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Il Calcio Racconta

Libri: ”Il mediano di Mauthausen”. Il nome di Staccione non deve comparire da nessuna parte

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GLIEROIDELCALCIO.COM – Pubblichiamo, come preannunciato (vedi intervista con l’autore qui), il primo estratto dal libro “Il mediano di Mauthausen”, di Francesco Veltri, edito da “Diarkos”. In questa occasione, di concerto con l’autore, abbiamo scelto per voi il seguente estratto, una esclusiva per i lettori de Gli Eroi del Calcio.

Ringraziamo ancora l’autore e la casa editrice per averci dato questa possibilità.

Buona lettura.

Il Team de Gli Eroi del Calcio.com

 

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“Il campionato di Prima divisione inizia il 5 ottobre in Liguria. La Cremonese affronta il Genoa, che sin dai primi minuti mette in mostra una freschezza atletica superiore, tanto da chiudere il primo tempo in vantaggio di due gol. Nella ripresa i grigiorossi provano a ribaltare il risultato, ma in contropiede vengono trafitti ancora due volte. Vittorio non gioca male, alla fine della partita risulta uno dei migliori nonostante la sonora sconfitta. Ma la delusione più cocente la patisce qualche giorno dopo quando, sfogliando il giornale «Cremona Nuova», fondato e diretto dal Ras cittadino Roberto Farinacci e distribuito in tutta Italia (soltanto due anni dopo diventerà «Il Regime Fascista»), non trova il suo nome nel tabellino della partita. Succede la stessa cosa nella sfida più attesa, quella contro il Torino del 12 ottobre a Cremona. Di fronte si trova i suoi vecchi compagni accanto ai quali pochi mesi prima aveva fatto il suo esordio ufficiale in campionato. Janni e Schönfeld lo salutano affettuosamente, poi si passa all’azione e il Torino riesce a spuntarla in virtù di una rete realizzata da Martin III nel primo tempo. Ogni volta che Vittorio è inserito nell’undici titolare dal suo allenatore – e in quella stagione metterà insieme ben venticinque presenze – il suo nome non viene menzionato nelle cronache sportive. Lo spietato Farinacci ha avuto un rapporto completo e dettagliato su quel giovane che lui considera un sovversivo travestito da calciatore e ha ordinato, quindi, che, sui giornali, Vittorio venga indicato con una X. Staccione non deve comparire da nessuna parte. Quel giovane e valente centromediano di cui si dice un gran bene non esiste. E anche se i tifosi grigiorossi ogni domenica lo vedono materializzarsi e sacrificarsi sul campo per la loro squadra, nessuno può permettersi il lusso di parlare di lui”.

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Il Calcio Racconta

18 ottobre 1908 – Il primo Derby tra Milan e Inter… si gioca in Svizzera

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Massimo Prati) – Questo articolo potrebbe cominciare con la classica formula di apertura: “Forse non tutti sanno che…”. In effetti, forse non tutti sanno che il primo derby tra Milan e Inter non si giocò a Milano ma fu disputato all’estero, sebbene non molto lontano dalla capitale lombarda, visto che la sfida ebbe luogo nella vicina Chiasso. Effettivamente, è lecito pensare che questo fatto non sia conosciuto al grande pubblico perché, consultando motori di ricerca ed enciclopedie online, generalmente il primo derby, tra Milan e Inter, di cui si possono trovare facilmente attestazioni è quello del 10 gennaio del 1909, quello cioè giocato in occasione dell’incontro ufficiale di campionato. Però, quella stracittadina fu preceduta appunto da un match, tra le due milanesi, giocato nell’ambito  di  un  torneo  organizzato  dal  Chiasso  Football Club qualche mese prima.

Il  Campo del Gas, a Chiasso. Teatro, nel 1908, della prima storica sfida tra Milan e Inter. Fonte: agendalugano.ch

In realtà, quel torneo nel 1908 era  già  giunto alla sua terza edizione e nei due anni precedenti, era stato il Milan ad imporsi sulle squadre rivali. In quella circostanza, la formula del torneo prevedeva che, in caso di terza vittoria dei milanisti, la Coppa Chiasso sarebbe andata ai rossoneri a titolo definitivo.  Siamo dunque nell’ottobre del 1908 e l’Inter, nata giusto l’inverno precedente da una scissione in seno al Milan, a seguito di divergenze sull’inclusione o meno di cittadini stranieri all’interno del proprio club, si appresta ad affrontare quelli che fino a sei o sette mesi prima erano stati i soci di uno stesso sodalizio calcistico.

