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Il Calcio Racconta

“Poveri ma belli” – I condottieri

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Pubblichiamo, come preannunciato (vedi intervista con l’autore qui), il primo estratto dal libro ““Poveri ma belli – Il Pescara di Galeone dalla polvere al sogno”, di Lucio Biancatelli edito da “Ultra Sport”. In questa occasione, di concerto con l’autore, abbiamo scelto per voi un estratto dal Capitolo 1 – I condottieri, una esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio.

Ringraziamo ancora l’autore e la casa editrice per averci dato questa possibilità.

Buona lettura.

Il Team de Gli Eroi del Calcio.com

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Dal Capitolo 1 – I condottieri

“Il gruppo Galeone: «Avevo una banda di ragazzini che per la metà erano insicuri. Non erano convinti delle qualità che potevano avere. Erano ancora immaturi, ma avevano anche giocato poco, pochissimo. Era una squadra che non aveva un leader, anche per questo Gasperini divenne l’uomo simbolo di quel gruppo. Perché era l’unico che aveva carisma, temperamento… anche se a volte era veramente eccessivo. I due che no fare la differenza erano lui e Ciarlantini. Però Ciarlantini era più confusionario. Gasperini più concreto, però rompicoglioni, quindi ogni tanto poteva dar fastidio a qualcuno, tipo Loseto. Piero era un po’ geloso perché io avevo i miei pupilli e lui non era uno di loro, anche se lo stimavo moltissimo, tatticamente era un fenomeno. Però io avevo questo debole per Loseto: non era nessuno, lo feci diventare “il professore” [dice sorridendo], giocava centrale, da regista». L’altro pupillo, lo si capisce dallo sguardo e dal sorriso di Galeone quando ne pronunciamo il nome, era Rocco Pagano: «Rocco era uno che i difensori li mandava al manicomio. Poi ce n’erano altri che pensavano di non essere miei pupilli, ma in realtà li prendevo in grande considerazione. Uno di questi era Berlinghieri. Lui ce l’aveva con me perché spesso gli preferivo Gaudenzi. Primo era un po’ anarchico ma aveva delle qualità tecniche fantastiche. Si sentiva un po’ snobbato da me ma in realtà lo stimavo moltissimo. Ricordo la professionalità e la concretezza di Bergodi, il carattere schivo ma positivo di Benini. Bosco fece una gran campionato quell’anno. Pensavo avrebbe fatto di più come allenatore. Gaudenzi grande temperamento, voglia, abnegazione, sacrificio, di tutto di più. Con me si lamentava: “Mister lei ce l’ha sempre con me”. E io: “Gaucho se io non ti considerassi non ti direi niente! Tu dovrai preoccuparti quando io non ti dirò più niente, allora vorrà dire che non me ne fregherà più niente di te! Fino a quando ti riprendo perché hai dei piedi di legno puoi star tranquillo!”. E Gaucho alla fine mi adorava. Franco Marchegiani, ragazzo con cervello. È arrivato a stagione iniziata ma ha saputo prendere le occasioni che gli sono state date e si è inserito bene nel gruppo. In quel gruppo lì non ce n’era uno che non si fosse inserito. Cito un episodio per dire come era il gruppo, che tipo di giocatori erano: il martedì facevamo l’analisi della partita, io non parlavo mai molto nello spogliatoio (una volta si usava così, non c’erano video o cose del genere) salta su Berlinghieri e fa: “Mister, però noi giochiamo sempre a destra, diamo sempre la palla a Pagano, io a sinistra gioco poco…». Allora intervenne Piero, Gasperini: “Mister, posso? Scusa Primo, ma se noi ci accorgiamo che Pagano nove volte su dieci salta il terzino, certo che la giochiamo a destra, la prossima volta la daremo a te e vinci tu la partita!”. Oh, l’ha zittito. Questo per dirti come già da giocatore ragionasse da allenatore, per il bene della squadra e non per il singolo. Primo aveva altri tipi di qualità ma per il gioco che facevamo noi la velocità di Pagano era fondamentale.”

 

Se vuoi acquistare il libro puoi farlo da qui

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19 settembre 1999 – La magia di Vieri

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Ci vorrebbe Omero per tradurre in versi il poema di Vieri, il suo impatto sulla partita… il suo gol assolutamente strepitoso… (17’: tocco di Sousa, spalle alla porta, torsione fulminea, sinistro a giro, nell’angolino) … Omero, soltanto lui…” (Cit. La Stampa, 20 settembre 1999).

