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Il “Presidentissimo”, il “mago” ed il bomber. Gli anni ruggenti del FOGGIA & INCEDIT

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Marco Cianfanelli) – In Puglia, come in tante altre regioni del Sud Italia, la passione per il calcio è vissuta con straordinaria enfasi e con particolare attaccamento alla squadra. Tra i tanti esempi di mirabili parabole calcistiche che hanno contraddistinto il calcio nazionale, ho scelto quella del Foggia & Incedit per un motivo strettamente “romantico” in virtù dei personaggi che l’hanno caratterizzata.

Il presidentissimo, ovvero Domenico ROSA ROSA, Don Mimi per i foggiani, che fu l’artefice della prima storica promozione in A del Foggia conquistata al termine della stagione 1963-1964. Il “mago di Turi”, ovvero Oronzo PUGLIESE che insieme al Presidente ROSA ROSA determinò le sorti del Foggia & Incedit con il culmine raggiunto nella memorabile vittoria contro l’Inter neo campione del mondo del 31 gennaio 1965. Ed infine il bomber, Cosimo NOCERA il massimo realizzatore nella storia del Foggia con 101 reti nei vari campionati disputati con la maglia dei satanelli, oltre a 19 goal messi a segno in Coppa Italia.  

Tre storie parallele che trovano il loro comune denominatore nella scalata che portò il Foggia & Incedit alla massima serie nel periodo compreso tra la stagione 1961-1962, quando si costituì il felice connubio, fino a quella 1964-1965, ultima stagione del “mago” PUGLIESE prima del suo trasferimento alla Roma.

In realtà il Foggia & Incedit nasce qualche anno prima, dalla fusione di due compagini locali. Nel luglio del 1957 l’Unione Sportiva Foggia ed il Gruppo Sportivo Incedit, infatti, si accorpano nell’intento di dare nuova linfa ad un sodalizio (l’US Foggia) che da anni militava senza successo in Quarta Serie (l’attuale Serie D). L’Incedit era la Società appartenente ad un’industria locale. Il nome dell’azienda era nient’altro che l’acronimo di Industrie cellulosa d’Italia e dal 1934 lavorava allo scopo di utilizzare i residui vegetali dell’agricoltura per la produzione di cellulosa da materie prime alternative. In sostanza l’Incedit era una delle tante compagini creatisi quale propaggine della citata azienda da cui dipendeva e veniva gestita.

Nell’estate del 1957 si costituì appunto il nuovo sodalizio che vedeva nel suo organigramma la presenza, oltre a Domenico ROSA ROSA, impresario di spessore e persona dal cuore immenso nonché artefice della rinascita di Foggia dopo i disastri subiti nel corso della seconda guerra mondiale, anche di Armando PICCAPANE, quale rappresentante del Comune di Foggia. Quest’ultimo assunse, agli inizi del 1958, la carica di Presidente della neonata Società. Il peso specifico che l’amministrazione comunale apportò alle vicende del Foggia & Incedit troverà poi conferma agli inizi della stagione successiva, quando la Lega Calcio dispose per l’ammissione in C un versamento dell’allora cospicua somma di 15 milioni di lire. Per far fronte a tale richiesta il Comune, attraverso il Banco di Napoli, intervenne rendendo disponibili i soldi necessari per l’iscrizione al campionato di Serie C. Su questo specifico argomento è presumibile che il Comune di Foggia, per rifondere, il sostegno finanziario assicurato, applicò dei balzelli (sotto forma di diritti amministrativi “dedicati”) per taluni atti rilasciati alla popolazione, come evidenziato nella foto sotto riportata.

Documento amministrativo risalente al 1959 riportante il bollo “Pro Sport” con stemma riconducibile alla squadra del Foggia&Incedit

