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Evoluzione della tecnica calcistica – Terza parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Tiziano Lanza) – Siamo arrivati al terzo appuntamento dell’”Evoluzione della tecnica calcistica”. Abbiamo affrontato e visto le scarpe da giuoco, i parastinchi e la divisa. Abbiamo poi cercato di capire come si colpiva il pallone quando il calcio nacque. Oggi invece cercheremo di scoprire l’evoluzione del Regolamento del Gioco.

Buona Lettura

Principali tappe nell’evoluzione del Regolamento del Gioco

Il periodo a cavallo fra il Secolo XIX e il XX era dunque l’epoca dei pionieri. Gli storici inglesi collocano la fine del Pionierismo nel calcio intorno al 1880, quando in Inghilterra dopo la FA Cup prese il via anche il campionato nazionale. L’epoca coincideva con l’inizio del professionismo, poiché molti club iniziarono a pagare i giocatori migliori, prima con rimborsi poi con escamotage che rasentavano lo scandalo e creavano sdegno. Stuoli di talent scouts si spostavano verso la Scozia a caccia dei primi fuoriclasse; e mentre in Inghilterra si affermava inesorabile il professionismo, gli stessi britannici esportavano il football in tutto il mondo.

Secondo chi scrive, tuttavia, il Pionierismo durò più a lungo, poiché nel 1880 il Regolamento del Gioco era ancora in fase di sviluppo. Appare perciò più corretto far coincidere la fine del Pionierismo, quanto meno della tecnica, con il 1904 anno in cui a Parigi fu fondata la FIFA, l’organizzazione Mondiale del Football (in francese: Fedération Internationale de Football Association).

I primissimi anni del nuovo Secolo furono marcati da importanti tensioni politico-organizzative ai vertici del Football, perché agli inglesi non pareva vero che potesse nascere una qualsivoglia autorità calcistica al di fuori della loro Isola! Questo sostanzialmente spiega le diffidenze degli inglesi, che già nel 1886 avevano creato l’IFAB (International Football Association Board). Si trattava di un vero laboratorio di studio e divulgazione del Regolamento del calcio, e all’epoca era operante solo in Gran Bretagna per le federazioni di Scozia, Irlanda, Galles e Inghilterra –le uniche esistenti al mondo. Già dalla sua nascita, la FIFA riconobbe l’importanza dell’IFAB, ed operò politicamente per inglobare tale associazione. Oggi l’IFAB è il massimo organismo mondiale che ha il potere di stabilire qualsiasi modifica ed innovazione alle regole del Gioco; non fu mai l’emanazione della FIFA, come qualcuno sarebbe portato a pensare, ma è in essa affiliato a tutti gli effetti.

La storia della FIFA e degli organismi calcistici collegati non è materia di questo viaggio a puntate, ma la storia del Regolamento in parte lo è, perché evoluzione del pallone e della tecnica calcistica sono legate all’evoluzione del Regolamento del Gioco. Ecco dunque un breve sunto sull’evoluzione del Regolamento a partire dal 1863. Già nel 1902 le regole erano arrivate ad essere sostanzialmente quelle di oggi.

1863 – Prima stesura del Regolamento del Football. Si gioca in 11 per squadra. Sono sancite le prime dimensioni del terreno di gioco: 180 mt di lunghezza per 90 di larghezza. Le porte sono larghe 7,32 mt; una cordicella a 2,44 mt dal suolo delimita la porta in altezza. Quattro bandierine ai vertici, più due in corrispondenza del centrocampo, delimitano il terreno di gioco. Sono già codificati i falli e le scorrettezze da bandire durante lo svolgimento del gioco: nella sostanza sono vietati i falli di mano, gli sgambetti e i calci, le trattenute e le spinte. Per punire i falli, è concesso il “tiro libero” cioè il calcio di punizione che nasce come “indiretto”, per cui non è ammessa la marcatura diretta del goal. Nell’esecuzione del calcio di punizione, gli avversari devono stare a una distanza minima di 5,50 mt. E’ già codificato il fuorigioco, applicato a tutte le zone del campo; non è fuorigioco sul calcio di rinvio.

1869 – Il portiere può parare il pallone con le mani (regola realmente diffusa e interamente adottata fra il 1871 e il 1880).

1871 – In occasione dell’istituzione della Coppa d’Inghilterra (FA Cup) il numero dei giocatori è fissato a 11. La durata della gara è ufficializzata in 1 ora e mezza, divisa in due tempi da 45 minuti ciascuno. Nel 1896 si stabilisce che l’intervallo fra il primo e il secondo tempo non debba superare i 5 minuti; in seguito, nel 1897, si precisa che l’intervallo deve durare minimo 5 minuti e non oltre i 15.

1872 – Il pallone deve avere circonferenza compresa fra 68 e 71 cm.

1873 – Istituzione del calcio d’angolo con il quale, però, non è ammessa la marcatura diretta del goal. Dal 1924 è permesso anche segnare una rete direttamente dal calcio d’angolo. Viene regolamentato il fuorigioco “a tre”, cioè devono esserci almeno 3 avversari fra il giocatore che riceve la palla “in avanti” e la linea di porta.

1877 – E’ ammessa la cosiddetta “carica da tergo”, poi perfezionata nel 1882.

1882 – Le porte devono avere obbligatoriamente la traversa (già apparsa nel 1877).

1889 – Il pallone all’inizio della partita deve avere il peso compreso fra 340 e 435 grammi. Solo nel 1937 il peso sarà fissato come quello attuale: fra 396 e 453 grammi. La pressione della gonfiatura è fissata a circa 1 bar.

1891 – Viene introdotto il calcio di rigore; ma l’area ancora non è delimitata: la massima punizione viene concessa se il fallo è commesso entro una certa distanza dalla linea di porta, solitamente segnalata con una linea continua da un lato all’altro del terreno di gioco (v. fig. Aa.11). Compaiono la linea mediana e il cerchio di centro campo con il raggio attuale di 9,15 mt; ma tali segnature sono fatte obbligatorie solo nel 1902. Dopo una primaria sperimentazione, sono introdotte le reti alle porte; sparisce la figura dei giudici di porta (per la verità non sempre utilizzati).

1897 – Fissate le nuove dimensioni del terreno di gioco: 120 x 90 mt le massime, 90 x 45 mt le minime, che sono tutt’ora in vigore. Obbligo della segnatura del terreno di gioco, almeno sul perimetro e per il calcio di rigore. Fissate le condizioni per la facoltativa tracciatura del calcio d’angolo e dell’area piccola, o area di porta.

1902 – Diventano obbligatorie le tracciature d’angolo, dell’area di porta, e dell’area di rigore, con il suo punto del calcio di rigore, il tutto nelle dimensioni attuali; l’area piccola (di porta) è un rettangolo e non più due semicerchi. Il portiere può giocare il pallone con le mani limitatamente all’interno della propria area di rigore. E’ nel 1902 che il terreno di gioco assume l’attuale configurazione.

1903 – Introduzione del calcio di punizione di tipo “diretto”, con il quale è possibile segnare una rete.

1905 – Si recupera la figura dei giudici di porta, trasformandoli in giudici di linea o “guardalinee”; viene loro demandato il compito di segnalare il fuorigioco.

1907 – Il fuorigioco è limitato solo alla metà campo avversaria.

1913 – La distanza minima da rispettare per i giocatori difendenti, durante l’esecuzione dei calci di punizione e i calci d’angolo, viene portata a 9,15 mt.

1920 – Il fuorigioco diventa “a due”, cioè ci devono esserci almeno 2 avversari fra il giocatore che riceve la palla “in avanti” e la linea di porta.

1937 – E’ resa obbligatoria la lunetta dell’area di rigore, già apparsa nel 1928 e diffusa agli inizi degli anni Trenta.

Sarebbe tuttavia un grossolano errore credere che, una volta sancita una modifica del regolamento nella sede dell’IFAB, automaticamente tutto il mondo calcistico si sarebbe adeguato; non fu così, specialmente negli anni del Pionierismo. Agli inizi del Novecento, grazie soprattutto alla FIFA e ai suoi continui richiami e sollecitazioni, il Regolamento del Gioco trovò sempre più omogeneità di applicazione a livello mondiale. L’espressione più genuina del football non poteva più prescindere dall’applicazione del regolamento, anche nelle partite di allenamento, perfino nelle partitelle fra studenti; ma solo dopo la fondazione della FIFA, gli arbitri ebbero organizzazioni e dimensioni nazionali e internazionali.

All’epoca del Pionierismo, le segnature del terreno di gioco non erano tutte obbligatorie, ma ben presto tutti i club cominciarono ad applicare scrupolosamente quantomeno le “tracciature maestre”; infatti, ricevere gli ospiti su un terreno di gioco ben marcato con tutte le sue linee, costituiva ostentazione di “serietà sportiva”.

E’ curioso rilevare come, negli anni Venti e Trenta, la famosa lunetta delle aree di rigore subisse la stessa sorte di tutte le segnature del terreno non obbligatorie: veniva cioè tracciata in alcuni campi, mentre in altri no (vedi figg. A.11 e A.12).

 

Fig. Aa. 11 – Partita di football in Inghilterra nel 1901, con una notevole cornice di pubblico. La porta della foto sembra mancante della rete; malgrado le reti alle porte fossero già previste nel 1891, questa è un’altra riprova che le nuove innovazioni non erano seguiti immediatamente, neppure nella stessa Inghilterra. E’ altresì interessante notare la segnatura del terreno di gioco, già ricostruite nei grafici paragrafo 5. In questa importante partita –molto probabilmente la finale di Coppa d’Inghilterra– l’area di porta è costituita da due settori circolari intersecati, i cui centri coincidono con i pali della porta e il raggio misura 5.5 mt. La linea del penalty attraversa il terreno di gioco da un alto all’altro ed è parallela alla linea di porta ad una distanza di 9.15 mt. Infine, l’area del penalty (la futura area di rigore) era delimitata da una linea tratteggiata a 16.5 mt di distanza dalla linea di porta. Le misure dunque c’erano già tutte, ma la configurazione era ancora in via di sviluppo, e arriverà solo nel biennio 1902-1904.

 

Fig. A.11: 1930, le segnature del terreno allo stadio Centenario di Montevideo, il giorno della prima finale Mondiale. Tutto secondo il regolamento, ma mancano le lunette alle aree di rigore. Nel 1902 si stabilirono le segnature di cui sopra: la configurazione era ormai completata.

 

Fig. A.12: 1932, le segnature del terreno nell’appena costruito Stadio del Littorio a Trieste; qui le lunette non mancano, anche se saranno obbligatorie solo a partire dal 1937. Questa fu la configurazione definitiva del terreno di gioco come lo è ancora oggi.

Evoluzione della tecnica calcistica – Prima parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Seconda parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Quarta parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Quinta parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Sesta parte

Evoluzione della tecnica calcistica – Settima e ultima parte

 

 

57 anni, tre figli, un cuore che batte per l’Hellas Verona. Tecnologo alimentare specialista in prodotti da forno industriali. Ex arbitro con la passione del calcio in bianco e nero. Collezionista di palloni, in particolare di quelli utilizzati durante i mondiali.

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Legnano dice addio a Franco Pian

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – E’ morto a 96 anni Franco Pian, ex terzino sinistro, compagno di squadra di Bearzot, tra il 1947 e il 1950…”, così oggi riporta la Gazzetta dello Sport.

Chi era Franco Pian? Nasce a Gradisca d’Isonzo nel 1922 ed era cresciuto nel Venezia. Passa poi al Pieris, nel campionato 1940-41 in serie C, e poi alla Salernitana nella stagione successiva. Poi al Pro Gorizia prima di passare nel 1947 all’Inter dove esordisce il 05 ottobre 1947 a Genova, in Sampdoria-Inter (1-4). A Milano disputa tre stagioni.

