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La Penna degli Altri

Amarcord: il Rimini ai piedi della serie A

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – Nessuno ne parlava, eppure la speranza esisteva. Nessuno diceva quella parola, eppure il sogno era presente. Inutile nasconderlo, però: a Rimini, in quel forse irripetibile anno 2007, la serie A l’hanno inseguita davvero, fra attese, aspettative, desideri ed un’illusione durata poco ma abbastanza per entrare nel libro dei ricordi romantici del calcio.

Per parlare del più bel Rimini della storia occorre partire da un antefatto, ovvero dall’incredibile ed impronosticabile promozione dalla serie C1 dell’anno 2004-2005. I romagnoli, iscritti al girone B, affrontano un campionato complesso, affidati alle cure della guida tecnica di Leonardo Acori, allenatore in grado di formare un gruppo solido, unito e tecnicamente valido, ma che nessuno ad inizio stagione riesce a vedere come pretendente alla vittoria finale. Anche in città, nonostante il tifo e la passione, i tifosi biancorossi credono al massimo in una qualificazione ai playoff, del resto in un campionato con Napoli, Avellino, Sambenedettese, Foggia, Padova e Reggiana le speranze del Rimini sembrano ridotte al minimo, così come il sogno di riconquistare la serie B, assaporata per la prima volta nel 1976 e persa poi definitivamente nel 1982. La cavalcata dei romagnoli è invece una marcia trionfale, nonostante le rivali e a dispetto di un organico inferiore alle altre che forse sottovalutano quella squadra impertinente e perfettamente organizzata; le difficoltà di un Napoli inizialmente incapace di calarsi nella piccola dimensione della terza serie e i risultati altalenanti dell’Avellino portano il Rimini in testa alla classifica, poi il pareggio nello scontro diretto con gli irpini consegna virtualmente la promozione ai biancorossi di Acori che vincono il campionato con 70 punti, 6 in più dell’Avellino e ben 9 rispetto al Napoli, un risultato inaspettato ma assolutamente meritato per la compagine romagnola.

Il ritorno in serie B dopo 23 anni viene accolto dalla città e dalla tifoseria come una festa, anche se ora alla società si chiede lo sforzo di conservare quella categoria attesa così a lungo e che ora nessuno vuole perdere in un battito di ciglia. Il presidente Vincenzo Bellavista conferma sia Acori che lo zoccolo duro che ha conquistato la promozione, consapevole che il gruppo sia solido e che per ben figurare anche in serie B non sia necessario operare rivoluzioni, ma bastino un paio di colpi giusti che modellino l’organico. In attacco c’è il giovane Sergio Floccari che di gol non ne fa molti ma lavora per la squadra e per l’inserimento dei centrocampisti e del fantasista argentino Adrian Ricchiuti, l’anima della formazione romagnola, il simbolo e l’uomo di maggior talento, oltre che il goleador della compagine di Acori. Il campionato 2005-2006 del Rimini inizia col pareggio per 1-1 in casa contro il Modena il 4 settembre 2005 nel giorno del ritorno della squadra in serie B allo stadio Romeo Neri che accoglie i propri beniamini dopo 23 anni di trepidante attesa, mentre la prima vittoria giunge 6 giorni dopo, sempre in casa, grazie al successo per 4-2 sul Catanzaro con rimonta dopo l’iniziale 2-0 dei calabresi. Alla fine del girone d’andata il Rimini è in piena zona playoff, ha vinto gare importanti contro Torino e Brescia, sembra essersi calato perfettamente nell’atmosfera del torneo cadetto, nonostante sia una matricola composta per lo più da calciatori che fino all’anno prima militavano in serie C. Nel girone di ritorno, però, complice anche un calo fisico, la squadra di Acori entra in un tunnel che la vede incapace di conquistare vittorie per 14 gare di fila con 9 pareggi e 5 ko, e che fa sprofondare i biancorossi in zona retrocessione; il liberatorio successo contro il Crotone ed il pareggio di Vicenza dell’ultima giornata permettono ai romagnoli di acciuffare la salvezza diretta con 48 punti, appena 2 sopra la zona playout, in fondo il risultato che tutti speravano fin dall’avvio della stagione.