È il 19 settembre 1999, siamo al Meazza, si gioca Inter-Parma. Ronaldo e Baggio sono out causa infortunio, ma ci pensa Christian Vieri a non farli rimpiangere e sale in cattedra. Una partita superlativa, tre assist-gol trasformati da Zamorano, ben due, e Moriero. Una prestazione impreziosita da un gol splendido, voluto e cercato, all’incrocio dei pali. Risultato 5-1.

Una lunga ovazione per lui a fine gara… meritata. Allora riguardiamoci la prodezza…

 

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Domenico e il “Caso” del Centromediano metodista

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Nella prima giornata del Campionato 1979/80, disputata il 16 settembre 1979, l’Inter batte il Pescara per 2-0. Nei giorni seguenti le pagine dei quotidiani sportivi s’interrogano sulla figura di Domenico Caso, alla prima stagione con l’Inter, il cui allenatore Bersellini ha detto che a tratti Caso ha giocato da centromediano metodista. Fulvio Bernardini, che ha avuto Caso tra i suoi giocatori dice: “Ma secondo me Caso non può stare tanto in mezzo per esprimersi al cento per cento. Io lo vedo bene sulla linea laterale… Non ha il lancio lungo. Lancia la palla sulla destra o sulla sinistra per chi viene avanti, ma non mi pare in grado di fare il centromediano metodista… non ha elevazione assoluta e gioco di testa… e queste doti occorrono” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

E il diretto interessato che ne pensa? “In linea generale io sono un tornante… Domenica ad esempio ho fatto soprattutto la mezzala… personalmente non ho mai visto giocare il centromediano metodista e non posso fare paragoni…” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 settembre 1979).

Allora, sempre dalle colonne della Gazzetta arriva il parere più che autorevole, quello di Edmondo Fabbri…

Sembra tornato in voga il centromediano metodista. O meglio, se ne parla sempre più frequentemente. Soprattutto quando un uomo di centrocampo finisce per avere incarichi particolari nelle zone arretrate della sua squadra. Cos’è, in realtà, il centromediano metodista? Nel passato, diciamo negli anni pre-bellici, quando si attuava il metodo totale, era un ruolo pressoché fisso. Tanto per fare qualche esempio, i vari Andreoli, Todeschini e Olmo, raramente lasciavano la loro difesa perché non erano protetti dal libero. Anche con l’avvento del sistema il centromediano, o meglio lo stopper, non si produceva in avventurosi arrembaggi. Ricordate il grande Rigamonti? Ebbene, non si può dire che fosse un costruttore. Solo col mezzo sistema negli anni Sessanta e Settanta, uomini come Bulgarelli, Juliano, De Sisti, Capello, Pecci e qualche altro venivano considerati dei centromediani metodisti (ma la definizione era impropria) per il loro modo di giocare, di liberarsi nelle loro retrovie per proteggere il compagno che si sganciava o per preparare l’azione offensiva Adesso abbiamo l’interista Caso. Hanno parlato di lui come un nuovo centromediano metodista. Lo fa, ma in maniera diversa per le sue caratteristiche tecniche ed atletiche. Perché, a differenza dei suoi predecessori, è più mobile, rapido, e può garantire una copertura intelligente a Oriali e Pasinato proprio davanti allo stopper, cioè nella zona centrale del campo”.

Soddisfatti della spiegazione?

 

 

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17 settembre 1989… in piedi per Baggio

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Spesso ci siamo ritrovati in piedi per il “Divin Codino”. Spesso abbiamo battuto le mani alle sue gesta, anche quando lo abbiamo avuto davanti da avversario… la classe non ha “colore”.

Il 17 settembre 1989, esattamente 30 anni fa, in un San Paolo gremito, che vuole ridare il benvenuto a Diego Armando Maradona, si esibisce in un “Coast to coast” il nostro Baggio. Al 22′ infatti il Divin Codino “aggancia una palla vagante a metà campo e scende in picchiata, dribblando avversari come paletti di uno slalom. Al terzo si ferma e, con un gesto alla Meazza, chiama a sé il portiere, per poi evitarlo con un ultimo delizioso scarto e infilando in rete. Il pubblico del San Paolo si riconcilia con il tifo da stadio esibendosi in un applauso ammirato” (Cit. Stampa Sera, 18 Settembre 1989).

Per la cronaca la partita tra Napoli e Fiorentina terminerà 3-2… , beh, dopo trenta anni ci meritiamo di rivedere quell’azione…

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