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La Penna degli Altri

Il Torino rivuole indietro lo scudetto di cartone

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AVVENIRE (Italo Cucci) – Il signor Veneranda* entrò nel negozio di filatelia.

– Avete francobolli sportivi?

– Certo.

– Anche di calcio?

– Certo.

– Anche di calcio di una volta?

– Certo.

– Vorrei un francobollo del Torino scudetto del 1927.

– Manca.

– Come “manca”? – il signor Veneranda cominciò a scaldarsi.

– Manca! – anche il cortese commesso cominciava a scaldarsi.

– Come fa a saperlo che non ha neanche dato una guardatina?

– Lo sapevo giá, lei è la decima persona che chiede lo scudetto del Torino. Non c’è.

– Ma conosce un altro negozio di filatelia che potrebbe averlo?

– Non esiste.

– Come “non esiste”? Crede forse di avere l’unico negozio di filatelia d’Italia? D’Europa? Del Mondo? – il signor Veneranda cominciava a farsi ironico.

– Non esiste il francobollo! – puntualizzò stizzito il negoziante.

– Esaurito?

– Mai stampato.

– E perché?

– Perché il Torino non ha mai vinto lo scudetto del 1927.

– II signor Veneranda restò un attimo interdetto, poi tirò fuori dalla tasca dell’elegante soprabito con collo di astrakan una copia ingiallita ma ben conservata della Stampa del 4 luglio 1927 con il titolo «Torino Campione d’Italia». Mostrò orgoglioso quella prima pagina al signor venditore che non sembrava un commesso ma il proprietario e vedendolo come assente gli sbattè in faccia il titolone: «Ma lei sa leggere?», chiese passando dall’ironia al sarcasmo.

– SI – rispose il negoziante – è lei che non sa la storia del calcio. Quel titolo è sparito in un attimo.

– Ma l’ha scritto La Stampa – obiettò il signor Veneranda, visibilmente scoraggiato ma ancora insinuante.

– Quando usci quel giornale – soggiunse il venditore, accattivante e un po’ pietoso – era scudetto, poi ci fu uno scandalo…Ma lei ha mai sentito parlare di Allemandi?

– Allemandi chi? – chiese stralunato il signor Veneranda – Cosa c’entra? Cosa faceva?

– Mi ascolti – impietosito il venditore che non vendeva si sciolse – Successe qualche tempo prima dell’ultima partita con l’Inter…

E gli raccontò la storia di quel tentativo di corruzione – si disse andato a buon fine, purtroppo – del giocatore dell’Inter che doveva giocare contro il Torino, da parte di un dirigente granata. Inchiesta, testimonianze, verdetto: scudetto ritirato e assegnato alla squadra seconda classificata, il Bologna. Che però non volle saperne e rifiutò lo scudetto da allora ufficialmente «non assegnato».

Io ne sentii parlare nella primavera del 1964. Quando per un altro scandalo calcistico Bologna e Inter, giunte alla pari a fine campionato, pretendevano entrambe il tricolore da appuntare sul petto.11 “processo” si svolse all’hotel Jolly di Bologna, presenti fra gli altri il presidente della Federcalcio Giuseppe Pasquale e quello degli arbitri, Alfonso Bernardi. Furono ascoltati due testimoni fondamentali: Aldo Bardelli, leader del quotidiano sportivo di Bologna, Stadio, e il direttore della Gazzetta dello Sport, Gualtiero Zanetti. Questi, autorevole esperto, suggerì una soluzione intrigante: «Scudetto del campo all’Inter e al Bologna assegnazione dello scudetto rifiutato nel 1927. Mio padre Giuseppe era segretario della Figc e fu lui a convincere il presidente Leandro Arpinati, bolognese, a rifiutare, in quanto tale, lo scudetto del Torino. Diamoglielo adesso, al Bologna, e chiudiamo la pratica». Bardelli chiese invece lo spareggio («I bolognesi non vogliono gli scudetti degli altri») ma alla fine prevalse il compromesso zanettiano. Il Consiglio Federale aggiunse solo una raccomandazione: che non si desse la notizia prima delle quarantott’ore necessarie alla stesura e pubblicazione del verbale. Ma Zanetti, trionfante, fece uscire il verdetto la mattina dopo sulla Gazzetta. E allora fu spareggio all’Olimpico e scudetto al Bologna. E tuttavia quel riconoscimento del diritto dei rossoblù al titolo del 1927 fu sancito ufficialmente. E’ ridicolo che oggi la Federazione nomini una commissione (su che basi?) incaricata di scovare Scudetti Perduti. Il Grande Torino di Ferruccio Novo non chiese mai quello del ’27. Il grande presidente del Genoa Giacomo Berrino, che ho conosciuto, non mi parlò mai della pretesa di riavere lo scudetto del 1925, magari in comproprietà con il Bologna. E’ evidente il desiderio di presidenti di oggi (il “vigile” Urbano Cairo lo pretende) di portare a casa e offrire ai tifosi presunti antichi titoli visto che non riescono a vincere uno scudetto vero.( *Il signor Veneranda era una creatura letteraria di Carletto Manzoni presente ogni settimana sul Candido di Giovannino Guareschi).

