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Il Calcio Racconta

22 ottobre 1978: prima vittoria in A dell’Avellino e l’inizio dei magnifici dieci anni nella massima serie

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – In uno stadio sempre pieno di affetto, passione ed entusiasmo, i giocatori, verdi come il campo, correvano e mangiavano gli avversari. Questa è la storia dell’Avellino in serie A, un’epoca lunga, entusiasmante, incredibile e appassionante.

Nell’ultima giornata del campionato di serie B, l’11 giugno 1978, l’Avellino guidato da Paolo Carosi, vince 1-0 in casa della Sampdoria, grazie ad una rete di Mario Piga e conquista la prima e ultima storica promozione in serie A.

Tutta l’Italia è incuriosita da questa squadra di provincia che in pochi anni è passata dalla serie C alla serie A.  Con il nuovo allenatore Marchesi, tecnico elegante e decisamente pacato, l’Avellino affronta il primo campionato in massima serie con una formazione discreta: in attacco punta tutto sul centravanti Gianluca De Ponti, a centrocampo il famoso e storico capitano Adriano Lombardi (il cui nome verrà poi dato allo stadio n.d.r.).

L’avventura dell’Avellino non parte benissimo, tre sconfitte nelle prime tre giornate, contro Milan (0-1), Lazio (1-3) e con il Torino (0-1).

I meno romantici prevedono già un ritorno in B degli irpini che però, alla quarta giornata, ottengono la prima vittoria in casa contro il Verona con due reti, una di De Ponti e una di Massa. È il 22 ottobre 1978, una data che rimarrà indelebile nella mente e nel cuore di tutti i tifosi Avellinesi.

Dopo numerosi pareggi, due sconfitte, il piccolo Avellino batte prima l’Ascoli e ferma addirittura la Juventus e il Milan che a maggio sarà campione d’Italia.

La salvezza comunque arriva alla penultima giornata con la vittoria sull’Inter, con la firma di Mario Piga, autore in un anno del gol promozione e del gol salvezza. Dopo una rimonta all’ultima giornata sulla Juventus, l’Avellino resta definitivamente in serie A e in Irpinia è festa grande. Nonostante l’entusiasmo infatti, nessuno si aspettava un simile risultato a fine stagione… 26 punti, gli stessi della As Roma, due di distacco dalla zona retrocessione.

La stagione ’79/’80 è quella tristemente nota al calcio italiano legato alle scommesse, che vedrà coinvolto anche lo stesso Avellino. Ad inizio stagione oltre a De Ponti, la dirigenza acquista e affianca al bomber un certo giovane promettente di nome Andrea Carnevale, futuro attaccante del Napoli, della Roma e della storica nazionale. Una stagione da 27 punti ma soprattutto a cinque punti dalla terzultima e con una salvezza anticipata accompagnata dalla soddisfazione di vincere al San Paolo contro il Napoli, in casa contro la Juventus e Milan.

Nell’estate 1980, a causa della questione calcio scommesse, l’Avellino si trova a ripartire con 5 punti di penalizzazione. Molti prevedono una retrocessione mentre, nonostante l’handicap, i lupi biancoverdi lottano ogni partita e ne vincono alcune, realizzando sei risultati utili di fila.

Juary nella sua classica esultanza

La penalizzazione è quasi un lontano ricordo e i biancoverdi cominciano ad apprezzare anche il nuovo acquisto Juary, un attaccante tecnico e rapidissimo che successivamente diventerà idolo della tifoseria. A fine campionato l’Avellino festeggerà l’impresa: la terza salvezza in serie A.

Il 1980 è l’anno del terribile terremoto e la città di Avellino festeggia tra le macerie una piccola gioia.

Nella stagione ’81/’82, l’Avellino guidato da Vinicio e con lo sponsor IVECO sulla maglia, parte bene e resta imbattuto in trasferta per le prime due partite, pareggiando a Roma e a Udine. Nella seconda parte del campionato però si trova in difficoltà e il tecnico Vinicio lascia il posto a Claudio Tobia, voluto fortemente dal presidentissimo Sibilia, artefice del miracolo avellinese. Seppur con fatica la squadra irpina conquista un’altra salvezza, la quarta. Grazie al capocannoniere Juary, il campionato si chiude all’ottavo posto e la squadra è pronta ad affrontare una quinta stagione nella massima serie, dando modo un po’ a tutti i tifosi di calcio di appassionarsi a questa squadra giovane e senza paura.

