Connect with us

Il Calcio Racconta

Il “Comandante” Martini ricorda il “Maestro”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – 3 gennaio 2019, ore 22:16, Luigi Martini, terzino di spinta della Lazio Campione d’Italia del 1974, lascia scivolare il dito sul tasto “Invio” e pubblica sul proprio profilo Facebook una lettera al suo allenatore e “Maestro” Tommaso Maestrelli. Forse una lacrima sarà scesa sul suo volto, probabilmente era emozionato. Di certo le parole che seguono sono un atto d’amore, una poesia…

“Tommaso
Ventidue anni, avevo ventidue anni quando incontrai per la prima volta Maestrelli in via Col di Lana, storica sede della Lazio. Fino ad allora, come esempio di vita avevo avuto mio padre che si spaccava la schiena di lavoro per la famiglia. La sera mia madre gli parlava di me e lui con gli occhi stanchi mi guardava e senza parlare annuiva. Quel giorno in via Col di Lana, il segretario della Lazio, Nando Vona, un omone alto due metri, mi prese per un braccio e mi disse:<vieni che ti presento al mister> Busso e contemporaneamente apri la porta dell’ufficio,dietro la scrivania era seduto Maestrelli che alzò la testa e mi mise gli occhi negli occhi senza parlare. Io con arroganza giovanile tenevo alto lo sguardo. Lui si alzò, mi tese la mano e mi disse:< Ciao Marti, come stai?> Mi aveva chiamato <Marti> il diminutivo di Martini come facevano i miei compagni di squadra e lo aveva fatto con un tono di voce così avvolgente che sgretolò in un attimo la mia sfrontatezza. Poi aggiunse:<Questa città ci può dare molto, ma ci chiederà grandi sacrifici io so che tu sei pronto e conto molto su di te>Incredibile <so che sei pronto, conto su di te> nessun allenatore mi aveva mai parlato così, di solito era< devi rientrare la sera non oltre le dieci, ti devi guadagnare il posto > e così via. Dieci minuti, erano bastati dieci minuti e poche frasi per far nascere in me un sentimento nuovo.
Mio padre mi aveva insegnato a contare solo su di me, con Maestrelli ho capito l’importanza di avere a fianco un uomo giusto.
Un grande uomo, Tommaso.
Ha tirato fuori il meglio di me e lo ha fatto in punta di piedi senza frasi ad effetto, ma con tanti sguardi e poche parole.
Sì, quegli sguardi in silenzio.
Come quando, dopo una partita sbagliata, ti convocava nel suo spogliatoio e ti osservava in silenzio per qualche secondo mettendoti in una condizione interiore così serena che eri tu che parlavi di come eri andato male quella domenica.
Lui ti chiedeva di altro, se in famiglia era tutto ok o se poteva esserti di aiuto.
Sì, proprio un uomo speciale, Tommaso.
Si divideva per tutti, ascoltava le ragioni di tutti, non solo dei suoi ragazzi, ma di tutto il personale che lavorava nel complesso dove facevamo allenamento.
E ascoltava anche molti tifosi, venivano da lui anche solo per parlargli, non diceva mai di no.
Ricordo un lunedì, giorno di riposo per tutti. Lo trovai al campo che seguiva l’allenamento dei giocatori della rosa che non avevano preso parte alla gara precedente.
Tommaso aveva una famiglia numerosa, con quattro figli, mi avvicinai a lui e dissi “ sei qui anche di lunedì, ma non rischi di trascurare la famiglia?” Mi guardò e mi disse :” Marti, questa è la nostra famiglia, altrimenti perché tu saresti qua?”
Mi aveva appena dato una lezione, con semplicità. Mi aveva detto guarda che tu sei qui per la stessa ragione mia. Perché hai tutti noi dentro.
Nel calcio di allora, dove il modello da seguire era la Juventus di Agnelli e Boniperti, che stimavano Maestrelli, noi eravamo “ quella sporca dozzina “, ma a lui andava bene così. Non cercava di cambiarci, ma si inseriva e piano piano ti aiutava a capire.
Eri tu che dovevi crescere, eri tu che dovevi essere all’altezza di un rapporto così speciale.
Oddi, Wilson e la famiglia Maestrelli hanno fatto di tutto per portare la salma di Giorgio Chinaglia accanto a quella di Tommaso. Ed io che non credo mi sono commosso, è come se lui ancora ci indicasse la via.
Amava la Lazio e soprattutto amava la sua squadra fatta di uomini che aveva fatto crescere umanamente e che lo ricambiavano con affetto infinito.
Per me era un punto di riferimento certo, tutti i miei pensieri finivano a lui come quando, dopo la sua malattia era ritornato sulla panchina della Lazio per salvarci dalla retrocessione ed io gli dissi: “ Tommaso, mi sono iscritto alla scuola di volo, voglio diventare pilota dell’Alitalia”.
Lui rispose:” quelli come te arrivano dove vogliono arrivare, non avere esitazioni “. Mi aveva fatto l’ultimo regalo, morí di lì a poco ed io divenni pilota all’Alitalia come mi aveva detto.
Andai a trovarlo qualche giorno prima della sua morte, il male lo aveva mangiato, ma il suo sguardo no, era quello di sempre. Mi guardò con gli occhi negli occhi per gli ultimi dieci secondi, intensamente, e con un filo di voce mi disse:” ciao Marti”.
Finí così la storia di un Uomo che tanto aveva dato ad altri uomini.
Finí così la storia di un Uomo, Un Uomo vero”.

