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La Penna degli Altri

Bruno Neri, storia del calciatore partigiano che non si piegò al Fascismo

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IOGIOCOPULITO.IT (Simone Nastasi) – Il 12 Ottobre 1910 nasceva a Faenza, Bruno Neri, il calciatore partigiano divenuto simbolo della Resistenza al Regime Fascista. Lo celebriamo raccontando la sua storia e quel gesto che gli valse la gloria eterna.

Anche l’Italia ha avuto il suo Carlos Caszely. Il calciatore ribelle che non ha voluto accettare il corso della storia. Che non si è piegato al cambio di potere in atto all’interno del suo Paese, il Cile: fuori la democrazia e dentro la dittatura militare. Che ha sbagliato un calcio di rigore importante o si è fatto espellere in una partita dei Mondiali e soltanto, a quanto pare, per fare uno screzio al tiranno. Beccandosi perciò gli strali del generale Augusto Pinochet.

Molti anni prima di Carlos Caszely c’è stato chi ha voluto anticipare le sue gesta. Ribellandosi al potere governante e diventando un “eroe” popolare, ma non per quanto fatto vedere sul campo, ma fuori. E’ successo in Italia. Ai tempi del fascismo. Quando Bruno Neri vestiva la maglia della Fiorentina. Ancora oggi, lo ricordano come il “calciatore partigiano”. Per via di quella sua militanza antifascista che lo portò, una volta scoppiata la guerra, a decidere di imbracciare perfino le armi.

Ma il gesto che entrerà per sempre negli almanacchi della storia del calcio, accadrà in un giorno del 1931. Quando a Firenze si deve inaugurare il nuovo stadio progettato dall’architetto Pier Luigi Nervi. Un impianto voluto direttamente dal Duce, che infatti sarà progettato a forma di lettera “D”.  Si sarebbe chiamato “Giovanni Berta”, in onore del celebre squadrista fiorentino. Per poi negli anni successivi, diventare dapprima lo “Stadio Comunale” e poi successivamente (come si chiama oggi) “Artemio Franchi”.

 

La partita inaugurale è prevista il 13 settembre del 1931. Quel giorno è infatti in programma la sfida tra la squadra di casa la Fiorentina e la compagine austriaca dell’Admira Vienna. Sugli spalti gli spettatori presenti sono 12 mila. Lo stadio può contenerne molti di più ma i lavori non sono ancora stati terminati. Prima del fischio di inizio è previsto (come di norma) il saluto alle autorità presenti in tribuna. Per l’occasione, quel giorno, allo stadio “Berta” ci sono anche il podestà fiorentino Della Gherardesca e altri gerarchi fascisti . Quando l’arbitro fischia, i giocatori della Fiorentina sollevano il braccio destro per omaggiare i rappresentanti del regimeTutti meno che uno. Lui, Bruno Neri il quale sarà l’unico di quella formazione a non rivolgere verso le autorità il consueto “saluto romano” (come fece, allo stesso modo, Matthias Sindelar in occasione di Germania-Austria). Nonostante sia ancora un calciatore,  Bruno Neri è già un convinto antifascista. Il quale, molti anni più tardi, dopo l’armistizio di Cassibile nel 1943, deciderà di arruolarsi nella Resistenza partigiana. Assumendo il ruolo di comandante del Battaglione Ravenna, con il nome di battaglia “Berni”.

La guerra, tuttavia, non gli impedisce di continuare a giocare a pallone. Con la maglia del Faenza, nel 1944, partecipa infatti al campionato Alta Italia. Sarà quello, l’ultimo campionato della sua vita. Morirà infatti, il 10 luglio del 1944 dopo uno scontro a fuoco con i soldati tedeschi avvenuto ad Eremo di Gamogna, sulle montagne dell’Appenino tosco-Romagnolo. Da quel giorno, Bruno Neri detto “Berni” diventerà per tutti il calciatore partigiano.

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10 dicembre 1975 – La Fiorentina trionfa nella Coppa di Lega italo-inglese

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TUTTOCALCIONEWS.IT (Pasquale Barbato) -Una competizione che al momento non esiste più, ma che nel corso del tempo ha visto numerose squadre italiane trionfare e conquistare il trofeo. Si tratta della coppa di Lega italo-inglese che metteva a confronto la vincitrice della Coppa Italia e quella della Coppa d’Inghilterra.

Nel 1975 toccò a Fiorentina e West Ham – tra gli Hammers giocava il padre di Franck Lampard –  sfidarsi per vincere il titolo. Il 10 dicembre di quell’anno, la squadra Viola riuscì a trionfare sulla squadra inglese. Nella gara d’andata di Firenze, decisiva fu la rete di Vincenzo Guerini, mentre in quella di ritorno a segnare e regalare la vittoria alla formazione toscana fu Walter Speggiorin.

Questa la Fiorentina allenata da Carlo Mazzone: Mattolini, Galdiolo, Tendi, Pellegrini, Della Martira, Beatrice, Desolati, Merlo, Casarsa, Antognoni, Speggiorin. La coppa di Lega italo-inglese si tratta dell’ultimo trofeo internazionale vinto dalla formazione toscana.

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Termoli storia & amarcord: il calcio in bianco e nero e il rito quindicinale dei tifosi

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TERMOLIONLINE.IT (Luigi De Gregorio) – TERMOLI. Il telefono designato per la gioia e dolore degli appassionati di calcio era quello del Bar dello sport. L’assiepamento era forte e già con molto anticipo rispetto al termine della partita.L’attesa era quella riservata oggi ad una star della musica.

