eroi del Collezionismo

Una collezione, una ragione di vita: Fabio Celani e la maglia dell’Ascoli

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Ascoli, una città le cui origini sono circondate dal mistero; di certo si è registrata la presenza umana durante quella che viene comunemente definita l’età della pietra, abitata certamente nell’epoca neolitica. Una storia tra misteri e leggende come quella che narra che venne fondata da un gruppo di Sabini instradati da un “picchio”, uccello sacro a Marte. Dall’unione dei Sabini con le altre popolazioni autoctone nacquero i Piceni.

Ascoli, i Piceni e il Picchio… tutti elementi racchiusi nei simboli che raccontano la storia anche dell’Ascoli Calcio e di quel grande attaccamento alla maglia che Costantino Rozzi andava professando e ricercando tra le varie doti di chi era chiamato a dare il suo contributo alla causa bianconera.

“Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli” amava ripetere il Presidentissimo, e deve averlo preso davvero alla lettera il nostro amico Fabio Celani, che dell’Ascoli ha fatto la sua vera passione creando una collezione di assoluto valore storico dedicato alla maglia “Bianconera”.

Fabio ha trentatré anni, convive con Sara, e svolge la sua attività professionale nella “Carbon valley” di Ascoli. Un passato di calciatore in Prima Categoria con squadre locali, segue il suo Ascoli spessissimo anche in trasferta, mentre in casa non manca davvero mai.

“La mia passione per l’Ascoli nasce all’età di 3 anni”, ci racconta Fabio “ … quando mio padre mi portava allo stadio. Da lì è nato un amore folle per questi colori, un amore folle per questa maglia. Ricordo perfettamente gli anni della Serie C a metà anni ’90, anni bui. Anni che comunque hanno fortificato la mia fede per questi colori. Per me l’Ascoli oggi rappresenta un pezzo della mia vita che con il tempo cresce sempre di più”… Amen.

Nella poesia l’amore occupa certamente un posto privilegiato e si manifesta in molti modi… “Divento collezionista già in tenera età, da piccolissimo. Ho sempre avuto un amore per le maglie, addirittura da piccolo compravo quelle da bancarella, alle fiere o ai mercati, che costavano 10 mila lire. Con il tempo poi, in coincidenza con i primi lavori e i primi soldi guadagnati, ho iniziato a comprare maglie “buone”. In realtà all’inizio collezionavo tutte le maglie, poi con il tempo mi sono specializzato solo su quelle dell’Ascoli. Ora ne ho oltre 200, qualcuna appesa nell’armadio, alcune in un baule, altre in delle scatole”.

“Non penso ci sia qualche maglia che reputo migliore di altre”, prosegue Fabio “per me tutti i pezzi sono unici, anche una semplice maglia di stagioni recenti. Chiaramente le maglie in lanetta anni 60/70/80 hanno un fascino diverso, ma per me sono tutte importanti”… sostanzialmente è come se avessimo chiesto ad un papà a quale figlio vuole più bene… ma c’è un però … ”I pezzi cui sono più legato sono quelli che riesco a prendere personalmente in trasferta, le conservo ancora sporche. La maglia più costosa credo sia una della “Del Duca Ascoli”, mentre quella più particolare per la modalità con cui ne sono entrato in possesso è una Adidas con sponsor “Olio San Giorgio”, appartenuta a Dirceu. È una maglia molto rara, davvero difficile da trovare e l’ho trovata su eBay. Ero al matrimonio di un mio caro amico e vidi quest’annuncio con un prezzo veramente ridicolo. Ho pensato fosse falsa ma ho rischiato, mi tremavano le mani nel fare il classico “compralo subito”.

Fabio non è appagato da quanto ha in collezione: “Cerco ovviamente tutte le maglie Ascoli che mancano alla collezione, in modo particolare una “Pop 84” con sponsor giallo. Sono molto rare, mi piacerebbe averla”.  

Fabio ha anche parole carine per la sua compagna: ”Sara s’interessa della mia collezione e anche lei mi aiuta, come i miei amici del resto, a trovarne qualcuna. Anzi, dopo un po’ che eravamo fidanzati andammo a casa sua e mi disse di aprire un baule dove sicuramente c’erano delle maglie dell’Ascoli…trovai quattro maglie anni ’70 e ’80, dei modelli rari indossate con la Roma e con l’Inter, Cocif ed Ennerre. Spettacolo vero!”

