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La Penna degli Altri

1910, vince la Juve, il Milan si arrabbia con l’arbitro e i tifosi lo inseguono!

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CALCIOMERCATO.COM (Alessandro Bassi) – Nel gennaio del 1910 il massimo campionato di calcio italiano proponeva – nel suo calendario asimmetrico e martoriato da numerosi rinvii – nel giro di una settimana ben due scontri tra il Milan e la Juventus: in uno di questi un calciatore non si limitò alle parole per esprimere il suo punto di vista all’arbitro.

LA GRANDE RIFORMA – Il campionato che inizia il 7 novembre del 1909 è un torneo diverso dai precedenti, una pietra miliare nella storia del football all’italiana. In estate la F.I.G.C. emana il primo regolamento organico del gioco del calcio e struttura il campionato 1909/10 sulla falsa riga della First Division inglese: non più gironi eliminatori bensì un unico torneo con partite di andata e ritorno e classifica finale. Dieci le società ammesse, tutte facenti parte del cosiddetto triangolo industriale tra Liguria, Piemonte e Lombardia. Escluso il Veneto, neppure considerato il resto d’Italia. Siamo ancora in pieno periodo pionieristico e la Federazione non è da meno. Tuttavia il torneo si dimostrerà molto interessante, dominato dalla Pro Vercelli – campione d’Italia in carica – e dalla “sorpresa” Internazionale, nata appena un anno prima. È il campionato culminato nel “famoso” spareggio vinto dall’Internazionale contro i bambini della Pro Vercelli del quale già in passato ci siamo occupati. Per ciò che riguarda più squisitamente la struttura del torneo, bene copiare gli inglesi ma la formula a girone unico in quegli anni pionieristici del football italiano era un salto in avanti un po’ troppo lungo, tra società che sempre più numerose spingevano per entrare nel campionato e difficoltà organizzative legate alla gestione di un numero sempre maggiore di partite da giocare, così l’esperimento del girone unico venne accantonato e già con l’anno successivo si tornò a giocare il campionato suddiviso in gironi regionali e ad un vero e proprio girone unico nazionale si arrivò soltanto con la stagione 1929/30.

ANDATA PIROTECNICA – Milan e Juventus, dicevamo. Quell’anno le due società non avevano particolari ambizioni di vittoria: la Juventus, pur raggiungendo un terzo posto finale, iniziava proprio nel 1910 un lento declino che l’avrebbe portata alcune stagioni più tardi ad un passo – e qualcosa oltre, ma anche di questo ne abbiamo già parlato – dal baratro della retrocessione. La stagione del Milan fu costellata da una serie impressionante di infortuni che se da un lato ne compromise la competitività, dall’altro permise l’esordio in prima squadra di due giocatori destinati a diventare due campionissimi: Aldo Cevenini e – soprattutto – l’appena quindicenne Renzo De Vecchi. Il 16 gennaio  a Torino va in scena il match di andata davanti ad una cornice di pubblico davvero importante e sì, le donne sono numerose e mischiate con gli uomini, come è giusto che sia. Entrambe le formazioni si presentano con defezioni importanti, il Milan deve rinunciare al suo portiere titolare e la Juventus a ben tre titolari, nonostante ciò l’incontro parte già bello scoppiettante e dopo una decina di minuti il gol di Borel porta in vantaggio i bianconeri, pareggiato dopo appena tre minuti da un rigore trasformato da Lana. Borel è il vero protagonista di quello scorcio di partita, segna altre due reti che si vede entrambe annullare dall’arbitro per fuorigioco prima che De Vecchi porti in vantaggio il Milan. È un primo tempo bellissimo, con continui capovolgimenti di fronte. Alla mezzora Moschino pareggia per la Juventus ma è il Milan che va al riposo in vantaggio 3-2 grazie alla rete segnata da Mayer. Dopo pochi minuti nella ripresa con un calcio di rigore trasformato da Borel la Juventus porta il punteggio sul 3-3 e da quel momento prende decisamente il sopravvento sull’avversario segnando altre due reti e chiudendo così l’incontro sul 5-3 a sua vantaggio. La settimana successiva è in programma la sfida di ritorno e non sarà una partita normale.

