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La Penna degli Altri

Lukaku, sesto belga della storia dell’Inter: il primo fu Ludo Coeck, campione di sfortuna

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Con l’ultimo arrivato, Romelu Lukaku, sono sei i belgi che si possono annoverare nelle fila nerazzurre. Vincenzo Scifo (1987/88), Ibrahim Maaroufi (2006/08), Gaby Mudingayi (2012/14), Senna Miangue (2016/17) e Ludo Coeck (1983/84). Proprio a quest’ultimo è dedicato l’articolo di Blastingnews.com, a firma Michele Caltagirone, che ricorda e analizza la sfortunata e tragica vicenda del calciatore belga.

[…]  Il Milan appena tornato in Serie A sembra avere opzionato Ludo Coeck, faro di centrocampo dell’ottima nazionale belga ai Mondiali di Spagna 1982 e dell’Anderlecht, a quell’epoca certamente tra le grandi d’Europa.

Il blitz nerazzurro lascia i ‘cugini’ sul posto, l’Inter ha il suo faro di metacampo in una squadra che passa dalle mani di Rino Marchesi a quelle di Gigi Radice. […] E stando al suo curriculum, due campionati belgi, due Coppe delle Coppe, due Coppe Uefa e due Supercoppe europee da protagonista con lo squadrone bianco-malva, i tifosi sembrano poter dormire sonni tranquilli […]

Il 13 agosto 1983 i nerazzurri giocano un’amichevole a Livorno e Coeck è costretto ad uscire per uno stiramento. Torna in campo per l’esordio in Coppa Italia, ma non è in condizione e fa fatica […] Come se non bastasse, sempre in Coppa, il belga si fa ancora male in quel di Parma, stavolta alla caviglia. Non va meglio in campionato […] Ludo continua ad essere tormentato da guai fisici e, logicamente, stenta a trovare una condizione accettabile. L’ennesimo infortunio arriva nel match in casa dell’Udinese, una botta al costato. L’Inter nel frattempo riesce a risalire in classifica ed ottiene lo slancio dall’ottimo derby contro il Milan vinto 2-0: nella circostanza il belga giocherà una manciata di minuti nel finale […] La stracittadina si gioca il 6 novembre del 1983, tre giorni dopo Coeck gioca con il Belgio un match di qualificazione ai Campionati Europei di Francia e la sua caviglia si rompe nuovamente. Stavolta ci vuole un intervento e lo stop sarà lungo, per rivederlo in campo bisognerà attendere maggio dell’anno successivo: si gioca Verona-Inter, una sfida decisiva per le ambizioni nerazzurre di centrare quanto meno la qualificazione in Coppa Uefa: il belga entra nella ripresa al posto di Marini, giocherà una buona gara […]

Ludo però non rientra nei piani nerazzurri e viene ceduto all’Ascoli. Nelle Marche è accolto come un vero eroe, ma con i bianconeri non scenderà mai in campo.

[…] Gli riscontrano una malformazione all’anca e così torna in Belgio per farsi operare. Dopo l’intervento si sente guarito, chiama l’Inter e ben consapevole di non avere più spazio in una squadra che ha in rosa Liam Brady e Karl-Heinz Rummenigge, chiede di trovargli una nuova sistemazione. È il 7 ottobre del 1985 quando partecipa ad un programma televisivo in cui parla di tutti i suoi problemi fisici […] Successivamente viaggia verso casa, sull’autostrada Bruxelles-Anversa e giunto all’altezza di Rumst, forse a causa dell’asfalto viscido, resta coinvolto in un grande incidente stradale contro un’altra vettura ed un camion. […] Ricoverato in ospedale con un’emorragia cerebrale, fratture multiple e serissimi danni al fegato viene operato, ma non servirà a nulla. Morirà dopo due giorni di agonia. Un’autentica maledizione per un grande calciatore […]

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Il Barone segreto. Liedholm Jr: “Mio padre, Turone e quel titolo che era già della Juve”

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LEGGO.IT (Giuseppe Falcao) – Sono passati 35 anni da quella notte di maggio del 1984. Da allora generazioni di romanisti si fanno la stessa domanda su mio padre: «Perché Falcao non ha tirato il calcio di rigore contro il Liverpool?». La soluzione al mistero la fornisce Carlo, 58enne figlio di Nils Liedholm: «La verità è che Paulo non era bravo a tirarli».
Era all’Olimpico quella sera?
«Certo. Notai che i calciatori del Liverpool erano più tranquilli, si facevano le foto sotto la Curva Sud. La loro serenità mi preoccupò».
Nils Liedholm cosa le ha raccontato di quella partita?
«Non ne parlò mai».
Fu la sua delusione più grande?
«Certamente, insieme allo scudetto perso per il gol annullato a Turone».
Che pensava il Barone di quel gol annullato?
«Era un po’ rassegnato, sapeva che era molto difficile in un testa a testa con la Juve vincere lo scudetto».
Tra Nils Liedholm e Falcao, si racconta, ci fosse una sorta di simbiosi, è vero?
«Papà si rivedeva molto in Falcao come giocatore. E Falcao vedeva Nils come una sorta di padre».
E come era il rapporto tra suo padre e Agostino Di Bartolomei?
«Agostino aveva un carattere chiuso e mio padre ci mise un po’ per farlo aprire, poi però legarono molto, tanto che andarono insieme al Milan».
Lo scudetto della Roma fu la gioia più grande?
«Non solo. Era molto orgoglioso della salvezza raggiunta con il Monza in B: lo prese che era ultimo in classifica. E poi lo scudetto della stella con il Milan».
La scaramanzia del Barone e il suo legame con Maggi, detto il Mago ha generato leggende.
«Maggi era un amico di famiglia, era un pranoterapeuta. Ma papà fu vittima della sua stessa scaramanzia».
Perché?
«Negli anni 90 lo chiamò la Sampdoria per sostituire Boskov. Io lo accompagnai alla villa di Mantovani. Sembrava tutto fatto. La mattina dopo arrivò una telefonata del Presidente della Samp che gli comunicava che due giocatori si erano opposti al suo arrivo perché erano certi che la formazione l’avrebbe fatta il suo mago».
C’è un allenatore nel quale rivede papà?
«Carlo Ancelotti».
Viola-Liedholm, un connubio vincente.
«È stato il suo grande Presidente. Ma ebbe un ottimo rapporto anche con Franco Sensi».
A Milano ha avuto Silvio Berlusconi come presidente.
«Erano due persone diverse. Mio padre si riteneva calcisticamente molto preparato. Berlusconi pensava di saperne molto in ogni campo, anche nel calcio. Non erano compatibili, diciamo così» […]