La quinta stagione in A sarà di nuovo salvezza, nonostante il cambio in panchina tra Tobia e Marchioro e numerose sconfitte in trasferta. I biancoverdi chiudono all’ottavo posto accanto al Napoli.

La stagione ’83/’84 vede la permanenza in serie A con molta più fatica.  Gli irpini confermano in panchina Veneranda e accolgono in attacco l’argentino Diaz. L’esordio è con il botto: 11 settembre 1983 battono il Milan 4-0 con reti di Barbadillo, doppietta di Bergossi e sigillo di Colomba. Non è ancora il Milan pluridecorato di qualche anno dopo, ma per l’Avellino questa vittoria contro il Milan, resta un’emozione straordinaria.

La stagione successiva è quella che celebra l’incredibile scudetto del Verona. Ad Avellino arriva ancora un nuovo tecnico, l’ex calciatore Angelillo che conduce ancora la squadra biancoverde alla salvezza.

Nell’estate dell’85 c’è di nuovo cambio in panchina che viene affidata al duo Robotti – Ivic confidando in una nuova salvezza. Ma il campionato non è inizialmente un granché. Dopo la sconfitta d’esordio con la Juventus, l’Avellino batte 3-1 i campioni d’Italia del Verona.  Pareggia in casa contro l’Udinese in rimonta e perde con quattro reti di differenza contro il Como. Anche se poi arriveranno pure i successi interni con Roma e Inter, oltre ad altri successi con squadre medio piccole, l’Avellino si salverà solo con quattro punti di vantaggio sul Pisa che invece retrocede.

Il campionato ’86/’87, è il nono anno nella massima serie e sarà il migliore, con salvezza tranquilla e con 30 punti, record storico per i biancoverdi. Dirceu in super forma deliziò i tifosi irpini con giocate sopraffine, punizioni strepitose che il brasiliano trasforma quasi regolarmente in gol.

L’Avellino è molto più di una piccola realtà della provincia italiana, resiste in serie A da nove anni consecutivi e ha una società sana e una dirigenza competente, con una tifoseria più che appassionata. Nessuno immagina però che quello sarà l’ultimo anno e la fine del sogno è dietro l’angolo.

Il campionato ’87/’88 infatti si rivela inspiegabilmente difficile. Dopo una prima vittoria per 2-1 sul Torino, cede alla Juventus il suo gioiello Angelo Alessio, pedina fondamentale per la tattica di Vinicio, che viene così esonerato a beneficio di Eugenio Bersellini il quale tenterà disperatamente di salvare il salvabile.

La squadra però è inevitabilmente indebolita nonostante il nuovo acquisto Anastopoulos che si rivelerà un bidone. Nel girone di ritorno, nonostante una grande rimonta, retrocede in B con 23 punti.

La città reagisce con orgoglio e con la passione che l’ha contraddistinta nei gloriosi 9 anni precedenti, in fondo l’Avellino ha scritto una pagina storica ed indelebile del panorama sportivo italiano ed il 15 maggio 1988 lascia la Serie A tra gli applausi di tutto il paese.

Inter – Avellino 1-1 è l’ultima partita nella massima serie degli irpini la stessa che, per uno strano gioco del destino, è stata la partita di esordio in serie A.

Così si chiude un cerchio glorioso mai più riaperto e che gli appassionati di calcio romantico ricordano con nostalgia. In fondo, il simbolo del lupo non è sulle maglie dell’Avellino per caso.

 

Romana e romanista di nascita, trasferita in Friuli Venezia Giulia per sbaglio. Una laurea in scienze della comunicazione, un lavoro come responsabile marketing e un figlio portiere mi riempiono la vita. La mia grande passione è il calcio, la sua storia e tutto quello che ne fa parte.

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4 Comments

4 Comments

  1. Orazio

    22 Ottobre 2018 at 23:23

    Complimenti per l’articolo Pieno di passione mi hai fatto ricordare gli anni più quando da bambino sognavo di fare il calciatore. Lo ricordo anche io quel piccolo miracolo dell’Avellino, e come non ricordare anche l’ascolii, Piccole realtà di provincia, grandi quanto la mia Modica, che però stenta persino in promozione.

  2. Ugo

    23 Ottobre 2018 at 7:41

    Correggere l’errore su Dirceu. Non ha giocato nell’Avellino di Angelillo del 1984-85. Ma solo nel 1986-87.