DAGLI ALL’ABRITRO! – La domenica successiva le due squadre si ritrovano di fronte a Milano, accolte da uno splendido sole e da tanto pubblico. L’arbitro è il sig. Meazza dell’Unione Sportiva Milanese, tra i migliori arbitri di quel periodo, e sarà – suo malgrado – il protagonista del match. Il Milan prende subito l’iniziativa e più volte va vicino a segnare la rete del vantaggio, sempre fermato dal bravo portiere juventino Pennano. Ai rossoneri viene concesso anche un calcio di rigore che però De Vecchi si fa parare dal solito Pennano, quel giorno davvero in stato di grazia. Nella ripresa la Juventus tenta qualche azione in più ma la sensazione generale è che la partita non si schioderà dal pareggio se non per un caso fortuito. E puntualmente accade. Un pallone calciato da fuori area da un giocatore juventino viene raccolto senza problemi da Gaslini, il portiere milanista il quale – per alcuni perché avrebbe udito un suo compagno urlare “fuorigioco!”, per altri perché urtato da Moschino – lascia cadere il pallone proprio ai piedi di Moschino il quale – senza che l’arbitro abbia fischiato alcunché – lo scaglia in rete segnando così il definitivo 1-0 a favore della Juventus. È da quel momento che tutto degenera.

FAR WEST MENEGHINO – I rossoneri sono furiosi e al termine dell’incontro accerchiano l’arbitro urlandogli contro tutta la loro disapprovazione, scaldando i già infuocati animi degli spettatori; il milanista Sala arriva anche a mettere le mani addosso al sig. Meazza il quale, dal canto suo, reagisce energicamente minacciando pesanti squalifiche. Il comportamento del milanista è in effetti molto grave, ma come vedremo non il solo. Prima di proseguire nel racconto pare interessante riportare uno stralcio di quanto scrive l’indomani  La Gazzetta dello Sport:

“(…) il football lo si giuoca per divertimento e disinteressatamente e quel che più importa tra persone per bene, e che non è onesto, leale e sportivo che un beniamino qualunque solo perchè tale, spavaldeggi in caso di vittoria e prepotenti in momenti di sconfitta!”
Insomma, parole dettate da quella saggezza che purtroppo certe volte anche ai nostri giorni viene a mancare.

Il concitato finale di partita ha purtroppo un deplorevole strascico anche fuori dal campo. È il Corriere della Sera che racconta la puntuale cronaca di ciò che accade nelle vie adiacenti al campo sportivo. Sollecitati e animati dalla furia dei giocatori, numerosi tifosi rossoneri – pare più di un centinaio – in via F.lli Bronzetti, appena fuori il campo, attendono il passaggio dell’arbitro il quale tenta la fuga ma viene inseguito da questi e da alcuni soci anziani del Milan!In una via lì vicino un socio rossonero cerca di fare da paciere ma nella concitazione del momento ne esce con il viso lordo di sangue. Chiaro che il fatto è molto grave. Vero che fenomeni di violenza attorno a gioco del calcio si erano registrati già a partire dai primissimi anni del’900, ma arrivare a picchiare un arbitro era di per sé fatto estremamente deplorevole, tanto che la F.I.G.C. multerà la società Milan e squalificherà il Sala a tutto il settembre 1910.

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La storia dello Stadio “Castellani” – Seconda Parte

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Alla fine del 1954 il Comune di Empoli pensò di costruire una Palestra vicina allo Stadio. Il CONI, che fu interpellato per un parere, consigliò al Comune di scartare l’idea perché una Palestra in quella zona si sarebbe rivelata insufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione e suggerì di provvedere anzi alla costruzione di altri impianti sportivi, ciò anche per l’importanza che la città di Empoli veniva ad assumere. E non aveva torto il CONI perché Empoli conosceva in quegli anni una spinta economica importante, specie grazie ai settori del vetro e delle confezioni, accompagnata pure da un forte incremento demografico: dai 29.368 abitanti del 1951 si era arrivati, alla fine del 1954, a 31.179 che diventeranno 33.037 alla fine del 1957 e addirittura 40.344 alla fine del 1964, un anno prima che la nuova Zona Sportiva fosse inaugurata.

