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Calcio, Arte & Società

Libri: “Cavalli Selvaggi”. Intervista all’autore Matteo Fontana (VIDEO)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” abbiamo raggiunto Matteo Fontana, scrittore e autore del libro “Cavalli Selvaggi” edito da “Eclettica Edizioni”. Un triplo appuntamento con l’autore, oggi l’intervista e nei prossimi giorni due estratti in esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio, per saperne di più del rapporto tra l’Italia, un paese che stava cambiando se stesso, tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’80, in un contesto in cui i morti e le tragedie erano purtroppo una dolorosa quotidianità. Il calcio era ancora distante dall’essere il business attuale e che, invece, era un forte strumento di coesione popolare dove alcuni interpreti con le loro gesta raccontavano “storie” che lenivano le paure del domani.

Buona visione.

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

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Calcio, Arte & Società

Libri: “Il rosso di Ponsacco…”, l’Avellino è in serie A”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Pubblichiamo, come preannunciato (vedi intervista con l’autore qui), il primo estratto del libro “Il rosso di Ponsacco. La storia di Adriano Lombardi, dalla Valdera a San Siro”, di Fabio Roberto Tognetti edito da Eclettica Edizioni. L’estratto, scelto di concerto con l’autore, è il racconto della giornata dell’11 giugno 1978, giorno in cui l’Avellino conquista per la prima volta la massima serie.

Ringraziamo ancora l’autore e la casa editrice per averci dato questa possibilità.

Buona lettura.

Il Team de Gli Eroi del Calcio.com

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È la sera del dieci giugno 1978, è sabato, fa piacevolmente caldo e nell’aria si respira il profumo delle vacanze alle porte. Alla radio passano i Bee Gees con Stayin’ Alive e Night Fever o Follow Me della conturbante Amanda Lear. La gente sente il bisogno di evadere dalla realtà, di distogliere l’attenzione da una cronaca che si fa sempre più nera, sempre più tragica, sempre più pesante. È trascorso appena un mese dal tragico ritrovamento all’interno del bagagliaio di una Renault Quattro di colore rosso parcheggiata in Via Caetani a Roma del corpo dell’onorevole Aldo Moro, impietosamente crivellato da undici colpi esplosi da una mitraglietta Skorpion. La sensazione è che l’escalation di sangue e terrore sia inarrestabile, che qualcosa nel Belpaese si sia irrimediabilmente rotto e le cose non possano far altro che peggiorare. E l’impegno che la mattina successiva attende il popolo italiano sta lì a ricordarlo, come un ospite sgradito che fa di tutto per rovinare l’atmosfera di una bella festa. Infatti, domenica 11 giugno gli elettori sono chiamati ad esprimersi nel merito di due requisiti referendari, uno dei quali, quello che chiede l’abrogazione della Legge Reale, testimonia il grave stato di agitazione che traumatizza, trasversalmente, politica e opinione pubblica.

Non tutti gli italiani si recano puntuali alle urne. Dopo lunghi mesi di inverno, una giornata di bel tempo è una tentazione troppo forte per non approfittarne e così in tanti decidono di trascorrere la domenica con la classica gita fuori porta o, meglio ancora, al mare, per cominciare a dorare la propria pelle e non farsi trovare impreparati a luglio davanti allo sguardo competitivo dei vicini di ombrellone. C’è per anche una minoranza, piccola ma assai rumorosa, che ritiene di avere un altro dovere più urgente da ottemperare, tanto che urne e spiagge possono tranquillamente aspettare. Sono le migliaia di tifosi che già alle prime luci dell’alba si spostano in lungo e in largo attraverso lo Stivale per andare a sostenere in trasferta la propria squadra del cuore. Se è vero che è già passato un mese dalla chiusura del campionato di Serie A, lo stesso non si può dire, ad esempio, della Serie cadetta, alle prese con gli ultimi, determinanti, novanta giri di cronometro che definiranno il destino di diverse compagini.

In testa alla classifica, già promosso con ben sei giornate di anticipo, si trova l’Ascoli di Mimmo Renna. I marchigiani, nelle cui fila si mettono in luce i talenti della fantasiosa ala destra Roccotelli e della prolifica punta Ambu, hanno imposto un dominio pressoché assoluto al torneo, testimoniato da quello straordinario +43 finale scritto sotto la voce “differenza reti” e da un record di punti ancora oggi imbattuto. Un ritmo forsennato che nessun altro club è riuscito a sostenere e che dunque ha creato un vuoto alle spalle dei bianconeri, accorciando la classifica e rendendo così imprevedibile e piena di colpi di scena l’ultima fase del campionato. Cinque formazioni si ritrovano a contendersi i rimanenti due posti a disposizione per la promozione in A. A quota quarantuno punti si trovano il Palermo, la Ternana e il Monza. A queste squadre serve una vittoria, ma se per umbri e siciliani un eventuale fallimento pur dispiacendo non toglierebbe niente a una stagione comunque importante, sulle spalle dei biancorossi pesa invece come un macigno la consapevolezza di aver sciaguratamente mancato il match point, con la sconfitta rimediata nell’ultima giornata contro la non irresistibile Pistoiese, formazione invischiata nella bagarre per la non retrocessione. Davanti alle tre, moderatamente più serene grazie al punto in classifica in più – ma non per questo meno agitate – vi sono il Catanzaro e il sorprendente Avellino di mister Carosi . (…)

Domenica ottomila tifosi raggiungono il capoluogo ligure. È un’orda rumorosa e festosa quella che invade Marassi con due ore di anticipo, trasformando il Ferraris in una succursale al nord del Partenio.

Sugli spalti primeggiano il bianco e il verde e la squadra, al suo arrivo, viene accolta da un colpo d’occhio unico, da un calore che li sostiene e li esalta. Mario Piga ricorda: “L’immagine che non potrò mai dimenticare è il nostro arrivo allo stadio. Mi commuovo ancora a pensarci. Vedevamo solo bandiere bianco-verdi e un pubblico meraviglioso. Quando stavo entrando negli spogliatoi una donna anziana che avrà avuto settant’anni o anche forse di più, piangendo, mi si è buttata al collo e mi disse: “Mario Piga, regalateci questo sogno, cerca di dare il massimo”. Mi trasmise un’adrenalina incredibile.”

Adrenalina che si trasforma in senso del goal. Cinquantatreesimo minuto di una partita noiosa, con una Sampdoria molliccia e disinteressata e un Avellino che controlla senza forzature: Galasso, con un elegante colpo di tacco, si libera dalla stretta marcatura di Rossi e mette una palla al centro, immediatamente catturata da Mario Piga, il quale, trovandosi completamente smarcato, ha il tempo di aggiustare la sfera, coordinarsi e mirare l’angolo alla destra del portiere blucerchiato Cacciatori che, al centro dell’area piccola, intuisce la direzione del tiro senza riuscire a deviarlo oltre lo specchio della porta. La rete si gonfia e gli spalti del Marassi sussultano sotto l’estasi della tifoseria irpina, che si accalca contro le reti di protezione. Chi è rimasto a casa, transistor e cuore in mano, all’intervento di Giorgio Bubba, l’inviato di “Tutto il calcio minuto per minuto” che interrompe la telecronaca del collega di Lecce per annunciare il goal della brevilinea ala sarda, esplode in un grido liberatorio. I restanti trentasette giri di lancetta servono solo a caricare l’impazienza dei tifosi: la Sampdoria non ha alcun interesse a spingere e ai Lupi basta controllare le svogliate ripartenze dell’avversario fino al triplice fischio finale del signor Longhi da Roma. Per l’Avellino è finalmente Serie A! L’Avellino potrà sedere per la prima volta tra le grandi.

All’apertura dei cancelli l’onda bianco-verde contenuta dentro il Ferraris tracima nei carrugi di Genova. Molti sono cittadini campani emigrati e per loro questa promozione ha il sapore del riscatto del meridione, con i tifosi di Avellino, Catanzaro e Ascoli per una volta gemellati in quella che è una comune vittoria sulle più attrezzate e facoltose squadre del nord. Una massa caotica e festante travolge pacificamente la città fino all’aeroporto Colombo, dove la squadra è letteralmente sospinta a bordo del velivolo, costretto oltretutto a rimanere fermo sulla pista per oltre tre ore a causa delle intemperanze di un tifoso troppo focoso e scatenato.

