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Il Calcio Racconta

I pionieri del calcio a Vicenza: la famiglia Tonini

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Anna Belloni) – Con la pubblicazione del mio libro “Le due divise” mi sono preoccupata di colmare le lacune del periodo intercorso dalla fondazione dell’Associazione Calcio Vicenza nel 1902 fino allo scoppio della Grande Guerra, un periodo che era stato esplorato solamente dal volume “La Nobile Provinciale”, il bel lavoro di Antonio Berto.

Di tutte le vicende e i personaggi dell’epoca che ho incontrato nelle mie ricerche mi è rimasta particolarmente impressa una famiglia, che credo rappresenti una parte fondamentale della storia dei pionieri del calcio a Vicenza.

L’Ing. Virginio Tonini

L’ing. Virginio Tonini era nativo di Modena ed ebbe una lunga carriera come Ingegnere capo del Genio Civile, incarico che lo portò a spostarsi in varie città d’Italia. Si sposò ed ebbe cinque figli: Carolina, Alessandro che fu un famoso ingegnere e pioniere dell’Aereonautica Italiana, Angelo, e i due gemelli Giuseppe e Adolfo. Ad Arezzo l’ing. Tonini si fermò per seguire i lavori di bonifica della Val di Chiana, poi si trasferì a Udine e quindi nel 1905 a Vicenza. Alessandro il figlio maggiore, dopo aver completato gli studi a Liegi, si trasferì a Milano mentre i tre fratelli minori frequentarono le scuole a Vicenza. Certamente quello fu il luogo in cui avvenne il contatto con il calcio del prof. Antonio Libero Scarpa, insegnante di ginnastica principalmente all’Istituto Tecnico Fusinieri, ma in seguito anche al Liceo Classico Pigafetta. Angelo e i gemelli Adolfo e Giuseppe, iniziarono a giocare nell’Olimpia di Vicenza, piccola società poi confluita nel 1908 nell’Associazione Calcio Vicenza. L’Ingegner Virginio non poté fare a meno di essere coinvolto dall’entusiasmo dei suoi tre ragazzi e ricoprì, infatti, la carica di Presidente dell’Associazione Calcio dal 1911 al 1915. Negli anni della presidenza dell’ing. Tonini l’Associazione raggiunse traguardi importantissimi, prima fra tutti la partecipazione alla finale contro la Pro Vercelli, quando le uniche due squadre imbattute dei rispettivi gironi disputarono la finale per l’assegnazione del Campionato Italiano. Il Vicenza perse sia l’incontro di andata che il ritorno, ma per lunghi anni venne considerata come la maestra indiscussa del Girone Orientale e in particolare del Calcio Veneto.

Vediamo di entrare più nello specifico di questi tre grandi giocatori biancorossi

Angelo (Arezzo 26.11.1889 – Milano 18.02.1974) Molti sono gli aneddoti legati a questo giocatore dal carattere esuberante e un po’ bizzarro. Si dice che fosse famoso a Vicenza nei primi anni del secolo scorso per le sue acrobatiche quanto spericolate esibizioni in bicicletta lungo il muretto dei portici di Monte Berico, che terminavano con una frenata su una ruota sola e il manubrio puntato in alto. Alla fine della discesa si radunava ogni volta un capannello di spettatori che lo applaudivano e festeggiavano le sue acrobazie. Angelo frequentò l’Istituto Tecnico Ambrogio Fusinieri, conseguendo il diploma di ragioniere. In campo calcistico fu il più dotato tecnicamente dei tre. Sgusciante ala destra, giocò nell’Associazione Olimpia di Vicenza dal 1906 al 1908, poi dal 1908 al 1911 nell’Associazione Calcio Vicenza e infine, trasferitosi a Milano per motivi di lavoro, anche nell’Unione Sportiva Milanese dal 1911 al 1913. In quel periodo raggiunse infatti il fratello Alessandro, ingegnere aereonautico che lavorava nella progettazione di nuovi velivoli, mentre Angelo si occupava del collaudo e delle prove di volo. Angelo eccelse anche nel campo dell’atletica leggera e partecipò alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 nella specialità del salto in lungo. Purtroppo, a causa di un malessere, il giorno della gara non fu in grado di esprimersi al meglio. Si racconta infatti che avesse trascorso la notte precedente con un atleta giavellottista suo amico alla stazione di Stoccolma alla ricerca dei giavellotti che erano andati persi durante il viaggio nel vagone merci. Il freddo o probabilmente un’intossicazione alimentare gli preclusero la gioia della medaglia, che fu assegnata a un atleta che ottenne misure molto più basse degli standard abituali di Angelo. Ricordiamo che egli fu il primo atleta italiano a superare i sette metri nel salto in lungo e che le sue prestazioni nel salto in alto e nella corsa furono di assoluta eccellenza europea.

