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La Penna degli Altri

Lo scudetto giallorosso del 1983 e Falcao eletto “Ottavo Re di Roma”

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SPORTHISTORIA (Giovanni Manenti) – L’estate 1982 è una stagione di gioia per i tifosi italiani grazie alla Nazionale tornata a trionfare in un Campionato del Mondo a 44 anni di distanza dal successo di Parigi 1938 al termine di una fantastica cavalcata che ha visto gli Azzurri sconfiggere, una dopo l’altra, Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest, miglior “biglietto da visita” per un prossimo Campionato di Serie A che si presenta avvincente come non mai.

Questo, in particolare poiché, dopo la riapertura delle frontiere avvenuta nel 1980 consentendo ai soli Club della Massima Divisione la possibilità di tesserare un giocatore proveniente dall’estero, la FIGC aveva allargato tale disponibilità a due calciatori per squadra, con le grandi a cercare di attrezzarsi al meglio.

Ed, altresì, venire a giocare nel Campionato della Nazione Campione del Mondo è un’ulteriore attrattiva per molti Campioni, specie sudamericani, non fosse che per il desiderio di riscattare l’amarezza dell’eliminazione subita in Spagna, ed una delle prime a comporre un’ottima coppia è la Fiorentina, beffata sul filo di lana dalla Juventus la stagione precedente, e che all’argentino Ricardo Bertoni affianca il connazionale, nonché Capitano della “Albiceleste”, Daniel Alberto Passarella.

Stesso discorso per il Napoli, che si rinforza in attacco prelevando dal River Plate, stesso Club di provenienza di Passarella, il centravanti Ramon Diaz, mentre Roma ed Inter effettuano un’operazione di mercato che si rivela determinante per le sorti delle rispettive Società.

I nerazzurri, difatti, si gettano sul tedesco Hansi Muller, reduce dalla Finale persa contro gli azzurri, creando una difficile coabitazione a centrocampo con Beccalossi e liberando l’austriaco Herbert Prohaska che si accasa alla Roma fornendo quel contributo di concretezza e linearità ad un centrocampo che già può contare sull’estro di Bruno Conti e Falcao, con la speranza altresì del pieno recupero da parte di Ancelotti dall’infortunio che ne aveva condizionato il precedente Torneo.

Chi sogna, ovviamente, sono i tifosi della Juventus, da due anni Campione d’Italia e che, con sei undicesimi (più Bettega …) della Nazionale Campione del Mondo nel proprio organico, si appresta a dare anche l’ennesimo assalto alla Coppa dei Campioni, avendo irrobustito l’attacco con il polacco Zbigniew Boniek, mentre, all’insaputa di Boniperti, l’Avvocato Agnelli aveva personalmente portato a termine l’acquisto del fuoriclasse francese Michel Platini, costringendo il Presidente a dover, suo malgrado, comunicare all’irlandese Liam Brady, protagonista nella conquista degli ultimi due Scudetti, la cessione alla neopromossa Sampdoria del Presidente Mantovani, dove va a fare coppia con un altro fuoriclasse, ma purtroppo per lui, già provato nel fisico dai massacranti Tornei d’oltremanica, vale a dire il centravanti inglese Trevor Francis …

L’aver nominato la formazione blucerchiata consente di aprire un capitolo sulle tre squadre salite dalla Serie B sia perché le altre due sono il Pisa del vulcanico Presidente Anconetani, che realizza il sogno sbandierato alla città della Torre Pendente allorché, nell’estate 1978, aveva assunto le redini della Società al tempo militante in Serie C1, e quel Verona che, sotto l’esperta guida di Osvaldo Bagnoli, sta iniziando a mettere le basi di quel “miracolo calcistico” che diverrà lo “storico” Scudetto ’85 e che tessera il talentuoso brasiliano Dirceu, proveniente da un’esperienza triennale in Spagna nelle file dell’Atletico Madrid, ma anche perché vanno a sostituire, oltre al Como, due “Nobili decadute” quali il Bologna ed il Milan che, come ebbe a dire con la sua consueta, sarcastica ironia l’Avvocato Beppino Prisco, era tornato nel Purgatorio Cadetto, “stavolta gratis dopo esserci precipitato pagando …!!”, con chiara allusione alla precedente retrocessione a tavolino dei rossoneri per il primo grande “Scandalo Scommesse” del nostro Calcio.

