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La Penna degli Altri

Erbstein, il filosofo prima del filosofo

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Il 14 luglio 1930 Ernesto Egri Erbstein diventa il nuovo allenatore del Cagliari. Mario Fadda, per centotrentuno.com, ne descrive l’uomo e l’allenatore.

CENTOTRENTUNO.COM (Mario Fadda) – […] Vero filosofo del calcio, perfetto conoscitore dell’animo umano e del fisico dei suoi calciatori. Ritorniamo indietro nel tempo fino alla fine degli anni ’20. Erbstein è da poco rientrato dagli Stati Uniti d’America, dove per qualche tempo ha giocato a New York con i Brooklyn Wanderers, in verità egli si trovava negli U.S.A. per via del suo impiego di agente di borsa a Wall Street, ma ai primi sentori della crisi che di lì a breve sarebbe esplosa in tutta la sua drammaticità, decise di rientrare in Europa. Qui dopo una prima annata passata in Puglia, nel 1929-30 passa ad allenare la Nocerina in I Divisione.

[…] Al termine di un combattutissimo campionato il Palermo stacca tutti e conquista la prima piazza, ma a contendersi il secondo posto sono ben 4: il Messina, la Nocerina di Erbstein ed il Foggia chiudono a quota 35, il Cagliari si distacca di appena un punto. Al termine del campionato giunge la svolta, la Nocerina in pieno dissesto economico rinuncia alla I Divisione e così i dirigenti cagliaritani iniziano ad intessere le trattative tese a portare Erbstein in Sardegna. L’accordo viene raggiunto ed Erbstein il 14 luglio 1930 diventa il nuovo allenatore del Cagliari. Naturalmente l’esperto e lungimirante tecnico mitteleuropeo già negli scontri del precedente torneo aveva intravvisto il potenziale rossoblu. Con i suoi accorgimenti la squadra è subito competitiva, ed anche se durante l’inverno 1930 i sardi attraversano una piccola crisi, nella primavera 1931 comincia una cavalcata travolgente che non lascia scampo alle dirette concorrenti per il titolo. Culmine di quell’indimenticabile stagione sarà lo spareggio con la Salernitana per l’accesso alla Serie B. Dopo due aspri scontri il 3 maggio 1931 la squadra di Erbstein conquista la serie cadetta. Seguirà un discreto campionato di Serie B 1931-32, con una salvezza conquistata senza eccessivi affanni, poi anche a Cagliari le finanze cominciano a risentire degli enormi sforzi fatti e nel luglio 1932 Erbstein ritorna a Bari, la sua esperienza sulla panchina biancorossa a dire il vero non sarà proprio esaltante quell’anno, ma avrà modo di rifarsi alla successiva guida della Lucchese. Con i toscani Erbstein conquisterà la Serie B ed a seguire anche una storica promozione in Serie A, con un piazzamento (settimo posto) di tutto rispetto nel 1936-37 e sfornando campioni del calibro di Olivieri, che l’anno successivo sarà Campione del Mondo tra i pali della nazionale italiana. Poi le leggi razziali costringeranno Erbstein a trasferirsi a Torino, questo non basterà perché più tardi dovrà purtroppo lasciare il paese. Ma in quel torneo disputato sotto la Mole, si è guadagnato la totale fiducia del presidente Ferruccio Novo, che proprio a lui, anche in clandestinità, dopo l’avventurosa fuga dal campo di lavoro, si affiderà, tra mille pericoli, per l’acquisto di ogni singolo calciatore che stava andando a comporre la “macchina dei sogni” che poi sarebbe diventato il Torino. Dopo la guerra, il ”Toro” deflagra in tutta la sua armoniosa potenza, i frutti sono sotto gli occhi di tutti. Armonia, potenza e volontà arrestate solo dal fatale terrapieno di Superga […]

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Buon compleanno a Riccardo Ferri e Giuseppe Giannini, icone azzurre degli anni 80!

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“Soffia su cinquantacinque candeline il “Principe”, storica bandiera della Roma, mentre compie cinquantasei anni l’ex difensore dell’Inter”, in questo modo la F.I.G.C. ricorda due protagonisti di Italia ’90: Giuseppe Giannini e Riccardo Ferri.

