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Il Calcio Racconta

Scudetti contesi: Fondazione Genoa 1893 risponde a Tuttosport

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GLIEROIDELCALCIO.COM – A colpi di comunicati, in attesa della decisione della “Commissione dei saggi” della FIGC, continuano i botta e risposta tra le varie parti in causa. Oggi si registra il comunicato della Fondazione Genoa 1893 che risponde all’articolo pubblicato il 27 giugno scorso su Tuttosport, in cui si riportava l’intervista all’avvocato Gian Luca Mignogna che perora le ragioni della Lazio per l’attribuzione ex aequo dello scudetto col Genoa.

Di seguito il comunicato della Fondazione:

Il Comitato Storico – Scientifico della Fondazione Genoa 1893, con riferimento all’articolo pubblicato da “Tuttosport”, a firma di Claudio Chiarini, il 27 giugno scorso circa l’irregolarità dell’assegnazione del titolo nazionale 1914/1915 di calcio al Genoa, desidera, per ristabilire la verità storica dei fatti, puntualizzare quanto segue:

  • la citazione “primo nelle gare di Campionato 1915 il Genoa Cricket” appare su “La Stampa” non il 19 maggio 1919, ma il 9; inoltre, non viene trascritto compiutamente l’articolo che recitando “Con una recente deliberazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio venne classificato primo nelle gare di Campionato 1915 il Genoa Cricket … contro questa deliberazione avrebbero reclamato il Torino F.C. e l’Internazionale di Milano, allora in competizione con la società genovese“ ha un significato decisamente fondamentale, facendo apparire del tutto arbitrarie le conclusioni laziali, secondo le quali la Federcalcio si sarebbe limitata a classificare il Genoa primo “esclusivamente nel girone Settentrionale “, soprattutto quando si consideri che nell’edizione del 12 maggio dello stesso quotidiano – anch’essa (casualmente?) non citata – si scrive chiaramente come siano stati “i genovesi, soltanto in questi giorni proclamati campioni del 1915 “.

C’è anche  una sostanziale confusione sul format del Campionato, visto che su “Il          Calcio” Bollettino ufficiale della F.I.G.C del 15 ottobre 1914 si legge che la Finale Nazionale era strutturata su incontri di andata e ritorno; inoltre la F.I.G.C. aveva competenza su tutta l’Italia (visto che la Lega del Sud, con giurisdizione dal Lazio alla Sicilia, sarebbe sorta solamente nell’estate del 1921 per poi sopravvivere fino al termine del Campionato 1925/1926) e conseguentemente aveva titolo di «chiudere la questione» a quattro anni di distanza dalla sospensione del Campionato Italiano 1914/1915, assegnando “a tavolino” il titolo a chi in quel frangente si era trovato in testa al Girone Finale dell’Italia settentrionale.

  • La difficoltà a reperire i documenti federali originali dell’epoca, circa l’assegnazione dei titoli anteguerra, è un fatto che tocca tutte le squadre e non soltanto il Genoa. La stessa Lazio, ad esempio, non possiede alcun certificato federale che le possa conferire il primo posto nel girone Centrale – né tanto meno di quello Centro-Meridionale – del campionato 1914/15.

– A questo proposito, tralasciando di citare giornali genovesi, che potrebbero essere sospettati di essere «di parte», si segnala che esistono due articoli dell’autorevole “La Gazzetta dello Sport”, a firma di Cesare Fanti e di Mario Zappa (rispettivamente datati 13 maggio 1923 e 6 giugno 1925), che confermano la decisione federale del 1919 di assegnare il titolo nazionale 1914/1915 al Genoa, che figura nell’Albo d’Oro pubblicato dal settimanale vicentino “Le Tre Venezie Sportive” dell’8 giugno 1925.