Nell’estate del 2006, smaltita la sbornia per il successo dell’Italia ai mondiali tedeschi, Rimini si appresta a vivere il secondo campionato consecutivo in serie B e la società è chiara sin da subito: stavolta le ambizioni possono essere superiori ad una semplice salvezza, anche se la serie B 2006-2007 sarà un campionato anomalo con la Juventus retrocessa per i fatti di Calciopoli, il Napoli, il Genoa, il Verona ed il Bologna. La squadra viene rifondata, l’attacco potenziato dagli arrivi del brasiliano Jeda e di un giovane cannoniere di belle speranze come Alessandro Matri, proveniente dal settore giovanile del Milan e da molti considerato una delle migliori promesse del calcio italiano; a centrocampo c’è un’autentica diga grazie al roccioso mediano ghanese Ahmed Barusso, uno che senza gravissimi infortuni avrebbe potuto sognare una carriera ad alti livelli. L’esordio in campionato è da brividi perchè alla prima giornata al Neri arriva la Juventus, il debutto che nessuno a Rimini avrebbe voluto ma che, in fondo, forse tutti speravano; lo stadio è pieno, a dir poco, e tanti sono anche i sostenitori juventini, giunti da tutta l’Emilia Romagna. E’ il 9 settembre 2006, una data che in Italia nessuno potrà mai dimenticare perchè coincide con la prima partita della Juventus in serie B, evento incredibile, unico, irripetibile; il Rimini sa che tutto il paese, forse tutta Europa, guarda con curiosità quella partita, sa che pian piano ci si abituerà a vedere la Juve in B, ma che quel debutto rimarrà negli annali e nessuno lo dimenticherà, per cui esporsi a brutte figure significherebbe rimanere nella storia come chi si è fatto umiliare dalla Juventus alla prima giornata. No, Acori non ci sta e schiera una squadra battagliera, consapevole anche che l’esordio potrebbe stordire una Juve non ancora al 100% e totalmente all’oscuro di cosa sia la serie B. I bianconeri segnano al 60′ con il centrocampista Paro e tutto lascia presagire al primo successo juventino, ma appena un quarto d’ora dopo Ricchiuti approfitta di un buco della difesa avversaria per lanciarsi verso l’area palla al piede e battere Buffon: 1-1 e a Rimini è andato col sedere per terra il portiere della Nazionale campione del mondo.

E’ un debutto coi fiocchi quello del Rimini, sarà un po’ lo specchio di un campionato che porterà i biancorossi a sognare molto più in grande di quanto sperato. Dopo il pari con la Juventus, la squadra di Acori si ritrova ad affrontare in serie altre gare assai complicate ed esce dal tour de force con la consapevolezza di potersela giocare con qualsiasi avversario: a Genova, infatti, i romagnoli cadono solo di misura, mentre a Bologna arriva un successo per 3-1 che apre gli occhi della serie B su quella squadra capace di giocare un calcio organizzato e piacevole. Anche a Napoli il Rimini perde solo di misura, ma le successive vittorie contro Lecce, Brescia e Crotone rilanciano le ambizioni degli adriatici che fra novembre e dicembre toccano l’apice: il 18 novembre battono 3-0 un Verona in caduta libera, annichilito dalla facilità di gioco e di gol di un Rimini imprendibile, mentre il 2 dicembre la formazione di Acori sale alla ribalta grazie al clamoroso 5-0 ottenuto a Pescara. E’ il preludio al sogno che si concretizza dopo il successo per 2-0 sul Piacenza e il pareggio 2-2 a Bari: è il 22 dicembre 2006 quando i romagnoli superano in casa 2-1 lo Spezia con reti di Jeda su calcio di rigore e Valiani. Alla fine della giornata, guardando i risultati delle altre partite, i tifosi riminesi non riescono a credere ai propri occhi: la classifica li vede in testa con 33 punti alla pari del Piacenza; è la prima volta nella storia del Rimini, in molti fotografano ed incorniciano la pagina del televideo con la classifica, consci di essere di fronte ad un momento storico. Forse non durerà, forse il Rimini non terminerà il campionato al primo posto, ma val la pena vivere quel momento di gloria ed entusiasmo, oltre ad avere la ragionevole certezza che almeno per gli spareggi promozione la squadra di Acori potrà essere presente con tutte le carte in regola per stupire fino in fondo.

