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La Penna degli Altri

Amarcord: Zoran Ban e la grande illusione juventina

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MEDIAPOLITIKA.COM (Marco Milan) – In molti lo paragonavano ad Alen Boksic, fuoriclasse croato dell’Olympique Marsiglia a cui faceva la corte mezza Europa. Dicevano fossero simili, ma lui, Zoran Ban, dell’asso conterraneo aveva solo la nazionalità e il taglio di capelli, come del resto alla Juventus hanno avuto modo di valutare in fretta.

Zoran Ban nasce in Croazia, a Rijeka (la vecchia Fiume), il 27 maggio 1973, è un attaccante, alto (1 metro e 86) e molto dotato tecnicamente. Debutta in prima squadra col Rijeka nel 1990 a neanche diciott’anni: troppo il talento del ragazzo per lasciarlo nelle giovanili, troppa la voglia del piccolo club slavo di metterlo in mostra e rivenderlo se manterrà quelle premesse che sanno tanto di predestinato. In tre stagioni al Rijeka, Ban colleziona 38 presenze ed 11 reti e ben presto l’Europa gli affibbia il soprannome di erede di Alen Boksic, campione croato come lui che ha tre anni in più e vale già un sacco di soldi. Nell’estate del 1993, proprio quando Boksic passa dal Marsiglia alla Lazio, il Rijeka riceve la telefonata della Juventus: “Vorremmo informazioni su Zoran Ban”. I croati si guardano, pensano di non aver capito bene: in fondo il loro talento si sta comportando benino, ma forse non è ancora al livello di un club come la Juve. Fatto sta che a 19 anni, Ban si trasferisce a Torino, vestirà il bianconero e sarà il quarto straniero della squadra, la scommessa che la famiglia Agnelli e Giovanni Trapattoni vogliono vincere.

[…] Ma Ban resta coi piedi per terra: “Nel mio paese c’è la guerra – dice al suo arrivo in Italia – sono già felice di essere a Torino dove potrò passeggiare e andare al cinema liberamente, e se poi riuscirò ad imparare dai campioni della Juve e a giocare sarò ancora più felice”.

[…] … il tecnico juventino si accorge che Ban di talento ne ha ma che forse non tutto è così perfetto come gli era stato descritto; l’attaccante croato fatica ad entrare in sintonia col gruppo e non sembra pronto ad affrontare un campionato duro e tatticamente complesso come quello italiano.

[…] … domenica 26 si gioca Lecce-Juventus, sesta giornata di un campionato che sta vedendo già il Milan scappar via in testa alla classifica e una Juve costretta all’inseguimento.

[…] Le squadre vanno al riposo col Lecce avanti 1-0, Trapattoni è una furia negli spogliatoi, pretende una reazione con gli attributi da parte dei suoi per capovolgere il risultato. La Juve inizia la ripresa attaccando, Baggio impegna due volte il portiere Gatta, poi dalla panchina si alza Zoran Ban che prende il posto di Moller e fa così il suo debutto in serie A; pochi minuti e il croato diventa subito protagonista: riceve palla spalle alla porta e mentre prova a girarsi subisce la strattonata del difensore pugliese Gazzani che lo butta a terra causando il calcio di rigore che Roberto Baggio trasforma con maestria. Il risultato non cambierà più e Ban è l’unico juventino a salvarsi in un pomeriggio da dimenticare per una Juve che lascia sul campo dell’ultima in classifica un punto e tanti dubbi sulla sua reale competitività per la vittoria finale del campionato. Trapattoni non resta certo indifferente e il martedì seguente lancia il croato dal primo minuto a Mosca contro la Lokomotiv nella gara valevole per i trentaduesimi di finale di ritorno della Coppa Uefa. Poco da segnalare in una partita vinta dai bianconeri 1-0 dopo il 3-0 dell’andata, ma per Ban la sensazione che qualche spazio possa esserci anche per lui.

