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Il Calcio Racconta

24 settembre 1958 – La Lazio vince la Coppa Italia: è la prima edizione del dopoguerra

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Sul finire degli anni ‘50 le “scorie” del dopoguerra si stanno smaltendo, la “Massima Serie” è tornata stabilmente a diciotto squadre lasciando un po’ di respiro al calendario; i tornei internazionali per club stanno riprendendo con carattere continentale e di lì a poco la giovanissima UEFA sembra intenzionata ad organizzare un nuovo torneo che sulla falsariga della “Coppa dei Campioni”, vedrà impegnate le vincitrici delle Coppe Nazionali.

In Italia ci si affretta ad annunciare che dopo i mondiali di Svezia del 1958 si avranno nuovamente due competizioni ufficiali.

Accade però l’imprevedibile: la Nazionale manca la qualificazione perdendo in Irlanda, i tifosi italiani non avranno l’estate di passione che si aspettano, ed è probabilmente per questo che nel mese di aprile la FIGC delibera che la ripresa della competizione venga anticipata di un anno. Si definisce così un’edizione da iniziare subito dopo la fine dei campionati da terminare nel mese di settembre (a edizione 1958/59 iniziata). Questa edizione estiva si promette spettacolare: i gironi sono appositamente organizzati in modo da ospitare i derby cittadini di Genoa, Milano, Roma e Torino ma anche regionali (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana…). Le romane sono inserite nello stesso girone di Napoli e Palermo; Milan e Inter come Torino e Juventus se la vedranno con altre corregionali: Monza e Como le lombarde, Biella e Pro-Vercelli le piemontesi.

La formula prevede che le vincenti degli otto gironi passino direttamente ai quarti di finale e che le perdenti di questo turno svolgano un torneo “di consolazione” che assegna i posti dal V all’VIII.

Le protagoniste della competizione furono la Lazio, che vincerà la coppa, e la Fiorentina.

La Lazio viene da un decennio importante, Remo Zenobi ha lasciato la presidenza nel 1953 dopo aver raggiunto in tre stagioni consecutive il quarto posto alle spalle di Inter, Milan e Juventus. Costantino Tassarolo gli succede e farà ancora meglio: porterà i Biancoazzurri al terzo posto nelle stagioni 1955/56 e 1956/57. Nel 1957/58 però gli eccessivi sforzi economici si stanno facendo sentire, diversi giocatori sono stati venduti ed altri partiranno al termine della stagione conclusa al dodicesimo posto e già nel 1956 i troppi debiti contratti hanno portato Leonardo Siliato alla presidenza. La Lazio ha sì perso giocatori ed è in una delicatissima fase societaria, ma ha ritrovato Fulvio Bernardini che è stato ingaggiato per la stagione 1958/59 e esordirà subito in Coppa.

La Fiorentina dal canto suo nel 1956/57 ha vinto lo scudetto proprio con “Fuffo” in panchina e non ha alcuna crisi, la Juve ha vinto il campionato 1957/58 con diverse giornate di anticipo ma la Viola ha onorato il tricolore sul petto con un secondo posto.

Il cammino della Lazio è sorprendente, nel primo turno che si disputa tra giugno e luglio si qualifica ai quarti di finale trascinata dai gol del brasiliano Humberto Tozzi che segna anche una doppietta nel derby d’andata vinto per 3 a 2. La qualificazione arriva con un turno di anticipo grazie ad un perentorio 0 a 4 a Napoli

Corriere dello Sport 8 luglio 1958

La Fiorentina dal canto suo chiude il suo girone a punteggio pieno, i criteri regionali di composizione dei gironi certo non hanno nuociuto ai fiorentini che si ritrovano con Siena (Serie C), Prato (Serie B) e Carbosarda (Serie C).

Corriere dello Sport 8 luglio 1958

Nel mese di settembre partono i quarti di finale, Lazio e Fiorentina vincono entrambe per 2 a 1 le sfide contro Marzotto Valdagno e Padova.

Le semifinali segnano un’altra impresa della Lazio: un secco 2 a 0 con cui liquida la Juventus di Sivori e Boniperti. L’Olimpico festeggia com’era in uso all’epoca con una fiaccolata.

Corriere dello Sport 15 Settembre 1958

Vittorio Pozzo su “La Stampa” commenta così la partita: “sessantamila spettatori ed una clamorosa sorpresa […] Le gare di Coppa sono famose per le sorprese che spesso i suoi risultati riservano […] A perdere è stata la Juventus […] E’ stata dominata e soverchiata da una squadra che è stata più svelta, più veloce, più intraprendente, da un avversario che ha giocato meglio di lei, ecco la verità nuda e cruda. Il fatto è emerso chiaro fin dal primo tempo […] Nei primi 45′ i laziali che per l’occasione indossavano una maglia rosso fiammante […] hanno avuto il dominio della palla per ben tre quarti del tempo e hanno sfiorato la traversa e i montanti della porta bianconera con una quantità di tiri ai quali non è mancato altro che la precisione per giungere a bersaglio. […] Fu nella ripresa che vennero le due reti che determinarono il risultato. Ci si attendeva, in questo secondo tempo, un forte e vigoroso risveglio da parte dei torinesi. Invece essi continuavano ad essere dominati ed a fare fronte con imbarazzo e difficoltà alle numerose e nutrite offensive dei loro avversari.