Purtroppo i dati a disposizione di questo importante evento sportivo non sono molto numerosi. In effetti, aldilà de “La Gazzetta dello Sport”, l’avvenimento ha lasciato tracce di sé principalmente in alcuni resoconti di un settimanale sportivo dell’epoca e in alcune pubblicazioni stampate a decenni di distanza. Secondo queste fonti, le reti dei rossoneri sarebbero state segnate da Lana nel primo tempo e da Forlano nel secondo, mentre il gol dell’Inter fu realizzato da Du Chêne o, secondo un’altra ricostruzione più probabile, da Peyer.

Un alone di incertezza avvolge quindi le vicende di questo match. Ma, in base alle fonti disponibili, le formazioni scese in campo dovrebbero essere quelle riportate di seguito.

Milan: Radice; Glaser, Sala; Bianchi, Steltzer, Meschia; Lana, Mädler, Forlano, Leich, Colombo.

Inter: Campelli, Fronte, Zoller, Yenni, Fossati, Stebler, Capra, Peyer, Peterly, Aebi, Schuler.

Tuttavia, è lecito ipotizzare che, rispetto a questi dati, possano esserci delle imprecisioni. In primo luogo uno dei presunti marcatori dell’Inter non figura nella formazione nerazzurra scesa in campo quel giorno. Inoltre, nelle file dell’Inter è annoverato per esempio il portiere Campelli che, a quanto risulta da altre fonti, dovrebbe invece essere entrato a fare parte dell’Inter qualche anno dopo.

I dubbi sorgono anche dal fatto che ai tempi di quel primo derby Campelli era ancora quattordicenne e quindi si può ipotizzare che probabilmente fosse un po’ troppo giovane per prendere parte ad un tale evento. Infine, che certi dati vadano presi con beneficio di inventario si intuisce anche da altri aspetti: da quelle stesse fonti Ermanno Aebi viene presentato come un giocatore italo-svizzero che è stato titolare sia della nazionale svizzera sia della nazionale italiana.

Ma in realtà Ermanno Aebi non fece mai parte della nazionale elvetica. Infatti, il suo nome non figura nella lista dei nazionali, consultabile nelle più autorevoli e attendibili pubblicazioni in materia. Mentre in quella lista figurano due giocatori elvetici “quasi omonimi” di Ermanno Aebi: Georges Aeby e Paul Aeby. Ragione, quest’ultima, che potrebbe portare a credere come, rispetto alla  presunta  appartenenza  alla  nazionale  svizzera del calciatore interista, ci sia stato probabilmente uno scambio di nome e di persona.

Per la cronaca di quegli eventi possiamo comunque affidarci a due testimonianze de “La Gazzetta dello Sport”. La prima testimonianza è rappresentata da un articolo pubblicato il 16 ottobre, redatto prima dello svolgersi degli avvenimenti, il secondo articolo invece è un resoconto, seppure sommario, dell’andamento delle partite.

La Gazzetta dello Sport, 16 ottobre 1908, pagina 5

Football. La Coppa Chiasso.

“Eccoci finalmente a questa grande gara, e la sua importanza non è certo da ricercare nel valore intrinseco del premio messo in palio, bensì nel numero e nel valore delle squadre che si sono iscritte quest’anno. Oltre al Milan Club, detentore della Challenge, hanno assicurato il loro intervento l’Internazionale F.C.  e l’Ausonia di Milano, il F.C. Chiasso, il F.C. Lugano e il F.C. Bellinzona. È quindi un gruppo formidabile di squadre che daranno luogo, senza dubbio, a dei matchs molto accaniti. Saprà il Milan, che detiene da due anni la coppa, prenderne il definitivo possesso? È quello che vedremo. Intanto, la popolazione chiassese potrà assistere ad una serie di gare che desteranno il massimo interesse, perché ciascuna squadra vorrà togliere al Milan l’ambito premio. Un simile risultato varrebbe a dare per l’avvenire maggiore importanza alle gare, che acquisterebbero sempre più classicità.

