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Il Calcio Racconta

24 maggio 1989 Milan – Steaua Bucarest 4-0, la partita perfetta. Il Milan è Campione d’Europa

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – Nel 1989 avevo 9 anni ma ricordo perfettamente il racconto entusiasta del papà del mio amico Flavio che fu uno dei fortunati 90.000 presenti al Camp Nou nella sera della prima Coppa dei Campioni del Milan di Berlusconi.

È un Milan che sta raccogliendo quanto seminato da questa nuova proprietà, che a partire dal 1986, era stata capace di rilanciare il club ai vertici del calcio mondiale, con grandi investimenti sulla squadra guidata da Arrigo Sacchi.

Venti anni dopo la vittoria della sua seconda Coppa dei Campioni, il Milan torna a giocare una finale del trofeo più prestigioso d’Europa, con una squadra ricca di campioni tra cui i magnifici tre olandesi Rijkaard, Gullit e Van Basten, oltre che Ancelotti – voluto fortemente dal mister Sacchi – e Donadoni, Baresi e molti altri.

I diavoli rossi giunsero a Barcellona dopo aver affrontato e superato le difficili Real Madrid e Stella Rossa, al cospetto di quasi centomila tifosi provenienti da tutto il mondo, tranne che dalla Romania. Infatti, in quel periodo, la Romania era sotto la dittatura di Ceausescu, il quale impedì la trasferta ai tifosi dello Steaua.

Il Milan si trovò in campo con un impaurito Steaua e subito al 3′ dava la misura della decisione (vana) del giocatori della Steaua. Bumbescu al 6′ entra duro su Van Basten in area ma l’arbitro tedesco Tritschler non concede il rigore. Un minuto, e Stoica stende Donadoni, chiaro segnale di affanno dei rumeni. Al 10′ il primo pericolo per il portiere Lung per colpa di una lunga azione in linea rossonera da sinistra a destra, palla larga a Tassotti e cross, colpo di testa di Van Basten fuori di poco. Tre minuti dopo il guardalinee ferma Gullit in un fuorigioco e Van Basten segna un gol inutile, ma la rete era solo rimandata. Gullit al 16′ salta la difesa e trova Lung in controtempo mandandola palla a rimbalzare contro la traversa con un tocco preciso rifacendosi un minuto dopo quando un assist di Colombo da distanza ravvicinata sfugge a Lung, viene controllata da Van Basten e toccata dentro di piatto destro da Gullit. L’inizio della fine per la Steaua.

Al 27′ Van Basten sigla il 2-0 su azione di Donadoni e affondo di Tassotti, schiacciando la palla nell’angolo basso. Ma ancora più bella, al 38′, la terza rete di Gullit, un tiro potente dopo stop volante su lancio di Donadoni realizzato con una facilità estrema, come si fosse trattato di un allenamento. Pallone sotto la traversa e Lung ko per la terza volta. Il quarto gol rossonero al 1′ della ripresa chiudeva definitivamente il match, Rijkaard va via dalla trequarti campo fra tre avversari, tocco per Van Basten e gol.

Questo gol, il nono in quell’edizione ’88/89 di Coppa Campioni, lo rese capo cannoniere della manifestazione e, nonostante fosse stato inutile ai fini del risultato, vista la tripletta del primo tempo, è tuttora considerato “un gol da mostrare alla scuola calcio”. Van Basten dedicò i suoi gol ai tifosi del Milan e al Presidente Berlusconi, lui adorava loro e loro adoravano lui, nonostante la corte serratissima del suo mentore Cruijff, allora mister del Barcellona.

A conferma di quanto giocarono in maniera perfetta tutti gli undici in campo, arrivarono anche le pagelle da fantascienza sulla Gazzetta: 9 a Van Basten e Gullit; 8,5 a Donadoni; 8 a Tassotti, Maldini, Baresi, Rijkaard, Ancelotti; 7,5 a Colombo e Costacurta.

Carlo Ancelotti, che con il Milan ne vincerà due di Coppe Campioni, dichiarò alla Gazzetta dello Sport che quella finale, anche dopo molti anni, è uno dei ricordi più belli e limpidi della sua carriera: «Ricordo benissimo quel gol di Van Basten, che in avvio di ripresa ci portò sul quattro a zero contro la Steaua, aprendoci di fatto le porte del successo finale». In una cornice di pubblico, fra l’altro, straordinaria: «Fu qualcosa di incredibile – prosegue -, visto che sugli spalti c’erano quasi centomila tifosi, in un’autentica festa collettiva. Uno spettacolo grandioso, ma soprattutto un grandissimo Milan. Van Basten, in quell’azione, fu davvero molto bravo, ma a ben vedere proprio la rete finale fu la conferma evidente della validità e della forza anche sul piano mentale del nostro collettivo»

Una finale perfetta, la partita perfetta.

Romana e romanista di nascita, trasferita in Friuli Venezia Giulia per sbaglio. Una laurea in scienze della comunicazione, un lavoro come responsabile marketing e un figlio portiere mi riempiono la vita. La mia grande passione è il calcio, la sua storia e tutto quello che ne fa parte.

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19 settembre 1999 – La magia di Vieri

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Ci vorrebbe Omero per tradurre in versi il poema di Vieri, il suo impatto sulla partita… il suo gol assolutamente strepitoso… (17’: tocco di Sousa, spalle alla porta, torsione fulminea, sinistro a giro, nell’angolino) … Omero, soltanto lui…” (Cit. La Stampa, 20 settembre 1999).

È il 19 settembre 1999, siamo al Meazza, si gioca Inter-Parma. Ronaldo e Baggio sono out causa infortunio, ma ci pensa Christian Vieri a non farli rimpiangere e sale in cattedra. Una partita superlativa, tre assist-gol trasformati da Zamorano, ben due, e Moriero. Una prestazione impreziosita da un gol splendido, voluto e cercato, all’incrocio dei pali. Risultato 5-1.

Una lunga ovazione per lui a fine gara… meritata. Allora riguardiamoci la prodezza…

 

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Domenico e il “Caso” del Centromediano metodista

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Nella prima giornata del Campionato 1979/80, disputata il 16 settembre 1979, l’Inter batte il Pescara per 2-0. Nei giorni seguenti le pagine dei quotidiani sportivi s’interrogano sulla figura di Domenico Caso, alla prima stagione con l’Inter, il cui allenatore Bersellini ha detto che a tratti Caso ha giocato da centromediano metodista. Fulvio Bernardini, che ha avuto Caso tra i suoi giocatori dice: “Ma secondo me Caso non può stare tanto in mezzo per esprimersi al cento per cento. Io lo vedo bene sulla linea laterale… Non ha il lancio lungo. Lancia la palla sulla destra o sulla sinistra per chi viene avanti, ma non mi pare in grado di fare il centromediano metodista… non ha elevazione assoluta e gioco di testa… e queste doti occorrono” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

E il diretto interessato che ne pensa? “In linea generale io sono un tornante… Domenica ad esempio ho fatto soprattutto la mezzala… personalmente non ho mai visto giocare il centromediano metodista e non posso fare paragoni…” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

Allora, sempre dalle colonne della Gazzetta arriva il parere più che autorevole, quello di Edmondo Fabbri…

Sembra tornato in voga il centromediano metodista. O meglio, se ne parla sempre più frequentemente. Soprattutto quando un uomo di centrocampo finisce per avere incarichi particolari nelle zone arretrate della sua squadra. Cos’è, in realtà, il centromediano metodista? Nel passato, diciamo negli anni pre-bellici, quando si attuava il metodo totale, era un ruolo pressoché fisso. Tanto per fare qualche esempio, i vari Andreoli, Todeschini e Olmo, raramente lasciavano la loro difesa perché non erano protetti dal libero. Anche con l’avvento del sistema il centromediano, o meglio lo stopper, non si produceva in avventurosi arrembaggi. Ricordate il grande Rigamonti? Ebbene, non si può dire che fosse un costruttore. Solo col mezzo sistema negli anni Sessanta e Settanta, uomini come Bulgarelli, Juliano, De Sisti, Capello, Pecci e qualche altro venivano considerati dei centromediani metodisti (ma la definizione era impropria) per il loro modo di giocare, di liberarsi nelle loro retrovie per proteggere il compagno che si sganciava o per preparare l’azione offensiva Adesso abbiamo l’interista Caso. Hanno parlato di lui come un nuovo centromediano metodista. Lo fa, ma in maniera diversa per le sue caratteristiche tecniche ed atletiche. Perché, a differenza dei suoi predecessori, è più mobile, rapido, e può garantire una copertura intelligente a Oriali e Pasinato proprio davanti allo stopper, cioè nella zona centrale del campo”.

Soddisfatti della spiegazione?

 

 

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17 settembre 1989… in piedi per Baggio

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Spesso ci siamo ritrovati in piedi per il “Divin Codino”. Spesso abbiamo battuto le mani alle sue gesta, anche quando lo abbiamo avuto davanti da avversario… la classe non ha “colore”.

Il 17 settembre 1989, esattamente 30 anni fa, in un San Paolo gremito, che vuole ridare il benvenuto a Diego Armando Maradona, si esibisce in un “Coast to coast” il nostro Baggio. Al 22′ infatti il Divin Codino “aggancia una palla vagante a metà campo e scende in picchiata, dribblando avversari come paletti di uno slalom. Al terzo si ferma e, con un gesto alla Meazza, chiama a sé il portiere, per poi evitarlo con un ultimo delizioso scarto e infilando in rete. Il pubblico del San Paolo si riconcilia con il tifo da stadio esibendosi in un applauso ammirato” (Cit. Stampa Sera, 18 Settembre 1989).

Per la cronaca la partita tra Napoli e Fiorentina terminerà 3-2… , beh, dopo trenta anni ci meritiamo di rivedere quell’azione…

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