Pronti, via dunque, ed inizio col botto già alla prima giornata, disputatasi il 12 settembre 1982 – che bello, con tutte le partite che si disputano alla stessa ora …!! – in quanto Brady consuma la sua personale rivincita contro la Juventus Campione d’Italia sconfiggendola per 1-0 a Marassi grazie ad una rete di Ferroni a metà ripresa, mentre Inter e Roma vincono in trasferta, espugnando i campi di Verona e Cagliari, rispettivamente.

Sampdoria che, con Ulivieri in panchina, di aggiudica l’oscar di “Squadra del mese”, visto che all’exploit contro i bianconeri seguono il successo esterno per 2-1 a San Siro contro l’Inter (doppietta di Trevor Francis) ed una terza vittoria consecutiva contro la Roma, sconfitta di misura (0-1) a Marassi da una rete poco dopo la mezz’ora del suo non ancora 18enne “enfant prodige” Roberto Mancini, prelevato in estate dal retrocesso Bologna, mentre il Verona, dopo la sconfitta alla seconda giornata all’Olimpico, infligge alla Juventus il secondo stop, superandola per 2-1 al “Bentegodi”.

Sampdoria sola al comando a punteggio pieno ed Juventus terz’ultima a 2 punti, roba da non credere, soprattutto visto lo spessore delle squadre battute dai blucerchiati, che, come spesso accade in questi casi, inciampano nel confronto tra neopromosse, sconfitti 2-3 all’Arena Garibaldi (pur con la scusante dell’assenza di entrambi i suoi Campioni stranieri ..) da un Pisa in cui fa bella mostra di sé un semisconosciuto danese Klaus Berggreen, prelevato dal Lyngby ed autore di una doppietta.

Tutto da rifare, dunque, con Roma e Sampdoria ad allungare il passo nel turno successivo ed i giallorossi ad acuire la crisi del Napoli, espugnando 3-1 il San Paolo dopo che i partenopei erano reduci dal tracollo per 0-3 a Torino contro una Juventus che, dal canto suo, vince per 1-0 a Firenze (rete di Brio), ma ancora non sembra aver ingranato la giusta marcia.

Cosa che, al contrario, fa la terza “matricola terribile”, ovverossia il Verona che, dopo un franco successo interno per 3-0 sull’Avellino, infligge al Pisa la prima sconfitta stagionale alla sesta giornata violando l’Arena Garibaldi con una rete di Penzo al 65’, turno favorevole ai giallorossi che, liquidando di misura 1-0 il Cesena all’Olimpico, approfittano del tonfo blucerchiato (3-0, tripletta di uno scatenato Selvaggi …) a Torino contro i granata, unica squadra ancora imbattuta, mentre l’Inter perde una favorevole occasione facendosi rimontare negli ultimi 5’ a San Siro un vantaggio di due reti da parte del Napoli.

Ci si avvia alla metà del Girone di andata ed alla settima è in programma al Comunale di Torino il “big match” che caratterizza la prima metà degli anni ’80 della nostra Serie A, ovverossia la sfida tra Juventus e Roma che può rilanciare in Classifica i bianconeri, che difatti hanno la meglio, imponendosi 2-1 in rimonta dopo l’iniziale vantaggio giallorosso con Chierico, vanificato dalle reti in avvio di ripresa da parte di Platini (al suo secondo centro stagionale …) e di Scirea nello spazio di 7’, così consentendo al Verona di portarsi in vetta a pari merito con la Roma, grazie al comodo successo interno per 3-1 sul derelitto Catanzaro, che concluderà il Torneo in ultima, staccata posizione.

E mentre la Sampdoria inizia ad accusare alcune battute a vuoto che la allontanano dalle prime posizioni, resta il Verona di Bagnoli a fare da intruso nella lotta al vertice che vede impegnate Roma, Inter ed Juventus, con quest’ultima a far cadere l’imbattibilità del Torino nel “Derby della Molerisolto alla decima giornata da un acuto di Platini al 35’, giornata che vede acuirsi le crisi di Fiorentina, sconfitta 1-3 all’Olimpico con un Bruno Conti in vena di magie ed autore di una doppietta, e soprattutto Napoli, incapace di andare oltre lo 0-0 interno contro l’Ascoli e la cui sconfitta per 0-1 a Cagliari al turno successivo costa la panchina al tecnico Giacomini, rimpiazzato da Gennaro Rambone con Bruno Pesaola Direttore Tecnico, dopo che anche l’esperienza di Marchioro alla guida dell’Avellino era durata appena cinque giornate, sostituito da Veneranda.