Partecipò alla Prima Guerra Mondiale in una Compagnia Automobilisti fino al 1918, quando fu inviato con il Contingente Italiano in Francia. Si stabilì definitivamente a Milano lavorando in una ditta come contabile.

Adolfo, (Arezzo 01.09.1893 – Montecchio Maggiore 30.11.1916) era il classico bravo ragazzo e studente modello. Si diplomò con votazioni altissime presso il Liceo Classico Pigafetta.  Brillante attaccante biancorosso e due volte capocannoniere della squadra, dall’altezza davvero ragguardevole per l’epoca (m. 1,85), era una spina nel fianco delle difese avversarie che non riuscivano a contrastare la sua prestanza fisica, i suoi colpi di testa e la potenza del suo tiro. Chiamato alle armi nel 1915, partecipò come Sottotenente di Complemento Artiglieria da Montagna alla Campagna Italiana in Albania, dove le nostre truppe furono inviate in soccorso dell’esercito serbo, accerchiato dalle truppe austriache. E fu proprio nel clima malsano della Linea di Valona che contrasse la malaria, che lo portò alla morte nel 1916 a soli 23 anni, in un Ospedale alle porte di Vicenza.

Giuseppe – detto Giugio – (Arezzo  01.09.1893 – Vicenza 1980) Gemello di Adolfo. Riconoscibile dal fratello solo per il colore dei capelli, neri per Giuseppe, biondi quelli di Adolfo. Studiò e si diplomò senza brillare all’Istituto Tecnico Industriale Alessandro Rossi come perito elettromeccanico. Il suo unico pensiero non era studiare, ma giocare a calcio. Fu un ottimo calciatore di centrocampo, che anticipò il ruolo del libero moderno davanti alla difesa, figurando sempre tra i migliori in campo. Giocò ininterrottamente nel Vicenza – salvo la pausa per gli eventi bellici – fino al 1921. Partecipò alla Grande Guerra nell’Artiglieria da Montagna e nei reparti automobilisti, combattendo sull’Altopiano di Asiago, in Cadore, sul Grappa, sul Piave. Tornato a casa sano e salvo, si trasferì per un certo periodo a Milano dove frequentò la facoltà di Ingegneria presso il Politecnico, dal momento che erano stati istituti dei corsi abbreviati per permettere a quanti avevano dovuto interrompere gli studi a causa della guerra di terminare il percorso universitario. In quel periodo fu contattato dall’Internazionale, che cercava di ricostruire la squadra dopo la 1° Guerra Mondiale e la perdita di ben 26 tesserati tra i quali l’indimenticabile Capitano Virgilio Fossati, ma Giuseppe rifiutò desideroso di tornare a casa e di sposare finalmente la sua Ausonia. Tornato a Vicenza lavorò come importatore di legname per l’edilizia e dedicò il resto della sua vita affinché non venissero dimenticati gli Eroi biancorossi caduti nella Grande Guerra. Alla sua tenacia, a quella del fratello Angelo e di suo figlio Virginio dobbiamo la stele commemorativa posta nel 1973 all’entrata principale del Romeo Menti, realizzata su un bozzetto di Giovanni Saccarello, nipote di Giuseppe all’epoca appena ventiduenne. Davanti a questa stele che riporta i nomi dei caduti biancorossi della Grande Guerra si è tenuta domenica 25 novembre una piccola cerimonia commemorativa alla presenza del Patron Renzo Rosso, della dirigenza, di una rappresentanza di giocatori dell’attuale rosa e di alcuni familiari dei caduti biancorossi.

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Le foto sono state gentilmente concesse dalla Famiglia Tonini che ringraziamo.

Il libro “Le due divise” può essere acquistato contattando direttamente l’autrice “Anna Belloni” al seguente indirizzo mail: irideleda@libero.it

Anna Belloni é nata, vive e lavora a Vicenza. Appassionata tifosa e ricercatrice storica del Vicenza. Ha pubblicato tre libri: DESTINI DI CARTA nel 2010, un romanzo a fondo storico, SOLOLANE nel 2012, storia romanzata del Vicenza Calcio e LE DUE DIVISE nel 2015, storia dell'A C. Vicenza dal 1902 al 1919 e dei suoi diciassette giocatori caduti nella Grande Guerra. Collabora con BiancoRossi.net e GliEroidelCalcio.com. Sposata, ha un gatto... che ha ovviamente chiamato LANE.

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18 febbraio 1967 – Nasce il Divin Codino

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Ogni occasione è buona per parlare di Roberto Baggio, campione vero, leggenda e simbolo del “Made in Italy”. Oggi, nel giorno del suo cinquantaduesimo compleanno, tutti hanno un pensiero per lui e per ciò che incarna.

