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Calcio, Arte & Società

“Gli svizzeri, pionieri del football italiano”: la città di Milano

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Pubblichiamo, come preannunciato (vedi intervista con l’autore qui), un estratto del libro “Gli svizzeri, pionieri del football italiano – 1887-1915″, di Massimo Prati e edito da “Urbone Publishing” (Editore: Urbone Publishing – Via Monacacchio 36 Sant’Andrea di Conza , 83053 Avellino  Tel. +420 605 378 706)

Ringraziamo ancora l’autore e la casa editrice per averci dato la possibilità di pubblicare l’estratto in esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio.

Buona lettura.

Il Team de Gli Eroi del Calcio.com

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L’Associazione Calcio Milan 1899

Questa squadra fu fondata il 16 dicembre 1899 in un locale popolare situato in via Berchet a Milano[1]. Alcuni imprenditori milanesi, dei giocatori inglesi, ma anche svizzeri, fondarono il Milan Cricket and Football Club, che nel giro di un anno vinse il primo titolo nazionale, sotto la guida del suo giocatore più importante : Herbert Kilpin[2].

Si è già avuto modo di parlare di questo giocatore inglese nelle pagine dedicate al calcio torinese perché, prima di stabilirsi a Milano e fondare il Milan, Herbert Kilpin aveva vissuto alcuni anni nella capitale piemontese.

Herbert Kilpin, fondatore del Milan e pioniere del calcio italiano. (Archivio Fondazione Genoa).

Herbert Kilpin può dunque essere considerato uno dei padri del calcio italiano, come James Spensley, Edoardo Bosio ed Edoardo Pasteur. Di quest’ultimo, abbiamo potuto leggere il contenuto di un’intervista pubblicata su La Grande Storia del Calcio Illustrato.  In quella intervista Pasteur parlava, tra l’altro, di uno dei primi incontri giocati a Genova nel 1896. Ora, a proposito di Herbert Kilpin, c’è un’interessante testimonianza che risale ancora più indietro nel tempo. Si tratta di un articolo apparso su Il Calcio Illustrato, il 29 febbraio 1915, nel quale Kilpin parlava del suo arrivo a Torino nel 1891 e della sua partecipazione ai primi incontri di calcio in Italia.

Nella sua ricostruzione dei fatti, dai tratti in parte comici, Kilpin racconta che in occasione delle partite organizzate dalla comunità inglese contro i torinesi, capitava che qualche spettatore italiano – attratto da quello che ai tempi era un nuovo sport –  decidesse  di prendere parte ai giochi. Succedeva così che si verificasse l’ingresso di un dodicesimo uomo nei ranghi italiani, e poi di un tredicesimo, un quattordicesimo e via dicendo. E non era cosa rara che, nel prosieguo della partita, l’undici inglese si vedesse costretto ad affrontare una squadra torinese composta da una ventina di elementi[3].

Ma, la testimonianza più importante di Herbert Kilpin, per ciò che riguarda l’argomento trattato in queste pagine, si ha quando il pioniere inglese racconta come, dopo due anni di tentativi fallimentari, nel dicembre del 1899 finalmente riuscì a fondare il Milan Cricket and Football Club. Come presidente fu eletto Sir Edwards, viceconsole di Sua Maestà Britannica.  Ma, nel processo di fondazione, decisivo fu l’aiuto dei fratelli Pirelli, e di altri soci, come Angeloni, Neville, Heyes Davis et Kurt Lies[4]. Quest’ultimo è il giocatore svizzero di cui si è già parlato nella pagine dedicate ai calciatori svizzeri del Genoa.

Una formazione del Milan nel 1901. Il primo in alto a sinisra è Kurt Lies, un giocatore svizzero che faceva parte dei fondatori del club milanese. (Archivio Fondazione Genoa).

Ora, a questo punto della narrazione, è importante sottolineare che, prima di vestire la casacca rossoblù, Kurt Lies figurava appunto nel gruppo di uomini che aveva contribuito alla creazione del Milan. Ma, oltre ad avere lo ‘status’ di fondatore, fatto già di per sé di notevole importanza storica, Kurt Lies fu anche un giocatore, di cui si registra anche una marcatura nel 1901, stagione che vide i milanesi conquistare il loro primo campionato italiano[5].

Il Football Club Internazionale Milano 1908

Fu così che un socio del Milan decise di convocare una riunione volta alla fondazione di un nuovo club di football nella capitale lombarda. La persona in questione, Giorgio Muggiani, è spesso presentata nei libri sulla storia del calcio come un pittore. In realtà, in occasione di un’intervista, rilasciato nel 2008, il figlio Giorgio Muggiani Junior, ha tenuto a precisare che il padre non aveva mai venduto un solo quadro in tutta la sua vita, perché era illustratore pubblicitario e caricaturista[6]. Sia quel che sia, questo artista, che aveva studiato all’Istituto Auf Dem Rosenberg di San Gallo, in Svizzera, non solo farà parte dei fondatori ma concepirà e realizzerà il logo dell’Inter. Il 9 marzo del 1908, dunque, nel ristorante ‘L’Orologio’, Giorgio Muggiani e altri 43 dissidenti decideranno di fondare un nuovo club, per protestare contro la politica ‘autartica’ del Milan. Uno degli obiettivi di questa nuova società sportiva era appunto quello di favorire la pratica del calcio ai giocatori stranieri residenti nella città lombarda[7]. Con un tale programma e otto giocatori svizzeri nella prima formazione, chiamare il nuovo club ‘Internazionale’ doveva essere sembrato qualcosa di assolutamente naturale.

I fondatori dell’Inter, fra i quali si conta almeno una decina di svizzeri.Illustrazione di Stefano Scagni

Alla riunione fondativa, tra gli altri, saranno presenti : Giorgio Muggiani, Bossard, Lana, Bertoloni, De Olma, Hintermann Enrico, Hintermann Arturo, Hintermann Carlo, Dell’Oro Pietro, Rietmann Ugo,  Hans, Voelkel, Maner, Wipf,  Ardussi Carl[8].Gli Hintermann erano tre fratelli svizzeri e, secondo la tradizione, in occasione della fondazione lanciarono una maledizione contro la squadra rivale cittadina, dicendo che nel corso della loro vita il Milan non avrebbe ma più vinto un campionato. La storia del calcio è piena di questi aneddoti[9], ma è interessante notare che nei 43 anni seguenti il Milan non vincerà più un campionato. La prima vittoria rossonera dello scudetto, dopo questo lungo periodo privo di successi nazionali, si verificherà nel 1951 che, per una strana coincidenza, corrisponde all’anno del decesso dell’ultimo dei tre fratelli Hintermann. Sempre in tema di svizzeri dell’Inter, possiamo passare alla presentazione di Ugo Rietmann, nato a Caprino, nel Canton Ticino, imprenditore attivo nel settore del tessile ma anche  atleta appassionato di sport. Infatti, in qualità di giocatore, farà parte dei ranghi dell’Inter con il ruolo di centrocampista. Terminata la carriera di calciatore, Rietmann resterà nel mondo del calcio svolgendo la funzione di arbitro.

All’inizio di questo capitolo, ho detto che l’Inter aveva schierato otto svizzeri nella sua prima formazione[10]. I giocatori in questione erano i seguenti: Karl Hopf, Käppler, Werner Kummer, Hernst Xavier Marktl, Niedermann, il già citato Ugo Rietmann, Bernard Schüler e Arnaldo Wölkel.

 

[1] Carlo Antonelli, ‘Un Secolo Rossonero’, Geo Edizioni 2000, pagina 15. Ad essere precisi la fiaschetteria di Via Berchet era il  punto d’incontro abituale  dei soci di questa società sportiva milanese, ma il luogo ufficiale di fondazione fu L’Hôtel du Nord : ‘1898-1908. L’Eta dei Pionieri’, Fondazione Genoa, 2008, pagina 72.

[2] John Foot, Calcio, ‘Storia dello Sport che ha fatto l’Italia’, Bur Rizzoli 2015, pagina 33.

[3] Antonio Papa e Guido Panico, ‘Storia Sociale del Calcio in Italia’, Edizioni Il Mulino, 1993, pagina 46 e 47.

[4] A questo proposito si veda l’opera già citata : ‘1898-1908. L’Eta dei Pionieri’, Fondazione Genoa, 2008, pagina 72.

[5] Carlo Antonelli, ‘Un Secolo Rossonero’, Geo Edizioni, 2002, pagina 16.

[6] Giampiero Lotito, Filippo Grassia , ‘Inter, Il Calcio Siamo Noi’, Sperling e Kupfer, 2010, pagina 178.

[7] Elio Gioanola, Il Cielo è Nerazzurro, Jaca Book, 2016, pagine 14 e 15.

[8] Pier Luigi Brunori, Marcello Melani, Paolo Melani, Inter, Stella Mondiale, Edizioni Omnibus, 1965.

[9] Una maledizione celebre nel mondo del calcio è quella, per esempio, di Béla Guttmann contro il Benfica. Nel 1962 Guttmann, dopo avere vinto due volte di seguito la Coppa dei campioni con il Benfica, domandò ai dirigenti portoghesi un aumento di stipendio che non ottenne. L’allenatore ungherese lasciò il club di Lisbona dicendo : ‘Me ne vado maledicendovi. A partire da oggi, e per cent’anni,  il Benfica non vincerà più una coppa europea ‘. Da allora, la squadra portoghese ha perduto sei finali di coppe europee. Questa vicenda è ricostruita in un articolo, del 13 maggio 2013,  dal titolo ‘L’Étrange Malédiction du Benfica’, pubblicato sul sito  www.m.7sur7.be.

[10] Si veda il libro di John Foot, ‘Calcio 1898-2010, Storia dello Sport che ha fatto l’Italia’, Bur Rizzoli 2015, pagina 35.

 

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Inizia un week end ricco di eventi

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Un fine settimana all’insegna della storia del calcio e delle mostre. Tutte da non perdere. Iniziamo oggi con due grandi appuntamenti: “Un secolo d’Azzurro” e “Pablito – Great Italian Emotions”.

“Un secolo d’Azzurro” torna in Puglia, a Casarano, dopo le tappe di Taranto e Bari. La mostra itinerante dedicata alla Nazionale di calcio è curata da Mauro Grimaldi, consigliere delegato presso la Federcalcio, e promosso dall’Associazione Sant’Anna, è la mostra antologica più grande d’ Italia sulla storia della nostra amata Nazionale ed è patrocinata dalla F.I.G.C. e dal Museo del Calcio di Coverciano. Una collezione unica di oltre 400 cimeli dal 1834 al 2006 tra cui il leggendario pallone “a spicchi d’ arancia” o “buttonless” che inaugurò il campionato italiano (1898), il mitico e rarissimo “Federale 102” utilizzato nel Mondiale del 1934 vinto dall’Italia di Vittorio Pozzo e il Tango “Espana”  ’82 con la dedica speciale di Marco Tardelli: “Campioni del mondo”. Quest’ultimo cimelio sarà esposto, per la prima volta a Casarano insieme al Top Star del Mondiale 1958, il primo che giocò, e vinse, Pelé. Inoltre è possibile ammirare una splendida esposizione di maglie ufficiali che raccontano anche lo sviluppo dei tessuti, dei colori e dello stile a partire dalla lanetta pesante degli anni ‘30 alla Kappa Kombat numero 20 di Francesco Totti. Si possono ammirare anche la “Tri-stellata” di Paolo Rossi del 1983, la Diadora personalizzata di Antonio Conte e la prima Nike di Paolo Maldini del 1995. Inoltre tantissimi giornali sportivi, riviste e documenti. Si parte oggi 24 maggio e sino al 3 giugno si potranno ammirare le “bellezze” storiche presso il Palazzo Comunale di Piazza San Domenico a Casarano (orari dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00, info 329/2404127).

E sempre oggi verrà inaugurata alle ore 18, al Centro Espositivo Rocca Paolina in Piazza Italia a Perugia, la mostra “Pablito – Great Italian Emotions” su Paolo Rossi e sull’Italia dell’82. Paolo Rossi è un autentico mito contemporaneo, in Italia e nel mondo, un nome scolpito nei cuori di milioni di italiani, uno dei quattro palloni d’oro italici. Una mostra che narra di un mondiale indimenticabile per i nostri colori, senza perdere di vista il nostro paese e le sue realtà, raccontato attraverso una raccolta di trofei, di maglie e di ricordi che hanno fatto la storia.

La mostra, patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Perugia, della Regione Umbria, CONI e Perugia Calcio, rimarrà aperta fino al 30 giugno (orari di apertura dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 19 – Info http://www.pablitogreatitalianemotions.com).

Infine sabato 25 a Mantova aprirà i battenti la mostra “Storia della Nazionale di calcio in figurine”, con la vasta e splendida collezione di una nostra vecchia conoscenza: Gianni Bellini .

La mostra si terrà dal 25 maggio al 9 giugno presso la chiesa sconsacrata Madonna della Vittoria a Mantova, e lunedì 3 giugno alle 16 si terrà un incontro-presentazione con ospiti del mondo del calcio e del giornalismo sportivo, oltre al grandissimo Gianni Bellini (orari di apertura: al mercoledì dalle 10 alle 12.30, dal giovedì alla domenica compresa dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18 – info Ufficio Sport Comune di Mantova 0376 286521/29/30/32).

Sono tutti eventi da non perdere per chi ama il calcio oltre a buone occasioni per visitare luoghi e città del nostro “Bel Paese” come Casarano, Perugia e Mantova, non lo dimenticate.

 

Segnalaci eventi e mostre all’indirizzo info@glieroidelcalcio.com

 

 

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La cultura negli anni ’50 – Piccola Enciclopedia Marzotto, “Storia del Calcio”

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Alla fine della seconda guerra mondiale l’Italia è un paese distrutto e dalle prospettive assolutamente incerte. Quarant’anni dopo è tra i sette paesi più industrializzati nel mondo. Tutto ciò grazie ad un percorso e ad una trasformazione iniziata proprio subito dopo la fine della guerra. Gli anni ’50 infatti furono caratterizzati da profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali.

La voglia di ricostruire il Paese e la sua economia, permise di ripartire. Si iniziò dalla ricostruzione delle strade, delle ferrovie e in modo particolare delle fabbriche. Nel 1949 la produzione tornò ai livelli del 1938 e in alcuni settori addirittura li superò.

Simbolo del benessere che cominciava a diffondersi fra i ceti medi della popolazione diventarono, dalla seconda metà degli anni cinquanta, le automobili, gli elettrodomestici e il turismo di massa. Probabilmente proprio questo fermento, unito ad una domanda di cultura sempre più pressante, spinse il Lanificio Marzotto, nota fabbrica tessile nostrana fondata nel 1836 a Valdagno, in provincia di Vicenza, a percorrere la strada della promozione del proprio marchio attraverso dei fascicoli che contribuirono alla diffusione del sapere.

La collana, denominata Piccola Enciclopedia Marzotto, si compone di sei numeri: la “Storia della nave”, la “Storia della Ferrovia”, la “Storia dell’Automobile”, la “Storia dell’Anno Santo”, la “Storia dell’Aeroplano” e la “Storia del Calcio”. Proprio quest’ultimo volume è, dal nostro punto di vista, davvero significativo e testimonia come il calcio era già un fenomeno di massa, importante al punto da volergli dedicare un fascicolo apposito. Stando alle date delle autorizzazioni della questura impresse sulle copertine dei fascicoli possiamo affermare che le pubblicazioni sono avvenute a cavallo del 1949 e il 1950.

Passiamo ora a visionare il volume sul calcio che, in copertina, ci mostra un portiere nell’atto di prendere il pallone. Il fascicolo promozionale edito dal Lanificio Marzotto, si compone di sedici pagine ed è realizzato utilizzando dei disegni tipo fumetto.

Le prime pagine sono dedicate alla storia e alle origini del calcio che si fanno risalire al calcio fiorentino, quindi gioco di origine italianissime. “E allora come mai, penserà qualche nostro lettore uscito di minore età, per il nostro gioco si usò per tanto tempo una terminologia inglese? Amico lettore, la risposta a questa domanda vien giù liscia come l’olio dall’orciolo. E’ successo per il gioco del calcio quel che succede per certe ottime stoffe italiane, tessute a Valdagno o a Biella: vanno in Inghilterra e ci tornano con stampati su due leoni, una corona e un motto. Per il che gli ingenui le pagano il doppio e sono contentissimi di quei tessuti che gli “inglesi, e solo gli inglesi”, riescono a fabbricare”.

Dopo questa riflessione “La Piccola Enciclopedia” prosegue il suo viaggio storico e spiega le origini inglesi del calcio e gli albori del gioco in Italia. Non poteva mancare un accenno ai mondiali e, in particolare, a quelli vinti dall’Italia nel 1934 e nel 1938.

Poi, secondo noi, due pagine splendide: tutti gli stemmi delle squadre nell’ordine di piazzamento del campionato 1949/50 senza le due retrocesse Bari e Venezia e con invece le due promosse dalla B, Udinese e Napoli.

La strage di Superga è avvenuta da poco e un omaggio a chi ha reso questo sport così amato e popolare non poteva mancare: il Grande Torino.

Si chiude con un pensiero anche agli arbitri: “Se lo verranno a sapere, poverini, non riusciranno a crederci”.

Una parte della storia di questo paese è passato anche attraverso queste pubblicazioni.

Prima di procedere alla pubblicazione di questo nostro articolo abbiamo contattato la Società Marzotto che ci ha ringraziato “per l’atto di cortesia avuto nei confronti dell’azienda”.

Gli altri fascicoli

 

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Toldo, Facchetti, Stankovic e Meazza entrano nella Hall of Fame dell’Inter

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Così come riporta il sito ufficiale dell’Inter Francesco Toldo, Giacinto Facchetti, Dejan Stankovic e Giuseppe Meazza sono entrati a far parte della Hall of Fame della FC Internazionale Milano. La seconda edizione ha visto migliaia di voti arrivare da ogni angolo del pianeta. I fantastici quattro si aggiungono ai primi entrati nella Hall of Fame dello scorso anno Walter Zenga, Javier Zanetti, Lothar Matthäus e Ronaldo. La cerimonia di premiazione avverrà lunedì sera a San Siro, nel prepartita di Inter-Chievo. Per Giacinto Facchetti ritireranno il premio i figli, mentre per Giuseppe Meazza il nipote.

Così erano composte le categorie suddivise per ruolo

Categoria Portieri: Francesco Toldo ha preceduto Gianluca Pagliuca e Giuliano Sarti.

Categoria Difensori: Giacinto Facchetti ha preceduto Giuseppe Bergomi e Marco Materazzi.

Categoria Centrocampisti: Dejan Stankovic ha preceduto Sandro Mazzola e Nicola Berti.

Categoria Attaccanti: Giuseppe Meazza ha preceduto Alessandro Altobelli e Christian Vieri.

 

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