Uno scialbo pareggio a reti inviolate a Catanzaro da parte della capolista Roma, cui fa eco il terzo scivolone stagionale della Juventus, sconfitta 0-2 ad Ascoli (doppietta di Novellino …), consente all’Inter, corsara ad Avellino, di presentarsi il 12 dicembre ’82 all’Olimpico per una “sfida chiave” nell’economia del Torneo, da cui esce però sconfitta in virtù di una magia di Falcao ed al raddoppio di Iorio a cui la rete nel finale di Altobelli serve solo per le statistiche, così che resta solo il sorprendente Verona a tallonare da vicino i giallorossi, visto l’andamento lento delle due “grandi”, che si dividono la posta (0-0) nello scontro diretto del terz’ultimo turno dell’andata, Girone che si conclude con la Roma capolista a quota 22 punti, seguita ad una lunghezza dagli scaligeri (che vantano in Penzo il Capocannoniere provvisorio a quota 9 reti …), mentre Inter ed Juventus hanno raccolto 19 e 18 punti rispettivamente, con i bianconeri ad interrogarsi sul nuovo acquisto Platini, andato sinora a segno appena 4 volte.

Situazione che non migliora, per il fuoriclasse transalpino, neppure nei primi quattro turni del ritorno, in cui la Juventus racimola altrettanti pareggi, al pari del Verona, così che la Roma, viceversa vittoriosa, in entrambi i casi per 1-0, all’Olimpico contro Cagliari (Falcao) e Sampdoria (Iorio) ed imbattuta nello scontro diretto del 23 gennaio ’83 al “Bentegodi” (botta e risposta in 2’ tra Iorio e Penzo prima della mezz’ora …), si ritrova alla 19.ma giornata con tre punti di vantaggio sui veneti, quattro sull’Inter ed addirittura sei sui Campioni in carica della Juventus.

Un distacco che si dilata nel turno successivo, dove alla larga vittoria all’Olimpico sul Napoli (impietoso 5-2 dopo che Diaz in avvio aveva portato in vantaggio i partenopei …) fanno riscontro la pesante sconfitta del Verona ad Avellino – che restituisce alla squadra di Bagnoli lo 0-3 patito all’andata – ed il tracollo interno dell’Inter, superata 3-1 a San Siro da un pimpante Torino dell’ex tecnico Bersellini.

Chi dà segno di risveglio è, viceversa, la Juventus, che fa bottino pieno nelle due gare casalinghe contro Fiorentina (3-0) ed Udinese (4-0, con Platini a ritrovare la gioia del goal siglando una doppietta dopo ben 10 turni di astinenza …!!), miglior viatico in vista dell’ultima chance di confermarsi Campione che il calendario le offre, vale a dire lo scontro diretto in programma all’Olimpico il 6 marzo 1983 al quale si presenta con 5 punti di ritardo (26 a 31) in Classifica rispetto ai giallorossi.

Appuntamento al quale, però, le due formazioni si presentano dopo aver dovuto entrambe sostenere, al mercoledì precedenti, due test probanti alla ripresa delle Coppe Europee, con esiti diametralmente opposti, in quanto alla splendida esibizione dei bianconeri a Birmingham contro l’Aston Villa detentore della Coppa dei Campioni, sconfitto per 2-1 (di Paolo Rossi e Boniek le reti …), fa riscontro il flop interno dei giallorossi di fronte al Benfica, che si oppone con lo stesso punteggio all’Olimpico, circostanza che consiglia Liedholm ad operare alcuni cambi di formazione in vista della “sfida Scudetto”, lasciando fuori Maldera, Prohaska ed Iorio per far posto a Nappi, Righetti e Valigi.