Ma torniamo a noi ed alla nostra storia. E’ nell’estate del 1961 che nasce la leggenda del Foggia & Incedit di Don Mimì. In quelle afose giornate vennero infatti avviati i contatti per acquisire le prestazioni di un estroso personaggio colui che si rivelò un vero e proprio genio del pallone, Oronzo PUGLIESE. Domenico Carella, in merito alla nascita del connubio tra Mister PUGLIESE ed il presidente ROSA ROSA, nel libro ‘Ciccio Patino. L’ala che fece volare il Foggia’ cita che “…PUGLIESE era venuto a Bari per tentare di farmi firmare un contratto per la sua nuova squadra. Mi voleva a tutti i costi. Provò a convincermi ma io rimasi sulle mie. Non volevo lasciare Foggia, dove mi trovavo bene nonostante la retrocessione dalla Serie B patita qualche settimana prima. Mi aveva visto giocare da avversario e si era innamorato della mia velocità e dei miei dribbling. Allora, tra il serio e il faceto, dissi: Don Oronzo, se mi vuole così tanto perché non viene ad allenare il Foggia? Il presidente sta cercando un tecnico…”. Detto e fatto! Il “mago” si presentò davvero dal Presidente ROSA ROSA e trovò subito motivi convincenti per ingaggiarlo. Sembra che PUGLIESE, rivolgendosi al Presidente, disse: “…Presidente, io sono Pugliese di nome e di fatto. Il Foggia lo alleno anche gratis! …”. Non sappiamo se realmente andò proprio così ma sta di fatto che la decisione venne presa. Un giovane allenatore da Turi, piccolo paese in provincia di Bari, prendeva il posto di Costagliola tecnico artefice di una splendida promozione in B seguita, tuttavia, dall’immediata retrocessione della stagione successiva.

Di che pasta era fatto Don Oronzo si percepì da subito quando intervenne “a gamba tesa” nei confronti del Presidente ROSA ROSA in merito alla cessione del bomber NOCERA. L’attaccante, infatti, era stato già destinato al Napoli per la ragguardevole somma di trenta milioni di lire. La dirigenza avevo optato per la conferma di un altro attaccante Piero Merlo che con Nocera costituiva una coppia davvero prolifica. Il mago, tuttavia, si oppose strenuamente alla cessione di Nocera ed alla fine fu premiato. Merlo infatti fu trasferito alla Reggiana mentre Nocera restava nei satanelli, contraddistinguendo la sua permanenza al Foggia con grappoli di reti. La figura dell’attaccante è rimasta nell’immaginario dei tifosi foggiani che a distanza di anni gli hanno tributato, di concerto con l’amministrazione comunale, l’onore di vedere a lui intitolata una gradinata dello stadio Zaccheria.

La lungimiranza di Don Oronzo fu subito evidente. La sua prima stagione alla guida del Foggia&Incedit fu coronata dalla promozione, al cardiopalma, ottenuta nelle ultime giornate di campionato ai danni del Lecce. Alla promozione seguirono due altre stagioni nella serie cadetta che servirono sia a consacrare Nocera come capocannoniere con all’attivo 24 reti che alla storica prima promozione in serie A avvenuta al termine della stagione 1963-1964. Oramai PUGLIESE aveva conquistato il Foggia e tutti i foggiani. Ogni partita era un suo personale show. Sembrava che, grazie alla sua verve ed all’entusiasmo trasmesso dalla panchina, dirigesse non soltanto la sua squadra ma anche i propri tifosi. Danzava davanti alla panchina interagendo quasi in simbiosi con i tifosi e quando si toglieva la giacca il tifo diveniva incandescente poiché sapeva che a breve sarebbe successo qualcosa.

Un divertente ed esemplificativo aneddoto viene raccontato da Domenico CARELLA nel libro ‘Foggia – Inter 3-2. 31 gennaio 1965. L’impresa degli eroi di Pugliese’. L’ala OLTRAMARI, al riguardo del suo allenatore, infatti cita che “…era una partita di Coppa Italia, forse contro l’Atalanta. Giocavo sulla fascia dove lui aveva la panchina. Mi arrivò il pallone e cominciai a correre lungo la linea laterale. Ma sentivo qualcuno che mi seguiva. Mi girai e rimasi basito. Era Pugliese. Correva dietro di me dicendomi: dai, vai, scendi, forza…”.

E fu quindi serie A. L’atmosfera a Foggia era davvero incandescente. Tutta la città aveva fiducia nella magnanimità del Presidente e nei miracoli del mago. Lo stadio Zaccheria diventò una sorta di “fortino” e il supporto del pubblico fu senz’altro determinante. Allo stadio vennero costruite le due curve, sulla pista di atletica, in legno e materiale metallico il cui calpestio dei tifosi rendeva il clima davvero infernale e degno del soprannome di satanelli sin dall’origine attribuito alla squadra. Il campo, invece, non era sicuramente al livello del tifo. Sparute tracce di manto erboso erano soverchiate da ampie zone con fondo costituito da sansa, il tritato del nocciolo d’oliva. Quel campo fu temuto e rispettato dagli avversari tant’è che il Foggia riuscì a fermare la Fiorentina ed a battere la Juventus. Ma niente a che vedere nei confronti della leggendaria Foggia – Inter del 31 gennaio 1965 una partita rimasta nella storia del Foggia.