 

Classe ’68, appassionato di un calcio che non c’è più. Collezionista e Giornalista, emozionato e passionale. Ideatore de GliEroidelCalcio.com. Un figlio con il quale condivide le proprie passioni. Un buon vino e un sigaro, con la compagn(i)a giusta, per riempirsi il Cuore.

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il Calcio Racconta

27 marzo 1904 – Il Genoa batte la Juventus e si aggiudica il suo sesto scudetto

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Per raccontare la storia di questa domenica di inizio secolo, la cosa più ovvia da fare è andare alla ricerca negli archivi storici dei principali quotidiani, sportivi e non. Non vi nascondo la sorpresa nello scoprire che, la vittoria di uno scudetto nel 1904, venga rilegata ad un piccolo trafiletto con le notizie indispensabili, senza enfasi e quasi per caso, dando invece ampio spazio ad altri sport, ora meno considerati del calcio.

Il Genoa nel 1904 ha già un numero abbastanza consistente di appassionati e, anche se in quella giornata saranno circa 3.000, in generale il pubblico continua a dimostrarsi tiepido nei confronti di questo sport, più popolare tra la classe aristocratica che nella popolazione comune. Situazione che si ribalterà più avanti, quando il calcio diventerà il gioco del popolo.

Spensley, Bugnion, Rossi P., Schoeller, Senft, Pasteur I, Salvadè, Goetzlof, Agar, Pasteur II, Pellerani.

Questi sono i nomi degli undici pionieri che, il 27 marzo 1904, vinsero il sesto scudetto della storia del club su sette campionati disputati, nella finale contro la Juventus finita 1-0 per i rossoblù.

La partita si svolge di domenica e inizia con le solite attività pre-partita. Raccontarlo oggi può sembrare assurdo ma, in quel periodo, i giocatori e dirigenti del Genoa, si trovavano alle otto del mattino al campo di Ponte Carrega e poi tutti insieme, tracciavano le righe bianche e tiravano le corde del campo e dell’area dedicata agli spettatori. Solo dopo arrivavano le sedie, che venivano disposte sempre da giocatori e dirigenti nella zona centrale destinata alle autorità e alla classe alto borghese e aristocratica del tempo.

