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La Penna degli Altri

Juventus-Napoli, gli incroci pericolosi di Gedeone Carmignani

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“Ode a Ge-ode-one”

Oh tu, portiere dalle mani liquide,
non eri proprio un “Karne-ade-zis”,
a volte ti fischiavano ma “Meret-avi” di più,
paravi, salvavi, ti tuffavi ma per molti tifosi
eri sempre la “O-spina” della nostra difesa.

ILNAPOLISTA.IT (Davide Morgera) – Quello che andremo a leggere non sarà l’elogio di Pietro Carmignani, cinque stagioni a difendere la porta degli azzurri, ma vuole esserne almeno una rivalutazione dopo ingiuste ed ingiustificate critiche. Sei anni di intrecci, mezza dozzina di incontri, sei gol fatti e dodici subiti, la Matematica sembra non sbagliare. Questo il riassunto delle partite nello scambio di portieri più doloroso nella storia del Napoli, quello tra Carmignani e Zoff.

La faccenda è tristemente conosciuta e risaputa. Estate 1972, Allodi, dopo tante insistenze e promesse, strappa in un colpo solo Zoff e Altafini al Napoli dando in cambio Carmignani e Damiani (che i bianconeri avevano ‘parcheggiato’ al Vicenza) più un conguaglio in milioni, nemmeno mezzo miliardo dell’epoca. Come sia andata a finire è altrettanto noto. Nello scontro dell’aprile del 1975 a Torino Zoff salvò miracolosamente il 2 a 1 degli azzurri su Juliano e Altafini mise in rete la palla della vittoria juventina beffeggiando proprio ‘Gedeone’.

La prima stagione

Letale, nel cuore dei tifosi, fu questo scambio, nessuno sembrò digerire questo colpo basso di Ferlaino, tutti accolsero il nuovo portiere con scetticismo e diffidenza. Eppure i dati statistici smentiscono i cuori azzurri e dimostrano come Carmignani non sia stato un portiere scarso. Anzi, col tempo e con i metodi di Vinicio, che gli insegnò a giocare anche con i piedi, la sua levatura tecnica migliorò non poco.

Quando il portiere nato ad Altopascio (LU) approdò al Napoli, Chiappella lo prese da parte e gli disse: «Tu devi parare, resta tra i pali e evita in tutti i modi che gli avversari ti facciano gol». Il portiere-soldatino ubbidì e, forte anche di una difesa di ferro che aveva nella coppia Bruscolotti-Vavassori i suoi cardini-mastini e Zurlini un signor libero, con Rimbano che spingeva e copriva l’ala destra di turno, a fine campionato subì solo 20 reti. Seconda difesa del campionato, Zoff alla Juve neo campione d’Italia ne prese 22. Prima piccola soddisfazione del biondo e bonaccione estremo difensore. Accolto come Ospina e Karnezis insieme, cioè con la puzza sotto al naso.

Poi arrivò “O’ lione” e il buon Pietro si trasformò in una sorta di Jongbloed napoletano, il portiere dell’Olanda degli oranges, del calcio totale, dei basettoni e delle birre. E delle mogli in ritiro. Tutti facemmo fatica a leggere di quel paragone perché Carmignani era di indole dolce e tranquilla mentre Jongbloed era un matto totale. Indossava il numero 8 e calciava con i piedi, aveva un viso da ergastolano, era un perditempo con la passione del whisky. Insomma, l’opposto di ‘Gedeone’ che intanto prendeva moglie napoletana e faceva nascere sua figlia nella nostra città.

Anche con Vinicio il suo rendimento fu di buon livello, e nelle tre stagioni trascorse agli ordini dell’ex centravanti di Belo Horizonte Carmignani prese quasi gli stessi gol che incassò Zoff alla Juve. 74 contro 71. Non male per uno che doveva far dimenticare un monumento nazionale come il taciturno Dino. Addirittura nel campionato del secondo posto, nel 74-75, rimase imbattuto per 15 gare su 30 e in più di un’occasione fece grandi parate.

A parziale risarcimento e rivedendo le immagini di quella gara, Carmignani non ebbe grandi colpe nemmeno nel ‘cappotto’ interno con la Juve, il famoso 6 a 2 di Fuorigrotta. Purtroppo quel giorno gli attaccanti juventini gli spuntavano da tutte le parti, facilitati da una difesa stanca e sulle gambe dopo la gara di Coppa Uefa col Banik Ostrava. Proprio la settimana prima, nello 0 a 0 di San Siro con il Milan, Carmignani era stato il migliore in campo con parate che avevano salvato il risultato. Quello fu l’anno in cui gli riuscì davvero tutto bene. Anche parare bordate e punizioni-bomba di Boninsegna e Antognoni, due specialisti dei calci piazzati. Quando si dice il destino…

 

La stagione più brutta

L’anno peggiore di Pietro, soprannominato anche “mani di fata” per una presunta fragilità nell’accalappiare la palla, fu l’ultimo, quello con Pesaola allenatore. La casella delle reti subite dice 38 ma tre furono incassate dal suo secondo Favaro. Probabilmente, però, l’estremo difensore, che passò da completi col classico nero al grigio e poi ad un bel verde scuro, pagò l’annata no di un Napoli che dopo la semifinale persa con l’Anderlecht mandò tutto a rotoli.