  • Inoltre, non è assolutamente vero che l’Almanacco Italiano del Giuoco del Calcio 1929 – Volume II “non contiene alcuna delibera federale, né pregressa né contemporanea, avente ad oggetto l’assegnazione dello Scudetto del 1915 “. Al contrario, la stessa pubblicazione indica chiaramente: “1915 – aggiudicato al Genoa F.C. – Genova “.

– Passando ad esaminare il momento del presunto «misfatto federale» compiuto dalla “fosca mano galeotta”, si sostiene che, a pag. 63 della prima edizione dell’“Almanacco Italiano Giuoco del Calcio” a cura di Luigi Saverio Bertazzoni del 1928, il Campionato Italiano 1914/1915 risultava sospeso, mentre l’anno seguente, a pag. 91 della seconda edizione, che il titolo nazionale del 1914/1915 risultava aggiudicato al Genoa, ma ha lamentato la mancanza di una esplicativa delibera federale.

– Se davvero l’assegnazione del titolo nazionale del 1914/1915 fosse stato opera di una “fosca mano galeotta”, ci sarebbero state versioni discordanti e polemiche sulla regolarità di tale decisione, di cui non risulta esservi traccia, mentre a sostegno della tesi della validità di tale provvedimento stanno i messaggi di auguri editati sulla pubblicazione per il Quarantennale del Genoa (“Genova 1893 – Circolo del Calcio 1893-1933”) di due eminenti figure federali quali il Segretario Generale della F.I.G.C., Giuseppe Zanetti (a pag. 49: “Il Genova 1893 ha conquistato per nove volte il primato calcistico nazionale.”) e il Presidente del Direttorio Divisioni Superiori, Ottorino Barassi (a pag. 51: “i… nipoti saranno degni dei loro predecessori che seppero conquistare nove campionati al Genoa!”), nonché la dichiarazione, non senza rammarico, dell’autorevolissimo Vittorio Pozzo allenatore del Torino nel 1915 e, dunque, direttamente parte in causa, futuro C.U. della Nazionale bi – campione del mondo e olimpionica, su “Il Calcio Illustrato” del 15 settembre 1949, a pag. 3: “nel dopoguerra il Consiglio Federale assegnò ugualmente il titolo [nazionale] ai genoani, che [a una giornata dal termine del Girone Finale dell’Italia Settentrionale] avevano due punti in più [in classifica] di Torino e Inter”.

– ritornando al Campionato 1914/1915, non si può tacere la colpevole inefficienza organizzativa della F.I.G.C., che rallentò la disputa dei Campionati Meridionale e Settentrionale (sconcertanti furono la gestione di quello che si disputava tra sole due squadre a Napoli e la decisione che il 23 maggio 1915 fossero sospese solamente Genoa-Torino e – conseguentemente – Milan-Internazionale per la mobilitazione generale, tanto che si sa per certo che quel giorno la formazione dell’Unione Sportiva Genovese, militante nella serie cadetta, prese il treno ed affrontò l’Unione Sportiva Vercellese).

Il Comitato Storico Scientifico sottolinea altresì che:

  • “La Gazzetta dello Sport “del 24 maggio 1915 si domanda già: “Il Campionato 1914/15 al Genoa? “. Eloquente come per il quotidiano la classifica ad una giornata dal termine “deve essere ormai considerata, secondo la logica e la giustizia, come definitiva “. Nell’articolo si scrive come il “deliberato di sospendere i due matches pel Campionato di I Categoria che dovevano svolgersi oggi a Milano e Genova “. Lo stesso quotidiano evidenzia come furono disputate le partite del Campionato di Promozione, in Lombardia ed in Piemonte, e quella del Campionato di III Categoria.
  • La rivista “Il Football “chiede espressamente alla FIGC “di avere una spiegazione del perché si è permesso che si giuocasse a Milano una partita del Campionato di Promozione e la finale di III Categoria “.
  • L’”Annuario Italiano del Football “ di Guido Baccani del 1919/20 indica chiaramente come gli ultimi risultati omologati siano quelli del 16 maggio 1915.
  • E’ quindi del tutto evidente come gli altri campionati minori si disputarono regolarmente, e come la stessa Lazio avesse vinto solo il girone Centrale di quel torneo.
  • Il Comitato Storico Scientifico evidenzia altresì che la citazione dell’”Italia Sportiva“ del 1920, “La presidenza federale … ha preso, fra tante, le seguenti deliberazioni: Organi ufficiali: si stabilisce che organi ufficiali per i comunicati della Federazione siano: “La Gazzetta dello Sport “, per l’Italia Settentrionale e l’”Italia Sportiva “ per l’Italia Centrale e Meridionale “, è valida appunto “ per i comunicati della  Federazione“, e non per un qualsiasi articolo di un qualsivoglia redattore dell’epoca (“La Lazio si prendeva poi la rivalsa vincendo il Campionato centro-meridionale, e la guerra interrompeva poi ogni ulteriore attività dei due clubs“), mistificando il quale (ancora una volta casualmente?), si cerca di legittimare un titolo, quello del girone Centro-Meridionale, in realtà mai conseguito.

Si deve dire che anche l’argomentazione sull’impossibilità all’epoca delle società centro-meridionali di far valere le proprie ragioni non può sussistere per l’allora Società Podistica Lazio, la quale nell’Assemblea Generale della F.I.G.C., tenutasi a Torino domenica 13 aprile 1919, era rappresentata dall’autorevole ing. Francesco Mauro, in quell’occasione eletto con 76 voti vice-presidente federale insieme al genoano Edoardo Pasteur I, che ne ottenne 64, e, quindi, aveva una splendida occasione per rivendicare l’assegnazione ex aequo del titolo nazionale, anziché aspettare quasi un secolo per “chiedere giustizia”.

Giova, inoltre, ricordare che, in ogni caso, le possibilità per le squadre centro-meridionali di vincere il titolo nazionale, erano in quegli anni, data l’indiscutibile superiorità sportiva dei club settentrionali, in pratica inesistenti (in quindici finali nazionali, mai momentaneamente trovatesi in vantaggio, ottennero un pareggio e quattordici sconfitte, segnarono dieci reti e ne subirono cinquantasei e, più in particolare, le squadre finaliste della regione Lazio – tutte della Capitale – persero tutti e undici gli incontri, realizzando cinque reti e subendone quarantasette).

Ci siamo limitati a proporre in questo documento alcune evidenze storiche irrinunciabili ma siamo a disposizione per fornire in ogni sede, ulteriore e più esaustiva documentazione che per motivi di spazio non abbiamo inserito in questa replica.

Il Comitato Storico Scientifico della Fondazione Genoa 1893

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21 agosto 1979 – Il silenzioso addio a Giuseppe Meazza

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Giuseppe Meazza… tanto basta per riempirsi la bocca di leggenda. Tanto basta per riportare la mente ad un calcio fatto di miti, quelli dei mondiali del 1934 e del 1938. Uno dei calciatori più importanti, più forti nella storia del calcio nostrano. Una figura sospesa tra mitologia e fascino pionieristico.

“Il centravanti della Nazionale italiana degli Anni Trenta, è morto a Rapallo, sulla Riviera di Levante, dove si era trasferito da alcuni anni. Meazza era affetto da una grave ed incurabile malattia. I funerali si sono svolti in forma privata. Meazza infatti aveva lasciato scritto nelle sue ultime volontà che l’annuncio della sua morte venisse dato soltanto a funerali avvenuti. La notizia è stata fatta trapelare la notte scorsa da alcuni amici di Rapallo dell’ex giocatore…” (Cit. La Stampa, 23 agosto 1979).

Se ne va così, come aveva voluto, Giuseppe Meazza, detto Peppino o, in dialetto milanese, Peppìn, e più tardi detto Balilla.