    • Federico Baranello

      23 Ottobre 2018 at 10:07

      Grazie Ugo per la segnalazione. Perdonaci la svista

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Legnano dice addio a Franco Pian

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – E’ morto a 96 anni Franco Pian, ex terzino sinistro, compagno di squadra di Bearzot, tra il 1947 e il 1950…”, così oggi riporta la Gazzetta dello Sport.

Chi era Franco Pian? Nasce a Gradisca d’Isonzo nel 1922 ed era cresciuto nel Venezia. Passa poi al Pieris, nel campionato 1940-41 in serie C, e poi alla Salernitana nella stagione successiva. Poi al Pro Gorizia prima di passare nel 1947 all’Inter dove esordisce il 05 ottobre 1947 a Genova, in Sampdoria-Inter (1-4). A Milano disputa tre stagioni.

Nel ’50 viene ceduto al Legnano ed è qui che diventa una bandiera vestendo la maglia dei lilla per sei stagioni: due in Serie A e quattro in Serie B, collezionando un totale di 183 presenze. Nel 1950/51 contribuisce alla promozione nella massima serie, giocando 30 incontri. Nella stagione successiva gioca 32 partite in A che vede però una retrocessione per il Legnano. Nella stagione successiva, 1952/53, una nuova promozione in A e Pian la vive da grande protagonista collezionando 32 presenze.

Nella stagione successiva in serie A Pian fu schierato dal Mister Galluzzi in 28 incontri. Retrocesso quindi nuovamente in Serie B, Pian assicura le proprie prestazioni per altre due stagioni consecutive: nel 1954/55 e 1956/57.

Lo storico lilla Igino Monti lo ricorda così dalle pagine del sito sportlegnano.it: “Terzino sinistro, Pian arrivò dall’Inter: era un giocatore molto tecnico, poco falloso, un bravo terzino. Ha giocato le promozioni dei Lilla. E’ stato un punto di riferimento della difesa. Quasi sempre presente, un punto fisso, lo ricordo come un giocatore corretto ed elegante. Faceva coppia con Asti, decisamente più grintoso, più mastino nei contrasti in quello che allora era come modulo il Sistema“.

Chiude la sua carriera con la Biellese e si dedica, a Milano, al suo negozio di strumenti musicali.

La foto ritrae Pian con la formazione che ottenne la promozione in Serie A nel 1952/53 (Pian è il terzo da destra fra i giocatori in piedi- www.museolilla.statistichelilla.it – Collezione Eugenio Raimondi).

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“Buon Volo Amico Mio” – Nella ricorrenza della scomparsa Luigi Martini ricorda l’amico Re Cecconi

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Oggi tutto il mondo del calcio ha rivolto il suo pensiero ad un artista del pallone, mancato proprio il 18 gennaio di 42 anni fa. Infatti quella sera Luciano Re Cecconi insieme a Pietro Ghedin, suo compagno nella Lazio entrarono nella gioielleria dove si consumò il tragico evento. Un evento forse dettato dallo scherzo di Re Cecconi, forse no… qualche mistero ancora oggi rimane. I fatti dicono che il gioielliere mise fine alla vita del calciatore con un colpo di pistola. Luigi Martini, grande amico di Luciano, ne soffrì molto. Qualche minuto fa ha voluto ricordare Luciano con un post su facebook:

:< Cinque minuti al lancio>così urlava il direttore di lancio della brigata paracadutisti folgore di Pisa. Sul c119 erano seduti su due file di venti i paracadutisti che di lì a poco si sarebbero lanciati nel vuoto da trecento metri. Tra tutti spiccava una chioma color del sole, era lui Luciano seduto al mio fianco. Era cominciato tutto tre mesi prima quando gli dissi che io mi sarei iscritto al corso paracadutisti. :< ma tu sei proprio un pirla> Mi disse in dialetto milanese la tua fortuna sono la gambe e te le vuoi giocare così, io non ti seguo. Lo guardai e gli dissi:< Io comincio domani> Il giorno dopo finito l’allenamento lo trovai nella mia macchina, mi guardò e mi disse:< vengo anch’io >:<Tre minuti al lancio , in piedi, agganciare > comanda il maresciallo che dirigeva il lancio. In quel momento gli anziani intonano una canzone che inizia con <a noi la morte non ci fa paura…>Luciano mi guarda scuotendo la testa allora vedo le sue labbra muoversi ma non capisco per il frastuono:<pronti al lancio >urla ancora il maresciallo e poi tutti fuori , in volo. Sai Luciano io lo so perché sei venuto in volo con me, sei venuto per guardarmi le spalle, come facevi in campo quando io partivo per incrociare il campo e lasciavo la marcatura di avversari come Mazzola, Causio, Bruno Conti, Claudio Sala e tu scalavi in copertura per proteggermi perché allora con la marcatura ad uomo io sarei stato il responsabile.Sai Luciano dopo che quel maledetto proiettile ti ha strappato la vita io ho perso di più di un amico ho perso l’amico che mi guardava le spalle. Io l’ho capito subito che senza te tutto sarebbe cambiato e che non aveva più senso continuare con il calcio. E poi chissà cosa mi ha detto prima del lancio… ma si io lo so :< Pirla vai>mi hai gridato. È stato un bellissimo volo Luciano e noi piloti diciamo che un pilota non muore mai, vola solo un po’ più in alto. Buon volo Amico mio

