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La Penna degli Altri

Quando Roma e Lazio giocarono con la stessa maglia

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IOGIOCOPULITO.IT (Mattia Zucchiatti) – In occasione del Derby della Capitale vi raccontiamo di quella volta in cui Roma e Lazio giocarono con la stessa maglia. E fu per un motivo davvero speciale.

Il derby, la madre di tutte le partite, gara che spesso può cambiare il verso di una stagione negativa. Ma non sempre Roma e Lazio sono scese in campo insieme per darsi battaglia. Nella storia infatti non sono stati rari i momenti in cui per motivi diversi le due compagini capitoline sono state chiamate ad unirsi per formare un’unica rappresentativa dell’Urbe. Roma e Lazio con la stessa divisa, gli stessi colori e la stessa porta da difendere, quella che sembra una storia assurda è in realtà quanto accaduto soprattutto nella prima metà del novecento a scopo propagandistico.

Tuttavia, la partita a ranghi unificati più celebre è quella del 18 novembre 1979 data in cui fu organizzata una amichevole mista Roma e Lazio in occasione della tragica morte del tifoso biancoceleste Vincenzo Paparelli. L’evento ribattezzato “Derby dell’amicizia” fu organizzato dalle due società con l’intento di raccogliere fondi per la famiglia dello sfortunato tifoso laziale. Agli ingressi dello stadio furono distribuiti migliaia di garofani con un cartellino che riportava una scritta: “Se proprio vuoi, lancia un fiore”. I giocatori si divisero nella squadra dei romani e del resto d’Italia allenate rispettivamente dai tecnici Lovati e Liedholm e con i simboli dell’aquila e del lupetto stilizzato cuciti nella stessa divisa. La gara terminò 2-1 con doppietta di Pruzzo ma ai circa 19.000 spettatori presenti del risultato importò poco o niente.

RICORSI STORICI

Maggiore competitività fu registrata in occasione della prima sfida mista della storia che ebbe luogo nel 1928 allo Stadio Nazionale davanti a circa 20.000 spettatori. La selezione romana affrontò l’allora corazzata del calcio ceco, il Viktoria Zizkov in una gara terminata 4-2 per i capitolini grazie ai gol di Volk (doppietta), Fasanelli e Pardini. Il successo dall’alto valore propagandistico per il regime mussoliniano spinse gli organizzatori a replicare l’iniziativa anche l’anno successivo. Così nel 1929 nel contesto di una tournée di squadre straniere in Italia che interessò anche Milano, Bologna e Genoa la Rappresentativa di Roma sfidò sempre allo Stadio Nazionale l’Hungaria perdendo 4-3.

Dopo altre sfide simili tra cui una contro i militari dell’English Army, romanisti e laziali scesero di nuovo in campo insieme nel 1973 quando Giorgio Chinaglia e Pierino Prati, accantonata la rivalità che li vedeva bestie nere delle rispettive avversarie, sfidarono l’Armata Rossa del Cska Mosca. Il risultato fu ancora deludente: 1-0 per i sovietici di fronte a 50.000 spettatoriamareggiati dalla prestazione sotto tono fornita dall’attacco capitolino. Fu di fatto la penultima occasione di assistere ad una gara a ranghi unificati, prima del derby dell’amicizia di sei anni dopo, e fornì un esito assai insoddisfacente. Con buona pace del boss dei procuratori Mino Raiola che nel 2013 suggerì la fusione di giallorossi e biancocelesti “per creare una squadra forte al posto di due deboli”. Una provocazione o un consiglio serio da prendere in considerazione? Una via di mezzo, sta di fatto che le reazioni delle due tifoserie alla proposta di un esperimento spesso proposto e sempre abbandonato sono state tutt’altro che gradevoli. Roma e Lazio non sono adatte per stare insieme, la storia ce lo ha dimostrato.

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10 dicembre 1975 – La Fiorentina trionfa nella Coppa di Lega italo-inglese

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TUTTOCALCIONEWS.IT (Pasquale Barbato) -Una competizione che al momento non esiste più, ma che nel corso del tempo ha visto numerose squadre italiane trionfare e conquistare il trofeo. Si tratta della coppa di Lega italo-inglese che metteva a confronto la vincitrice della Coppa Italia e quella della Coppa d’Inghilterra.

Nel 1975 toccò a Fiorentina e West Ham – tra gli Hammers giocava il padre di Franck Lampard –  sfidarsi per vincere il titolo. Il 10 dicembre di quell’anno, la squadra Viola riuscì a trionfare sulla squadra inglese. Nella gara d’andata di Firenze, decisiva fu la rete di Vincenzo Guerini, mentre in quella di ritorno a segnare e regalare la vittoria alla formazione toscana fu Walter Speggiorin.

Questa la Fiorentina allenata da Carlo Mazzone: Mattolini, Galdiolo, Tendi, Pellegrini, Della Martira, Beatrice, Desolati, Merlo, Casarsa, Antognoni, Speggiorin. La coppa di Lega italo-inglese si tratta dell’ultimo trofeo internazionale vinto dalla formazione toscana.

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Termoli storia & amarcord: il calcio in bianco e nero e il rito quindicinale dei tifosi

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TERMOLIONLINE.IT (Luigi De Gregorio) – TERMOLI. Il telefono designato per la gioia e dolore degli appassionati di calcio era quello del Bar dello sport. L’assiepamento era forte e già con molto anticipo rispetto al termine della partita.L’attesa era quella riservata oggi ad una star della musica.

A dirla tutta, a prescindere dal risultato, il tutto era un rito per la Termoli del calcio che si ripeteva una domenica si ed una domenica no.

IL LUOGO. In piena coerenza il rito non poteva che avvenire nel bar dello Sport. Quale? Uno ce n’era. In fondo al Corso Nazionale, poco prima di poter svoltare a sinistra per andare sul piano di Sant’Antonio.

L’occupazione in massa del bar era praticamente una ressa che si estendeva sul marciapiede e sul corso antistanti il locale. Iniziava almeno mezz’ora prima del termine della partita. Che era uguale per tutte le partite di calcio della nazione di qualsiasi livello (seria A, serie B, serie C etc.): inizio h 1430; termine alle 1615. (La puntualità delle partite di calcio e l’inizio della benedizione del papà in San Pietro – h 1200 sono le due cose che hanno sempre funzionato in Italia, tralasciando l’attuale rivoluzione nel settore calcio)

L’ATTESA. Si parlava ovviamente di calcio. Si vociava. Si pronosticava. Tutto ad alto volume in un crescendo continuo per superarsi in decibel, tutti contro tutti. Insomma un casino. Che però d’incanto scompariva quando il super termolese rappresentante dei tifosi termolesi entrava nella cabina telefonica in attesa della chiamata del corrispondente tifoso – accompagnatore- uomo tuttofare che aveva seguito la squadra in trasferta ed avrebbe dovuto comunicare il risultato.

Dopo le 16.30 ogni minuto che passava era una freccia al cuore dei tifosi. Perché si sa chi deve dare notizie negative tende a darle in ritardo. Non mancavano le giustificazioni ottimistiche: forse il primo telefono utile è lontano dal campo sportivo, forse l’unico telefono del paese della squadra ospitante non funziona. Ovviamente i più pessimisti:abbiamo perso e basta!

IL RISULTATO. Finalmente squilla il telefono. Colui che annuncerà la novella ai tifosi in sala entra in cabina chiedendo di fare silenzio. Subito obbedito, una quiete tombale. Brevissimo tempo. Meno di un minuto. Esce dalla cabina. Viso nero e sguardo accigliato. Tutti hanno compreso la sconfitta. Il dubbio: con onore o una mazzata? Una voce dalla sala a quanto abbiamo perso? La risposta Tre a zero suonava come un annuncio mortuario.

LA FINE (o quasi) DELL’EVENTO. La domenica sportiva era terminata. I più si riversavano sul Corso per il passeggio. Oppure andavano a cinema. Od altro.

I chiu sfegat-t continuavano a parlare di calcio e della partita non avendo nessuna notizia a riguardo (tranne che il risultato), come facessero una frittata senza avere le uova. Ed attendevano il bus di ritorno della squadra, fosse anche previsto per la mezzanotte. Un calcio parlato senza immagini. Che tempi. Ma c’era la radio per le partite nazionali.

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9 dicembre 1990, il Milan torna sul tetto del mondo

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Con una doppietta di Frank Rijkaard e con un gol di Giovanni Stroppa, il Milan si aggiudica per la terza volta la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo 3-0 l’Olympia di Asunción.

Quello di Tokyo fu l’ottavo e ultimo trofeo vinto in carriera da Arrigo Sacchi. Otto trofei conquistati con il Milan nell’arco di 28 mesi.

Ecco le date di tutte le vittorie di Sacchi: il 15 maggio 1988 lo scudetto (sul Napoli), il 24 maggio 1989 la Coppa dei Campioni (4-0 alla Steaua Bucarest), il 14 giugno 1989 la Supercoppa europea (3-1 alla Sampdoria), il 7 dicembre 1989 la Supercoppa europea (1-0 al Barcellona), il 17 dicembre 1989 la Coppa Intercontinentale (1-0 sul Nacional Medellín), il 23 maggio 1990 la Coppa dei Campioni (1-0 sul Benfica), il 29 novembre 1990 la Supercoppa europea (2-0 sulla Sampdoria) e infine il 9 dicembre 1990 la Coppa Intercontinentale (3-0 sull’Olimpia di Assunción).

Nato a Fusignano il 1° aprile 1946, Arrigo Sacchi fu voluto personalmente sulla panchina del Milan dal presidente Silvio Berlusconi e l’arrivo del tecnico romagnolo coincisero con l’epopea degli olandesi (Van Basten, Gullit e Rijkaard) che portarono il Milan sul tetto del mondo.

Nell’estate del 1991, il Ct lasciò il Milan e si rese disponibile per succedere ad Azeglio Vicini sulla panchina della Nazionale. Sacchi esordì con la Nazionale il 13 novembre 1991, dopo che Vicini mancò la qualificazione agli Europei del 1992. Sacchi, aiutato da campioni del calibro di Baggio, Baresi e Maldini, ottenne uno storico secondo posto ai Mondiali americani del 1994, perdendo ai rigori con il Brasile di Romário, Bebeto e Dunga. L’avventura in azzurro si concluse nel 1996 dopo la sconfitta con la Bosnia, ma soprattutto dopo i deludenti Europei d’Inghilterra. Nell’autunno dello stesso anno tornò in sella al Milan subentrando a Óscar Tábarez; poi la breve avventura all’Atletico Madrid e l’addio dopo 3 partite alla guida del Parma.

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