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Calcio, Arte & Società

Come nasce la maglia della Nazionale del 1995? Ce lo dice Drake Ramberg

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GLIEROIDELCALCIO.COM  – Qualche giorno fa, con un post su Instagram, Drake Ramberg, lo storico designer di Nike, ha svelato alcuni particolari sul processo creativo della maglia della nostra Nazionale indossata nel 1995. L’autore di molti kit degli anni ’90 ha spiegato nel post come l’obiettivo di qualsiasi “Kit design” sia quello di rendere i giocatori orgogliosi di metterlo nel rappresentare il proprio club o paese. Così in questa maglia si possono trovare alcuni elementi chiave che rappresentano la cultura italiana ispirata dalla modalità rustica di lastricare pavimentazioni di strade e marciapiedi, ma al contempo geometrica. La grafica del medaglione frontale rende omaggio al badge classico dell’Italia con le tre Stelle a rappresentare i tre campionati vinti a quella data: 1934, 1938 e 1982. Il tutto in un contrasto di lucido e opaco tipico degli anni ’90, in cui i designer osavano molto, in alcuni casi troppo. La Nike produce quindi questa maglia dall’inedito colletto bianco, oro nelle rifiniture e un bellissimo, almeno per noi, bordino tricolore sulle maniche.

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Calcio, Arte & Società

Il Foggia Calcio diventa un documentario. Il 29 marzo la diretta facebook del lavoro di Domenico Carella

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“Foggia 100, la categoria un dettaglio”, questo il titolo di un un video documentario ed un libro, entrambi con il medesimo titolo, dedicati al  racconto della centenaria storia del Foggia Calcio. L’autore è il Direttore di Foggiasport24.com , Giornalista del Corriere del Mezzogiorno, e già autore di libri quali “Diavolo di un satanello”, “E il diavolo ci mise la coda”, “GI4NNI PIR4ZZINI, una vita da capitano” e “Foggia – Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l’impresa degli eroi di Pugliese”.

La presentazione sarebbe dovuta essere di carattere pubblico, ma le tristi vicende legate alla diffusione del Corona Virus hanno indotto gli organizzatori a una differente modalità. Stasera, domenica 29 marzo, con inizio alle ore 20, sulla pagina Facebook di Foggiasport24 verrà diffuso in diretta streaming il video documentario, per permettere a tutti i tifosi dei satanelli, ma anche a tutti coloro che amano le storie del calcio, di poter godere di questo regalo.

“Circa 2.000 km in giro per l’Italia per realizzare interviste, 250 ore di lavoro davanti al computer per il montaggio, per un totale di quasi sei mesi di lavoro”, si legge sul sito di Foggiasport24, “Questi sono i numeri di «Foggia 100, la categoria un dettaglio». Il documentario è stato girato con mezzi non professionali, anzi, di uso quotidiano, come telefoni cellulari, videocamere portatili e in un caso anche una webcam. Lo stesso video è stato montato con pazienza su un computer con soli 2 GB di RAM. Ne è risultata indiscutibilmente penalizzata l’estetica, ma non è mai stato quello l’obiettivo dell’autore, che ha puntato a un’opera di divulgazione della storia, con i crismi della veridicità dei racconti (perché fatti dagli stessi protagonisti di quegli episodi) e con una grande dose di sentimenti, che traspariranno sempre più dall’inizio del filmato, fino all’apoteosi del finale. Il video racconto ha avuto nella prima stesura una durata di cinque ore. Purtroppo è stato necessario cancellare molte parti, alcune anche interessanti, per rientrare nei tempi previsti per un film”.

Tanti gli intervistati tra calciatori ed allenatori del Foggia tra cui Ciccio Baiano, Gigi Delneri,  Luigi Di Biagio, Angelo Domenghini, Pasquale Padalino, Gianni Pirazzini, Roberto Rambaudi, Delio Rossi, Igor Shalimov, Giuseppe Signori, Francesco Scorsa e Zdenek Zeman.

Abbinato al documentario anche il libro, dal titolo «Foggia 100, la categoria un dettaglio», edito da Edizioni Fogliodivia, “Sarà il racconto di questi cento anni di storia filtrata dalle lenti del giornalista Domenico Carella, attraverso aneddoti e racconti raccolti nella sua professione di giornalista, direttamente dai protagonisti di quelle epoche e di quelle partite. Per Carella, appassionato di storia dello sport e del calcio, si tratta del settimo libro pubblicato dopo «Diavolo di un satanello», «E il diavolo ci mise la coda», «Gianni Pirazzini, una vita da capitano», «Foggia-Inter 3-2, 31 gennaio 1965, l’impresa degli eroi di Pugliese», «Il Foggia del ’76», «Ciccio Patino, l’ala che fece volare il Foggia». Del volume si palerà in maniera più approfondita nel corso di una presentazione ufficiale che si farà più avanti nel tempo, quando sarà rientrata l’emergenza sanitaria in corso nel mondo”.

Vi diamo appuntamento a stasera, alle ore 20 per seguire la diretta del documentario, diffuso sulla pagina Facebook di Foggiasport24 ma anche sulla nostra pagina ufficiale, Gli Eroi del Calcio .com .

Per saperne di più vai su Foggiasport24

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Calcio, Arte & Società

Marco Tardelli: “Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Marco Tardelli, un palmares da fare invidia, ha praticamente vinto tutto, Campione del Mondo nel 1982, ricorda la sua celebre esultanza nella vittoriosa finale contro la Germania Ovest, la rievoca per annunciare un suo sogno, contro l’epidemia: “Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo”

Un urlo famoso almeno come quello di Munch, anche se non siamo certi che quello del pittore norvegese sia davvero così conosciuto 😊. Un urlo che significa speranza, forte, intenso, viscerale… un urlo di liberazione.

Marco Tardelli immagina cos’ l’esultanza quando questo avversario, il virus, sarà definitivamente sconfitto, schiacciato, estirpato. Sogno un urlo come quello dell’82, che scacci l’incubo ha scritto il campione del mondo su Twitter.

“M’immagino un urlo collettivo di liberazione che scacci l’incubo”, aveva detto al Corriere dello Sport qualche giorno fa, “Ho cominciato a parlare con i vicini di casa. Dal balcone. Non mi era mai passato per la mente. Adesso ci salutiamo, ci scambiamo auguri e impressioni. Non avremmo dovuto aspettare questi momenti per farlo. La vicinanza, l’allegria, l’ironia: forse ci salveranno”.

Attendiamo tutti di poter fare presto quell’urlo… di nuovo… ancora più forte.

#iorestoacasa

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Libri: “Il rosso di Ponsacco. La storia di Adriano Lombardi, dalla Valdera a San Siro”, intervista all’autore Fabio Roberto Tognetti.

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Federico Baranello) – Per la rubrica “Calcio, Arte & Società” abbiamo raggiunto Fabio Roberto Tognetti. Fabio è un pontederese classe 1984, da sempre appassionato di musica, arte, politica e storia; grazie ai racconti di Federico Buffa scopre il modo di unire tutto ciò all’amore per il basket e per il calcio. Tifoso della Fiorentina anche se con un passato anomalo: milanista prima e simpatizzante livornese poi.

Oggi vogliamo presentare la sua “fatica”, “Il rosso di Ponsacco. La storia di Adriano Lombardi, dalla Valdera a San Siro”, edito da Eclettica Edizioni. Adriano Lombardi è stato uno di quei fuoriclasse di provincia, dove gli scontri sono più veri e sentiti. Un esempio di personalità, rigore e carattere tanto da guadagnarsi la stima e il rispetto di compagni, avversari, tifosi e allenatori. Non a caso oggi il Partenio è a lui dedicato…

Come consuetudine abbiamo incontrato l’autore e abbiamo rivolto lui delle domande per meglio comprendere il contenuto del libro. Un triplo appuntamento, oggi l’intervista e nei prossimi giorni due estratti.

Buona lettura.

Il team de GliEroidelCalcio.com

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Quale ispirazione ha portato a scrivere questo libro…

“Va detto preliminarmente che l’idea di questo libro mi è stata donata da Alberto Falchi. Alberto è il presidente del comitato locale dell’associazione di promozione sportiva – la UISP Valdera – con la quale fino a poco tempo fa collaboravo. Durante la pausa caffè di una riunione, conoscendo la comune passione per la letteratura sportiva, mi chiese se mi andava di scrivere una serie di piccole biografie di calciatori nati in Valdera e arrivati all’esordio in Serie A. La proposta mi entusiasmò immediatamente: figlio di una cultura di ispirazione classica, per la quale lo sport è mero divertimento, da un paio di anni avevo avuto una letterale folgorazione per lo storytelling sportivo – arrivata piuttosto casualmente con la scoperta delle magnifiche narrazioni di Federico Buffa. L’eventualità di cimentarmi con qualcosa di simile mi elettrizzava e il supporto di Alberto mi garantiva la possibilità di interagire con i soggetti delle narrazioni (cosa che da solo difficilmente avrei potuto ottenere). Quindi… mi sono buttato. Poi, come spesso capita, i progetti subiscono delle variazioni in corso d’opera. Sono partito con la mini-biografia di Adriano Lombardi per una facilità di contatti (conoscevo personalmente il nipote), ma alla fine la narrazione mi ha preso così tanto che ci siamo accorti che quanto scritto, con qualche aggiunta, sarebbe probabilmente bastato per un libro a sé. E così è stato”

L’autore Fabio Roberto Tognetti e il suo libro

Chi era Adriano Lombardi…

“Per ragioni biografiche non ho conosciuto il calciatore Adriano Lombardi. Sono nato nel 1984, due anni dopo il suo ritiro. Quindi quello che ho imparato di lui deriva dai racconti dei fratelli e da quanto sono riuscito a trovare in rete. Con questa biografia spero di aver reso merito alla figura di un calciatore che certamente non difettava di talento, ma che faceva del carattere e dell’integrità morale le frecce in più al proprio arco. Come calciatore era un regista moderno: una visione di gioco straordinaria, grande capacità di dettare i tempi e di condurre la manovra, piedi oltremodo educati e ottimo dinamismo. Come detto era un condottiero, sul campo e nello spogliatoio: non è un caso che per gran parte della carriera abbia avuto la fascia di capitano legata al braccio e, chiusa la carriera, sia passato immediatamente alla panchina”

Quale il metodo utilizzato per la narrazione…

“La base di partenza sono stati i ricordi dei fratelli di Adriano, Luciano e Roberto – che ringrazio della benevola disponibilità. Utilizzando quelli come linea guida ho poi dato vita a una estenuante ricerca di riferimenti, provando, maniacalmente, a tenere sempre fede al metodo del fact checking: per ogni dato, informazione o notizia ho cercato un secondo riscontro e, quando difforme dal primo, un terzo. È evidente come l’utilizzo di questo metodo non sia sempre stato possibile, soprattutto per i fatti legati alle esperienze più remote nel tempo. Inoltre, dal momento in cui mi sono seduto alla scrivania e ho messo mano per la prima volta alla storia, avevo ben chiari quali fossero i miei riferimenti. La pretesa era quella di non scrivere una biografia sportiva pura e semplice, ma, laddove possibile per esigenze narrative e di spazio, provare a inserire elementi di costume, di cronaca, di politica, di cultura popolare. Mi sono divertito a raccontare non solo di Lombardi, ma anche di ciò che in quel momento storico stava accadendo nel mondo o dei personaggi che in cui si è imbattuto nel corso della sua carriera: compagni, avversari, allenatori, presidenti”

Il periodo storico in cui si vive ha delle influenze inevitabili sulla propria vita, come ha inciso il periodo storico sull’uomo e calciatore Lombardi 

“Non è facile per me rispondere a questa domanda. Posso solo immaginarlo dall’idea che mi sono fatto di lui nei lunghi mesi nei quali la sua storia mi ha tenuto compagnia. Quello che mi ha colpito maggiormente leggendo i quotidiani dell’epoca è quanto il mondo dello sport e dello spettacolo sia cambiato nel giro di trent’anni. Leggo le interviste e i commenti dei cronisti di quegli anni e non posso non notare lo sprezzo manifestato nei confronti dei “personaggi” che provavano a emergere dalla massa o a uscire dagli schemi. Faccio un esempio? Mister Marchioro, martoriato senza pietà e bollato come fallito per aver provato a scardinare lo status quo nel Milan post-Rocco. Inoltre, negli anni Settanta, la figura del calciatore intellettuale non era così rara e in un periodo di grandi lotte c’era anche chi combatteva all’interno degli spogliatoi per ottenere maggiori diritti. Apriti cielo! Si percepisce lo stupore di quei benpensanti che non riuscivano a concepire la figura del calciatore oltre quella del mero strumento di spettacolo, pagato profumatamente solo per correre e star zitto. Ecco, in un contesto del genere non deve esser stato semplice per Lombardi – uomo integro, deciso e diretto – avere avuto a che fare con personaggi dal (pre)giudizio facile, soprattutto senza avere le spalle coperte dal peso del blasone del club di appartenenza. Il fatto poi che sia rimasto a galla in contesti e ambienti particolarmente complicati come possono esser stati quelli Irpini a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta la dice lunga sulla sua capacità di adattamento”

Che “Cosa” è questo libro per te, cosa rappresenta

“È la primissima cosa che ho scritto che viene pubblicata quindi, per forza di cose, è una storia a cui sono molto legato. Come detto, ho passato tante nottate in compagnia di Adriano Lombardi, finendo per “farci amicizia”, come credo accada a tutti quelli a cui capita scrivere la biografia di qualcuno. La speranza è che chi ha conosciuto Adriano ed entri in contatto con questo libro quantomeno “ce lo riconosca”. Un po’ per ragioni di spazio e un po’ per mia scelta non ci sono riferimenti alla vita privata, fatta eccezione per alcuni passaggi peraltro già pubblici. Tuttavia, per la carriera che ha avuto, per le testimonianze che lo ricordano e, soprattutto, per il modo con cui ha affrontato la sfida più difficile (la malattia) è facile farsi un’idea di che persona sia stata. Mi ripeto: per l’affetto che ormai provo nei suoi confronti, spero di avergli reso un buon servizio. E poi il fatto che un pontederese scriva bene di un ponsacchino è un elemento di speranza per il futuro”.

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