Ban ritroverà il campo domenica 28 ottobre entrando a partita in corso nel 4-0 della Juventus sul Genoa, quindi il successivo 2 novembre in Coppa Uefa quando gioca gli ultimi 15 minuti della sfida contro i norvegesi del Kongsvinger. Sembra il trampolino di lancio per la punta croata che però da questo momento finisce nelle retrovie, un po’ perchè Trapattoni in attacco ha Baggio, Vialli, Ravanelli, Moller e uno scalpitante Alessandro Del Piero e un po’ perchè Ban sembra non progredire, anzi, regredisce sia negli allenamenti che nei pochi spezzoni di partite che gli vengono concessi. […]

L’ultima presenza di Zoran Ban con la maglia della Juventus è del 1 marzo 1994 quando al 34′ prende il posto dell’infortunato Fabrizio Ravanelli nella sconfitta rimediata dai bianconeri a Cagliari nell’andata dei quarti di finale di Coppa Uefa. La stagione termina con la Juve seconda in campionato ed eliminata proprio dal Cagliari in Europa, in estate Trapattoni lascia Torino dove arriva Marcello Lippi che ricostruisce la squadra che vincerà subito lo scudetto e l’anno dopo anche la Coppa dei Campioni. Per Ban non c’è più possibilità di mettersi in mostra e il croato lascia l’Italia dopo 2 sole presenze in serie A, 3 in Coppa Uefa, una in Coppa Italia e nessun gol. Poca sintonia con la squadra e quell’etichetta di nuovo Boksic che non è riuscito a confermare; […]

E’ stato bravo ma non troppo, alla Juventus lo ricordano come una meteora, lui del resto probabilmente ci aveva visto lungo già allora quando disse: “Sono felice di essere alla Juve, se poi dovessi anche giocare sarebbe il massimo”. Ecco, appunto.

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Il Barone segreto. Liedholm Jr: “Mio padre, Turone e quel titolo che era già della Juve”

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LEGGO.IT (Giuseppe Falcao) – Sono passati 35 anni da quella notte di maggio del 1984. Da allora generazioni di romanisti si fanno la stessa domanda su mio padre: «Perché Falcao non ha tirato il calcio di rigore contro il Liverpool?». La soluzione al mistero la fornisce Carlo, 58enne figlio di Nils Liedholm: «La verità è che Paulo non era bravo a tirarli».
Era all’Olimpico quella sera?
«Certo. Notai che i calciatori del Liverpool erano più tranquilli, si facevano le foto sotto la Curva Sud. La loro serenità mi preoccupò».
Nils Liedholm cosa le ha raccontato di quella partita?
«Non ne parlò mai».
Fu la sua delusione più grande?
«Certamente, insieme allo scudetto perso per il gol annullato a Turone».
Che pensava il Barone di quel gol annullato?
«Era un po’ rassegnato, sapeva che era molto difficile in un testa a testa con la Juve vincere lo scudetto».
Tra Nils Liedholm e Falcao, si racconta, ci fosse una sorta di simbiosi, è vero?
«Papà si rivedeva molto in Falcao come giocatore. E Falcao vedeva Nils come una sorta di padre».
E come era il rapporto tra suo padre e Agostino Di Bartolomei?
«Agostino aveva un carattere chiuso e mio padre ci mise un po’ per farlo aprire, poi però legarono molto, tanto che andarono insieme al Milan».
Lo scudetto della Roma fu la gioia più grande?
«Non solo. Era molto orgoglioso della salvezza raggiunta con il Monza in B: lo prese che era ultimo in classifica. E poi lo scudetto della stella con il Milan».
La scaramanzia del Barone e il suo legame con Maggi, detto il Mago ha generato leggende.
«Maggi era un amico di famiglia, era un pranoterapeuta. Ma papà fu vittima della sua stessa scaramanzia».
Perché?
«Negli anni 90 lo chiamò la Sampdoria per sostituire Boskov. Io lo accompagnai alla villa di Mantovani. Sembrava tutto fatto. La mattina dopo arrivò una telefonata del Presidente della Samp che gli comunicava che due giocatori si erano opposti al suo arrivo perché erano certi che la formazione l’avrebbe fatta il suo mago».
C’è un allenatore nel quale rivede papà?
«Carlo Ancelotti».
Viola-Liedholm, un connubio vincente.
«È stato il suo grande Presidente. Ma ebbe un ottimo rapporto anche con Franco Sensi».
A Milano ha avuto Silvio Berlusconi come presidente.
«Erano due persone diverse. Mio padre si riteneva calcisticamente molto preparato. Berlusconi pensava di saperne molto in ogni campo, anche nel calcio. Non erano compatibili, diciamo così» […]