Il F.C. Chiasso che ha organizzato egregiamente la gara, per la terza volta, a garanzia del regolare svolgimento dei match, si è assicurato l’opera del Signor Meazza, dell’U.S. Milanese, che ha accettato il difficile e faticoso compito di arbitrare i diversi incontri. E la competenza, dell’ottimo amico nostro, risponde pienamente alla fiducia in lui riposta.

La Gazzetta dello Sport,  19 ottobre 1908, pagina 7

Football.         

La  Coppa  Chiasso  entra  definitivamente  in possesso al Milan Club.

“Il Chiasso F.C., che organizzò per il terzo anno la disputa di questo challenge, come annunciammo, ebbe la fortuna di un tempo eccellente ed un terreno di gioco ottimo per i contendenti, che svilupparono in gioco accanito tutta la potenza dei loro mezzi, interessando vivamente il pubblico che, non assai numeroso come si poteva pensare, assistette alla partita. La prima sfida si svolge tra il F.C. Chiasso ed il Football Lugano, con la vittoria del primo per 1 a 0. Poi viene la volta dell’Internazionale che elimina l’Ausonia, con il risultato di 1 a 0. Il Milan Club, al suo turno, mette fuori gioco il Bellinzona, infliggendo due goals a zero e, successivamente mette pure a riposo il Chiasso. La finale si svolge quindi tra il Milan Club e l’Internazionale F.C. di Milano. È lotta accanita e splendida, per qualche momento indecisa la sorte, ed infine ancora trionfante il Milan Club che segna due punti contro uno dell’avversario e si aggiudica così la Coppa Chiasso, la quale già due anni vinta in Challenge, diviene assoluto possesso del club, che a ben ragione riscosse applausi per il brillante succedersi di vittorie, consecutivamente ottenute in ripetuti incontri”.

La Coppa Chiasso

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17 ottobre 1999 – Il Lecce batte la Reggina e Lima gioca in porta, “perché in ognuno di noi c’è un bambino che vive in eterno”

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GLIEROIDELCALCIO.COM – 17 ottobre 1999, stadio Via del Mare, va in scena la sesta giornata di campionato: il Lecce riceve la Reggina.

Al 41′, per un fallo di Savino su Possanzini, l’arbitro concede un rigore alla Reggina che Baronio trasforma. Nei minuti di recupero del primo tempo sul cross di Conticchio, Cirillo tocca la palla di mano. Grandi proteste dei calabresi, ma l’arbitro non transige e decreta ancora una massima punizione. Dagli undici metri Sesa calcia forte e insacca alla destra di Orlandoni. Al 76′ una punizione dal limite per il Lecce con Claudio Bonomi che va a togliere la ragnatela sotto l’incrocio dei pali. È il 2-1… ma non è finita… Al 40’ Chimenti si appresta a rimettere la palla in gioco. Alle sue spalle Cirillo cerca di rubargli il pallone e commette fallo. Chimenti allora reagisce e colpisce con il pallone la nuca dell’avversario sotto gli occhi dell’arbitro: è espulsione. A questo punto, avendo esaurito le sostituzioni, Cavasin fa indossare i guanti a Francisco Govinho Lima da Manaus. Al 46’ fuori anche Bonomi per doppia ammonizione. La sostituzione di Chimenti con Lima “regala” nuova speranza e forza alla Reggina che ci crede e assedia la porta avversaria. Il brasiliano si rende invece protagonista di una prestazione davvero eccellente e salva la porta in più di una occasione: dapprima devia in angolo un tiro molto insidioso, poi devia ancora in tuffo una palla che stava per incunearsi nell’angolino e al 95’ agguanta un pallone molto pericoloso.

“Sino a quando avevo 11 anni, giocavo in porta, poi mi hanno spostato nel vivo dell’azione. Forse perché non ero capace di trattenere il pallone avete visto, sono bravo soltanto a deviare. Dopo la prima parata su Diè mi sono esaltato, ma l’intervento più difficile è stato quello sul tiro da fuori, ancora di Diè: mi sono allungato in tuffo e ho deviato in angolo. Ora dovrò chiarire la mia posizione contrattuale con il presidente Moroni: valutato questo exploit, chissà, potrei ottenere un aumento sull’ingaggio …” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 ottobre 1999).

Insomma una partita con tre gol, due espulsioni, 9 ammonizioni, due rigori e un centrocampista in porta: “… Chimenti stava lasciando mestamente il terreno di gioco e Francisco Lima è salito in cattedra, come sa fare lui: ha convinto Bonomi a cedergli il posto che stava prendendo tra i pali e ha cominciato a volare, alto, altissimo lassù dove osano soltanto le aquile […] Eccovi Lima, perché in ognuno di noi c’è un bambino che vive in eterno…” (Cit. La Gazzetta dello Sport, 18 ottobre 1999).

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1971… quando in Iran le donne potevano giocare a calcio

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GLIEROIDELCALCIO.COM (Giovanni Di Salvo) – Lo scorso 10 ottobre è stata una data storica per il calcio iraniano. Non tanto per la roboante vittoria per 14-0 della nazionale sulla Cambogia (incontro valido per le qualificazioni ai prossimi Mondiali) quanto per la presenza di circa 3.500 tifose sugli spalti dello stadio Azadi di Teheran. Un evento eccezionale dal momento che alle donne era vietato l’ingresso nei campi di calcio dal 1981.

Delle deroghe erano state concesse solamente per eventi di grande portata, come per i mondiali di Russia 2018, dove le donne andarono in trasferta a seguire la nazionale, e per la finale di Champions League asiatica, in cui era impegnato il club iraniano del Persepolis.

Questa “apertura” però “è valida solo per le partite internazionali” ed è avvenuta solamente a seguito delle pressioni fatte dalla FIFA e dall’eco mondiale che ha suscitato la morte di una giovane tifosa dell’Esteghlal, squadra di serie A iraniana militante nella Persian Gulf Pro League, che si è bruciata davanti al tribunale per rivendicare il diritto delle donne di poter entrare allo stadio.

Eppure 48 anni fa le ragazze iraniane potevano addirittura giocare a calcio.

Tanto che nel mese di maggio del 1971 si disputò una doppia amichevole contro le azzurre.

Promotrice di questa iniziativa era stata la Regina d’Iran Farah Diba, che decise di invitare nel suo paese la nazionale di calcio femminile della FFIGC, da poco costituitasi e presieduta da Leandro Franchi.

Il calcio femminile in Iran era stato introdotto nel 1969 da Farvis Abutaleb, che lo aveva scoperto due anni prima durante un viaggio in Giappone. Quest’ultimo, dopo aver radunato un discreto numero di praticanti, aveva allestito a Teheran un mini torneo a cui parteciparono 3 squadre (Taj, Deihim e Afssar) ed era diventato l’allenatore della nazionale.

L’idea aveva riscosso il gradimento della Regina Farah Diba, che l’aveva sostenuta in quanto riteneva che questo sport potesse stimolare e sostenere l’emancipazione della donna iraniana.

La selezione azzurra, partita alla volta di Teheran, era composta da sedici calciatrici ed era guidata dall’Avv. Trabucco. Si giocarono due match, entrambi allo stadio Amjadieh. Nel primo, disputatosi il 7 maggio, l’Italia si impose per 2-0 grazie alle reti segnate nella ripresa da Medri e Bertolo. Altra vittoria delle italiane, questa volta per 5-0 (marcatrici Nonni, Gerwien, autrice di una doppietta, Pesenti e Gualdi), nella partita del 9 maggio.

La comitiva azzurra rientrò il 13 maggio non prima di aver ricevuto tutti gli onori del caso. Infatti le italiane, nel loro ultimo giorno di permanenza, nella mattinata erano state protagoniste di un ricevimento organizzato dall’Ambasciatore Gerolamo Pignatti presso la sede dell’Ambasciata d’Italia. Poi nel pomeriggio furono le ospiti d’onore della Regina Farah Diba all’Imperial Country Club per la gara inaugurale della settima prova professionisti del tennis. Ed infine la sera vi fu una grande festa nella villa del Dott. Giuseppe Panocchia, che ricopriva il ruolo di Primo Segretario dell’Ambasciata.

Per chi volesse approfondire l’argomento:

“Le pioniere del calcio. La storia di un gruppo di donne che sfidò il regime fascista” della Bradipolibri (Prefazione scritta dal CT della nazionale Milena Bertolini)

“Quando le ballerine danzavano col pallone. La storia del calcio femminile” della GEO Edizioni (Prefazione scritta dal Vice Presidente L.N.D. Delegato per il Calcio Femminile Sandro Morgana).

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