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Il Calcio Racconta

18 luglio 2003 – Addio a “The Voice” Sandro Ciotti e al suo modo di raccontare la vita

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Quindici anni fa l’Italia sportiva perdeva una delle sue voci più caratteristiche e rappresentative, sette anni dopo la sua ultima radiocronaca per “Tutto il calcio minuto per minuto”, una lunga malattia si portava via Sandro Ciotti.

Protagonista indiscusso della comunicazione radiofonica per quasi mezzo secolo Sandro Ciotti non era solo un radiocronista di calcio, la sua prima passione era la musica, per la radio raccontò decine di festival di Sanremo oltre a svariati giochi olimpici, Tour de France e Giri d’Italia.

L’esperienza di Sandro Ciotti è probabilmente irripetibile, figlia dell’intreccio tra la sua poliedricità ed una radio che continuava a crescere creando nuovi spazi.

“Ciotti è diventato «the Voice» (questo gli piaceva, il paragone con Sinatra) in una Rai in cui era ancora possibile spaziare tra i generi, senza rinchiudersi a vita nell’orticello di una specializzazione. Gli piaceva la musica, gli piaceva il calcio, il ciclismo. […] Oggi fioccherebbero le interrogazioni parlamentari se Bizzotto coprisse Sanremo e Fiorello il Tour.” (Cit. La Repubblica, 19 luglio 2003,“Lo sport perde la sua Voce”, di Gianni Mura).

La sua inconfondibile voce, figlia di un edema delle corde vocali contratto nel corso di una lunghissima radiocronaca condotta sotto la pioggia durante le Olimpiadi messicane del 1968, era familiare a tutti; “ero un baritono naturale, come Sinatra più o meno” disse di se stesso, ma se il destino gli tolse la possibilità di cantare gli donò un timbro ed un’identità forse unica tra i radiocronisti, ed al suo particolare timbro Ciotti unì un suo stile inconfondibile; « Somigli a Baresi » disse rivolgendosi a Pippo Baudo durante il festival del 1993 « perché dai spazio alle partner nella stessa misura in cui lui lo dà alle punte avversarie ». Celebre anche il suo «Lo Bello ha arbitrato davanti ad ottantamila testimoni» al termine di un Lazio-Cagliari nel quale l’arbitro Siracusano annullò un gol a Riva.

Non doveva essere un collega semplice Sandro Ciotti, odiava essere interrotto e finiva per mettere soggezione agli altri, viene spesso ricordato in proposito lo scambio avuto nel 1981 con Degl’Innocenti che ebbe la sfortuna di doverlo interrompere due volte nel giro di un minuto per il vantaggio della Pistoiese sul Cagliari e per il repentino pareggio dei sardi:

Degl’Innocenti: «Pronto Ameri…»

Ciotti: «Sono Ciotti, vai»

Degl’Innocenti: «Pronto Ameri, Degl’ Innocenti da Modena è passata in vantaggio la Pistoiese […]»

Ciotti (riprende la radiocronaca): «[…] Di Bartolomei, bello il controllo del capitano romanista…»

Degl’Innocenti: «Pronto Ameri, Pronto Ameri…»

Ciotti: «Sono sempre Ciotti»

Degl’Innocenti: «Ameri scusa…»

Ciotti: «Sono sempre Ciotti»

Degl’Innocenti: «Scusa Ciotti sono Ciotti ehm, Degl’Innocenti Da Pist.. ehm Modena…»

Ciotti: «Cerchiamo di capire chi siamo se no siamo messi male»

Anche lo “scherzo” che fece ad un giovane Gianni Mura ci aiuta ad inquadrare meglio quale potesse essere il suo rapporto con gli amici ed i colleghi, lo presentiamo sempre traendolo dal già citato articolo che lo stesso Mura scrisse quindici anni fa:

[…] quando si [giocò] la rituale partita tra i giornalisti francesi del Tour e il cosiddetto Resto del mondo, Il nostro capitano Ciotti [disse]: «Giovane Mura […], tu marchi quello tozzo, il numero 8, lo vedi quello un po’ zoppo?» Sì che lo vedevo, non l’avrei visto molto nel senso della marcatura. […]. Sostituito con ignominia alla fine del primo tempo (4-0 per loro, tre gol dello zoppo) dissi a Ciotti: ma chi è questo? E lui, serafico: «Just Fontaine, capocannoniere ai mondiali in Svezia, potevi picchiarlo un po’».

Ciotti non si limitò a raccontare il calcio, lo praticò: iniziò nelle giovanili della Lazio a 19 anni, giocò poi con il Forlì ed in Serie C con l’Anconitana. Della sua esperienza con la Lazio ricorda con particolare affetto Remo Zenobi, l’emozione di quando giocava con i grandi ed un aneddoto: quando Guido Masetti (all’epoca allenatore della Roma), rimediò un sacco pieno di “pagnotte militari” e si recò dal vicino campo di allenamento romanista a quello laziale per dividere con loro il bottino.

800px-Lazio_giovanile_1947Sandro Ciotti (Il primo accosciato a destra) con la squadra giovanile della Lazio del 1947 (Fonte Wikipedia)

Fu anche regista, il suo film-documentario più noto è senz’altro “Il profeta del gol”, dedicato a Cruyff (fu lo stesso giocatore olandese a volere Ciotti come autore). Scriveva racconti radiofonici, celebre quello sullo scudetto del Cagliari per il quale fece incidere su vinile una raccolta di testimonianze sulla storia del club sardo; fece un’opera analoga 7 anni dopo (“La Roma Racconta”), per i primi 50 anni della società, in quell’occasione fece registrare “la canzone di testaccio”, che grazie a quel disco non è andata perduta ed oggi viene proposta nelle partite casalinghe dei giallorossi.