A dirla tutta, a prescindere dal risultato, il tutto era un rito per la Termoli del calcio che si ripeteva una domenica si ed una domenica no.

IL LUOGO. In piena coerenza il rito non poteva che avvenire nel bar dello Sport. Quale? Uno ce n’era. In fondo al Corso Nazionale, poco prima di poter svoltare a sinistra per andare sul piano di Sant’Antonio.

L’occupazione in massa del bar era praticamente una ressa che si estendeva sul marciapiede e sul corso antistanti il locale. Iniziava almeno mezz’ora prima del termine della partita. Che era uguale per tutte le partite di calcio della nazione di qualsiasi livello (seria A, serie B, serie C etc.): inizio h 1430; termine alle 1615. (La puntualità delle partite di calcio e l’inizio della benedizione del papà in San Pietro – h 1200 sono le due cose che hanno sempre funzionato in Italia, tralasciando l’attuale rivoluzione nel settore calcio)

L’ATTESA. Si parlava ovviamente di calcio. Si vociava. Si pronosticava. Tutto ad alto volume in un crescendo continuo per superarsi in decibel, tutti contro tutti. Insomma un casino. Che però d’incanto scompariva quando il super termolese rappresentante dei tifosi termolesi entrava nella cabina telefonica in attesa della chiamata del corrispondente tifoso – accompagnatore- uomo tuttofare che aveva seguito la squadra in trasferta ed avrebbe dovuto comunicare il risultato.

Dopo le 16.30 ogni minuto che passava era una freccia al cuore dei tifosi. Perché si sa chi deve dare notizie negative tende a darle in ritardo. Non mancavano le giustificazioni ottimistiche: forse il primo telefono utile è lontano dal campo sportivo, forse l’unico telefono del paese della squadra ospitante non funziona. Ovviamente i più pessimisti:abbiamo perso e basta!

IL RISULTATO. Finalmente squilla il telefono. Colui che annuncerà la novella ai tifosi in sala entra in cabina chiedendo di fare silenzio. Subito obbedito, una quiete tombale. Brevissimo tempo. Meno di un minuto. Esce dalla cabina. Viso nero e sguardo accigliato. Tutti hanno compreso la sconfitta. Il dubbio: con onore o una mazzata? Una voce dalla sala a quanto abbiamo perso? La risposta Tre a zero suonava come un annuncio mortuario.

LA FINE (o quasi) DELL’EVENTO. La domenica sportiva era terminata. I più si riversavano sul Corso per il passeggio. Oppure andavano a cinema. Od altro.

I chiu sfegat-t continuavano a parlare di calcio e della partita non avendo nessuna notizia a riguardo (tranne che il risultato), come facessero una frittata senza avere le uova. Ed attendevano il bus di ritorno della squadra, fosse anche previsto per la mezzanotte. Un calcio parlato senza immagini. Che tempi. Ma c’era la radio per le partite nazionali.

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9 dicembre 1990, il Milan torna sul tetto del mondo

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SPORTSENATORS.IT (Luca Marianantoni) – Con una doppietta di Frank Rijkaard e con un gol di Giovanni Stroppa, il Milan si aggiudica per la terza volta la Coppa Intercontinentale battendo a Tokyo 3-0 l’Olympia di Asunción.

Quello di Tokyo fu l’ottavo e ultimo trofeo vinto in carriera da Arrigo Sacchi. Otto trofei conquistati con il Milan nell’arco di 28 mesi.

Ecco le date di tutte le vittorie di Sacchi: il 15 maggio 1988 lo scudetto (sul Napoli), il 24 maggio 1989 la Coppa dei Campioni (4-0 alla Steaua Bucarest), il 14 giugno 1989 la Supercoppa europea (3-1 alla Sampdoria), il 7 dicembre 1989 la Supercoppa europea (1-0 al Barcellona), il 17 dicembre 1989 la Coppa Intercontinentale (1-0 sul Nacional Medellín), il 23 maggio 1990 la Coppa dei Campioni (1-0 sul Benfica), il 29 novembre 1990 la Supercoppa europea (2-0 sulla Sampdoria) e infine il 9 dicembre 1990 la Coppa Intercontinentale (3-0 sull’Olimpia di Assunción).

Nato a Fusignano il 1° aprile 1946, Arrigo Sacchi fu voluto personalmente sulla panchina del Milan dal presidente Silvio Berlusconi e l’arrivo del tecnico romagnolo coincisero con l’epopea degli olandesi (Van Basten, Gullit e Rijkaard) che portarono il Milan sul tetto del mondo.

Nell’estate del 1991, il Ct lasciò il Milan e si rese disponibile per succedere ad Azeglio Vicini sulla panchina della Nazionale. Sacchi esordì con la Nazionale il 13 novembre 1991, dopo che Vicini mancò la qualificazione agli Europei del 1992. Sacchi, aiutato da campioni del calibro di Baggio, Baresi e Maldini, ottenne uno storico secondo posto ai Mondiali americani del 1994, perdendo ai rigori con il Brasile di Romário, Bebeto e Dunga. L’avventura in azzurro si concluse nel 1996 dopo la sconfitta con la Bosnia, ma soprattutto dopo i deludenti Europei d’Inghilterra. Nell’autunno dello stesso anno tornò in sella al Milan subentrando a Óscar Tábarez; poi la breve avventura all’Atletico Madrid e l’addio dopo 3 partite alla guida del Parma.

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