Un’eventuale vittoria della squadra del tecnico svedese chiuderebbe virtualmente ogni discorso già ad otto giornate dal termine – anche perché il Verona ha esaurito le pile, sconfitto 1-2 dal fanalino di coda Catanzaro che aveva, a fine andata, avvicendato il tecnico Bruno Pace con Saverio Leotta, terzo ed ultimo cambio di panchina stagionale – e quando, poco dopo l’ora di gioco Falcao porta in vantaggio i giallorossi con una precisa deviazione di testa su punizione di Bruno Conti, 1-0 ed Olimpico, riempito sino all’inverosimile, in delirio …

Roma che ha una ghiotta occasione per il raddoppio con Iorio, smarcato a pochi passi da Zoff da un assist di Ancelotti, per poi rinchiudersi a difesa del vantaggio, dando così alla Juventus la possibilità di riorganizzarsi ed, allorché a 7’ dal termine, Platini piazza nell’angolo alto della porta di un immobile Tancredi una delle sue meravigliose traiettorie disegnate su punizione, ecco che il gelo cala sullo stadio, quasi a presagire quello che diviene l’esito finale, ovverossia la rete del sorpasso messa a segno dall’avanzato stopper Brio che raccoglie di testa sotto misura un calibrato cross da destra del ritrovato Platini.

Tutto da rifare, dunque, ed il crocevia della strada verso lo Scudetto vede il Calendario proporre le consuete sfide incrociate con formazioni in lotta per non retrocedere, con “campo base” Pisa, dove il tecnico Vinicio sta cercando di condurre i nerazzurri alla loro prima “storica” salvezza in Serie A ed è chiamato ad ospitare, nell’arco di una settimana, prima la Roma e quindi i bianconeri.

La settimana più difficile della stagione giallorossa, con Liedholm costretto anche a fare a mano per due settimane del suo bomber Pruzzo, uscito malconcio dalla sfida contro la Juventus, viene gestita al meglio dal tecnico svedese invitando i suoi giocatori alla calma ed a non farsi prendere dal panico – cosa che potrebbe anche non essere da trascurare, visti anche gli esiti dei confronti diretti, in entrambi i quali si sono fatti rimontare dopo essere passati in vantaggio – potendo comunque pur sempre vantare tre punti di vantaggio e facendo affidamento sul suo leader sul terreno di gioco, vale a dire quel Falcao che non si tira indietro andando a sbloccare le sorti dell’incontro dopo meno di un quarto d’oro di gioco, schiacciando perentoriamente di testa in rete un preciso cross da destra dell’ex nerazzurro Chierico.

Il raddoppio su punizione di Di Barrolomei allo scoccare dell’ora di gioco e la rete della bandiera di Berggreen per il 2-1 finale certificano la ritrovata fiducia nel clan giallorosso, che ottiene un prezioso favore proprio dai nerazzurri toscani che, a sette giorni di distanza, bloccano sullo 0-0 di partenza – unica gara in cui Platini non va a segno nelle ultime 10 giornate di campionato– una Juventus reduce dal franco successo per 3-1 al Comunale nel ritorno di Coppa contro gli inglesi, così che l’identico risultato strappato all’Olimpico da un’Udinese piacevole rivelazione della stagione fa sì che il distacco in vetta resti invariato a sei turni dal termine del Torneo.

Con il solo Scudetto a cui pensare – essendo nel frattempo uscita dalla Coppa Uefa – la Roma vede il traguardo molto più vicino al termine di un’incredibile 25.ma giornata in cui entrambe le duellanti sono attese da impegni ostici, con la capolista impegnata sul campo di una Fiorentina in netta ripresa ed i bianconeri alle prese con il derby contro i “cugini” granata.

Con Pruzzo a rispondere al vantaggio viola con Massaro nel primo tempo, il rigore trasformato poco dopo l’ora di gioco da Prohaska sembra sufficiente a tenere a bada una Juventus che, nel frattempo, si porta sul 2-0 al 20’ della ripresa grazie a Platini dopo la rete di Rossi in apertura, prima che a Torino si registri il finimondo, con i granata a ribaltare il risultato nell’arco di soli 5’ (Dossena al 70’, Bonesso al 72’ e Torrisi al 75’) per un 3-2 conclusivo di cui la Roma non approfitta appieno facendosi raggiungere sul 2-2 a Firenze.

Quattro punti da recuperare a cinque giornate dal termine, con in più la prospettiva di potersi giocare la Finale di Coppa dei Campioni sono argomenti più che sufficienti per convogliare le energie della squadra di Trapattoni verso l’obiettivo continentale, raggiunto grazie al successo interno per 2-0 del 6 aprile ed al pari per 2-2 si due settimane dopo sul campo dei polacchi del Widzew Lodz, mentre la Roma amministra il vantaggio superando indenne l’ultimo scoglio costituito dalla sfida con l’Inter a San Siro, terminata a reti bianche, così da mantenere 3 punti di vantaggio sui Campioni d’Italia a tre giornate dal termine.