Parte da Vicenza la sua storia dove, giovanissimo, con un pallone tra i piedi inizia ad incantare. Poi tante “maglie”, la Fiorentina dove si afferma giovanissimo, la Juventus dove vince, il Milan, l’Inter, il Bologna e il Brescia.

Poi la maglia, quella della Nazionale, con la quale diventa il simbolo riconosciuto nel mondo, con la quale sfiorò l’impresa nel Mondiale del ‘94, portandola alla finale. Certo, anche quell’errore dal dischetto contro il Brasile. Non sbagliò solo lui, anche Baresi e Massaro… sembra averlo sbagliato solo lui…

Un calciatore costretto a riemergere ogni volta dalle ceneri, costretto a ripartire sempre da zero, ogni volta, causa infortuni o per i pessimi rapporti con gli allenatori che volevano comunque “imbrigliarlo” in qualche schema o compito da eseguire. Ma il genio non può avere uno spartito da eseguire o un testo già scritto da leggere e basta. Il genio crea, improvvisa, asseconda le proprie intuizioni. E questo gli crea problemi…

Il Divin Codino conta innamorati ovunque, così come coloro che invece lo detestano: il genio spacca. Attaccante dotato di classe, grandissima eleganza e fantasia, abile nei calci piazzati e capace di esprimere il suo credo in ogni ruolo dell’attacco. Una capacità che trova la sintesi in una definizione di Michel Platini: “nove e mezzo”, un po’ attaccante un po’ uomo dell’ultimo passaggio.

Dopo gli esordi a Vicenza l’arrivo a Firenze nel 1985 dove esplode: cinque stagioni, 94 presenze, 39 reti. Nel 1990, il passaggio, con relative contestazioni, alla Juventus dove vincerà la Coppa UEFA nel 1993 e il primo suo Scudetto oltre la Coppa Italia nella stagione 1994-95.

Da Torino a Milano il passo è breve e nel 1995 passa quindi al Milan dove vince subito il suo secondo Scudetto. Dopo un anno al Bologna e due trascorsi nell’Inter si trasferisce a Brescia dove disputa, tra il 2000 e il 2004, 95 partite e mette a segno ben 45 reti che gli consentono di essere ancora oggi nella settima posizione nella speciale classifica dei marcatori di tutti i tempi in Serie A

Tanti anche i premi ricevuti in carriera, su tutti il Pallone d’oro nel 1993.

Auguri Grande Campione

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Addio a Ferdinando Di Stefano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “… hay un interior derecha que se llama nada menos que Di Stéfano” … così il Mundo Deportivo del 9 settembre 1968 si riferisce a Ferdinando Di Stefano, alludendo ovviamente ad Alfredo Di Stefano.

Si, perché Ferdinando Di Stefano fece parte di quella formazione che l’8 settembre del 1968 al Salinella affrontò in amichevole il grande Real Madrid.

Ferdinando purtroppo ieri ci ha lasciati.

Era nato a Milano il 21 giugno del 1940 e il suo debutto avviene con la Solbiatese in serie D, poi la C con le maglie di Anconitana, Pisa e Torres. In seguito la cadetteria con il Modena nel 1966 dove disputa due campionati. Si trasferisce a Taranto nel 1968 dove vince il campionato di C guadagnandosi la promozione: una stagione da protagonista con 22 presenze e ben sette reti. Con il Taranto resta altri due anni in B e conquista due salvezze e termina la carriera con il Manduria tra la serie D e la promozione.

Noi vogliamo ricordarlo così quando, nel 2012, fece dono della sua maglia ad un grande collezionista del Taranto, Niko Molendini. Una maglia in versione bianca a manica corta, colletto rossoblù e maniche con identico richiamo cromatico, con numero 9 blu scuro in similpelle cucito. La maglia fu da lui utilizzata in Taranto – Cosenza del 18 maggio 1969, terminata 3-1 e proprio il terzo gol fu realizzato da Di Stefano.

Ferdinando Di Stefano insieme a Niko Molendini nel giorno del passaggio di consegne della maglia

Ciao Ferdinando…

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Auguri Livorno! 104 anni di gloria

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GLIEROIDELCALCIO.COM “14 Febbraio 1915″: Le due squadre di calcio cittadine la Spes e la Virtus Juventusque decidono di unirsi per formare un unico forte team che avrebbe potuto lottare con gli squadroni della penisola. Dopo lunghe e fitte riunioni il 14 Febbraio 1915 in via Grande fu siglato l’accordo definitivo della fusione. Il colore sociale fu l’amaranto: quello della città”

Inizia così il comunicato sul sito ufficiale del Livorno calcio che intende celebrare i 104 anni di storia del Club.