Dopo aver svolto queste attività, sempre tutti insieme, andavano a pranzo in un’osteria vicino al campo di gioco, in attesa delle 15, orario in cui sarebbe iniziato il match. [Franco Venturelli – "Genoa, una leggenda in 110 partite, storie di Genoa e di Genoani”]

La partita risulta abbastanza equilibrata. La Juventus sembra decisamente più forte di quella battuta 3-0 l’anno prima, ma nonostante i passaggi precisi e un gioco di squadra equilibrato, fa fatica a concludere e ad arrivare sotto porta, anche per colpa di un importante gioco difensivo del Genoa.

Il gol rossoblù arriva dal difensore svizzero Bugnion ed è il prototipo dei tiri-cross da metà campo che, un po’ per il vento, un po’ per la disattenzione del portiere avversario (il bianconero Durante in questo caso), finisce nel sacco e risolve una partita ostica. La Juventus, come prevedibile reagisce attaccando e cercando il pareggio, ma la coriacea difesa del Genoa non si farà sorprendere. I rossoblù, per tenere in allarme gli avversari con pericolosi contropiede, continuano a giocare sfruttando la velocità di Agar. Non ci saranno altre reti, ma il Genoa avrà la sua meritata vittoria.

Viene così vinta la tanto desiderata Coppa d’argento messa in palio dall’allora presidente Mr. Fawcus e i gloriosi pionieri possono lasciare spazio ai giovani della neonata “riserva”, in fondo loro, con questo sesto campionato vinto su sette giocati, non hanno più una storia da scrivere perché ormai fanno già parte della leggenda.

 

Continue Reading

Il Calcio Racconta

23 marzo 1969 – L’esordio di “Puliciclone”

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM – “Ciuffo sulla fronte, aspetto fiero, Paolino Pulici ha lasciato lo stadio comunale, al termine della partita con il Cagliari, fra gli applausi dei tifosi granata. Sotto il braccio reggeva il pallone della gara, il “souvenir” del suo positivo esordio in serie A” (Cit. Stampa Sera, 24 marzo 1969).

Finisce così la “prima” di Puliciclone, come amava chiamarlo Brera, nella sfida tra i granata e il Cagliari del 23 marzo 1969 terminata 0-0. Un esordio nella massima serie a soli 19 anni … “Sono sceso in campo tranquillo, senza emozionarmi” dirà al termine della gara, “Ho cercato di segnare, ma l’unica occasione da goal mi è capitata nel primo tempo quando Longoni mi ha impedito di concludere atterrandomi sul limite dell’area cagliaritana. Ero in buona posizione. Peccato”.

Dalla primavera alla prima squadra, sino all’inserimento nella Hall Fame granata nel 2014. Giocatore veloce e forte fisicamente, abile nel gioco aereo, destro naturale ma che non disdegnava il sinistro. E’ il giocatore che fino ad ora ha segnato il maggior numero di reti con la maglia granata ed è secondo nella graduatoria delle presenze: 172 reti e 437 presenze, un autentico mito. Nella stagione 1975-76 vince lo storico scudetto con il Torino e la classifica dei capocannonieri, già vinta nelle stagioni 72/73 e 74/75.

Insomma aveva ragione Riva, che terminata la partita dell’esordio di Pulici disse “… mi è sembrato assai dinamico. Ha le qualità per diventare un giocatore interessante”. Infatti…

 

Continue Reading

Il Calcio Racconta

20 marzo 1994 – Il Brescia trionfa in Europa

Published on

GLIEROIDELCALCIO.COM (Paolo Laurenza) – Tornei come la Mitropa Cup del dopoguerra, il Torneo Anglo-Italiano, la Coppa di Lega Italo-Inglese non si disputano più da decenni. Sebbene questi tornei dopo un iniziale successo hanno spesso perso l’interesse nel pubblico, rimangono pietre miliari per molte società che senza di questi non avrebbe mai potuto disputare incontri internazionali al di fuori di qualche amichevole estiva.

