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Il Calcio Racconta

14 ottobre 1993 – Viene a mancare Paolo Mantovani … “U Presidente”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Maurizio Medulla) – Scrivere su Paolo Mantovani è qualcosa che mi è sempre risultato difficile, forse per il grande rispetto che ho sempre avuto verso l’uomo e verso il Presidente.

Non era simpatico, era scontroso, spesso scostante, ma aveva una logica solare che all’inizio sembrava impossibile da seguire, ma che a poco a poco riusciva a farti comprendere. Alla base l’amore per la Sampdoria, per i tifosi, per i giocatori, che spesso trattava in modo paterno.

Per capire chi sia stato Paolo Mantovani e cosa abbia rappresentato, basta chiedere alla gente di Genova, ai meno giovani, a quelli che lo hanno conosciuto. Dopo che hai posto la domanda, capisci dal luccichio degli occhi, dallo sguardo fiero di chi ti risponde con orgoglio: U Presidente!!

A volte mi chiedo se siano stati i successi sportivi a renderlo così grande, e mi rispondo sempre nello stesso modo: Lui ha reso i successi sportivi della Sampdoria immensi.

Era un uomo libero, libero dai suoi bisogni, libero dalle debolezze, libero da una città che spesso gli è stata nemica, un uomo senza compromessi, che ha posto sempre davanti a tutto i suoi tifosi, la sua gente, la Sampdoria.

Molte sono state le sue frasi celebri ma quella che ricordo con grande orgoglio e con un briciolo di pudore è: Il patrimonio più grande della Sampdoria sono i suoi Tifosi.

Eppure non lesinò attacchi alla tifoseria, attacchi anche pesanti che lasciarono il segno. Voleva che il primo scudetto fosse il comportamento della gente, solo con un comportamento esemplare si sarebbero raggiunti risultati importanti.

E questi risultati arrivarono, passo dopo passo, coppa Italia dopo coppa Italia, passando da una serata europea in terra di Svezia, con la coppa delle Coppe alzata al cielo da Gianluca Vialli e Roberto Mancini, per lo scudetto del 19 maggio 1991, alla finale di coppa dei Campioni del 20 maggio 1992. Persa per le statistiche, ma vinta dai trentacinquemila di Wembley, il momento più alto della storia blucerchiata.

Le uniche parole di quella sera furono: i tifosi della Sampdoria hanno perso a Wembley ed hanno cantato, finché i tifosi canteranno non ci saranno problemi per il futuro.

Ricordo la sua grande amicizia con Luzzara, Presidente della Cremonese e con Dino Viola, Presidente della Roma. Con quest’ultimo giocò una partita a poker sulla questione Cerezo. Credo si siano divertiti tutti, Cerezo compreso. E ancora oggi i tifosi della Roma e della Samp si chiedono: ma Cerezo quanti anni ha ??

Paolo Mantovani è stato molto altro, molto più che il Presidente di una squadra di calcio. Pochi personaggi hanno lasciato un segno di sé così tangibile nelle vicende che hanno attraversato. Difficile fare un ritratto del Presidente e ancora più difficile farlo di un uomo, che voleva essere complesso. L’altro Mantovani viene fuori dai ricordi personali di chi ha avuto il piacere di conoscerlo e frequentarlo.

Lui divenne Presidente il 3 luglio del 1979 ed io ero un giovane che cercava a gomitate di farsi largo nella vita dei grandi, avevo già avuto il piacere di conoscerlo nella sua veste di addetto stampa, cappotto che assolutamente non gli calzava per i non buoni rapporti con una stampa genovese, che era ampiamente schierata dalla parte rossoblu.

Spesso lui e il vice Presidente Montefiori bazzicavano un bar aperitivi vicino a casa mia, era il periodo del calcio mercato e quel giorno lo incrociai. Quell’uomo mi incuteva sempre una sorta di timore reverenziale, i giornali lo definivano il Paperon dei Paperoni, ed io umile tifoso mi avvicinai e chiesi: Presidente, buona sera, come andiamo?

Si voltò verso di me facendomi arrossire, mi guardò e mi rispose con grande gentilezza. Mi raccontò che era stato al calcio mercato a Milano, che era andato per comprare delle patate ed invece era tornato con dei carciofi, e che quindi aveva capito che il calcio mercato non faceva per lui.

Rimasi a bocca aperta non capendo nulla di quanto mi aveva detto. Ripensai a quel momento con delusione, ma mi sbagliavo. Da quella sessione di calcio mercato arrivarono otto giocatori e tutti gli addetti ai lavori accreditarono la Sampdoria favorita per la risalita in serie A, anche se Mantovani non frequentò mai il calcio mercato nei vari alberghi di Milano.

Eravamo all’alba dell’era della Sampd’oro. Un solco lungo 14 anni, un ricordo che resta indelebile nel mio cuore e in quello di tutti coloro che come me lo hanno vissuto.

Se ne è andato troppo presto, il 14 ottobre 1993, a soli 63 anni.

Non dimenticherò mai quel giorno. Era una giornata cupa, con una tramontana fredda che sferzava il mare, il cielo era come me, dopo che avevo ricevuto quella telefonata. Avevo una gran voglia di piangere.

Il Presidente ci aveva lasciato.

Mi precipitai all’ospedale Galliera di Genova, in pochi minuti la notizia fece il giro di Genova e come me tanti amici di stadio, di gradinata, arrivarono. In silenzio, nel giro di poche ore migliaia di persone erano davanti al nosocomio, con le lacrime agli occhi.

A distanza di tanto tempo, sorrido ogni volta che penso a Lui e rivedo il suo viso davanti alla gradinata sud, rivedo il suo modo gentile di salutare togliendosi il cappello, di alzare la mano per abbracciare tutti, la sua gradinata, i suoi ragazzi.

Ovunque Lei sia, Presidente, resta e resterà sempre nel mio cuore.

Ciao Paolo.

Maurizio Medulla, classe 1957, dipendente pubblico e dirigente sportivo nasce a Genova in quel di Sampierdarena. Cresce, come dice lui, a focaccia, Sampdoria e qualche schiaffo. Ultras prima di essere tifoso, colleziona da sempre materiale sulla Sampdoria e sulla sua storia. Gli amici lo definiscono un feticista, lui semplicemente un amante del blucerchiato. Il suo sogno nel cassetto creare un museo che possa essere un punto di ritrovo per gli amanti del calcio fatto di atleti ed eroi e non di mercenari. Il suo idolo da sempre Loris Boni.

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18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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