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Si è spento oggi Masinga. Protagonista del calcio inglese e italiano degli anni ’90

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – Negli anni ’90 a Salerno, proveniente dalla squadra Svizzera del San Gallo, arrivò l’attaccante sudafricano Philemon Raul Masinga, noto come “Phil Mazinga”, nato a Klerksdorp (28 giugno 1969) nei pressi di Johannesburg.
Masinga crebbe calcisticamente nel Kaizer Chiefs, per poi giocare in patria con lo Jomo Cosmos e il Mamelodi Sundowns. In quest’ultima squadra di Pretoria segnò 98 reti in 108 presenze.
Nel 1994 fu acquistato dal Leeds United e si trasferì in Inghilterra dove trovò il suo connazionale e coetaneo Lucas Radebe suo compagno di squadra anche in nazionale.
Con la squadra dello Yorkshire, segnò 5 reti in 2 anni: il primo goal lo mise a segno il 27 agosto 1994 contro il Chelsea nella gara persa per 3-2 dai Leeds.
Segnò poi due doppiette contro Arsenal e Queens Park Ranger. Nella stagione 1996-97 si trasferì in Svizzera nelle fila dei biancoverdi del San Gallo dove in dieci presenze non segnò alcuna rete.
Durante il mercato di gennaio del 1997 venne acquistato dalla Salernitana del presidente Aniello Aliberti che militava in serie B e si classificò 15a in quel campionato cadetto. Masinga siglò 4 reti: la prima il 23 marzo del 1997 a Cesena; poi una doppietta contro il Brescia il 23 marzo 1997 nella gara vinta per 4-1 e infine una sua rete decise la gara contro il Castel di Sangro il 25 maggio 1997.
Dopo questa stagione fu acquisito dal Bari di Eugenio Fascetti e del presidente Vincenzo Matarrese, esordendo così in massima serie, e trovando in attacco un giovane Nicola Ventola. La prima rete con i galletti pugliesi arrivò il 2 novembre 1997 nella partita vinta per 3-2 al Castellani di Empoli. In Puglia rimase dal 1997 al 2001 collezionando 75 presenze e 24 reti. Nel campionato 1998-99 fu anche il miglior cannoniere della squadra e la sua presenza in campo infiammava le domeniche allo Stadio San Nicola di Bari. Solo in quella stagione mise a segno 11 reti.
Da ricordare quella sua doppietta che regalò la vittoria del Bari a San Siro contro l’Inter il 1 novembre 1998.
Dopo l’esaltante esperienza nei campionati italiani Masinga si trasferì negli Emirati Arabi Uniti dove concluse la carriera con l’Al-Wahda.
In Nazionale esordì in competizioni ufficiali nel 1996 in Coppa D’Africa, proprio in Sud Africa dove i “Bafana Bafana” vinsero la loro prima competizione battendo in finale la Tunisia. Nel 1998 partecipò sia alla Coppa d’Africa sia al Mondiale di Francia. Nella coppa continentale il Sudafrica arrivò secondo perdendo per 2-0 la finale contro l’Egitto a Ouagadougou in Burkina Faso. Mentre a Francia ’98 inserita nel gruppo C con Francia, Danimarca e Arabia Saudita, la nazionale di Città del Capo collezionò una sconfitta e due pareggi venendo eliminata al primo turno.
Philemon Raul Masinga si è spento oggi 13 gennaio 2019 a 49 anni dopo una lunga malattia.

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