Si può dire di essa, oltre che della vittoria contro i neo campioni del mondo dell’Inter (nonché d’Europa), che fu il capolavoro che consacrò Don Oronzo Pugliese non solo per le sue capacità di allenatore ma anche in quelle di fine stratega, un sicuro antesignano di quello che sarà in tempi recenti lo “Special One” Jose Mourinho.

L’antefatto innanzitutto. Quella certa idiosincrasia di PUGLIESE nei confronti del “mago” Helenio HERRERA. Voleva dimostrarsi, Don Oronzo, all’altezza di Herrera e per fare ciò ricorreva anche a dei sotterfugi come quello in occasione di un convengo tra allenatori al Centro tecnico Federale di COVERCIANO. Quel giorno PUGLIESE, per rubare la scena ad HERRERA, si presentò infatti con un eccentrico vestito bianco, “adornato” da un’improponibile cravatta rossa. L’effetto fu devastante e l’attenzione fu catturata soprattutto dal gruppetto costituito, oltre che dal mago Herrera, da SCOPIGNO e dal paron Nereo ROCCO che, in dialetto triestino disse, rivolgendosi a PUGLIESE “…“Uè, ti vendi i gelati?

Oltre a questo il precedente nella sfida di andata con l’Inter. Le cronache dell’epoca riportano infatti che il tecnico del Foggia&Incedit rimase particolarmente turbato dal trattamento riservatogli nella gara di andata con l’Inter. Infatti la sua panchina, per ordine di HERRERA, fu spostata in un’altra parte del campo vicino ai settori dei distinti. Gesto che scalfi l’ego del Mago di Turi che preparò la sfida di ritorno per la sua personale rivalsa sia sportiva che mediatica. E così fu. Il giorno dell’arrivo dell’Inter si recò personalmente alla stazione di Foggia per ricevere i cronisti al seguito dei neo campioni del mondo per tenere una improvvisata conferenza stampa nel corso della quale disse “…Loro sono i più forti, loro devono vincere. Noi non abbiamo pressioni. All’andata mi hanno sbattuto sotto i distinti? Noi tratteremo Herrera con tutti i riguardi…”.

Il giorno della partita PUGLIESE superò se stesso. Negli spogliatoi dello Zaccheria infondeva fiducia ai suoi uomini e storico rimase il suo discorso alla squadra catechizzando ogni giocatore prima di entrare in campo. “…Suarez? Devi marcare Suarez? Luisito? E chi è Suarez? Tu sei molto meglio di Suarez”, disse a qualcuno. E aggiunse: “Due gambe hanno loro e due gambe abbiamo noi…”.

Sul campo il “miracolo” si materializzò nel secondo tempo. Avanti 2-0 i satanelli si fanno però raggiungere dalla classe dell’Inter che segna con PEIRÒ ed una prodezza proprio di SAUREZ. Poi il guizzo del bomber Nocera, già autore di una rete, che ricevuta palla spalle alla porta, finta di andare a sinistra, GUARNERI e PICCHI abboccano, sterzata a destra e palla con una autentica cannonata sotto il “sette”. Foggia&Incedit – Inter 3-2. I campioni d’Europa e del mondo sono battuti ma alla fine vinsero il campionato, come avevo previsto Padre Pio prima della partita ricevendo l’Inter di Herrera “…al Foggia la partita, all’Inter lo scudetto…” E così nacque la leggenda del Foggia&Incedit, del suo nuovo “mago”, di un bomber entusiasmante e di un Presidente dal cuore immenso.

Piccole grandi storie di un calcio di provincia che non ci stancheremo mai di narrare.

Gagliardetti dell’epoca appartenenti alla collezione di Marco CIANFANELLI

 (www.pennantsmuseum.com)

Originario di Ariccia, nel bel mezzo dei Castelli Romani. Impegnato nel mantenere viva la memoria del calcio studiandone “i colori” che lo contraddistinguono. Studioso di Araldica. Tra i più grandi collezionisti al mondo di gagliardetti. Un sito, www.pennantsmuseum.com , per condividere con i calciofili, italiani ed esteri, il fascino intramontabile dei gagliardetti.

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27 marzo 1904 – Il Genoa batte la Juventus e si aggiudica il suo sesto scudetto

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Per raccontare la storia di questa domenica di inizio secolo, la cosa più ovvia da fare è andare alla ricerca negli archivi storici dei principali quotidiani, sportivi e non. Non vi nascondo la sorpresa nello scoprire che, la vittoria di uno scudetto nel 1904, venga rilegata ad un piccolo trafiletto con le notizie indispensabili, senza enfasi e quasi per caso, dando invece ampio spazio ad altri sport, ora meno considerati del calcio.

Il Genoa nel 1904 ha già un numero abbastanza consistente di appassionati e, anche se in quella giornata saranno circa 3.000, in generale il pubblico continua a dimostrarsi tiepido nei confronti di questo sport, più popolare tra la classe aristocratica che nella popolazione comune. Situazione che si ribalterà più avanti, quando il calcio diventerà il gioco del popolo.

Spensley, Bugnion, Rossi P., Schoeller, Senft, Pasteur I, Salvadè, Goetzlof, Agar, Pasteur II, Pellerani.

Questi sono i nomi degli undici pionieri che, il 27 marzo 1904, vinsero il sesto scudetto della storia del club su sette campionati disputati, nella finale contro la Juventus finita 1-0 per i rossoblù.

La partita si svolge di domenica e inizia con le solite attività pre-partita. Raccontarlo oggi può sembrare assurdo ma, in quel periodo, i giocatori e dirigenti del Genoa, si trovavano alle otto del mattino al campo di Ponte Carrega e poi tutti insieme, tracciavano le righe bianche e tiravano le corde del campo e dell’area dedicata agli spettatori. Solo dopo arrivavano le sedie, che venivano disposte sempre da giocatori e dirigenti nella zona centrale destinata alle autorità e alla classe alto borghese e aristocratica del tempo.

Dopo aver svolto queste attività, sempre tutti insieme, andavano a pranzo in un’osteria vicino al campo di gioco, in attesa delle 15, orario in cui sarebbe iniziato il match. [Franco Venturelli – "Genoa, una leggenda in 110 partite, storie di Genoa e di Genoani”]

La partita risulta abbastanza equilibrata. La Juventus sembra decisamente più forte di quella battuta 3-0 l’anno prima, ma nonostante i passaggi precisi e un gioco di squadra equilibrato, fa fatica a concludere e ad arrivare sotto porta, anche per colpa di un importante gioco difensivo del Genoa.

Il gol rossoblù arriva dal difensore svizzero Bugnion ed è il prototipo dei tiri-cross da metà campo che, un po’ per il vento, un po’ per la disattenzione del portiere avversario (il bianconero Durante in questo caso), finisce nel sacco e risolve una partita ostica. La Juventus, come prevedibile reagisce attaccando e cercando il pareggio, ma la coriacea difesa del Genoa non si farà sorprendere. I rossoblù, per tenere in allarme gli avversari con pericolosi contropiede, continuano a giocare sfruttando la velocità di Agar. Non ci saranno altre reti, ma il Genoa avrà la sua meritata vittoria.

Viene così vinta la tanto desiderata Coppa d’argento messa in palio dall’allora presidente Mr. Fawcus e i gloriosi pionieri possono lasciare spazio ai giovani della neonata “riserva”, in fondo loro, con questo sesto campionato vinto su sette giocati, non hanno più una storia da scrivere perché ormai fanno già parte della leggenda.

 

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23 marzo 1969 – L’esordio di “Puliciclone”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Ciuffo sulla fronte, aspetto fiero, Paolino Pulici ha lasciato lo stadio comunale, al termine della partita con il Cagliari, fra gli applausi dei tifosi granata. Sotto il braccio reggeva il pallone della gara, il “souvenir” del suo positivo esordio in serie A” (Cit. Stampa Sera, 24 marzo 1969).

Finisce così la “prima” di Puliciclone, come amava chiamarlo Brera, nella sfida tra i granata e il Cagliari del 23 marzo 1969 terminata 0-0. Un esordio nella massima serie a soli 19 anni … “Sono sceso in campo tranquillo, senza emozionarmi” dirà al termine della gara, “Ho cercato di segnare, ma l’unica occasione da goal mi è capitata nel primo tempo quando Longoni mi ha impedito di concludere atterrandomi sul limite dell’area cagliaritana. Ero in buona posizione. Peccato”.

Dalla primavera alla prima squadra, sino all’inserimento nella Hall Fame granata nel 2014. Giocatore veloce e forte fisicamente, abile nel gioco aereo, destro naturale ma che non disdegnava il sinistro. E’ il giocatore che fino ad ora ha segnato il maggior numero di reti con la maglia granata ed è secondo nella graduatoria delle presenze: 172 reti e 437 presenze, un autentico mito. Nella stagione 1975-76 vince lo storico scudetto con il Torino e la classifica dei capocannonieri, già vinta nelle stagioni 72/73 e 74/75.

Insomma aveva ragione Riva, che terminata la partita dell’esordio di Pulici disse “… mi è sembrato assai dinamico. Ha le qualità per diventare un giocatore interessante”. Infatti…

 

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20 marzo 1994 – Il Brescia trionfa in Europa

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Tornei come la Mitropa Cup del dopoguerra, il Torneo Anglo-Italiano, la Coppa di Lega Italo-Inglese non si disputano più da decenni. Sebbene questi tornei dopo un iniziale successo hanno spesso perso l’interesse nel pubblico, rimangono pietre miliari per molte società che senza di questi non avrebbe mai potuto disputare incontri internazionali al di fuori di qualche amichevole estiva.

Tra queste società figura il Brescia Calcio, che 25 anni fa a Wembley si aggiudicò il Torneo Anglo-Italiano in finale contro il Notts County. Il Brescia disputò il torneo dopo essere retrocessa l’anno prima in una lotta salvezza estremamente avvincente ricordata anche per il coinvolgimento della Fiorentina che, arrivata a pari punti con Brescia ed Udinese, retrocesse per la classifica avulsa. Il Brescia perse poi lo spareggio salvezza con l’Udinese e qui è il paradosso dei tornei riservati alle squadre retrocesse: sarebbe stato meglio non parteciparvi, ma una volta che si partecipa vincerlo può essere un riscatto.

Il Torneo Anglo-Italiano conobbe varie fasi, è curioso ricordare come ai suoi albori venisse dato un punto in più per ogni rete segnata e il fuorigioco fosse applicato solo negli ultimi 16 metri. La sua organizzazione si deve ad un manager italiano, Gigi Peronace, che nel 1969 volle far sì che lo Swindon Town potesse disputare un torneo internazionale; la vittoria nella “English Football League Cup” avrebbe dato allo Swindon il diritto di disputare la Coppa delle Fiere, ma la partecipazione a questa era riservata alle squadre di “First Divsion” e lo Swindon nel 1969 disputava la “Third Division”.

Seguirono varie edizioni alternate da qualche interruzione e per un periodo la partecipazione venne riservata a squadre semi-professionistiche. L’edizione vinta dal Brescia fa parte dell’ultimo periodo, quando tornò ad essere appannaggio di squadre professionistiche ed il torneo intitolato al fondatore Peronace.

La strada che portò il Brescia a scrivere il suo nome nell’Albo d’Oro non è affatto banale; il regolamento prevede due gironi misti di squadre Italiane ed Inglesi nei quali però si incontrano solo squadre di diverse nazionalità, le migliori classificate per nazione in ogni girone disputeranno le semifinali. Il Brescia deve quindi far meglio di Ancona, Pisa ed Ascoli nelle tre partite contro Bolton, Charlton, Notts County. Con tre vittorie ed un pareggio il Brescia chiude al primo posto e disputa così la semifinale con il Pescara a sua volta vincitore del suo girone, qualificatasi grazie alle reti in trasferta (1-0 a Brescia, 3-2 a Pescara). L’obiettivo di disputare la Finale a Wembley è così raggiunto, ed i 2.000 tifosi che raggiungono Londra si toglieranno lo sfizio di vedere la loro squadra alzare il Trofeo nel tempio del calcio per eccellenza.

Una partita finita 1-0 con gol di Ambrosetti al 64′ ispirato da un assist del rumeno Sabau che, dopo aver saltato il portiere avversario arpionando il pallone lo porge all’attaccante.

Non è probabilmente un caso che tra le altre fu proprio il Brescia ad aggiudicarsi il torneo nel periodo in cui questo era riservato alle squadre di Serie B. Il Brescia è il club Italiano con il maggior numero di partecipazioni al Torneo Cadetto, ne ha 18 consecutive tra il 1947 ed il 1965. Nel 1994 è già il Brescia di Lucescu ed Hagi, che frequenta costantemente la Serie A e si appresta a vivere il suo periodo d’oro dei primi anni 2000 con varie partecipazioni consecutive alla “Massima Serie”, un ottavo posto, una semifinale di Coppa Italia ed una Finale di Coppa Intertoto.

Difficile dire quanto la vittoria di Wembley influì nei successivi fasti delle Rondinelle, forse poco o nulla, ma volendo credere ad un Dio del Calcio non è un caso che abbia voluto regalare questa soddisfazione al club lombardo. Un club che dalla sua fondazione ha costantemente frequentato i quartieri più alti del calcio italiano raggiungendo il 14º posto nella graduatoria della tradizione sportiva italiana della FIGC.

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