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Il Calcio Racconta

18 luglio 1954 – Il Bari è campione italiano della IV Serie

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GLIEROIDELCALCIO.COM – “Il Bari è campione italiano di IV Serie per il 1954. Il capitano biancorosso Grani ha ricevuto, al termine della partita, dalle mani dell’Ing. Barassi la Coppa della Federazione mentre sugli spalti dello stadio rintronavano i colpi dei mortaretti” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 19 luglio 1954).

È un grande traguardo quello raggiunto dal Bari in questa stagione, l’ingresso in C già conquistato propedeutico alla promozione in B dell’anno successivo che porterà poi alla cavalcata verso la A nei tre anni successivi. E ora anche la possibilità di diventare campioni d’Italia della IV serie.

Il campionato, al termine dei gironi e alcuni spareggi, aveva eletto le otto squadre che avrebbero partecipato alla fase finale suddivise in ulteriori due gironi: Cremonese, Bolzano, Aosta e Verbania Sportiva nel girone A, Bari, Prato, BPD Colleferro e Foggia nel girone B.

Il Bari, nella rituale foto pre gara, a Napoli il 27 giugno 1954 per la gara con il Colleferro vinta per 2-1 e con la quale conquista la serie C. Si ringrazia il Museo del Bari per la concessione della foto

La Cremonese viene ammessa alla finale scudetto dopo aver vinto lo spareggio con il Bolzano giunto a parità di punti al termine del girone. Ancora più difficile il cammino del Bari: il girone vede la classifica finale con otto punti cadauna ben tre squadre, Bari appunto, Prato e Colleferro. Ancora un girone all’italiana e ancora parità tra Bari e Prato. La serie C è conquistata ma per le finali che valgono il titolo è necessario lo spareggio con il Prato stesso. Il sorteggio favorisce il Bari con la dea bendata che sceglie la città pugliese per la partita di spareggio dove i padroni di casa infliggono un sonoro e roboante 5-0 ad un ormai logoro Prato.

La finale con la Cremonese si gioca con la doppia sfida. A Cremona, l’11 luglio, termina 2-2, con i biancorossi pronti a far valere ancora il fattore campo nella gara di ritorno.

Le cronache parlano di una partita “fiacca” e giocata sotto un sole e una temperatura “cocente”, di fronte a 20.000 spettatori; in tribuna Il Presidente della FIGC Ing. Barassi e il Sindaco di Bari Avv. Chieco.  Al 41′ il primo gol dei galletti dopo una combinazione Bretti-Mazzoni, con Gamberini che al volo gonfia la rete. La Cremonese ha una piccola reazione che si conclude però con un nulla di fatto. La ripresa ha un diverso tono, ed è ancora il Bari ad avere alcune occasioni come il doppio palo consecutivo colpito al 5′ da Filiput e Gamberini. I padroni di casa continuano a premere, hanno il loro appuntamento con la storia e non lo vogliono mancare. Al 19’ gli sforzi vengono premiati: “… a coronamento di questa pressione, il secondo gol: Maccagni spara da venti metri e la palla batte sulla traversa e torna in campo: il centravanti biancorosso raccoglie e segna” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 19 luglio 1954).

Oltre alla promozione in C… il Bari è campione d’Italia della IV serie. L’Ing. Barassi rivolge ai calciatori il proprio compiacimento mentre il Sindaco Chieco consegna le medaglie d’oro in ricordo di questa giornata.

Ora si può festeggiare… i mortaretti possono esplodere.

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Quando Rino è diventato Ringhio. Con Carlo salì sul tetto del Mondo

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CORRIERE DELLO SPORT (Alberto Polverosi) – […] Sono stati otto anni insieme, Gattuso e Ancelotti, gli otto anni di Carletto al Milan. Hanno vinto tutto, scudetto, supercoppe, coppe nazionali, due volte la Champions, un mondiale per club. Era una squadra fantastica, capace di rinnovarsi restando sempre se stessa. Il Milan dei numeri 10, in una stagione Ancelotti ne mise insieme quattro: Pirlo, trasformato in regista, Seedorf, modificato (con mugugni) in mezz’ala, Kakà e Rui Costa. Più un attaccante. Questa impalcatura si reggeva per una sola ragione: i polmoni di Rino Gattuso. Non a caso, quando chiedevano ad Ancelotti chi fosse il giocatore determinante per quella squadra, rispondeva così: «Prima metto Gattuso, poi tutti gli altri».