Infatti la Federazione sul proprio sito ufficiale scrive a proposito di Giannini:

“… Classico regista davanti alla difesa, risulta spesso decisivo anche in zona gol come dimostrano le 11 reti realizzate nel campionato 1987-’88, che gli valgono il terzo posto nella classifica marcatori. Promosso presto capitano della formazione capitolina, in quindici anni di storia romanista colleziona 318 presenze e 49 reti complessive, contribuendo anche alla conquista di tre Coppe Italia e prendendo parte alla finale di Coppa Uefa ’90-’91, persa proprio contro l’Inter di Ferri. Punto fermo dell’Under 21 di Azeglio Vicini, nel 1986 si laurea vice-campione d’Europa complice la sconfitta nella finale di ritorno contro la Spagna. Nonostante la cocente sconfitta, però, Giannini si consola, come nel caso di Ferri, ricevendo la chiamata dello stesso Vicini, neo ct azzurro, nell’Italia dei grandi. Presente all’Europeo del 1988 nella Germania Ovest, terminato brillantemente con la semifinale persa contro l’URSS, ottiene la sua consacrazione in occasione dei Mondiali di Italia ’90, dove soltanto i calci di rigore contro l’Argentina impediscono all’Italia di giocarsi la finalissima nella sua Roma. Il 12 ottobre del 1991, giorno della gara di qualificazione ad Euro ’92 contro l’URSS, disputa la sua 47esima ed ultima presenza con la maglia della Nazionale, dopo aver messo a segno 6 reti complessive”.

Prosegue poi con Riccardo Ferri:

“…  A 18 anni, infatti, debutta in Serie A con la maglia nerazzurra, casacca con la quale in tredici stagioni conquista lo storico “Scudetto dei record” (1988-1989), una Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, quella del 1990-1991 e l’edizione ’93-’94. Dopo aver totalizzato con l’Inter 418 presenze e 8 reti, nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria, dove al termine della seconda stagione dice addio al calcio giocato. Sin da subito nel giro delle Nazionali giovanili, nel 1986 sfiora la vittoria dell’Europeo Under 21, partecipando alla cavalcata degli Azzurrini di Azeglio Vicini conclusa con la finale persa contro la Spagna. Proprio Azeglio Vicini, lo promuove nella Nazionale dei grandi, con la quale prende parte agli Europei del 1988 e soprattutto ai Mondiali del 1990, che vedono gli Azzurri salire sul gradino più basso del podio. Dopo aver vestito per 45 volte la maglia della Nazionale, il 6 gennaio del 1992 disputa la sua ultima gara con l’Italia in occasione del terzo match dell’Usa Cup contro i padroni di casa degli Stati Uniti”.

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Leggende del calcio foggiano: Cosimo Nocera e la sua indimenticabile “Fajola”

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FOGGIAREPORTER.IT […] Vera leggenda del Foggia, Cosimo Nocera è entrato nel cuore di tutti, grandi e piccoli con la sua indimenticabile “Fajola”, quel poderoso tiro che lo caratterizzava.

Il 28 Novembre 2012, all’età di 74 anni, l’indimenticato e indimenticabile bomber degli anni 60′ del Foggia Calcio si è spento.

[…] Con 101 reti in 257 presenze è stato il più prolifico cannoniere del Foggia con il quale ha disputato l’intera carriera agonistica (dieci stagioni) vestendo la maglia rossonera tra il 1958 e il 1969, eccenzion fatta per una breve parentesi alla Massiminiana, club siciliano che milita oggi in prima categoria.

Indimenticabile per i tifosi foggiani la storica vittoria contro l’Inter di Helenio Herrera il 31 Gennaio 1965 nella quale Nocera realizzò una doppietta nel 3-2 finale.

[…] A Foggia invece, quando partiva la palla dai suoi piedi, il pubblico inneggiava a quella che in dialetto veniva indicata “fajòle”, cioè quasi ad un missile lanciato verso la porta avversaria”.

Nocera fu convocato anche in Nazionale nella gara amichevole Italia-Galles disputata a Firenze il 1º maggio 1965, segnando al 90′ il gol del 4-1 e resta a tutt’oggi l’unico giocatore del Foggia ad aver realizzato un gol con la maglia azzurra.

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La storia dello Stadio “Castellani”- Prima Parte

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PIANETAEMPOLI.IT (Fabrizio Fioravanti) – […] All’inizio degli anni ’50 Empoli aveva già il suo stadio “Castellani” anche se non si chiamava ancora così. Per trovare le origini del nome dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.