Scudetto che la Roma si aggiudica senza saperlo, nel senso che al 2-0 in casa alla terz’ultima giornata fa riscontro il pari per 3-3 al Comunale nel “Derby d’Italia” tra bianconeri e nerazzurri, così che, a due turni dal termine la Classifica recita: Roma p.40 ed Juventus p.36, ma detta gara viene successivamente assegnata a tavolino per 2-0 all’Inter poiché il suo giocatore Marini era stato colpito da una pietra alla testa all’arrivo delle squadre allo stadio.

Poco male, comunque, e forse è anche meglio così, potendo i giocatori ed i tifosi festeggiare sul campo, grazie all’1-1 conseguito a Marassi contro il Genoa, con la rete del vantaggio che non poteva che essere realizzata da altri se non da Pruzzo, con Liedholm portato in trionfo a fine gara per il suo secondo capolavoro in quattro anni dopo lo “Scudetto della stella” rossonera nel 1979 e poter preparare la grande festa per la settimana successiva all’Olimpico, vittima sacrificale il Torino sconfitto 3-1 con ad andare a segno Pruzzo, Falcao e Bruno Conti, i tre grandi protagonisti di una stagione che riporta il titolo in casa giallorossa a 41 anni di distanza dall’impresa compiuta nel 1942 dalla Roma di Amedeo Amadei, prima dell’avvento del “Grande Torino”.

Un titolo indubbiamente meritato, costruito sulla regolarità e solidità di un impianto basato in difesa sulla vigoria atletica di un giovane Vierchowod in prestito dalla Sampdoria, l’esperienza del libero e Capitano Di Bartolomei, la sicurezza dell’estremo difensore Tancredi, per dar modo ad un centrocampo ben equilibrato nei singoli ruoli grazie al ritrovato Ancelotti, il metronomo Prohaska, il genio Falcao ed il fantasista Bruno Conti di orchestrare a proprio piacimento la manovra a beneficio del finalizzatore Pruzzo, ben coadiuvato, all’occorrenza, dai giovani Iorio e Chierico, senza dimenticare la poderosa spinta sulle fasce da parte degli esterni Nela e d Aldo Maldera.

E la Juventus …?? Costretta a recitare il “mea culpa” per i troppi punti persi in gare alla sua portata, dopo aver vinto entrambi i confronti diretti, non può certo suonare a consolazione la palma di Capocannoniere ottenuta da un Platini capace di andare 16 volte a segno (12 nel solo Girone di ritorno …), vista l’ennesima amarezza subita in Coppa dei Campioni, sconfitta per 0-1 in Finale dai tedeschi dell’Amburgo, per poi beffare la rivelazione Verona – quarta in Campionato con 35 punti, uno in più della Fiorentina – nella doppia Finale di Coppa Italia, con ancora Platini a siglare, al 119’ della gara di ritorno, la rete del 3-0 che ribaltava lo 0-2 dell’andata e consente al transalpino di completare la sua prima stagione in bianconero a quota 28 reti sulle 52 gare complessivamente disputate, passo decisivo per vedersi assegnare, a fine anno, il primo dei suoi tre “Palloni d’Oro” consecutivi.

Mentre, nella Capitale, reminiscenze storiche incoronano il fuoriclasse brasiliano Paulo Roberto Falcao come “Ottavo Re di Roma” …

Esagerazione, certo, ma non andatelo a dire ad un tifoso giallorosso …

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Andrea Tentoni, il contropiedista rigido

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – […] La carriera di Andrea Tentoni, nato a Rimini il 18 maggio 1969, è stata tutta una rincorsa, una continua dimostrazione di essere migliore di quanto i suoi piedi mostrassero. Alto 1 metro e 90 centimetri, di costituzione magra, Tentoni ha due possibilità per giocare a calcio ad alti livelli: fare lo stopper o il centravanti. Le qualità tecniche non sono eccelse, ma il ragazzo decide ugualmente di provarci, scopre di avere una progressione palla al piede non indifferente e capisce che il ruolo di attaccante centrale con propensione al contropiede è ciò che fa per lui. Agli allenatori piace perchè è un gran lavoratore, in allenamento sgobba più degli altri, più dei compagni di maggior talento, è attento ai movimenti, alla tattica, cerca di capire come non finire in fuorigioco, poi impara a buttarla dentro con una certa continuità […]

La carriera di Tentoni vede la luce nella stagione 1990-91 a Latina in serie C2 quando mette a segno 9 reti in 34 partite che gli valgono l’ingaggio della Vis Pesaro (vicino casa, in fondo) per l’annata successiva quando i biancorossi marchigiani, anche grazie agli 11 gol di Tentoni, centrano secondo posto e promozione in C1. […] viene notato da Luigi Simoni, tecnico della Carrarese, che ai suoi collaboratori dice: “Nella mia prossima squadra voglio questo attaccante”. Nell’estate del 1992 Simoni è ingaggiato dalla Cremonese, appena retrocessa dalla serie A e con tutta l’intenzione di centrare l’immediata promozione. E il nuovo allenatore grigiorosso non fa in tempo ad essere presentato dal presidente Luzzara che fa subito il nome di Tentoni: “Presidente, dobbiamo acquistare un attaccante, si chiama Andrea Tentoni e gioca nella Vis Pesaro”. Luzzara inizialmente è scettico, così come scettici sono i tifosi della Cremonese […]

[…] l’esordio della nuova Cremonese nel campionato di serie B 1992-93 è da dimenticare: i lombardi escono con le ossa rotte dal confronto di Cesena, al cospetto di un’altra pretendente al salto di categoria; i romagnoli vincono 4-1 e il gol della bandiera cremonese lo realizza proprio Tentoni nel finale di gara dopo essere entrato dalla panchina. I mugugni della tifoseria aumentano, la squadra ha giocato male e non ha convinto, ma Simoni continua a predicare calma e i fatti gli danno ragione: dopo il ko di Cesena, infatti, i grigiorossi infilano ben 8 vittorie consecutive e Tentoni inizia a far gol con continuità, mettendosi in luce come uno dei migliori attaccanti del torneo.

[…]  A marzo, con la squadra in piena lotta promozione, va in scena anche il Torneo Anglo Italiano, una manifestazione fra squadre italiane ed inglesi, e che la Cremonese vincerà battendo a Wembley in finale il Derby County per 3-1 con sigillo finale proprio di Tentoni. Sarà questo il primo atto della straordinaria epopea della Cremonese di Simoni e, in fondo, anche di Tentoni. I lombardi centreranno la promozione in serie A giungendo secondi in classifica con 51 punti e la punta romagnola realizzerà 16 reti, […] Tentoni passa così in due anni dalla C2 alla serie A ed attorno a lui ricominciano i dubbi[…]

[…] Un leggero calo nel girone di ritorno metterà a rischio la salvezza dei lombardi, ma la pazzesca rimonta di Udine del 24 aprile 1994 (da 0-3 a 3-3 con doppietta di Tentoni in rete al minuto 80 e al minuto 84) darà la certezza della permanenza in A alla squadra di Simoni, salva con 32 punti, il decimo posto in classifica e le 11 reti di Andrea Tentoni, niente male per un esordiente. Un unico rammarico, la varicella che lo ferma proprio quando sembrava che Arrigo Sacchi volesse convocarlo in Nazionale.

Nell’estate del 1994 la Cremonese prende in prestito dalla Sampdoria il giovane attaccante Enrico Chiesa e a Tentoni viene chiesto di sacrificarsi coi suoi movimenti per favorire gli inserimenti e la velocità del nuovo arrivato. […] Tentoni realizza comunque 7 reti, la metà di Chiesa che chiuderà il suo sfavillante campionato a quota 14 grazie a qualche calcio di rigore e ai varchi aperti dal compagno di reparto, bravo in ogni caso a ritagliarsi il suo spazio e a trovare i suoi momenti di gloria come la doppietta al Genoa o il bellissimo gol nel 3-0 dello Zini al Torino. La Cremonese chiude al 13.mo posto e sorprende ancora l’Italia, Cremona viene definita l’isola felice della serie A e stavolta anche Tentoni si ritrova con qualche ammiratore ai piedi.

[…] il campionato 1995-96 sarà un calvario per i grigiorossi, ormai giunti al capolinea del ciclo […]  Tentoni riesce comunque a mettere a segno 9 reti, fra cui una doppietta alla Lazio e una all’Inter, ma non basta, i lombardi retrocedono dopo tre stagioni, Simoni saluterà e andrà ad allenare il Napoli, mentre Tentoni sarà ingaggiato dal Piacenza rimanendo in serie A.