Nel corso della sua storia la Società ha cambiato la sua denominazione sociale a causa di alcune vicende difficili passando da Unione Sportiva ad Unione Calcio Livorno a Pro Livorno, arrivando fino all’attuale A.S. Livorno Calcio 1915.

Il comunicato della società labronica si arricchisce di molti “numeri” che raccontano la storia di questa importante società. Spiccano nella tabella due secondi posti, nel 1920 dietro l’Internazionale e nel 1943 dietro al Torino, una vittoria in Coppa Italia di serie C e la partecipazione alla Coppa Uefa. Partecipazione quest’ultima raggiunta sotto la gestione del Presidente Spinelli che ha portato agli amaranto anche tre storiche promozioni: dalla C1 alla B e dalla B alla A per ben due volte.

Buon Compleanno Livorno!!!

I NUMERI DI 104 ANNI DI STORIA

2 volte secondo in serie A:
– nel 1920 perde la finalissima per lo scudetto con l’Internazionale a Bologna (Internazionale-Livorno 3-2)
– nel 1942/1943 è secondo in classifica dietro al Torino (Torino 44, Livorno 43)

1 coppa Italia di serie C nel 1986/1987
Campania-Livorno 1-0, Livorno-Campania 3-0
1 partecipazione Coppa Uefa
– 2006/07, passa i preliminari ed il girone, eliminato ai sedicesimi

I record degli amaranto

Partite iniziali senza vittorie nel girone unico a 20 squadre di serie A:
13 nella stagione 1948/1949 (7 pareggi).
Massimo di calci di rigore in una partita nel girone unico a 20 squadre di serie A:
4 Atalanta-Livorno 4-2, 19ª giornata del campionato 1948/1949, arbitro Zambotto, realizzati uno per parte.
Maggior numero di vittorie iniziali consecutive nei campionati di serie C:
9 nel 1997/1998, serie C1 girone A.
Massimo di gare imbattuto consecutivamente in serie C2:
29 (tutto il campionato 1983/1984).
Minor numero di reti subite in campionato C2:
7 (1983/1984)
Maggior numero di punti in serie A:
43 (1942/1943, 2 punti a vittoria);
49 (2005/2006, 3 punti a vittoria).

Più gare giocate:
76 con il Modena
62 con il Pisa
46 con la Lucchese

Massimo vittorie:

27 con il Pisa

Massimo sconfitte:

18 con Torino e Juventus

Maggior numero di spettatori in A:

19.726 in Livorno-Juventus 2-2 (2004/2005)

Le partite

Vittorie interne con il punteggio più largo:
Livorno-Gerbi Pisa 11-0 (1919/20)
Livorno-Grion Pola 8-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Messina 7-0 (serie A 1932/1933)
Livorno-Trapani 6-0 (serie B 2014/15)

Vittorie esterne con il punteggio più largo:

Prato-Livorno 0-6 (1919/20)
Comense–Livorno 0-4 (serie B 1932/33)
Treviso-Livorno 0-4 (serie B 2008/09)
Ascoli-Livorno 1-5 (serie B 2010/11)
Albinoleffe-Livorno 0-4 (serie B 2011/12)

Sconfitte interne con il punteggio più largo:

Pro Livorno-Trento 0-5 ( serie C1 1988/89)
Livorno-Sassuolo 0-4 (serie B 2010/2011)
Livorno-Spezia 1-5 (serie B 2012/13)

Sconfitte esterna con il punteggio più largo:

Torino-Livorno 10-1 (serie A, 1928)
Torino-Pro Livorno 9-1 (serie A 1945/1946)
Modena-Livorno 8-1 (serie B 1955/1956)

Partite con più gol:

Triestina-Livorno 5-4 (1948/1949)
Parma-Livorno 6-4 (serie A 2004/2005)

Maggior numero di presenze in serie A:
210, Mario Stua

Maggior numero di presenze totali:

369, Mauro Lessi

I fedelissimi:

Lessi 369 presenze;
Protti 278 presenze;
Magnozzi 277 presenze;

I principali cannonieri:
Magnozzi 184 reti (compresi tornei non a girone unico)
Protti 123 reti
Lucarelli 103 reti

Migliori cannonieri del Livorno in serie A:

Busoni 26 gol (1933/1934)
Lucarelli 24 gol (2004/2005, Capocannoniere stagionale)

Partecipazione dei giocatori amaranto con le rappresentative nazionali:

Magnozzi (26 più 3 con il Milan in Nazionale A, 13 gol)
Lucarelli (6 in Nazionale A, 3 gol)
Amelia (2 in Nazionale A, 7 in Under 21)
Chiellini (4 in Nazionale Under 21, 1 gol)

Giocatori campioni del mondo con la maglia amaranto:

Amelia (Germania 2006)

Vai al comunicato ufficiale

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