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10 dicembre 1961 – Udinese vs Juventus 2-1, decisiva è la doppietta di Canella

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Oggi l’Udinese, dalle pagine del proprio sito ufficiale, ricorda la vittoria contro la Juventus del 1961. Di seguito il testo:

“Il 10 dicembre 1961, sedicesima giornata del massimo campionato, l’Udinese affronta al “Moretti” la Juventus  davanti a 20 mila persone. Il pronostico è tutto per la squadra torinese, campione d’Italia in carica anche perché i friulani che hanno cambiato la conduzione tecnica, con Alfredo Foni chiamato dal presidente Dino Bruseschi a sostituire Luigi Bonizzoni, sono in piena crisi, sono ultimi con appena 4 punti, il frutto di una vittoria e due pareggi, mentre le sconfitte sono già salite a undici. Quella domenica però l’Udinese, che giuoca in maglia rossa, cambia volto, si dimostra squadra organizzata, di valore e sconfigge la Juventus per 2-1. I campioni d’Italia si portano in vantaggio dopo appena 5′ con Nicolè (recentemente scomparso); poi va a bersaglio al 42′ Canella e il tempo si chiude sull’1-1. Nella ripresa è ancora Canella che anticipa Castano su cross radente da destra di Pentrelli dopo un’azione corale tutta di prima per segnare la rete della vittoria delle zebrette. E’ un successo illusorio, l’Udinese, pur rinforzata da elementi come Selmosson, Rozzoni, Moro, dal turno successivo perde altre sette gare di seguito. Alla fine concluderà con 17 punti il frutto di 6 successi e 5 pareggi, mentre le sconfitte sono ben 23. Questa la formazione che ha affrontato la Juventus: Romano, Burelli, Segato, Beretta, Tagliavini, Moro; Canella, Pentrelli, Rozzoni, Manganotto, Selmosson”.

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Dai fasti dell’era Gaucci alle trattative di mercato di Lazio e Roma: quando il Castello di Torre Alfina era il calcio

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CALCIODELLATUSCIA.IT (Paolo Lanzi) – […] Oggi la Torrese la squadra di calcio di Torre Alfina, nata nel 1990 dalle ceneri della famosa Asta White Star, combatte in una categoria più grossa delle sue possibilità […] Ma non è stato sempre così, trenta anni fa la storia ci narra che il grande calcio nel borgo era di casa e che il suo maniero era la sede delle grandi trattative del mercato calcistico.

Il tanto discusso passaggio di Lionello Manfredonia ex laziale e juventino alla corte di Dino Viola allora presidente della Roma, lo scambio Gregori, Cervone, con Peruzzi prestato al Verona, in ultimo la partenza di Liedholm e l’ingaggio di Radice: tutte trattative aperte e chiuse nel Castello.

Poi il Perugia calcio, con Allegri, Materazzi, Grosso, […] oramai è storia, per ultimo in quegli anni  la fondazione della  squadra di calcio locale, la famosa White Star, nome preso dalla scuderia dei cavalli della famiglia Gaucci, una compagine  formata da ventidue elementi, i migliori ragazzi del comprensorio orvietano viterbese, un campionato dove tutte le partite furono vinte con un solo pareggio.

Furono disputate amichevoli importanti, vittoria per uno a zero con la Viterbese, che in quella stagione militava in serie d, una vittoria con il Fiumicino squadra che militava in promozione. Ricordiamoci che in quel periodo non esisteva la categoria dell’eccellenza. […]

Ciliegina sulla torta la famosa amichevole con la nazionale militare, con tanto di partecipazione in campo del nostro selezionatore nazionale Roberto Mancini, giovanissimo e fortissimo, ma non dimentichiamoci Graziani e Boniek. Questa storia fu fatta, inutile dirlo, fu fatta dalla famiglia Gaucci.

Sono corse via le stagioni e gli anni, il calcio a Torre Alfina è stato ed è sempre vivo […] Torre Alfina è sotto il comune di Acquapendente […]

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