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La Penna degli Altri

Roberto La Paz, storia del primo ‘coloured’ nel calcio italiano

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NAPOLITODAY.IT  (Davide Schiavon) – Nell’estate del 1947 il Calcio Napoli presieduto da Pasquale Russo invia in missione in Sud America Raffaele Sansone e Michele Andreolo […] tornano in piroscafo a settembre[…] Con loro scendono dalla nave alcuni calciatori […] Nel gruppo c’è, però, anche un altro calciatore […] Si tratta di Luis Roberto La Paz, nato a Canelones in Uruguay nell’agosto 1919. La Paz è un centravanti proveniente dal Sud America, squadra uruguaiana: sa essere freddo sotto porta ma ha anche colpi che esaltano gli spettatori, movenze compassate e finte disarmanti. Si tratta del primo calciatore di colore a giocare nel campionato italiano. 

Esordisce contro la Juventus, gioca per tre stagioni nel Napoli e viene ricordato anche per l’insolita (all’epoca) usanza di indossare i guanti durante le gare in trasferta sui freddi campi del Nord. Di lui si ricorda anche una partita definita da un giornalista del Corriere dello Sport “magistrale” contro il Modena, in cui gli azzurri vinsero 5-1 battendo una difesa che fino a quel momento sembrava impenetrabile. Nel giugno del 1948 un suo gol all’Inter, segnato a Milano, fu annullato nell’incredulità generale: avrebbe consentito agli azzurri di strappare un punto in un campionato assai triste, che terminò con la retrocessione.

In tutto La Paz disputò (secondo alcune statistiche) 33 partite segnando 6 gol, vincendo un campionato di serie B con il Napoli. Venne ceduto nel 1950 all’Olympique di Marsiglia[…]

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Arrigo Sacchi compie 74 anni … compleanno di ricordi

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Arrigo Sacchi compie 74 anni e rilascia una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport dove si sofferma sulla tragedia e il momento di dolore che tutti stiamo vivendo, la preoccupazione per i suoi cari. Poi affronta i ricordi… di seguito un estratto…

GAZZETTA DELLO SPORT (Luigi Garlando) – […] “… per la prima volta da quando avevo 19 anni, mi riposo. Avevo un arretrato di 30 anni di cose da mettere a posto: libri, videocassette… Sono partito dalle partite del mio Rimini e sono venuto su. Adesso stavo riguardando Atalanta-Milan dell’aprile `89, pochi giorni prima di Real-Milan 1-1. Giocammo un partitone, Rijkaard un gigante. Quando rivedo le vecchie partite mi accorgo dei miei errori. A Bergamo feci giocare Donadoni nel ruolo di Angelo Colombo e Gullit da trequartista. Ma Ruud, anche se voleva giocare sempre lì, non legava la squadra, non dava i riferimenti che garantiva Roberto”

Su Boban

“… Andai a vederlo a Parma nell’Under 21. Cercavo un’alternativa a Donadoni e lui era l’ideale, forte in attacco e dietro”

[…] Con i ricordi si arriva al 1° aprile ‘73, la sua prima stagione al Fusignano.

“Eravamo in testa dalla prima giornata. Avevo perso tutte le amichevoli pre-campionato. Per forza, erano abituati a un allenamento a settimana. Io li ho massacrati con una seduta al giorno. Volevano cacciarmi, ma non costavo nulla e mi hanno tenuto. Vinsi il campionato di seconda categoria, poi andai a Ravenna per fare il patentino e poter allenare i dilettanti. Il corso lo teneva un certo Silvio Nola”

Poi al 1°aprile 1987, sette giorni prima di Parma-Milan, ritorno degli ottavi di Coppa Italia.

