Connect with us

La Penna degli Altri

Alla preistoria del calcio, quando il Ponte San Pietro giocava in serie B

Published on

MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – Campionato di serie D 2012-2013: il girone B lo vince il Pergocrema con 84 punti, uno soltanto più del Ponte San Pietro (o Pontisola) che giunge secondo ad 83 e manca la promozione. Sin qui nulla di trascendentale, a parte la serrata lotta fra le due formazioni lombarde; un duello che però fa riscoprire all’Italia una squadra che tanto, tantissimo tempo prima aveva scritto una piccola ma significativa pagina di storia, sommersa poi da più di 60 anni di calcio italiano.

E’ il 1910 quando Matteo Legler, proprietario dell’omonima azienda tessile, decide di fondare una società di calcio proprio nel paese in cui ha aperto la sua ditta. Il paese si chiama Ponte San Pietro, 11 mila anime ai piedi di Bergamo, il club viene denominato Società Sportiva Vita Nova, colori sociali sono il bianco e il blu, e nei primi anni di esistenza partecipa solamente a campionati regionali dilettantistici e in squadra soli ragazzi al di sotto dei 21 anni, anche perchè dopo il compimento del ventunesimo anno di vita dovevano tutti partire per il servizio di leva obbligatorio. Altro che calcio pane e salame, la Prima e Seconda Categoria degli anni 15-20 è più simile all’oratorio parrocchiale: nessuna promozione o retrocessione, bande di ragazzini che imparano a giocare a pallone davanti a pochi intimi, proseguendo intanto negli studi e ricevendo come compenso a fine stagione una mangiata epocale nella principale trattoria del paese: lì la libertà di bere del buon vino fatto in casa, abbondante pastasciutta e carne alla brace. Un paese come tanti che offre ai ragazzi la possibilità di diventare atleti divertendosi ed aggregandosi coi propri coetanei.

Ma il Vita Nova non riesce ad emergere, a farsi largo in campionati più competitivi: sotto il Regime Fascista, a Ponte San Pietro si scioglie il vecchio sodalizio e viene costituita la nuova società, denominata Pro Ponte che si iscrive ai campionati regionali ed inizia a far strada, ottenendo un paio di promozioni e raggiungendo addirittura la serie C nel 1939. La Seconda Guerra Mondiale porta allo stop di tutte le manifestazioni in Italia e subito dopo il conflitto lo sport riparte, a Ponte San Pietro la locale squadra riprende le sue attività e riacquista la vecchia denominazione di Vita Nova, rimanendo iscritta alla serie C e partecipando anche a qualche edizione della Coppa Italia dove assaggia il calcio dei grandi. L’Italia sta ripartendo a fatica dopo la guerra e contemporaneamente il calcio prende piede fra la gente, accomunata dal tifo e dalla passione per uno sport che lentamente sta soppiantando tutti gli altri (ciclismo in primis) nel cuore degli appassionati.

Nel campionato di serie C 1946-47, la squadra di Ponte San Pietro è inserita nel gruppo F e, nonostante le premesse di una stagione tranquilla, si ritrova a battagliare con la Melegnanese, ingaggiando un duello che si protrae sino alla fine dell’anno. Lo scontro è intenso e serrato, Melegnanese e Vita Nova danno vita ad una battaglia che si risolve proprio alle battute finali: la formazione di Melegnano (interland milanese) ha la meglio per due soli punti, 44 a 42, e festeggia l’approdo alle finali per la promozione in serie B. A Ponte San Pietro masticano amaro, ma per poco: sui giornali locali, infatti, già qualche giorno dopo la fine del campionato alcuni zelanti giornalisti fanno trapelare notizie secondo cui ci sarebbe in corso un’indagine contro la Melegnanese per illecito sportivo, dapprima presunto e poi certificato. I milanesi vengono così declassati all’ultimo posto della classifica e il Ponte San Pietro Vita Nova finisce a giocarsi la finale promozione contro Mortara e Monza, in un mini torneo a tre che promuoverà la squadra vincitrice. I bergamaschi battono 4-2 il Mortara che a sua volta pareggia 0-0 col Monza, dando la possibilità al Ponte San Pietro di avere due risultati su tre a disposizione nell’ultima partita per ottenere il salto di categoria. Il 10 agosto 1947 a Seregno, il Monza attacca ma sbatte sul muro biancoblu e sul caldo afoso: la gara termina 0-0 e il Ponte San Pietro, chiamato ancora Vita Nova, festeggia un’insperata e clamorosa promozione in serie B.

Alla vigilia del campionato cadetto 1947-48, a Ponte San Pietro c’è euforia perchè la piccola compagine cittadina giocherà nella seconda divisione nazionale, confrontandosi col calcio dei grandi, con l’orgoglio e l’emozione di chi vuole far strada con la sola forza dei propri mezzi, senza contare su risorse economiche ampie o su un bacino d’utenza particolarmente risonante. L’allenatore della squadra è Secondo Lanfranco, ex portiere dell’Atalanta e dello stesso Ponte San Pietro Vita Nova, classe 1910, alla prima esperienza in cadetteria. I biancoblu bergamaschi hanno fiducia, nonostante i pochi mezzi a disposizione: inseriti nel girone A della serie B, 18 squadre, una sola promozione e ben 10 retrocessioni, praticamente la metà delle formazioni iscritte finirà in serie C, questo a causa della ristrutturazione dei campionati che proprio in quella stagione viene programmata per riorganizzare i tornei italiani. A Ponte San Pietro sanno bene che salvarsi sarà un’impresa, ma la fiducia e la speranza restano immutate in paese, perchè la sensazione è che la squadra di Lanfranco possa rendere la vita difficile a tutte le rivali.

L’avvio di campionato è devastante e i bergamaschi rischiano il ko dopo sole due giornate: all’esordio assoluto il 14 settembre 1947, infatti, il Ponte San Pietro Vita Nova perde 3-0 a Vigevano, una settimana dopo è battuto con lo stesso punteggio a Gallarate. I primi punti e la prima vittoria in serie B giunge alla terza giornata, il 28 settembre, quando i biancoblu sconfiggono al debutto casalingo la Pro Sesto per 1-0, quindi incappano in tre ko consecutivi contro Brescia, Crema e Pro Vercelli. Il campionato prosegue fra alti e bassi, il Vita Nova si comporta abbastanza bene in casa dove vince una partita al cardiopalma contro il Magenta per 3-2 e batte sonoramente 4-0 il Viareggio, mentre in trasferta ottiene qualche batosta come a Novara, riuscendo però anche a trovare un successo insperato quale il 2-1 di La Spezia il 7 dicembre. Il momento migliore del Ponte San Pietro Vita Nova arriva a cavallo fra la fine del girone d’andata e l’inizio di quello ritorno quando i bergamaschi infilano una serie di 7 risultati utili consecutivi con 5 vittorie (contro Viareggio, Cagliari, Seregno, Vigevano e Gallaratese) e 2 pareggi (con Fanfulla e Pro Sesto). La salvezza sembra ancora a portata di mano, ma con l’arrivo della primavera il sole scioglie il freddo ma pure il piccolo Vita Nova.

Dal 7 marzo, infatti, i lombardi non vinceranno più sino alla fine del campionato, incappando in un crollo verticale senza spiegazioni. Nessuno riesce a capire la causa di una crisi profondissima che progressivamente allontana la squadra bergamasca dalla salvezza; c’è chi parla di crollo fisico e atletico, chi di mancanza di esperienza, chi sostiene che il Vita Nova si sia sentito ad un certo punto sicuro della permanenza in serie B, mollando gli ormeggi senza poi essere più in grado di rimettersi in carreggiata. Fatto sta che i biancoblu nella seconda parte di campionato scivolano giù in classifica, perdono partite incredibili come il 7-2 incassato a Viareggio, il 4-1 patito in casa col Como o la clamorosa sconfitta casalinga contro il fanalino di coda Cagliari. Il 20 giugno 1948 un Vita Nova ormai retrocesso gioca la sua ultima partita in serie B a Lodi perdendo 6-1 contro il Fanfulla; 25 punti totali, 15.mo posto in classifica, 10 vittorie e ben 19 sconfitte: troppo poco per mantenere la categoria, nonostante la sfortuna di aver trovato l’unico campionato con a disposizione appena i primi 8 posti della graduatoria per ottenere la salvezza.

Dopo qualche anno in serie C, il Ponte San Pietro nel 1952 esce dai radar del calcio professionistico, si riaffaccia alla serie D ad inizio anni ottanta per poi sprofondare nuovamente nei tornei regionali, fino al ritorno in D stabile nel 2008: da allora, grazie ad una società competente ed organizzata, torna a sperare nella promozione in serie C, sfiorata in quel campionato 2012-2013 che ha regalato a Ponte San Pietro la delusione del salto di categoria, facendo però riemergere un passato glorioso, quell’unico ma storico torneo di serie B che almeno per un anno aveva fatto sognare un piccolo paese dell’entroterra bergamasco.

Vai all’articolo originale

Continue Reading
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

La Penna degli Altri

La storia dello Stadio “Castellani” – Seconda Parte

Published on

PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] Alla fine del 1954 il Comune di Empoli pensò di costruire una Palestra vicina allo Stadio. Il CONI, che fu interpellato per un parere, consigliò al Comune di scartare l’idea perché una Palestra in quella zona si sarebbe rivelata insufficiente per soddisfare le esigenze della popolazione e suggerì di provvedere anzi alla costruzione di altri impianti sportivi, ciò anche per l’importanza che la città di Empoli veniva ad assumere. E non aveva torto il CONI perché Empoli conosceva in quegli anni una spinta economica importante, specie grazie ai settori del vetro e delle confezioni, accompagnata pure da un forte incremento demografico: dai 29.368 abitanti del 1951 si era arrivati, alla fine del 1954, a 31.179 che diventeranno 33.037 alla fine del 1957 e addirittura 40.344 alla fine del 1964, un anno prima che la nuova Zona Sportiva fosse inaugurata.

[…] Negli ultimi mesi del 1954 fu perciò incaricato l’Arch. Mario Gambassi, tecnico specializzato in impianti sportivi, di proporre una zona a ciò idonea e di redigere i progetti degli impianti stessi.

L’Arch. Gambassi presentò tre soluzioni:

1) zona attorno allo Stadio esistente in via Puccini, zona però ormai compromessa dallo sviluppo edilizio e da Viale Petrarca;

2) zona a nord del torrente Orme, dove fa un’ansa avvicinandosi al centro urbano;

3) zona a sud ovest della città, oltre il Rio di Bonistallo, a nord della Ferrovia Firenze-Pisa.

La Giunta (delibera n.84 del 20.01.1955) e poi il Consiglio Comunale (delibera n.4 del 18.02.1955) scelsero la seconda soluzione. […]

Ma che cosa prevedeva la proposta dell’arch. Gambassi in materia di impiantistica sportiva? Si può leggere la risposta nella delibera del Consiglio Comunale sopra citata e che riportiamo di seguito.

  • Una palestra, comprendente anche la casa per il custode.
  • Campi da tennis e di pallavolo.
  • Una piscina scoperta, e servizi annessi.
  • Costruzione di un campo di calcio e della pista di atletica.
  • Costruzione di un campo di allenamento da affiancare a quello delle gare tanto che l’Architetto scrive…“per mantenere un campo in efficienza occorre lasciarlo riposare per intere giornate dopo l’uso, in quanto il continuo calpestio impedisce la crescita del prato provocando un alternarsi di radure e ciuffi d’erba che rendono il campo pericoloso e inadatto al gioco”. Sarà quello che si chiamerà “Sussidiario” e che ancora oggi porta quel nome.
  • Costruzione delle tribune est ed ovest.
  • Costruzione degli spogliatoi.
  • Costruzione di un campo di allenamento, muri di cinta e sistemazione con rete metallica.
  • Recinzione esterna palestra e piscina.

La spesa prevista era enorme per quell’epoca: 238.456.000 milioni di lire

 […] Il progetto per la costruzione di una nuova Zona Sportiva sarà approvato nel 1957 dal Ministero dei Lavori Pubblici e da quel momento l’Amministrazione Comunale inizierà le trattative per l’acquisizione (in via amichevole e con espropri) dei terreni necessari.

La realizzazione  delle opere previste ha conosciuto negli anni seguenti varie fasi, vari interventi e modifiche, anche per la lievitazione dei costi delle opere che si andavano facendo. […]

Quello che si può dire è che abbiamo trovato documenti che lasciano supporre l’inizio dei lavori  già nel luglio del 1959 e che già nel 1960 fosse iniziato lo smantellamento del vecchio “Castellani”.

In primo luogo si dovette provvedere alla costruzione del ponte sull’Orme, necessario ad accedere all’area interessata dai lavori. […]

Intanto si lavorava anche alla costruzione della Palestra (oggi “PalAramini”) ed ai relativi servizi e locali annessi: opera che fu completata e resa disponibile nel giugno 1964.

Contemporaneamente si provvide alla costruzione del “Sussidiario”. Il campo fu dotato di una palazzina per gli spogliatoi (ancora in piedi) e che svolgerà questa funzione per oltre 30 anni, fino all’inizio della  Stagione, 1997/98, quando l’Empoli tornò in Serie A per la seconda volta nella sua storia e spostò gli spogliatoi nel sotto Tribuna Coperta.

Lungo il lato del terreno di gioco, dalla parte opposta degli spogliatoi, era stata costruita una gradinata in cemento che è rimasta in piedi, purtroppo molto fatiscente negli ultimi anni, fino al luglio 2016.

Dopo il “trasferimento” della prima squadra al “Castellani” il Sussidiario ha ospitato molte gare del Settore Giovanile dell’Empoli, soprattutto della “Primavera”, fino al 2006, quando verrà aperto il Centro Sportivo di Monteboro.

L’anno successivo fu costruita anche una tribuna in tubi innocenti che rimase per un po’ anche dopo il trasferimento della prima squadra al “Castellani”.

Vai all’articolo originale

Continue Reading

La Penna degli Altri

Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

Published on

“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

Vai al sito della FIGC

Continue Reading

La Penna degli Altri

Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

Published on

FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

Vai all’articolo originale

Continue Reading

Newsletter

più letti

WP-Backgrounds Lite by InoPlugs Web Design and Juwelier Schönmann 1010 Wien
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: