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Il Calcio Racconta

La terza squadra della Capitale

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Flavio Mecucci) – Un proverbio molto in voga nella letteratura rosa dice “Tre non vivono in pace: due gatti e un topo, due cani e un osso, due donne e un amoroso.”. Traslata nel mondo del calcio, tale massima acquista un eccezionale fondo di verità. Come spesso accade, nelle grandi capitali del calcio le terze squadre calcistiche hanno sempre dovuto combattere per conquistare un po’ di luce, oscurate dal blasone e dal successo delle loro sorelle maggiori.

Se escludiamo i casi di Londra, Istanbul ed Atene che vantano una pluralità di squadre che si contendono il primato cittadino, nella maggior parte delle grandi città calcistiche si delinea chiaramente un rapporto dualistico di potenze; se in alcuni casi il rapporto di forza è chiaramente squilibrato (si vedano ad esempio Torino, Liverpool, Barcellona, Monaco), in tanti altri casi la rivalità poggia su una confronto di forze pressoché equivalenti (come nei casi di Milano, Roma, Genova, Manchester). Ed all’ombra di questo scontro si consuma un’altra avvincente battaglia per il gradino più basso del podio cittadino.

Negli ultimi anni a Madrid, le due squadre più importanti della città, il Real Madrid e il Club Atlético de Madrid, sono ormai entrambe stabili ai vertici della prima divisione del campionato di calcio spagnolo e del calcio europeo. All’ombra della loro rivalità però si consuma un altrettanto avvincente lotta per il ruolo di terzo incomodo cittadino tra il Rayo Vallecano, storica formazione con una forte connotazione popolare e proletaria, retrocesso in seconda divisione, ed il sorprendente Getafe, che quest’anno è arrivato ai quarti di finale della coppa nazionale ed ha ottenuto un insperato quinto posto, accedendo all’Europa League.

Fatte le dovute proporzioni, anche Roma negli ultimi anni sta vivendo una rivoluzione alle spalle delle giganti cittadine. Nella Capitale, la terza squadra è cambiata spesso nel corso degli anni.

A detenere il titolo di terzo polo calcistico per molti anni è stata la Lodigiani: nata nel 1972 come la squadra aziendale della Lodigiani Costruzioni S.p.A., uno dei colossi edilizi dell’epoca, la squadra del quartiere romano di San Basilio si proiettò negli anni successivi stabilmente in serie C, arrivando anche a disputare uno storico spareggio per la serie B nel 1994. Dopo anni di vicissitudini la storia della Lodigiani si è fusa con quella della Cisco Roma, squadra del quartiere romano di Tor Sapienza, per diventare l’Atletico Roma. Nato nel 2005, l’Atletico Roma passò dalle stelle alle stalle in una sola stagione; Nel luglio del 2011 dopo aver sfiorato il sogno della promozione in serie B, venne esclusa dal calcio professionistico a causa delle inadempienze nell’iscrizione al campionato e della mancanza di un campo adatto a giocare le gare interne.

A questo punto lo scettro di “terzo incomodo” se lo sono conteso 3 squadre. Per un periodo l’Astrea, è sembrata l’erede diretta della storica Lodigiani al ruolo di terza forza capitolina: fondata nel 1948 da un gruppo di dipendenti della Polizia Penitenziaria romana, i biancoblu dell’Astrea hanno condiviso con i cugini biancorossi della Lodigiani il periodo d’oro degli anni ’90 del secolo scorso, militando per alcune stagioni in serie C. Ma da qualche anno “i ministeriali” hanno perso il loro smalto e dopo aver subito la discesa in serie D nei primi anni del nuovo millennio, si barcamenano da tempo in Eccellenza.

Concomitante all’abbandono della serie D dell’Astrea è l’ascesa del progetto Lupa Roma: sebbene la sua origine risalga all’incontro di due realtà calcistiche di Frascati, che decidono di unire i propri mezzi e le proprie risorse allo scopo di costituire un sodalizio competitivo sportivamente e solido economicamente, ben presto la neonata Lupa Frascati abbandonò i castelli romani e si trasferì a nella Città Eterna cambiando il nome in Lupa Roma. Stabilitasi appena tre anni fa nello storico quartiere lodigiano di San Basilio, la Lupa Roma ha provato in tutti i modi a rappresentare il terzo polo calcistico capitolino: se dalla sua fondazione fino al 2013 l’allora LVPA Frascati aveva come propri colori sociali il giallo e il rosso, che sono i colori della città di Frascati, col cambio di denominazione in Lupa Roma le tinte vengono mutate e al giallo e il rosso vengono aggiunti il bianco e il celeste, i quali rappresentano l’unione dei colori delle due principali squadre cittadine. Lo stesso simbolo, nella sua versione attuale, riporta una lupa su sfondo rosso e nella parte inferiore un’aquila su sfondo celeste. Il progetto, audace ed ambizioso, non ha però avuto particolari successi sportivi ottenendo negli anni continue retrocessioni (dalla serie C all’eccellenza soli in 3 anni), ma soprattutto non sembra aver attecchito nel cuore dei romani, questo a far fede al modesto seguito registrato nelle sue uscite.

Alla luce di queste vicissitudini il gradino più basso del podio calcistico capitolino sembra ormai assegnato al Trastevere Calcio, quanto meno per motivi storici: società fondata nel 1909, anche se inizialmente dedita solo al podismo ed al ciclismo, il Trastevere ha una storia lunga e gloriosa a cui presto dedicheremo un approfondimento. Per i romantici del calcio capitolino i motivi per cui innamorarsi del Trastevere sono molteplici: può essere il Leone cucito sul petto, storico simbolo del rione Trastevere o lo sponsor d’eccezione, la Comunità di Sant’Egidio, associazione nota in tutta Roma per le sue opere benefiche. Testimonianza della crescente attenzione è la continua ressa di turisti affascinati nel negozio ufficiale nel cuore di Trastevere o il crescente numero di appassionati che affollano lo splendido stadio di proprietà, il Trastevere Stadium, situato nel cuore della splendida Villa Pamphili, ai piedi del suggestivo colle del Gianicolo.

Il rilancio dello storico club trasteverino è coincidente alla crisi delle cugine: nel 2012, il Trastevere, sotto la presidenza dell’attuale patron Pier Luigi Betturri e col nome di A.S.D. Trastevere, riprende a disputare stabilmente i campionati di calcio, ripartendo obbligatoriamente dalla III Categoria. Dopo anni di ascesa, la compagine amaranto inizia quest’anno la sua quinta stagione consecutiva in Serie D, volgendosi all’obiettivo della promozione in serie C con un innato ottimismo. Gli obiettivi sono importanti ma le ambizioni sono appagate anche dal susseguirsi di ottimi risultati sportivi che lascia ben sperare. La campagna acquisti procede a gonfie vele con il sogno di avere di nuovo tra le file trasteverine qualche giovane campione dalle belle speranze, come ad esempio quel giovanissimo Francesco Totti che proprio nel Trastevere mosse i primi passi da calciatore prima di passare alla Lodigiani e finalmente alla Roma. La piccola squadra rifondata appena 8 anni fa, si sta trasformando in una formazione di tale rispetto che il mero schieramento sembra consigliare ai prossimi avversari “corete e scappate che arriva lo squadrone”, parafrasando al Trastevere un vecchio coro noto tra i tifosi della Capitale. La preoccupazione è avvertita in Serie D, soprattutto da chi ha avuto modo di affrontarlo e di apprezzarne la crescita, perché come suggerisce saggiamente un proverbio africano “chi ha visto il leone ruggire non corre allo stesso modo di chi lo ha soltanto sentito”. Sebbene nell’antica Roma fosse in voga la locuzione Tertium non datur (tradotto: «Una terza cosa non è data») intendendo dire che una terza soluzione (una terza via, o possibilità) non esiste rispetto a una situazione che paia prefigurarne soltanto due, oggi a Roma non è più così. Il leone trasteverino è tornato, ed è affamato di gloria.

Ho 35 anni, laureato in Storia e amante del calcio. Tifoso romanista, quindi non abituato alle vittorie. Professionista nel campo dell’assistenza normativa e commerciale bancaria e finanziaria. Scrittore per diletto. Nel tempo libero amo viaggiare, fare sport e vedere film e serie TV. Sono un appassionato lettore di geopolitica e storia

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14 ottobre 1979 – Il Milan al Curi gioca con la maglia del Perugia

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GLIEROIDELCALCIO.COM – È il 14 ottobre 1979, il Milan con la stella sul petto si reca a Perugia per affrontare i Grifoni. Chi è sugli spalti però vede entrare il Milan in campo con una maglia quantomeno dubbia, almeno per l’epoca, con una divisa blu. Non solo, la maglia blu ha anche il Grifone del Perugia sul petto. Perché? Cosa è successo…?

L’arbitro ha deciso che le due maglie classiche, rossa per il Perugia e la classica a strisce verticali rossonere per i Diavoli, possono dar adito a qualche confusione. Per questo chiede alla squadra ospite, come da regolamento vigente al momento, di cambiare la maglia. Il Milan però non ha con sé un “cambio” perché, riferisce l’allenatore in seconda Zoratti, la società “ha ricevuto una circolare della Lega sulla quale è specificato che il Perugia gioca abitualmente con le maglie bianche con bordi rossi” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 15 ottobre 1979). Questo il motivo per il quale il Milan è partito da Milano senza portare la seconda divisa bianca. Per consentire quindi il regolare svolgimento dell’incontro, il Perugia presta ai suoi antagonisti la propria terza divisa, di color blu appunto.

Un Milan quindi inedito davvero, con il Grifo sul petto e senza lo scudetto con la stella.

Per la cronaca la partita finisce 1-1: al gol di Paolo Rossi al primo minuto risponde al 36’ il giovane Carotti subentrato a Bigon.

Una vicenda che sembra, e forse lo è, di un’altra epoca. Una vicenda che oggi fa sorridere e che avrebbe delle complicazioni e risvolti forse non risolvibili facilmente in considerazione dei diritti legati alle tante, troppe, toppe e sponsor sulle maglie.

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12 ottobre 1969 – Il Cagliari di prepotenza guadagna il primo posto in classifica

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Antonio Capotosto) – Domenica 12 ottobre 1969: nell’anniversario della scoperta dell’America, il Cagliari trova la vetta solitaria della classifica. È la quinta giornata e il ‘Casteddu’ arriva a Firenze da secondo della classe, una lunghezza dietro la Viola campione d’Italia.

“Giocando i fiorentini tutti sul centro, anche i cagliaritani, per seguire i loro diretti avversari, stavano ammassati in mezzo al campo in modo che a tratti pareva un incontro fra ragazzini, quando tutti corrono appresso al pallone” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 13 ottobre 2019)

Una gara che vede la Fiorentina sbilanciata in avanti e un Cagliari che, come da copione, attende di colpire in contropiede. Tattica che avrebbe inflitto seri danni ai padroni di casa se Riva e Domenghini non fossero stati un po’ troppo egoisti.

“Al ’21 il giusto rigore per il fallo stupido di Rizzo che atterrava Zignoli con uno spintone plateale ben dentro l’area: calcia Riva, sulla sinistra di Superchi e segna” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 13 ottobre 2019).

I sardi vincono quindi di misura e si ritrovano al comando in solitudine: vi rimarranno fino al 26 aprile, due settimane dopo la matematica conquista dello scudetto. Rombo di tuono sintetizzò così la vittoria di quello storico tricolore: “Quando arrivai nel 1963 ero un ragazzo e non riuscivo a capire dove ero capitato. Poi cambiò tutto. Trovavamo tifosi dovunque andavamo. Gente che veniva dalla Germania, dal Belgio, dalla Svizzera. Per molti la Sardegna era la terra dei banditi e dei pastori: ci chiamavano così, quando andavamo al Nord. E noi buttavamo in campo tutte le forze che avevamo in corpo. Quello scudetto fu eccezionale per tutti. Noi capivamo che stavamo contribuendo a creare qualcosa di nuovo. Ora dici Sardegna e pensi al paradiso del mare, alle vacanze. Ma in quegli anni l’isola era un luogo di punizione. Tutto cambiò, grazie anche al nostro tricolore”.

Se il 12 aprile 1970 il Cagliari ha completato l’opera, il 12 ottobre di cinquant’anni fa i rossoblù scrivevano un capitolo fondamentale di quel romanzo.

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La maglia verde della Nazionale e quel precedente del ’54

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Tante le polemiche in questi giorni per il colore “verde” della divisa della Nazionale che questa sera affronterà allo stadio Olimpico la Grecia nel match valido per Euro 2020. Polemiche a parte non è la prima volta che la nostra Nazionale utilizza il verde. In questi giorni infatti si è parlato molto del precedente contro l’Argentina del 1954, vinto dai nostri azzurri per 2-0 con reti di Frignani e Galli. Era il 5 dicembre …

Il giorno stesso della partita, La Gazzetta dello Sport pubblica la seguente notizia in ultima pagina…

GIi italiani in maglia verde

Questa sera l’arbitro austriaco Steiner ha esaminato i colori delle maglie nazionali d’Italia e Argentina che domani giocheranno all’Olimpico. Avendo riscontrata la possibilità di confusione fra l’azzurro degli italiani e il biancoceleste dei sudamericani, l’arbitro ha invitato la Federazione italiana a mutare il colore delle maglie dei propri giocatori. In dipendenza di ciò la Segreteria della F.I.G.C, ha disposto che i giocatori italiani scendano in campo con la maglia verde”.

Quindi una decisione diretta dell’arbitro e non una volontà della Federazione di indossare delle maglie diverse dall’azzurro.

Ovviamente l’insolito color verde ha determinato commenti e sottolineature durante il racconto della partita, come:

“A passo di corsa, ecco gli “azzurri” o meglio i “verdi”, dato che per non creare confusione in campo l’arbitro ha disposto per il mutamento delle nostre maglie tradizionali…”… “In una compagine organica e organizzata quale oggi si è vista sotto le maglie verdi degli “azzurri”, ci sono i favoriti che hanno la parte bella e i sacrificati che debbono stare alla consegna”.

Insomma, maglie verdi o azzurre… Forza Italia.

 

 

La maglia numero 8 – custodita al Museo del Calcio- indossata da Celestino Celio il 5 dicembre 1954, alla “prima” in verde

 

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