[…]”Quando vedevo Pirlo giocare a calcio, mi chiedevo quale fosse il mio sport. Di sicuro non lo stesso di Andrea”. Rino corre da quando è nato. Correva nel Perugia e nei Rangers di Glasgow, quando divenne un idolo per i tifosi dell’Ibrox Park e prese il soprannome di Braveheart. Correva nella Salernitana e in quella stagione fu il grande rimpianto di Trapattoni che chiese a Vittorio Cecchi Gori il suo acquisto al mercato di gennaio, con la Fiorentina in testa al campionato, invece Rino rimase dov’era e i viola non vinsero lo scudetto. Ha corso per 13 anni nel Milan, 443 partite e 11 gol, e ha chiuso in Svizzera, col Sion, dove ha iniziato anche ad allenare […]

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Dicembre 1969 – L’influenza “Spaziale” colpisce (anche) molti calciatori

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“L’influenza che colpisce in questi giorni milioni di italiani è arrivata anche nell’ambiente del calcio. […] Ieri, purtroppo, gli effetti dell’influenza «spaziale» si sono fatti sentire. La Juventus, al momento attuale, è la più danneggiata. Otto bianconeri, reduci dalla vittoriosa trasferta di San Siro contro il Milan, hanno avvertito i sintomi del malessere (mal di testa, brividi, lieve febbre) per cui si sono messi a letto oppure sono rimasti prudenzialmente a riposo. Si tratta di Vieri, Haller, Leonardi, Roveta, Tancredi, Leoncini, Zigoni e Anastasi. Vieri è quello che desta le maggiori preoccupazioni: stamane aveva 38,2 di febbre, nel pomeriggio le sue condizioni erano stazionarie. È stato visitato dal dott. Della Neve, che gli ha ordinato le cure e riposo per almeno quattro giorni. Difficilmente l’ex sampdoriano potrà essere in campo nella trasferta di Brescia. Haller, Leonardi, Roveta e Tancredi sono rimasti “a letto con alcune linee di febbre: tutti e quattro sperano di guarire in tempo per completare la preparazione. Leoncini, Zigoni e Anastasi, infine, si sono presentati ieri mattina al “Combi” dicendo però che avrebbero preferito riposare avvertendo anch’essi sintomi dell’influenza. L’allenatore Rabitti, naturalmente, li ha subito rimandati a casa dove più tardi avrebbero ricevuto la visita del medico Della Neve. Anche lo stesso trainer è rimasto contagiato dall’influenza. Il tecnico bianconero è riuscito ugualmente a dirigere l’allenamento dei pochi giocatori presentatisi in campo, fra cui Del Sol. Ha poi dichiarato: «Anch’io ho un po’ di febbre ma non me la sentivo di lasciare la squadra proprio ora che stiamo assaporando le prime soddisfazioni, per cui occorre la massima concentrazione. Purtroppo mi sono trovato con pochissimi giocatori: il medico mi ha tranquillizzato nel senso che gli attuali influenzati dovrebbero essere recuperabili. Ora, scusatemi, ma devo proprio correre a casa e mettermi a letto” (Cit. La Stampa, 10 dicembre 1969).

L’epidemia sta colpendo tutto il paese, i quotidiani sono zeppi di articoli e foto in cui si documentano scuole e uffici chiusi e disagi per la popolazione.

L’articolo, che analizza il problema riferendolo al calcio, prosegue con la situazione del Torino che, a parte gli infortuni sul campo, non registra attacchi influenzali. Poi un bollettino…

Lazio: sette malati – L’epidemia influenzale che ha colpito nei giorni scorsi molti giocatori della Lazio non accenna a diminuire: il trainer Lorenzo è ancora a letto, l’allenamento di oggi è stato diretto, pertanto, dal “vice” Lovati. Erano assenti Ghio, Polentes e Wilson; Mazzola, Papadopulo e Morrone, risentendo dei postumi influenzali, hanno dovuto limitare la loro attività.

A Genova la situazione degli influenzati è abbastanza buona: il sampdoriano Spanio, colpito la settimana scorsa dal virus, si è ripreso e oggi si è allenato. L’unico influenzato è il genoano Benvenuto.