Nel ’50 viene ceduto al Legnano ed è qui che diventa una bandiera vestendo la maglia dei lilla per sei stagioni: due in Serie A e quattro in Serie B, collezionando un totale di 183 presenze. Nel 1950/51 contribuisce alla promozione nella massima serie, giocando 30 incontri. Nella stagione successiva gioca 32 partite in A che vede però una retrocessione per il Legnano. Nella stagione successiva, 1952/53, una nuova promozione in A e Pian la vive da grande protagonista collezionando 32 presenze.

Nella stagione successiva in serie A Pian fu schierato dal Mister Galluzzi in 28 incontri. Retrocesso quindi nuovamente in Serie B, Pian assicura le proprie prestazioni per altre due stagioni consecutive: nel 1954/55 e 1956/57.

Lo storico lilla Igino Monti lo ricorda così dalle pagine del sito sportlegnano.it: “Terzino sinistro, Pian arrivò dall’Inter: era un giocatore molto tecnico, poco falloso, un bravo terzino. Ha giocato le promozioni dei Lilla. E’ stato un punto di riferimento della difesa. Quasi sempre presente, un punto fisso, lo ricordo come un giocatore corretto ed elegante. Faceva coppia con Asti, decisamente più grintoso, più mastino nei contrasti in quello che allora era come modulo il Sistema“.

Chiude la sua carriera con la Biellese e si dedica, a Milano, al suo negozio di strumenti musicali.

La foto ritrae Pian con la formazione che ottenne la promozione in Serie A nel 1952/53 (Pian è il terzo da destra fra i giocatori in piedi- www.museolilla.statistichelilla.it – Collezione Eugenio Raimondi).

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“Buon Volo Amico Mio” – Nella ricorrenza della scomparsa Luigi Martini ricorda l’amico Re Cecconi

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Oggi tutto il mondo del calcio ha rivolto il suo pensiero ad un artista del pallone, mancato proprio il 18 gennaio di 42 anni fa. Infatti quella sera Luciano Re Cecconi insieme a Pietro Ghedin, suo compagno nella Lazio entrarono nella gioielleria dove si consumò il tragico evento. Un evento forse dettato dallo scherzo di Re Cecconi, forse no… qualche mistero ancora oggi rimane. I fatti dicono che il gioielliere mise fine alla vita del calciatore con un colpo di pistola. Luigi Martini, grande amico di Luciano, ne soffrì molto. Qualche minuto fa ha voluto ricordare Luciano con un post su facebook:

:< Cinque minuti al lancio>così urlava il direttore di lancio della brigata paracadutisti folgore di Pisa. Sul c119 erano seduti su due file di venti i paracadutisti che di lì a poco si sarebbero lanciati nel vuoto da trecento metri. Tra tutti spiccava una chioma color del sole, era lui Luciano seduto al mio fianco. Era cominciato tutto tre mesi prima quando gli dissi che io mi sarei iscritto al corso paracadutisti. :< ma tu sei proprio un pirla> Mi disse in dialetto milanese la tua fortuna sono la gambe e te le vuoi giocare così, io non ti seguo. Lo guardai e gli dissi:< Io comincio domani> Il giorno dopo finito l’allenamento lo trovai nella mia macchina, mi guardò e mi disse:< vengo anch’io >:<Tre minuti al lancio , in piedi, agganciare > comanda il maresciallo che dirigeva il lancio. In quel momento gli anziani intonano una canzone che inizia con <a noi la morte non ci fa paura…>Luciano mi guarda scuotendo la testa allora vedo le sue labbra muoversi ma non capisco per il frastuono:<pronti al lancio >urla ancora il maresciallo e poi tutti fuori , in volo. Sai Luciano io lo so perché sei venuto in volo con me, sei venuto per guardarmi le spalle, come facevi in campo quando io partivo per incrociare il campo e lasciavo la marcatura di avversari come Mazzola, Causio, Bruno Conti, Claudio Sala e tu scalavi in copertura per proteggermi perché allora con la marcatura ad uomo io sarei stato il responsabile.Sai Luciano dopo che quel maledetto proiettile ti ha strappato la vita io ho perso di più di un amico ho perso l’amico che mi guardava le spalle. Io l’ho capito subito che senza te tutto sarebbe cambiato e che non aveva più senso continuare con il calcio. E poi chissà cosa mi ha detto prima del lancio… ma si io lo so :< Pirla vai>mi hai gridato. È stato un bellissimo volo Luciano e noi piloti diciamo che un pilota non muore mai, vola solo un po’ più in alto. Buon volo Amico mio