La città che attende il ritorno dei propri eroi sta vivendo letteralmente un sogno. Come detto, non si tratta soltanto di un successo sportivo. Il capoluogo irpino è una delle tante realtà provinciali sconosciute al grande pubblico e gli avellinesi sperano che la conquista della Seria A possa finalmente posizionare la loro città sulla mappa geografica dello Stivale, portare alla luce dei media la condizione di miseria in cui versa il territorio e, di conseguenza, aprire nuove opportunità di crescita e di progresso. Avere la squadra di casa in A significa quanto meno ritrovarsi ad ospitare ogni domenica decine di giornalisti e telecamere delle tv nazionali. È lo stesso primo cittadino Massimo Preziosi a dichiararlo all’inviato de Il Corriere della Sera Ettore Mo: “Il miracolo calcistico dell’Avellino (…) è maturato sullo sfondo di questo amaro paesaggio. E si capisce perché anche gli allergici ai febbroni sportivi della domenica debbano considerarlo, infine, una sorta di rivalsa verso il settentrione del benessere e delle squadre sovrane, una specie di riscatto guadagnato a fatica tra sudori e umiliazioni: «Dal momento che siamo sottosviluppati e terzo mondo in tutto – argomenta qualcuno, facendosi portavoce di un sentimento corale – dovremmo esserlo anche dal punto di vista calcistico. Ebbene no, dobbiamo finirla con la storia del parente povero in eterno. Se la rimonta verso un eguale dignità civile comincia col calcio ci sta bene.» (…) «Il nostro passaggio in A – dice (il sindaco) – non è che un momento di quell’evoluzione in corso nella nostra provincia, non solo sul terreno sportivo. Ne deriverebbero anche vantaggi economici, naturalmente. È scomoda la posizione di chi viene indicato alla patria attenzione per il reddito più basso».”

Prese in considerazione le osservazioni del sindaco Preziosi si può dunque comprendere l’euforia collettiva che si impadronisce in quei giorni di Avellino. Quelle successive all’11 giugno sono tre giornate di festeggiamenti, con gli uffici comunali chiusi, le gelaterie che offrono coni gelato crema-pistacchio al prezzo simbolico di 100 Lire e i cinema che proiettano film a ingresso libero.

Gli auspici degli avellinesi non si riveleranno del tutto strampalati.

Una città dormitorio, fino ad allora priva di grandi attrazioni, che alle 22 di sera costringeva i propri abitanti a chiudersi in casa per la mancanza di alternative, per tutti i dieci anni di permanenza della squadra in A conoscerà un nuovo, improvviso, slancio di vitalità. La ventata di ottimismo portata dalla promozione, unita a un po’ di benessere derivante dalla presenza di nuovi impianti industriali, contribuirà pure, dati alla mano, a un boom demografico senza precedenti, con il numero delle nuove nascite che nell’anno della promozione raggiungerà un incremento del 100%.  Purtroppo gli anni della A saranno anche quelli dolorosi del terremoto che il 23 novembre del 1980 devasterà questo territorio, seppellendo quasi 3000 persone e lasciando senza casa 280 mila irpini.

Vai qui se vuoi acquistare il libro

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Il Foggia Calcio diventa un documentario. Il 29 marzo la diretta facebook del lavoro di Domenico Carella

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“Foggia 100, la categoria un dettaglio”, questo il titolo di un un video documentario ed un libro, entrambi con il medesimo titolo, dedicati al  racconto della centenaria storia del Foggia Calcio. L’autore è il Direttore di Foggiasport24.com , Giornalista del Corriere del Mezzogiorno, e già autore di libri quali “Diavolo di un satanello”, “E il diavolo ci mise la coda”, “GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano” e “Foggia – Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l’impresa degli eroi di Pugliese”.

La presentazione sarebbe dovuta essere di carattere pubblico, ma le tristi vicende legate alla diffusione del Corona Virus hanno indotto gli organizzatori a una differente modalità. Stasera, domenica 29 marzo, con inizio alle ore 20, sulla pagina Facebook di Foggiasport24 verrà diffuso in diretta streaming il video documentario, per permettere a tutti i tifosi dei satanelli, ma anche a tutti coloro che amano le storie del calcio, di poter godere di questo regalo.