Un calciatore che ha dettato la moda, lanciando l’abito blu gessato, imitato nella pettinatura, tra i primi calciatori a concedere autografi. Una “Star”, un “Vip”, forse addirittura “Influencer” … si sarebbe detto anni dopo.

Entra nei ragazzi dell’Ambrosiana a quattordici anni e, due anni più tardi, viene aggregato in prima squadra e disputa la Coppa Volta. In questa occasione l’allenatore Weisz legge nello spogliatoio la formazione annunciando la presenza in campo del giovane Meazza nell’undici iniziale. Uno dei calciatori più anziani, Leopoldo Conti, esclama: «Adesso facciamo giocare anche i balilla!». L’Opera Nazionale Balilla raccoglie tutti i bambini dagli 8 ai 14 anni e al “vecchio” Conti viene spontaneo apostrofare in quel modo il giovane Meazza. Lui risponde sul campo: due gol.

Rapidità intellettuale, intuito, fiuto del gol, rappresenta “l’orgogliosa risposta autarchica agli estrosi oriundi importati dal Sud America… Il calcio come invenzione e astuzia, non più come esclusiva possanza atletica e brutalità fisica. Il calcio come arte… Era onnipresente nell’azione esclusivamente per l’innato senso della geometria calcistica” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 23 agosto 1979).

I numeri? 457 partite in campionato e 372 gol, potrebbero bastare questi per esprimere e raccontare la sua grandezza. Due volte campione italiano, nel 1929-30 e nel 1937-38, una Coppa Italia nel 1938-39 con l’Inter. Tre volte capocannoniere, nel 1929-30 (31 gol), nel 1935-36 (25) e nel 1937-’38 (20).

Con la maglia azzurra conta 53 presenze, di cui 17 da Capitano, con 33 reti. L’esordio il 9 febbraio 1930 contro la Svizzera, l’ultima l’11 giugno 1939 davanti alla Romania. Con la Nazionale di Pozzo scrive pagine forse irripetibili: due volte Campione del Mondo, 1934 e 1938, due volte vincitore della Coppa Internazionale.

Nel 1939 è costretto a fermarsi per oltre un anno in seguito a quello che veniva definita “sindrome del piede gelato”, una vasocostrizione di natura traumatica di un’arteria.

Non vuole smettere con il calcio giocato e passa allora al Milan, uno scandalo. Nel 1942 si trasferisce alla Juventus e anche stavolta crea grande scalpore. Poi Varese, Atalanta e di nuovo Inter. A Bergamo e Milano, in queste due ultime esperienze, copre il ruolo di giocatore-allenatore. Appesi gli scarpini al chiodo prova la strada da all’allenatore, anche all’estero con i turchi del Besiktas, esperienza che dura solo pochi mesi. Poi Pro Patria e ancora Inter. In seguito diviene responsabile del settore giovanile dell’Inter.

Ora in silenzio… così come hai voluto.

 

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Estate 1923 – La Tournée Sudamericana del Genoa (Prima parte)

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Nell’estate del ’23, il Genoa fece una leggendaria tournée nel Cono Sur de America, affrontando le Selezioni Nazionali di Argentina e Uruguay, ricevendo una calorosissima accoglienza dai liguri di Buenos Aires e Montevideo.  La vicenda, per usare un termine giuridico, “è agli atti”. Nella sua lunga storia, il Grifone ha, per così dire, vissuto una sua “Estate Tanguera”.

Ci sono articoli della stampa italiana e argentina dell’epoca, pubblicazioni e libri a riguardo, che ricostruiscono tutto questo molto dettagliatamente. Un esempio per tutti, è quello tratto dal libro di Camillo Arcuri e Edilio Pesce, “Genoa and Genova. 1893-1993. Una Squadra, una Città, Cento Anni Insieme”; pubblicazione uscita 26 anni fa, in occasione del centenario del Grifo che, tra l’altro, può vantare due contributi preziosi: la copertina ideata dal celebre scenografo e illustratore, candidato due volte all’Oscar, Emanuele Luzzati, e una poesia al suo interno dell’illustre poeta Edoardo Sanguineti, il quale per l’occasione creò appunto un componimento in omaggio a James Spensley.

Alla pagina 65 di questo bellissimo libro, accanto ad una foto scattata a Buenos Aires nell’estate del ’23, si può leggere: “Il corteo delle auto, con la squadra del Genoa, si reca tra due ali di folla a rendere omaggio al monumento del Generale Manuel Belgrano, eroe dell’indipendenza argentina”.  E ” le due ali di folla “non sono certo un’esagerazione del cronista. Chi ha dubbi a riguardo può controllare da solo. Del resto, nel libro in questione, qualche pagina prima si può anche leggere: “È una festa l’arrivo nel porto di Baires, con una gran folla accorsa ad augurare ‘buena suerte’ alla comitiva rossoblù, messaggera di sportività e genovesità, in terre dove la presenza ligure era tanto diffusa quanto apprezzata”. In effetti, in quegli anni, nella parte più meridionale del continente americano, il football era ormai diventato un fenomeno sociale di massa ed aveva raggiunto livelli tecnici davvero notevoli. Tra l’altro, Genova aveva contribuito in modo notevole alla diffusione del calcio nella capitale argentina: il River Plate e il Boca Juniors furono, infatti, fondati da emigrati genovesi, rispettivamente nel 1901 e nel 1905. Basta dare un’occhiata alle generalità dei fondatori, dei dirigenti, e dei primi giocatori per notare subito una serie di nomi dalla chiara impronta ligure che, in alcuni casi, lasciano    anche    intuire   la   località   di provenienza: Pedemonte e Carrega, Salvarezza e Moltedo, Bricchetto, Ratto e Baglietto.

Il Boca Juniors è forse il club che ha conservato più integralmente e più lungamente queste radici genovesi. Infatti, i tifosi di questa squadra amano definirsi “Xeneises”, adattamento ispanizzante della parola “Zeneisi”, che nella lingua genovese indica appunto gli abitanti di Genova.

A riprova di questa mia affermazione, può essere considerato il fatto che sul sito ufficiale del Boca Juniors, nel 2015, oltre all’opzione in spagnolo, e a quella in inglese, per la navigazione delle pagine web si poteva anche scegliere la lingua della città della Lanterna. Ed è questo il motivo per cui, ad esempio, in relazione alla maglia del Boca, nel sito della squadra argentina si poteva leggere che: “O mariolo do Boca o l’è ciù che ‘n sempliçe abito sportivo. O l’è o  tezöo d’ogni tifozo ch’o ghe demanda a-i zugoei de sualo fin a in fondo. O l’è o mantello sacro lödòu da çentenae de cansoin. O simbolo ch’o l’unisce i xeneizes spantegae in gio a-o mundo”. Traduzione per i non genovesi: “La maglia del Boca è qualcosa di più di un semplice abito sportivo. È il tesoro di ogni tifoso e pretende che i giocatori l’impregnino di sudore. È il mantello sacro lodato in centinaia di canzoni.  Il simbolo che unisce i genovesi della Boca sparpagliati in giro per il mondo”. Il genovese, quindi, è forse l’unica lingua di una città italiana ad essere stata utilizzata nel sito ufficiale di una squadra straniera.