La squadra si disunì, iniziarono le polemiche interne e lo stesso Pesaola non perse occasione per mangiarsi labbra e sigarette per l’arbitraggio scandaloso di Matthewson portando con sé gli strascichi fino alla fine del campionato. Ultima partita al San Paolo, ultima di Carmignani con gli azzurri. Il Napoli perde con la Fiorentina per 2 a 1, in porta con i viola c’è Mattolini che un mese dopo sarà il nuovo portiere degli azzurri, voluto da Di Marzio che voleva svecchiare la rosa a tutti i costi. Invasione di campo, partita persa a tavolino per 2 a 0, Giudice Sportivo che infligge tre giornate di squalifica al campo. Un’ammenda pesante che sarà poi annullata con l’inizio del nuovo campionato.

Mattolini al Napoli e Carmignani alla Fiorentina, dove giocherà solo 8 partite e inizierà a pensare al futuro. Un futuro fatto come allenatore dei portieri prima e poi come vice sia al Milan dell’era Sacchi (che lo portò anche in Nazionale) che al Parma come traghettatore dopo i disastri fatti da Malesani e Ulivieri. Una nuova carriera che fece storcere il naso ai nostalgici dei tempi del Napoli di Vinicio quando Carmignani  tornò da avversario, sedendosi in panchina, coi rossoneri e coi ducali parmensi. Ecco, i leoni di Vinicio, per noi di quella generazione, erano sacri, intoccabili e vederne uno da avversario al San Paolo faceva sempre un po’ male. Ma meglio in panchina che in campo, no?

 Tutte le gare in cui si sono affrontati Zoff e Carmignani

Juventus con Carmignani, Napoli con Zoff

1971-72, 28 novembre 1971, Juventus – Napoli 2-2

Reti: Altafini, Capello, Improta (rig.), Bettega

L’unica gara giocata a Torino con Zoff al Napoli e Carmignani alla Juve è quella finita con un rocambolesco pari per 2 a 2 il 28 novembre del 1971.

Juventus con Zoff, Napoli con Carmignani

1972-73, 17 marzo 1973, Juventus – Napoli 0-0

1973-74, 10 febbraio 1974, Juventus – Napoli 4-1

Reti: Capello, Anastasi 2, Capello (rig.), Clerici (rig.)

1974-75, 6 aprile 1975, Juventus – Napoli 2-1

Reti: Causio, Juliano, Altafini

1975-76, 4 gennaio 1976, Juventus – Napoli 2-1

Reti: Savoldi (rig.), Damiani, Gori

1976-77, 1 maggio 1977, Juventus – Napoli 2-1

Reti: Bettega, Massa, Furino

Nelle altre gare in cui si sono trovati di fronte i due portieri, stavolta Carmignani tra le fila degli azzurri e Zoff tra quelle bianconere, la Juventus ha avuto un predominio netto e schiacciante. Sulle cinque partite totali giocate, una sola, la prima, è finita con un pari. Nelle altre quattro la Juventus ha vinto sempre, tre volte per 2 a 1 ed una volta per 4 a 1.

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10 dicembre 1975 – La Fiorentina trionfa nella Coppa di Lega italo-inglese

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TUTTOCALCIONEWS.IT (Pasquale Barbato) -Una competizione che al momento non esiste più, ma che nel corso del tempo ha visto numerose squadre italiane trionfare e conquistare il trofeo. Si tratta della coppa di Lega italo-inglese che metteva a confronto la vincitrice della Coppa Italia e quella della Coppa d’Inghilterra.

Nel 1975 toccò a Fiorentina e West Ham – tra gli Hammers giocava il padre di Franck Lampard –  sfidarsi per vincere il titolo. Il 10 dicembre di quell’anno, la squadra Viola riuscì a trionfare sulla squadra inglese. Nella gara d’andata di Firenze, decisiva fu la rete di Vincenzo Guerini, mentre in quella di ritorno a segnare e regalare la vittoria alla formazione toscana fu Walter Speggiorin.

Questa la Fiorentina allenata da Carlo Mazzone: Mattolini, Galdiolo, Tendi, Pellegrini, Della Martira, Beatrice, Desolati, Merlo, Casarsa, Antognoni, Speggiorin. La coppa di Lega italo-inglese si tratta dell’ultimo trofeo internazionale vinto dalla formazione toscana.

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Termoli storia & amarcord: il calcio in bianco e nero e il rito quindicinale dei tifosi

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TERMOLIONLINE.IT (Luigi De Gregorio) – TERMOLI. Il telefono designato per la gioia e dolore degli appassionati di calcio era quello del Bar dello sport. L’assiepamento era forte e già con molto anticipo rispetto al termine della partita.L’attesa era quella riservata oggi ad una star della musica.

A dirla tutta, a prescindere dal risultato, il tutto era un rito per la Termoli del calcio che si ripeteva una domenica si ed una domenica no.