(Le quattro maglie che Sara ha regalato a Fabio)

“Collezionare mi trasmette una sensazione unica” ci confessa Fabio, “avere certi pezzi storici in casa che ti fanno compagnia tutte le sere, è veramente bello. Le guardo, le ammiro, mi fermo in contemplazione”.

Fabio prima di salutare ci lascia un consiglio: Chi si vuole avvicinare al collezionismo non si deve far prendere dalla smania di avere le maglie e spendere tanti soldi senza senso. Le maglie arrivano quando meno te lo aspetti e anche a prezzi bassi…”

Prima di tutto c’è l’Ascoli, poi c’è l’Ascoli e poi ancora l’Ascoli. Grazie Fabio.

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Gli Eroi del Collezionismo

“Un Secolo d’Azzurro”: a Vercelli la prima tappa

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GLIEROIDELCALCIO.COM – E’ iniziata ieri, accompagnata dal pubblico delle grandi occasioni, la prima tappa della Mostra “Un secolo d’Azzurro” a Vercelli, Città Europea dello Sport per il 2019.

Una location di prestigio, l’ex chiesa di Santa Chiara in corso Libertà, per la mostra antologica curata da Mauro Grimaldi e promossa dall’Associazione Sant’Anna e con il patrocinio della FIGC. La mostra ripercorre la storia e le gesta della Nazionale italiana di calcio e ne celebra i successi relativamente ai suoi primi cento anni con oltre 200 cimeli originali e alcune riproduzioni fedeli come ad esempio la Coppa Rimet andata purtroppo persa negli anni ‘80 in Brasile.

“Un secolo d’Azzurro” ha scelto Vercelli per questa sua prima “uscita” e sarà possibile farvi visita sino a domenica 17 marzo. La mostra itinerante avrà successivamente altri appuntamenti: arriverà a Taranto, Bari, Cava de’ Tirreni, Rimini per l’evento Assoallenatori e Udine per la finale degli Europei Under 21.

All’inaugurazione hanno presenziato il Sindaco Maura Forte e l’assessore Andrea Coppo, ai quali il Presidente dell’Associazione Sant’Anna Aldo Rossi Merighi, che ha promosso la mostra, ha fatto loro da “guida”, così come per le scolaresche presenti e ai visitatori in generale.

Maglie, tute, palloni, scarpini, quotidiani, tessere, biglietti, poster, locandine e documenti dell’epoca come quello del 1854 sulla nascita del calcio, impreziosiscono una mostra dal forte ed unico sapore di storia e leggenda.

In bacheca anche le riproduzioni delle due Coppe Rimet del 1934 e del 1938 e quelle del Mondo conquistate dagli Azzurri nel 1982 e nel 2006. Si può ammirare anche la maglia numero 18 indossata da Roberto Baggio nel match contro la Francia ai Mondiali del 1998, e la 20 del celebre “cucchiaio” di Francesco Totti a Van der Sar nella semifinale di Euro 2000 contro l’Olanda. Ma anche le maglie di Paolo Rossi, di Paolo Maldini, di Luciano Spinosi, di Stefano Tacconi.

Nella città dove si è scritta la storia del calcio italiano non potevano mancare delle sezioni dedicate proprio alla Pro Vercelli e al leggendario Silvio Piola. Come non poteva mancare, e non manca infatti, una sezione che ricorda il Grande Torino, l’invincibile squadra scomparsa purtroppo nella tragedia di Superga, dove militava il vercellese Eusebio Castigliano.

“Il calcio è una chiave di lettura della nostra storia”, ci dice Mauro Grimaldi curatore della mostra da noi raggiunto per l’occasione, “… i suoi oggetti, i suoi personaggi, le sue leggende hanno attraversato le vite di milioni di persone in questo ultimo secolo e ognuno di noi ha un ricordo legato ad un pallone che rotola. Ed è su questi ricordi che si basa il nostro percorso antologico ed il pallone diventa uno strumento didattico per raccontare questa grande storia soprattutto alle giovani generazioni. Una mostra unica, avvolgente, che consiglio a tutti di vedere”.

Facciamo nostre le parole di Grimaldi e invitiamo tutti ad andare alla mostra a Vercelli o nelle prossime tappe “in giro” per l’italico stivale.

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