Morì un anno prima del collega Ameri personaggio con un carattere ed uno stile diametralmente opposto al suo, stili diversi che fecero la gioia degli autori di “tutto il calcio minuto per minuto” che studiavano le scalette anche sulla base delle caratteristiche dei singoli radiocronisti. Tra le infinite situazioni di conflitto tra i due rimane celebre quella in cui Ameri lasciando aperto il microfono lanciò un insulto a Ciotti, quando riprese la linea si giustificò sostenendo che l’improperio fosse rivolto ad un tifoso laziale che stava cercando di entrare nella cabina.

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Foto di gruppo di giornalisti sportivi Rai al Giro d’Italia 1967. Sandro Ciotti è al centro. Gli altri sono Adone Carapezzi, Enrico Ameri, Nando Martellini, Sergio Zavoli, Adriano De Zan e il capo spedizione Nino Greco. (Fonte Wikipedia)

Ricordare Ciotti solo in ambito calcistico è però riduttivo, fu per la musica che iniziò la sua carriera in radio, era molto amico di Luigi Tenco e di Agostino Di Bartolomei, entrambi morti suicidi. Era nella stessa dependance di Tenco la sera in cui morì, a due sole stanze di distanza. Nonostante lo scarso isolamento acustico non avvertì lo sparo con cui il musicista si tolse la vita, raccontò il fatto il giorno dopo “assolvendo” il mondo della musica dall’accaduto, smentendo di fatto il biglietto di addio di Tenco: era certo che fosse stato ucciso.

Dalle sue testimonianze e da quelle di chi lo ha conosciuto emerge la figura di un uomo che visse appieno ogni momento della sua vita, la sua casa era un abituale punto di ritrovo di interminabili serate trascorse tra sigarette, partite a boccette ed a carte, gli rimase il solo rammarico di non aver avuto figli.

Era stato tenuto a battesimo da Trilussa, era un musicista (diplomato al conservatorio), compose canzoni per Jannacci (Veronica) e Peppino di Capri (Volo), “Veronica” in particolare rimase celebre per essere stata censurata. Era un artista che manifestava il suo estro giocando con le regole senza violarle, come fa un Jazzista quando improvvisa.

Nato a Roma nel 1975 si appassiona ben presto al calcio ed allo sport in generale. La prima partita di calcio che vede in diretta è Italia-Germania dell'82, il primo "libro" che consuma è l'Almanacco Illustrato del calcio di quello stesso anno. Vive con la sua compagna ed i suoi 2 figli a Roma e di professione è informatico. A chi sottolinea gli errori altrui o si deprime per i propri risponde con una frase di Newton "Non ho fallito, ho solo scoperto una soluzione che non funziona". Da oltre 10 anni collabora con Wikipedia, da lettore de "Gli Eroi del Calcio" ne diventa collaboratore.

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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12 febbraio 1997 – Addio a Federico Pisani e Alessandra Midali

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Emozioni e ricordi più che mai vivi perché Chicco e Ale sono sempre qui, in mezzo a noi. Sono trascorsi ventidue anni dalla loro tragica scomparsa. Difficile, impossibile dimenticare. Il Presidente Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta ricordano con immutato affetto Federico Pisani e Alessandra Midali. Chicco e Ale saranno per sempre nei nostri cuori…”

Questo il comunicato odierno dell’Atalanta che ricorda Federico e Alessandra prematuramente scomparsi il 12 febbraio 1997.

Chicco, così soprannominato, nasce il 25 luglio 1974 a Castelnuovo Garfagnana e comincia la sua carriera di calciatore con il Margine Coperta, una società satellite dell’Atalanta in provincia di Pistoia. La Dea lo porta a Zingonia per aggregarlo nel settore giovanile e a 17 anni esordisce nella massima serie. Attaccante velocissimo e sfuggente risulta spesso e volentieri decisivo a partita in corso. Nel 1993 vince il torneo di Viareggio con Prandelli e il Campionato Primavera, poi va in prestito al Monza prima di far ritorno di nuovo a Bergamo.

“Uno Speedy Gonzales che saltava gli avversari come uno sciatore supera i pali di uno slalom…” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

Con l’Atalanta conta 64 presenze e 6 gol prima di quella tragica serata e quel triste incidente del 12 febbraio 1997 dove insieme alla fidanzata Alessandra Midali morirà in un incidente stradale sulla sua BMW mentre percorreva l’autostrada Milano-Laghi. Con loro c’erano anche due amici rimasti fortunatamente illesi: si sposeranno e chiameranno i due figli Federico e Alessandra. La domenica successiva all’incidente si gioca Atalanta-Vicenza. La partita termina 4-0, i gol si mescolano alle lacrime dei suoi compagni e di tutti i tifosi presenti. L’Atalanta ha ritirato la sua maglia, la numero 14 e intitolato a lui il campo principale del Centro Sportivo Bortolotti a Zingonia e la curva Nord. Solo un tragico destino ha fermato la sua “serpentina” nei campi di calcio, quella corsa e quel talento promettente.

“Un giocatore veloce come “Pisu” – raccontava spesso Mondonico – serve sempre. Grazie a lui siamo tornati in serie A e ci siamo restati” (Cit. La Stampa, 13 febbraio 1997).

“Abbracciati alla vostra stella… Regalateci la gioia più bella”…

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