Comunque, per tornare alla tournée del Genoa nel ’23, va tenuto presente che, tra il ‘20 ed il ’30 del secolo scorso, il calcio sudamericano, e quello uruguayano in particolare, raggiunse livelli di assoluta eccellenza. La squadra uruguayana di calcio vinse le Olimpiadi del 1924 che, in mancanza del campionato mondiale, a quei tempi non ancora creato, era la massima competizione intercontinentale di football allora esistente; l’anno dopo, il Nacional di Montevideo fece una mitica tournée europea, della durata di circa sei mesi, “la historica gira de 1925”, affrontando, di fronte ad un totale di oltre 800.000 spettatori in 38 partite, storici club europei (tra i quali possiamo citare Barcellona, Deportivo La Coruña, Sporting Lisbona, Porto, Basilea, Rapid Vienna e Genoa), e ottenendo il notevole score di 26 vittorie e sette pareggi; tre anni dopo, nel 1928, il titolo olimpico fu per l’ennesima volta prerogativa dei calciatori uruguagi; e poi, nel ‘30, quando finalmente vennero organizzati i primi mondiali di calcio,  furono  gli  uruguayani,  ancora  una  volta,  ad imporre la loro supremazia, alzando al cielo la Coppa Rimet.

Buenos Aires. Gli emigrati italiani, con tanto di mandolino e chitarra sullo sfondo, rendono omaggio ai giocatori del Genoa. A sinistra si riconosce Luigi Burlando. Al centro Ottavio Barbieri (con cappello chiaro e cravatta), dietro di lui, alla sua sinistra, Renzo de Vecchi. Dietro de Vecchi si riconosce Adolfo Baloncieri (individuabile per il farfallino). A fianco di Baloncieri, si trova Aristodemo Santamaria (anche lui con cappello chiaro e cravatta).

È questa la cornice storica in cui il Genoa, nel 1923, partì in transatlantico da Genova per una tournée, in America Latina; tournée nella quale avrebbe appunto affrontato le più forti nazionali del Sud America. In quella occasione, ci furono anche dei “pour parler” per giocare contro il Brasile.  Ma le trattative non andarono in porto e alla fine furono organizzati solo gli incontri con Argentina e Uruguay.
Va anche detto che il Genoa quell’anno non aveva semplicemente vinto il campionato ma aveva addirittura finito il torneo imbattuto. E il sostegno dei tifosi genoani a quella mitica squadra non era mancato neanche in trasferta. Durante quella stagione fu addirittura organizzato un treno speciale, per la partita col Padova: partenza da Genova alle sei di domenica e rientro previsto per le tre di mattina del giorno dopo. Ma le cronache narrano anche come quella partita, a Padova, non registrò solo l’arrivo del treno genoano. L’entrata dei rossoblù in campo fu infatti accompagnata dal lancio in aria di centinaia di berretti. Erano quelli dei marinai genovesi delle flotte militari, giunti dalle basi navali dei porti di Venezia e Trieste. Fatta quella che per me era una doverosa precisazione storica, possiamo quindi tornare alla tournée in Uruguay e in Argentina.

Continua… 

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17 agosto 1934 – Nasce Salvador Calvanese

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Il 17 agosto 1934 nasce Salvador Calvanese, conosciuto come Toto Calvanese. Argentino, arrivò in Italia, al Genoa, nel 1959. Passò poi al Catania l’anno successivo. In Italia ha vestito anche le casacche dell’Atalanta dal 1962 al 64 e della Juventus nel 1962 disputando solo gare di Mitropa Cup. Ma è con il Catania che possiamo identificare il calciatore, con 123 presenze e 25 reti. Proprio una di queste marcature è entrata nella storia nel giorno del famoso “Clamoroso al Cibali” quando il Catania si vendicò del 5-0 patito a San Siro nella gara d’andata e facendo così perdere il titolo all’Inter … “l’oriundo si portava da solo tutto in avanti. Il terzino Facchetti e il portiere Da Pozzo si precipitavano su di lui e tutti e tre cadevano a terra: Calvanese si riprendeva per primo e spediva la palla nella rete rimasta priva di ogni difensore. Faceva 2-0” (Cit. Stampa Sera, 5 giugno 1961).

Chiuse la carriera nel ’67 e cominciò ad allenare le giovanili della società etnea, ma non ebbe in questa veste una grandissima fortuna.

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