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10 dicembre 1961 – Udinese vs Juventus 2-1, decisiva è la doppietta di Canella

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Oggi l’Udinese, dalle pagine del proprio sito ufficiale, ricorda la vittoria contro la Juventus del 1961. Di seguito il testo:

“Il 10 dicembre 1961, sedicesima giornata del massimo campionato, l’Udinese affronta al “Moretti” la Juventus  davanti a 20 mila persone. Il pronostico è tutto per la squadra torinese, campione d’Italia in carica anche perché i friulani che hanno cambiato la conduzione tecnica, con Alfredo Foni chiamato dal presidente Dino Bruseschi a sostituire Luigi Bonizzoni, sono in piena crisi, sono ultimi con appena 4 punti, il frutto di una vittoria e due pareggi, mentre le sconfitte sono già salite a undici. Quella domenica però l’Udinese, che giuoca in maglia rossa, cambia volto, si dimostra squadra organizzata, di valore e sconfigge la Juventus per 2-1. I campioni d’Italia si portano in vantaggio dopo appena 5′ con Nicolè (recentemente scomparso); poi va a bersaglio al 42′ Canella e il tempo si chiude sull’1-1. Nella ripresa è ancora Canella che anticipa Castano su cross radente da destra di Pentrelli dopo un’azione corale tutta di prima per segnare la rete della vittoria delle zebrette. E’ un successo illusorio, l’Udinese, pur rinforzata da elementi come Selmosson, Rozzoni, Moro, dal turno successivo perde altre sette gare di seguito. Alla fine concluderà con 17 punti il frutto di 6 successi e 5 pareggi, mentre le sconfitte sono ben 23. Questa la formazione che ha affrontato la Juventus: Romano, Burelli, Segato, Beretta, Tagliavini, Moro; Canella, Pentrelli, Rozzoni, Manganotto, Selmosson”.

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Dai fasti dell’era Gaucci alle trattative di mercato di Lazio e Roma: quando il Castello di Torre Alfina era il calcio

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CALCIODELLATUSCIA.IT (Paolo Lanzi) – […] Oggi la Torrese la squadra di calcio di Torre Alfina, nata nel 1990 dalle ceneri della famosa Asta White Star, combatte in una categoria più grossa delle sue possibilità […] Ma non è stato sempre così, trenta anni fa la storia ci narra che il grande calcio nel borgo era di casa e che il suo maniero era la sede delle grandi trattative del mercato calcistico.

Il tanto discusso passaggio di Lionello Manfredonia ex laziale e juventino alla corte di Dino Viola allora presidente della Roma, lo scambio Gregori, Cervone, con Peruzzi prestato al Verona, in ultimo la partenza di Liedholm e l’ingaggio di Radice: tutte trattative aperte e chiuse nel Castello.

Poi il Perugia calcio, con Allegri, Materazzi, Grosso, […] oramai è storia, per ultimo in quegli anni  la fondazione della  squadra di calcio locale, la famosa White Star, nome preso dalla scuderia dei cavalli della famiglia Gaucci, una compagine  formata da ventidue elementi, i migliori ragazzi del comprensorio orvietano viterbese, un campionato dove tutte le partite furono vinte con un solo pareggio.

Furono disputate amichevoli importanti, vittoria per uno a zero con la Viterbese, che in quella stagione militava in serie d, una vittoria con il Fiumicino squadra che militava in promozione. Ricordiamoci che in quel periodo non esisteva la categoria dell’eccellenza. […]

Ciliegina sulla torta la famosa amichevole con la nazionale militare, con tanto di partecipazione in campo del nostro selezionatore nazionale Roberto Mancini, giovanissimo e fortissimo, ma non dimentichiamoci Graziani e Boniek. Questa storia fu fatta, inutile dirlo, fu fatta dalla famiglia Gaucci.

Sono corse via le stagioni e gli anni, il calcio a Torre Alfina è stato ed è sempre vivo […] Torre Alfina è sotto il comune di Acquapendente […]

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