Dopo sette anni giocati al “Piaggione” (l’attuale Piazza Guida Guerra, dove si trova il Palazzo delle Esposizioni), all’inizio degli anni 30’ fu deciso di costruire un nuovo Stadio. La zona fu individuata in quel tratto compreso tra via Puccini (che poi fu chiamata via dello Stadio e adesso via Luigi Russo) e via Masini. Da questa via era l’ingresso del pubblico mentre i giocatori entravano da via dello Stadio per accedere alla Tribuna Coperta, nella quale erano gli spogliatoi. Da lì giocatori ed arbitri si recavano sul terreno di gioco mediante un tunnel sotterraneo che dalla Tribuna aveva l’uscita nella metà campo. Lo Stadio fu inaugurato nel settembre del 1936. La squadra azzurra quell’anno era denominata “Dopolavoro Empolese”, nata sulle ceneri della ASF Empoli fallita l’anno prima, e si accingeva a disputare il Campionato di “Prima Divisione Toscana”, nel Girone A. Presidente era il Cav. Antonio Del Vivo, noto industriale del vetro che legherà le sue fortune allo sviluppo in Empoli di quello specifico settore: sua la “Vitrum” , fabbrica vicina alla Stazione Ferroviaria che terminerà la sua attività nel 1984 e che solo qualche mese fa è stata abbattuta per lasciar spazio ad una ridefinizione urbanistica dell’area. Lo Stadio, al momento della sua inaugurazione, non aveva un nome e per questo fu semplicemente chiamato Stadio Comunale o del Littorio (si era in pieno periodo fascista). Appena qualche tempo dopo però, probabilmente per compiacere il regime fascista, gli fu data la denominazione di Stadio “Franco Martelli” dal nome del tenente Franco Martelli, figlio dell’ex ministro dell’economia di Mussolini, morto nel dicembre del 1935 in Africa Orientale durante la battaglia di Dembeguinà. E quel nome lo Stadio porterà fino a dopo la fine della Seconda Guerra mondiale quando fu intitolato alla memoria di Carlo Castellani, ex calciatore dell’Empoli, martire del nazifascismo, morto nel campo di sterminio di Mauthausen nell’agosto 1944. Castellani è stato per oltre 60 anni il giocatore con il maggior numero di reti segnate con la maglia dell’Empoli, 61 in 145 presenze (dal 1926 al 1930 e dal 1934 al 1939), […]

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, lo abbiamo detto, allo Stadio sarà dato il suo nome definitivo, quello di “Carlo Castellani”, appunto. Non abbiamo trovato alcun documento che ne attesti l’intitolazione ufficiale da parte dell’Amministrazione Comunale. Ma per tutti, quello fu da sempre lo Stadio “Castellani” e lo stesso nome ebbe anche lo Stadio che sarebbe stato inaugurato nel settembre 1965 nella nuova Zona Sportiva, al di là dell’Orme, quello di oggi.  L’unico documento che abbiamo trovato nel quale si ufficializza il nome di Stadio “Castellani” è una deliberazione della Giunta Comunale di Empoli (la n. 886 del 6.09.1983) con la quale si dispone l’acquisto della targa di intitolazione dello Stadio all’ex centravanti azzurro, targa che oggi si trova all’ingresso centrale della Tribuna Coperta, entrata Autorità e giocatori, in alto a sinistra. E’ probabile che ci siano anche atti o documenti precedenti, ma non li abbiamo trovati.

Lo scoppio della guerra ebbe logicamente ripercussioni anche nel calcio, tanto che dal marzo del 1943 si tornarono a disputare regolari Campionati solo nell’ottobre 1945. E proprio allora, il 28 ottobre 1945, l’Empoli tornò al suo vecchio Stadio, probabilmente già intitolato a “Carlo Castellani”, per una gara di Campionato di Serie C Centro Sud-Girone A: fu con la Sangiovannese, vittoria azzurra 1-0, gol al 2’ di Profeti. Quello fu anche il Campionato che valse all’Empoli la promozione, per la prima volta nella sua storia, in Serie B. Una Serie B che allora si disputava in tre gironi e nella quale l’Empoli stette fino al termine della Stagione 1949/50 […]

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