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Si è spento oggi Masinga. Protagonista del calcio inglese e italiano degli anni ’90

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Alessandro Lancellotti) – Negli anni ’90 a Salerno, proveniente dalla squadra Svizzera del San Gallo, arrivò l’attaccante sudafricano Philemon Raul Masinga, noto come “Phil Mazinga”, nato a Klerksdorp (28 giugno 1969) nei pressi di Johannesburg.
Masinga crebbe calcisticamente nel Kaizer Chiefs, per poi giocare in patria con lo Jomo Cosmos e il Mamelodi Sundowns. In quest’ultima squadra di Pretoria segnò 98 reti in 108 presenze.
Nel 1994 fu acquistato dal Leeds United e si trasferì in Inghilterra dove trovò il suo connazionale e coetaneo Lucas Radebe suo compagno di squadra anche in nazionale.
Con la squadra dello Yorkshire, segnò 5 reti in 2 anni: il primo goal lo mise a segno il 27 agosto 1994 contro il Chelsea nella gara persa per 3-2 dai Leeds.
Segnò poi due doppiette contro Arsenal e Queens Park Ranger. Nella stagione 1996-97 si trasferì in Svizzera nelle fila dei biancoverdi del San Gallo dove in dieci presenze non segnò alcuna rete.
Durante il mercato di gennaio del 1997 venne acquistato dalla Salernitana del presidente Aniello Aliberti che militava in serie B e si classificò 15a in quel campionato cadetto. Masinga siglò 4 reti: la prima il 23 marzo del 1997 a Cesena; poi una doppietta contro il Brescia il 23 marzo 1997 nella gara vinta per 4-1 e infine una sua rete decise la gara contro il Castel di Sangro il 25 maggio 1997.
Dopo questa stagione fu acquisito dal Bari di Eugenio Fascetti e del presidente Vincenzo Matarrese, esordendo così in massima serie, e trovando in attacco un giovane Nicola Ventola. La prima rete con i galletti pugliesi arrivò il 2 novembre 1997 nella partita vinta per 3-2 al Castellani di Empoli. In Puglia rimase dal 1997 al 2001 collezionando 75 presenze e 24 reti. Nel campionato 1998-99 fu anche il miglior cannoniere della squadra e la sua presenza in campo infiammava le domeniche allo Stadio San Nicola di Bari. Solo in quella stagione mise a segno 11 reti.
Da ricordare quella sua doppietta che regalò la vittoria del Bari a San Siro contro l’Inter il 1 novembre 1998.
Dopo l’esaltante esperienza nei campionati italiani Masinga si trasferì negli Emirati Arabi Uniti dove concluse la carriera con l’Al-Wahda.
In Nazionale esordì in competizioni ufficiali nel 1996 in Coppa D’Africa, proprio in Sud Africa dove i “Bafana Bafana” vinsero la loro prima competizione battendo in finale la Tunisia. Nel 1998 partecipò sia alla Coppa d’Africa sia al Mondiale di Francia. Nella coppa continentale il Sudafrica arrivò secondo perdendo per 2-0 la finale contro l’Egitto a Ouagadougou in Burkina Faso. Mentre a Francia ’98 inserita nel gruppo C con Francia, Danimarca e Arabia Saudita, la nazionale di Città del Capo collezionò una sconfitta e due pareggi venendo eliminata al primo turno.
Philemon Raul Masinga si è spento oggi 13 gennaio 2019 a 49 anni dopo una lunga malattia.

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