[…] Dopo 4 anni e 43 gol in grigiorosso, Tentoni si accasa proprio dal nemico, col Piacenza alla ricerca della seconda salvezza consecutiva. Ma dell’attaccante prolifico e combattivo nelle stagioni precedenti non sembra esserci più traccia: Tentoni appare abulico, inconcludente, macchinoso, quando si ritrova la palla in mezzo ai piedi cincischia, si fa quasi sempre anticipare dai difensori avversari e ben presto perde il posto da titolare a vantaggio di Pasquale Luiso […]

Andrea Tentoni diventa così il centravanti rigido, Piacenza lo ripudia e la stessa società lo epura cedendolo in serie B al Chievo. […] che viaggia a metà classifica senza particolari patemi o ambizioni, gli concede poco spazio e l’attaccante gioca appena 11 gare senza mai andare in gol e viene ceduto, sempre in B, al Pescara dove i gettoni sono 3 e le reti ancora zero. La carriera di Tentoni ha ormai imboccato il viale del tramonto e si chiude a Rimini fra il 1999 e il 2000 quando il centravanti romagnolo torna a casa collezionando però solamente qualche apparizione che non lascia tracce particolari: nessun gol e nessuna nota interessante. Una carriera terminata ad appena 31 anni, un attaccante che nelle ultime tre stagioni non va mai in gol dopo le brillanti annate di Cremona, le uniche davvero importanti prima di un declino a tratti inspiegabile.

Andrea Tentoni ha all’attivo 64 reti fra serie A, B e C2, ma ne ha concentrate circa il 70% a Cremona in 4 anni di gloria […]

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La storia di Surano e un amore oltre Oceano

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ASALERNO.IT (Marco Rarità) – […] Questa è la storia di un ex, un ragazzone dal talento disciplinato con cinque anni di attività agonistica in italia […] Stiamo parlando di Juan Carlos Surano, in realtà Giancarlo, erroneamente chiamato e ricordato come Josè […]

Nacque proprio a Buenos Aires Juan Carlos, il 18 settembre del 1920, sangue italiano, il papà Ettore Surano infatti era piemontese e si stabilì qualche anno prima in Argentina. Il suo Giancarlo aveva l’Italia nel destino. Si innamorò di una ragazza argentina, lei senza madre e padre, nacque un amore senza tempo dando luce a tre figli.

Una sua immagine appare anche in “Lo Llevo en la Sangre”, un film argentino, diviso in saga, in cui viene narrata l’intensità con cui si vive il calcio con la maglia dei Chacarita Juniors, in una accesa rivalità con l’Atlanta, Surano era un Funebreros, letteralmente “becchino”, così come venivano chiamati i rosso-bianconeri di Chaca. […] a portarlo nel Belpaese è il Senor Alfredo Di Franco […] Surano approda nella Capitale, sponda biancoceleste ma non viene tesserato, cattivo esito i test nel 47, resta senza squadra ma si allena e il 20 gennaio del nuovo anno arriva a Salerno.

[…] Con Surano, il Senor Di Franco porta anche altri due argentini: Rodriguez e Sifredi, entrambi centrocampisti. C’è l’ok di Viani, magari i tre non rientrano perfettamente nel “vianema” ma sì, possono risultare utili alla causa per restare in A, la Salernitana infatti si giocava la salvezza nel massimo campionato italiano. E l’esordio per Surano arriva a marzo, viene schierato in un atipico (per l’epoca) centrocampo a tre, tutto argentino (Foto inedita dei tre argentini, Surano è il primo a sinitra, donataci dalla famiglia). Al Porta Elisa però non è una giornata da ricordare, i granata affondano con la rete di Michelini per la Lucchese. Da quel giorno però nessuna presenza per Surano durante la stagione. L’anno dopo in prova con le streghe di Benevento, nessuna presenza e poi, finalmente, un po’ di respiro a Cremona dove emerse il suo talento e catturò anche l’interesse della Juventus. Con i grigiorossi venne spostato sulla trequarti, quasi seconda punta, giocò anche contro i granata a dicembre e a maggio: 12 presenze e 2 reti con la Cremo. Dopo il calcio Juan Carlos cominciò a lavorare nel Consolato Argentino, settore passaporti, insieme alla moglie.