“All’andata avevamo vinto 1-0 a San Siro e avevo contribuito al licenziamento di Liedholm. Mi spiacque. Un giornalista del Corriere andò da Berlusconi che gli rivelò: “Sacchi sarà il prossimo allenatore del Milan, ma non lo scriva”. Il giornalista lo fece scrivere a un collega. A Parma erano sicuri che avrei perso… In spogliatoio giurai: “Se mi dicono: vinci questa partita, ma non vai più al Milan, firmo”. Finì 0-0 contro Capello: passammo noi”

Ancora i ricordi vanno al 1° aprile 1988, Milan-Empoli 1-1 e il regalo di Van Basten

“Entrò nella ripresa. La partita non si sbloccava: finta e gran tiro dal limite. Avevamo ritrovato Marco che ci avrebbe regalato tante perle del genere”

Un anno dopo, il 5 aprile 1989 ancora Van Basten in Real Madrid-Milan 1-1

“Un furto. Annullarono un gol di Ruud valido di 2 metri. Non serviva la Var. Giocammo benissimo. Il nostro vero biglietto da visita al mondo che restò incantato. Ora mi rivedo la partita”

Auguri Mister Sacchi

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Dino Zoff: “… un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile”

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IL TEMPO (Simone Pieretti) – Dino Zoff, campione indimenticabile vincitore non solo con la Juventus ma anche con la maglia della Nazionale: Campione d’Europa nel ‘68 e Campione del Mondo nell’82, ha rilasciato un’intervista a Il Tempo. Di seguito alcune sue dichiarazioni:

Relativamente alla Rai che in questi giorni ha riproposto alcune partite della Nazionale che lo hanno visto protagonista dice… “Non sto vedendo queste partite […] Sono molto autocritico, per questo evito di rivedere partite nelle quali sono stato protagonista”. 

Su Italia-Haiti del 1974, in cui Sanon mise fine al suo record dice: “Era un record importante, 1143 minuti senza subire reti, (dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, a oggi è ancora il record assoluto per quanto riguarda le squadre Nazionali ndr) ma in quella partita d’esordio al Mondiale l’importante era il risultato finale. E alla fine vincemmo». […]

“Difficilmente potremo rivedere un Mondiale come quello del 1982, un torneo del genere sarà difficile da ripetere: al di là dei primi turni, in tutto il resto del torneo, vennero realizzate tante reti, e tutte su azione. Se vediamo altri Mondiali, ci sono state partite combattute e vissute, e vinte con grandi meriti. Nessuno vuol dire niente, ma un Mondiale spettacolare come quello del 1982 è irripetibile […]

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Pruzzo: “Viola? Lungimirante. Liedholm? Se si incavolava …”

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L’ex bomber giallorosso, Roberto Pruzzo, ha rilasciato una lunga intervista a “Il Corriere dello Sport”. Di seguito un estratto:

Su Viola: “… è stato lungimirante. Prima da Roma in giù arrivavano grandi giocatori solo a fine carriera. Il mio acquisto diede la svolta, non so quanto voluta, cercata, ma ha dato il là […] Parlavo direttamente con lui, ero entrato nelle sue grazie e non era da tutti. Ho avuto la fortuna nei rapporti, con lui e con Liedholm, ero un privilegiato”.

Su Liedholm: Il primo giorno che l’ho visto pensavo che mi conoscesse da sempre. Mi aveva studiato in qualche cassetta, non era mai casuale quando puntava su un calciatore. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui, riusciva a mettermi nelle condizioni di esprimermi al massimo, con il piacere di farlo. Ma se si incavolava era un casino, io ho rischiato un paio di volte, ho avuto la fortuna di non essergli troppo vicino. Ero uno che faceva fatica a stare zitto, rompevo le scatole a tutti. Lui qualcuno per il collo l’ha preso. Ma è prevalsa l’omertà tra giocatori”.

Su Di Bartolomei: Ho un ricordo bellissimo, avevamo la stessa età quando arrivai a Roma, poi c’erano giocatori più esperti come Santarini, De Sisti e Paolo Conti. Noi eravamo gli emergenti. E’ sempre rimasto uguale, un ragazzo per bene, un grande professionista, un amico. Esternava raramente la sua bontà d’animo”

Su Falcao: “Quel rigore gli resterà nella pelle tutta la vita (ride, ndr). La verità di quella finale di Coppa dei Campioni finita ai rigori non la saprà mai nessuno. Hanno scaricato le responsabilità anche su di me, che ero stato sostituito […] Mi ricordo benissimo che qualche minuto prima di fare gol un difensore arrivando da dietro, mi colpì con la punta dello scarpino le parti basse. Non sono più riuscito a respirare regolarmente”

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