[…] Negli ultimi mesi del 1954 fu perciò incaricato l’Arch. Mario Gambassi, tecnico specializzato in impianti sportivi, di proporre una zona a ciò idonea e di redigere i progetti degli impianti stessi.

L’Arch. Gambassi presentò tre soluzioni:

1) zona attorno allo Stadio esistente in via Puccini, zona però ormai compromessa dallo sviluppo edilizio e da Viale Petrarca;

2) zona a nord del torrente Orme, dove fa un’ansa avvicinandosi al centro urbano;

3) zona a sud ovest della città, oltre il Rio di Bonistallo, a nord della Ferrovia Firenze-Pisa.

La Giunta (delibera n.84 del 20.01.1955) e poi il Consiglio Comunale (delibera n.4 del 18.02.1955) scelsero la seconda soluzione. […]

Ma che cosa prevedeva la proposta dell’arch. Gambassi in materia di impiantistica sportiva? Si può leggere la risposta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citata e che riportiamo di seguito.

  • Una palestra, comprendente anche la casa per il custode.
  • Campi da tennis e di pallavolo.
  • Una piscina scoperta, e servizi annessi.
  • Costruzione di un campo di calcio e della pista di atletica.
  • Costruzione di un campo di allenamento da affiancare a quello delle gare tanto che l’Architetto scrive…“per mantenere un campo in efficienza occorre lasciarlo riposare per intere giornate dopo l’uso, in quanto il continuo calpestio impedisce la crescita del prato provocando un alternarsi di radure e ciuffi d’erba che rendono il campo pericoloso e inadatto al gioco”. Sarà quello che si chiamerà “Sussidiario” e che ancora oggi porta quel nome.
  • Costruzione delle tribune est ed ovest.
  • Costruzione degli spogliatoi.
  • Costruzione di un campo di allenamento, muri di cinta e sistemazione con rete metallica.
  • Recinzione esterna palestra e piscina.

La spesa prevista era enorme per quell’epoca: 238.456.000 milioni di lire

 […] Il progetto per la costruzione di una nuova Zona Sportiva sarà approvato nel 1957 dal Ministero dei Lavori Pubblici e da quel momento l’Amministrazione Comunale inizierà le trattative per l’acquisizione (in via amichevole e con espropri) dei terreni necessari.

La realizzazione  delle opere previste ha conosciuto negli anni seguenti varie fasi, vari interventi e modifiche, anche per la lievitazione dei costi delle opere che si andavano facendo. […]

Quello che si può dire è che abbiamo trovato documenti che lasciano supporre l’inizio dei lavori  già nel luglio del 1959 e che già nel 1960 fosse iniziato lo smantellamento del vecchio “Castellani”.

In primo luogo si dovette provvedere alla costruzione del ponte sull’Orme, necessario ad accedere all’area interessata dai lavori. […]

Intanto si lavorava anche alla costruzione della Palestra (oggi “PalAramini”) ed ai relativi servizi e locali annessi: opera che fu completata e resa disponibile nel giugno 1964.

Contemporaneamente si provvide alla costruzione del “Sussidiario”. Il campo fu dotato di una palazzina per gli spogliatoi (ancora in piedi) e che svolgerà questa funzione per oltre 30 anni, fino all’inizio della  Stagione, 1997/98, quando l’Empoli tornò in Serie A per la seconda volta nella sua storia e spostò gli spogliatoi nel sotto Tribuna Coperta.

Lungo il lato del terreno di gioco, dalla parte opposta degli spogliatoi, era stata costruita una gradinata in cemento che è rimasta in piedi, purtroppo molto fatiscente negli ultimi anni, fino al luglio 2016.

Dopo il “trasferimento” della prima squadra al “Castellani” il Sussidiario ha ospitato molte gare del Settore Giovanile dell’Empoli, soprattutto della “Primavera”, fino al 2006, quando verrà aperto il Centro Sportivo di Monteboro.

L’anno successivo fu costruita anche una tribuna in tubi innocenti che rimase per un po’ anche dopo il trasferimento della prima squadra al “Castellani”.

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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