IL LUOGO. In piena coerenza il rito non poteva che avvenire nel bar dello Sport. Quale? Uno ce n’era. In fondo al Corso Nazionale, poco prima di poter svoltare a sinistra per andare sul piano di Sant’Antonio.

L’occupazione in massa del bar era praticamente una ressa che si estendeva sul marciapiede e sul corso antistanti il locale. Iniziava almeno mezz’ora prima del termine della partita. Che era uguale per tutte le partite di calcio della nazione di qualsiasi livello (seria A, serie B, serie C etc.): inizio h 1430; termine alle 1615. (La puntualità delle partite di calcio e l’inizio della benedizione del papà in San Pietro – h 1200 sono le due cose che hanno sempre funzionato in Italia, tralasciando l’attuale rivoluzione nel settore calcio)

L’ATTESA. Si parlava ovviamente di calcio. Si vociava. Si pronosticava. Tutto ad alto volume in un crescendo continuo per superarsi in decibel, tutti contro tutti. Insomma un casino. Che però d’incanto scompariva quando il super termolese rappresentante dei tifosi termolesi entrava nella cabina telefonica in attesa della chiamata del corrispondente tifoso – accompagnatore- uomo tuttofare che aveva seguito la squadra in trasferta ed avrebbe dovuto comunicare il risultato.

Dopo le 16.30 ogni minuto che passava era una freccia al cuore dei tifosi. Perché si sa chi deve dare notizie negative tende a darle in ritardo. Non mancavano le giustificazioni ottimistiche: forse il primo telefono utile è lontano dal campo sportivo, forse l’unico telefono del paese della squadra ospitante non funziona. Ovviamente i più pessimisti:abbiamo perso e basta!

IL RISULTATO. Finalmente squilla il telefono. Colui che annuncerà la novella ai tifosi in sala entra in cabina chiedendo di fare silenzio. Subito obbedito, una quiete tombale. Brevissimo tempo. Meno di un minuto. Esce dalla cabina. Viso nero e sguardo accigliato. Tutti hanno compreso la sconfitta. Il dubbio: con onore o una mazzata? Una voce dalla sala a quanto abbiamo perso? La risposta Tre a zero suonava come un annuncio mortuario.

LA FINE (o quasi) DELL’EVENTO. La domenica sportiva era terminata. I più si riversavano sul Corso per il passeggio. Oppure andavano a cinema. Od altro.

I chiu sfegat-t continuavano a parlare di calcio e della partita non avendo nessuna notizia a riguardo (tranne che il risultato), come facessero una frittata senza avere le uova. Ed attendevano il bus di ritorno della squadra, fosse anche previsto per la mezzanotte. Un calcio parlato senza immagini. Che tempi. Ma c’era la radio per le partite nazionali.

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9 dicembre 1990, il Milan torna sul tetto del mondo

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Con una doppietta di Frank Rijkaard e con un gol di Giovanni Stroppa, il Milan si aggiudica per la terza volta la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo 3-0 l’Olympia di Asunción.

Quello di Tokyo fu l’ottavo e ultimo trofeo vinto in carriera da Arrigo Sacchi. Otto trofei conquistati con il Milan nell’arco di 28 mesi.

Ecco le date di tutte le vittorie di Sacchi: il 15 maggio 1988 lo scudetto (sul Napoli), il 24 maggio 1989 la Coppa dei Campioni (4-0 alla Steaua Bucarest), il 14 giugno 1989 la Supercoppa europea (3-1 alla Sampdoria), il 7 dicembre 1989 la Supercoppa europea (1-0 al Barcellona), il 17 dicembre 1989 la Coppa Intercontinentale (1-0 sul Nacional Medellín), il 23 maggio 1990 la Coppa dei Campioni (1-0 sul Benfica), il 29 novembre 1990 la Supercoppa europea (2-0 sulla Sampdoria) e infine il 9 dicembre 1990 la Coppa Intercontinentale (3-0 sull’Olimpia di Assunción).

Nato a Fusignano il 1° aprile 1946, Arrigo Sacchi fu voluto personalmente sulla panchina del Milan dal presidente Silvio Berlusconi e l’arrivo del tecnico romagnolo coincisero con l’epopea degli olandesi (Van Basten, Gullit e Rijkaard) che portarono il Milan sul tetto del mondo.

Nell’estate del 1991, il Ct lasciò il Milan e si rese disponibile per succedere ad Azeglio Vicini sulla panchina della Nazionale. Sacchi esordì con la Nazionale il 13 novembre 1991, dopo che Vicini mancò la qualificazione agli Europei del 1992. Sacchi, aiutato da campioni del calibro di Baggio, Baresi e Maldini, ottenne uno storico secondo posto ai Mondiali americani del 1994, perdendo ai rigori con il Brasile di Romário, Bebeto e Dunga. L’avventura in azzurro si concluse nel 1996 dopo la sconfitta con la Bosnia, ma soprattutto dopo i deludenti Europei d’Inghilterra. Nell’autunno dello stesso anno tornò in sella al Milan subentrando a Óscar Tábarez; poi la breve avventura all’Atletico Madrid e l’addio dopo 3 partite alla guida del Parma.

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