Articolo pubblicato da Avvenire il 17 febbraio 2019

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Marsiglia-Milan e le luci del Velodrome – 20 marzo 1991 –

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CALCIONEWS24.COM (Gabriele Montoli) – La notte del 20 marzo 19991 allo stadio Velodrome rappresenta forse uno dei momenti più negativi della storia del Milan berlusconiano. Si gioca la gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni contro l’Olimpique Marsiglia.

L’episodio e le conseguenze

Dopo circa venti minuti di attesa, con il guasto riparato, l’arbitro chiede dunque alle squadre di tornare in campo per concludere il match, ma è a questo punto che accade l’impensabile. L’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, decide di non proseguire la partita e obbliga i suoi giocatori a rientrare negli spogliatoi. La partita riprende così senza la presenza dei rossoneri in campo e l’arbitro Karlsson si ritrova costretto a dichiararla conclusa dopo pochi secondi sul risultato di 1-0.

Negli spogliatoi, Galliani annunciò di voler presentare ricorso, denunciando il fatto che la partita fosse stata condizionata dal malfunzionamento dell’impianto di illuminazione, ma qualche giorno più tardi la società comunicò che non avrebbe presentato alcun reclamo ufficiale, accettando la sconfitta e riconoscendo come legittima la vittoria del Marsiglia. La ferma presa di posizione di Galliani, tuttavia, non passerà inosservata agli occhi dell’UEFA, che deciderà di sanzionare pesantemente la diserzione del Milan. Dopo l’episodio, infatti, i rossoneri saranno costretti a rimanere per un’intera stagione lontano dalle competizioni europee.

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(foto magliarossonera.it)

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Il 19 marzo 1959 venne inaugurato lo stadio Flaminio: 60 anni tra storia e abbandono

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FANPAGE.IT (Vito Lamorte) – Ci sono alcune domande a cui è difficile dare una risposta. Una di queste è certamente quella che riguarda lo stato di salute e di sicurezza dello stadio Flaminio. Incassato tra viale Tiziano e corso Francia, il secondo impianto sportivo polivalente di Roma è lì fermo e ormai sembra quasi che nessuno si accorga più della sua presenza. Si tratta del secondo impianto sportivo della Capitale per capienza dopo l’Olimpico e fu voluto da Antonio Nervi e il padre Pier Luigi per le Olimpiadi del 1960. Costruito al posto dello stadio Nazionale, che era stato dedicato alla squadra del Grande Torino, i lavori per il Flaminio durarono un anno e poco più  e costò circa 900 milioni di lire dell’epoca.

Oltre al rettangolo verde vi erano una piscina coperta, lunga 25 metri e larga 10; e cinque palestre per pugilato, ginnastica e atletica pesante ma quello che rende il Flaminio una struttura unica è il suo amalgamarsi nel tessuto cittadino come una struttura qualsiasi: tra il PalaTiziano e l’Auditorium Parco della Musica si erge questa costruzione che per tanto, troppo tempo è stata dimenticata dalla politica e dal mondo dello sport ed è diventata lo specchio di incuria e di promesse tradite.

Oggi sono precisamente 60 anni dall’inaugurazione del Flaminio, che venne festeggiata con un incontro amichevole tra le rappresentative dilettantistiche calcistiche di Italia e Paesi Bassi e fu trasmesso in diretta televisiva con la telecronaca del mitico Nicolò Carosio ma, certamente, questo impianto ha vissuto tempi migliori.

Impiegato per molto tempo per fare calcio, nella stagione 1989/’90 Lazio e Roma giocarono l’intero campionato al Flaminio per via dei lavori allo stadio Olimpico in vista di Italia ’90, e rugby; al momento non è possibile utilizzarlo per lo stato in cui è caduto: tra immondizia, vetri rotti e segni di stanziamenti umani lo scorso ottobre è partita ufficialmente la bonifica dell’impianto, già annunciata a luglio 2018 dall’assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia, ma sembra che tutto si sia fermato lì. Non un passo avanti per una assegnazione o un’opera di riqualificazione seria e pianificata.

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E’ scomparso Giuseppe Malavasi

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PISTOIASPORT.COM – Grande dolore in casa Pistoiese per la tristissima notizia della scomparsa di Giuseppe Malavasi, avvenuta nella giornata di ieri. Malavasi ha lasciato un ricordo indelebile e con lui scompare una persona che ha fatto la storia della grande famiglia arancione.

Malavasi, vedovo da qualche anno dell’amatissima Nicoletta Nanni, faceva il nonno a tempo pieno, in ottima salute, fino a pochi giorni fa. Aveva 81 anni. Lunga la sua permanenza alla Pistoiese, in cui fu protagonista diretto in qualità di allenatore in seconda della grande ascesa arancione durante la presidenza Melani. Successivamente fu anche primo allenatore nella stagione 1984/85.

Prima di iniziare la carriera sulla panchina della Pistoiese, aveva svolto un’ottima carriera da calciatore, giocando anche in serie A nel Bologna, Taranto e Trani. Lasciata Pistoia, è rimasto nel calcio allenando per qualche anno la squadra femminile del Bologna. Ma al nome di Malavasi si lega anche e soprattutto l’arrivo alla Pistoiese di Luis Silvio Danuello, individuato dal tecnico bolognese nel corso di una trasferta brasiliana finalizzata alla firma di un giovane talento verdeoro. Un episodio professionale rimasto nella storia del calcio (ha ispirato la trama del film L’allenatore nel Pallone), con tante aneddotiche – in parte anche frutto della fantasia popolare – che aggiungono senz’altro qualcosa al mito della grande Pistoiese degli anni settanta e ottanta.

Pur essendosi divise le strade, un filo arancione ha sempre legato la società e questo piccolo grande uomo, che ieri se n’è andato in punta di piedi lasciando un gran vuoto nel cuore di tutti. Il cordoglio del presidente Orazio Ferrari, che si rende partecipe del sentimento degli sportivi, è rivolto ai congiunti, in particolare alle figlie Giorgia e Alessandra. La salma di Giuseppe Malavasi sarà esposta giovedì 21, dalle ore 14 alle 16, nella camera mortuaria dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

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Anche MONDOROSSOBLU.IT, il portale che segue le vicende del Taranto ha oggi dato la triste notizia…

“Lutto nel mondo del calcio. E’ scomparso all’età di 81 anni Giuseppe Malavasi, ex centrocampista classe 1938 che ha vestito la maglia del Taranto per tre stagioni. Nel campionato 1968/1969, con la maglia rossoblù, conquistò una promozione in Serie B collezionando 28 presenze e realizzando anche un rete. Giocò con il Taranto anche nelle successive due stagioni di cadetteria, quelle 1969/1970 e 1970/1971, dove collezionò rispettivamente 36 e 29 presenze segnando complessivamente altri 3 gol.”

Si aggiunge al ricordo anche TUTTOBOLOGNAWEB.IT, “Lutto in casa rossoblù: Giuseppe Malavasi, ex attaccante del Bologna, si è spento ieri all’età di 80 anni. In maglia rossoblù ha vissuto il suo giorno di gloria il 6 ottobre 1957, quando realizzò uno dei due gol con cui il Bologna stese per 2-1 il Torino al Comunale. Malavasi era nato il 22 maggio 1938 e si era formato nel settore giovanile rossoblù. Aveva esordito in un Roma-Bologna 2-3 datato 16 giugno 1957, collezionando, in due stagioni dal ‘56 al ‘58, 5 presenze in serie A e 2 in Coppa Italia, condite da quell’unico gol al Torino”.

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