La Stampa 15 Settembre 1958

La Fiorentina dal canto suo rischia grosso contro il Bologna, dopo essersi portata in doppio vantaggio nel giro di due minuti a metà primo tempo, subisce il recupero dei felsinei che al 79° trovano il pari. A 3 minuti dalla fine, e come nel primo tempo, nel giro di due minuti la Viola segna due reti centrando così la finale.

Corriere dello Sport 24 Settembre 1958

La particolarità dell’edizione, o meglio il periodo in cui si è giocata, rendono ancora più interessante la presenza di diversi ex Viola nelle file della Lazio: Prini e Bizzarri disputano una finale contro quella che fino a tre mesi prima era la loro squadra, ma è ovviamente la presenza del tecnico Bernardini a solleticare maggiormente la curiosità (“Corriere dello Sport” 24 Settembre 1958).

La partita viene presentata con la Fiorentina favorita anche se non mancano le indicazioni a favore della Lazio che nella competizione ha superato ostacoli ben più difficili avendo eliminato la Juventus e nelle partite serali sembra imbattibile anche se questa volta l’orario previsto è quello delle 16:00.

Stando all’articolo di Alberto Marchesi sul “Corriere dello Sport” l’ambiente laziale sembra turbato dalla “bipolarità” della squadra: “noi siam come le lucciole, viviamo nelle tenebre”, “noi apparteniamo all’ordine dei chirotteri, siamo tutti pipistrelli” sono ritornelli che a mo’ di scherno recitano “i tifosi a prova di bomba [i quali] non vogliono rassegnarsi al fatto che la Lazio entri in carburazione dopo il coprifuoco”. Gli stessi tifosi che “nel 1938 inserirono una “I” tra la “P” e la ”O” (della) marmorea targa indicante “VIA POLA”. A parte gli umori dell’ambiente (che viene comunque da una vittoria in campionato contro la Sampdoria) e l’aspetto goliardico di progetti su ore legali studiate ad hoc, la migliore presentazione della partita è quella che fa Marchesi in questo articolo più di prosa che di cronaca: “Sosteniamola questa squadra che dall’abisso in cui era sprofondata la scorsa stagione è arrivata a disputare la finalissima di Coppa Italia. Oggi è un grande giorno per il calcio italiano, soprattutto perché nello scenario immenso dell’Olimpico si affronteranno due squadre del centrosud, la cui riscossa è arrivata sotto la guida tecnica di un romano, il quale merita pertanto se non la fiducia incondizionata di tutti, almeno il rispetto per il suo passato di giocatore e di maestro.

Corriere dello Sport 25 Settembre 1958

Arrivati alla partita il refrain della Coppa Italia 1958 sembra confermato: la Lazio annichilisce la fortissima Fiorentina e si aggiudica la coppa con un gol dell’ex Prini al 30° del primo tempo. I giudizi sono unanimi, la coppa è andata alla squadra che più ha voluto la vittoria, che non ha snobbato la competizione ed ha dato sempre il massimo.

La Coppa Italia è entrata in casa biancazzurra così. Dapprima sono comparsi nel corridoio che conduce agli spogliatoi Da Costa (il giallorosso Da Costa? Proprio lui, infatti) che teneva per mano Tozzi il piccolo. Poi è arrivato Tozzi il grande, impassibile che ha scambiato due parole con l’amico e ha rilevato il figlioletto. E dietro di loro ecco Billi, il tranviere tifoso tuttofare della Lazio, procedere traballando, lui più largo che lungo, portando tra le braccia il trofeo. […] è entrato negli spogliatoi seguito da un raccattapalle […] in quell’istante colpito da un raggio di luce l’argenteo trofeo ha avuto un bagliore.

[…] Mentre i protagonisti, inzuppati di sudore scomparivano uno dietro l’altro, dirigenti e sostenitori della Lazio davano sfogo alla loro gioia. Una gioia venata di commozione che non ha mai raggiunto toni accesi […] ma strette di mano ed abbracci, gli occhi negli occhi come appunto succede tra gente a cui la commozione ha tolto la parola. Forse il più commosso di tutti era proprio il presidente Siliato […] stentava a spiccicar sillaba: non è il momento… i ragazzi hanno dato tutto quel che potevano. Si è giocato del buon football. Sono contento”.

La Lazio con la Coppa Italia 1958 (Fonte Wikipedia)

I Biancocelesti saranno i primi a cucirsi la “coccarda” sulla maglia (viene introdotta in questa edizione), sollevano una coppa che due anni dopo diventerà come quella attuale, ma che forse per questo ha ancora più fascino. L’Olimpico ha vissuto un’altra delle sue fiaccolate che pochi anni dopo grazie alle Olimpiadi saranno apprezzate dal mondo intero.

Nato a Roma nel 1975 si appassiona ben presto al calcio ed allo sport in generale. La prima partita di calcio che vede in diretta è Italia-Germania dell'82, il primo "libro" che consuma è l'Almanacco Illustrato del calcio di quello stesso anno. Vive con la sua compagna ed i suoi 2 figli a Roma e di professione è informatico. A chi sottolinea gli errori altrui o si deprime per i propri risponde con una frase di Newton "Non ho fallito, ho solo scoperto una soluzione che non funziona". Da oltre 10 anni collabora con Wikipedia, da lettore de "Gli Eroi del Calcio" ne diventa collaboratore.

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18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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