[…] E una ulteriore chicca ce l’ha regalata il nipote di Juan Carlos, Giancarlo Vinciguerra, un dono del patron Mattioli al nonno ricevuto nel 48. Custodito negli anni, un cavalluccio marino donato a tutti i calciatori in occasione dello storico campionato di Serie A.

Con Salerno, nonostante il breve periodo vissuto, il legame fu più che intenso, alla città che abbraccia le costiere sono ancora legate in modo speciale le figlie, in stretto contatto con alcuni parenti nel nostro territorio, la famiglia Surano infatti vive a New York, molti in particolare a Brooklyn ma non hanno mai dimenticato le loro origini […]

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9 novembre 1997, muore a Venezia Helenio Herrera: controstoria dell’allenatore che cambiò l’Inter e il calcio

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PASSIONEINTER.COM (Lorenzo Della Savia) – […] A voler tracciare una controstoria di quello che Helenio Herrera fu in vita – e persino dopo la morte – non si può non dare spazio alle donne dell’ex allenatore: tante donne, tante mogli (forse tre, o forse di più, di cui l’ultima, Fiora, la più famosa) e pure tante spasimanti. Che Herrera fosse uno stimolatore erotico del desiderio di una miriade di signore e signorine degli anni Sessanta che gli sbavassero dietro a getto continuo […] è un fatto.

[…] una volta smaltita la sbornia di successi in nerazzurro – solo quando si accasò alla Roma riuscì a trovare un matrimonio durevole, con la sopra citata Fiora, che di Herrera ebbe a dire: “Era un uomo onesto, spiritoso e ahimè gran seduttore. Ma io lo perdonavo sempre. Un furbetto mica da ridere, aveva un sacco di amanti, e io non me ne accorgevo. Ci provava con tutte, lo faceva con discrezione, ma non se ne lasciava scappare una”. […]

Donne che non finirono di ronzare attorno a Herrera nemmeno dopo che questo se ne fosse andato: basta andarsi a ripescare qualche cronaca del 2010, quando scoppiò una guerra legale tra la moglie Fiora e la figlia – o presunta tale – di lui, una certa Maria Susana. Una delle tante: perché sì, non è ben chiaro nemmeno quanti figli avesse Herrera: c’è chi dice tre, chi quattro e chi di più […] Successivamente vennero fuori anche delle incongruenze sulla data di nascita di Herrera, perché – mentre la data naturale risultava essere il 1910 – sui documenti appariva che fosse nato nel 1916. “La data di nascita se l’è cambiata quand’era in Spagna, un piccolo vezzo”, commentò la moglie […]

[…] dopo il decesso, ci pensarono altri personaggi a far rivoltare l’allenatore nella tomba: nel 2004, per dire, Ferruccio Mazzola, ex giocatore dell’Inter, accusò Herrera di somministrare sostanze dopanti ai propri giocatori. Accuse che finirono nel niente, visto che l’unico ad unirsi alle parole di Mazzola fu Franco Zaglio, e visto che il dottore che esaminò il caffè di un altro Mazzola, il fratello Sandro, che avrebbe dovuto contenere il famoso doping, “si mise a ridere, perché secondo le analisi non c’era nulla di strano”.

[…] era noto, il tecnico, per le sue doti da motivatore, messe in luce sia verbalmente che attraverso i famosi cartelli con cui negli anni tappezzò la Pinetina (“Classe + Preparazione atletica + Intelligenza = Scudetto”“Difesa: non più di trenta goals! Attacco: più di 100 goals!”“Chi non dà tutto non dà niente”“Tacalabala”, eccetera). Joaquin Peirò, riserva dell’Inter ai tempi di Herrera, disse di lui: “Non mi faceva giocare, lo detestavo. Non ci parlavamo, non mi rivolgeva la parola. Ma quando succedeva che aveva bisogno di me, per infortunio dei titolari 0 per altre ragioni, era diabolico. Si trasformava. Dal lunedì fino alla domenica mi prendeva da parte come se ci legasse un rapporto affettivo, mi diceva che ero il migliore. E io ci cascavo: gli credevo, andavo in campo motivatissimo, galvanizzato”. Magia.

[…] fu in grado di tracciare un solco non solo nella storia dell’Inter (che con lui passò da grande a grandissimo club), ma anche nel modo di intendere la figura dell’allenatore: il quale diventò uno psicologo, un tecnico, un tattico: Herrera fu il primo a capire che i calciatori andassero allenati non come atleti ma come calciatori di calcio […]

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