Tra queste società figura il Brescia Calcio, che 25 anni fa a Wembley si aggiudicò il Torneo Anglo-Italiano in finale contro il Notts County. Il Brescia disputò il torneo dopo essere retrocessa l’anno prima in una lotta salvezza estremamente avvincente ricordata anche per il coinvolgimento della Fiorentina che, arrivata a pari punti con Brescia ed Udinese, retrocesse per la classifica avulsa. Il Brescia perse poi lo spareggio salvezza con l’Udinese e qui è il paradosso dei tornei riservati alle squadre retrocesse: sarebbe stato meglio non parteciparvi, ma una volta che si partecipa vincerlo può essere un riscatto.

Il Torneo Anglo-Italiano conobbe varie fasi, è curioso ricordare come ai suoi albori venisse dato un punto in più per ogni rete segnata e il fuorigioco fosse applicato solo negli ultimi 16 metri. La sua organizzazione si deve ad un manager italiano, Gigi Peronace, che nel 1969 volle far sì che lo Swindon Town potesse disputare un torneo internazionale; la vittoria nella “English Football League Cup” avrebbe dato allo Swindon il diritto di disputare la Coppa delle Fiere, ma la partecipazione a questa era riservata alle squadre di “First Divsion” e lo Swindon nel 1969 disputava la “Third Division”.

Seguirono varie edizioni alternate da qualche interruzione e per un periodo la partecipazione venne riservata a squadre semi-professionistiche. L’edizione vinta dal Brescia fa parte dell’ultimo periodo, quando tornò ad essere appannaggio di squadre professionistiche ed il torneo intitolato al fondatore Peronace.

La strada che portò il Brescia a scrivere il suo nome nell’Albo d’Oro non è affatto banale; il regolamento prevede due gironi misti di squadre Italiane ed Inglesi nei quali però si incontrano solo squadre di diverse nazionalità, le migliori classificate per nazione in ogni girone disputeranno le semifinali. Il Brescia deve quindi far meglio di Ancona, Pisa ed Ascoli nelle tre partite contro Bolton, Charlton, Notts County. Con tre vittorie ed un pareggio il Brescia chiude al primo posto e disputa così la semifinale con il Pescara a sua volta vincitore del suo girone, qualificatasi grazie alle reti in trasferta (1-0 a Brescia, 3-2 a Pescara). L’obiettivo di disputare la Finale a Wembley è così raggiunto, ed i 2.000 tifosi che raggiungono Londra si toglieranno lo sfizio di vedere la loro squadra alzare il Trofeo nel tempio del calcio per eccellenza.

Una partita finita 1-0 con gol di Ambrosetti al 64′ ispirato da un assist del rumeno Sabau che, dopo aver saltato il portiere avversario arpionando il pallone lo porge all’attaccante.

Non è probabilmente un caso che tra le altre fu proprio il Brescia ad aggiudicarsi il torneo nel periodo in cui questo era riservato alle squadre di Serie B. Il Brescia è il club Italiano con il maggior numero di partecipazioni al Torneo Cadetto, ne ha 18 consecutive tra il 1947 ed il 1965. Nel 1994 è già il Brescia di Lucescu ed Hagi, che frequenta costantemente la Serie A e si appresta a vivere il suo periodo d’oro dei primi anni 2000 con varie partecipazioni consecutive alla “Massima Serie”, un ottavo posto, una semifinale di Coppa Italia ed una Finale di Coppa Intertoto.

Difficile dire quanto la vittoria di Wembley influì nei successivi fasti delle Rondinelle, forse poco o nulla, ma volendo credere ad un Dio del Calcio non è un caso che abbia voluto regalare questa soddisfazione al club lombardo. Un club che dalla sua fondazione ha costantemente frequentato i quartieri più alti del calcio italiano raggiungendo il 14º posto nella graduatoria della tradizione sportiva italiana della FIGC.

Continue Reading

Newsletter

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: