Connect with us

Il Calcio Racconta

Menti: una famiglia, uno stadio

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Anna Belloni) – Il 5 settembre scorso è ricorso il 99mo anniversario della nascita di un ex giocatore biancorosso particolarmente caro a tifosi vicentini: Romeo Menti, al quale è intitolato lo stadio di Vicenza.

Per comprendere appieno l’importanza di questo grandissimo campione e della sua famiglia nella storia della società biancorossa bisogna risalire alle sue origini. I coniugi Menti vivevano nei primi anni del novecento in Via Legione Antonini, dove gestivano un’osteria. Era una famiglia numerosa, con sette figli da crescere, di cui cinque maschi: Pietro il maggiore, e poi Mario, Umberto, Guido e Romeo.

Nel 1919, stante la distruzione durante la Grande Guerra del vecchio campo di gioco di Borgo Casale requisito a scopi militari, per gentile concessione di Giacomo Sartea (in seguito Presidente della società) che donò il terreno adiacente alla famosa birreria, venne inaugurato il campo di San Felice chiamato anche “campo de carbonea” perché il terreno era stato ricoperto con il materiale di scarto di una vicina fonderia.

Troppa era la vicinanza con l’abitazione della famiglia Menti e troppo forte la tentazione dei ragazzi per non attraversare la strada e intrufolarsi nel campo di gioco. Imparò a giocare per primo Pietro, poi via via tutti gli altri. Romeo era l’ultimo, il più piccolo.

Riporto la breve e bellissima intervista rilasciata negli anni sessanta da Silvio Griggio (grande goleador biancorosso classe 1906) sul calcio di quei tempi.

Ero ancora un ragazzino ed abitavo in Corso San Felice, poco lontano dal vecchio Campo Comunale appena costruito dopo la Prima Guerra Mondiale. Noi ragazzini eravamo sempre là, a guardare i “grandi” che giocavano e naturalmente noi volevamo imitarli. Finiti gli allenamenti, cercavamo di disputare delle partitine fra di noi ma …. c’era un anziano signore e giocatore (aveva ben 30 anni) che pretendeva da parte nostra “del lavoro manuale” per permetterci di scorazzare nel campo. E così Vallesella, perché era proprio lui, prima di darci un pallone e poi dirigerci nelle nostre accese dispute ci faceva portare carriuole di carbonina e pirite per livellare il terreno di gioco e poi, badile in mano, a coprire le innumerevoli buche. Ricordo sempre questi particolari perché i nostri “pionieri” volevano insegnarci il sacrificio e la disciplina per procurarci le attrezzature che allora erano “minime“ se non inesistenti (tratto da “La Nobile Provinciale “ di Antonio Berto).

L’A.C. Vicenza accoglie nei suoi ranghi prima Mario (classe 1913, inserito nei ranghi dal 1930 al 1933 ma con solo 5 presenze in campo) e poi Umberto (classe 1917) che esordisce a sedici anni in prima squadra nella stagione 1932. Nel 1935 a soli 17 anni viene ceduto alla Juventus. Nello stesso anno inizia la sua carriera anche il piccolo Romeo (classe 1919), che l’8 settembre, a pochi giorni dal compimento del suo sedicesimo compleanno, gioca nella prima delle due partite di inaugurazione del Campo del Littorio contro la squadra ungherese del Soroksar. Umberto Menti ritorna a Vicenza in prestito nel campionato 1937/1938 ed è l’unica stagione in cui gioca con il fratello Romeo. Poi passa al Milan, al Napoli, al Padova e ritorna a Vicenza nel 1950 per iniziare la sua carriera di allenatore. Nel 1971/1972 è l’allenatore artefice di una sofferta permanenza in serie A del suo amato Lanerossi.

Romeo Menti invece rimane tre anni a Vicenza collezionando 79 presenze e ben 34 gol. Un giocatore giovanissimo e dotato di un talento eccezionale come lui non poteva certo passare inosservato e così viene ceduto a malincuore alla Fiorentina per 68.000 lire, un bel mucchio di soldi per quell’epoca!  Romeo Menti gioca a Firenze tre anni, poi viene ceduto al Torino. Due brevissime tappe al Milan e alla Juve Stabia durante il periodo più travagliato della seconda Guerra Mondiale, poi nel campionato 1945/1946 torna al suo grande amore, la Fiorentina. Dal 1946 al 1949 gioca ancora nel “Grande Torino”, la squadra degli “Invincibili”, collezionando 81 presenze e 31 gol. Conta anche sette presenze nella Nazionale Azzurra dove segna 5 reti. Il 27 febbraio 1949 la Nazionale Italiana incontra il Portogallo e il capitano lusitano Ferreira esprime il desiderio di avere come ospite alla sua partita di addio al calcio la squadra più forte del mondo. Fu così che il Grande Torino gioca a Lisbona il suo ultimo incontro, che termina 4 a 3. Ed è proprio di Romeo Menti l’ultimo gol – su rigore – degli “Invincibili”. Al rientro in Italia l’aereo e tutti i suoi 31 passeggeri si schiantano sulla collina di Superga e del Grande Torino rimane solamente il ricordo indelebile e la storia di una squadra leggendaria che rimase imbattuta per sei campionati.

Nel luglio del 1949 il Comune di Vicenza decide di intitolare lo Stadio Comunale a Romeo Menti come a un “Eroe del Calcio”, ma per un disguido dell’epoca la delibera di intitolazione ufficiale viene approvata formalmente solamente nel 2017.

Luigi “Bagolina” Menti

Nel Vicenza giocò anche un nipote dei fratelli Menti, Luigi “Bagolina” Menti, indimenticabile alla destra della “Nobile Provinciale” e vincitore per due anni consecutivi con i suoi giovani compagni del Lanerossi Vicenza guidati dallo zio Umberto Menti, del prestigioso Torneo di Viareggio. Luigi giocò con l’amata maglia biancorossa dal 1952 al 1969, nonostante le lusinghe dei più grossi club italiani, collezionando ben 314 presenze (di cui ben 308 in serie A, record assoluto per la società biancorossa), secondo solo a Giulio Savoini. Fu un raro esempio di attaccamento alla maglia e di fedeltà alla sua città, un uomo che pospose sempre gli interessi personali al bene della squadra. Una guida esemplare per la miriade di ragazzi che hanno avuto l’onore di essere allenati da lui nelle giovanili del Vicenza.

 

Anna Belloni é nata, vive e lavora a Vicenza. Appassionata tifosa e ricercatrice storica del Vicenza. Ha pubblicato tre libri: DESTINI DI CARTA nel 2010, un romanzo a fondo storico, SOLOLANE nel 2012, storia romanzata del Vicenza Calcio e LE DUE DIVISE nel 2015, storia dell'A C. Vicenza dal 1902 al 1919 e dei suoi diciassette giocatori caduti nella Grande Guerra. Collabora con BiancoRossi.net e GliEroidelCalcio.com. Sposata, ha un gatto... che ha ovviamente chiamato LANE.

Continue Reading
3 Comments

3 Comments

  1. Luca

    21 Settembre 2018 at 16:38

    Gran bel pezzo. bisognerebbe farne una teca allo stadio Menti.

    • Federico Baranello

      23 Settembre 2018 at 9:55

      Grazie, il merito è della nostra Anna Belloni

      • Luca

        23 Settembre 2018 at 13:21

        Certo.bisognerebbe poi che politici e società capissero che LANEROSSI nel vicentino è qualcosa più di un logo.E’ un fenomeno sociale,industriale e sportivo non più ricreabile ma che potra’vivere vita propria continuando nel solco della tradizione senza radicali stravolgimenti.Se questi stravolgimenti offuscheranno la sana tradizione,i tifosi si allontaneranno.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Calcio Racconta

18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

Continue Reading

Il Calcio Racconta

Addio a Ferdinando Di Stefano

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

Continue Reading

Il Calcio Racconta

Auguri Livorno! 104 anni di gloria

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

Continue Reading

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: