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La Penna degli Altri

Heysel, 29 maggio 1985, quando 39 vite valgono meno di una coppa …!!

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SPORTHISTORIA (Giovanni Manenti) – Quando succedono tragedie che lasciano il segno nella mente di ognuno di noi – a solo titolo esemplificativo ricordo la Strage di Capaci dove perse la vita il Giudice Giovanni Falcone assieme alla moglie ed a tre uomini della scorta oppure l’attentato alle Torri Gemelle a New York – resta impresso il ricordo di dove fossimo e cosa stessimo facendo nel momento in cui apprendiamo la notizia …

Sicuramente molto più semplice, per ogni sportivo ed appassionato di calcio, è ricordare dove si trovava la sera di mercoledì 29 maggio 1985, in cui stava per disputarsi l’evento clou della stagione calcistica europea, ovvero la Finale di Coppa dei Campioni tra le due formazioni più accreditate alla vigilia, vale a dire gli inglesi del Liverpool, detentori del Trofeo, e la Juventus, vincitrice l’anno precedente della Coppa delle Coppe e finalista due anni prima ad Atene contro l’Amburgo …

E, difatti, allorché al primo turno si registra l’eliminazione sia dei Campioni di Spagna che di Germania – peraltro non “le solite note”, bensì l’Athletic di Bilbao, sorpreso (2-3, 0-0) dai francesi del Bordeaux, e lo Stoccarda, fatto fuori (1-1, 2-2) dai bulgari del Levski Sofia – solo un sorteggio che le accoppiasse prima dell’atto conclusivo poteva impedire che la Finale fosse tra le due favorite d’obbligo.

Due soli momenti di rispettiva apprensione durante il loro cammino – un 3-1 interno contro il Benfica difeso con lo 0-1 allo “Estadio da Luz” negli ottavi per i “Reds”, e la sconfitta per 0-2 a Bordeaux nella semifinale di ritorno per i bianconeri che rischia di mandare in fumo il 3-0 dell’andata a Torino – e quindi italiani ed inglesi sono pronti a darsi battaglia sul terreno dello Stadio Heysel di Bruxelles …

Battaglia “sportiva”, ovviamente, tra due squadre che si temono e si rispettano – e che già avevano avuto modo di incontrarsi il 16 gennaio 1985 a Torino per contendersi la Super Coppa Uefa, con vittoria della Juventus per 2-0, doppietta di Boniek – ma che mai avrebbero pensato che una partita di calcio avesse potuto generare quella che, a tutti gli effetti, diviene tristemente famosa come “la strage dell’Heysel”.

Già, l’Heysel, ed è da qui che iniziano le “dolenti note”, in quanto trattasi di un impianto assolutamente inadeguato per ospitare un evento di tale portata, trattandosi di una struttura risalente al 1929 ed inaugurata l’anno successivo, pertanto vetusta ed obsoleta, nonché priva di uscite di sicurezza in caso di incidenti e delle più semplici pareti divisorie.

Abituati ad altri e più adeguati scenari, sia il Presidente bianconero Giampiero Boniperti che l’Amministratore Delegato del Liverpool Peter Robinson, invano fanno pressione sull’UEFA affinché sposti la sede della Finale, considerando che la stessa oppone due tra le più fori compagini europee e la disponibilità di impianti ben più capienti e sicuri quali il “Camp Nou” di Barcellona ed il “Santiago Bernabeu” di Madrid …

Ma i massimi dirigenti europei non intendono sentire ragioni, probabilmente fidandosi del fatto che lo “Stadio Heysel” aveva già ospitato incontri di massimo livello, oltre alla Finale dei Campionati Europei per Nazioni del 1972 tra Germania Ovest ed Unione Sovietica, vi si erano difatti disputati gli ultimi atti della Coppa dei Campioni 1958, 1966 e 1974 e di Coppa delle Coppe 1964, 1976 e 1980, così come l’Anderlecht, non più tardi di 24 mesi prima, vi aveva giocato la gara di andata della doppia Finale di Coppa Uefa contro proprio gli inglesi del Tottenham, e quindi, di che preoccuparsi …??

Si saprà in seguito che il sopralluogo degli ispettori UEFA all’impianto era durato non più di 30’, ma ritorniamo, invece, ai ricordi di chi scrive che, come milioni di italiani, si appresta ad assistere all’evento accendendo la Tv – la ripresa è prevista su Rai2, telecronista Bruno Pizzul – ed, invece delle consuete scene pre-partita, coi giocatori che effettuano il riscaldamento in campo ed i rispettivi tifosi ad incoraggiarli con canti e cori, vede apparire sullo schermo immagini di cui a fatica riesce a comprenderne il significato …

Già, perché circa un’ora prima dell’inizio della gara (fissato per le 20,15 …) qualcosa di grave era accaduto nella curva riservata ai supporters inglesi, ma non dagli stessi interamente riempita, essendo rimasto invenduto il “settore Z”, dei cui biglietti erano entrati in possesso spettatori tranquilli e meno abituati ad ogni sorta di “guerriglia” – come magari sarebbero stati preparate le frange ultras bianconere, viceversa occupanti la curva opposta – tanto che fra di loro, oltre a tifosi italiani ve ne sono anche di altre nazionalità …

Oltretutto, a dividerli dalla preponderante tifoseria inglese vi sono solo due basse reti metalliche, e superale le quali è in pratica un gioco da ragazzi per i famigerati “Hooligans” che vedono la presenza di “estranei” nella loro curva come una sorta di affronto e, circa un’ora prima dell’orario previsto per l’inizio della sfida, si lanciano all’attacco sfondando le reti divisorie per “conquistare detto spazio” (“take an end”), come se fosse un territorio da occupare in tempo di guerra …

Impauriti da tale violenza e, ribadiamo, assolutamente impreparati ad una tale evenienza stante il loro carattere pacifico non facendo parte di alcuna frangia estremista del tifo, gli spettatori si danno alla fuga impauriti, alcuni di loro provano a rifugiarsi sul terreno di gioco, dove le “solerti” forze dell’ordine belghe, assolutamente impreparate a fronteggiare un tale evento, non trovano di meglio che manganellare i tifosi che cercano una via di salvezza sul campo, di fatto rispedendoli sulle tribune dove, nel frattempo, si sta consumando la tragedia …

Presi dal panico, difatti, centinaia di tifosi si ammassano sul muro di recinzione dello Stadio – alcuni di loro si lanciano anche volontariamente nel vuoto con un balzo di 10 metri – con il risultato che lo stesso, formato da calcestruzzo e, si scoprirà in seguito, in parte indebolito dai varchi che taluni vi avevano creato a calci per entrare gratis, crolla sotto il peso della gente con scene allucinanti di persone che vengono schiacciate dal relativo peso, mentre altre vengono calpestate dalla folla impazzita che cerca una via di scampo sia verso l’esterno che entro il terreno di gioco.

Una visione apocalittica, alla quale un battaglione della Polizia belga, di stanza a meno di un chilometro dall’impianto, riesce in qualche modo a riportare la calma, presentandosi però allo Stadio solo mezz’ora dopo l’inizio degli incidenti, della cui gravità iniziano a rendersi conto anche i tifosi bianconeri occupanti la curva opposta, i quali divellano la rete di recinzione, pronti a volersi fare giustizia da sé, ma oramai – e per fortuna, sottolineo io – il campo è presidiato dalle forze dell’ordine e le due tifoserie non vengono mai a contatto.

Ecco, è questo lo scenario che si presenta innanzi a coloro che, come me, pensavano di dover assistere ad una splendida serata di Sport, mentre invece, con le notizie che si rincorrono circa lo stato dei feriti, iniziano a circolare le prime voci circa la possibile presenza di morti, ed un sempre più imbarazzato Bruno Pizzul, in stretto contatto con Gianfranco De Laurentiis dagli studi di Roma, commenta gli avvenimenti in tempo reale con una professionalità encomiabile nel cercare di non creare il panico soprattutto tra chi in Italia ha dei parenti allo Stadio …

Anche alcuni giocatori bianconeri – già in tenuta da gioco, essendo trascorso l’orario di inizio della partita – si presentano presso la curva dei propri sostenitori invitandoli a mantenere la calma e restare tranquilli onde non peggiorare la situazione, mentre i vertici della Uefa, alla presenza dei Dirigenti dei due Club, discutono se sia il caso o meno di disputare la partita, per poi – su invito anche dello stesso Ministro degli Interni e delle forze dell’ordine belghe – optare per far giocare l’incontro, soprattutto per consentire di ripristinare l’ordine all’esterno della struttura, portare soccorso ai feriti ed evitare ulteriori scontri, avendo così due ore a disposizione per organizzare un servizio d’ordine per il deflusso delle opposte tifoserie a gara conclusa …

A dare la comunicazione agli spettatori sono, dal microfono dello speaker dello Stadio i due Capitani, Phil Neal e Gaetano Scirea, che usano una frase da tenere a mente, vale a dire “giochiamo per voi”, nel senso che loro per primi si rendono conto che quella che sta per andare in scena, in uno scenario irreale, tutto può essere considerato, tranne che una “vera” partita di calcio …

Decisione non da tutti condivisa, peraltro, come dalla Tv tedesca che annulla la trasmissione dell’incontro, mentre quella austriaca la riproduce senza audio ed anche il nostro Pizzul manifesta il proprio disappunto, annunciando ai telespettatori che, costretto a compiere il proprio dovere, cercherà di commentare “nel modo più neutro, impersonale ed asettico possibile …” …

Sono le 21,40 vale a dire 1h e 25’ dopo il canonico orario dell’incontro, allorché il Direttore di gara svizzero André Daina dà il fischio d’inizio ad un match che il sottoscritto guarda in poltrona come inebetito, lo sguardo assente, il pensiero rivolto al dramma che si sta consumando all’esterno del settore Z – con le prime notizie di vittime a trovare sempre più conferma – e le azioni di gioco, peraltro assai poche nel corso della prima frazione di gioco, a scivolare via senza alcuna impressione visiva.

Quanto durerà questa farsa …??”, rimugino nella mente, e come avranno deciso di concluderla è il pensiero che mi assilla, ritenendo che nell’intervallo qualcosa debba succedere, e la risposta giunge puntuale poco prima dell’ora di gioco, allorché uno dei lanci di oltre 60 metri per cui va famoso l’asso francese Michel Platini trova Boniek pronto a lanciarsi verso l’area avversaria venendo sgambettato da Gillespie prima che possa entrarvi …

Le immagini testimoniano come il fallo sia avvenuto un buon metro/metro e mezzo fuori area, ma all’arbitro svizzero, posizionato ad oltre 25 metri di distanza, non pare vero di fischiare il penalty, ghiotta occasione per indirizzare la partita verso coloro che dovranno piangere per le loro vittime …

Sul dischetto si porta Platini, esecuzione perfetta, Grobbelaar da una parte e palla dall’altra per una successiva esultanza forse un tantino eccessiva da parte de “Le Roi”, “ma fa parte della recita, penso io, occorre far credere che tutto si stia svolgendo regolarmente …”, per la rete che decide la sfida, con il compianto Capitano Scirea a ricevere a fine gara quella che è, dopo due Finali perse – entrambe per 0-1, nel 1973 a Belgrado contro l’Ajax e 10 anni dopo ad Atene contro l’Amburgo – la prima Coppa dei Campioni vinta dal Club di Piazza Crimea.

Con lo Stadio oramai blindato dalle forze dell’ordine, le operazioni di deflusso avvengono senza incidenti, coi tifosi inglesi scortati all’Aeroporto per il rientro in Patria, ma intanto si fanno i conti degli incidenti e gli stessi forniscono un esito agghiacciante: 39 morti (di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi ed un irlandese …) e qualcosa come circa 600 feriti più o meno gravi, fortunatamente senza andare nei giorni successivi ad incrementare il numero delle vittime …

Conclusa la pagina della “mera cronaca”, inizia il “valzer delle responsabilità” per quanto accaduto, con l’UEFA, in termini quanto mai ipocriti, a rifiutare qualsiasi addebito, additando come “unici responsabili” dell’accaduto i tifosi inglesi, per i quali la prima a rivoltarsi contro è la “Lady di ferro” Margaret Thatcher, che chiede immediatamente alla Federazione inglese di escludere i propri Club da ogni competizione europea per poi lanciarsi nella sua “personale battaglia” contro gli hooligans, peraltro largamente vinta …

Ovviamente, per salvare la faccia, anche l’UEFA, gli organizzatori dell’evento, i proprietari dello Stadio Heysel e la Polizia belga vengono indagati quali corresponsabili dell’accaduto, ma dopo un’istruttoria di 18 mesi, il Giudice belga Marina Coppieters decide che la responsabilità è solamente ed esclusivamente da attribuire ai tifosi inglesi, e così l’ultimo capitolo della farsa è completato, con i parenti delle vittime a richiedere inutilmente un risarcimento alla UEFA, sempre negato.

La stessa UEFA usa il “pugno duro” nei confronti dei Club inglesi, escludendoli dalle Coppe Europee per un periodo di cinque anni – analogo provvedimento non viene esteso dalla FIFA alla Nazionale, che può quindi prendere parte sia ai Campionati Mondiali di Messico ’86 che di Italia ’90, oltre che agli Europei di Germania ’88 – con, per il Liverpool, l’estensione del bando di ulteriori tre anni, poi ridotti ad uno soltanto, talché il Club di Anfield si ripresenta ai nastri di partenza dell’edizione 1991-’92 della Coppa Uefa dove, quasi un segno del destino, viene eliminato ai Quarti proprio da una squadra italiana, ovvero il Genoa, tra l’altro prima formazione del nostro Paese ad espugnare il leggendario “Anfield Stadium” …

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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La storia dello Stadio “Castellani”

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] All’inizio degli anni ’50 Empoli aveva già il suo stadio “Castellani” anche se non si chiamava ancora così. Per trovare le origini del nome dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

Dopo sette anni giocati al “Piaggione” (l’attuale Piazza Guida Guerra, dove si trova il Palazzo delle Esposizioni), all’inizio degli anni 30’ fu deciso di costruire un nuovo Stadio. La zona fu individuata in quel tratto compreso tra via Puccini (che poi fu chiamata via dello Stadio e adesso via Luigi Russo) e via Masini. Da questa via era l’ingresso del pubblico mentre i giocatori entravano da via dello Stadio per accedere alla Tribuna Coperta, nella quale erano gli spogliatoi. Da lì giocatori ed arbitri si recavano sul terreno di gioco mediante un tunnel sotterraneo che dalla Tribuna aveva l’uscita nella metà campo. Lo Stadio fu inaugurato nel settembre del 1936. La squadra azzurra quell’anno era denominata “Dopolavoro Empolese”, nata sulle ceneri della ASF Empoli fallita l’anno prima, e si accingeva a disputare il Campionato di “Prima Divisione Toscana”, nel Girone A. Presidente era il Cav. Antonio Del Vivo, noto industriale del vetro che legherà le sue fortune allo sviluppo in Empoli di quello specifico settore: sua la “Vitrum” , fabbrica vicina alla Stazione Ferroviaria che terminerà la sua attività nel 1984 e che solo qualche mese fa è stata abbattuta per lasciar spazio ad una ridefinizione urbanistica dell’area. Lo Stadio, al momento della sua inaugurazione, non aveva un nome e per questo fu semplicemente chiamato Stadio Comunale o del Littorio (si era in pieno periodo fascista). Appena qualche tempo dopo però, probabilmente per compiacere il regime fascista, gli fu data la denominazione di Stadio “Franco Martelli” dal nome del tenente Franco Martelli, figlio dell’ex ministro dell’economia di Mussolini, morto nel dicembre del 1935 in Africa Orientale durante la battaglia di Dembeguinà. E quel nome lo Stadio porterà fino a dopo la fine della Seconda Guerra mondiale quando fu intitolato alla memoria di Carlo Castellani, ex calciatore dell’Empoli, martire del nazifascismo, morto nel campo di sterminio di Mauthausen nell’agosto 1944. Castellani è stato per oltre 60 anni il giocatore con il maggior numero di reti segnate con la maglia dell’Empoli, 61 in 145 presenze (dal 1926 al 1930 e dal 1934 al 1939), […]

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, lo abbiamo detto, allo Stadio sarà dato il suo nome definitivo, quello di “Carlo Castellani”, appunto. Non abbiamo trovato alcun documento che ne attesti l’intitolazione ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale. Ma per tutti, quello fu da sempre lo Stadio “Castellani” e lo stesso nome ebbe anche lo Stadio che sarebbe stato inaugurato nel settembre 1965 nella nuova Zona Sportiva, al di là dell’Orme, quello di oggi.  L’unico documento che abbiamo trovato nel quale si ufficializza il nome di Stadio “Castellani” è una deliberazione della Giunta Comunale di Empoli (la n. 886 del 6.09.1983) con la quale si dispone l’acquisto della targa di intitolazione dello Stadio all’ex centravanti azzurro, targa che oggi si trova all’ingresso centrale della Tribuna Coperta, entrata Autorità e giocatori, in alto a sinistra. E’ probabile che ci siano anche atti o documenti precedenti, ma non li abbiamo trovati.

Lo scoppio della guerra ebbe logicamente ripercussioni anche nel calcio, tanto che dal marzo del 1943 si tornarono a disputare regolari Campionati solo nell’ottobre 1945. E proprio allora, il 28 ottobre 1945, l’Empoli tornò al suo vecchio Stadio, probabilmente già intitolato a “Carlo Castellani”, per una gara di Campionato di Serie C Centro Sud-Girone A: fu con la Sangiovannese, vittoria azzurra 1-0, gol al 2’ di Profeti. Quello fu anche il Campionato che valse all’Empoli la promozione, per la prima volta nella sua storia, in Serie B. Una Serie B che allora si disputava in tre gironi e nella quale l’Empoli stette fino al termine della Stagione 1949/50 […]

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