“Circa 2.000 km in giro per l’Italia per realizzare interviste, 250 ore di lavoro davanti al computer per il montaggio, per un totale di quasi sei mesi di lavoro”, si legge sul sito di Foggiasport24, “Questi sono i numeri di «Foggia 100, la categoria un dettaglio». Il documentario è stato girato con mezzi non professionali, anzi, di uso quotidiano, come telefoni cellulari, videocamere portatili e in un caso anche una webcam. Lo stesso video è stato montato con pazienza su un computer con soli 2 GB di RAM. Ne è risultata indiscutibilmente penalizzata l’estetica, ma non è mai stato quello l’obiettivo dell’autore, che ha puntato a un’opera di divulgazione della storia, con i crismi della veridicità dei racconti (perché fatti dagli stessi protagonisti di quegli episodi) e con una grande dose di sentimenti, che traspariranno sempre più dall’inizio del filmato, fino all’apoteosi del finale. Il video racconto ha avuto nella prima stesura una durata di cinque ore. Purtroppo è stato necessario cancellare molte parti, alcune anche interessanti, per rientrare nei tempi previsti per un film”.

Tanti gli intervistati tra calciatori ed allenatori del Foggia tra cui Ciccio Baiano, Gigi Delneri,  Luigi Di Biagio, Angelo Domenghini, Pasquale Padalino, Gianni Pirazzini, Roberto Rambaudi, Delio Rossi, Igor Shalimov, Giuseppe Signori, Francesco Scorsa e Zdenek Zeman.

Abbinato al documentario anche il libro, dal titolo «Foggia 100, la categoria un dettaglio», edito da Edizioni Fogliodivia, “Sarà il racconto di questi cento anni di storia filtrata dalle lenti del giornalista Domenico Carella, attraverso aneddoti e racconti raccolti nella sua professione di giornalista, direttamente dai protagonisti di quelle epoche e di quelle partite. Per Carella, appassionato di storia dello sport e del calcio, si tratta del settimo libro pubblicato dopo «Diavolo di un satanello», «E il diavolo ci mise la coda», «Gianni Pirazzini, una vita da capitano», «Foggia-Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l’impresa degli eroi di Pugliese», «Il Foggia del ’76», «Ciccio Patino, l’ala che fece volare il Foggia». Del volume si palerà in maniera più approfondita nel corso di una presentazione ufficiale che si farà più avanti nel tempo, quando sarà rientrata l’emergenza sanitaria in corso nel mondo”.

Vi diamo appuntamento a stasera, alle ore 20 per seguire la diretta del documentario, diffuso sulla pagina Facebook di Foggiasport24 ma anche sulla nostra pagina ufficiale, Gli Eroi del Calcio .com .

Per saperne di più vai su Foggiasport24

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Marco Tardelli: “Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Marco Tardelli, un palmares da fare invidia, ha praticamente vinto tutto, Campione del Mondo nel 1982, ricorda la sua celebre esultanza nella vittoriosa finale contro la Germania Ovest, la rievoca per annunciare un suo sogno, contro l’epidemia: “Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo”

Un urlo famoso almeno come quello di Munch, anche se non siamo certi che quello del pittore norvegese sia davvero così conosciuto 😊. Un urlo che significa speranza, forte, intenso, viscerale… un urlo di liberazione.

Marco Tardelli immagina cos’ l’esultanza quando questo avversario, il virus, sarà definitivamente sconfitto, schiacciato, estirpato. Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo ha scritto il campione del mondo su Twitter.

“M’immagino un urlo collettivo di liberazione che scacci l’incubo”, aveva detto al Corriere dello Sport qualche giorno fa, “Ho cominciato a parlare con i vicini di casa. Dal balcone. Non mi era mai passato per la mente. Adesso ci salutiamo, ci scambiamo auguri e impressioni. Non avremmo dovuto aspettare questi momenti per farlo. La vicinanza, l’allegria, l’ironia: forse ci salveranno”.

Attendiamo tutti di poter fare presto quell’urlo… di nuovo… ancora più forte.

#iorestoacasa

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