Stavolta non c’è il crollo dell’anno prima, anche se il Rimini perde subito la prima posizione dopo il pesante ko di Arezzo (4-1) ed inizia a zoppicare in trasferta dove viene sconfitto anche a Mantova e a Frosinone. Juventus e Napoli hanno nel frattempo preso il largo e i primi due posti sembrano assegnati; la lotta per i playoff, però, resta viva con diverse squadre a giocarsi l’accesso agli spareggi, Rimini compreso. Il pareggio per 0-0 in casa della Juventus il 17 aprile rende il Rimini una delle poche squadre imbattute contro i bianconeri, mentre l’1-1 di Piacenza scontenta tutti perchè in serie B inizia a serpeggiare un atroce timore, ovvero che si possa concretizzare il rischio che fra il Genoa terzo in classifica e la quarta posizione possa esserci un distacco di 10 punti che, regolamento alla mano, spedirebbe direttamente in A i liguri ed annullerebbe la disputa dei playoff. Le ultime tre settimane di campionato sono un inferno per il Rimini: il 21 maggio, due giorni dopo il rocambolesco successo dei biancorossi 4-3 a La Spezia, muore all’improvviso il presidente Bellavista, l’artefice del tanto sospirato ritorno in B, un uomo (prima ancora che un presidente) che a Rimini tutti hanno amato. Poi, l’ultimo successo in campionato della squadra di Acori, l’inutile 2-1 inflitto al Mantova che permette ai romagnoli di chiudere al quinto posto della classifica con 67 punti, ottenere così il miglior risultato della loro storia, ma che li lascia clamorosamente fuori dai playoff perchè lo 0-0 fra Genoa e Napoli manda entrambe a braccetto in serie A con i rossoblu che conservano 10 punti sul quarto posto del Piacenza, togliendo al campionato la coda degli spareggi.

La delusione è forte a Rimini, così come la paura di non saper ripartire dopo una stagione andata forse oltre le previsioni ed una società tutta da riorganizzare. Alla guida della squadra resta Leonardo Acori, mentre Matri torna al Milan e Barusso è ceduto alla Roma; a Rimini vengono così accolti il centravanti Vantaggiato e la talentuosa mezz’ala La Camera, con la speranza di ripetere, almeno in parte, la bella annata precedente. Acori si supera: la sua squadra nel campionato 2007-2008 batte il record di punti dell’anno prima (69 contro 67), all’inizio del girone di ritorno, fra il 2 ed il 23 febbraio, ottiene 5 vittorie consecutive contro Bari, Treviso e Modena in trasferta e contro Ascoli e Grosseto in casa. Tutto lascia presagire ad un Rimini in grado di riprendersi ciò che il regolamento gli ha tolto l’anno prima, ma anche stavolta ecco la beffa sul filo di lana: i 69 punti finali non bastano per accedere ai playoff, perchè il Pisa di Ventura fa ancora meglio, ne incamera 71 ed acciuffa la sesta posizione, l’ultima valida per l’ingresso agli spareggi. E’ la fine del sogno a Rimini, stavolta davvero: Acori va via dopo 6 anni superlativi, al suo posto viene promosso il vice Elvio Selighini, chiamato al durissimo compito di tenere in alto una compagine che sembra invece aver ormai detto tutto e inevitabilmente alla fine di un ciclo eccezionale e forse irripetibile. Il campionato 2008-2009 del Rimini è una sorta di calvario, la squadra relegata nei bassifondi dopo un avvio anche abbastanza promettente, ma con la cessione a gennaio del bomber Vantaggiato (autore di ben 13 reti), mal sostituito dall’acquisto di Paponi e Matteini che in due non segneranno neanche un gol. L’esonero di Selighini ad aprile e l’arrivo in panchina del più esperto Guido Carboni sono il preludio a quanto di peggio possa accadere in Romagna.

Alla vigilia dell’ultima giornata di campionato, il Rimini gioca una sorta di spareggio salvezza in casa del Cittadella dopo aver mancato l’occasione di centrare la permanenza matematica in B facendosi raggiungere sull’1-1 dal Pisa al 93′: pareggio o vittoria garantirebbero ai romagnoli la salvezza, mentre una sconfitta li obbligherebbe quasi certamente alla disputa dei playout. Sin da subito si capisce che il Rimini ha paura, il Cittadella, viceversa, ha poco da perdere e si butta anima e corpo nella gara andando in rete due volte nella ripresa e trovando la vittoria che condanna i biancorossi, a causa anche del concomitante successo del Modena con la Triestina, ai playout dove troveranno l’Ancona. Il Rimini è favorito, poichè quint’ultimo e con a disposizione dunque anche due pareggi per garantirsi la salvezza; la gara di andata ad Ancona avvicina ancor di più i romagnoli al traguardo, perchè l’1-1 finale costringe i marchigiani all’impresa nella partita di ritorno che il 13 giugno 2009 mette in palio l’ultima àncora di salvezza per non finire in serie C. Il Rimini è nervoso, sente tanto, troppo quella partita ed ha paura di osare, consapevole anche che lo 0-0 è sufficiente per rimanere in serie B. L’Ancona se ne sta lì ad aspettare, sembra un serpente paralizzato che attende solo il momento giusto per colpire; e il serpente colpisce per davvero: al 78′ il centravanti anconitano Salvatore Mastronunzio, soprannominato vipera, infila di testa la porta riminese per lo 0-1 che vale un’intera stagione.

L’Ancona capovolge tutto, il Rimini non ha la forza di reagire, butta palloni in avanti a casaccio, ma tanto i suoi attaccanti non ne azzeccano una, per cui alla difesa marchigiana viene fatto appena il solletico. Il fischio finale dell’arbitro sancisce non solo la retrocessione in serie C del Rimini dopo 4 anni, ma anche la fine di un’era, la più gloriosa nella storia riminese che per un attimo ha sognato anche la serie A, sbattendo per due volte contro un muro, quei playoff che si sono sgretolati fra le mani di un popolo mai stato così vicino all’Olimpo del calcio. Sarà per un’altra volta e per un’altra storia. Forse.

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La storia dello Stadio “Castellani” – Seconda Parte

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Alla fine del 1954 il Comune di Empoli pensò di costruire una Palestra vicina allo Stadio. Il CONI, che fu interpellato per un parere, consigliò al Comune di scartare l’idea perché una Palestra in quella zona si sarebbe rivelata insufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione e suggerì di provvedere anzi alla costruzione di altri impianti sportivi, ciò anche per l’importanza che la città di Empoli veniva ad assumere. E non aveva torto il CONI perché Empoli conosceva in quegli anni una spinta economica importante, specie grazie ai settori del vetro e delle confezioni, accompagnata pure da un forte incremento demografico: dai 29.368 abitanti del 1951 si era arrivati, alla fine del 1954, a 31.179 che diventeranno 33.037 alla fine del 1957 e addirittura 40.344 alla fine del 1964, un anno prima che la nuova Zona Sportiva fosse inaugurata.

[…] Negli ultimi mesi del 1954 fu perciò incaricato l’Arch. Mario Gambassi, tecnico specializzato in impianti sportivi, di proporre una zona a ciò idonea e di redigere i progetti degli impianti stessi.

L’Arch. Gambassi presentò tre soluzioni:

1) zona attorno allo Stadio esistente in via Puccini, zona però ormai compromessa dallo sviluppo edilizio e da Viale Petrarca;

2) zona a nord del torrente Orme, dove fa un’ansa avvicinandosi al centro urbano;

3) zona a sud ovest della città, oltre il Rio di Bonistallo, a nord della Ferrovia Firenze-Pisa.

La Giunta (delibera n.84 del 20.01.1955) e poi il Consiglio Comunale (delibera n.4 del 18.02.1955) scelsero la seconda soluzione. […]

Ma che cosa prevedeva la proposta dell’arch. Gambassi in materia di impiantistica sportiva? Si può leggere la risposta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citata e che riportiamo di seguito.

  • Una palestra, comprendente anche la casa per il custode.
  • Campi da tennis e di pallavolo.
  • Una piscina scoperta, e servizi annessi.
  • Costruzione di un campo di calcio e della pista di atletica.
  • Costruzione di un campo di allenamento da affiancare a quello delle gare tanto che l’Architetto scrive…“per mantenere un campo in efficienza occorre lasciarlo riposare per intere giornate dopo l’uso, in quanto il continuo calpestio impedisce la crescita del prato provocando un alternarsi di radure e ciuffi d’erba che rendono il campo pericoloso e inadatto al gioco”. Sarà quello che si chiamerà “Sussidiario” e che ancora oggi porta quel nome.
  • Costruzione delle tribune est ed ovest.
  • Costruzione degli spogliatoi.
  • Costruzione di un campo di allenamento, muri di cinta e sistemazione con rete metallica.
  • Recinzione esterna palestra e piscina.

La spesa prevista era enorme per quell’epoca: 238.456.000 milioni di lire

 […] Il progetto per la costruzione di una nuova Zona Sportiva sarà approvato nel 1957 dal Ministero dei Lavori Pubblici e da quel momento l’Amministrazione Comunale inizierà le trattative per l’acquisizione (in via amichevole e con espropri) dei terreni necessari.

La realizzazione  delle opere previste ha conosciuto negli anni seguenti varie fasi, vari interventi e modifiche, anche per la lievitazione dei costi delle opere che si andavano facendo. […]

Quello che si può dire è che abbiamo trovato documenti che lasciano supporre l’inizio dei lavori  già nel luglio del 1959 e che già nel 1960 fosse iniziato lo smantellamento del vecchio “Castellani”.

In primo luogo si dovette provvedere alla costruzione del ponte sull’Orme, necessario ad accedere all’area interessata dai lavori. […]

Intanto si lavorava anche alla costruzione della Palestra (oggi “PalAramini”) ed ai relativi servizi e locali annessi: opera che fu completata e resa disponibile nel giugno 1964.

Contemporaneamente si provvide alla costruzione del “Sussidiario”. Il campo fu dotato di una palazzina per gli spogliatoi (ancora in piedi) e che svolgerà questa funzione per oltre 30 anni, fino all’inizio della  Stagione, 1997/98, quando l’Empoli tornò in Serie A per la seconda volta nella sua storia e spostò gli spogliatoi nel sotto Tribuna Coperta.

Lungo il lato del terreno di gioco, dalla parte opposta degli spogliatoi, era stata costruita una gradinata in cemento che è rimasta in piedi, purtroppo molto fatiscente negli ultimi anni, fino al luglio 2016.

Dopo il “trasferimento” della prima squadra al “Castellani” il Sussidiario ha ospitato molte gare del Settore Giovanile dell’Empoli, soprattutto della “Primavera”, fino al 2006, quando verrà aperto il Centro Sportivo di Monteboro.

L’anno successivo fu costruita anche una tribuna in tubi innocenti che rimase per un po’ anche dopo il trasferimento della prima squadra al “Castellani”.

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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