A Verona due giocatori Stenti e Ranghino, sono a letto influenzati; Clerici soffre di uno stiramento alla coscia sinistra, Battistoni ha una distorsione ad una caviglia. Il Verona, pertanto, affronterà domani lo Slavia di Praga (Coppa Mitropa: sedicesimi di finale) priva di queste importanti pedine.

A Bari invece solo il secondo portiere, Gianni Colombo, è influenzato. Domenica lo sostituirà in panchina l’estremo difensore della De Martino, Sibillano, oppure il giovanissimo Del Bianco.

A Cagliari situazione ottima: nessun giocatore, per il momento, ha contratto l’influenza spaziale.

Ma perché questa influenza si chiama spaziale? E’ la stessa testata, La Stampa, a rispondere al quesito il giorno successivo…

“Viene davvero dalla Luna il virus? Certo che no. E allora? Non si sa bene perché ma, fin dai tempi della “spagnola”, è diventato quasi obbligatorio che ogni epidemia di virus influenzale porti, accanto a quello scientifico, anche un appellativo da marchio di fabbrica o da certificato d’origine. E cosi, questa volta, anche se il virus A2 la Luna non l’ha mai vista, l’aggettivo “spaziale” ha fatto subito fortuna: perché è tanto all’altezza dei tempi; perché è moderno, fantascientifico e persino un po’ snob; e perché, anche se è improprio, mai nessuno, dalla Luna, verrà a darci -querela. Ma più che altro perché, quando si è così indifesi e sprovveduti, è più facile dar la colpa a un nemico che vien di lontano che riconoscere la propria debolezza contro gli abituali nemici di casa. Chiamiamola come vogliamo, se ci piace, questa ondata di-virus. Ma restiamo d’accordo ch’è solo per gioco che scomodiamo pianeti e stelle lontane: perché questo malanno che si diverte a far mettere a letto, quando vuole, quanta più gente che può, è la solita vecchia cosa nostrana […]”.

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La collezione di Eriksson

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Nel nostro solito sfogliare giornali del passato abbiamo incontrato questo articolo pubblicato su La Gazzetta dello Sport del 9 dicembre 1999 a firma Marco Pastonesi. L’articolo intende omaggiare l’attacco della Lazio a disposizione di Mr Eriksson. Inizia così…”Capelli con cerchietto, fisico tosto, grinta da urlo, rapidità da giungla, passaporto cileno, cognome che si può leggere anche al contrario ed è sempre lo stesso: Salas”. Per ogni componente dell’attacco biancoceleste c’è una descrizione tra humor e sacrosanta verità…”Capelli corti, fisico longilineo, cattiveria da guerriglia urbana, progressione da savana, passaporto croato, cognome che si può leggere nelle enciclopedie del calcio: Boksic”.

E’ ora il turno dell’attuale Ct della Nazionale “Capelli da pubblicità di uno shampoo, fisico ragionevole, classe da vendere, passaporto italiano, cognome che sembra limitare le sue capacità, ma non i suoi tiri: Mancini”.

Poi è il turno di Simone Inzaghi e … il suo DNA …”Capelli sugli occhi, fisico in espansione, bell’animale ancora tutto da scoprire, passaporto italiano, cognome che la dice lunga sul codice genetico che guida i suoi piedi: Inzaghi”.

Si prosegue con lo Jugoslavo, all’epoca, Dejan Stankovic… “E, volendo, capelli corti, fisico da carrarmato, andatura da galoppo, passaporto jugoslavo, un cognome che inganna sulle sue infaticabili caratteristiche di podista e goleador: Stankovic”.

L’articolo continua con la sua vena sarcastica e si conclude con una profezia… “Con Salas, Boksic, Mancini, Inzaghi (nel senso di Simone) e Stankovic, così, a occhio, la Lazio vanta il più forte attacco del mondo. Per non uccidere campionato e coppe, Eriksson ha deciso di ridurre a due il numero degli attaccanti nella stessa partita.

Per questo, quando è arrivata la notizia dell’ingaggio di un altro attaccante, si è pensato a uno scherzo. Invece no. Capelli bianchi, fisico da palestra, passaporto italiano, cognome pronunciato correttamente anche da tifosi inglesi e francesi: Ravanelli. Ravanelli verrà buono in primavera, quando i nuovi compagni sudamericani (Salas, Simeone, Veron, Almeyda) saranno impegnati con le loro nazionali. Verrà buono in primavera, quando si vince, o si perde, lo scudetto”.

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